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Cultura Moche

Seguendo la storia delle grandi civiltà sudamericane che si sono succedute nel vasto territorio del Peru, dalla regione andina ove fiorì l’ antica cultura di Chavìn, si scende ad ovest per la vasta regione settentrionale di La Libertad che si estende lungo la desertica costa peruviana per la grande valle di Chicama attraversata dal fiume omonimo, ove gli spagnoli fondarono la città di Trujillo de Nueva Castlla nel XVI secolo che ne è divenuta capitale come Trujillo. Fu la culla di una delle più fiorenti civiltà preincaiche che prende nome dal fiume Moche come Mochica, potente e dominante per secoli i territori nord occidentali con la sua raffinata cultura. Da quel territorio la civiltà Mochica iniziò a fiorire dal primo secolo d.C. estendendo poi il suo dominio lungo la costa meridionale sulla valle di Huarmey nella regione di Ancash nei secoli successivi e in quella nord occidentale del Piura ove, dalla sua decadenza a partire dal X secolo ne ereditò le tradizioni quella che sorse come cultura di Sican nella settentrionale valle di Lambayeque. Nel suo primo periodo la cultura Moche era divisa in comunità indipendenti tra le valli attraversate dai fiumi Moche e Chicama che successivamente si unirono espandendosi nelle limitrofe regioni costiere meridionali ove dominarono per secoli dalle loro città e centri cerimoniali dall’architettura monumentale, avanzati sistemi di irrigazione per una grande produzione agricola che ne fece fiorire il territorio assieme a commerci, un elevato livello artigianale e artistico nei tessuti, oreficeria e raffinata ceramica. Un mondo che dipendeva dai cicli naturali scanditi da grandi piogge alternate a siccità che condizionavano l’ agricoltura, cercando di interpretarli con l’ astrologia per stabilirne un calendario degli eventi, lo studio del firmamento ispirava anche l’ edificazione dei centri cerimoniali e di potere con i maestosi templi piramidali probabilmente disposti su assi astrali e su previsioni telluriche. Un’ estesa cultura che, oltre che a Ventarrón e altri centri minori più antichi del Lambayeque, ha lasciato i suoi resti più vasti e suggestivi nei siti costieri sorti della regione peruviana settentrionale di La Libertad nel suo apogeo, iniziando poi il declino per l’ espansione verso la regione costiera della cultura andina Wari, ma la fine giunse da devastanti eventi naturali, tra grandi piogge e inondazioni seguite a siccità dovute al fenomeno climatico ciclico noto come El Niño che in quel periodo si scatenò a lungo sulla costa peruviana.

Religione Moche

La religione Mochica fu a lungo influenzata dalla precedente cultura andina di Chavìn fondata su sul culto di divinità feline e il mito della creazione che ne hanno ispirato parte della mitologia così come parte delle sue rappresentazioni artistiche nella prima espansione Moche, mentre verso il suo periodo finale sembra legata ad alcune tradizioni dell’ altra cultura costiera Chimù. Il Pantheon Moche era dominato dalla suprema divinità come potente creatore e dio del Sole Ai Apaec raffigurato dall’ aspetto feroce con zanne dal copricapo di giaguaro e orecchini di serpente, esigeva sacrifici umani di prigionieri e il sangue di vittime immolate nei centri cerimoniali offerto in calici rituali. Sua consorte era la dea lunare Si altrettanto potente che dominava le stagioni, le piogge e le tempeste, l’ agricoltura e la fertilità, alle cerimonie e i culti dedicati erano consacrate sacerdotesse di alto rango e potere come la Dama Cao dal ricco sepolcro con prezioso corredo funebre attorno alla mummia nota anche come Señora de Cao, confermando l’alto ruolo delle donne nelle cerimonie religiose. Alla divina coppia rappresentata e venerata nei due templi piramidali Sol y Luna , come furono chiamati dagli spagnoli, erano affiancate altre come Ni che dominava il mare e le acque con la vita che contengono, il dio iguana della morte Fur, il dio Chicamac dal culto diffuso nella valle di Chicama e il potente Tumi metà uomo e metà giaguaro detto il dio decapitatore per essere raffigurato con un coltello sacrificale in una mano e una testa mozzata nell’ altra. Come gran parte delle civiltà mesoamericane più settentrionali e quelle che si sono succedute tra la regione andina e le coste del Sud America, era anche una cultura fondata da un popolo bellicoso e temuto dagli altri, dalla tradizione mitologica e religiosa che esigeva sacrifici alle divinità dominatrici dei cicli naturali, il tributo di sangue nel sacrificio umano che, assieme alle rappresentazioni mitologiche, ha ispirato parte dell’architettura cerimoniale, le raffigurazioni artistiche nei tessuti, oreficeria e ceramica.

Sipàn

Nella più settentrionale valle del Lambayeque nei pressi di Chiclayo si trova il centro cerimoniale e la necropoli di Huaca Rajada noto anche come Sipán dai due grandi templi piramidali huaca tipici dell’architettura sacra Moche, con una piattaforma da dove diramano varie rampe che li collegano, in quello più piccolo si trovano le Tombe Reali. Il sepolcro rimasto inviolato dai ricchi arredi e corredi funebri che ospitava il potente Signore di Sipàn con seicento raffinati oggetti del corredo, la mummia avvolta di splendide vesti, il copricapo d’ oro e turchese, una collana con dieci grani in oro e dieci argento che rappresentano la dualità nell’ equilibri dell’ universo mitologico Mochica, venne sepolto con le quattro probabili concubine, quattro guerrieri e notabili di rango e un giovane. Sotto la ricchissima tomba se ne trova una di un grande sacerdote corredata da simboli religiosi e coppe rituali, accanto una di un suo antenato chimato Vecchio Signore di Sìpa, nella vicina città di Lambayeque, oltre a vari reperti del sito, gran parte dei ricchi arredi e del prezioso corredo funebre sino ospitati ed ammirati dal Museo de las tumbas reales di Sipàn.

Pampa Grande

Poco distante sulla sponda meridionale lungo il fiume Chancay dal VI secolo a.C. sorse il centro di Pampa Grande occupato da varie culture settentrionali fino al dominio della potente civiltà andina di Chavìn, dai resti dell’epoca e i reperti rinvenuti con fine oreficeria simili all’altro centro Chavìn di Chongoyape nella stessa regione. Dopo la sua decadenza divenne un centro Moche e dal VI secolo d.C. si estese sulle vicine comunità di Chancay, Motupe, Jayanca, Zaña e La Leche in una popolata città cresciuta ulteriormente con il trasferimento delle famiglie nobili di Sipàn. Vennero edificati nuovi quartieri con una vasto centro cerimoniale che dirama dal grande tempio su piattaforma di Huaca Grande noto anche come anche Huaca Fortaleza. Ne rimangono i resti poco a nord del fiume Lambayeque che era collegato con i canali Collique e Taymi, estesi tra i rilievi di La Puntilla e il Cerro de los Gentiles. Dominati dalla grande Huaca Fortaleza nel centro cerimoniale altri diciotto templi piramidali huacas minori, attorno recinti collegati tra loro da corridoi affacciati su piazzali. Dai templi della parte settentrionale diramano edifici che ospitavano la produzione di metalli, tessuti, ceramica e la raffinata lavorazione della conchiglia spondylus . A sud altri quartieri con edifici residenziali ognuno con il proprio tempio huaca, ove sono stati rinvenute le macine batàn, recipienti, vasi e ceramiche decorate di vario tipo, in parte nello stile che ricorda quello della cultura Gallinazo. Dopo un secolo di fioritura nel VII secolo il grande centro Pampa Grande fu misteriosamente abbandonato, probabilmente per una devastante alluvione seguita a lunghe piogge, da alcuni reperti si è ipotizzata anche l’ invasione della successiva cultura Huari che dal VI al XIII secolo dominò una vasta regione tra gli altipiani e la costa peruviana in parte influenzata dalla boliviana Tiahuanaco.

Jequetepeque e Chicama

Nella valle di Jequetepeque, dal nome del fiume che l’ attraversa, si trova Il centro cerimoniale con la sua necropoli di San José de Moro dai diversi edifici sacri in adobe dedicati a cerimonie legate a culti funebri dai sepolcri di dignitari e sacerdoti con ricchi corredi funerari ove emergeva per sontuosità quello di una venerata Sacerdotessa che ne ha preso il nome di San José de Moro. Proseguendo nella stessa valle nei pressi di Pacasmayo sulla costa settentrionale l’ altro grande centro Moche di Pakatnamu o Pacatnamù nei pressi del fiume Jequetepeque sorto su un più antico sito del primo periodo intermedio nel II secolo a.C. e divenuto un centro di pellegrinaggi mochica. Si erge su un rilievo, dalle rovine si sa che si estendeva dal centro sacro con una cinquantina di templi piramidali dalle scalinate per accedervi, davanti gli spazi cerimoniali e attorno edifici in mattoni adobe di case e magazzini affacciate su vie e piazzali, poco fuori dal centro una necropoli dai tumuli anch’ essi in rovina per l erosione dei venti. Più a sud nella valle di Chicama attraversata da fiume omonimo, nei pressi della cittadina di Magdalena ad una sessantina di chilometri a nord di Trujillo, si trova il centro cerimoniale di El Brujo, sorto in epoca mochica sull’ antico sito neolitico paleo americano di Prieta. Ne rimangono i resti del tempio piramidale huaca in adobe di Cao Viejo che si innalzava su sette edifici sovrapposti consacrato alla divinità Ai apaec raffigurata nei rilievi un tempo policromi assieme ad immagini di prigionieri legati destinati alla decapitazione sacrificale ed altre di danzatori cerimoniali che si tengono per mano. Edificato nello stesso periodo e nel medesimo stile il più piccolo tempio chiamato Huaca Cortada per essere tagliato da un profondo fossato, anch’ esso decorato con fregi originariamente policromi raffiguranti pesci. Come altri siti è stato danneggiato e saccheggiato dai tombaroli huaqueros e i reperti rimasti di corredi funerari, altri preziosi e ceramiche sono conservati nel locale museo di Cao, così chiamato per ospitare la mummia regale della Señora de Cao dalle vesti finemente decorate e il ricco corredo funebre, nota anche come Dama Cao.

Huacas Moche

Vicino al Cerro Blanco sorse Huacas Moche, nei pressi della foce dell’ omonimo, edificato a metà del V secolo come grande santuario con il venerato tempio piramidale in mattoni Huaca del Sol che si erge su quattro piani, sul lato settentrionale una rampa accede alla sommità su una piattaforma a croce, costruito con oltre centoquaranta milioni di adobe, recanti ognuno il simbolo del fabbricante. Originariamente dalle pareti policrome intonacate di bianco, nero, giallo e rosso come suggestivo scenario per le cerimonie così come l’ altro tempio piramidale più piccolo Huaca de Luna poco distante, edificato con cinquanta milioni di adobe su tre piani dalle pareti decorate con rappresentazioni rituali e figure mitologiche, entrambe contenevano sontuosi sepolcri saccheggiati dai conquistadores spagnoli che abbatterono le mura perimetrali. Tra i due templi rimangono i resti di edifici e palazzi di funzionari e la nobiltà Kuraka che affacciavamo su cortili circondati da mura, attorno io resti di canali per l’ irrigazione ed acquedotti che rifornivano la popolosa città. L’ avanzata cultura Moche che edificò città e templi, dai costumi ed arte raffinati, affonda anche nelle più oscure tradizioni religiose che esigevano cruenti sacrifici immolati alle divinità rappresentati nelle decorazioni e ceramiche e raccontate in vari siti, come l’ impressionante necropoli di Huanchaquito, scoperta più recentemente ove sono stati rinvenuti i resti di duecento lama e centoquaranta bambini uccisi in un grande rito sacrificale.

Arte e ceramiche erotiche

L’ arte_preincaica della cultura Moche aveva le sue espressioni più alte in gran parte nelle decorazioni, affreschi e fregi sulle mura di edifici e templi, oggetti in metallo e ceramiche, ove sono finemente rappresentate figure umane e antropomorfe, felini dall’ aspetto feroce con zanne, animali come serpenti, uccelli, pesci e granchi. Rappresentazioni mitologiche con le più venerate divinità, scene di cerimonie religiose con sacerdoti, rituali di sciamani, eventi bellici con guerrieri e prigionieri, raffigurazioni della caccia e narrazioni della vita Moche. Oltre che nei resti delle città e centri cerimoniali l’ arte mochica è svelata dai ricchi reperti in gran parte rinvenuti nei sepolcri di Sipán edificati a partire dal III secolo, i più tardi di Huaca Cao Viejo e San José de Moro sorti a metà del Vi secolo. Raggiunse elevati livelli estetici nella tessitura e la lavorazione dei metalli con ricchi pettorali e copricapi dorati, bracciali, collari, orecchini, anelli nasali, spille e gioielli in oro, argento e turchese, coltelli rituali tumi, vasi e ciotole in rame decorati. Vasi e recipienti in ceramica sempre con proprie e diverse decorazioni, disegni stilizzati o raffigurazioni varie in bianco, marrone e rosso, vasi con becco verticale di grande realismo raffiguranti personaggi simili, una ceramica raffinata divenuta nel tempo sempre più elaborata, anche se con decorazioni meno variate, in forma stilizzata di personaggi decorate da sottili ed eleganti linee o rappresentazioni di dignitari, artisti, sacerdotesse o nemici catturati destinati ai sacrifici. Nel Museo Arqueológico di Larco di Lima si trova la più vasta collezione di ceramiche erotiche precolombiane al mondo ove è rappresentata l’ arte che esprime l’ eros Moche con rappresentazioni di spinto erotismo e sessualità in quelle ceramiche chiamate huacos eroticos raffigurando ogni tipo di rapporto sessuale umano, alcune con animali mitologici e con divinità. L’ esplicito erotismo le ceramiche mocica conservate nel museo Larco è stato interpretato come legato a culti di fertilità con uso rituale nelle cerimonie religiose, ma sicuramente celebrazione di una sessualità molto libera del popolo e la cultura Moche.

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