Asia Centrale

Beluchistan

Nel Pakistan occidentale, lungo i confini con l’Afghanistan e l’Iran, si stende il Beluchistan chiuso tra i massicci del Sulaiman e dal deserto di Makran a sud, dove perirono di stenti centinaia di soldati di Alessandro Magno tornando della sua leggendaria spedizione. A lungo attraversata dalle piste delle vie dell’Asia, la terra dei Baluchi ha storia millenaria fin dalla neolitica Mehrgarh, poi popolata da gente indoariana accomunata agli indoeuropei antenati dei Pashtun, altri di origine Dravida discendenti dalla civilta dell’Indo. Antiche leggende Baluchi raccontano del popolo biblico dei Nimrod dediti al culto di Baal che dalla lontana terra di Haleb Aleppo in Siria, giunsero qui sottomettendo le popolazioni Dravidiche, divennero poi predoni e controllarono il traffico carovaniero fino all’ l’epopea di Ameer Chakar Rind, che unificò tutte le tribù. Per secoli il Baluchistan rimase accessibile solo ai mercanti che dovevano pedaggio ai potenti Khan locali, fino alla prima guerra anglo afghana, quando i britannici ne occuparono il territorio, accordandosi con essi per porre fine alla tenace resistenza dei baluchi e divenne il baluardo occidentale dell’impero Anglo Indiano nelle guerre afghane e contro l’espansionismo dell’Impero russo. Dal resto del Pakistan ci si arriva sulla vecchia strada del Sindh da Sukkur per la capitale Quetta sorta sull ‘antica carovaniera la tra la fertile valle dell’Indo all’Afghanistan passando per campi e villaggi entrando poi nell’ambiente lunare del desertico Kachi. La pista continuava verso i monti Brahui e l’oasi di Sibi con i suoi caravanserragli ai margini del deserto dove per secoli hanno sostato le carovane che percorrevano diramazioni delle vie della Seta. Grande mercato animato da cammelli e carretti colorati, donne imprigionate nei Burqa, bambini vocianti, visi antichi dalle barbe fluenti e pesanti turbanti a bere chay fumando nei narghilè,mercanti sprofondati tra le merci, odori di spezie nel fumo di carni arrostite. A febbraio i nomadi scendono a Sibi e si accampano poco fuori, emergono tra la folla con il portamento fiero nei costumi tradizionali, ostentando vecchie armi e le bardature dei cammelli con i contrassegni tribali. Di qui l’antica pista entra nella gola dello spettacolare Bolan Pass per accedere al Baluchistan, unica via per l’ Afghanistan per mercanti, nomadi ed invasori, prima dell’apertura de Khyber più a nord nel Pakhtunkhwa.Si incontrano nomadi con cammelli e muli carichi di masserizie, molti provengono dal vicino Afghanistan e non hanno mai riconosciuto le frontiere che nei loro territori, da sempre abituati a definire il mondo solo in pascoli estivi ed invernali. Anche loro per la prima volta sono stati costretti a mutare ritmi secolari da una guerra che li ha sconvolti,dalle violenze dei mujaheddin, dal traffico di oppio afghano, droga e armi da tutto ciò che non appartiene loro e da cui rischiano di essere travolti. Seguendo le carovane attraverso oasi e villaggi del Pishin Lora s’arriva a Quetta circondata dai massicci Koh-i-Chiltan e fondata da Mahmud di Ghazni che nel medioevo islamizzò la regione. Da questo centro fortificato si controllavano i passi strategici di Bolan e Khojak divenendo avamposto dell’impero Moghul contro le incursioni dei persiani Safavidi, poi lo fu di quello Anglo Indiano. Dalla più moderna via Shara-E-Pelhavi s’andava ai bazaar di Shaharah-E-Iqbal e Shaharah-E-Liquat, tra artigiani, bancarelle, molti Baluchi, qualche Pashtun e vagavano dai vicini campi i profughi afghani all’epoca numerosi sfuggiti alla guerra, ma ormai anche qui tutto è Infestato dai talibani Pakistani della Quetta Shura. Sui monti dei dintorni, per secoli convissuti con gli altri, ora si fa strage anche degli Hazara, giunti con le orde mongole di Gengis Khan, i villaggi irrigati dai canali sotterranei karez susseguono fino alla valle di Hurak dallo splendido lago circondata dai monti innevati fino a primavera. Da qui in inverno i nomadi si spostano verso i pascoli di Pishin Lora e il lago Bund Khushdil Khan sostando nell’oasi di Hurak Tangi dopo aver superato la frontiera dell’Afghanistan provenendo dalla regione di Kandahar, quasi inabitabile dall’invasione sovietica quando l’ho traversata. Poi la guerra civile , il regime dei Talebani e il lungo conflitto in corso, così assieme a tanti profughi afghani anche gran parte dei nomadi ha lasciato le valli del Kabulistan e il Korangal per i territori dei Baluchi. Ormai però anche qui tutto è lacerato da aspirazioni d’ inpendenza, sconvolto da repressione martoriato dal conflitto e la violenza sugli emarginati. Ricordo quei nomadi senza futuro e i villaggi degli agricoltori powindah distrutti o abbandonati, vessati e spesso rapinati dai mujaheddin finanziati dall’occidente contro i sovietici. La storia ha continuato a travolgere questa gente con i Talebani che qui disseminavano le basi di Al Qaida infine dal dilagare in questo paese dei Tehrik-i-Taliban dagli indicibili crimini e l’ imposizione della Shari’a. I nomadi vivevano duramente, ma indipendenti, incapaci ad un sistema che non fosse scandito dalle stagioni e dai ritmi naturali, ma quel mondo ha travolto tutto con Il devastante confilitto, le perversioni del fondamentalismo, l’ oppressione delle donne come quelle afghane, l’istituzione della Shari’a,leggi contro blasfemia e rapporti illeciti della Zina che prevedono la lapidazione. Era tutto estraneo a questa gente che s’ è persa nella storia, avvicinata seguendone per un tratto la carovana sulle antiche vie dell’Asia, prima di ripartire dopo un ultimo chay mentre andavano lentamente verso un orizzonte dove non sapevano più cosa trovare.

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