Europa orientale

Romania

Delta Dunării

A occidente dell’ Odes’ka oblast’ si va da dall’ ucraina Odessa per la Romania lungo il paludoso litorale di Crimea ove comincia il delta del Danubio Zapovidnyk Dunajs’ki sfiorando gli antichi villaggi poi cresciuti di Izmail, Vylkove e Kilija che fronteggia Chilia Veche, laddove diventa Delta Dunării. Continuando ne’ pressi del porto di Orsova rimane il castrum romano Drobeta a Turnu Severin e poi i resti delle terme e del ponte progettato da Apollodoro di Damasco per passare il Danubio ad avanzare le legioni di Traiano alla conquista di Dacia. A ritroso nella storia i resti del popolo Gumelnita in Oltenita,i centri di Calarasi, Braila e Galati, da Calafat a Turnu Magurele per Giurgiu ove sudditi della lontana Genova medievale costruirono il Porto San Giurgio. La medievale Sulina presa dai genovesi all’ inizio del secolo quattordicesimo e a metà dell’ ottocento porto ove per la prima volta s’andò pensando ad un’ Europa Unita e ci conviveva gente d’ ogni razza e religione finchè anche qui la seconda guerra mondiale e quello che ne venne dopo portò i suoi disastri. Tulcea da Diodoro_Siculo nella Bibliotheca_Historica si sa fondata dai Greci nel settimo secolo come Aegyssos della quale Ovidio nell’ Epistulae ex Ponto dice poderosa fortezza innalzata ne’ tempi antichi dal dacio Carpyus Aegyssus. Nel primo secolo dell’ impero era il porto di Aegyssus per la flotta romana sul mar nero e l’armata a difendere i confini orientali finchè furono violati dai popoli dell’ est e poi divenuta bizantina fino al secolo sesto. Dopo entrata nei domini della Grande Bulgaria Bolgar ed infine nel secolo decimo presa dalla Repubblica di Genova e ad essa rimase fino all’avanzata dell’Impero Ottomano e dal quel 1416 ne divenne a lungo Tolçu prima di tornare nell’ ottocento alla cristianità del Regno di Romania, di lì la storia del novecento dalle guerre alla Repubblica Romena con i troppi anni di Ceausescu fino alla sua tragica caduta.E di qui che si va nell’ incanto di visitatori fin dai tempi di Erodoto che ce ne lascia testimonianza, sicchè è da sempre Patrimonio dell’Umanità ben prima che lo si dichiarasse con la sua biosfera e da millenni nidificano oltre trecento specie di uccelli, gran parte a milioni giungono d’ogni angolo del mondo sciamando sugli isolotti tra le celesti trasparenze che sfumano al blu degli specchi lacustri e poi i toni verdi delle paludi dipinte d’ un migliaio di piante diverse. Nel fascino di questa natura prorompente e la sua fauna che si colora e suona di ritmi arcaici scivolano le minuscole barche dei pescatori a vivere di ciò che il delta dona da secoli a questa gente che vi popola con discrezione e n’è divenuta parte.

Bucovina

Lasciando il Danubio che s’apre nel suo magnifico delta, antiche vie risalivano per i Carpazi ove ora corre il confine di Moldavia ad incrociare a nord quello d’Ucraina, antica terra Dacia contesa dai romani coperta da boschi e così di idioma slavo chiamata “alberi di faggio” buk, dai polacchi Bukowina e dagli Ausburgo che v’ estesero dominio nel diciottesimo secolo Bucovina. Quando nel secolo decimo sorsero i principati della Romania medievale per un tempo protetti dal Regno d’Ungheria qui stava il baluardo della cristianità contro l’avanzata turca nell’ oriente europeoe nel quattrocento Ştefan cel Mare ne fu l’ epico paladino, quasi cent’ anni di guerre_ottomane con l’ aiuto del Regno di Polonia, ma poi finiti in conflitto giacchè questo rivendicava possesso del principato originando la guerra_polacco moldava. Poi con la sconfitta nella battaglia_di_Varna della coalizione cristiana contro l’ Impero Ottomano questo territorio ne fu costretto vassallo al fine d’ essere indipendente dalla Polonia, fino ad entrare ne’ domini degli Asburgo nel 1775 come provincia di Bucovina e tale rimase fino al termine del primo conflitto mondiale quando, con Transilvania e Bessarabia fu parte della Grande Romania seguendone gli eventi dopo la seconda guerra.La cristianità di questa terra contesa della minaccia turca all’ Europa più che altrove è narrata nelle chiese e monasteri che splendono secolari di magnifici affreschi che solo qui escono dagli austeri interni a ricoprire come preziosi ceselli cromatici le pareti esterne. In quel secolo quindicesimo denso di timori e conflitti e a preservare la religiosità popolare ortodossa si cominciò a raccontare il Testamento vecchio e nuovo, storie di santi e venerabili difensori della cristianità, beati di fiero aspetto e dannati di fattezze turche. Così che il popolo illetterato di rurale conoscenze e medievale superstizioni apprendevano quelle storie girandovi attorno come splendidi racconti mirabilmente dipinti. Dopo Ştefan cel Mare e Stefano IV il Giovane Ştefăniţă cel Tânăr, molti li volle Petru IV Rareş divenne voivoda di Moldavia e per tutto il cinquecento sorsero tra i monti di Bucovina ad incantare fedeli, pellegrini e viaggiatori nei secoli a venire.Suceava sorse ad opera dei Daci nel primo secolo e poi castrum romano percorrendo la storia di questo territorio finchè divenne medievale capitale di Moldavia poi presa dalle armate di Solimano il magnifico nel 1538, a lungo decaduta nel settecento risorse entrando nei domini asburgici e poi a seguire la storia di Romania. L’antico centro dirama dalla Piata 22Decembrie ove affaccia la chiesa di San Giovanni Battista Biserica Sfantul Ioan Botezatorul voluta dal voivoda Vasile Lupu, più in la svetta il campanile della cinquecentesca San Demetrio Biserica Sfantul Dumitru e sula vicina via Balcescu l’elegante palazzo dell’ epoca che contiene il Muzeul de Etnografia e Arta Populara Hanul Domnesc. Uscendo da Suceava si trova il Manastirea Zamca dei monaci armeni fortificato all’ inizio del seicento dal sovrano polacco Giovanni III, poi si prosegue tra gli incantevoli colli a cercare le meraviglie dipinte sulle chiese del tardo medioevo di Bucovina. Il nobile mecenate moldavo Luca Arbore all’alba del secolo sedicesimo s’adoperò per la costruzione della chiesa di Arbore che lo ricorda dipinta di stile sfumato tra gotico e italico rinascimento, di tutto affascina la facciata occidentale mirabilmente cesellata d’ affresco dominato da straordinario azzurro. Procedendo si trova il monastero di Humor voluto dall’altro mecenate Toader Bubuiog nel 1530 ove Toma de la Humor profuse la sua arte a dipingerne fittamente le pareti e di sublime fattura e quella ovest a rappresentare schiere d’angeli, la Madonna con il Bambino e ritratti vari, cent’ anni dopo il principe Vasile Lupu ne fece innalzare il campanile che domina la chiesa. A Petru Rares si deve il monastero Moldovita e la sua chiesa dell’Annunciazione affrescata anche’essa da Toma de la Humor che qui ha adoperato il rosso dominante le suggestive variazioni cromatiche dal giallo al blu nelle rappresentazioni di vita e dei santi in processione con la Madonna e il Bambino in trono. Sulla parete meridionale da un Cristo si staglia l’ Albero di Jesse dal fogliame fitto di figure che s’intravedono, dietro gli avi di Gesù contornano la Sacra Famiglia, d’ una parte la rappresentazione di mirabile realismo dell’ assedio di Costantinopoli che leggenda voleva salvata dalla Madonna.Le mura intensamente dipinte di santi, personaggi biblici si girano come un suggestivo codice miniato per Il portico che accede alla parete occidentale con il vermiglio abbagliante del fiume di fuoco scaturito dal Giudizio Universale, mentre dal celeste marino sorgono i defunti con dannati diretti all’inferno stanno prelati cattolici ivi condannati per fede deviata dall’ ortodossia della Chiesa Orientale. Continuando tra i bucolici clivi della regione si va trovando ciò che resta del tardo medioevo di Bucovina dall’incomparabile esplosione artistica cinquecentesca e a metà del secolo fu chiamato l’artista greco Cotronas ad affrescare la chiesa di Rasca, di molto ampliata come la si vede dal nobile Costea Bacioc decenni dopo. Tra questi e tutti gli altri grandi e minori che incantano di meravigliosi dipinti, si rimane stupiti da ciò che si trova al monastero di Sucevita cinto da mura che appare come fortezza di fede innalzato dai nobili Movila nell’ottantuno di quel secolo fervente d’arte in Bucovina. A decorarlo quindici anni dopo furono chiamati Sofronie e Ioan che profusero mirabilmente la loro arte negli affreschi che culminano nella sinfonia cromatica della Scala delle Virtù e solo qui si trova una statua femminile che in tutta l’arte ortodossa era aborrita la rappresentazione statuaria di santità e venerabili. Sebbene Sucevita appaia il culmine di quanto prodotto dai pittori di Bucovina, di lì a muoversi per la chiesa di Voroneţ Gura Humorului ci si incanta ancor più a questo sacrario d’arte voluto da Ştefan cel Mare a ricordo della vittoria sui Turchi nel 1475, il metropolita Gregorio Rosca vi chiamò l’ artista ieromonico Gaurila cominciarne gli affreschi esterni che tra tutti si staglia la Madonna della Misericordia con il Bambino e due angeli in preghiera ai lati. Poi ampliato dal figlio Petru Rares ne rimane la piccola chiesa di San Giorgio come scrigno affrescato di incomparabili colori ove domina quell’ azzurro di Voronet che mai nessuno è riuscito poi ad ottenere e che si magnifica nel grandioso Giudizio Universale. Dall’alto gli arcangeli in armi proteggono angeli che chiudono la pergamena del tempo e la fine del firmamento arrestando il fluire dell’ universo, Dio che nell’ortodossia non ha dogma di consustanzialità ma di discendenza da Padre a Figlio e questi a Spirito Santo, la mano che pesa le anime e la croce raffigurante la giustizia divina. Tra Maria e Giovanni Battista Gesù è tramite tra il Cielo e il mondo che sta sotto con il ritratto anziano di Adamo che rappresenta la durata dell’ umanità e la giovane Eva che a lei si deve tale durata.Tutto il resto sarà separato tra Cielo ed Inferi per l’ eternità. Nel Trono dello Spirito Santo culmina lo splendore dell’ azzurro di Voronet e molto se ne è cercato il mistero, a cominciare dal sovrano sburgico Rodolfo II che vi inviò invano due alchimisti, a seguire fino ad oggi nessun artifizio chimico è riuscito a riprodurlo. Così rimane ignoto quel colore che assieme agli altri dipingono quelle figure che ordinate e precise si spandono magnificamente in questo patrimonio dell’ Umanita da molti definito la cappella Sistina d’ oriente.

Maramureș

Poco a settentrione della Bucovina antiche vie portavano verso est lungo i confini dell’ Ucraina traversando il Județul Maramureș che fu il romano Maramuresensis del Partium degli indomiti Daci ove si stende la Transilvania. Il verde leggero dei colli che ondeggiano soavemente si sfuma da quello intenso dei boschi e contrastano altri colori dei campi coltivati su crinali e pianure strette nelle vallate dei fiumi Mara,Iza,Viseu e Cosau nel loro andare verso il Tisa che da le sue acque al Danubio. Il tempo è a ritroso nei ritmi e attrezzi di contadini sui campi, i villaggi dei discendenti Daci da tanto a convivere con gente ucraina, ungherese e rom che incrociano i carretti trainati dal cavallo sulle strade polverose, nei giorni di festa ancora sgargianti degli antichi costumi. Tutto s’ è sempre costruito di legno nel Maramureș, dalle case decorate e i porticati finemente intagliati fino ai campanili che svettano delle splendide chiese ove non v’è traccia di metalli ed ogni pezzo sta perfettamente incastrato all’ altro. Venendo da Sighetu Marmatiei sul confine ucraino si trova il villaggio di Săpânţa, con il suo “cimitero gioioso” Cimitirul Vesel ove la morte non è la tragedia della fine ma la gioia dell’ inizio così come lo dicono quelle tombe vivide di colori dagli epitaffi che scherzano sulla vita dei defunti, da visitare allegramente come era lo spirito di quella gente. Di qui si va per queste terre a cercarne le suggestioni lignee delle chiese sorte tra il seicento e il settecento da abili mani artigiane, maestri intagliatori ed artisti che l’hanno dipinte, tanto preziose che di alcune s’è dichiarato altro patrimonio d’ umanità in questa Romania.Nel villaggio Surdesti si trova la chiesa Sisest consacrata agli Arcangeli che dal 1767 poggia sulla pietra alzata in robusto rovere dominata dal campanile d’ oltre cinquanta metri e attorniata da quattro torri, di cinquant’anni prima è la ricostruzione della seicentesca Targul Lapus degli Arcangeli in Rogoz che i Tartari violarono con il fuoco, mentre all’ inizio del XVII secolo sorse la quadrangolare Santa Parachiva di Poienile Izei poi dipinta dentro nel secolo successivo. Gli Arcangeli sono onorati anche nella chiesa Sisesti del villaggio Plopis dal magnifico porticato sotto il campanile che svetta elegante per quarantasette metri dalla fine del settecento, d’ una ventina d’ anni prima è quella Desesti di Santa Paraschiva all’interno dipinta dall’artista transilvano Radu Munteanu. Sempre d’ inizio settecento è Leud consacrata alla Vergine Maria ove dal rettangolo della pianta s’apre l’ abside poligonale, simile a Budesti Josani di San Nicola sorta a metà del seicento e un secolo dopo dipinta all’ interno, infine altri abili carpentieri e maestri intagliatori nel 1720 innalzarono alla Madonna la chiesa di Bersana con il suo campanile. Dalla romana Novum Forum Siculorum Târgu Mureș ha mutato nome nella sua lunga storia passata tra domini e influenze varie, fu Mureș-Oșorhei centro del voivodato di Transilvania,la Marosvásárhely ungherese e l’asburgica Neumarkt.Popolata dal secondo millennio prima che vi giungessero i romani a farne castrum su quest’antica nei territori ai confini orientali dell’ impero del quale ne seguì le vicende, invasioni e migrazioni fin quando la si trova come Székelyvásárhely sotto il Regno d’Ungheria di Sigismondo che all’inizio del secolo quattordicesimo ne fece gran mercato e poi nel 1482 l’ illuminato sovrano Mattia Corvino residenza reale e tale rimase fino all’inizio del seicento quando divenne Târgu Mureș mercato del Mureș che in magiaro lo si chiamava Marosvásárhely. Tutto era dominato dalle corporazioni di mercanti ed artigiani che ingrandirono e abbellirono la città dotandola di fortezza.A metà del settecento v’ erano le amministrazioni di Transilvania e la sua Corte Suprema così che la città crebbe d’aspetto e di idee e, come nel resto d’Europa, anche qui vi fu il “quarantotto” guidato da Avram Iancu. L’ ottocento di Târgu Mureș fu fervente e l’ ha lasciata come la si trova con la piazza Piata Trandafirilor ove affacciano chiese, monumenti, locali e d’ una parte il Palazzo della Cultura Palatul Culturii , con i suoi musei e poi a continuare per le piazze delle Rose e del Teatro, Il Palazzo Municipale e la Biblioteca Teleki che danno toni asburgici, mentre Il novecento lo si trova nelle cattedrali ortodossa e dell’Ascensione . A ritroso la settecentesca chiesa e Keresztelő Szent János e il campanile del vecchio monastero francescano che anche qui l’ idiozia della squallida era di Ceaucescu rase al suolo, poi la seicentesca cittadella.

Transilvania

Erodoto a raccontare dei popoli della Scizia accenna esservi dei barbari Agatirsi ad occidente di essa, secoli dopo centro della Dacia che le legioni Traiano presero nelle guerre contro il re Decebalo, come racconta Dione Cassio e la Colonna Traiana in Roma.Nel secolo terzo dal Breviarum liber nonvs di Eutropio si sa che Aureliano lasciò quella Dacia Traiana spostandone legioni e genti ad occidente del Danubio in Mesia, ma parte vi rimasero trovando rifugio in una terra aspra di monti e foreste che perciò la si nominava Transilva. Qui vissero isolati conservando l’ idioma latino mentre le invasioni da est si succedevano,per poi ridiscendere a popolare quella che si chiamò pertanto Romania. Vi giunsero Carpi e Visigoti sottomessi poi dagli Unni di Attila nel secolo quarto, seguirono Alani, Longobardi, Rukhs-As e Avari di Scizia, infine i Bulgari di Krum Khan che all’ inizio del secolo nono qui estesero dominio con tutta la Pannonia orientale. Nei documenti dell’anno mille quella terra è menzionata come Ultra silvam e Partes Transsylvanæ, poi in Gesta Hungarorum si narra della conquista magiara dei ducati di Glad e Menumorut invadendo quella che venne chiamata Transsilvania e in ungherese “oltre la foresta” Erdély. Rimase dominio del Regno d’Ungheria fino al secolo tredicesimo e intanto vi giunsero coloni germanici che qui li si chiamarono Sassoni, in questo loro territorio Siebenbürgen furono chiamati i Cavalieri Teutonici da AndreaII d’Ungheria a fortificare per difendere dalle incursioni dei Mongoli da est che avevano sconfitti i Cumani cristianizzati spingendoli in Transilvania. Dal secolo tredicesimo vi fu un principato protetto dal Regno d’Ungheria e governato dalla Unio Trium Natiorum che doveva unire i tre popoli Ungherese,Siculi Székely di analoga origine e germanici Sassoni di fede cattolica mentre e i rumeni ortodossi dovevano convertirsi per avere diritto a parteciparvi. L’era dei principati di Valacchia e Transilvania fino al cinquecento fu scandita dai sanguinosi conflitti con i Sassoni e i furibondi scontri con i turchi a contenerne l’ avanzata sulla cristianità europea orientale e di essi furono protagonisti i principi della stirpe Drăculești.I successori Báthory continuarono a battersi contro Turchi e poi con gli Asburgo d’Austria che al fine presero la Transilvania imponendo il potere della nobiltà e la controriforma cattolica su luterani ed ortodossi, all’ inizio del seicento ebbe successo la rivolta condotta dal calvinista Stefano Bocskai che ripristinò il principato di Transilvania, poi esteso a sette contee ungheresi. Con la vittoriosa battaglia di Vienna che arrestò e respinse definitivamente i turchi dall’ Europa nel 1683, tornò il dominio asburgico rimanendovi fino alla sua caduta dopo la prima guerra mondiale. Il resto è la storia tra le due guerre e quanto accaduto poi in Europa orientale, però tra tutto qui in Transilvania rimane l’ epopea delle sanguinarie gesta consegnate a diaboliche leggende dei Drăculești.

Drăculești

Mircea il Vecchio Mìrča cel Bătrân,il Grande cel Mare,della stirpe Drăculești che si contendeva la Valacchia con i Dănești, alla morte del padre Radu I nel 1386 divenne Principe voivoda estendendo i suoi domini dai Carpazî al Mar Nero, in conflitto con i confinanti Turchi che premevano alle porte d’Europa. Pertanto dieci anni dopo Seguì Sigismondo di Lussemburgo nella crociata contro gli ottomani sconfitta nella battaglia di Nicopoli, fortuna poi volle che all’ alba del secolo quindicesimo i Turchi del sultano Bajazet I vennero sbaragliati ad est dai Timuridi di stirpe mongola guidati da Tamerlano nella battaglia di Ancyra così che per contenerli ad oriente s’’ arrestarono nell’avanzata ad ovest. Mircea riprese i suoi domini per una quindicina d’anni ma poi tornarono gli ottomani di Maometto I invadendo la Dobrugia, Turnu-Severin e Giungiu, costringendo la Valacchia a versare copiosi tributi. Al trono del sottomesso principato salì il figlio Vlad II che in Norimberga s’ unì all’Ordine del Drago fondata dall’ imperatore Sigismondo che aveva fondato a contrastare l’eresia hussita del boemo Jan Hus così che la stirpe dei Drăculești si fregiò del titolo Drakul inaugurandolo con lo sterminio dei nobili rivali Dănești. Sposò in seconde nozze la principessa cneajna Vasilissa figlia di Alexandru cel Bun di Moldavia rafforzando il suo regno mentre annientava tutti gli oppositori entrando in conflitto con i Turchi che pretendevano i tributi stabiliti. I di lui quattro figli divennero poi anch’ essi voivoda di Valacchia come Mircea II, Vlad il Monaco Vlad Călugărul , Radu il bello Radu III cel Frumos e Vlad Ţepeş detto l’Impalatore .Fu deposto da re Ulaszlo I di Ungheria per non aver arrestata l’ avanzata turca ma l’anno dopo nel 1442 tornò al trono con l’aiuto del Sultano Maometto II che, a garanzia della sua neutralità prese in ostaggio i figli Radu III cel Frumos e Vlad Ţepeş, però quale cavaliere dell’ Ordine del Drago ebbe obbligo ad inviare armati condotti dall’ altro figlio Mircea II nella Crociata sconfitta nella battaglia di Varna. Il contrasto con il regno d’Ungheria ne fece ordire una congiura di boiardi ove venne ucciso assieme al figlio Mircea ponendo sul trono il fedele all’ Ungheria Vladislav II, mentre Vlad Ţepeş veniva liberato dai Turchi tornando con i suoi fedeli armati in Valacchia.Nato nella transilvana Sighişoara le cronache ricordano che aveva diciott’ anni quando salì al trono nell’anno di grazia 1448 come Vlad III ponendo a capitale Târgovişte. Convocando notabili boiardi e nobili disse che avendo servito altri sovrani non potevano esser per lui buoni sudditi e ne fece impalare cinquecento, cominciando così la sua epopea di terrore che se ne contano oltre cinquantamila quelli che Vlad Ţepeş fece impalare, bruciare e bollire vivi, scorticare e ammazzare in vari modi.Poco dopo spodestato dagli ungheresi che vi rimisero il fedele Vladislav II che però si mostrava troppo amico dei Turchi, così che Vlad Ţepeş tornò uccidendolo per salire di nuovo al trono nel 1456. Sterminando i Sassoni di Transilvania, devastando Brasov e Sibiu mentre ne faceva impalare tutti i germanici, continuò a massacrare traditori ed oppositori a vendicare suo fratello Mircea e il padre Vlad II. Tre anni dopo nel giorno di Pasqua fece iMpalare tutti i boiardi traditori e obbligò i pochi nobili superstiti ad edificare il suo castello Poenari, mentre ammazzava qualsiasi pretendente al trono come Dan III sepolto vivo. La ferocia di Vlad Ţepeş era incontenibile con chiunque, anche con gli abitanti più poveri di Targoviste che risposero entusiasti alla sua domanda se volevano esser meno miserabili facendoli bruciare vivi.Abolendo il tributo imposto dai al principato, inaugurò la feroce lotta contro gli ottomani nel 1461 facendo inchiodare in testa il turbante all’ambasciatore turco, quindi scatenò le sue armate con l’aiuto di Mattia Corvino Hunyadi Mátyás sovrano d’ Ungheria. la prima vittoria fu sui confini meridionali danubiani e più di ventimila furono i prigionieri impiccati e impalati, poco dopo in quel 1462 sessantamila armati di Maometto II passarono il Danubio sulla via di Targoviste,respinti terrorizzati dalla feroce armata di Vlad che però iniziò ad entrare in contrasto con il potente sovrano ungherese che ne invase il territorio. Venne imprigionato a Buda per quattro anni e al trono fu posto il fratello Radu III cel Frumos fino al 1474 quando con intercessione di il ȘtefanIII cel Mare fu liberato ed ebbe un esercito per battersi ancora contro gli odiati turchi per l’ ultimo anno delle sua vita, non si sa come venne ucciso e dicasi la testa inviata al sultano, solo che se ne fece sepolcro davanti l’ altare del Monastero in Snagov ne’ pressi di Bucarest.Lì è rimasto il baluardo della cristianità a contrasto dell’ avanzata turca in Europa e terrificante gran principe di Valacchia, condannato agli inferi della storia che mai s’era vista tanta crudeltà all’epoca seppur densa di orrori. Qui secoli dopo si scoperchiò quella tomba trovando il corpo decapitato di quel Vlad Ţepeş della stirpe Drăculești che dei suoi orrori aveva alimentato la diabolica leggenda ad ispirare quarant’ anni prima da quel 1935 lo scrittore Bram Stoker per il suo Dracula il Vampiro.Ne rimane la storica memoria nella Transilvania e in Sighisoara che gli ha dato i natali.

Brașov

A scendere dai monti di Transilvania s’ entra in territorio di antico popolamento, resti di remoto neolitico trovati da Valea Cetatii a Dealul Melcilor e poi quelli della cultura Schneckenberg a Noua i più tardi Daci e i romani in Şprenghi.Nel medioevo fu dominio del Regno d’Ungheria il cui sovrano Géza a metà del dodicesimo secolo chiamò coloni germanici sassoni a fondare la città di Brașov e il successore Andrea II s’adoperò a proteggere i confini meridionali del regno ove sull’antica via dal Maramureș che traversava la Transilvania passavano i commerci dalla Rus’ d’ Ucraina e l’ oriente ottomano per l’occidente d’Europa.Alle incursioni dei Tartari e le pretese dei principi di Valacchia sulla regione giunsero i cavalieri dell’ Ordine Teutonico di Ordenstaat a fortificare e presiedere il valico della via e le zone circostanti, poi rafforzate dalle potente corporazioni di artigiani e mercanti che facevano fiorire la città medievale.All’ epoca risale il fascino di Brașov diramante dalla piazza del Consiglio Piata Sfatului che i tedeschi chiamavano marktplatz ove si teneva il grande mercato e la fiaba narra che il pifferaio magico qui condusse i bambini di Hamlin incantati. Al centro il medievale Municipio Casa Sfatului che racchiude il Museo di Storia di Brasov dal quale s’innalza la Torre della Tromba che avvistava e avvisava dei pericoli per la città,con i più tardi palazzi barocchi vi affacciano la Casa dei Mercanti e l’ ottocentesca Cattedrale Ortodossa Adormirea Maicii Domnului in stile bizantino intensamente affrescata e decorata. Si torna al medioevo con la gotica Chiesa Nera Biserica Neagra che così la si chiama da quando il fumo d’un incendio ne ha annerito le mura nel 1689. Per i germanici di Brașov era la Marienkirche innalzata nel quattrocento sulle rovine d’una antica chiesa distrutta dall’incursione dei mongoli a metà del duecento, è la più grande tra le chiese gotiche dell’Europa orientale dalle suggestioni medievali ai ceselli barocchi carezzati dalle luci soffuse che scivolano sui preziosi tappeti anatolici donati dai mercanti che venivano da oriente e su tutto troneggia l’ imponenza del grande organo.Il quartiere di Schei sorse dal divieto dei tedeschi ai romeni di avere propietà entro le mura della cittadella così essi si stabilirono poco fuori ed era a loro permesso di entrare a definiti orari pagando pedaggio, dal tredicesimo secolo per cinquecento anni di dominio germanico quella gente qui ha coltivato le tradizioni e la liberazione nel settecento si ricorda con la processione Junii Brasovului in città. Si entra dalla Poarta Schei che esigeva tributo a passarla e Il quartiere è attraversato dalla Prundului Piata Unirii diramando poi nelle stradine verso il colle ove sta la Rocca di Salomone Pietrele Lui Salomone. Sulla via sorge la quattrocentesca chiesa San Nicola Biserica Sfântul Nicolae protetta da mura tra quattro torri sotto il campanile, d’un lato il cimitero ospita le tombe di celebri romeni, poi la Biblioteca, l’Archivio e la vecchia scuola, all’interno il medioevo gotico e bizantino s’unisce magnificamente al settecentesco barocco. Secoli e fedi si inseguono nel centro di Brașov tra le tante chiese dalla duecentesca San Bartolomeo Biserica Sfântul Bartolomeu che è la più antica rimasta,come lo si vede nel romanico accennato di primo gotico, al secolo quindicesimo della più modesta chiesa di San Martino Biserica Sfântul Martin, dalla barocca Cattedrale Pietro e Paolo Sfântul Petru Pavel alla settecentesca luterana dove il cattolicesimo ha imposto il Monastero Francescano Manastirea Franciscanilor. Tra rumena ortodossia, asburgico cattolicesimo e germanico luteranesimo anche l’ ebraismo è parte della storia di Brașov, almeno da quando all’inizio dell’ottocento fu concesso al rabbino Aaron Ben Jehuda di abitarci e una ventina d’anni dopo sorse la Comunità Ebraica poi la Sinagoga appena iniziato il novecento. Quando giunse la furia nazista con i fascisti romeni a servizio, v’erano oltre quattromila ebrei, da sterminio, deportazione e più fortunati fuggitivi, ne rimangono duecento discendenti.

Delle antiche fortificazioni teutoniche rimane il Bastione Graft lungo la via dentro le mura Dupa Ziduri con le quattrocentesche torri Bianca e Nera, quindi il Bastione dei Fabbri uno dei sette eretti dalle Corporazioni come il Bastione dei Tessitori , del sedicesimo secolo è la porta Caterina che accedeva alla piazzaforte germanica di Kronstadt. Il monte Muntele Tampa sovrasta Brasov e vi sale la stradina alberata Aleea Tiberiu Brediceanu che conduce a ciò che resta delle poderose fortificazioni medievali poi rafforzate nel sedicesimo secolo dalla Brasov Cetate a dominare la città e la piana settentrionale. La Cittadella di Brașov che in quel medioevo di traffici e conflitti proteggeva la città e la via tra l’oriente e l’ occidente in quest’ angolo d’ Europa a sfidare tartari e ottomani, ma che a metà del quattrocento venne attaccata. Dopo esser rovinata con i difensori massacrati vi si portarono quaranta mercanti a capo delle corporazioni e qui impalati dal principe della stirpe Drăculeşti Vlad Tepes, figlio di Vlad Dracul lo sterminatore di Turchi e di diabolica leggenda che si sparse dalla Transilvania.Si dice ne fu teatro di nefandezze il maniero “della porta” Brana sulla via che da Brașov s’infila suggestiva tra i monti Bucegi e Piatra Craiului, in verità nella vecchia rocca Dietrichstein innalzata dai Cavalieri Teutonici agli inizi del secolo dodicesimo sembra che Vlad Ţepeş vi sia stato una sola volta forse al ritorno dal massacro di Brașov. Certo è che nel trecento Luigi I d’Ungheria vi permise la costruzione d’ una cittadella a difesa delle incursioni dei turchi e della via dall’est per l’ occidente che qui passava, poi nei domini d Sigismondo e quindi Consiglio Szeklers di Brașov, infine a Iancu di Hunedoara voivoda di Transilvania nel quattrocento. Roccaforte dei Drăculeşti a partire da Mircea Cel Bătrân fino al sanguinario nipote Vlad Ţepeş, continuò il suo ruolo a seguire tutta la storia di Transilvania finchè divenne residenza dei Reali di Romania dopo l’indipendenza dagli Asburgo che ne arricchirono gli interni e ne fecero restauro così come lo si vede.

Sighisoara e Sibiu

V’era un semplice villaggio quando giunsero i Sassoni a fondare Castrum Sex sul finire del secolo dodicesimo e fiorì libera città di mercanti e artigiani riuniti in corporazioni che andavano a riunirsi fino alla metà del cinquecento nella Torre del Consiglio con l’antico orologio che ancora conta il tempo. Ne’ pressi Il palazzo ove nacque l’inquietante Vlad Ţepeş l’ impalatore e di qui il medioevale centro di Sighisoara s’ irradia magnificamente tra le antiche vie ove affacciano palazzi e chiese del suo nobile passato andato a Patrimonio dell’ Umanità. Sorta su un’antica del duecento, vicina è la seicentesca Chiesa del Monastero Biserica manastirii,ove si cammina su splendidi tappeti d’ oriente portati da mercanti tra ceselli barocchi per il grande altare. A proseguire per la Piazza della Cittadella Piata Cetatii s’è circondati dal barocco che insegue il rinascimento dei palazzi di magnifiche facciate e d’ angolo sta la Casa cu cerb decorata d’una testa di cervo, per poi perdersi tra antiche vie nelle suggestioni del tempo fermo a quei secoli. La Strada della scuola Strada scolii muove dalla Piata Cetatii verso il cinquecentesco Liceo J. Haltrich con la scala lignea seicentesca coperta Scara Scolii, mentre le mura trecentesche e le torri ricordano le corporazioni che danno loro nome. Tutto è dominato dal colle din Deal di dove la vista spazia magnifica sulla città fino a lambire la natura che la circonda, qui s’erge dal duecento quella che fu chiesa romanica e poi nel trecento ornata di gotico Biserica din Deal, dentro impreziosita da affreschi e statue quattrocentesche.

Nel cuore di Transilvania sorge la medievale Sibiu potente e ricca di commerci e poderosa cittadella sulla via da oriente che traversava questo territorio per l’ ovest, fu la Caedonia deii germanici Sassoni di Transilvania nel finire del secolo dodicesimo, poi devastata dai Tartari a metà del duecento risorse fortificata e poderosa a sfidare ogni altro tentativo. Nel trecento fioriva dei traffici di artigiani e mercanti che la governavano con diciannove corporazioni divenendo la più importante delle sette città Siebenbürgen della Transilvania sassone ove ne era il Gran Consiglio Universitas Saxorum. Delle mura imponenti con quattro porte, cinque bastioni, trentanove torri e poi s’aggiunsero cinque batterie di cannoni, ne resta gran parte con le torri Grande Turnul Gros, Carpentieri Turnul Dulgherilor, degli Archibugi Turnul Archebuzierilor e la Turnul Olarilor.La Città Alta Orasul de Sus dirama dalla trecentesca Piazza Grande Piata Mare, ove per secoli si sono tenuti mercati, assemblee e pubbliche esecuzioni, vi affaccia la settecentesca cattedrale Biserica Romano-Catolica dalle suggestioni barocche ricche di magnifici affreschi e decorazioni su pareti e soffitti, dell’ epoca è il palazzo Palatul Brukental che accoglie grandi collezioni d’arte occidentale, rumena e preziose icone.La duecentesca Torre del Consiglio Turnul Sfatului s’ innalza all’angolo della Avram Iancu dalla cui sommità si stende magnifica la città spaziando fino ai monti Fagaras, sotto due gallerie passano nella Piazza Piccola Piata Mica fortificata dai portici medievali e antiche case di mercanti e maestri artigiani A procedere in Piata Huet si trova l’imponente gotico della Cattedrale Evangelica Biserica dalle cinque guglie sorta nel quattrocento su antica basilica romanica, il vasto affresco della Crocifissione di Johannes Rosenau si presenta come magnifico passaggio dalla pittura tardogotica alla rinascimentale, mentre l’ imponente organo è capolavoro del seicentesco barocco tedesco.Dal duecentesco passaggio delle scale Pasajul Scarilor si accede alla Città Bassa Orasul de Jos che si stende attorno alla fortificazione più antica oltre il ponte Podul Minciunilor, incrociata da vie ove affacciano le case medievali dagli alti tetti e le piccole corti, che continuano discrete sulla piazza dorata Piata Aurarilore a continuare sulla via Onofreiu si trova il bastione cinquecentesco in Piata Onofreiu e di lì a continuare cercando le suggestioni dell’antica città.In Sibiu l’ ortodossia rumena, il luteranesimo germanico e il cattolicesimo prima ungherese e poi asburgico, si sono contesi per secoli le anime degli abitanti e se ne cerca la storia tra le tante chiese della città, oltre le imponenti Biserica Romano-Catolica, l’Evangelica Biserica e le altre minori da scoprire. Sulla via Gh.Magheru Il quattrocentesco Manastirea Ursulinelor fino a metà del cinquecento accoglieva un monastero domenicano, poi la germanica chiesa luterana Klosterkirche e quindi tornato al cattolicesimo nel settecento asburgico per le monache orsoline.La fede ortodossa la si trova anche nella Catedrala Ortodoxa Mitropolitana Sf.Treime sorta all’inizio del novecento su un’antica chiesa ad accogliere i fedeli cercandovi di riprodurre gli splendori bizantini di Santa Sofia in Costantinopoli, mentre sulla via Justitiei sta la settecentesca Biserica din Groapa.

Alba Iulia

Ai limiti occidentali di Transilvania scende sul fiume Mures, qui sorgeva Tharmis dei Daci che i romani di Marco Aurelio giunti nel secondo secolo la nominarono Apulum e ne fu gran presidio sulla via dai confini orientali dell’ impero che poi la percorsero gli invasori al suo disgregarsi. Seguì anch’ essa la storia di questi territori e fu per gli slavi la Cittadella Bianca Balgrad, i germanici che vi giunsero nel mille la chiamarono Karlsburg e divenne Alba Carolina dai romeni quando fu del voivodato di Transilvania. All’alba del seicento Michele il Vincitore Mihai Viteazul riunificò i principati di Moldavia, Valacchia e Transilvania ponendone a capitale la città che fiorì di commerci e traffici su quella via dall’ est all’ occidente europeo, ricca di fortificazioni, palazzi, monumenti e chiese così come la si vede. Fu protagonista dei moti libertari che nel quarantotto si sparsero in Europa e poi dell’ unificazione con il resto della Romania indipendente dagli Asburgo, poi ne seguì la storia per tutto il novecento. La Cittadella Cetatea Alba Iulia domina magnificamente la città da quando sorse sul progetto dell’ italiano Giovanni Morando Visconti nella prima metà del settecento ispirato all’ architettura militare del francese Vauban che in Besançon ebbe la massima espressione. Cinta da sette chilometri di mura a formare una stella con i sette bastioni Eugenio di Savoia, S. Stefano, La Trinità, San Michele, San Carol, San Capistrano e Santa Elisabetta, sei porte monumentali vi accedono annunciando il raffinato neoclassicismo dei forti, palazzi e decorazioni realizzati da altri architetti, maestri artigiani, artisti e scultori da Giuseppe Tencalla a Johan Vischer e Koning. Il cinquecentesco Palazzo del Principe Palatul Princiar fu residenza di Mihai Viteazul unificatore dei romeni, devastato dalle incursioni di tartari e turchi, come lo si vede è la ricostruzione dei principi Gábor Bethlen e Giorgio II Rakoczi nel settecento quando divenne caserma della guarnigione. Davanti sta il palazzo Sala Unirii che vide l’ unificazione della Transilvania con le altre regioni della grande Romania dopo la caduta dell’ impero asburgico nella prima guerra mondiale e ne’ pressi la Biblioteca Batthyaneum ove sorse il primo osservatorio astronomico di Romania. Voluta nel 1780 dal vescovo di Transilvania Ignac Batthyany, la preziosa biblioteca contiene sessantamila volumi rari come il Codex Aureus del nono secolo con il Vangelo Lorsch, i Vangeli di Marco e Matteo e i Salmi di Davide, la duecentesca Biblia Sacra, il quattrocentesco Codex Burgundus, il Nuovo Testamento da Balgrad del seicento e l’ebraico Pentateuco da Orăştie redatto a metà dell’ ottocento. Vicino è il seicentesco Palazzo del principe Apor e residenza del principe Steinville comandante dell’ esercito asburgico, poi ci si perde tra i viali alberati, monumenti, edifici e l’ atmosfera della cittadella ove militi in costume settecentesco riproducono posti di guardia, parate e marce di quei tempi. Appena fuori dalla porta occidentale della Cittadella sulla Mihai Viteazu la grande Cattedrale ortodossa della Riunificazione venne edificata per celebrare l’ indipendenza dagli Ausburgo negli anni venti del novecento, si uniscono i diversi stili architettonici e decorativi delle regioni romene ad opera di Costantino Brancoveanu, Vasile Lupu e Matei Basare. Tutto riafferma la religiosità dei popoli di Transilvania, Valacchi e Moldavia riunificati e qui vennero incoronati i primi sovrani Ferdinando I e la regina Maria. La città si stende dalla cittadella con la sua storia che si rincorre tra le antiche piazze e vie, d’altro lato della Mihai Viteazu il medioevo s’innalza nella romanica Cattedrale del nono secolo consacrata a San Michele, devastata dai Tartari a metà del duecento e subito risorta nello splendore gotico orientale, a fianco la torre innalzata dal sovrano Iancu di Hunedoara e accanto un’ altra rimasta incompiuta. Dal portale gotico finemente scolpito dal francese Johannes de Saint si accede interno, dalle grandi finestre s’ emana la luce che scivola sui suggestivi decori, tra altari, dipinti e statue che emergono dalle penombre. Da una parte la tecentesca cappella con gli austeri i sepolcri del principe Iancu de Hunedoara a memoria delle sue gesta nella prima metà del quattrocento, il principe di Transilvania Ioan Sigismund e sua madre principessa polacca Jagiełło poi regina d’Ungheria che qui è venuta a riposare. Dalla regione di Alba Iulia quella che era l’ antica Via Slavica tornava ad ovest traverso il Times romeno per il meridione d’ Ungheria e poi la Slovenia e la via per l’italica Aquileia, poco a sud diramava in Serbia e di qui a Zagabria per ritrovare la via italica risalendo lungo i ricchi mercati e i porti di Croazia.

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