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La cultura Nazca

Tra le civiltà sudamericane che si sono succedute nel vasto territorio del Peru, la costa settentrionale dal primo secolo a.C. fu dominata dalla cultura Moche per i successivi sette secoli, dopo la sua decadenza dal X secolo la regione entrò in quello che poi diventò il potente regno Chimù, più a sud dal IV secolo a.C. fioriva la più antica civiltà di Paracas dall’ omonima penisola lungo la desertica costa meridionale fino alla sua decadenza nel V secolo d.C. Lungo la baia verso la sua estensione nord occidentale appare un grande geoglifo scavato nella roccia nel II secolo a.C. che per la sua forma gli spagnoli chiamarono Candelabro dal significato ancora misterioso, probabile simbolo divino o riferimento per la navigazione, divenuto simbolo di quella cultura. Lungo la regione costiera di Ica, ove il deserto affaccia sul Pacifico, le omonime dune di Ica si inseguono magnificamente lambendo le onde dell’ oceano, verso l’ interno emerge l’ oasi di Huacachina con la sua laguna come un miraggio in quel deserto ondulato che continua per il Cerro Blanco nota alle popolazioni indigene precolombiane come Yuraq Orqjo, tra le dune di sabbia più alte al mondo assieme al vicino Cerro Marcha chiamato Duna Grande. Il popolo Paracas riuscì a dominare il deserto ricavandone ampie valli verdi con ingegnosi sistemi di irrigazione per l’agricoltura e fertilizzando i campi con l’ escremento guano che traevano dalle ricche colonie di uccelli marini degli isolotti guaneras poco al largo della costa ove emergono dall’ oceano le isole Ballestas, divenuto un suggestivo santuario naturalistico assieme alle Chinchas. In quel territorio dalla natura prorompente domata dalla cultura di Paracas, tra il I e il IV secolo d.C. ne fu contemporanea quella altrettanto affascinante di Nazca che ha lasciato le grandiose ed enigmatiche tracce nella pampa desertica, note come le linee di Nazca, enormi e visibili solo dall’altro sorvolandole, il grande centro cerimoniale di Cahuachi ove si celebravano i riti e i miti di quella civiltà fino al VI secolo e la necropoli di Chauchilla che ne ha svelate le tradizioni, fu anche un popolo di ingegnosi costruttori come raccontano i resti degli acquedotti di Cantayo o Cantalloc ed altre opere emerse dal deserto. La prima volta che sono in questa regione nel fascino della sua natura che ne racchiude la storia ho avuto l’ onore e il piacere di conversare a lungo con l’ ormai anziana archeologa tedesca Maria Reiche che ha dedicato la vita ad interpretare quei resti e svelando i misteri delle enigmatiche linee a lungo dimenticati.

La cultura Nazca

La civiltà costiera di Nazca fiorì ò sulla costa meridionale peruviana dal II secolo a.C. per ottocento anni fino al VI secolo d.C., nel suo primo periodo fu contemporanea alla cultura Paracas e dopo la sua decadenza ne occupò il territorio edificando diversi dei suoi centri sui precedenti. Diversamente dalla Paracas non aveva un regno unificato, ma un insieme di centri autonomi con piccoli villaggi su colli terrazzati sorti nelle varie zone agricole del territorio alimentate dall’ avanzato sistema di irrigazione come a Cantalloc ove rimangono i resti di quaranta sistemi di acquedotti sotterranei costruiti in tutto il territorio come puquios. Non avevano una vera capitale ma il grande centro di Cahuachi era riferimento religioso e di potere degli altri vari centri collegati tra loro che hanno lasciato i loro resti nei siti Nazca, l’ autorità era esercitata dalla casta sacerdotale depositaria della tradizione religiosa e rituale nelle cerimonie che decideva anche ogni altra attività comunitaria. Seguiva quella militare e degli artigiani divisi nella lavorazione di metalli, ceramica e tessitura ove divennero tra i più raffinati maestri nell’arte precolombiana peruviana, mentre sacerdoti, militari ed artigiani popolavano i centri urbani e cerimoniali, il resto della popolazione era distribuita nelle valli fertili per l’ agricoltura e sulla costa comunità di pescatori. Estesero i loro domini dalla valle ove è sorta l’ omonima città di Pisco a nord a quella meridionale attraversata dal fiume Acarí, mantenendo commerci con altri popoli distanti, nell’aridità costiera non potevano allevare vigogne ed alpaca per la lana dei loro ricchi tessuti, come quelli rinvenuti avvolgenti le mummie Nazca, che proveniva dagli scambi con le culture andine, intensi con il territorio di Ayacucho ove l’ influenza Nazca in quella regione favorì la nascita della successiva cultura Huari , mentre le piume che decoravano i tessuti e i corredi cerimoniali arrivavano dai commerci con le lontane popolazioni della foresta. Una civiltà che estese la sua cultura espressa artisticamente nella ceramica Nazca rappresentando miti e tradizioni così come nei più ricchi e raffinati Tessili andini decorati da ricami, figure stilizzate e decorazioni che impreziosivano i tesuti di lana e fibra di alpaca in gran parte svelati nei sepolcri avvolgendo le mummie che, assieme ai resti e la suggestione degli enigmatici geoglifi, rimangono memoria dell’affascinante Cultura Nazca.

Nazca

Vicino alla città di Nazca i resti grande centro cerimoniale con templi piramidali, palazzi ed edifici di Cahuachi, nei pressi la vasta necropoli con i sepolcri dai ricchi corredi funerari e le mummie avvolte in preziosi tessuti decorati di Chauchilla, nei pressi l’ avanzato sistema idraulico ancora in funzione degli acquedotti di Cantayo o Cantalloc. A Nazca in Avenida de la Cultura per una magnifica introduzione a quei siti consiglio una visita al ricco museo Antonini amministrato dall’ italiano Centro de Estudios Arqueológicos Precolombinos o Ceap con tre grandi sale che espongono splendide ceramiche decorate, ricchi e raffinati tessuti assieme ad altre espressioni aristiche Nazca in legno ed argilla, manufatti di ossa e conchiglie intarsiate, oltre alla ricostruzione di tombe dai ricchi arredi funerari e mummie avvolte nei magnifici tessuti. Gran parte delle ricche collezioni archeologiche dell’ Antonini provengono dai vicini siti di Pueblo Viejo e San José oltre che dai resti del grande centro di Cahuachi .

Cahuachi

Sulla sponda del fiume Nazca il centro cerimoniale di Cahuachi venne edificato nel primo secolo a.C. divenendo la capitale religiosa e centro di pellegrinaggi, ne rimangono i resti di una quarantina di edifici in mattoni adobe attorno al Grande Tempio, ognuno con un piazzale circondato da mura, dalle raffigurazioni nei tessuti si sa che vi si celebravano cerimonie per i raccolti e dai depositi di ceramiche rinvenute attorno vari rituali. Tra le cerimonie più importanti erano quelle consacrate alla divinita oculare Octo raffigurata come un essere volante dai grandi occhi e lingua simile ad un serpente, ornato da teste tagliate come trofei, nelle ceramiche è spesso raffigurato seduto e nei tessuti disteso avvolto da fiamme. A Cahuachi alcuni tumuli contenevano anche ricchi sepolcri e grandi vasi votivi con offerte e tessuti finemente decorati, oltre che nei tessuti molte di quelle cerimonie sono raffigurate nelle ceramiche assieme a rappresentazioni di pratiche sciamaniche con uso di droghe per entrare in trance e comunicare con gli spiriti per auspicare i cicli agricoli accompagnati dal suono di flauti e tamburi in ceramica rinvenuti in gran quantità. Nei pressi ove è sorta la città di Nazca i resti di Ventanilla ne ricordano l’antico centro urbano con quartieri dalle case a schiera, edifici affacciati su cortili murati e tumuli cerimoniali, alimentato da una vasta rete di acquedotti, cisterne e gallerie sotterranee accessibili da scalinate a spirale.

La necropoli di Chauchilla

Ad una trentina di chilometri la necropoli di Chauchilla con i suoi sepolcri dagli arredi funerari, ceramiche ed offerte con le mummie avvolte in ricchi tessuti, sorse nell’ ultimo periodo della cultura Paracas e dal X secolo d.C. fu utilizzato dalla cultura Wari o Huari che estese il suo dominio nella regione prima di essere conquistato dal potente impero incaico Tahuantinsuyu a metà del XV secolo. Le tombe sotterranee a pozzo sono lo scrigno della cultura ed arte Nazca con i ricchi corredi funebri di ceramiche e i tessuti pregiati finemente decorati che avvolgevano le mummie deposte sedute a volte con i teschi che recano tracce di trapanazione medica ed altre dalla vistosa deformazione del cranio allungato nella tradizione simile ai teschi Paracas, spesso con parti del corpo tatuate. I sepolcri più grandi rivestiti da mattoni adobe potevano essere riaperti per accogliere altre mummie e probabilmente oggetto di un culto degli antenati, alcune adornate con trofei di teste trapanate ed infilate in una corda, raffigurate nei disegni sulle ceramiche e nei tessuti come miniature che ne decorano i bordi. Tra le altre sepolture alcune accolgono vittime sacrificali con gli occhi e la bocca riempiti di fango e cuciti da aghi di cactus, mentre la lingua tagliata era posta in una sacca di tessuto. Oltre che alcune tradizioni ed edilizia, parte dell’ arte ceramica e tessile Nazca rinvenuta nella necropoli di Chauchilla ha ispirato l’ espressione artistica della cultura Huari che ne prese il territorio dopo la decadenza della Nazca.

Acquedotti di Cantaloc

Costruiti tra il III e il VI secolo d.C. gli acquedotti Nazca sono veri capolavori di ingegneria idrica, convogliavano le acque delle falde sotterranee nel deserto per rifornire centri e villaggi mantenuti con gli ingegnosi pozzi a spirale puquios e i canali per l’ irrigazione agricola in parte ancora funzionanti. Fondamentali nella fioritura di quella cultura, tanto da far sostenere ad alcuni studi che anche le celebri Linee Nazca, tra le varie teorie del loro significato, erano dirette alle fonti d’acqua e che rappresenterebbero ciò che si trova nel deserto, aldilà delle interpretazioni ne rimangono i resti più impressionanti a Cantalloc che rifornivano l’ antica città di Nazca, chiamati dagli spagnoli acquedotti Cantayo. Poco distante da Cahuachi, del centro cerimoniale di Estaqueria fondato in epoca Paracas ed ereditato da quella Nazca, rimane una grande piattaforma in mattoni adobe con una palizzata in legno di huarango, alcuni dei duecentoquaranta pali decorati da incisioni che raffiguaravano amimali ed esseri antropomorfi che probabilmente sostenevano il tetto, nella parte occidentale da un recinto quadrato si erge un grande tronco sempre di huarango, così adoperato dai Nazca tanto da provocarne una devastante deforestazione che qualcuno ha ipotizzato sia stata una delle cause della sua decadenza lasciando l’ avanzata del deserto nei territori agricoli.

Paredones

Sotto il colle di Los Altos de Nasca si trova il sito di Paredones sorto probabilmente su un antico villaggio Nazca, edificato a metà del XV quando il potente impero Tawantinsuyu degli Incas estese il suo dominio in questo territorio fondandone un centro amministrativo dai quartieri con edifici in mattoni adobe che diramavano dal grande palazzo di pietra sede del potere con accanto una scalinata che accedeva al tempio consacrato alla divinità solare suprema Inti. Da una grande piazza trapezoidale, dallo spazio cerimoniale ove si praticavano sacrifici, altri edifici militari ed amministrativi, magazzini e fortificazioni, mentre il resto della città si estendeva sui colli vicini con modeste case ove sono stati rinvenuti sepolcri e una gran quantità di ceramiche dalle decorazioni che ricordano alcune espressioni dell’ arte di Paracas e Nazca.

Palpa

La civiltà Nazca estese il suo dominio fondando altri centri nel limitrofo territorio che prende nome della città di Palpa, dopo la sua decadenza sorsero altri insediamenti delle ultime culture costiere, come nella Quebrada de Santa Cruz ove in una gola si trovano i resti della città perduta di Huayuri fondata dal popolo Poroma dopo la fine della cultura Nazca, fiorita tra l’ inizio del XII secolo e la seconda metà del XIV nel periodo della cultura costiera Chincha, ne rimangono le rovine di vari edifici affacciate su strette vie che si aprono in piazze con i resti di palazzi e templi e per quella che doveva apparire come una cittadella dall’accesso protetto e quando fu rinvenuta Huayuri fu chiamata ciudad perdida. Il popolo Nazca si spinse a sud nella regione di Tacna lungo la costa più meridionale peruviana ove fu edificato il centro cerimoniale con il suo tempio di El Ingenio fin quasi al limitrofo territorio cileno tra il deserto che affaccia sul Pacifico sulla baia di San Fernando ove scendevano le vie andine ospitando una gran varietà di animali, guanachi, vigogne, volpi, grandi condor e a volte rari puma che qui incontrano la fauna costiera come leoni marini, pinguini, pellicani e varie specie di uccelli. Alla cultura Nazca appartengono i resti di Muña o Palpa muna con il sepolcro ove è stata rinvenuta la misteriosa mummia di una donna di rango, così come gli oltre seicento grandi geoglifi, i più prossimi a Sacramento su un colle i grandi disegni geometrici e figurativi con quella che è stato chiamato Reloj Solare interpretato come un cerimoniale Orologio Solare, in linea con l’ equinozio indicava gli auspici sui raccolti del nuovo anno. Per altri rappresentava le figure dell’ arte tessile Nazca. I petroglifi di Chichitara tracciati nel primo secolo da abili incisori di Paracas sulle rocce vulcaniche con raffigurazioni di felini, lama, uccelli, serpenti, scimmie, gamberi e figure umane di guerrieri. Tra gli oltre trecento petroglifi, su quattro gruppi di rocce levigate sono scolpiti e graffiti figure di felini, scimmie, cervi e serpenti, centrale è la roccia delle Tre età che reca tre figure maschili dai volti e gli abiti diversi che rappresentavano tre divinità. Proseguendo dal colle di Llipata la vista si stende sulla pampa desertica ove sono tracciate le grandi ed enigmatiche Linee di Palpa dagli enormi disegni tracciati nel deserto con figure geometriche, antropomorfe e zoomorfe, simili e più antiche di quelle di Nazca, le raffigurazioni umanoidi rappresentano la divinità suprema e probabilmente la famiglia reale, tra tutte rimane dal significato ancora poco noto la Croce di Palpa o di San Javier chiamata anche la Estrella.

Le Linee di Nazca

Assieme a quelle di Palpa le ben più note linee di Nazca con i suoi fantastici geoglifi, sono considerate tra le più affascinanti scoperte archeologiche e il sito è divenute patrimonio Unesco , erano note alle popolazioni indigene che potevano intravederne un parte dai colli, ma sono apparse nella loro suggestione solo con i primi aerei che hanno sorvolato il deserto di Sechura disteso nelle aride pianure verso Rio Grande sulle pampas di Jumana. Dalla scoperta le interpretazioni sulla loro origine, storia e significato dei geoglifi nasca sono state le più varie, purtroppo non cimento solo di seri studi e richerche archeologiche, ma anche di fantasiose teorie come la ridicola paleoastronautica che le spiega quali segni tracciati da alieni per lo sbarco delle loro astronavi, sostenuta dallo svizzero Von Däniken e altri demenziali pseudo studiosi. Meno fantascientifica e abbastanza bizzarra l’ ipotesi dello studioso tedesco Von Bruenig che considerava le linee delimitazioni decorative per campi ove si tenevano gare di corse e cimenti sportivi. Più realistica l’ ipotesi che siano stati tracciati come vie cerimoniali per un probabile culto degli antenati sostenuta dagli studi di Hans Horkheimer alla fine degli anni quaranta del secolo scorso interpretando le linee come percorsi sacri da seguire nelle cerimonie, teoria in parte ripresa successivamente dall’ antropologo statunitense Reinhard, già noto per la scoperta della mummia congelata Juanita rinvenuta tra le Ande ad Ampato, che le considerò con altri indicazioni per giungere al luogo ove venerare le forze naturali del deserto e le montagne. Da altri ancora le linee furono ritenute parte dei canali per l’ irrigazione e meglio ancora per David Johnson erano una gigantesca mappa tracciata nel deserto delle falde d’ acqua sotterranee da interpretare con rituali cerimoniali per conservarle e ritrovarle, teoria ripresa dall’ accademico tedesco Markus Reindel e dall’ americano Johnny Isla. Secondo gli studi di Rostworowski, Tony Morrison e altri il significato andava ricercato nei miti andini della creazione e la mitologia che ne derivava, della più antica cultura settentrionale di Chavìn e quella fiorita negli altipiani boliviani che aveva il suo centro a Tiahuanaco, con il mito della la divinità poi chiamato dalla religione incaica Viracocha che sarebbe tornato nel mondo e le linee sarebbero state tracciate per accoglierne l’ arrivo.Teoria in parte ripresa dal fisico e matematico americano Gerald Hawkins con i suoi calcoli per contraddire quella più accreditata e diffusa nel frattempo che interpretava le linee e i geoglifi ispirati dall’ osservazione astronomica degli antichi Nazca. Le interpretazioni religiose ed astronomiche iniziarono negli anni venti del secolo scorso con l’ archeologo peruviano Mejía Xesspe che identificò i segni con dei sentieri cerimoniali seques e dai suoi studi lo storico statunitense John Rowe ne ipotizzò il significato come centri di adorazione cerimoniali, mentre il matematico Max Uhle studiando i geoglifi per decenni giunse alla conclusione che potevano riferirsi ad un enorme calendario fondato sull’ osservazione astronomica. Una simile ipotesi fu ripresa dall’ antropologo Paul Kosok che si dedicò allo studio delle linee di Nazca dalla fine degli anni trenta per due decenni, ricerche completate ed approfondite dalla matematica ed archeologa tedesca sua compagna Maria_Reiche. Ho avuto l’ onore di incontrarla ed il piacere di ascoltare a lungo le sue argomentazioni su quei fantastici disegni nel deserto come un affascinante racconto in un’ indimenticabile serata a Nazca, li definiva come la più vasta ed antica mappa celeste al mondo e le linee che diramano in quel deserto per ogni direzione erano riferimenti tracciati per osservare i movimenti del Sole, la Luna e gli astri. Dalle Linee di Nazca quel popolo che le aveva tracciate trasse un grande calendario astrale per interpretare i mutamenti stagionali e prevedere i cicli agricoli, alcune delle grandi figure erano nelle direzioni per osservare le costellazioni associate. Un grande calendario astronomico con le linee e i disegni tracciati da abili artisti ingegneri che rappresentavano astri e costellazioni come quella di Orione raffigurata dal grande geoglifo del ragno, il disegno stilizzato della scimmia indicava l’ Orsa Maggiore e alcune individuate dalla simbologia di altri grandi geoglifi. Nel fascino del suo racconto ho sorvolato attentamente le pampas di Nazca cercando poi di approfondire gli studi di Maria Reiche e di altri che hanno variamente interpretato le figure e, studiando le tradizioni di altre culture sudamericane precolombiane tra i territori andini e costieri peruviani, penso che oltre a riferimenti astronomici siano state vie sacre di pellegrinaggio e cerimonie che delimitavano il luogo di riunione delle comunità Nazca ove le grandi figure potevano rappresentare anche gli esseri totemici dei vari clan.

Il racconto dei geoglifi

I geoglifi sono tracciati seguendo la morfologia del terreno ove il più scuro strato pietroso ocra è stato abilmente rimosso per creare i tracciati con il colore più chiaro del terreno sottostante, iniziando da disegni minori poi sempre più ingranditi, alcuni rimuovendo solo dal bordo le pietre per tracciarne i contorni, altri scavandone l’ interno con solchi poco profondi ed alcuni solo graffiti. Per le scarse precipitazioni e poca erosione di venti si sono conservati in gran parte intatti nei secoli splendendo magnificamente con la luce radente come linee geometriche, raffigurazioni di strani esseri antropomorfi, animali e piante stilizzate. Oltre ottocento lunghe linee tracciate sulla pianura verso la costa, trecento disegni geometrici tra rettangoli, trapezi, triangoli, forme di freccia, ondulate, zig zag e spirali, i disegni sono una settantina, alcuni enormi lunghi tra i duecento e trecentosettanta metri. Tra le più grandi quelle raffiguranti uccelli stilizzati del colibrì, condor, airone, pellicano, gabbiano e pappagallo, le enormi figure di scimmia, ragno, balena e lumaca, la figura antropomorfa chiamata astronauta per il suo aspetto. Di dimensioni minori un cane, due lama , lucertola, serpente ed iguana, altri confusi con linee e spirali, mentre le figure minori dall’ aspetto umano si trovano in gran parte lungo le piste alcune con linee sulla testa che probabilmente raffiguravano copricapo piumati cerimoniali. Sono visibili sorvolando la pampa, solo alcune dalla torre del Mirador come l’ Albero variamente interpretato e legato al simbolismo mitologico associato a fertilità ed acqua delle popolazioni costiere così come le grandi Mani stilizzate, da alcuni interpretate come simboli invocativi della pioggia, simile significato è stato dato da alcuni al geoglifo della Spirale, che ricorda una conchiglia tradizionalmente adoperata nei culti propiziatori per l’ acqua. Tra le prime figure scoperte sorvolando la pianura desertica, il Ragno abilmente stilizzato nella geometria di un trapezio che nell’ interpretazione astronomica di Maria Reiche è stato associato alla Costellazione di Orione, così come all’ Orsa Maggiore associò il grande geoglifo della Scimmia dalla lunga coda a spirale che per varie popolazioni precolombiane era associata all’ acqua, come sosteneva la teoria delle linee state legate all’ individuazione dei canali sotterranei. Tra i più noti geoglifi il Colibrì raffigura l’uccello che la mitologia delle popolazioni costiere riteneva essere messaggero delle divinità, così come quello gigantesco del Pellicano stilizzato dal grande becco volto ad oriente anch’ esso considerato uccello sacro, legato alla simbologia mitologica e probabilmente associato a divinità andine il grande geoglifo del Condor. Verso est, stilizzato nella geometria di un grande rettangolo, la raffigurazione della Balena potrebbe essere associata divinità marine, così come la grande stilizzazione di un’ Orca raffigurata con molte pinne sul dorso e munita di braccia rinvenuta tra i geoglifi di Palpa simile alle decorazioni ceramiche ove a volte è raffigurata dalla testa umana. La raffigurazione di un essere dalla testa simile ad uno scafandro è stata chiamata Astronauta ed è quella che più delle altre ha originato le deliranti teorie sugli alieni sbarcati da queste parti, aldilà delle farneticanti idiozie paleoastronautiche, il suggestivo geoglifo rappresenta un sacerdote stilizzato probabilmente acconciato per cerimonie o pratiche sciamaniche. Lungo quasi cinquanta metri, nella sua stilizzazione il geoglifo del Cane è raffigurato con un certo realismo in guardia o spaventato con le gambe dritte e la coda eretta, ancora privo di interpretazioni così come la raffigurazione dell’ Airone ed altre di animali che a mio avviso potevano essere rappresentazioni totemiche dei vari clan nelle periodiche riunioni cerimoniali, alcune con sovrapposizioni di altre figure, erose o danneggiate dalla costruzione di strade. E’ il caso del Pappagallo con tracce di altre linee e disegni che lo confondono, ma si può distinguere la testa con una cresta e il becco, la metà inferiore è stata quasi cancellata dall’erosione e dalla strada, ma ne rimangono tracce delle ali stilizzate rettangolari, le figure dell’ Alligatore e la Lucertola sono state tagliate e irrimediabilmente devastate dalla costruzione della Panamericana peruviana. Anche per essi, assieme ai geoglifi dell’Iguana, il Serpente, i Lama e la Stella può essere ipotizzabile la rappresentazione totemica di clan. Nel 2011 archeologi giapponesie dell’ Università di Yamagata hanno scoperto un grande geoglifo di minori dimensioni che sembra rappresentare una scena di decapitazione, rinvenendo cinque anni dopo un altro molto più grande raffigurante un essere mitico dalle molte gambe e il volto enigmatico dalla lingua sporgente. Recentemente, dopo una ricerca aerea con droni, archeologhi peruviani hanno scoperto altri i nuovi cinquanta geoglifi probabilmente più antichi di tutti gli altri, aprendo un nuovo capitolo nella storia ed interpretazioni delle figure Nazca.

Qualsiasi saranno le frontiere aperte dagli studi sulle vecchie e nuove scoperte, parte dei misteri che avvolgono quei segni ne deserto e quella cultura me li ha raccontati personalmente Maria Reiche che ha dedicato la vita a svelarli, fu uno dei tanti incontri viaggiando per il mondo che ispirano la conoscenza e alla sua memoria dedico questa breve sintesi dell’ antico ed affascinante mondo Nazca.

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