Asia Sud OrientaleMalesia

Malesia

La Malesia é una lingua di terra lunga circa 750 km. che si protrae nel mar Cinese Meridionale, nel suo punto più largo non su pera i 320 Km., ma proprio grazie a questa sua posizione geografica, essenzialmente marittima, é stata da sempre il punto di incontro tra le due maggiori culture asiatiche, l’indiana e la cinese. Mentre sulle coste si succedevano insediamenti umani, fiorivano culture e scambi commerciali, l’ interno é rimasto per secoli quasi inesplorato. La struttura ambientale e la morfologia del territorio ne fa capire la ragione: una fitta foresta tropicale che cc pre circa il 70% dell’intera penisola, caratterizzata,nella parte più interna da aspri rilievi. La jungla malese, però, si differen­zia da tutte le altre foreste tropicali del mondo per il fatto che é di gran lunga la più antica, non essendo mai stata toccata da nes suna glaciazione e quindi r’ sale a non meno di 130 milioni di anni durante i quali si sono riprodotte specie vegetali e aniùali antichissime estinte altrove.In questa sottile striscia di terra, caratterizzata da due ambienti così vari e diversi come quello marino e quello dell’interno, si sono prodotti contrasti etnici e culturali unici nella storia di un paese così piccolo.La popolazione originaria era costituita da gruppi di cacciatori e raccoglitori nomadi pigmoidi denominati come “Negritos” a causa del le loro fattezze negroidi. Un etnia antichissima della quale soprav­vivono alcuni piccoli gruppi nell’interno più fitto della foresta, soprattutto nell’ area del grande parco Teman Negara, completamente ferrhi al paleolitico.Tra il III e il II millennio a.C. la penisola malese fu invasa dai paleomalesi provenienti dall’Asia centrale che ci insediarono sulle fertili zone costiere e le pianure; a partire dal III sec. a.C. fu la volta delle tribù protomalesi che invasero anche l’intera Indonesia e dai quali discendono le popolazioni attuali dei due Paesi. Il XVII0 secolo della nostra era vide una grande migrazione cinese che si ripeté nella seconda metà del secolo scorso; a causa di questi due massicci e recenti movimenti migra tori, quasi la metà della popolazione della moderna Malesia è costituita da cinesi che non si sono mai mescolati con gli altri gruppi etnici, costituendosi in una grossa comunità con religio­ne, costumi e lingua propri.Nello stesso periodo della seconda migrazione cinese, il governo coloniale britannico favorì l’immissione di mano d’opera proveniente dall’India per le grandi pianta­gioni e, in breve tempo, quella indiana diventò la terza grande co­munità del Paese.

La Malesia è un vero e proprio mosaico etnico e culturale nel quale l’uomo del paleolitico si trova a pochi chilometri dalla cit­tà industrializzata.Nei primi decenni del sec; XIX0 il potente sultananto malese di Selangor fondava gran parte delle sue risorse economiche sullo sfruttamento dei giacimenti minerari della regione e nel 1830 mandò una spedizione nell’inospitale regione dell’interno alla ricerca di stagno, il minerale più richiesto.Le cronache dell’epoca parlano di ottantasette persone che risalirono il fiume Kelang tra difficoltà enormi e di solo diciotto sopravvissuti, tuttavia la spedi­zione raggiunse il suo scopo e scoprì vastissimi giacimenti di sta gno in una zona di jungla e paludi dove venne costruito il primo villaggi minerario della regione che fu chiamato “ Kuala Lumpur” che significa appunto “confluenza paludosa”.

Kuala Lumpur

In breve divenne un centro molto importante ed ebbe un grande sviluppo durante la colonizzazione britannica, dopo l’indipendenza diventò la capitale della nuova confederazione malese.e attualmente é una moderna città commerciale nella quale coinvivono tutte le principali popolazioni del Paese: malesi, cinesi, indiani, paki­stani, indonesiani. Anche l’aspetto urbanistico e architettonico riflette la convivenza e grande tolleranza culturale ed etnica che caratterizza la Malesia: pagode cinesi, moschee islamiche, templi hindu, chiese cristiane, vecchie cotruzioni coloniali e avveniristiche realizzazioni La città moderna, infatti, conta tra le più moderne costruzioni del l’estremo oriente, come la “Masjid Negara”, la Moschea Nazionale terminata nel 1963 e ormai diventata il simbolo della capitale, onore concesso precedentemente alla stazione ferroviaria, più simile ad una reggia di sultano che ad un edificio pubblico.La sistemazione urbanistica durante il periodo coloniale ha lasciato larghi viali, giardini, quartieri residenziali e parchi frequenta­ti dalla niova borghesia cittadina occidentalizzata. Tuttavia i veri “ricchi” di Kuala Lumpur, coloro che ne condizionano la vita economica, non sono gli impiegato in abiti occidentali frequentatori della city, ma sono i cinesi dei vicoli della città vecchia, con i loro magazzini e negozi in edifici fatiscenti che, nell’aspetto, non rivelano assolutamente la loro vera posizione economica, una città difficile da decifrare, con tutti i suoi segreti e i suoi contra­sti, in certi aspetti simile a la non lontana Singapore.

Appena fuori dalla capitale si é già nella Malesia della foresta tro­picale, dei villaggi tradizionali,delle cerimonie millenarie, a pochi chilometri dal modernissimo centro urbano si trovano le Grotte di Batu, sacre agli hindu e celebri per la grande festa del Thaipusam.All’interno di queste grandi grotte naturali, vi é il maggior santuario hindu dell’estremo Oriente dove in gennaio convergono mi­gliaia di pellegrini per la festa del Thaipusam, molti di essi si sottopongono a pratiche fachiriche impressionanti, alcuni salgono i 272 scalini che conducono al santuario trafitti di grossi spillo ni che sorreggono piccoli altari per penitenza, i “kavadis”. Uno spettacolo unico al mondo di esaltazione mistica collettiva nella quale persone di ogni estrazione sociale si tolgono gli abiti quo­tidiani e si automartorizzano sacrificando la loro sofferenza all’articolatissimo Pantheon hindu.

Malacca

Con alcune ore di strada attraverso piantagioni, foreste e villaggi dei Minangabau, popolazione dal raffinato livello culturale, diffusa soprattutto nella vicina Sumatra, si raggiunge Malacca, la cit­tà più ricca di storia del Paese.Prima del XV0 secolo Malacca non era che un piccolo villaggio di pescatori sulla costa occidentale della penisola malese, solo nel 1401 diventò nota perché vi si insediò un principe dedito alla pirateria e, da quel momento, la sua ascesa fu incontenibile, fino a divenire il più importante porto dell’Asia sud orientale: punto nevralgico di tutti i traffici commerciali.Il sultanato sot­tomise gran parte degli altri stati della penisola e della vicina Sumatra e diventò il più importante centro di irradiazione islamica dell’estremo oriente.L’ importanza strategica ed economica del sultanato richiamò l’attenzione degli europei e, nel 1511, i portoghesi guidati da Alburquerque, invasero il piccolo stato aprendo un nuovo capitolo nella sua storia, tuttavia il dominio portoghese non fu lungo, i traffici con i cinesi si interruppero a causa di grossi contrasti e la colonia ebbe un rapido declino del quale approffittarono gli Olandesi che con­quistarono la città nel 1641.

Da quel momento Malacca appartenne all’Olanda fino all’epoca della penetrazione britannica nel XIX0 secolo della quale, però, non rimangono tracce rilevanti nella odierna città, la quale conserva invece quartieri e monumenti cinesi, mussulmani, portoghesi e olandesi.Ogni angolo di Malacca ricorda il suo glorioso passato di “Tigre della Malesia”, come l’ha definita qualcuno parafrasando Salgari date le sue origini di centro di pirateria, i vecchi fortini portoghesi e olandesi che dominano la città dalle alture circostanti e dai quali si gode di un panorama stupendo della costa, le chiese cattoliche e protestanti, il porto dove ancora attraccano i sampan, dei pescatori e dei commercianti cinesi.

I vicoli della città vec­chia pulsano di vita e di commercio, ma ciò che richiama di più l’attenzione dei visitatori sono le botteghe artigiane e gli antiquari dove si possono acquistare pezzi di notevole valore artistico in avorio, giada, argento, antichi mobili e oggetti arabi, cinesi, in­diani, portoghesi e olandesi. Un vero e porprio paradiso per il collezionista dove, in ogni caso, la contrattazione e un’usanza importante, quasi obbligatoria.

La costa Orang Ka Laut

Le coste malesi sono tra le più belle del sud est asiatico ed anche tra le più incontaminate, soprattutto quella orientale: chilometri e chilometri di spiagge deserte limitate da enormi estensioni di palme di cocco, un mare dai colori unici che racchiude i tesori della barriera corallina a pochi metri di profondità. Sulle splendide coste malesi si susseguono molti villaggi di pescatori che vi­vono in gran parte secondo gli schemi sociali ed economici tradi­zionali: gli Orang Ka Laut, “uomini del mare” . I villaggi co­stieri degli Orang Ka Laut sono numerosissimi e ben organizzati, l’economia é basata naturalmente sulla pesca, un’attività nella quale questa popolazione ha acquistato una notevole abilità e i cui prodotti vengono in parte scambiati con quelli agricoli degli Orang Darat, gli “Uomini dell’interno”.Non é difficile essere ben accolti in uno di questi villaggi costieri dove, oltre a godere dello stupendo ambiente marino malese, é possibile vivere una esperienza di grande interesse che va ben oltre il semplice ap­proccio turistico tradizionale con questo paese.Sia i malesi della costa che quelli dell’interno vivono in grandi villaggi Kampong, nei quali ogni nucleo famigliare possiede la sua abitazione ed il proprio pezzo di terra in perfetta armonia con gli altri, gli abitanti di ogni kampong sono generalmente legati tra loro da vincoli di parentela, più famiglie impare tate collaborano tra loro nell’attività della pesca che é coordina ta sempre dal Jurusalem, personaggio chiave nella tradizione degli Orang Laut. Il Jurusalem é colui che conosce tutti i segreti del mare e gli spiriti che lo popolano, che ha ereditato dagli ante nati la conoscenza dei riti magici necessari ad ingraziarseli, una figura che gode ancora grande prestigio, anche se le sue funzioni sono meno determinanti di un tempo, con l’introduzione di sistemi più razionali di pesca e con il diffondersi di un certo scetticismo per le antiche tradizioni dei più giovani. A capo del Kampong vi é il Ketua Kampong che, assieme al Jurusalm, e all’”uomo-medicina” Pawang, gestisce la vita comunitaria del villaggio.A poche ore di barca dal porto di Mersing vi é il luogo più incantevole di tutta la costa malese, Tioman, quella che ha ragione molti hanno definito “la perla del Mar Cinese Meridionale”, un’isola collinosa coperta di jungla circondata da una bellissima barriera corallina e ancora incontaminata.Come nel resto del Paese e nelle sue splendide isole, vi sono varie possibilità di soggiorno in questa stupenda isola, per ogni “borsa” e per ogni esigenza, dai resort di lusso all’affitto di una casetta di pescatori, quasi sempre affacciati sulle spiagge bianchissime tra le palme.La cosa più importante é no­leggiare una barca per scoprire tutte le insenature che caratterizzano la costa e gli isolotti vicini con i loro fondali corallini ric­chissimi di pesce: nuotate, pesca, relax sulle spiagge in completa libertà. Come le altre meravigliose isole malesi, Tioman non offre solo attività balneari, ma queste si pos­sono alternare con interessanti escursioni nell’interno della fore­sta e, soprattutto, alla vita con gli ospitalissimi pescatori del villaggio che sono sempre felici di insegnare ai visitatori tutti i segreti dell’isola e del mare che la circonda.

La foresta Orang Asli

Tra la Capitale e la costa orientale vi é uno dei parchi naturali del mondo, il Taman Negara: 4350 Km.2 di jungla fittissima che contiene migliaia di specie botaniche, molte delle quali rarissime, popolata da elefanti, pantere, bufali, scimmie, varie spe­cie di mammiferi, rettili, uccelli, in completa libertà.

L’organizzazione di questo immenso santuario della Natura é impeccabile, il quartier generale è raggiungibile solo per via fluviale con circa quattro ore di piroga a motore; é dotato di lodges con ristoranti, un ostello economico e un terreno per il campeggio.Da qui é possibile compiere una vasta gam­ma di escursioni: dalle semplici passeggiate su facili sentieri nella foresta ai trekking più impegnativi, dalle scalate sui monti coperti di jungla alle vere e proprie spedizioni nell’interno più impenetrabile alla ricerca di specie botaniche o animali raris sime che sopravvivono solo in questa regione, oppure alla difficile ricerca degli ultimi gruppi nomadi “Negritos” di Orang Asli, “uomi ni selvaggi”.La denominazione malese di questo gruppo etnico non é lontana dalla realtà, naturalmente se per “selvaggio” si intende un gruppo umano che dipende interamente dall’ambiente naturale al quale é riuscito ad adattarsi perfettamente.Non possiedono una vera e propria struttura tribale, ma gli individui si riuniscono in piccole collettività costituite da alcuni nuclei famigliari dirette dal capofamiglia più anziano e più abile nella caccia, vivono in accampamenti prov­visori costituiti da semplici ripari di foglie e rami, del tutto privi di oggetti domestici e con il vestiario ridotto a perizomi vegetali, alcuni piccoli gruppi sono in contatto occasionale con i guardiani del parco dai quali ricevono doni.Vivono della raccolta dei prodotti spontanei della foresta e di caccia che praticano con cerbottane dalle frecce avvelenate e vari tipi di trappole rudimentali ma efficaci, quando una zona di insediamenti temporaneo si impoverisce di selvaggina, il gruppo l’abbandona per cercarne una nuova, per tale motivo i piccoli gruppi di Orang Asli sono in continuo movimento in un’area vastissima e difficilmente accessibile.La religione é basata su una forma elementare di “sciamanismo” e in un rapporto magico con gli spiriti della foresta, generalmente considerato maligni, la vita spirituale di questo gruppo, ormai ridotto a pochi individui, non é ancora ben conosciuta in profondità, se ne conoscono solo alcuni riti magici sciamanici per ingraziarsi gli spiriti della foresta dominati, a quanto sembra, da una divinità femminile che essi chia mano Ja Puden.Una piccola spedizione nel Taman Negara alla ricerca degli Orang Asli rappresenta indubbiamente l’esperienza più interessante, tra le mol­te altre, che la Malesia possa offrire ad un visitatore: misurarsi con la foresta che svela a poco a poco i suoi segreti mentre si procede tra ruomori e odori misteriosi, il gusto arcaico della “scoperta”, finalmente, una, due, tre, varie sagome scure che osservano l’intruso anche ciò fa parte di questo Paese.

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