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Aztechi: il popolo Mexica

Il perduto mondo degli Aztechi nella storia e cultura dell’ultima civiltà mesoamericana, tra gli antichi codici e le cronache dei figli del Serpente Piumato, i miti che aleggiano nei resti di città e templi dalle divinità che reclamavano il sangue dei sacrifici umani

Il popolo Mexica

Quando la civiltà dei Maya iniziava il suo declino nei territori meridionali e stava scomparendo quella del Toltechi , nel XII secolo dal nord migrarono popoli nomadi nella regione centrale messicana, tra essi le tribù Mexihcah provenienti dal mitico territorio settentrionale di Aztlàn che secondo la profezia dovevano cercare una terra ove un’ aquila lottava con un serpente e la trovarono quando giunsero nell’altipiano del lago Texcoco stabilendosi nelle paludi occidentali nei domini del potente popolo dei Tepanechi.

Ne furono a lungo sottomessi, ma ne appresero miti, religione e cerimonie sacrificali, comuni alle altre popolazioni mesoamericane, intanto agli inizi del XIV secolo erano diventati i potenti Mexica che fondarono un centro che sarebbe divenuto la grande e splendida città di Tenochtitlàn, la grande capitale governata dalla carica regale del Grande Oratore Tlahatoàni eletto dalla casta dei nobili pīpilti e ne seguì la secolare dinastia reale dei sovrani Tlatoani che regnarono sulla metropoli fino alla sua caduta travolta dai conquistadores

nel 1521. Mentre cresceva fiorendo la città continuò ad essere tributaria dei potenti vicini fino al 1428, quando il quarto Tlatoani Itzcòatl di Tenochtitlán ne reclamò l’ assoluta autonomia creando un’ alleanza mexica tra le altre città che nella regione s’erano imposte come reami indipendenti.

Si alleò con il signore e potente sovrano Nezahualcóyotl che regnava ad ovest del lago omonimo nel territorio della città di Texcoco , unendo le forze anche con la vicina e più piccola città stato di Tlacopan in una vittoriosa rivolta armata contro il dominio tapaneco.

La triplice alleanza in breve conquistò l’ intera regione dominata dai Tapanechi prendendone la possente capitale Azcapotzalco da dove i Mexica, che vennero chiamati poi Aztechi dal nome della loro mitica terra Aztlàn, espansero il loro dominio alla fine del XIV secolo con il regno Acamapichtili che occupò gran parte della Valle del Messico e quello del successore che salì al trono come l’ onorato sovrano Huitzilìhuitl.

L’espansione continuò con il figlio Montezuma Ilhuicamina che salì al trono come Motecuhzoma I regnando per quasi trent’ anni dal 1440, seguì il regno del potente sovrano Axayacatl che nel 1473 conquistò l’ altra potente città stato rivale di Tlatelolco in una furiosa battaglia narrata dalle cronache sconfiggendo ed uccidendo il regnante Moquihuix.

Le conquiste si arrestarono durante il breve regno del successore Tìzoc e riprese incontenibile dal 1486 quando salì al trono l’ ottavo e bellicoso Tlatoani di Tenochtitlán Ahuitzotl soffocando una rivolta della popolazione precedentemente sottomessa degli Huaxtechi.

Negli anni seguenti con le sue conquiste estese enormemente i domini aztechi nei territori centrali messicani dei Mixtechi e in quelli meridionali della valle di Oxaca fino alle coste del Pacifico da secoli dominati dagli Zapotechi giungendo a conquistare la regione occidentale del Peten guatemalteco.

Per celebrare le sue vittorie fece ampliare ed arricchire il centro cerimoniale del Templo Mayor a Tenochtitlán con la sua grande piramide ove nelle cerimonie le cronache narrano che furono immolati ventimila sacrificati alle divinità.

Alla sua morte salì al trono Motecuhzoma Xocoyotzin noto come l’ ultimo dei sovrani Tlatoani indipendenti Montezuma II che regnò diciotto anni fino all’ arrivo degli spagnoli e la loro travolgente conquista del Messico iniziata poco prima quando sbarcarono nel meridionale Yucatan ove per secoli era fiorita l’ antica e raffinata civiltà dei Maya all’ epoca ormai decaduta.

La fine dell’impero azteco

Poco più a nord dopo aver fondato la prima colonia di Veracruz i conquistadores iniziarono la loro avanzata nella conquista di quell’ impero Mexica, che era divenuto vasto e potente in due secoli dalla fondazione, guidati dal’hidalgo Hernàn Cortès che iniziò la sua marcia con solo quindici cavalieri e quattrocento armati di spade e picche, tredici archibugi e trentadue balestre che dovevano affrontare oltre quarantamila guerrieri Mexica dell’ imperatore Montezuma dalla poderosa e fino allora invincibile armata azteca, attraverso quelle terre ignote seguendo il suo incontenibile e bellicoso itinerario.

Quando Cortès giunse in vista della grande e splendida capitale Tenochtitlàn si impressionò per la sua e grandiosa bellezza dichiarando che mai aveva visto tale magnificenza, per poi iniziarne la conquista fino alla distruzione. Con agli alleati indigeni Tlaxcaltechi gli spagnoli di Cortès si scatenarono negli scontri iniziati nel giugno 1520, i militi di Montezuma no si fecero sopraffare reagendo all’ attacco di sorpresa combattendo furiosamente nel primo scontro dal quale uscirono vittoriosi con quella che fu definita la Noche Triste.

Il religioso e cronista della spedizione spagnola Lòpez Gòmara, che racconta quegli eventi nella sua controversa Historia, narra che nel violento scontro perirono quattromila aztechi e quattrocento spagnoli che in realtà furono quasi tutti sterminati e riuscirono a salvarsi combattendo solo Cortès con la sua amante indigena La Malinche, l’ unica donna spagnola a seguito della spedizione Maria Estrada e pochi più esperti veterani con il capitano Alvarado.

Fu l’ ultima vittoria di questo popolo guerriero prima di essere travolto dai conquistadores guidati da Cortès, celebrata nel fiero canto azteco che ne onorava l’ orgoglio.

“..Arrivammo lentamente, senza pensare, O Tlaxaltechi-Cantate amici miei! Li ho visti e ne sono ammirato:Con scudi e con spade i Tlaxcaltechi Vogliono seguire i castigliani Nell’ acqua venimmo ad assediarli e li abbiamo sconfitti..”

Poi il condottiero spagnolo ebbe la vittoria definitiva nell’ agosto 1521 con la vittoria nella battaglia finale e decisiva per la caduta e la presa di Tenochtitlàn, la splendida città che aveva ammirato per poi distruggerla sterminandone gli abitanti, non prima di darne descrizione al suo sovrano nella seconda lettera di Cortes tra le varie inviate per raccontare la conquista dell’ impero azteco.

per trasmettere a Vostra Maestà una giusta concezione della grande estensione di questa nobile città di Tenochtitlan, e dei molti oggetti rari e meravigliosi che contiene, del governo e dei domini di Montezuma, il sovrano; dei riti religiosi e dei costumi che prevalgono, e l’ordine che esiste in questo come in altre città che appartengono al suo regno: richiederebbe il lavoro di molti scrittori esperti e molto tempo per il completamento del compito. Non sarò in grado di mettere in relazione una centesima parte di ciò che si potrebbe dire rispettando queste questioni, ma mi sforzerò di descrivere, nel modo migliore in mio potere, ciò che ho visto io stesso; e, imperfettamente, come potrei riuscire nel tentativo, sono pienamente consapevole che il racconto apparirà così meraviglioso da essere ritenuto poco degno di credito; da quando anche noi, che abbiamo visto queste cose con i nostri occhi, siamo ancora così stupiti da non essere in grado di comprendere la loro realtà…”

Con la lunga e furibonda battaglia per la capitale Tenochitlàn devastata e distrutta dagli spagnoli si era completata la conquista di quell’ ultimo impero durato due secoli fondato dai potenti Mexica chiamati Aztechi e furono essi gli ultimi a dominare il Messico precolombiano con il loro miti, religione, cerimonie spesso cruente, arte e tradizioni, edificando i loro centri e città dai deserti e i monti settentrionali alle pianure e le foreste tropicali dello Yucatàn ove sopravvivevano i discenti dell’ antica e ormai persa civiltà dei Maya.

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