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Vie dell’Ambra

Cercando la preziosa resina

Prima che l’umanità vi comparisse i territori nel settentrione d’ Europa verso il Baltico erano coperti di foreste d’alberi che resistevano ai venti degli inverni gelati e la resina di quei pini colava sui fusti a volte imprigionando per millenni a venire insetti, come gioielli della natura che risplendevano di giallo e bruno. Il tempo li trascinava per ghiacciai e fiumi sui litorali ove mare e venti ne completavano il cesello, vasti depositi sul Baltico come scrigni preziosi aperti nei secoli alla raccolta dell’ ambra. Nel sesto millennio tribù di cacciatori seguendo le prede per le foreste e i pesci nei fiumi andarono popolando il nord dell’ Europa dalla Scandinavia al Baltico e qui trovarono quella che sembrava pietra mai vista che traspariva leggera e calda al tocco come donata su quelle coste da divinità e di sicuri magici poteri per cerimonie e per accompagnare defunti. Ne cominciò commercio tra quei popoli del nord e poi con quelli che stavano ad est e a sud, passando nei secoli a venire attraverso l’ Europa al Mediterraneo e si sa che in Egitto e in Mesopotamia la si adoperava per preziosi monili, più tardi in Grecia portata dai Dori giunti da settentrione, Talete di Mileto nel sesto secolo osservò che a strofinarla s’anima d’una scossa leggera e la chiamarono Ηλεχτρον Elektron. Così sorse la Via dell’ambra che scendeva dalla costa del Baltico per quattrocento chilometri e poi andava ad incrociare con le altre vie che diramavano per l’Europa, la greca elektron divenne la latina “luminosa sostanza del sole” elector e la chiamò in vari idiomi, sucinum e lapis ardens dai romani, gleso dai germanici e glaes dai britanni. Da quei tempi molti scrissero della preziosa ambra “…A Eurimaco, subito dopo portò un’artistico vezzo d’oro alternato con grani d’ambra, che un sole pareva…” narra Omero della collana donata da Eurimaco a Penelope nell’Odissea e Il coro Ippolito di Euripide recita “… librami sull’onda che fluttua …là stillano raggi di lacrime chiari d’ambra, le Elìadi, per la pietà di Fetonte si struggono..”

Tra miti, viaggi e commerci

Molto era legato al mito, come Fetonte che guidò malamente il carro di fuoco del padre Sole incendiando cielo e terra, Zeus lo colpì con fulmine, le sorelle Eliadi disperate furono trasformate in alberi e le loro lacrime divennero ambra, menzionato da Diodoro_Siculo nella Bibliotheca_historica . Ripresa da Omero “… L’uccise Melèagro, il figliuolo d’Oineo, chiamando cacciatori da molte città e cani, ché vinto non l’avrebbe con pochi mortali, tant’era enorme, e gettò molti sulle pire odiose…”Sofocle ricorre alla mitologia di Meleagro che uccise un feroce cinghiale mandato da Diana e poi nel contenderne la pelle uccise anche i fratelli della madre Altèa che si vendicò e le tre sorelle trasformate in uccelli meleagroi che ogni anno volano dalla lontana India sulla Grecia a spargere lacrime d’ambra. Sul mediterraneo giungevano il ricercato stagno e la preziosa ambra portati su quelle vie dal nord attraverso varie terre e popoli, ma ancora incerti sembravano i luoghi d’origine giacchè ancora nessuno da sud v’era stato e così Erodoto nelle Ἰστορίαι Historìai scrive“…per le regioni estreme dell’Europa non posso dire nulla con sicurezza.. certo è che lo stagno e l’ambra vengono a noi dagli estremi confini dell’Europa

Nel terzo secolo la spedizione del greco Pythèas aveva aperto nuova rotta verso le Isole dello stagno Cassiteridi al largo di Cornovaglia proseguendo per i mari del Nord nell’ ignoto Atlantico settentrionale per la leggendaria Thule, cosi’ che si seppe donde veniva lo stagno e altre merci dalla Via del Nord. In epoca romana le antiche vie divennero ben note e se ne diffusero notizie certe da geografi e storici, tra i tanti Plinio il Vecchio nella Naturalis historia, dopo aver commentato Il mito di Meleagro raccontato da Sofocle ne da descrizione scientifica “…è certo che l’ambra si genera nelle isole dell’Oceano settentrionale e che dai Germani è chiamata gleso … Si forma, l’ambra, dal midollo che stilla da un tipo di pino..lo indica l’odore dipino che l’ambra produce se la si strofina,brucia…” Gran parte dei commerci del mondo antico transitavano per le vie romane dai Limes dall’ Africa proconsolare, quello orientalis ove giungevano le vie dell’Asia attraverso il medio oriente e all’ Arabicus sulla via dell’incenso. Dai limes occidentali di Hispania e Gallia, dal britannicus fino alla remota Irlanda, per la Raethia giungevano dal limes renano e da est il danubiano ove transitava quanto veniva dal Baltico e Scandia, sull’ Adriatico l’ Illiricum di Croazia che ad Aquileia incrociava le vie delle Alpi e Pannonia dall’ Ungheria attraverso la Slovenia , oltre la Dacia con i territori della Romania e la Moldavia si stendevano le terre poi invase degli slavi fino alla sconfinata Russia. Tra la Lituania, la Lettonia e l’ Estonia veniva l’ambra e ben la descrive Tacito nel quarantacinquesimo di De origine et situ Germanorum“…sulla riva destra del mare suebico vivono le tribù degli Aestii ..raccolgono..l’ambra, che chiamano gleso…. e stupefatti incassano il compenso.. si tratta della resina di un albero, poiché spesso vi si vedono in trasparenza animaletti… sostanze che, secrete dagli alberi..scorrono fino in mare e sono rigettate sui lidi…l’ambra avvicinandola al fuoco, si accende..poi diventa un fluido vischioso come pece o resina.

La cultura dell’ ambra

L’ antica via per i commerci dell’ ambra dalle coste del Baltico comunicava fin da tempi remoti i popoli di quei territori con quelli dell’ Europa centrale dai quali giungeva alle civiltà del mediterraneo per loro tramite, le popolazioni baltiche scambiavano l’ambra con merci di quelle germaniche e da esse giunse l’ età del bronzo con le sue influenze culturali. L’ ambra era raccolta e commerciata con le popolazioni vicine solo dai Balti, v’ erano anche rotte marittime dei popoli mediterranei per procurarsela, I Fenici navigano raggiungevano il mare del nord per lo Jutland, i Greci oltre il Bosforo, proseguendo fino al golfo di Danzica, dalla colonia greca di Messaglia traversavano la Gallia per la Normandia e di qui navigavano verso il Baltico.

La più frequentata via terrestre partiva dalla penisola di Samland sulla foce della Vistola che si risaliva per il fiume Warta e quindi l’affluente Prosna fino all’Oder in Slesia. Sulla Morava giungeva al Danubio nell’austriaca Carnutum ove incrociavano le vie ungheresi di Pannonia che diramavano in Croazia e Slovenia fino in terre italiche ad Aquileia, a lungo nel norico austriaco e Raethia germanica oltre i valichi delle Alpi arrivavano anche gli italici Liguri ed Etruschi. Venne poi Roma che di quel commercio fece gran traffico per secoli e gli antichi sentieri divennero grandi vie fino al disgregarsi dell’ impero, a mentre i Balti rimanevano coi loro costumi fino all’arrivo delle popolazioni slave da est. Si sa che divenne una delle importanti vie romane che partiva da Aquileia per Virunum Zollfeld e in Austria a Lentia Linz traversando il Noricum celtico, nel primo secolo sorse nelle province danubiane e su quelle procedeva la via da Aquileia per Carnuntum continuando a settentrione per Vindobony ove sorse Vienna e poi attraverso le pannoniche Slovenia ed Ungheria verso il Baltico. Nei territori attraversati si ramificava in vie minori o semplici sentieri per antichi insediamenti con itinerari che mutavano con le stagioni,oltre i percorsi su carri e cavalli, ove possibile si sfruttavano i numerosi fiumi per chiatte, imbarcazioni varie e navi sul Danubio. Se prima i lunghi viaggi, oltre le difficoltà naturali, avevano minaccia di predoni e briganti, in epoca romana i presidi e le guarnigioni entro i confini imperiali garantivano relativa sicurezza e oltre essi erano le tribù locali a proteggere i commerci. Così sorsero castrum, centri, mercati e città, ma per le difficoltà e i lunghi tempi di trasporto all’ apogeo del commercio, l’ ambra era tra le merci più costose dell’ epoca e il prezzo di un solo piccolo pezzo supera quello di uno schiavo o merci di uguale valore. L’itinerario dal Danubio al Baltico veniva da Lauriacum nel Noricum in Austria ove sorse Enns, attraversava il territorio Ceco per Bubeneč e Podbaba, divenuti poi quartieri quando vi sorse Praga , s’univa a quello dal castrum romano di Carnutum sul Danubio verso Bratislava citato da Tolomeo come Καρνους e poi capitale della Pannonia Superior, passando nel territorio montuoso dei Sudeti Krkonošsko-jesenická tra la germanica Sassonia, Boemia e Slesia, quindi quello di Kłodzko in Polonia e sul fiume Oder. Di qui diramava nella valle del fiume Prosna che si poteva navigare fino al Warta e il suo affluente Struga o procedere per terra attraverso la regione di Cuiava Kujawy tra i fiumi Vistola e Notec, passando per Kalisz Calisia citata come Καλισία o Strada dell’Ambra, fondata della tribù dei Diduni Vandali. Quindi Konin Setidava vicino al fiume Warta, antico sito paleolitico della cultura Swiderian e mercato all’epoca di Tolomeo che fu la medievale Grod Kaszuba, poi la celtica Krusza Zamkowa nella Pomerania e Otłoczyn sulla Vistola fino alla sua laguna Zalew Wiślany sul mar Baltico nel golfo Zatoka Gdańska. Passando per Pruszcz Gdański e Oliw ,si giungeva a Danzica Gdańsk citata da Tacito e da Jordanes, poi popolato dagli slavi Casciubi nel settimo secolo, di li lungo la costa baltica si poteva procedere in Sambia Zemlandsky poluostrov sulla penisola russa di Kaliningrad. L’antica via dell’ambra fu per secoli parte del grande sistema viario romano, dal medioevo e i secoli a venire divenne la via Baltica , incrociata dalle altre grandi vie che hanno fatto la storia d’Europa. Le vie del nord legate alla Scandinavia sulle rotte dei Vikinghi e seguita dai monaci irlandesi nella diffusione del cristianesimo.

Photo gallery: Vie Baltiche | Baltic roads

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