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Attraverso l‘Australia

Sulle rotte del Pacifico per l’Oceania a cercare l’incognita Terra Australis , ci girarono attorno francesi e britannici con qualche sbarco e poi furono questi ad arrivarci con Cook nel suo primo viaggio, ma l’interno rimase incognito per altri cent’ anni, pur tentando di esplorarla prima che nell’ottocento qualcuno osasse avventurarsi oltre.William Paterson da Port Dalrymple per i fiumi Esk e Tamar in quel primo ventennio di secolo Blaxland , Wentworth e Lawson s’inoltrarono nel Great Dividing Range attraverso le Blue Mountains fino al Nuovo Galles del Sud poi Throsby , Meehan e Hume nei Goulburn per il lago di Bathurst ,l’ italiano Giuseppe Selvaggio raggiunse il Lake George e il fiume Murrumbidgee. Gli anni che seguirono Sturt e Hamilton, Molloy, Alfred e Bussell esplorarono quasi tutti i teritori del New South Galles , tra il 1854 e il 1860 la spedizione di Austin e Brown al Murchison_river, per il fiume Finke andò Mc Douall fino al Tennant Creek e ai monti MacDonnell che ne presero il nome. Mai nessuno tentò di attraversare interamente i selvaggi ed inospitali territori dell’interno fino a Burke e Wills che riuscirono a raggiungere il centro geografico del continente, ma l’impresa fu tanto ardua che Burke e il compagno d’avventura Wills perirono di stenti sulla via del ritorno.Solo uno di quella tagica spedizione riuscì a sopravvivere salvato dagli aborigeni che ci vivevano da millenni e tra i quali visse a lungo fino a quando non fu ritrovato dalla successiva spedizione di Howitt. In ogni parte del mondo mi sono sempre adoperato a seguire le vie della storia e delle esplorazioni cercando di ripercorrerne gli itinerari per cui non poteva mancare il fascino della traversata di questa Terra Australis.Oggi è attraversata da lunghissima arteria che collega il sud al nord e alcuni dei luoghi che videro le drammatiche esplorazioni nel continente che rimane ancora vario e imprevedibile lasciando la Stuart_Highway per entrare in un altro mondo dai grandi spazi selvaggi e i misteriosi territori degli spiriti aborigeni. La vecchia via aperta dalla drammatica spedizione di Burke e Wills, parte da Melbourne ove ci sono da vedere e fare diverse cose prima d’avventurarsi a seguirne le tracce, sta nel Victoria le cui coste furono esplorate da Cook e i navigatori che lo seguirono nello Stretto di Bass che separa Il continente dalla Tasmania.Dalla piacevole costa del Victoria si va agevolmente per il New South Wales ove l’ambiente selvaggio attraversato dai primi esploratori dell’ottocento s’ è trasformato in vaste campagne e vigneti ai margini di colli e praterie con le mandrie seguite dagli stockmen, cow boys di questo grande far west australiano che riempiono i pub con le loro donne suonando vecchie ballate sul mito di Ned Kelly e altre storia tra boccali di birra dopo aver cavalcato tutto il giorno. Ad est si sollevano aridi e massicci i monti Grey e il Flinders Range a dominare il deserto di Stony attraversato dalla pista che porta al Cooper Creek ove si persero Burke e Wills al ritorno dalla lunga traversata, sopravvivendo con l’aiuto degli aborigeni che poi li lasciarono a vagare per questi posti fino a morire di stenti.Dal grande lago di Eyre, che luccica irreale nel deserto come un miraggio, altre vecchie piste di pionieri si perdono nel Simpson Desert per ricongiungersi con il mondo ad Alice Springs,l’avamposto nel cuore dell’Australia che si è trasformato in una città persa nella pianura da visitare conservando orgogliosamente la vecchia stazione telegrafica e le case di legno coloniali costruite faticosamente dai nonni di chi ci abita dai cognomi irlandesi, scozzesi, tedeschi,olandesi, greci e italiani. I pionieri venuti dalla vecchia Europa dopo le prime esplorazioni di questo outback ove aprirono piste e costruirono sperduti villaggi ai margini del deserto,colonizzarono e lasciarono i territori più selvaggi ed inospitali agli aborigeni in una drammatica convivenza, così come altri coloni avevano fatto con gli indigeni del far west americano. Attorno Alice Springs si stende l’immenso territorio del Red Centre, deserto di sabbia e di rocce alternato alla savana di arbusti fioriti a primavera, dove saltano i canguri e corrono i dingo nei selvaggi spazi d’ocra generati da antiche violenze geologiche che hanno spaccato la terra in improvvisi canyons e sollevata in rocce solitarie dalle forme fantastiche. L’irreale gola del King’s Canyon e il leggendario patrimonio di Ayers Rock, l’Uluru sacro agli aborigeni,nove chilometri di circonferenza e trecentocinquanta metri di altezza, il più grande monolite della terra affiorante da una gigantesca massa precambriana che affonda fino a seimila metri nel sottosuolo e riaffiora a trenta chilometri di distanza nei Monti Olga Kata Tjuta . Le rocce seguono quotidianamente il corso del sole tingendosi di rosa all’ alba, chiaro nel mezzo del giorno, ocra il pomeriggio e rosso intenso al tramonto, penetra negli anfratti, le grotte, le nicchie nascoste e le strane figure scavate dall’erosione, come il gigantesco teschio che guarda inquietante il deserto da una parete dell’ Ayers Rock rifugi di animali e luoghi segreti di antichi spiriti onorati dalle cerimonie segrete degli aborigeni. Da secoli le tribù Pitjandara dipingono simboli antichi e storie mitologiche negli anfratti segreti delle rocce e il loro santuario è questo Uluru come m’appare di magnifici cromatismi nel suo mistero e dove vi celebrano misteriosi riti propiziatori, mentre KataTjuta dei Monti Olga dalle trentuno cupole appaiono all’orizzonte come resti di una fantastica città al centro della quale vi è la Valle dei Venti ove quando il sibilano nella stretta gola fa sentire il respiro del gigantesco serpente mitico in letargo. Lontano roccia si spacca nella gola del King’s Canyon che sprofonda nella misteriosa voragine dove gli anfratti più nascosti sono abitati dagli spiriti e antichissimi esseri mitici dalle strane forme create nell’ Età del_Sogno, quando l’uomo e gli animali non erano separati nella natura e che parlano agli sciamani con il vento, tramandata dalla mitologia di questi aborigeni che mi ci accompagnano. La vecchia rotta degli esploratori lascia questo mondo fantastico e primordiale per i bacini aridi degli antichi laghi Amadeus, Hopkins e Mc Donald che per brevi periodi ricevono le acque delle scarse piogge nell’allucinante deserto di Gibson, da millenni frequentati dai nomadi cacciatori aborigeni, gli unici a sopravvivere nell’immensa pianura d’ocra assieme a canguri, wallaby, dingo e rettili che seguono con lance e boomerang nella savana, fossili viventi dell’alba dell’umanità. Le piste si perdono tra le dune rosse e la savana del Gibson nei suoi fantastici contrasti tra la terra e il cielo infiniti, grandioso e selvaggio ambiente che ha visto i drammi solitari di chi l’ha sfidato e si è perso per calcinare al sole, come ancora raccontano le vecchie storie di pub nell’outback. Dalla sperduta sorgente di Vaughan Springs si riprende la pista per alla riserva di Yuendumu che raccoglie i nomadi del deserto stanchi di inseguire le prede e strascicano un’esistenza miserabile vivendo di assistenza. Verso nord la pista attraversa le propaggini del deserto di Tanami ed entra nella savana della riserva di Hooker Creek, dove i piccoli gruppi di nomadi ormai sedentari sopravvivono nel lontano ricordo degli antenati con le loro cerimonie e le danze del Corroboree al misterioso suono del didgeridoo cercando risposte dagli spiriti che parlano sempre meno agli sciamani. L’Australia selvaggia dell’outback desertico nel Territorio del Nord si trasforma in campi fertili e allevamenti attorno alle fattorie lungo la strada che porta al vecchio centro coloniale di Katherine ,di dove la via dei pionieri continua sul fiume che si insinua tra le gole fino alle lande della Terra di Arnhem, immensa e tropicale con le paludi che si perdono all’orizzonte e ultimo rifugio degli aborigeni del nord, tra marsupiali, wallaby, bufali, coccodrilli, un’incredibile varietà di uccelli, laddove l’uomo si ricongiunge alla natura. Tra e il contiguo Parco del Kakadu dagli agevoli percorsi, gli aborigeni vivono da sempre e hanno lasciato le loro tracce artistiche sulle rocce dipinte con misteriosi esseri mitologici, personaggi di leggende che si perdono nella notte dei tempi e segreti simboli magici che solo gli sciamani sanno interpretare per rivelare alle ultime tribù delle paludi gli arcani degli antenati e delle entità sovrannaturali che governano il loro fantastico universo. La vecchia rotta dei pionieri torna a sud est per le calse sorgenti di Mataranka e attraversa la Barkly Tableland fino al fiume Leichhardt che prende nome dall’esploratore che per primo vi giunse per questa via Ludwig Leichhardt, procedendo per una delle miniere d’ uranio in_Australia a Mary Kathleen da dove raggiunge Mount Isa, sorta dalle fatiche degli immigrati italiani.Sale poi sull’altipiano tropicale di Atherton denso di foreste alimentate da fiumi, laghi e cascate, da cui ridiscende per la pianura delle grandi piantagioni di canna del Queensland che s’ apre sulla costa affacciata magnificamente sulla Grande barriera corallina. Oltre duemila chilometri di banchi sommersi ed emergenti di tutti i colori nel mare smeraldo e turchese, in milioni di anni di coralli accumulati in una delle più grandi e perfette opere della natura che ha ostacolato a lungo i velieri europei per sbarcare su queste coste, ma che affascinò Cook e gli altri con il suo spettacolo grandioso.Decine di isole e di atolli si inseguono lungo la grande barriera dove il vento e il mare ha portato la vita in superfice coprendole di vegetazione tropicale che attira gli uccelli marini, mentre sotto l’’acqua cristallina si stendono le immense foreste di coralli policromi dove guizzano a migliaia pesci d’ ogni forma e colore, madrepore gigantesche, molluschi e crostacei di ogni specie, enormi testuggini e predatori che quotidianamente chiudono una lunga catena biologica da milioni di anni. Ci si affaccia la città di Cairns da dove una una pista risale la selvaggia penisola di York per Cape Tribulation e la comunità aborigena di Hopevale, tutto magnificamente immerso nel parco Daintree, verso l’ estremo del continente dalla costa frastagliata sorvolata da migliaia di uccelli marini sull’oceano blu e smeraldo dove affiorano gli scogli di corallo, ultimo lembo d’Australia fronteggiato dalle isole di Possession, Thursday e Badu nello Stretto di Torres incrociato da tanti navigatori ad inseguire il mito della Terra Australis sulle rotte del Pacifico.

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