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Alessandro Magno: il Grande

Tra storia e mito

Su colui che fu Mègas Alèxandros si legge nei Libri dei Maccabei “..intraprese molte guerre, si impadronì di fortezze e uccise i re della terra; arrivò sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al silenzio davanti a lui; il suo cuore si esaltò e si gonfiò di orgoglio…”

Da secoli lo si racconta come affascinante epica e, come per molti protagonisti di viaggi, esplorazioni ed antiche vie, anche di Alessandro ho cercato i luoghi percorrendone gli itinerari dalle rovine d’ Egitto all’ occidente dell’ Asia, dall’ antica Turchia attraverso l’ iranica Persia per il martoriato Afghanistan e laddove sorse la Civiltà dell’Indo , per le lunghe Vie dell’ Asia centrale, dal Beluchistan attraverso il Pakistan a scendere per quella via indiana tra il Punjab e il limitrofo Rajasthan ove s’arrestò costretto a tornare indietro.

Le fonti

Sono scarse le fonti e limitate le biografie a lui contemporanee, vi sono i non sempre attendibili testi dello storico Onesicrito che fu nell’equipaggio dell’ ammiraglio Nearco, sono andate perse le opere di Clitarco di Alessandria e Il fido architetto Aristobulos di Cassandrea così come le Storie di Macedonia del suo coetaneo Marsia, ma riprese nei testi di Ateneo di Naucrati e Plutarco e mentre solo frammenti lasciati da Efippo di Olinto e Nicobule. Alle testimonianze del diadoco Ptolemàios Sotèr Tolomeo I che fondò la dinastia tolemaica in Egitto e le cronache di Callistene si ispirarono Ai racconti di quel Romanzo di Alessandro che ne narra gesta leggendarie compresa una miracolosa ascesa al cielo, così diffuso nell’antichità fino al medioevo del quale fu prolifica l’italica letteratura.

Si deve al filologo tedesco Felix Jacoby la raccolta e sistemazione nel Fragmente der griechischen Historiker delle opere di Plutarco, troviamo gli storici greci e romani a cominciare da Diodoro Siculo che nella Bibliothekè Historikè in cinque libri i contentenuti dal diciassettesimo al ventunesimo dell’opera sono dedicati alle conquiste del grande Alessandro e i successivi regni dei diadochi, mentre Plutarco nel celebre Vite Parallele confronta Alessandro e Cesare.

Poi l’ opera monumentale Historiae Alexandri Magni in dieci volumi di Quinto Curzio Rufo le imprese militari Anabasis Alexandri redatte in greco da Flavio Arriano e ne riassume le gesta l’epitome del romano Giustino nella Historiarum Philippicarum di Pompei Trogi, tentandone poi il tramonto del mito Il cristiano Paulus Oriosus nell ’Historiarum adeversus paganos raccontandolo come empio pagano conquistatore.

L’ imitatio del grande Alessandro ha traversato le culture dall’ ellenismo all’ arte medievale e la contemporanea letteratura dell’epoca, la costruzione del mito s’estende con le gesta narrate nelle tradizioni e la definizione letteraria islamica del personaggio Al Iskandar, nei coranici versetti 60-82 della diciottesima sura Al Khaf, forse a lui riferiscono la figura del bicorne di Dhu al Qarnayn.

Di fatto ebbe ragione Strabone nella monumentale Gheographikà ad affermare che “tutti coloro che scrissero di Alessandro preferirono il meraviglioso al vero”. Era rampollo del sovrano Filippo che la leggenda voleva discendente del mitico Eracle e la madre Olimpiade dall’ omerico eroe Achille, la quale s’accoppiò con lo stesso Zeus a generarlo, come lui stesso riteneva a sentire Plutarco.

Ne conosciamo l’aspetto scolpito da Lisippo e dipinto da Apelle, si sa ch’ebbe nutrice Lanice sorella del prode Clito il Nero poi suo fido compagno d’arme, fu affidato all’educazione dell’austero Leonida d’ Epiro e all’arte delle armi a Lisimaco che ne fu poi tra i diadochi, crescendo nei miti dell’Iliade vero maestro fu il grande Aristotele del quale furono preziosi i consigli.

Ne fu inseparabile per vent’anni fino a soccombere nell’Idaspe il suo domato cavallo Bucefalo che aveva timore dell’ombra e visse d’appassionato amore per Efestione paragonandolo a quello tra Achille e l’ amato compagno Patroclo nella sua più profonda delle sue relazioni.

L’ espansione macedone

Fin dall’inizio della loro fioritura con l’ egizia, la greca micenea e la minoica, poi i fenicIa e la Grecia, le civiltà mediterranee trafficarono con i popoli mesopotamici e del vicino oriente per almeno due millenni, durante i quali sorsero progressivamente quelle Vie che attraversavano l’ Asia occidentale perdendosi nel lontano oriente.

Però i due estremi del mondo antico non entrarono mai in contatto pur ricevendo le rispettive merci la cui provenienza era attribuita alle civiltà mesopotamiche e quelle iraniche dell’ antica Persia che controllavano i grandi traffici asiatici dell’antichità. Si ignorarono reciprocamente fino al quarto secolo, quando il potente impero achemenide assunse il ruolo di grande mediatore commerciale che fu degli Assiri e degli imperi Babilonesi, mentre ad oriente l’ impero cinese della dinastia Zhou si era esteso e in India settentrionale dalla cultura ariana era sorta la civiltà vedica fondata sull’ Induismo dalla quale sorse il Buddismo che s’ irradiava in Asia.

L’altro capo del mondo era in parte dominato dalle città stato delle Polis greche che s’erano ben difese nelle guerre persiane ma continuavano a subire la potenza achemenide che sbarrava loro la strada ad ogni traffico ad est, intanto era sorto l’agguerrito regno macedone entrato nella storia durante la guerra del Peloponneso.

Con un esercito organizzato e compatto nella fanteria pesante della falange, il sovrano Filippo macedone invase l’Epiro e la vicina Tracia da dove avanzò in Grecia centrale e Tessaglia fino alla Calcidica, dominando le coste sulla rotta per il mar Nero e ne vennero escluse le polis della fiorente Atene, la potente Corinto e la città di Tebe, la cui coalizione nella Lega di Corinto fu sbaragliata nel 338 nella battaglia di Cheronea dall’esercito del pugnace Filippo II condotto dal giovane figlio Alessandro che poi la storia ha consegnato al mito.

I grandi mutamenti storici sono risultati di un complesso di eventi nel tempo, ma quel condottiero giovane e capace a Cheronea fu una di quelle eccezioni che confermano le regole, variabile improvvisa di genio e intuizione che prescinde gli eventi e li determina, un protagonista assoluto destinato in pochi anni a cambiare la storia e la geografia del mondo antico come Mègas Alèxandros.

L’ armata di Alessandro il Macedone

Dopo le guerre sacre e la pace di Filocrate, stabilito il dominio sulla Grecia il sovrano Filippo s’era dotato della bellica potenza per sfidare il grande impero persiano degli achemenidi, intanto divorziato da Olimpiade in molti ritennero fosse una delle cause dell’ assassinio durante le nozze della figlia Cleopatra a Verghina per mano del suo milite Pausania, ma le indagini di Aristotele lo attribuirono ad una congiura greca. Difatti le polis ispirate dall’ateniese Demostene ne approfittarono mentre il giovane figlio gli era succeduto e Alessandro ne represse la rivolta distruggendo Tebe, poi si volse contro l’ impero persiano del potente Dario III ed ebbe così inizio una delle più grandi imprese militari e culturali di tutti i tempi.

Il genio militare rimane epopea insuperata nella storia, organizzò la sua armata perfezionando la strategia ingegnosa della falange macedone del padre Filippo, impenetrabile fortezza umana dei fanti armati delle lunghe lance sarissa e protetti da scudi posta al centro dello schieramento con alla destra la fanteria pesante degli Hypaspistai , scelti tra l’aristocrazia macedone, affiancati dalla pesante cavalleria degli Eteri, infine la veloce cavalleria leggera Prodromoi affiancata da arcieri cretesi, lancieri agrinii e fanti traci. A sinistra si schierava il rimanente della cavalleria leggera con la fanteria greca oplita e mercenari molto mobili armati di corte lance e daghe.

L’ armata si componeva di trentamila fanti e cinquemila cavalieri, la cui perfetta organizzazione e lo sbalorditivo addestramento permise di sbaragliare il poderoso e ben più numeroso esercito achmenide e tutti quelli che lo contrastarono nella sua avanzata incontenibile avanzata in Asia.

Egli guidava personalmente l’ala destra, tanto da inseguire il carro da guerra di Dario nella battaglia di Isso come vogliono le cronache e il celebre mosaico di Pompei quella sinistra era condotta dal suo generale e fido compagno Parmenione, si schieravano obliquamente in modo da poter attaccare sui due lati il nemico travolto dalla falange al centro e senza possibilità di scampo.

Nell’attacco alle città fortificate fu tra i primi a servirsi di quei formidabili congegni e nuove armi d’assedio che furono le catapulte per devastare e bombardare di pesanti pietre e fuoco greco l’interno delle mura da lontano, poi intervenivano le alte torri mobili per accedere ai bastioni e pesanti arieti per sfondarle facendo dilagare i fanti e la cavalleria in attacchi devastanti.

Sconfisse i persiani la prima volta in Turchia nella battaglia del Granico, conquistò le fiorenti città sulla costa e prese la ricca Mileto avanzando in Siria , alla fine di ottobre del 333 Dario III lo attendeva con il poderoso esercito per scontrarsi ad Isso forte di sessantamila uomini schierati nella temibile cavalleria persiana, la fanteria pesante e contingenti di esperti mercenari greci.

Con meno della metà delle truppe Alessandro in questa epica battaglia sbaragliò l’armata nemica ridotta a stringersi attorno al carro di Dario che riuscì a fuggire lasciando gran parte del più potente esercito del mondo sul campo, tutte le ricchezze del sontuoso accampamento, la madre, la moglie e le due figlie.

La conquista dell’Asia

Il dominio dei persiani sulla Lidia e il resto della Turchia era terminato e per un millennio rimase all’occidente, fino all’invasione araba, ma s’era chiuso solo il primo capitolo della travolgente spedizione. Avanzando e conquistando dall’ antico territorio dell’ Egitto faraonico attraverso la Giordania sulla biblica Via dei Re, ovunque accolto come liberatore acclamato Mègas Alexndros e dappertutto ne rimangono le memorie. Avendo preso il regno egiziano fu proclamato discendente della divinità suprema di Amon ed erede al trono dei faraoni, vi fondò Alessandria, destinata a diventare il maggior porto del Mediterraneo e centro culturale e con la sua biblioteca, la prima di una lunga serie di città che creò in tutta l’Asia con il suo nome.

Attraversò il Tigri e il vicino Eufrate penetrando nel territorio iranico dove lo attendeva ancora una volta Dario con un nuovo e poderoso esercito ad Arbela e i potenti del mondo si scontrarono nella battaglia di Gaugamela il primo ottobre del 331, la sera stessa l’ antico impero persiano cona la dinastia degli achemenidi era finito e l’ ultimo Re dei Re sãya iya xsãya iyãnhãm in fuga con i resti della sua armata dilaniata.

Dopo Gaugamela Ia vittoriosa armata macedone marciò sulla leggendaria Babilonia, seguirono Susa e la capitale Persepoli ove senza combattere i persiani si arresero e le città del più potente impero della terra furono violate per la prima volta dalla fondazione, le ricche regioni dell’ impero furono sottomesse con le loro immense ricchezze e i più importanti mercati del mondo antico.

Alessandro se ne proclamò imperatore e inseguì verso il remoto est il superstite esercito di Dario oltre i confini orientali dove nessun occidentale era mai giunto prima di lui. Nel trecentotrenta diresse su Ecbàtana con cinquantamila armati mentre il Re dei Re era in fuga verso la città di Balhk ai confini del suo perduto impero in Afghanistan deviando poi per le Porte Caspie da Shahr-e Rey il macedone mosse per intercettarlo ma, come Arriano ci racconta nell’Anabasi, fu informato d’una congiura del satrapo Besso e il condottiero Nabarzane contro il loro sovrano Dario che assassinarono prima del suo arrivo.

Egli onorò il memico con funerali regali ad Ecbàtana assumendo Bagoas che ne era catamite favorito come suo eromenos e fido amico che dopo la morte fu nella corte di Tolomeo. Nell’incontenibile avanzata asiatica sottomise le regioni della Partia e la ricca Margiana con il centro carovaniero di Merv, proseguendo nei territori dell’ Aria e la Drangiana fino all’ Aracosia nel territorio dell’ Afghanistan, ove fondò Alexandria Arachosia che fu poi Kandahar, tra le tante con il suo nome edificate nei quattro anni della spedizione seguendo antiche vie attraverso l’ovest asiatico e aprendone di nuove, dalle persiane agli itinerari della seta diramate per l’ Himalaya e il nord dell’India, percorse nei secoli a venire per commerci, conquiste, migrazioni e viaggi.

L’ impero di Alessandro Magno

Aveva iniziato la sua impresa da condottiero che conquistava, sottometteva, ma avanzando dove nessuno prima di lui era arrivato, divenne grande portatore di civiltà nel progetto che perseguì fino alla prematura scomparsa per riunificare il mondo in un unico grande impero con le migliori doti culturali della Grecia e la Persia , assumendo anche le caratteristiche di popolazioni e culture dei territori asiatici.

Non fu solo uno dei più grandi condottieri della storia, ma anche saggio amministratore di popoli diversi che sottomise e non umiliò, protagonista di scoperte che lo spinsero ai confini del mondo conosciuto che avrebbe superato per quello incognito, e mi piace celebrarlo come il più grande viaggiatore dell’antichità che comprese la storia e ne mutò il corso.

Dopo aver sbaragliato una coalizione guidata da Besso che s’era nominato satrapo di Battria, conquistò le fiorenti regioni di Sogdiana e della Bactriana tra l’ Afghanistan e il vicino Pakistan, oltre il fiume Oxus poi noto Amu Darya si spinse nel Turkistan dove rimase due anni per organizzare una grande spedizione verso l ‘impero cinese Zhou su quella che divenne l’arteria principale delle Vie della seta per il medievale Cathay, ma nel 328 fu costretto a rinunciare per reprimere una rivolta in Sogdiana e contenere le tribù nomadi Massageti.

Ormai signore della Transoxiana fondò l’ultima Alessandria Eschate, tornò in Bactriana per saldare il vincolo con i popoli sottomessi sposando la principessa Roxane figlia di Ossiarte satrapo di Battria. Riprese l’avanzata ad est conquistando il centro carovaniero di Taxila nel nord del Pakistan, ove era sorta l’ antica Civiltà dell’Indo, scendendo nel Punjab indiano ove sbaragliò l’esercito del re Poro sul fiume Jhelum nella battaglia dell’ Idaspe, lo ridusse a vassallo e fondò Bucefala in onore del suo amato cavallo morto in quello scontro.

Poi conquistò Pattala e il delta dell’ Indo, ma mentre progettava di invadere i ricchi regni tra il Punjab e i vast territori settentrionali dell’ India, l’esercito ormai esausto lo indusse a tornare indietro dopo aver percorso ventimila chilometri in otto anni tra paesi sconosciuti sbaragliando eserciti, conquistando città e creandone di nuove.

Leggenda vuole che gruppi di soldati greci si stabilirono nelle isolate valli tra i contrafforti dell’ Hindu Kush e la catena del Karakorum mescolandosi ai locali originando il popolo isolato dei Kalash che ho trovato nel Pakistan settentrionale così come ho cercato i loro simili tra le tribù del Kafiristan e la regione Nuristan tra i monti dell’ Afghanistan. All’ epoca sopravvivevano diversi da tutte le altre popolazioni, considerati pagani Khafir infedeli non si sono mai convertiti all’ Islam e hanno mantenute antiche tradizioni, forse riti e credenze dei soldati greci amalgamati ad arcaici costumi tribali.

Nella regione lasciò una guarnigione e alcuni artisti che ispirarono la cultura ed arte del Gandhara dalla quale sorsero fiorenti regni, mirabile esempio di integrazione e sintesi culturale tra occidente ed oriente di cui la città fiorente di Taxila divenne il centro con il grande traffico carovaniero che qui incrociava le vie per l’ India settentrionale e la remota Cina occidentale. Con la diffusione del Buddismo quella raffinata arte dello stile gandhara raggiunse l’apogeo raffiffigurando Gautama Śākyamuni l’ illuminato e i suoi seguaci Bodhisattva originalmente dal resto dell’arte buddista con i canoni classici della scultura greca, esprimendo idealmente il progetto di unire l’occidente all’oriente in una grandiosa sintesi culturale.

Le vie dell’ Asia di Alessandro

Nel 325 la spedizione iniziò il viaggio di ritorno che durò due anni, una parte dell’armata prese il mare dalla foce dell’Indo con una flotta di ottanta galere da guerra e centinaia di navi affidate ad abili marinai ciprioti, fenici ed egiziani al comando dell’ammiraglio Nearco, a febbraio iniziò a discendere l’ Indo e quattro mesi dopo giunse a Pattala, dove Alessandro fece edificare un nuovo grande porto che poi fu su sulla marittima Via delle Spezie.

Esplorò personalmente la grande foce dell’ Indo fino allla costa del mar arabico orientale poi lasciò la flotta a Nearco che doveva condurla sullo Shatt al’Arab, ci racconta Plutarco che tornò per una di quelle Vie dell’Asia con quindicimila cavalieri e centoventimila fanti rischiando la disfatta dagli ambienti selvaggi e ostili, i climi impossibili tra torridi deserti e lande ghiacciate, stenti, fame e fatica, rientrando in Persia.

Nella capitale Babilonia e nella città di Susa nel 324 impose matrimoni di massa tra migliaia di greci dell’armata e donne persiane per unificare i due popoli e lui stesso, dopo Roxane, sposò la nobile Statira figlia del vecchio nemico Dario e Parisatide, seguendo il costume poligamo persiano. Anche ciò era parte del suo grande progetto per un immenso impero e una nuova popolazione con le caratteristiche migliori dei greci e i persiani, ma parte dell’esercito si oppose e fu costretto a sedarne una rivolta ad Opis, tuttavia proseguì nella sua grandiosa idea proclamandosi emanazione in terra delle divinità di entrambe.

Il suo impero era il più vasto mai apparso sulla terra, lo organizzò di articolata struttura amministrativa anche con esperti funzionari persiani, Babilonia ne fu la capitale e riportata agli antichi splendori con grandi opere e costruzioni, un efficace sistema di canali navigabili e un grande porto commerciale per farne il centro economico e culturale dell’impero.

Le province ebbero strade, grandi opere pubbliche,centri commerciali e carovanieri collegati da nuove rotte per assicurare i traffici attraverso il medio oriente fino alla remota India , la cui arteria principale era l’antica Via reale persiana che permetteva alle grandi carovane di coprire agevolmente i duemilacinquecento chilometri dalla mediterranea Efeso alla persiana Susa, perfezionata ed esteso in Iran dalla capitale Babilonia alla fiorente città di Ecbatana e poi ad est ad Ortospana, che divenne Kabul, nell’ aspro territorio dell’ Afghanistan , scendendo nel Beluchistan e attraverso il Pakistan nelle ricche regioni settentrionali dell’India.

Il traffico tra occidente ed oriente raggiunse livelli sconosciuti prima, così come i contatti tra civiltà lontane e diverse che s’ erano reciprocamente ignorate, creando una nuova geografia nel suo grandioso progetto per l’unificazione in un unico immenso sistema commerciale e culturale. Nell’ ultimo periodo della sua breve e grandiosa esistenza progettava il controllo delle rotte dei Fenici che già si erano spinte oltre le Colonne d’Ercole fin dal periplo del navigatore cartaginese Annone e, mentre ad est si proponeva la conquista dell’ Arabia dove transitavano le carovaniere sulla Via dell’incenso che dai porti del Dhofar omanita si collegava all’ Asia orientale su quelle che poi furono le marittime rotte delle spezie.

L’eredità ellenistica

Mentre meditava sui grandi progetti nel trecentoventitre morì a trentadue anni lasciando un immenso impero, che solo il suo genio poteva tenere unito e ben presto esso si frantumò, dal trecentoventidue si scatenò per tre anni la prima delle guerre dei diadochi , ne seguirono una seconda fino al trecentoquindici e l’ ultima per altri quattro anni che sancì la nascita dei regni ellenistici e il loro consolidamento a dividersi la vasta eredità.

Si cominciò con la spartizione di Babilonia e poi la detta Triparadiso, l’ Egitto andò a Tolomeo I che vi fondò la sua dinastia, dell’antica e ricca Frigia, ove a Gordio leggenda vuole che Alessandro sciolse il nodo, furono signori gli Attalidi del regno di Pergamo e tra le altre regioni anatoliche la Cappadocia fu della dinastia di Ariarate, le meridionali Caria del nobile Asandro e la ricca Lidia del bianco Cleito.

Tra parte dell’ ovest asiatico e il territorio dell’ Iran divenne sovrano Seleuco e ne sorse la dinastia seleucide, dominante ad est il regno battriano che andava dall’ Afghanistan ad est fino al Pakistan. In tutti quei regni la vera eredità fu la cultura ellenistica, elaborando la sua tecnologia ed esprimendosi mirabilmente nella scultura e la perfezione del ritratto, giungendo all’ apice con le arti figurative alessandrine, la scuola rodia e l’eccellenza della celebre scuola di Pergamo.

Tutto si deve alla memoria di Mègas Alèxandros che aveva compiuto una delle più grandi imprese della storia coniugando il genio militare con l’intuizione geografica, la conoscenza culturale con la capacità politica, il calcolo dell’economia con lo slancio dell’esplorazione, condizionando a lungo ciò che accadde dopo di lui nel mondo.

Photo gallery: Asia Silk Roads | Le Vie della Seta

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