Le vie della storia

Le vie della storia

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Le Vie della Storia sono quelle dei popoli, migrazioni,eventi e personaggi che hanno fatto la storia , il diffondersi di  culture, tradizioni e religioni, dei viaggi ed esplorazioni  che  hanno reso più vasto il mondo, ma hanno irreversibilmente compromesso l’esistenza di etnie e culture travolte, storia parallela di quei popoli vinti e del loro impatto con un mondo estraneo, su quelle vie ho cercato ciò che ne è rimasto si è celato nelle nicchie del mondo.

Le Vie della Storia hanno sempre ispirato i miei studi e viaggi in ogni angolo del mondo e ne è nata una vasta opera su un’ approfondita ricerca storica e soprattutto la conoscenza diretta delle varie regioni interessate, per anni ho percorso tutte quelle vie cercandone le testimonianze, ma anche gli itinerari di viaggi ed esplorazioni che a loro tempo svelarono mondi sconosciuti. Ne ho cercato grandezze e miserie,  spesso trovando conflitti, paesi e popolazioni travolti dalla storia recente, ambienti sconvolti ed etnie decimate o scomparse da quando ho cercato di documentarne l’ esistenza, rimanendone testimone del tempo.

Le Vie della Fede

La diffusione del cristianesimo andò anche sulle strade romane  e le altre vie collegate, coincidendo poi nel III secolo con il crollo dell’ Impero d’Occidente seguito alle invasioni e la nascita dei regni romano  barbarici. All’ epoca racconta Eusebio di Cesarea il viaggio di Elena madre di Costantino a cercare i resti della Vera Croce in Gerusalemme, ove poi sorse la chiesa del Sepolcro.

Iniziarono  gli itinerari sulle  prime Vie del  cristianesimo per i ferventi  pellegrinaggi, primo tra i quali l’ itinerarium Burdigalense che attraversava la Gallia lungo la via  Domizia e l’ Italia settentrionale sulla  Postumia fino ad Aquileia e di qui le Vie delle Alpi che si legavano a quelle Balcaniche continuando nei territori della Turchia per scendere nell’ antica Giordania e giungere nella Terrasanta. Il ritorno prendeva la via Egnatia fino ad Aulona Valona imbarcando per Hydruntum Otranto nel Salento pugliese di dove si poteva percorrere la Via sacra aperta in epoca longobarda, proseguendo sulla via  Appia fino a Roma. Di qui sull’ Aurelia che a nord incrociava la  Postumia e le altre antiche vie romane settentrionali tornando a a Burdigala.

S’ aprì poi altra via per mare fino a Pisa per mare  riprendendo l’ Aurelia continuando sulla Julia  Augusta attraverso la  Gallia Narbonense. Dal nord gli itinerari dei monaci irlandesi aperti dai viaggi di San Colombano,  che fondò nel 614 la sua Abbazia nella piacentina Bobbio aprendo l’ italica Via degli abati, collegata alla tirrenica Aurelia e l’adriatica  Romea scendendo in quella che poi fu la Francigena toscana che continuava  in Tuscia per la caput mundi cristiana Roma in pellegrinaggio tra le basiliche papali, le chiese.

e la venerata San Pietro che ne custodisce la Tomba.

Sorsero le vie  Francigene, cominciando dall’ itinerario di Sigerico  che in territorio francese si collegava ad ovest con  il Camino di Santiago ,  come accenna la  Historia Langobardorum, di Paulus Diaconus, quando i pagani Longobardi abbracciarono la fede  cristianat tracciarono la Via Langobardorum  da Mont St.  Michel nella francese  Normandia all’ italica terra di Puglia per il venerato  Santuario consacrato all’ arcangelo Michele ove si giungeva per la Via sacra e poco a sud nel Salento ci si poteva imbarcare per  il pellegrinaggio in  Terrasanta, divenuta poi una delle meno pacifiche vie delle Crociate.

Nel mondo sulle Vie della Storia tra  commerci e migrazioni  si diffusero le religioni e le culture, le cui testimonianze culturali, archeologiche, artistiche ed etniche celebrano i popoli e degli incontri tra essi. Dall’ ebraismo più antico al cristianesimo fino all’ espansione  islamica tra l’ occidentale Europa e il vicino oriente e poi nel resto del mondo,  altre grandi religioni si erano diffuse in Asia orientale dall’ induismo alle filosofie del buddismo e quelle cinesi del taoismo e confucianesimo. Nei territori ancora ignoti dell’ Africa s’erano elaborate varie cosmologie religiose, dall’ esoterismo dei Paesi Vudu alle tradizioni dei popoli Nilocamiti, mentre sopravviveva la ritualità panteista di molte popolazioni asiatiche, l’animismo tra i popoli tradizionali dell’ Oceania, nel Nuovo Mondo America nei culti degli indigeni e le antiche ritualità amazzoniche legate alla natura,  le sintesi delle tradizioni precolombiane tra il  Messico  e l’ incaico Perù  .

Vie dell’Ovest

Oltre le nuove vie dei pellegrinaggi, i commerci europei nella prima parte dell’ alto medioevo seguivano ciò che rimaneva delle strade sulle vie romane e  vecchie rotte marittime, ma l’ espansione  araba prese dominio sul Mediterraneo e i vecchi traffici europei decaddero rinchiudendosi nel sistema feudale. Solo l’ Italia mantenne alcune di quelle vie nei territori del regno longobardo a nord e dell’ esarcato bizantino ad est, poi con Carlo Magno e la creazione dell’ impero Carolingio vi fu la rinascita e la centralità del  imperiale. Sorse una ricca lettereratura di viaggio ad opera di missionari, mercanti, avventurieri, viaggiatori anonimi e celebri, che percorrevano le antiche vie  ne aprivano di nuove, arricchendo la conoscenza del mondo conosciuto e avvicinando universi lontani.

Dall’ ovest verso oriente sorsero le Vie Balcaniche e a settentrione le  Vie del Nord seguite dalle rotte dei Vikinghi che partirono dalla Scandinavia per la francese Normandia e la settentrionale Irlanda colonizzando l’Islanda e la remota Groenlandia, spingendosi oltre l’ Atlantico nel Vinland. Verso est i dominarono le rotte del Baltico ove inorociavano le antiche Vie dell’Ambra, scendendo il Volga e il Dnepr a fondare poi il regno Rus di kyev culla della Russia. Su queste rotte e altre vie terrestri sorsero poi la Via Baltica che ad est incrociava quella Slavica legando gli estremi europei  all’Asia occidentale.

Vie dell’ Asia

Le  Vie dell’Asia furono le  più importanti per la diffusione della civiltà e l’incontro tra popoli lontanissimi fin dal loro affacciarsi alla storia, le prime furono quelle dei nomadi dell’ Asia occidentale e centrale  nelle loro migrazioni, su quelle vie le popolazioni indoeuropee mossero dagli altipiani dell’ Iran ad ovest fino al Mediterraneo ed a est nell’India settentrionale. Secoli di movimenti, invasioni, migrazioni e traffici tracciarono piste e rotte tra gli estremi dell’  Asia mentre vi fiorivano le civiltà le cui merci circolavano per mare e per terra, alimentando i miti e le leggende sui paesi di provenienza.

La Via della Seta

La Via della seta venne aperta nel 74 d.C., ma veniva percorsa da almeno due secoli per trasportare le merci di lusso e la preziosa seta cinese verso il territorio del regno ellenistico di Bactriana sorto tra l’Afghanistan e il vicino Pakistan, da dove poi le carovane proseguivano ad occidente attraverso la  Persia divenne la più importante via commerciale del mondo, assieme alle rotte marittime delle  spezie.

Partiva da Xi’an in  quello che divenne poi il mitico Cathay cinese,  dove preziose le merci caricate sulle carovane dirette ad ovest nello Shaanxi e il bacino del fiume Giallo  Huang-Ho  fino a Lanzhou sul fiume Azzurro Yang-tse-Kiang. Entrava poi nell’arido territorio del Gansu controllato da un’imponente fortezza che chiudeva il passo di  Jiayuguan alla fine degli oltre seimila chilometri della  Grande Muraglia cinese Chángchéng procedendo  lungo le steppe dell’ Alashan e nel  deserto  Taklamakan  fino all’oasi di Dunhuang nei pressi del santuario buddista di Mogao.

Continuando nel Xinjiang giungeva  al centro di Turpan dove si divideva  nella via Pelu lungo i monti  Tien Shan attraversando il Pamir e il territorio del Kazakistan giungendo nell’ Uzbekistan per il centro di Tashkent e la grande Samarcanda, dalla turkmena Merv entrava poi in Iran.

La via Nalu andava lungo i contrafforti dei monti Altyn Tagh e il Qinghai, passando per Hotan  e continuando per gli altri i centri carovanieri di  Yarkand Ye’erqiang He e Kashgar dove giungevano altre carovaniere collegandosi alla Via della seta.

Una giungeva dall’ India settentrionale  attraverso il Pakistan, ove era sorta l’ antica civiltà dell’Indo ,a sua volta collegata alle vie dell’Himalaya, che passava dal Punjab o dal deserto del Thar in Rajasthan.

Un’altra dalla Cina attraverso i passi dell’ Himalaya e l’ isolato  Tibet , altra ancora dal  Kashmir  e dal sistema carovaniero himalayano, a sua volta collegata ad est al Bengala e la rotta della Birmania per i regni dell’ Indocina i cui porti accoglievano le rotte marittime delle Spezie.

Le carovaniere da Kashgar procedevano assieme attraverso il passo Khunjerab per la via ove è sorta la Strada del Karakorum, che ho percorso per seguire quest’altro itinerario a ritroso  venendo dal Pakistan, così come ho ripercorso a ritroso entrambe le vie, una  attraverso il Beluchistan, l’ altra per  l’ Hindu Kush entrando in Afghanistan per l’antico centro di Balkh, la città di Kandahar e passando per Kabul si giunge a Bamyan , più occidentale raggiunto dal Buddismo che vi ha lasciato le celebri statue colossali del Buddha distrutte dall’ islamica idiozia criminale dei Talebani.

La via  proseguiva poi i verso l’ Iran su diverse rotte, la più antica si ricollegava alla Grande Via Reale attraverso l’ antica  Persia da dove procedeva in Turchia e arrivava ai porti di Trebisonda sul Mar Nero, da dove proseguiva per Costantinopoli, o quello di  Antiochia sul Mediterraneo ,dove le merci erano imbarcate per i mercati europei.

La Via dell’ Incenso

In Arabia si incrociava con la Via dell’ ’incenso  proveniente da quella che era l’ Arabia Felix tra lo  Yemen e l’ omanita Dhofar attraverso il deserto Rub’al Khali in Siria per il centro di Palmira che non so cosa ne resta di ciò che s’ammirava dopo le devastazioni del criminale  stato islamico. Procedeva in Giordania tra la nabatea Petra e la romana Jerash fino ai porti del Mediterraneo, oppure continuava attraverso il Sinai per il millenario Egitto .

Altre vie dal Dhofar salivano  per la Costa dei Pirati negli Emirati e oltre il Golfo Persico dove i carichi di incenso procedevano per i mercati dell’ Iran, altre ancora attraversavano il Mar Rosso per l’ Egitto  e le civiltà sorte in  Nubia , attraverso il Sudan l’ antico regno di Axum  e il successivo impero etiopico

La Via delle Spezie

L’ Altra grande via commerciale dell’ antichità fu la leggendaria Via delle Spezie che collegava le civiltà mesopotamiche e Mediterranee con l’ Asia orientale. La rotta più antica collegava l’  Egitto  dai porti  sul Mar Rosso al Golfo Persico, procedendo lungo le coste fino al delta dell’ Indo ove era fiorita una delle più antiche civiltà asiatiche che ha preso il nome  fin dal III millennio a.C. Il polo di entrambe le grandi vie commerciali era costituito dalla punta meridionale dell’ Arabia tra lo Yemen e l’ omanita Dhofar con la  propaggine sulla costa africana tra l’ Etiopia e la costa ove ne medievale periodo Shirazi sorsero colonie arabe e i centri di Zanzibar.

Con la scoperta del regime dei monsoni, che nell’ oceano indiano d’inverno soffiano a nord est e in estate a sud ovest, la rotta prese la via oceanica che  permetteva di navigare velocemente a vela. In inverno da occidente le rotte partivano dal mar Rosso attraverso lo stretto Bab el-Mandab e quello di Aden, passavano l’ altro stretto di Hormuz e proseguivano nell’oceano indiano fino alle coste indiane del Malabar e poco a sud si raggiungeva Sri Lanka. Da qui una rotta procedeva ad est nel Bengala e, incrociando le Andamane andava sulle coste della Birmania scendendo per la Malesia ove una rotta risaliva la costa dell’ Indocina fino ai porti cinesi del Guangdong.

Un’ altra rotta prendeva la via dell’ Indonesia lungo  Giava fino a  Bali continuando nelle isole della Sonda e a nord per Sulawesi da dove si raggiungevano le Molucche delle spezie. Poco a settentrione le coste del Borneo seguite per i centri in Sarawak e dove poi sorse il sultanato di Brunei, incrociando  la rotta che portava alle  isole  filippine meridionali e Luzon.

Anche sulle Vie delle Spezie, oltre alle  preziose piante aromatiche, viaggiavano altre merci: oro, pietre preziose, tessuti, legname pregiato, ma anche modelli culturali che permisero l’incontro di popoli lontani tra loro, regni che hanno lasciato testimonianze  in gran parte dell’ Asia.

Attraverso gli Oceani

Per tutto il medioevo si credeva esservi un territorio tra la  Persia e l’ India ove regnava un sovrano cristiano chiamato Prete Gianni menzionato anche da Giovanni Pian del Carpine nell’ Historia   Mongalurum e da Marco  Polo ne il  Milione. Alla ricerca del mitico regno mossero in molti invano sulle vie terrestri e nel 1291 i genovesi fratelli Vivaldi s’avventurarono per primi sulle rotte dell’Oceano con le due galee Allegranza e Sant’Antonio lungo le coste africane cercano il passaggio “ad partes Indiae per mare oceanum” e dicasi raggiungessero l’ Etiopia donde se ne persero notizie.

Alla leggendaria e sfortunata impresa seguirono per due secoli navigatori  italiani al servizio dell’ infante portoghese Enrico che dette inizio all’ epopea delle grandi scoperte del Portogallo. I navigatori  portoghesi continuavano a cercare le rotte dell’Africa spingendosi a sud con Bartolomeu Dias al Capo di Buona  Speranza poi superato da Vasco  da Gama , O facundo capitão cantato da Camoes nel poema Os  Lusiadasi, per l’Oceano Indiano aprendo la via che superava il dominio arabo sulle rotte della Via delle  Spezie.

 

Le Vie del Nuovo Mondo

Iniziò poi una nuova era nel Nuovo Mondo America iniziata  con i viaggi di Colombo e la sua scoperta del paradiso che mutò i destini del mondo, s’aprirono quelle rotte dei Caraibi seguite dagli altri primi navigatori a cercare il continente trovato da Amerigo Vespucci dal quale prese nome.  Arrivarono i conquistadores che non trovarono solo gruppi tribali indigeni, ma le civiltà del  Messico e del Perù precolombiani, con vie di comunicazioni spesso superiori a quelle europee dell’epoca e il vasto sistema stradale degli Incas sulla Via delle  Ande  permetteva i collegamenti del Tahuantinsuyo, tra tutti gli angoli dell’immenso impero.

Alla ricerca di mitici tesori sulle Vie dell’ Eldorado giunse ogni sorta di avventurieri, missionari e studiosi per tutta l’ America, travolgendo in pochi anni civiltà e popolazioni. La violenta invasione del Messico e del Perù furono i primi  capitoli di un genocidio che travolse la popolazione indigena tra le conseguenze della  conquista sulla quale sorse la colonizzazione. Grandezze e miserie dalla scoperta del paradiso per le vie d’ America che ancora si percorrono a raccontarne la storia.

Le rotte del Pacifico

Con il trattato di  Tordesillas all’impero  spagnolo andava il dominio delle rotte per il Nuovo Mondo e quello portoghese quelle asiatiche dell’ antica Via delle Spezie, mentre l’Europa era profondamente mutata, decaduto il medievale commercio orientale per la Persia e le  vie della Seta, delle Repubbliche marinare sopravviveva la sola Venezia. Nel frattempo Balboa trovò l’ oceano Pacifico che s’apriva immenso e attraversato poi dalla spedizione di Ferdinando  Magellano raccontata da Antonio  Pigafetta che la portò a termine e, anche per l’evoluzione  navale con i galeoni, si aprirono nuove rotte del Pacifico.

La prima fu la rotta tracciata da Andrèas de  Urdaneta e nota come Galèon de Manila, tra le estremità del vicereame dal porto di Acapulco e le Indias orientales a Manila nelle  Filippine. Fu poi Il corsaro britannico Francis  Drake, che sbaragliò l’ Invencible Armada nella guerra con la Spagna  a riprendere la rotta della spedizione di Ferdinando  Magellano nell’ ardita circumnavigazione del globo affrontando l’Oceano che andava svelandosi agli europei nella ricerca della Terra  Australis.

Tra i tanti l’olandese Abel  Tasman che raggiunse la Tasmania  dandole il nome, le grandi spedizioni del britannico James Cook, quelle del francese d’Urville, dell’ italiano  Malaspina al servizio della Spagna e l’esplorazione dell’ Australia. Si cercavano le rotte all’ estremità del Pacifico dal Passaggio Nord-Ovest tra l’Atlantico e il Pacifico attraverso l’ artico e le successive esplorazioni, dall’altro capo del modo per l’ Antartide con poi le esplorazioni verso la conquista dei poli.

Ancora altre vie ad avvicinare il mondo e mutare il corso della soria con le nuove rotte dell’ Oceania. Dalla Polinesia e Nuova  Zelanda alle polinesiane  Samoa e Tonga , dalle melanesiane Nuova Caledonia, le isole  Fiji e le Nuove Ebridi fino alle coste della Nuova  Guinea. Mentre s’intensificavano viaggi ed esplorazioni aprendo nuove vie all’economia d’ espansione nel periodo del mercantilismo e del dominio  europeo, sorsero potenti organizzazioni commerciali come l’ olandese Compagnia delle Indie Occidentali e la francese delle Indie Orientali competendo con il crescente dominio di quella britannica.

Con il declino dell’ impero portoghese si affermò il colonialismo spagnolo nel Nuovo Mondo America, quello  olandese sulle vie dell’ Indonesia. Poi il dominio coloniale francese  verso la Polinesia e la Nuova Caledonia nel Pacifico, l’ Indocina in Asia e gran parte dell’Africa occidentale, infine la grande espansione dell’ impero britannico. Intanto la cultura che aveva forgiato la sua economia anche con la Riforma protestante  e la rivoluzione  industriale che mutava la storia europea e il suo dominio nel mondo, ma mentre l’ Umanesimo con il suo grande Rinascimento avevano celebrato l’Uomo generando poi l’ Illuminismo ispiratore dell’ indipendenza americana e la rivoluzione francese affermando i diritti umani e  dignità, il colonialismo li negava ai popoli sottomessi.

Vie dell’Africa

 

Le Vie degli schiavi

La tratta degli schiavi è storia antica, con la diffusione islamica il traffico  arabo andava per le vie del Sahara verso l’ Asia occidentale, con il dominio europeo la via atlantica del commercio schiavista aveva un preciso itinerario triangolare con le rotte sulle coste occidentali africane dove i negrieri erano riforniti dai regni neri locali Songhai e Ashanti. Almeno tre mesi dovevano essere previsti per il trasporto oltre oceano ed altri tra vendita e ritorno in Europa, un traffico durato tre secoli culminata nell’ ottocento con la grande richiesta negli Stati Uniti.  Nel nord ovest africano su quelle Vie degli schiavi tutto ricorda l’infame traffico, tra il  Sahel e l’oceano, dalla  Mauritania all’ isola di  Gorèe  e la costa del Senegal, dalla fortezza di Elmina su quella del Ghana alle popolazioni dalle tradizioni Vudù portate dagli schiavi oltreoceano.

Le vie del Sahara e del Niger

Mentre viaggi ed esplorazioni andavano svelando il mondo, gran parte dei territori africani  rimanevano ignoti tenebrosamente indicato con Hic sunt leones nella cartografia. Dalla geografia  antica si sapeva uscire dal Nilo il fiume che scorre a sud del Sahara, il Flumen Girin della Tabula Peutingeriana “Hoc Flumen quidam Grin vocant, alii Nilum ricorrente; dicitur enim sub terra Etyopium in Nylum ire Lacum” per secoli quei testi e i resoconti delle spedizioni romane in cerca delle fonti del  Nilo e verso il Niger furono verità riconfermate dalla geografia  Araba.

Le più remote carovaniere nell’ antico Sahara come la  Via dei carri giungevano nel “Paese dei Neri” Bilad Es Sudan, ma le cronache dei viaggiatori arabi si confusero con i fantastici racconti di viaggio mirabilia, mentre antiche sahariane portavano da secoli a commerci tra i domini Fulani Sokoto, il Songhai e il senegalese Wolof, i regni Kanem Bornu del Ghana, i potenti imperi del  Mali e del Benin. Mondi che si ignorarono per secoli se non per i mediati rapporti dello schiavismo, fino alla Royal  Geographical Society che si proponeva di riempire le vaste aree bianche segnate come unknow delle mappe africane penetrando nelle regioni ignote del Niger dal misterioso corso che andava svelandosi con le spedizioni di Mungo Park il connazionle Clapperton, il francese Cailliè e il tedesco  Nachtigal, la via dal Sahel all’oceano aprì al colonialismo francese in Africa  occidentale, la Costa d’Oro  britannica e il germanico Togoland.

La via del Nilo e del Congo

Dall’ Egitto millenario sulla Via del Nilo, assieme ai traffici commerciali europei s’aprirono itinerari ispirati alla nascente  egittologia a cercare i tesori delle meraviglie d’ Egitto, più a sud la Nubia si collegava al Sudan

e lo scozzese James Bruce si spinse negli antichi territori di Axum ove sorgeva un ricco impero che custodiva i leggendari misteri d’Etiopia. Tra i quali che il Nilo azzurro al-Nīl al-azraq nasce dal lago  Tana vicino Bahir Dar scorrendo molto a sud da Khartoum ove si divide dal Nilo bianco an-Nīl al-Ābyad e quindi la sorgente di esso doveva essere nelle profondità dell’Africa, forse tra le Montagne della Luna ove le aveva collocate Erodoto.

Fin da quando vi giunse Diogo Cao ai portoghesi era noto esservi il ricco e potente regno Wene Wa  Kongo frequentato da evangelizzatori, ma per i successivi tre secoli l’ interno del Congo  rimase ignoto e temuto fino ai primi ed esploratori aprendo alla colonizzazione, per la Francia l‘italiano Savorgnà di Brazzà che esplorò i territori poi divenuti parte dell’ Africa equatoriale  francese, mentre lo satunitense Henry Morton   Stanley aprì al brutale Stato libero del  Congo dominio del sovrano belga  Leopoldo II.

Sulle Vie della Storia quelle dell’ Africa furono le ultime ad essere percorse da viaggi ed esplorazioni e su esse penetrò il colonialismo rapidamente nel continente, più o meno consapevoli ne furono protagonisti le spedizioni della Royal  Geographical Society, esploratori tedeschi, gli itinerari di David Livingstone e di Henry Morton Stanley, Samuel  Baker e consorte. L’ impresa di Hanning  Speke e Francis Burton. Le esplorazioni avventurose degli italiani da Giovanni  Miani a  Gaetano  Casati, da Pellegrino  Matteucci al grande Romolo  Gessi seguite poi dalle spedizioni della Società  Geografica Italiana.

 

Africa Australis

Verso l’ Africa australe David  Livingstone si spinse a sud trovando le cascate  Vittoria Mosi-oa-Tunya, lungo lo Zambesi e i territori attraversati dal Lualaba e il Congo tornando al lago Tanganica , aprendo la via seguita poi da altri ma anche queste esplorazioni non erano che riscoperta di ciò che esisteva da secoli nella storia del continente. Tra quella regione dei Grandi Laghi e i territori australi africani v’erano antiche vie per il ricco regno Monomotapa e il grande Zimbabwe a loro volta collegate alle coste orientali ove sorsero colonie arabe nel periodo Shirazi medioevale.

Dopo le esplorazioni del Portogallo s’era consolidata la rotta del Capo di Buona Speranza e l’ olandese Compagnia delle Indie Orientali ne prese dominio, Jan van Riebeeck fondò la prima colonia del Capo favorendo l’ immigrazione dei Boeri dalla madrepatria e dei protestanti francesi Ugonotti. Successivamente i coloni Boeri aprirono le vie Voortrekker per i territori del Capo Orientale a fondare uno stato Afrikaaner scontrandosi con gli Xhosa c in un secolo di conflitti nella Frontiera del Capo, poi l’espansione delle colonie inglesi giunse nell’ Eadtern Cape di qui a tutto al regno del popolo Zulu scatenando la guerra.

Anche qui le vie del colonialismo travolsero popoli e culture mutando rapidamente equilibri secolari con il nefasto bagaglio dell’apartheid. Le vie africane che aprirono al colonialismo furono le ultime a mutare nuovamente il corso della storia in un mondo ormai dominato dal liberismo e la cultura etnocentrica che ha condizionato la storia contemporanea anche dopo la decolonizzazione con l’imporsi dell’imperialismo. Quei mondi distanti che s’avvicinavano con le vie della storia sono stai poi travolti dalla globalizzazione e in gran parte schiacciati dal debito dominio del mercato nel cinismo dell’ organizzazione mondiale del commercio  con le nefaste prospettive.

… il viaggio è percezione del mondo nella sua essenza, l’ esperienza nasce dall’ emozione e procede nella riflessione verso la conoscenza che  l’ immagine rende condivisa…

Estratto; Vie della Storia. Introduzione © Paolo del Papa

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