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Iran

Tehran

Di notte dall’alto Tehran appare come un immenso formicaio di luci simile alle tante metropoli dove ho planato con voli notturni, c’ ero stato tanti anni prima per poi proseguire in Afghanistan sulla via dell’ Asia verso l’ India e il Nepal, uno dei primi lunghi viaggi di una vita spesa in ogni angolo del mondo. All’ epoca Tehran e il resto dell’ Iran era in fermento, lo Sha aveva i giorni contati e tutti aspettavano l’ arrivo dell’ Imam Khomeini per dare inizio alla rivoluzione islamica che avrebbe cambiato tutto.La città si stende ai piedi dei monti Elburz dominati dai cinquemila settecento metri del Damavand, è divisa in quattro i settori collegati dai viali Khiaban, nella più moderna parte settentrionale di Darben in estate fa meno caldo e vi sono i quartieri residenziali, le ambasciate, le abitazioni degli occidentali e i grandi alberghi. Era la zona dei diplomatici, consiglieri, incaricati vari, businessmen, residenti e turisti americani che se la dettero a gambe senza il tempo di riunire le loro cose. Poi l’ Iran si chiuse nella sua rivoluzione e il mondo ne ebbe notizia solo per la spaventosa guerra con l’ Iraq, una delle vette dell’ ipocrisia occidentale i cui governi riempirono di armi gli arsenali di Saddam Hussein per aggredire l’ Iran, le stesse che poi si sono viste contro nella cosiddetta Guerra del Golfo.La città bassa contiene tutto il resto, dai quartieri del ceto medio fino a quelli proletari, gli uffici amministrativi e commerciali, il vecchio centro con le moschee e il grande baazar. Qui si trova anche il palazzo dell’ Iranbastan che contiene il Museo Archeologico con il suo percorso di arte dalla preistoria al periodo achmendide, passando poi alle epoche dei Medi e Parti fino ai Sasanidi , il secondo piano si apre all’Islam persiano dalle origini alle dinastie Selgiudiche e Safavide. Poco distante si stende il Gran Baazar coperto e diviso in settori, dai tappeti ai tessuti, dall’ orificeria all’ artigianato, dai mobili ai prodotti domestici, un dedalo di vie che si incrociano attorno alla Moschea del Venerdì. La vera anima della Persia, dove sono passate antiche civiltà, invasioni, dinastie, religioni e rivoluzioni, ma il commercio continua a muovere tutto e viene preso molto sul serio.Poco a sud della capitale il mausoleo dell’ Ayatollah Khomeini con la tomba dell’ Imam Supremo al centro di un enorme salone dal pavimento di marmo quotidianamente lavato con acqua di rose, gran parte ricoperto dagli immancabili tappeti dove riposano fedeli e pellegrini che nelle ricorrenze si accalcano e si abbandonano a scene di sincera disperazione, preghiera collettiva ed esaltazione mistica com’è costume dell’ Islam Sciita.E’ un venerdì del mese Moharran sacro agli Sciiti, da poco si è celebrato l’ anniversario di Khomeini e il mausoleo è pieno di pellegrini che sciamano nei giardini circostanti a gruppi di famiglie ed amici, qui le ricorrenze religiose sono anche occasione di riunione e riposo. Il “Mese del Lutto” Moharran, ricorda il martirio di al-Husain a Kerbela, figlio del cugino del Profeta Alì e suo erede, deposto e assassinato nel 661, i due Supremi Martiri Fondatori dell’ Islam Sciia dai quali discendono gli Imam e in questo periodo i credenti affermano che Piangere al-Husain è ciò che dà un valore alla nostra vita e alla nostra anima.

Dasht-Lut

Mentre volo per Kerman ricordo di un aereo uguale a questo e pieno di gente centrato da un missile di un incrociatore americano che ammazzò tutti e il mondo si accontentò della scusa di un probabile errore. Kerman sorge sull’altipiano ai margini del deserto di Lut fondata dal sovrano sasanide Ardashir I e fu a lungo un centro carovaniero noto come Beh-yi-Ardashir, nel VII secolo fu presa dagli arabi che invasero il resto del paese portandovi l’ Islam e divenne importante sulla rotta per l’ oriente, fino a divenire capitale della provincia sotto la dinastia Saffaride tre secoli più tardi. Dopo il dominio dei turchi segiudichi anche Kerman fu travolta dalle orde di Gengiz Qan e sottomessa ai mongoli, poi invasa da Tamerlano e dominata dalla dinastia Timuride fino all’inizio del XVI secolo, quando fu conquistata dal condottiero Isma’il, tre secoli di prosperità e poi la ricca regione fu devastata dai turchi Qajar. L’ antica cittadella di Qala-yi Duktar da un colle domina il vecchio centro dove si erge la cupola del palazzo Gunbad-i Gabaliya edificato nel XIII secolo, un centinaio di anni più tardi i selgiudichi arricchirono Kerman con la Moschea del Venerdì Masjid-i-Malik, che splende con le sue porte a nicchia iwan decorate da maioliche turchesi, la Majid-i-Pa Minar e l’ animatissimo baazar coperto descritto da tanti visitatori sulla rotta d’oriente che sostavano con le loro carovane nel vicino caravanserraglio ormai in rovina, ma i calderai sbalzano il rame e l’ ottone come un tempo tramandandosi le tecniche da generazioni, gli orafi continuano a lavorare l’ argento e i mercanti espongono i loro celebri tappeti Kerman che abili mani annodano nei villaggi dei dintorni.Lasciando Kerman, una minuscola oasi cinta da mura racchiude la residenza che un governatore nel XVIII secolo edificò alla sua amante, uno splendido giardino alberato con lunghe vasche di acqua zampillante che salgono in una magnifica prospettiva verso il piccolo palazzo dove la nobildonna aspettava le visite del suo amante, rimane un santuario dell’ amor profano visitato dagli iraniani come un timido pellegrinaggio.Più a est i sasanidi edificarono la poderosa cittadella di Arg-é Bam che accolse per secoli le carovane sulla Via della Seta nei suoi caravanserragli, dopo la fine dell’ impero e l’ invasione araba, il centro fortificato sopravvisse in decadenza e nel XII secolo riprese il suo ruolo nella Persia islamica le cui dinastie la ricostruirono dopo le devastazioni di Gengiz Qan e Tamerlano. Con la decadenza dell’ultima grande dinastia persiana, l’ invasione degli afghani e dei turchi Qajar, la cittadella fu abbandonata e rimase un’ altra silenziosa e magnifica testimonianza della grande Persia sferzata dai venti del deserto. Nelle mura imponenti si apre una sola porta guardata da torri e bastioni e una via stretta si arrampica per le rovine di quella che fu una splendida cittadella dal grande baazar dove convergevano strade e vicoli ricchi di case, palazzi, moschee, botteghe e caravanserragli frequentati per secoli dai mercanti e viaggiatori sule vie dell’ Asia Centrale, dominati dal palazzo fortificato delle Quattro Stagioni Chahar Fasl da dove i sultani governavano l’ est.La strada per Zahedan e il confine pakistano è percorsa da camion e bus, qualcuno riporta ancora gli itinerari di un tempo da Quetta in Pakistan a Istambul via Tehran o quello famoso tra i frikkettoni degli anni settanta del magic bus da Istambul a Delhi via Tehran, Kabul e Lahore, uno promette un fantastico Delhi-Lahore-Kabul -Terhan-Istambul-Milano.Sulla strada si susseguono i posti di blocco, spesso bus e camion vengono setacciati accuratamente cercando i carichi di droga prodotti nelle terre di nessuno in Pakistan e in quelle di tutti in Afghanistan, dove i mujaheddin rimpinzati di armi dagli USA contro i sovietici prima e i Taliban poi, hanno organizzato il più massiccio traffico di eroina dell’ Asia.: si attendono novità per chi proseguirà il business dopo la guerraPiccoli eserciti armati di elicotteri, artiglieria e missili che l’occidente profuse agli “eroici” mujaheddin contro l’ “Impero del Male” Sovietico, l’ Iran ci ha spedito le sue truppe scelte di pasdaran per una guerra sconosciuta e senza tregua, senza il bisogno di attentati a torri varie i pasdaran ammassati nelle basi del deserto continuano a combattere trafficanti che alimentavano Taliban e terroristi, sono stati gli unici a farlo, se magari sono arrivati meno carichi di morte dalle nostre parti d’ ora in poi sappiamo chi ringraziare.

Yadz

Nel suo Milione Messer Polo decanta la bellezza dei monumenti e la ricchezza dei baazar di Yadz che visitò nel 1272 in viaggio verso il Catahy, ma l’ antica città sulle carovaniere dell’ Asia centrale era già nota da un migliaio di anni. Nell’ epoca sasanide era uno importante centro del culto zoroastriano, ricordato dalle antiche ed imponenti Torri del Silenzio che si ergono nel deserto circostante, dove per secoli gli zoroastriani hanno adagiato i defunti per farli divorare dagli avvoltoi. La città ancora riveste il suo ruolo per tutti i fedeli di Zarathustra che arrivano da ogni parte in pellegrinaggio al Fuoco Sacro che, si dice, arde ininiterrottamente da millesettecento anni nel suo sacro braciere.Yadz sorge come un miraggio sull’ altipiano tra i deserti orientali di Dasht-e-Kavir e Dasht-e-Lut in un’ oasi che deve la sua vita millenaria all’ ingegnoso sistema dei canali sotterranei qanat che portano le acque dal monte Shir Kuh a decine di chilometri di distanza, li inventarono gli antichi Medi e da oltre duemila anni continuano ad essere insostituibili per efficacia e perfezione.Nel VII secolo anche qui gli arabi portarono l’ Islam e le dinastie musulmane che si sono succedute edificarono quartieri, moschee e baazar ammirati da Marco Polo e gli altri viaggiatori, nonostante la devastazione dei mongoli. Nei secoli successivi la città fu arricchita di nuovi palazzi, mercati e le moschee dell’Ora e del Tempo che si ergono magnificamente dal 1326 con i loro minareti, la vecchia biblioteca e l’ università teologica medersa, le carovane continuarono a sostare nei caravanserragli e fiorì sotto i Safavidi.

Persepolis

Sull’ altipiano tra Isfahan e Shiraz si viaggia a ritroso nei secoli verso l’apogeo dell’ impero Achmenide per i pochi resti della prima capitale Pasagarde del VI secolo a.C., con solitario e granitico il mausoleo di Ciro, primo grande imperatore degli Achmenidi. Estese l’ impero sui regni di Babilonia, Siria, Fenicia e Palestina, dove favorì il rientro del Popolo di Israele che ne era stato scacciato, acclamato come liberatore dalla Turchia all’ Afghanistan, cadde nel 529 nel sua ultima battaglia e fu tumulato a Pasagarde in quel mausoleo di marmo isolato e magnifico nel silenzio dell’altipiano. Più oltre a Naqsh-e-Rostam gli Achmenidi scavarono nella roccia le tombe dei sovrani Dario I, Serse, Ataserse e Dario II con vaste facciate a croce di dieci metri dominate dal simbolo dell’ Unità della Nazione Ahura Madza. La costruzione quadrangolare in pietra che si erge enigmatica davanti il sepolcro di Ataterse era consacrata a Zarathustra e c doveva conservare per l’ eternità il Fuoco Sacro. Attorno i sasanidi scolpirono grandi rilievi che ricordano le glorie dell’ impero che si estese della Persia all’ Anatolia fino a quando non fu travolto da Alessandro il Grande nella sua leggendaria marcia in Asia. Dario I fondò la nuova capitale a Persepoli nel 518, riorganizzò stato in governatori Satrapi ed eserciti locali guidati da Kàranos, creò una delle prime burocrazie della storia e fece edificare grandi opere pubbliche. Poi si volse ad occidente iniziando l’ epica guerra con le Polis elleniche che culminò con la sconfitta di Maratona nel 490, morì progettando un nuovo attacco alla piccola Grecia che aveva umiliato il suo poderoso esercito. Dario il Grande fondò Persepolis nel 514 a.C .e la volle grandiosa come il suo impero, delle due scalinate d’ accesso al palazzo Apadana quella di destra era riservata a sovrani e principi, l’ altra a notabili, cortigiani e visitatori. Le decorazioni raffigurano i popoli sottomessi che recano i loro tributi atraverso l’ imponente Porta delle Nazioni che conduceva all’ Apadana con il Palazzo di Serse e la Sala delle Cento Colonne dai capitelli zoomorfi, oltre cui si trovano il palazzo quadrato del tripylon, i palazzi dove tenevano sontuose feste Dario e Serse e i vari edifici che costituivano la splendida cittadella imperiale. Sul colle di Rahmat si stagliano le tombe imperiali di Ataterse II e Ataterse III scavate nella roccia simili a quelle di Naqsh-e-Rustam e la vista spazia sui resti dell’ antica capitale dei Re dei Re shahashan che la luce radente del sole calante tinge di ocra in uno dei più suggestivi tramonti d’ Asia che accompagna la marcia all’ orizzonte di nomadi Qashqais con le greggi nel loro millenario spostarsi sugli altipiani.

Shiraz

Sull’ altopiano del Fars, che vide l’ apogeo dell’ antica Persia con Pasagarde e Persepolis, sorge Shiraz, piccolo centro nelle epoche achmenide e sasanide , divenne città con l’ arrivo dell ’Islam nel VII secolo, splendida sotto la dinastia Buwayhide tre secoli dopo. Tra i palazzi, giardini, baazar e moschee, fiorì la cultura della Persia islamica che richiamò astronomi, scienziati, artisti, architetti, musici, letterati e poeti che la cantarono come la Città delle Rose e degli Usignoli, da secoli sta adagiata su un’ oasi tra i monti Zagros nel deserto meridionale divisa dal Fiume Secco tra la città più antica e quella medioevale. La prima moschea risale all’ epoca dei Buwaydhi nel IX secolo, la chiamano “La vecchia”, per distinguerla dalla “Nuova” di tre secoli dopo, entrambe dalla raffinata architettura e decorazioni. In quel magnifico medioevo Shiraz si arricchì del mausoleo di Cheragh Shah del XIII secolo e altri edifici, sotto i Safavidi fu costruita l’università teologica e il baazar.Qui un’ udienza con l’ Imam Seied Ali Asghare, uno dei cinque membri del Supremo Kebr Eghan che elegge i successori di Khomeini, per la costituzione della Repubblica Islamica. Arrivo al termine della preghiera che dirige ai piedi del mirahab per i selezionatissimi discepoli, mi accoglie seduto sui tappeti, non ha mai concesso inteviste e per un po’ facciamo lavorare l’ interprete con acrobazie linguistiche per esprimere al meglio i concetti della conversazione che spazia dalla cultura alla religione, dalla storia alla politica.Gli iraniani amano il loro passato, l’ arte e la letteratura ma sopra ogni cosa i loro poeti, la tradizione vuole che il primo fu il re sasanide Bahram Gur nel V secolo d.C., certo è che nel X secolo Rudagi di Rudag componeva le sue rime qasida e le quartine roba’i all’ epoca del sultano Nasir II, nello stesso periodo Daquiqi recitava i suoi versi nella corte Samanide e Baba Taher inaugurava la poesia mistica persiana. Il grande sultano Mahmud di Ghazni attirò a corte artisti e poeti nel XI secolo e fu mecenate di Farrokhi, ’Onsori, Manuchehri e il grande Firdusi che resero la poesia persiana celebre nel mondo islamico e oltre. Abu Sa’id ben Abi ‘l-Kheyr, al-Hujviri e Sana’i di Ghazni incantarono corti e popolo con le loro liriche mistiche e con le sue celebri roba’iyat il grande Omar Khayyam raggiunse le vette della grande poesia universale amalgamando mirabilmente la mistica con i piaceri della vita.Qui sorgono i mausolei dei grandi poeti persiani Sa’di, che compose nel XIII secolo e Hafez che ne fu il degno erede cento anni dopo, protagonisti della grande cultura islamica persiana e quotidianamente oggetto di visite e pellegrinaggi. Il mausoleo di Sa’di si erge in uno splendido giardino con mosaici rosa e turchesi, i visitatori onorano la sua tomba e qualcuno ne recita i versi, poi se ne vanno nella frescura del parco a conversare e bere tè in attesa del pranzo da consumare all’ ombra degli alberi.La tomba di Hafez attende i visitatori alla sommità di una scalinata, piccolo tempio della poesia con i suoi fedeli che vengono a rendergli omaggio prima di sciamare educatamente nello splendido giardino e riposarsi nella vecchia casa da Tè a conversare tra un sorso di chay e una boccata dal narghilè, manca solo il vino tanto caro ad Hafez e all’ altro grande poeta Khayyàm di Nisabur che ne cantò le lodi nelle quartine Rubaiyyàt.Hafez ha lasciato il suo patrimonio culturale ai mistici Sufi che nel Giardino delle Sette Tombe meditano sul mondo e sull ’anima ispirandosi ai poemi del loro grande confratello e la poesia torna alla sua origine tra Uomo, Natura e Spirito. Shams ad-din Mohammad, detto “Colui-che-conserva” Hafez, per la sua perfetta conoscenza del Corano, nacque a verso il 1319 e non lasciò mai la sua Shiraz, la tradizione vuole che incontrò il temuto Tamerlano e riuscì ad incantarlo con la grande abilità nel declamare i suoi versi. Egli cantò mirabilmente Shiraz e l’amor cortese quasi mai corrisposto che genera lirica tristezza, fu grande interprete della mistica coranica e ironico fustigatore del formalismo e fanatismo islamico, maestro della poesia simbolica che egli stesso definì “mistura alchemica di ragione e di vita, rivestita dalle forme del canto e del ritmo..”I persiani lo amano, come amano tutto il loro passato, dagli intellettuali ai più umili si recano in pellegrinaggio alla sua tomba, aprendo un libro dei suoi versi a caso si può leggere un auspicio su fatti futuri, forse il destino.

Isfahan

Aspadana fioriva già nell’ era degli Achmenidi fin dal V secolo a.C., poi durante gli imperi dei Medi, i Parti e i Sasanidi fino all’arrivo degli arabi nel VII secolo e all’avvento dell’ Islam. La dinastia turca selgiudiche ne fece una splendida città, sopravvisse alla furia di Gengiz Qan, ma non a Tamerlano che la devastò. Con l’avvento della dinastia Safavide e lo Shah Abbas nel XVI secolo divenne “La metà dell’Universo”, i suoi successori arricchirono la Isahan per un secolo, poi con l’ invasione degli afghani e dei Qajar decadde, ma i suoi tesori continuano ad ammirare i visitatori. Il fiume che l’ attraversa ha quattro superbi ponti, il più antico è il Shahresan di epoca sasanide, quello delle “Trentatrè arcate” fu costruito dai Safavidi nel 1602, dove il fiume si restringe sorge il ponte di Jubi, infine il Pol-e-Khajou che lo Sha Abbas edificò nel 1650 per farne un centro di ritrovo e da allora gli abitanti si incontrano sotto le arcate e nella casa da tè a bere chay e fumare dal narghilè.Splendida e cosmopolita, Isfahan ha sempre accolto i viaggiatori come uno scrigno che rivela i suoi tesori, celebre per la sua tolleranza culturale e religiosa, come testimonia il quartiere cristiano armeno di Jolfa. La cattedrale è un’armonia di stili e la splendida cappella rimane un gioiello cristiano nell ’Islam con i suoi affreschi seicenteschi dipinti mirabilmente da anonimi Raffaelli e Caravaggi armeni che raccontano i Vangeli, le storie degli Apostoli e i misteri della Resurrezione ,visitati da rispettosi musulmani iraniani. Il magnifico palazzo quadrangolare “Delle Quaranta Colonne” Chehel Sutu, dove lo Shah Abbas accoglieva i visitatori dal suo trono, possiede venti pilastri che raddoppiano in certe riflettendosi nella lunga vasca che completa la raffinata architettura safavide del complesso immerso in un grande parco creato nel 1647. Le pareti sono decorate con affreschi che rappresentano scene di ricevimenti dello Sha Abbas, tra cortigiani, musici, e danzatrici si ditinguono personaggi vestiti all’ europea, ambasciatori e mercanti che frequentavano le corti safavidi all’ apogeo di Isfhan che non ha mai abbandonato il suo cosmopolismo.

Il viale Chahar Bagh attraversa Isfahan come una lama alberata e supera il fiume per il parco reale Hazar Garib sfiorando il palazzo di Sulayman Shah, la moschea Masjid-i-Shah e la vecchia università teologica madrasa del XVII secolo. Il cuore di Isfahan è la sua immensa e splendida piazza voluta dallo Sha Abbas per farne una meraviglia dell’ Islam, chiusa dalla Moschea dell’ Imam alla quale si accede da una maestosa “porta a nicchia” iwan, dove l’ arte della decorazione ha raggiunto la perfezione. All’ interno del vasto cortile affacciano quattro grandi iwan in maiolica blu, dentro e fuori gli edifici della Moschea e della Scuola Teologica risplendono di superbe decorazioni in maioliche multicolori, arabeschi e raffinata calligrafia. Anche le porte del baazar, che si sviluppa ai lati della piazza, sono capolavori di decorazione a maioliche che splendono e mutano colore con lo spostarsi del sole, accedono alle botteghe in un dedalo di vie e rientrano nella piazza con visioni sempre diverse, come la moschea Masjid-i-Sheik-Loftollah dalla delicata tonalità rosea e gialla dei suoi mosaici, impreziositi dal maestro calligrafo Ali Reza Abbasi .Dall’ altro lato della piazza, oltre gli alti zampilli delle fontane della grande vasca centrale, la Loftollah è fronteggiata dal palazzo Ali Qapu, che con i suoi sette piani domina questo capolavoro urbanistico, voluto all’ inizio del XVII secolo dai regnanti safavidi per ricevere sovrani, ambasciatori e ospiti di riguardo, dalla cui terrazza assistevano alle partite di polo. All’ estremità settentrionale il grande iwan Qaysarya è l’ ingresso principale del baazar che si estende per tre chilometri fino alla Moschea del Venerdì Majid Jometh Isfahan, dove è facile abbandonarsi tra tappeti, miniature, manufatti in rame e legno, orificeria, antichità e manoscritti miniati. Su un antico tempio zoroastriano sasanide ,i selgiudichi nel XIII secolo edificarono la Majid Jometh, dove i fedeli compiono il loro dovere attraversando il vasto cortile con splendidi iwan ai quatro lati, ognuno dei quali con una fontana e dalle raffinate decorazioni in maiolica turchese e oro, dalle cui volte pendono come stallattiti le sculture maqarnas.

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