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Messico precolombiano

Attraverso le civiltà precolombiane dell’ antico Messico cercando il mito del Serpente Piumato

“..Arrivammo lentamente, senza pensare, O Tlaxaltechi-Cantate amici miei! Li ho visti e ne sono ammirato:Con scudi e con spade i Tlaxcaltechi Vogliono seguire i castigliani Nell’ acqua venimmo ad assediarli e li abbiamo sconfitti..”

Il canto atzeco di vittoria che celebrava la sconfitta degli spagnoli di Cortez nella Noche Triste di Tenochititlan, fu l’ultimo nella storia di questo popolo guerriero dalla raffinata cultura prima di essere travolto dalla conquista del Messico come tutti gli altri popoli del Nuovo Mondo. Furono quegli Aztechi gli ultimi dominatori swl Messico dalle montagne del nord alle foreste tropicali dello Yucatan, prima di loro altre civiltà avevano edificate le loro città, i templi e i palazzi che hanno lasciato i resti a ricordare una lunga storia che sgranava i suoi eventi mentre aldilà degli oceani altri popoli facevano altrettanto, inconsapevoli gli uni degli altri poi quei mondi separati per millenni si incontrarono e fu la fine. La storia delle culture mesoamericane è molto antica, iniziata quando vi arrivarono gruppi di cacciatori nomadi che inseguivano la selvaggina come i loro simili aldilà degli oceani, anche qui cominciarono ad allevare animali e a coltivare piante riunendosi in villaggi e dandosi delle leggi, religione, culti, magia. Come nel resto dell’ America in Messico il primo popolamento risale al paleolitico superiore quando vi giunsero cacciatori nomadi dal nord che nel XX millennio iniziarono a scendender per il continente iniziandone la sua preistoria, si stabilirono nel vasto territorio sostituendo l’ agricoltura e l’ allevamento alla in comunità e villaggi dandosi delle leggi per convivere, religione e culti per riunirsi. Mentre nei territori desertici settentrionali continuavano nella loro società tribale praticando caccia e agricoltura più primitiva, antichi antenati della cultura Anasazi delle popolazioni settentrionali che gli spagnoli chiamarono Pueblo, più a sud il popolo degli Olmechi iniziò la storia delle civiltà precolombiane in Messico.

La civiltà degli Olmechi

Dopo millenni le tribù evolute degli Olmechi raffinarono la loro società dandosi vere leggi e una religione collettive, superando l’ organizzazione tribale clanica e l’ antico animismo, iniziarono ad edificare grandi centri nel primo millennio avanti Cristo e ne sorse una prima grande civiltà nelle foreste del Veracruz protese verso l’ Atlantico dove nei siti olmechi rimangono antiche mura di edifici, palazzi, templi templi, statue e le Teste colossali dagli strani lineamenti, la memoria del potente dio giaguaro al quale consacravano riti e cerimonie e che ispirava l’ ordine e le leggi, governati da sacerdoti e sovrani per oltre cinque secoli. La cultura degli Olmechi fu la prima civiltà precolombiana che ispirò le successive culture mesoamericane, lasciando i suggestivi resti tra il Tabasco e il territorio affacciato sulla vasta baia atlantica di Campeche, dalla più antica città che si trova nel grande sito di San Lorenzo fondata nel primo millennio a.C., che ne fu la prima capitale per secoli fino all’ edificazione della grande città di La Venta che dominò la regione dal IX secolo per mezzo millennio, sostituito poi dal più tardo centro sorto a Tres Zapotes decaduto nel II secolo. Rimangono in parte ancora ignote le cause del declino iniziato dopo quest’ ultimo periodo che vide poi repentinamente decadere la grande Civiltà Olmeca, mentre nella regione cominciò a diffondersi quella che prese nome dal suo territorio come Cultura Veracruz . Da essa sorsero vari centri come la Città del tuono a El Tajin che fu a lungo la più ricca e fiorente della regione , la città e il centro cerimoniale chiamato Colle degli altari adagiata nel Cerro las Mesas e quello edificato verso la costa che ha lasciato i suoi resti nel sito di Remojadas. L’ antico territorio olmeco venne occupato poi dal popolo dei Totonachi che ne ereditarono gran parte della cultura e tra il IV e il IX secolo fiorì il loro dominio che dai Mexica fu chiamato Totonacapan, respinse le invasioni dei potenti vicini Toltechi e dal più settentrionale territorio le incurisioni del bellicoso popolo dei Chichimeca, riuscendo poi a contenere anche la successiva espansione dell’ impero fondato dagli Aztechi, fino all’ arrivo dei conquistadores spagnoli che tutto travolsero.

La cultura di Teotihuacan

Mentre la civiltà degli Olmechi decadeva, nella più settentrionale Valle del Messico si impose la cultura di Teotihuacan, fiorendo di commerci dagli altipiani centrali al meridionale mondo dei Maya, dominando la Valle del Messico dalla sua splendida capitale che ha lasciato le rovine di antica potenza. Teotihuacan affonda nell’orizzonte vasta e geometrica, pura nelle linee disegnate dal sole messicano, indecisa tra storia, mito e leggenda, la Città degli Dei che sorge attorno alla suggestiva imponenza delle sue due magnifiche piramidi astrali la grande Tohatiua-Itzacacual consacrata al Sole e la minore Metzli-Itzà alla Luna che ispirarono l’ edificazione dei templi Mexica, le residenze regali e sacerdotali decorate con i fregi del dio Tlalolor e del Serpente Piumato che qui ha il suo tempio con la piramide di Qutzacoatl,. Ricordano che qui solo gli dei e i loro sacerdoti avevano il diritto di abitare e mentre le ombre si allungano nel tardo pomeriggio il vento sibila antichi rantoli delle migliaia di sacrificati, il petto squarciato dal coltello d’ ossidania sacro a. La divinità inaccesibile al comune mortale voleva grandi piramidi come enormi piedistalli per isolarsi dalla terra impura e le granitiche terrazze dagli alti gradini reppresentavano la gradualità verso il sacrario che attendeva sulla sommità solo pochi eletti, i soli che potevano entrare in contatto con gli dei. Il mito del Serpente Piumato Quetzalcoatl domina tutte le civiltà mesoamericane, fu il condottiero che guidò il popolo nella Terra del Sole e si sacrificò per salire al cielo accompagnato da migliaia di uccelli sacri quetzal diventando il Signore dell’Aurora. La potente Teotìhuacan ha lasciato la suggestione dei suoi imponenti resti che raccontano la storia e i miti di quella che fu la Città divina, superbamente attraversata dalla monumentale Via dei Morti chiamata dagli Aztechi Miccaotli e dai conquistadores spagnoli Calzada de los Muertos. S’ allunga magnificamente dalla Plaza Luna a nord fin oltre quella che era l’ imponente Ciuttadella a sud, ove affacciano nella loro secolare sacralità grande e suggestiva Piramide del Sole, sorta nel I secolo d.C. e ampliata nei due successivi, chiamata poi dai Mexica Aztechi Tohatiua Itzacacual quando riscoprirono la città consacrandola alla loro suprema divinità solare Tonatiuh, più oltre anch’ essa affacciata sulla Via dei Morti la più piccola ma altrettanto imponente Pietra madre Tenano nota come la Piramide della Luna consacrata all’ alto culto astrale della Luna dei Mexica che vi celebravano riti e cerimonie chiamandola Metztli Itzacual. Da esse l’ antica città si apre magnificamente diramando nel vasto spazio che gli spagnoli per il suo aspetto definirono Ciudadela, altro centro cerimoniale ove si trova il venerato Tempio con la piramide dei serpenti piumati consacrato al divino Quetzacoatl, gli imponenti edifici del centro sacro di Quetzalpapálotl con il suo elegante e finemente decorato Palazzo sempre dedicato al Serpente Piumato e l’altro altrettanto magnificamente decorato da Giaguari affacciato sul suo cortile, il centro sacro con il palazzo noto come Tepantitla dall’ interno affrescato con il favoloso Paradiso di Tlaloc e la mistica raffigurazione della Grande Dea dal copricapo di gufo bordato da un serpente. Dalla sacralità mitologica di Teotìhuacan che si diffuse nei territori messicani, deriva parte della complessa cosmologia dei Maya e le tradizioni di altre culture mesoamericane fino alla religione azteca, che descrivono molte creazioni successive, porzioni di tempo chiamate Soli, ognuna delle quali caratterizzata da un elemento naturale il cui dominio si sgretola repentinamente in un’immane catastrofe e viene sostituito da un altro elemento:in principio fu il Sole Terra simboleggiato dal giaguaro, poi i Soli del Vento con gli uomini trasformati in scimmie, del Fuoco in uccelli e dell’ Acqua in pesci, tutto era instabile e allora fu creato il Tempo dopo la fine del Sole Acqua che fece scomparire tutto. Gli dei inviarono l’ eroe Queztacoatl per liberare gli uomini dalla morte e lottare contro il dio delle Tenebre, generò Nanauatl che si sacrificò gettandosi nel fuoco per permettere al Sole il suo movimento e beneficare la Terra generando l’energia luminosa posseduta da ogni uomo, mentre un altro spirito che fu inviato assieme a lui non riuscì a superare tutte le prove e divenne la divinità lunare Metztli, ma il Sole Movimento non poteva agire con le divinità passive e si incarnò nell’ eroe Nanahuatzin, dal suo mito derivò il dio del Sole e della Guerra azteco Huitzilopochtli associato al protettore del movimento solare Xolotl. Fu il mitico eroe che fece la grande strage degli dei a Teotihuacan mentre le loro urla sconvolsero l’universo perdendosi nel cielo stellato. La creazione degli astri e dell’ universo avvenne nell’antica Teotihuacan sorta da secoli e abbandonata nel territorio dei Mexica che quando la trovarono per la sua misteriosa magnificenza la considerarono Città degli Dei ove si riunirono per estendere la generazione degli Dei del Sole, ne scelsero due dei minori tra loro per immolarsi nel fuoco ed originare gli astri mancanti. Tecciztècatl divenne la divinità lunare poi identificato anche con la Dea della Luna Metztli, mentre l’altro dio minore Nanahuatzin o Nanàhuatl sorto dal rogo sacrificale si trasformò in quello che divenne il Quinto Sole. Divenuti la Luna e il Sole non riuscivano a muoversi nel cielo per alternarsi nella notte e il giorno e per farlo si sacrificarono altre divinità, evento che poi venne celebrato nelle cerimonie anch’ esso con sacrifici umani a ricordare quelli divini. Così fu poi per tutti gli dei aztechi che reclamavano cerimonie e riti appropriati in ogni periodo dell’ anno ove si praticavano molti sacrifici umani di vario genere, a volte veri massacri collettivi.

Il mondo dei Maya

All’estremo sud del Messico l’altra grande civiltà dei Maya costruiva città e piramidi nella foresta inseguendo lo stesso mito e i grandi clicli della creazione che si tramandarono per secoli da una civiltà all’ altra fino agli Aztechi e il loro drammatico incontro con gli europei. Mentre l’ Europa viveva il suo medioevo i Maya lasciarono improvvisamente le loro splendide città alla, abbandonarono tempi, piramidi e palazzi alle jungle dallo Yucatan al Guatemala fino a quando non sono stati rivelati molti secoli dopo, ma intanto i loro discendenti erano scomparsi e i popoli vicini sterminati o ridotti in schiavitù aspettando invano il ritorno del mitico Quetzacoatl a liberarli. Ha lasciato i suoi magnifici resti nei siti del Tabasco e la vicina regione meridionale tropicale del Chiapas ove tra fiumi e foreste si erge la magnifica e suggestiva città di Palenque fiorita nel periodo tardo classico tra il VII e l’ inizio del X secolo d.C. quando inizò a decadere e fu abbandonata, raggiunse l’ apogeo con il sovrano Ajaw Pakal Kinich Janaab’ noto come Pakal. I resti della città si stendono nel vasto sito di Palenque come prezioso patrimonio culturale che con i suoi edifici e templi forse più di altri ha conservato la grande e raffinata architettura maya cerimoniale e rituale del periodo classico. Tra tutti emerge l’ imponente B’olon Yej Te’ Naah, noto come il Tempio delle Iscizioni edificato a metà del VII secolo sul sepolcro di Pakal , si erge su una piramide dalle nove terrazze come i mondi sotterranei, riccamente decorato con misteriosi personaggi dai piedi di serpenti, all’interno un parete scolpita con seicentoventi glifi racconta storie misteriose e dappertutto dominano gli dei della Morte e della Fecondità, la nascita dell’uomo, il potere con le sue insegne e l’Universo Quadripartito nello Spazio, il Tempo, il Potere e la Fine sinistramente simboleggiata dall’uccello Moaer, il decoratissimo sarcofago del sovrano con una misteriosa figura che fu definita astronauta in fantasiose interpretazioni. Davanti gli edifici collegati tra loro nel grande complesso che gli spagnoli chiamarono Palacio con mura decorate, scalinate, lastre di iscrizioni, corridoi e gallerie, statue e sculture celebrative. Vicino l’ inquietante Tempio XII detto anche Tempio del Cranio dal fregio che lo raffigura all’ entrata e il Tempio XIII del VII secolo edificato sul sepolcro della misteriosa Regina Rossa, poco oltre il complesso sacro con le tre piramidi scalinate definito Tempio delle Croci, ove si ergono il Tempio del Sole, il più alto Tempio della Croce e quello della Croce Foliata. Verso la parte settentrionale nel sito di Palenque quello che gli spagnoli chiamarono il Tempio del Conde e quello definito Tempio XIX innalzato nella prima metà dell’ VIII secolo sotto il regno del sovrano Ahkal Mo’Naab, quattordicesimo regnante della dinastia che rese florida e potente l’ antica città Maya di Palenque. La foresta della Valle di Ocosingo nel Chiapas occidentale accoglie l’ antica città Popo o Casa della pietra di Toninà fiorita e potente nel periodo tardo classico tra il VII e il IX secolo, ha lasciato i suoi resti di edifici e templi ove si erge la grande piramide Maya tra le più imponenti di quella civiltà. Su una penisola affacciata sul rio Usumacinta dalla fine del VI secolo a.C. fiorì la città delle Pietre Verdi Yaxchilan con al centro la Piazza Grande e il campo per il sacro Gioco della Palla, circondata dal quartiere chiamato Labirinto e da una maestosa scalinata si accede alle tre Acropoli. Lungo un affluente dello stesso rio Usumacinta si trova Bonampak fiorita nel periodo classico tra il VI e il IX secolo d.C. che ha lasciato i suggestivi resti della perduta dalle mura dipinte come sta a significare il suo nome. Magnificamente immerso nella foresta il sito di Bonampak si apre nello spazio dell’ Acropoli ove tra gli edifici emerge il suggestivo Tempio dei murali con tre sale interne splendidamente affrescate che narrano storie di una guerra. Di quel mondo lo Yucatan è lo splendido cuore della civiltà mesoamericana dei Maya che qui ha lasciato i suoi resti imponenti e raffinati, tra le foreste tropicali che racchuidono antichi segreti e sulle coste di palme e spiagge brillanti sui colori dei Caraibi. Uxmal è la tre volte ricostruita, le pietre più antiche furono squadrate dai Maya venuti dalle foreste del Pèten molto prima dell’invasione delle tribù Tutul-xiu che poi la popolarono. La grande e suggestiva Piramide del’ Indovino si erge verticale dal vasto spazio strappato alla jungla, la grande piramide dai cinque templi sovrapposti per trenta metri mostra trecento anni di domini diversi, il misterioso Quadrilatero che agli spagnoli ricordava un convento e chiamarono Quadrangolo delle Monache dai quattro edifici con corridoi che portano a stanze decorate della funzione ignota. Nei pressi i resti del maestoso palazzo che fu detto del Governatore nell’imponenza dei tre edifici sulla piattaforma di pietra che li isola dalla terra corrotta e l’alto fregio di tre metri che corre attorno con centocinquanta teste mostruose del dio della pioggia Chac, più in la’ la Casa tortugas così chiamata per le decorazioni di tartarughe, dove si riuniva un antico clan attorno al suo totem anfibio per le cerimonie e riti misteriosi persi nella storia. Il codice Chilam Balam racconta delle tribù del bellicoso popolo Itza venute dal sud verso il sesto secolo dopo Cristo e scavarono profondi pozzi cenotes nello Yucatan costruendo la loro città che chiamarono Vicino al pozzo degli Itza Chichèn Itzà , dedicandola al culto del mitico Serpente Piumato con la piramide consacrata a Kukulkan, il che per i popoli Nahua divenne poi il potente Quetzacoatl. Nei pressi il suggestivo santuario che gli spagnoli chiamarono El Castillo su una grande piramide di ventiquattro metri dove si arrampicano quattro gradinate decorate da teste di serpenti, nove terrazze che rappresentano le regioni del mondo sotterraneo e trecentosessantacinque gradini come i giorni dell’anno che gli astronomi calcolarono perfettamente, sulla sommità il piccolo sacrario contiene la figura dell’essere mitico Chac Mool e uno splendido giaguaro rosso dagli occhi di giada. Nel vasto sito di Chichen Itza ebbe tra le sue più alte espressioni artistiche lo stile puuc con le raffinate decorazioni, accanto al Castillo si erge imponente il Tempio dei Guerrieri circondato da colonne tolteche decorate da minacciosi soldati armati della zagaglia atlat che un tempo sostenevano un grande salone di cerimonie, attorno le misteriose costruzioni innalzate da quelle fiere dinastie. Il Tempio con la piattaforma dalle decorazioni che celebrano i miti delle Aquile e Giaguari che stringono cuore umani, l’orrore di pietra del Muro dei Crani Tzompantli, allucinante piattaforma dove venivano impalate le teste mozzate dei sacrificati mentre i corpi erano divorati ritualmente dal pubblico, ma il simbolo dell’antico terrore sacrificale tolteco è il Cenote sacro, il grande pozzo dove venivano gettati vivi i sacrificati esaltati dalle droghe. Distante dall’orrore tolteco a Chichèn-itzà si erge la costruzione circolare a chiocciola Caracol, misterioso osservatorio astronomico dove i saggi osservavano il firmamento dalle tre aperture sulla sommità studiando il corso degli astri e interpretando le stelle, mentre la vecchia Europa era immersa nell’oscurità e nel terrore del cielo misterioso, popolandolo di demoni ed angeli senza curarsi dei fenomeni che rimanevano ignoti.

Le culture messicane

Nell’ occidentale Michoacàn affacciato sul Pacifico fin da epoche remote si stabilirono gli antenati indigeni dei P’urhépecha che edificarono vari centri e città come la fiorente Jacona di El Opeño, sotto il Cerro Tariaqueri sulla riva meridionale del lago Pátzcuaro fondarono Ihuatzio e sulla sponda settentrionale quella che divenne la loro più grande città di Tzintzuntzan, dal loro territorio nel XIII secolo si unirono creando quella che venne definita la cultura di Tarasco sopravvissuta fino all’ arrivo degli spagnoli. Nel territorio vicino gli Zapotechi fin dal I millennio a.C. dominarono la regione meridionale nella valle di Oaxaca dove fondarono la città con il grande centro cerimoniale di Monte Albàn fiorito dal VI secolo a.C. come cuore della loro civiltà che ha lasciato magnifici resti in posizione dominante sulla valle, nei pressi della non distante San José Mogote rimane l’antica Mogote. Divenne poi ricca e potente l’ atra sacra città di Mitla che ha lasciato anch’ essa grandiosi resti di edifici, palazzi e templi nelle rovine dell’ omonimo grande sito di Mitla, quando si estese la cultura zapoteca nella regione fondarono oltre agli altri fiorenti centri come Yagul e il sacro luogo rimasto nell’ antica Zaachila dove i discendenti ancora si ritrovano per celebrare la Dea del mais Pitao Ko Shuub. Fondarono anche il grande centro di Huamelulpan , venne poi arricchito ed esteso dai successori Mixtechi che dominarono quella stessa regione occupandone le antiche città e fondandone altre a Cerro las Minas su un più antico centro della cultura Ñuiñe fiorita tra il III secolo e il IX, Yucuñudahui e Tilantongo che ne divenne la capitale, il grande centro di Achiutla dove è sorta la città spagnola di San Juan Achiutla, poi Cuilapan che ha lasciato i suoi resti nell’ omonima città, come quelli che si trovano a Tututepec fiorito tra il dal XII secolo fino all’ inizio del XV quando furono sottomessi dai potenti Aztechi che li chiamarono Popolo delle nuvole mixtecapa. Le regioni centrali tra il X e il XII secolo furono dominate dai Toltechi che avevano fondato la loro splendida e potente capitale a Tula e altri grandi centri come fiorente città di Calixtlahuaca e l’ imponente cittadella fortificata tra le rocce della quemada di Chicomoztoc, mentre un loro sovrano alla fine del X secolo aveva portato parte del popolo Tolteco nel meridionale territorio dello Yucatan. Qui venne fondato un nuovo regno assieme a centri della secolare e raffinata civiltà dei Maya che ebbe come capitale la loro antica e grande città di Chichèn itzà. Nella seconda metà del XII secolo i Toltechi abbandonando la loro capitale Tula sconfitti dalla bellicosa popolazione Chichimeca con una cultura interamente ispirata dal culto del Serpente delle nuvole rappresentato dalla suprema divinità Mixcoatl, poi anch’ essi travolti dal devastante arrivo dei conquistadores spagnoli. Più tardi dal XIII secolo nella Valle del Messico i Tepanechi estesero il loro dominio su parte del territorio occupato dai Mexica prima che divenissero l’ incontrastata potenza che poi esteste il suo impero su gran parte del Messico, il sovrano Tezozòmoc nel 1315 ne sottomise la città di Tenochtitlàn, mentre nei pressi avevano fondato il grande centro di Azcapotzalco nel XIII secolo ad occidente del lago di Texcoco nel territorio ove edificarono l’ altra vicina città di Tlacopan e il centro dove in epoca coloniale spagnola sorse il grande quartiere di Coyoacàn della capitale messicana .

L’ impero degli Aztechi

Il bellicoso popolo dei Mexica giunse dai territori settentrionali nel XII secolo nei loro più antichi codici raccontarono poi che gli antenati erano partiti dalla mitica terra di Aztlàn per arrivare sull’ altipiano dominato dai Tapanechi, e ne furono sottomessi fino agli inizi del XIV secolo, quando dalla loro città di Tenochtitlàn reclamarono l’ indipendenza unendosi con le città vicine nell’ agguerrita alleanza mexica che conquistò il territorio dei Tapanechi e la loro capitale Azcapotzalco. Da quel momento l’ espansione di quello che divenne il potente impero azteco fu incontenibile alla fine del XIV secolo, il sovrano Acamapichtili conquistò gran parte della Valle del Messico, i territori limitrofi furono poi occupati dal successore Huitzilìhuitl e l’ estensione dell’ impero aumentò dal 1440 e i tre decenni seguenti nel regno di Motecuhzoma I, dal 1473 seguirono le conquiste del successore Axayacatl e dopo una breve pausa quelle dell’ ottavo e reggente di Tenochtitlán Ahuitzotl che sottomise definitivamente il popolo degli Huaxtechi conquistando poi i territori centrali dei Mixtechi e quelli tra la valle di Oxaca e le coste del Pacifico dominati dagli Zapotechi fino al Peten guatemalteco. Dopo di lui regnò per diciotto anni l’ ultimo dei sovrani mexica Montezuma II fino all’ arrivo degli spagnoli e la loro travolgente conquista del Messico. Oltre che dalle prime cronache degli invasori, la storia dei potenti Mexica è narrata dalle iscrizioni glifiche dalle splendide illustrazioni dei preziosi testi codici aztechi , memoria dell’ ultima grande civiltà dell’ antico Messico, ma ciò che più riesce a raccontare quei secoli di splendore è la suggestione dei muti resti di edifici, palazzi e templi che rimangono nei siti aztechi. Però solo da quelle cronache e codici che in parte la descrivono i può avere un pallida idea di quello che era il cuore della loro cultura nella potente e splendida capitale Tenochtitlàn andata distrutta dalla furia dei conquistadores. Centro ne era il Gran Tenochitlàn dai ricchi edifici, sontuosi palazzi che diramavano dal vasto centro cerimoniale ove s’ innalzava il venerato Templo Mayor con la sua piramide innalzato nella prima metà del XIV secolo che i Mexica chiamavano Hueteocall, ove i sacerdoti celebravano le grandi cerimonie intrise dal sangue dei sacrifici umani , mentre le fastose processioni di i sovrani e dignitari procedevano tra gli altri palazzi e templi come quelli consacrati a benedico dio della pioggia Tlaloc e del sole Huitzilopochtli, la decorata Casa dell’Aquila e la maestosa piramide di Tezcatlipoca con l’ altare dei sacrifici umani, il sacro campo della Pelota e il tzompantli con la cupa Porta dei Teschi. Nel sacro recinto sorgevano gli altri templi, uno del venerato Quetzalcoatl che reclamava sacrifici come l’ altro consacrato alla potente divinità solare Tonatiuh e quello alla dea della terra Tonantzin.Dal centro sacro si stendeva l’ immensa città in quattro grandi quartieri tra canali, ricchi mercati e splendidi giardini, palazzi ed edifici fino all’ acquedotto di Chapultepec dall’ ardita ingegneria idrica e il quartiere dei giardini che chiamavano Campo dei fiori Xochimilco.Tutto ciò che apparve alla meravigliata ammirazione degli spagnoli conquistadores venuti dall’ altra parte del mondo, prima di devastare la splendida città sepolta sotto la capitale messicana. Quando Hernàn Cortès con i suoi conquistadores arrivò nella vasta e splendida capitale Tenochtitlàn ne decantò la grandiosa magnificenza impressionato dalla sua bellezza, prima di assediarla e distruggerla con alleati indigeni Tlaxcaltechi, dopo aver subito quell’ unica sconfitta nella Noche Triste, celebrata nell’ ultimo canto di vittoria azteco prima della lunga battaglia e la presa di Tenochtitlàn, con la sua distruzione si completò la devastante conquista del Messico e la fine della sua ultima grande civiltà precolombiana che fu il controverso e splendido mondo del Serpente Piumato ove per ultimi dominarono gli Aztechi .

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