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Civiltà dell’Indo

Quando gli archeologi britannici cominciarono a rinvenire i resti di due antichissime città nel Punjab occidentale, il Pakistan non esisteva e faceva parte della grande India. Era il 1853 e, mentre Kipling raccontava il fascino della più grande colonia di Sua Maestà, gli scavi continuarono per decenni fino al 1921, quando fu chiaro che da quelle parti era fiorita una delle più antiche civiltà asiatiche.La scoperta delle città di Harappa e Mohenjo-daro rivelarono la culla della civiltà dell’ Indo che, tra il 2300 e il 1750 a.C., fu in grado di edificare centri urbani così avanzati da paragonarsi a quelli egiziani e della mesopotamia dello stesso periodo. Coincidevano con quello dell’ apogeo di quella civiltà che si stese dal Punjab lungo l’ attuale Rajasthan indiano a est, verso i contrafforti dell’ Hindo Kush, attraversato poi dalle antiche vie dell’ Himalaya a nord e sul Beluchistan, tra l’attuale Afghanistan e l’antico Iran . Alcuni sigilli risalenti all’ epoca del regno Akkadico di Sargon testimoniano che nel XXIV sec.a.C. la Civiltà dell’ Indo trafficava regolarmente con i Sumeri di Ur e una delle più antiche vie commerciali della storia era aperta da tempo tra la regione dell’ Indo e la Mesopotamia, sulla quale giungevano legno pregiato, spezie e tessuti prodotti in quelle terre floride dove sorgevano le due grandi città che ancora ergono i loro resti corrosi dalla storia in Pakistan.La ricchezza proveniva da una agricoltura molto fiorente che impiegava tecniche di irrigazione avanzate sfruttando le acque delle periodiche e controllate inondazioni del fiume Indo, producendo grano, orzo, riso, ortaggi e spezie, mentre nei palmeti si producevano datteri. Con l’ agricoltura fu intensificato l’ allevamento di suini, bovini, ovini, pollame e i più “esotici” bufali, elefanti, zebù, oltre che tra le più antiche testimonianze di addomesticamento consolidato di cani, gatti e scimmie.L’ abbondanza nell’ agricoltura e allevamento permisero la produzione di tessuti, bigiotteria, oggetti in legno, ceramiche e quanto poteva creare un’ ampia gamma di merci assieme a pregiate piume di pavone, pietre dure, animali esotici, semi e spezie, per i commerci regolari con la Mesopotamia. Ad un’ economia così avanzata per l’ epoca, corrispondeva un notevole sviluppo culturale, in gran parte fondato sulla religione che anticipava quella Hindu portata dagli ariani, particolarmente il culto di una divinità maschile protettore dell’ agricoltura e dell’ allevamento, del tutto simile a Shiva, assieme a quello della Dea Madre Yoni, rappresentata da pietre scolpite in forma di vagina, che ricorda la fertilità femminile costituita dalla concezione Sakti hindu. Anche il tremendo uso funebre Hindu della “Sati” , che prevedeva il sacrificio della moglie del marito defunto, era praticato dalla civiltà dell’ Indo, la differenza che veniva uccisa invece che arsa al rogo assieme al congiunto, no essendo praticata la cremazione. Come in ogni antica civiltà florida, la forza lavoro era impiegata in opere pubbliche che testimoniano una notevole evoluzione tecnica ed architettonica per l’ epoca, prime tra tutte le poderose mura difensive in mattoni che, ad Harappa, erano spesse dodici metri e circondavano la città per oltre cinque chilometri. L’ idiozia coloniale fece si che le mura dell’ antica città fossero smantellate e adoperate per costruire la ferrovia nel Punjab pakistano.

Mohenjo-daro sorgeva a circa quattrocento chilometri dalla costa sulla sponda est del fiume Indo e si può stabilire che almeno dieci differenti centri urbani si sono sovrapposti nella lunga storia di questa città. Circondata da mura poderose, l’ ultima stratificazione urbana rivela grandi costruzioni, le maggiori poste in una sorta di cittadella probabilmente destinata a dignitari e sacerdoti, sotto la quale si stendevano i quartieri popolari costituiti da edifici più semplici. Dalla pianta si evince che era sviluppato un sistema di quartieri ben definiti relativi all’ estrazione sociale degli abitanti che fanno pensare ad un sistema che anticipava quello delle “caste” hindu importato dagli Ariani. Tuttavia ogni parte della città era servito da canalizzazioni fognarie, pozzi, depositi e granai, esercizi commerciali per la vendita al minuto, con sigilli che indicavano il tipo di merci e spesso pittogrammi che costituiscono la prima forma di scrittura del sub continente indiano. I trentacinquemila abitanti di Harappa costituivano una popolazione enorme per un centro del II millennio a.C., vivevano in case di mattoni e fango servite da un sistema fognario, quelle più grandi e i moltissimo granai possedevano condotti di areazione che preservava granaglie e persone dal caldo torrido della regione.Il potere era gestito da sovrani concepiti come emanazioni delle divinità e quindi assolvevano anche il compito di sommi sacerdoti in quella che era sicuramente una società teocratica, ma molto avanzata per l’ epoca, come testimoniano sigilli e segni che derivano da una scrittura adoperata per archiviare fatti e commerci. Poco prima dell’ migrazione dei popoli Indoari, Harappa e Mohenjo-daro decaddero a causa di violente alluvioni provocate dal fiume Indo alle quali seguirono terremoti durante il XVII sec.a.C. L’ agricoltura che si era sviluppata con il beneficio dell’ Indo ne subì danni irreparabili e il territorio fu abbandonato assieme alle città sgretolate dai sismi, la popolazione si rifugiò in centri minori come Jhangar, Jhukare altri lontani dalla furia degli elementi e iniziò la repentina decadenza. La grande civiltà dell’ Indo si dissolse e, mentre quella ariana, si sviluppava e fioriva in India, rimase avvolta per millenni nelle nebbie confuse della storia e della leggenda fino a quando qualcuno pensò che sotto quei cumuli di pietre poteva nascondersi un mondo antico da scoprire.L’ avventuradell’ archeologia segnò un’ altro capitolo nella sua lunga ed affascinante storia.

 

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