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Nord India

Delhi

La via dell’India incrociava le sue rotte dal Punjab a nord e il Rjastan ad ovest, nell’ Haryana, continuando per il Madhya Pradesh poco sotto e l’ Uttar Pradesh ad est, ove nel medioevo indiano la conquista islamica dell’India settentrionale si completò con Muhammad di Ghur che alla fine del duecento fronteggiò una potente coalizione hindu a Tarain vicino Delhi guidata da Prithviraj III e la sbaragliò dilagando nella valle del Gange, travolgendo poi il regno della dinastia Sena fino al Bengala, facendo di Delhi la capitale dell’impero Moghul. Con la conquista dell’ India tutte le vie dell’Asia terrestri erano dominio di stati islamici che ne assicurarono l’organizzazione e la via dell’India tornò agli antichi splendori, parte sulla carovaniera dall’ Afghanistan attraverso il Pakistan, collegata alle vie dell’Himalaya, evitando il deserto e il Rajasthan hindu. Da Delhi continuava attraverso la valle del Gange per la città santa hindu di Benares, quindi entrava in Bengala fino a Calcutta il cui porto accoglieva il traffico marittimo dallo Sri Lanka, l’Indocina, l’Indonesia e le altre rotte sulla via delle Spezie, una terrestre attraverso il Sikkim per l’ Himalaya, un’altra verso la ricca Birmania. Lungo la via dell’India il sultanato di Delhi mise caravanserragli, locande e centri khangahs, bazaar, pozzi e serbatoi d’acqua, le comunicazioni con staffette da ogni angolo dell’impero. Delhi divenne il centro del vasto sistema che si collegava a molte altre vie dell’Asia e i sultani ne fecero splendida capitale, a partire dallo schiavo turco affrancato Qutb-ud-din Aibak che si proclamò imperatore e fondò la dinastia regnante fino al cinquecento. A ritroso nella storia attraverso gli itinerari dalla Nuova e caotica capitale che s’estende nel National Capital Territory, si va per la Nuova_Delhi dal lungo viale Rajpath fino all’ arco dell’ India Gate, passando per Sansad Bhavan ove ha sede il Parlamento a cercare la grande piazza Connaught Place e sospendere la frenesia metropolitana nei giardini del Lodi gardens. Proseguendo al Raj Ghat per onorare il Mahatma Gandhi nel suo mausoleo, si passa dalla nuova alla vecchia città di Delhi dal settecentesco Mausoleo Safdarjung a cercarne i luoghi più affascinanti. La storia di questa città dal medioevo ai fasti del sultanato è scandita dagli itinerari tra splendide moschee e santuari islamici, nei giardini Chahar bagh Il magnifico Mausoleo Humayun altro capolavoro dell’architettura Moghul e Il vicino sepolcro del venerabile Nizamuddin Auliya, proseguendo al santuario Qutub Sahib con la tomba del santo Bakhtiyar Kakira fino alla moschea Fatehpuri masjid nell’animatissima Chandni Chowk.L’altra anima la si cerca tra i tanti templi hindu dall’ Akshardham sul fiume Yamuna al suggestivo Laxminarayan di cesellato stile Nagara che attira migliaia di fedeli nelle celebrazioni di Janmashtami e Diwali, meta di pellegrinaggi è il Gurudwara Bangla Sahib con Il tempio Sikh. Cercando luoghi e i tanti monumenti tra i percorsi di Delhi si giunge tra le facciate decorate della Ghalib Ki Haveli per poi andare nel baazar animatissimo di Chandni Chowk denso di profumi e spezie, il vociare delle contrattazioni, giochi di bambini e conversazioni di adulti, cantilene di questuanti musulmani e mendicanti hindu, splendore e miseria dell’India che si confondono con i suoni delle cerimonie nei piccoli templi e richiami del muezzin alla preghiera. Della Delhi più antica rimangono i resti della fortezza Tughlaqabad trecentesca e il forte Salimgarh, poi a sorse la Purana Qila nota anche come Qala rai Pithora, attorno il quartiere di Shahjahanabad laddove fu innalzato il più alto minareto del mondo Qutb_Minar di dove dirama l’antica Delhi e il resto della grande città che qui ha il suo cuore. Akbar il Grande completò la capitale imperiale con nuovi quartieri e la Lal Qila, celebre come Forte Rosso dalle mura poderose ed eleganti con magnifici portali che accedevano a giardini e splendidi padiglioni dai palazzi principeschi, la reggia diwan e la residenza delle udienze Diwan-i-Am collegati da lunghi portici decorati dove la fastosa corte circondava il Sultano assieme ad artisti, poeti e scienziati che giungevano da tutto il mondo. ” Se esiste un paradiso sulla terra esso è qui “è inciso sulla pietra nel diwan sontuoso di Shah Jahan e quando cala il sole verso il tramonto le mura si tingono quasi irreali con i raggi radenti che esaltano il rosso dell’arenaria e sfumano le delicate decorazioni di marmo, rito quotidiano che si ripete sulla facciata imponente della moschea del venerdì . La grande Jama Masjid che fronteggia in splendore Moghul la cittadella e accoglie la magica luce radente sui fedeli, pellegrini e mendicanti che sciamano sulla scalinata chiamati alla quinta Salat preghiera Al-Isha del Maghrib. Il profilo gigantesco dagli svettanti minareti splende al sole che cala attenuando i colori fino a trasformarsi in un’enorme sagoma scura che domina il cuore di Delhi.

Madhya Pradesh

Nella Terra di Mezzo Madhya Pradesh da nord si scende dall’Haryana e da ovest da Agra giungendo ad Indore con i suoi luoghi e percorsi da visitare dal palazzo sontuoso di Lal bagh ai suggestivi tempio jainista Kanch Mandir e il Khajrana consacrato a Ganesh, uscendo dal regale mausoleo Chhatris verso gli affascinanti dintorni. Procedendo si trova l’antica Maheshwar cantata nel Mahabharata e Ramayana che si lascia scoprire. Nel territorio di questo affascinante Madhya Pradesh da scoprire al centro sorge Jabalpur con la vicina Bhedaghat dalle suggestive cascate tra le rocce di marmo e seguendo lungo il fiume Narmada sull’isola Mandhata sorge la sacra Omkareshwar dai leggendari templi. Passando per antichi villaggi come Chaugan si va verso la magnifica natura tra i parchi dello stato, dalle piante fossili del Mandla nel distrettodi Dindori alla riserva Bandhavgarh tra i monti Satpura e i suggestivi Vindhya , dai santuari di Panna e Van Vihar alle suggestioni nel parco di Kanha. La capitale Bhopal è ormai ricordata per un odioso capitalisimo che ha provocato quella tragedia nota per gli orrori del disastro di Bhopal. Si lascia a ritroso nei millenni per le grotte magnificamente dipinte nel preistorico sito di Bhimbetka e ancora verso i resti dell’ antica Sanchi fiorita in epoca Gupta come centro di quel buddismo che tra i tanti luoghi in India qui ha realizzato un capolavoro, sul sacro colle s’ erge il grande stupa tesoro d’ arte buddhista di dove diramano gli edifici tra suggestivi santuari e decorati templi, splendido patrimonio che si lascia visitare seguendo la discreta spiritualità dei pellegrini. Risalendo nel Madhya Pradesh settentrionale, Gwalior fu antico centro dei Rajput Prathiara, poi dominio della dinastia Chandela signori di Khajuraho nel medioevo, quindi i Paramara di Mandu ed infine dominio dei Sultani di Delhi che l’hanno ricamata d’ arte Moghule difesa dal Forte che rimane assieme ai luoghi con palazzi e templi come la si vede. Da Gwalior si passa per Orchha nella suggestione del suo centro storico che dirama dal palazzo imponente di Jahangir Mahal, procedendo poi per la magnificenza di Khajuraho. Le realizzazioni del tempio indu nello stile Nagara qui a Khajuraho sorgono nella mistica atmosfera tra sacro e profano nella raffinata bellezza di questo luogo magico dai magnifici edifici e superbi templi cesellati da decorazioni e spendide sculture dai temi che celebrano il Tantrismo con rappresentazioni Kamasutra. Si percorre questo patrimonio dalla vasta area monumentale iniziando dalla parte occidentale trovando la perfezione stilistica del Lakshmana e la decoratissima grotta di Shiva come sta a significare Kandaiya Mahadeo, poi dal Devi Jagdambary con consuete scene di mistico erotismo per il dedicato al sole Surya di Chitragupta. Ad est si trova il tempio di Parsvanath a culto Jainista come il vicino Ghantai, poi quello consacrato a Brahma e il tempio dell’incarnazione di Vishnu Vamana, poco distante il tempietto di Javar, procedendo a sud del vasto sito i devoti a Shiva pregano al Dulhadev e al vicino Beejamandal.

Benares

Da Khajuraho risalendo l’ultimo lembo del Madhya Pradesh, si ritrova la via dall’ Haryana e la capitale per il territorio dell’Uttar Pradesh a continuare nella storia del nord indiano con i resti del millenario passato dai più antichi Mahajanapadas e Magadha ai potenti Maurya e Khushana, dal regno Nanda all’impero Gupta, dallo splendore del medioevo all’ imponenza dell’ impero dei Moghul. Lungo il Gange se ne attraversa il popoloso territorio Ganga fin dove diventa più sacro nella suggestione di Benares ove giungono le vie dei pellegrini assieme a fedeli, seguaci e fascinati dalla culla dell’induismo in questa Varanasi ove i Veda nei Bhagavata Purana raccontano che l’emanazione Shiva Ganga terminò la sua discesa sulla terra. All’alba della storia v’era la tribù preariana dei Kashia poi con gli Ariya vi sorse la civiltà vedica originando lo shivaismo e la di Kashi che fiorì sulle vie di commerci , governata dai nobili Kshatriyas e i mercanti Vaisyas, la religione e cultura scaturiva dai Veda interpretata dai sacerdoti Brahmanas. Menzionata negli antichi testi Purana, cantata dalla mitologia del Mahabharata e del Ramayana , vi predicò per la prima volta il Gautama Buddha che da qui irradiò la sua dottrina. Varanasi prosperò per secoli menzionata nelle cronache e descritta dal monaco viaggiatore cinese Hiuen Tsang dell’epoca Tang. L’avanzata dell’Islam ne minacciò la millenaria esistenza con Mahmud di Ghazni che la devastò poi la conquista e il successivo dominio Moghul con Aurangzeb nella sua furia iconoclasta contro i templi infedeli e Ala-ud-din che ne distrusse gran per farne moschee. La posizione sulla via dell’India e la suprema sacralità l’ha mantenuta al centro del mondo indiano, mentre invasioni, le guerre,il dominio coloniale britannico scivolavano perdendosi nella storia. Il Gange continuava a scorrere con il suo universo di ritualità Samskara sui vari animatissimi ghats che affacciano sul fiume tra fedeli segnati con il con il Tilak che si confondono nel sistema delle caste, ma si riconoscono i Paria intoccabili Dalit. Ci si perde in quella folla di Sadhu meditanti, santoni silenziosi e asceti d’ogni setta, sacerdoti Brahmani, maestri di Ashram confusi tra monaci e seguaci jainisti. Tutto vibra di cerimonie Arati con le offerte puja ripetendo antichi mantra accompagnate dai canti Bhajan ,mentre s’approntano le Antyesti per i riti funebri e tutto di qui dirama ciò che si vede nei luoghi di questa città eterna. Il rito antico si ripete quotidianamente sul Dasaswamedha tra la folla che sciama sulla scalinata entrando nel fiume e affidare le offerte delle Puja allo scorrere limaccioso, i facoltosi elemosinano a miserabili, Paria e intoccabili Dalit. Attorno ai santoni e asceti si stringono i devoti tra la rassegnazione del Karma e l’esaltazione delle cerimonie Arati e Antyesti mentre i Brahmin accolgono le richieste per i riti funebri del giorno seguente accompagnati dalle cantilene e mantra tra fumi d’ incenso nel tramonto che incendia il cielo e ne riflette le lingue sull’acqua lurida e sacra. All’alba i ghats sul fiume si svegliano di mistico fervore nelle abluzioni e i roghi ardono per staccare l’anima dai corpi decomposti riducendoli in cenere da affidare al Gange. Pellegrini di tutte le caste e perfino Paria si confondono seminudi e aggruppati nell’acqua maleodorante vicino le pire che bruciano sudari inghirlandati di fiori ed essenze che non riescono a contenere il lezzo della carne bruciata. L’odore della morte si sparge implacabile, ma i più poveri che non possono permettersi legna sufficiente ad estinguere i cadaveri li osservano dilaniati e scacciano i cani randagi che razzolano tra i resti.

 


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