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Pellegrinaggi in Terrasanta

[blockquote author=”Egeria”]..Interea ambulantes pervenimus ad quendam locum, ubi se tamen montes illi, inter quos ibamus, aperiebant et faciebant uallem infinitam ingens, planissimain et ualde pulchrarn et trans uallem apparebat mons sanctus ..[/blockquote]

Così inizia il Peregrinatio Aetheriae, prima cronaca del pellegrinaggio in Terrasanta redatto dalla devota Egeria alla fine del IV secolo, una devota pratica che fu una delle grandi vie della storia partecipando all’apertura dell’ angusto mondo medievale al viaggio che della storia è linfa vitale.

Peregrinatio, iter autem

Dopo le persecuzioni il cristianesimo primitivo delle origini con la riforma costantiniana dalle prime comunità si diffuse rapidamente in Europa, con il concilio tenuto a Nicea nel 325 e i successivi si stabilirono i principi e tutti gli articoli che fondarono la filosofia e la teologia della storia ecclesiastica medievale. Le fonti del lungo periodo dall’ Alto Medioevo ai secoli seguenti ci raccontano l’ imprescindibile legame tra la storia e società con la sua chiesa che ne determinava il corso. Tutto si basava su qui rigidi principi dall’ educazione delle classi più agiate alla mentalità fondata sulla religione popolare e la concezione dell’ aldilà, il terrore del diavolo e tutte le paure con il loro bestiario ma soprattutto la mistica che permeava ogni cosa. All’ inizio il pellegrinaggio non aveva l’ importanza dei secoli successivi, i viaggi devoti andavano dai templi pagani trasformati alle prime basiliche e luoghi di culto diffusi tra i centri del cristianesimo seguendo le strate romane. Poi dalla lettura di quella teologia prima della scolastica si evince un maggior ruolo all’ universalità e divinità di Cristo che alla sua umanità terrena i cui luoghi reali erano meno importanti della contemplazione spirituale. Tuttavia l’ esigenza del pellegrinaggio diffusa dal VIII secolo era insita nella particolarità cristiana della divinità resasi umana a salvare e redimere il mondo, così visitare i luoghi ove tutto ciò era avvenuto è conferma di fede. Soprattutto nel viaggio devozionale per il miraggio della Terrasanta si seguiva l’ originale tradizione evangelica dell’ uguaglianza giacchè ad esso partecipavano tutte le classi sociali dai nobili ai più umili che teoricamente nel percorso di fede dovevano avere dignità simile. Tuttavia già ne IV secolo tra i padri cappadoci sorse una disputatio sui pellegrinaggi e il nisseno pater in ecclesia Gregorio fu tenace sostenitore della loro inutilità giacche non v’ è traccia nella testimonianza evangelica e visitare i luoghi del’ incarnazione terrena non è contemplato nei doveri dei fedeli. Il teologo di Nissa concludeva che quella pratica doveva essere annoverata nelle occasioni di peccato dato che nel pellegrinaggio v’ era promiscuità tra uomini e donne e che comunque ad esse doveva essere precluso quali oggetti di tentazioni. Come in tutte le altre religioni, in ciò difettava la posizione della donne anche nei secoli successivi per le quali esser pellegrine senza maschile accompagnamento era molto disdicevole. Tuttavia fu la norma dettata nel XVI secolo dal pontefice Gregorio XIII a bandirle dal pellegrinaggio se prive da dispensa speciale pena la scomunica e la severa regola andò avanti per i successivi trecento anni. Tuttavia la pratica del pellegrinaggio fu costante e andò intensificandosi compreso quello femminile che al contrario dei misogini strali del beato Gregorio e gli altri ebbe fondatrici e protagoniste a cominciare dalla santificata Elena che rinvenne i luoghi santi e ad Elena si deve la consuetudine devozionale del pellegrinaggio soprattutto tra le donne. Tra esse della dinastia costantiniana era Eutropia, poi Eudocia moglie di Teodosio II , ma soprattutto Egeria alla fine del IV secolo che ha lasciato un dettagliato diario sul che suo viaggio nella Peregrinatio e le tappe principali a Costantinopoli ed a Gerusalemme.

Miraggio di Terrasanta

Con il trionfo del cristianesimo l’ imperatore Costantino cominciò a servirsi dei pellegrinaggi quella che aveva proclamato reso religione di stato dopo il periodo delle persecuzioni. In Palestina fece edificare la Basilica del Santo Sepolcro che è rimasta il massimo santuario della cristianità. All’ augusta sua madre Elena si deve la ricerca di quella Gerusalemme scomparsa dopo la distruzione di Tito e alle grandi trasformazioni urbane volute da Adriano, nel 326 la regina aveva compiuto il primo pellegrinaggio in Terrasanta durante cui la tradizione medioevale vuole il ritrovamento dei resti di ciò che furono i luoghi Santi. Il sepolcro scavato sotto il tempio di Venere che Elena fede demolire per portarlo alla luce, identificato come la tomba di Giuseppe d’ Arimatea, una grotta nel Getsemani sul monte degli Ulivi ove Gesù avrebbe insegnato la preghiera del Padre Nostro al discepoli e la grotta della Natività nel villaggio di Betlemmee a lei si deve l’ edificazione delle rispettive basiliche. I viaggi in Terrasanta iniziarono fin dall’ epoca testimonianze di pellegrini che raccontano le tappe del viaggio sulle vecchie strade romane per quei luoghi. Tra i primi San_Girolamo che rimase in Palestina e con alcuni monaci nel IV secolo fondò a Betlemme una comunità ove riceveva viaggiatori che venivano a rendergli omaggio dopo aver visitato i luoghi santi, anch’esso alle origini del monachesimo palestinese. Con l’ intensificarsi del pellegrinaggio iniziò la costruzione di aree monumentali e l’ ampliamento delle basiliche costantiniane anche a Gerusalemme e ne resto della Terrasanta si configurò l’ urbanizzazione cristiana. Dal diario di un anonimo pellegrino piacentino due secoli dopo quello di Egeria si evince come in quel periodo si fossero moltiplicate le chiese con reliquie e hospitales che accoglievano i pellegrini. Con l’ assedio e la presa di Gerusalemme nel 637 durante espansione islamica il pellegrinaggio si arrestò e la navigazione dall’ Europa ad oriente fino al X secolo divenne molto difficoltosa, così come gli itinerari terrestri sulle vie balcaniche devastate dalle incursioni degli Avari, Ungari e Slavi. Le difficoltà dei pellegrinaggi in Terrasanta furono compensate con quelli europei in luoghi ove vennero edificati santuari contenenti le reliquie provenienti dall’ oriente bizantino. Nel millenario della Crocifissione ricominciarono i flussi verso Gerusalemme ove venne ricostruita la basilica del S.Sepolcro. Esso coincise con la diffusione dei miti a sull’ imminente Giudizio universale profetizzato nell’ Apocalisse di Giovanni che molti desideravano accogliere nella mitica valle di Giosafat ove attendere il biblico Armageddon, non si sa bene per quali calcoli sarebbe dovuta avvenire nel periodo pasquale del 1065, fatto sta che in qui giorni giunsero migliaia di pellegrini ad aspettare la fine dei tempi. Il paventato giudizio non arrivò e il mondo riprese la sua storia che vide Francesco d’ Assisi recarsi in Gerusalemme nel 1221 con tanti fidi frati che vi restarono a custodia dei luoghi santi e ad essi si devono descrizioni, diari ed itinerari che furono preziose guide ai pellegrini.

Il pellegrino

Nel loro fervore i pellegrini medievali s’ avventuravano in difficoltosi itinerari su percorsi disagevoli e territori sconosciuti spesso sconvolti da conflitti pronti al sacrificio per stenti o per mano di briganti che li infestavano anche in periodi di pace. Furono gli intrepidi monaci irlandesi che dal VII secolo diffusero la cristiana concezione della vita come un continuo pellegrinaggio, poi la canonica concezione ex_poenitentia stabiliva la corrispondenza tra peccati e pene derivanti così che a molti appariva fondamentale espiazione l’ itinerario nudi homines di fede. Chi vi si approntava doveva lasciare gli abiti peccaminosi in una cerimonia ove vestirne umilmente di modesti per un aspetto a simbolo del desiderio di mutamento della vita mondana ed espiazione. I pellegrini medievali portavano un lungo mantello con il cappuccio pellegrina o un tondo copricapo a larghe tese, una bisaccia e un bastone e dovevano poi recare i simboli delle mete del pellegrinaggio. Giunti a destinazione oltre alla contemplazioni dei luoghi e le preghiere, molti volevano tornare con una qualche sembianza di reliquia a proteggerli dalle difficoltà del viaggio e come ricordo della mistica esperienza A partire dal IX secolo la chiesa dettò anche le mete per espiare i peccati e ne sorse il sistema penitenziale medievale per cui si idearono le mappe degli itinerari in Terrasanta che i più fortunati potevano reperire forse basati sul mosaico della giordana Madaba del VI secolo che ne raffigura i principali luoghi di pellegrinaggio. Durante i lunghi itinerari i pellegrini erano accolti in hospitales dei vari ordini religiosi sorti su quelle vie e giunti in Gerusalemme trovavano varie sistemazioni come nei locali di S.Giovanni o presso altre chiese e monasteri.

Vie Francigene

Molti lasciarono testimonianze, alcuni diari e note sugli itinerari il primo e più importante è quello lasciato da anonimo pellegrino nel 333 con l’ Itinerarium_burdigalense che partì dalla francese Burdigala Bordeaux percorrendo la via Domitia da Tolosa ad Arles, superando quindi le Alpi per il passo Moncenisio giungendo in terra italica e da Torino prese la via Postumia fino Aquileia. Di qui per la via balcanica raggiunse la bizantina Costantinopoli e scese in Terrasanta. Il dettagliato itinerario dice poi che a tornare s’ imbarcò per la pugliese Otranto e continuò sulla Traiana fino a Roma ove completò il suo pellegrinaggio nel cuore del cristianesimo. La via balcanica percorsa nell’ itinerarium dell’ anonimo burdigalense era la più lunga e difficoltosa e fu poi anche una di quelle percorse dalle crociate che la seminarono di devastazioni.Tuttavia era anche la via meno onerosa rispetto a quelle per mare, ma consigliabile solo se si viaggiava in consistenti gruppi date le difficoltà e pericoli, seguiva le antiche strade romane delle province Illyricum, come la Ignatia ed altre che portavano a Costantinopoli, ma poi a lungo dominate dai Turchi. Dell’ Itinerarium Burdigalasi si seguiva quindi la prima parte oltre le Alpi in Italia che s’ attraversava su quella che fu la via degli abati passando per Roma, poi la traiana per il sud_italia fino in Puglia per imbarcarsi nel Salento ad Otranto o altri porti, così Roma oltre ad essere meta di pellegrinaggi fu anche tappa fondamentale per proseguire in Terrasanta, l’ itinerario degli abati e i collegati sulle Francigene furono seguiti anche da illustri devoti che ne hanno lasciate preziose testimonianze.

Itinerarium

Nel IX secolo Il monaco bretone Bernardo il saggio con i confratelli benedettini Stefano e Tendemundo partì dalla sua abbazia di Mont St.Michel in Normandia sulla via di Roma ove ottennero benedictio dal pontefice Niccolò I per continuare in Terrasanta prendendo la la via sacra Langobardorum che fu l’ itinerario Micaelico dei pellegrinaggi per il santuario del venerato monte Sant’ Angelo. Di lì in terre all’ epoca musulmane nell’ islamico emirato di Bari pagando onseroso balzello al reggente Sawdān per continuare in quello di Taranto ove imbarcarsi con schiavi cristiani.Giunti in Terrasanta alloggiarono nell’ Hospitalis per pellegrini di Muristan accanto alla chiesa di Santa Maria Latina, riedificato poi dagli ospitalieri, redigendo poi la cronaca Itinerarium trium monachorum.Sul suo viaggio e la descrptio dei luoghi visitati, particolarmente il Santo Sepolcro e la chiesa di San_Giorgio a Lod, dimenticata fino alla sua pubblicazione otto secoli più tardi negli Itinera Hierosolymitana et descriptiones Terrae Sanctae bellis sacris anteriora et latina lingua exarata. Gli italici percorsi dei pellegrini furono seguiti da illustri viaggiatori su quelle vie di fede, furono itinerario del vescovo di Canterbury Sigerico nel 990 che descrisse dettagliatamente la Via che fu nota come Francigena, poi del monaco irlandese Nikulas di Munkathvera nel 1154 che redasse il suo diario di viaggio Leiðarvísir, lo percorse il re francese Filippo II Augusto di ritorno dalla terza crociata nel 1191. I viaggiatori in oriente procedevano nel sud_italia sulle antiche vie consolari per i porti pugliesi si procedeva sulla via Appia che portava a Capua e di qui a Beneventum fino a Brindisi oppure lungo l’ Adriatico da Rimini ove incrociava da nord la Via Emilia e verso sud la Traiana per la via Micaelica seguita dal pellegrinaggio garganico in Puglia a raccogliersi nel santuario di San Michele Arcangelo, quindi in Salento per imbarcarsi ad Otranto per la costa palestinese a Jaffa di dove si percorreva la via per Gerusalemme.

Le crociate

Tra le predicazioni al finire dell’ anno mille fu Pietro l’Eremita ad infiammare con bellicoso fervore del Deus le volt le masse diseredate per liberare le sante terre di Palestina e ne venne la prima di quelle Crociate che fu detta dei pezzenti voluta da Urbano II nel 1095. Presero la via dei balcani seminando distruzione, saccheggi ed eccidi d’ Ebrei dalla Croazia all’ Ungeria e la Romania e da Costantinopoli scesero in quei luoghi da liberare facendosi sbaragliare dai turchi. Poi l’ agognata Gerusalemme venne assediata e presa con spaventosi massacro, ne fu fatto regno con i suoi stati che per un paio di secoli fino alla caduta assicurò agevole il pellegrinaggio. Scriveva il cronista Raimondo di Aguilers raccontando la presa crociata di Gerusalemme:“..nel portico e ne tempio di Salomone si marciava nel sangue fino alle ginocchia. Senza dubbio, fu una punizione divina giusta e splendida il fatto che questo luogo fosse riempito del sangue dei non credenti, poiché esso, per tanto tempo, aveva sofferto dei loro atti blasfemi”.

Bernardo di Chiaravalle nel 1130 redasse la De_laude_novae_militiae ove descriveva gli infedeli invasori della Terrasanta come vasi d’iniquità da sterminare giacchè l’ uccisione di qualsiasi nemico della vera fede non poteva essere omicidio ma malicidio.Cristianamente conferma che la guerra profana ove «Christus non est causa militandi» non è ammissibile, ma se «Christus causa militandi est» allora è cosa giusta e santa. Da questo mistico bellico furore sorse la Militia sancti sepulcri degli ordini monastici militari come gli Ospitalieri, i cavalieri Teutonici e la controversa storia dei controversi Templari. Le controverse vicende delle successive crociate s’ inseguirono in quelle terre fino alla metà del XIII, sconvolgendo non poco gli intenti pellegrini giacchè esse venivano intese come bellicose penitenze al pari delle pacifiche visite avendone immunità e privilegi elargiti ad essi dalla chiesa. Il periodo tra il 1096 e il 1291 delle Crociate non è dunque concepito come di sante guerre giacchè la guerra in sé non può essere santa nella visione cristiana, sono conflitti voluntas dei come altri pellegrinaggi, ma armati per riconquistare la Terrasanta che dal 638 era dominio islamico. In ciò stava il senso di quelle guerre, la devotionis causa e il mistico miraggio della Terrsanta di tutti i pellegrinaggi medievali . Anche dopo la riconquista islamica di Gerusalemme nel 1187 il vero pellegrinaggio continuò per tutta l’ epoca anche se l’ aumento dei santuari in Italia e il resto d’ Europa ove il luoghi di Terrasanta erano riprodotti rendeva più agevole recarvisi evitando quel lungo, pericoloso ed oneroso tragitto.

I viaggi dalla Serenissima

L’anima commerciale della Serenissima operò per attrarre i pellegrini a Venezia come porto d’ imbarco e nel trecento ormai sostituiva quelli pugliesi per gran parte dei pellegrini con il suo dominio sull’Adriatico e le rotte nel Mediterraneo orientale assicurando viaggi meno avventurosi, pur sempre soggetti ai disagi dell’ epoca, tempeste e assalti di pirati saraceni. Nel 1179 ottenne dal papa Alessandro III indulgenza dei peccati per tutti coloro che visitavano Venezia, riconoscimento che ha originato la grande festa della Sensa

con il sontuoso sposalizio del mare che per oltre sei secoli attrasse mercanti, visitatori e moltitudini di pellegrini che cercavano i perdono dai peccati. Nel XIII secolo la potente città marinara cominciò ad organizzare viaggi regolari in Terrasanta essendo già una delle tappe per i pellegrini che venivano dall’ Europa centrale ed orientale, funzionari governativi o privati usi a più idiomi riuscivano a convincere i pellegrini in transito ad evitare un altro lungo tragitto ed imbarcarsi direttamente dal porto della Serenissima sistemandoli a seconda delle possibilità in locande, conventi o più agiati alberghi, quindi li accompagnavano ad acquistare il necessario ed istruirli al viaggio. Le partenze erano previste a primavera e all’ inizio dell’ autunno e durava qualche mese, pertanto era sempre consigliato dotarsi di indumenti pesanti, scarpe adatte, biancheria, coperte e quanto necessario dato che a bordo si viveva con ciò che si era portato, chi voleva spendere meno poteva affittare il tutto a botteghe sorte per la fabbisogna da restituire al ri­torno. Per i viveri si consigliava vino leggero, intrugli contro il mal di ma­re, gallette, salumi, carne e formaggio salati per una lunga conservazione, ma a bordo i pellegrini potevano anche acquistare a cibarie. Una volta attrezzati al viaggio a seconda delle possibilità si trovava posto sui vascelli sempre in base alle proprie esigenze e mezzi. Il governo controllava direttamente che sulle navi e le galee della marineria veneziana nave fossero assicurate stabilite norme igieniche e di sicurezza, disciplina, pulizia e cibarie sufficienti. Per la data di partenza e il costo si sapeva che vi era il controllo delle autorità preposte affinchè tutto si svolgesse regolar­mente, se vi fossero state controversie al ri­torno i viaggiatori potevano ricorrere ad un apposito tribunale che esaminava gli esposti garantendo eventuali risarcimenti. Data la quantità di pellegrini che partivano per la Terrasanta e che tra essi v’ erano sovente personaggi di rango spesso in incognito, si cercava di evitare possibili disagi, inoltre i pellegrini sostavano a Venezia al­meno un paio di settimane e la Serenissima il gover­no cercava di rendere il soggiorno agevole anche con divertimenti, mercati e feste in Piazza San Marco. Poco dopo i vascelli salpavano salutati dalla folla per mari spesso agitati e terre sconosciute, ma i pellegrini sa­pevano che Venezia li seguiva ovunque, anche tra gli infedeli dando a tut­ti tranquillità e serenità con una certa fi­ducia quel viaggio.

Per mare e per terra nei secoli quelle vie dei pellegrinaggi in Terrasanta sono state protagoniste del desiderio di conoscere e scoprire terre ignote e seppure non animato dal fervore di fede ripercorrerle è stata indimenticabile esperienza come su tutte le altre vie della storia.

[blockquote author=”Peregrinatio Aetheriae”]de quo locutus est Deus sancto Moysi in igne, uideramus etiam et ilium locum, in quo steterat ante rubum sanctus Moyses, quando ei dixit Deus: solue corrigiam calciamenti tui, locus enim in quo stas, terra sancta est.[/blockquote]

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