Oceania

Nuova Caledonia

Quando Cook arrivò nelle isole della Nuova Caledonia,si sorprese per la mitezza dei negroidi melanesiani kanachi che le abitavano.Impressionato dai racconti di chi l’aveva preceduto descrivendoli come ostili e feroci guerrieri cannibali,ma la caratteristica di questo popoìo è proprio la convivenza di una fiera bellicosità con un’esistenza pacifica,ben presto sconvolta dall’impatto con i bianchi dal quale uscirono decimati.Isolata per secoli dalle rotte melanesiane dopo la prima grande migrazione,la Nuova Caledonia è un massiccio montuoso che emerge dall’Oceano e si sbriciola intorno nelle piccole Belep,Loyautè, Lifou, Ouvea e l’Isola dei Pii,circondato da un’enorme laguna piena di vita e colori formata dalla barriera corallina che lo protegge dall’oceano.ll massiccio montuoso coperto di foresta scende ripidamente su lunghe spiagge dorate bordate di palme sulla laguna nella costa orientale che contrasta con la severità di quella occidentale arida e selvaggia,a sud le conifere coprono le montagne popolate da cervi e a nord la foresta tropicale scivola verso le pianure sul mare,ambienti che si contrastano tra loro come i villaggi indigeni con i centri coloniali francesi.I francesi arrivarono dopo Cook e ne fecero una colonia,una delle ultime con il tricolore sugli edifici della capitale Noumea,un pezzo di Francia con le sue strade,le case,le boutiques,i cafè e le boulangerie sperduto nel Pacifico dove i bianchi si sono radicati da generazioni in un contrasto sempre più stridente con l’anima indigena che è riemersa tra i villaggi attorno gli antichi totem.Da Noumea parte la via che circonda,penetra e si arrampica nella “Grande Terre” contesa tra il midi francese d’oltre oceano e il rinato orgoglio indigeno dei Kanachi,attraversando la foresta fiorita di Yatè per la costa occidentale e il passo di Momèa verso quella meridionale dove si stende magnificamente la baia di Saint Vincent sulla laguna corallina.Tra la costa meridionale e quella settentrionale la separazione tra i due mondi è netta,da Oubatche una vecchia pista si infila nella foresta tropicale che scende dalla montagna disseminata di villaggi kanachi fino al mare dove lunghe spiagge si inseguono tra la laguna e le palme che nascondono gruppi di capanne lontane dai bianchi e dalla scheggia di Francia arrivata in questo angolo del pacifico su vecchie rotte di avventurieri europei.Nelle zone più isolate della “Grande Terre”gli indigeni kanachi hanno resuscitato le antiche tradizioni e i culti tra i villaggi dalle alte capanne “pae-pae”,tra le quali spiccano quelle del capo e delle cerimonie dove si celebrano i riti “pilù-pilù”che raccolgono le tribù attorno ai totem dei dan cercando l’antica unità che le liberi dai bianchi.Sono risorti i culti degli antenati e delle forze della natura,gli astri,la pioggia,il tuono,il vento,la foresta e il mare,l’antica usanza di seppellire lo spirito del male in una fossa recitando scongiuri e formule magiche mentre l’intera tribù calpesta la terra gridando,gli sciamani sono tornati a propriziare il sole e i raccolti,a curare malattie scacciando gli spiriti maligni,i defunti più importanti vengono sepolti in caverne o tronchi di alberi,mentre i capi spinti nelle piroghe regali nel grande oceano per ricongiungersi agli spiriti.

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