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La cultura peruviana Chimu

Il regno Chimor

Tra le civiltà che hanno percorso la storia del Sud America precolombiano nel territorio costiero peruviano la cultura Moche aveva dominato la regione settentrionale dal II all’ inizio dell’ VIII secolo d.C., con la sua decadenza comunità e reami ne ereditarono le tradizioni, nel tardo periodo intermedio dopo il X secolo inizò ad emergere la cultura Chimú nota anche come Chimor, dal nome dell’ omonimo regno che si estese su quei territori. Dalle origini leggendarie, quello che poi divenne il potente regno Chimor, venne fondato dal sovrano Chimor Cápac ricordato anche come Tacaynamo, che il mito vuole giunto dal mare nato da un uovo d’oro, Il figlio e succesore al trono Guacricur ne estese il dominio nella regione attraversata dal fiume Moche tra le valli di Santa e Zaña, fino a giungere più a sud con il sovrano Naucempinco nella seconda metà del XIV secolo, conquistando il territorio di Lambayeque ove la cultura di Sìcan continuava a mantenere l’ eredità Moche. Gran parte di quella cultura con le tradizioni religiose ed artistiche venne assimilata dalla civiltà Chimu, al suo apice all’ inizio del XV secolo, cominciato con il regno di Minchancaman, noto poi anche come Chimú Cápac, si estendeva su tutta la costa settentrionale peruviana perfezionando i grandi sistemi di irrigazione agricola e le canalizzazioni dei mochica, sorsero grandi villaggi costruiti in mattoni adobe, città e centri cerimoniali come a Quebrado Katuay, Farfán, El Milagro, Manchan e Paramonga dal centro cerimoniale ereditato dalla cultura Moche, fondando la loro grande capitale Chan Chan. Tra il XII e il XV secolo fu la più fiorente civiltà peruviana fino all’ incontenibile espansione incaica e l’ invasione condotta da Yupanqui che sconfisse l’ ultimo sovrano Chimù Minchançaman nel 1470, raccontata dopo la conquista spagnola dal cronista Garcilaso de la Vega come impetuosa e crudele nel sesto libro del suo monumentale Comentarios Incas, ne sorse la dinastia incaica Chimù iniziata con Guaman Chumu, anch’ essa travolta dalla devastante invasione dell’ impero incaico dei conquistadores spagnoli guidati da Pizarro.

Religione e sacrifici

Dalla precedente cultura costiera Moche quella Chimù ereditò anche parte della tradizione religiosa e la sua mitologia con la suprema divinità solare e potente creatore Ai Apaec, che i mochica raffiguravano con zanne dall’ aspetto feroce, copricapo di giaguaro e orecchini di serpente, ma per il popolo Chimù era ancor più potente la divinità lunare Shi o Si che appariva la notte e il giorno, dominatrice del tempo e la fertilità che, come il dio del Sole Ai Apaec, esigeva offerte e sacrifici umani, in particolare di bambini che ne erano consacrati. Oltre le due supreme divinità astrali era venerato Jiang, associato al culto delle pietre alaec-pong che contenevano gli spiriti antenati dei Figli del Sole, l’altra divinità astrale Nor, della Terra Ghisa e del mare Ni. Nella loro tradizione religiosa l’ osservazione del firmamento aveva creato altri culti astrali, emanazioni della divinità lunare erano due stelle della costellazione di Orione, mentre quella delle Pleiadi chiamata Fur aveva le sue emanazioni che proteggevano la fertilità e i raccolti. Come le civiltà mesoamericane e le altre precolombiane fiorite nei più meridionali territori del Sud America, la tradizione religiosa Chimù si fondava anche su cruenti culti sacrificali che hanno lasciato i loro macabri resti nelle regioni dominate, come quelli di Punta Lobos ove nel 1997 furono rinvenuti duecento resti di corpi legati e bendati dalla gola tagliata in uno dei grandi riti sacrificali consacrato alla divinità del mare Ni dopo la conquista di quel territorio popolato da pescatori a metà del XIV secolo. Inizialmente alcuni attribuirono a culti mochica i resti umani di Huanchaquito recentemente rinvenuti in una sepoltura comune chiamata Las llamas assieme a duecento lama, scoprendo i corpi di centoquaranta bambini Chimù , come uno dei più impressionanti ritrovamenti di un grande rito sacrificale dei loro culti religiosi. Come la cultura Chimù fece proprie le tradizioni religiose e di potere di quelle Moche e Sìcan, a sua volta la civiltà incaica, che si estese nell’ immenso impero Tawantisuyu, ne ereditò alcune come i sovrani che tramandavano il titolo ma non la proprietà dei predecessori, il permesso di mantenere un certa autonomia ai popoli conquistati e l’ assimilazione di altri modelli artistici. Anche la religione Inca ne ha ereditato alcune divinità e i culti a loro consacrati, tra gli altri il dio solare creatore Ai Apaec, la potente divinità lunare Si e il dio del mare Ni che sono entrati nel vasto universo, mitologico, religioso e cerimoniale Inca.

Arte Chimù

La cultura Moche ispirò anche parte dell’ espressione artistica Chimù, come i gusci delle conchiglie Spondylus preziosamente intarsiati a volte usati ritualmente, altri oggetti in oro e argento, monili e gioielli di ambra e smeraldi, le sculture in legno decorate raffiguranti personaggi di rango o di processioni funebri. Nei tessuti policromi decorati da disegni di figure a braccia aperte dalle ricche acconciature raffiguranti nobili e serpenti arcobaleno, i più sontuosi con preziose piume e pennacchi, a volte placche in argento ed oro cucite sulla stoffa. Anche la ceramica era in parte ispirata a quella mochica, ma molto più semplice nelle terrecotte dalle lucide decorazioni modellate, i vasi a bulbo con doppio beccuccio per uso domestico, mentre era più raffinata quella cerimoniale e funeraria spesso di colore nero finemente decorata con raffigurazioni di di piante, frutti, animali, personaggi e rappresentazioni di esseri mitici. Molto abili nella lavorazione dei metalli ognuno con proprie officine per i diversi trattamenti con stampi in rilievo, filigrana, placcatura, scultura a cera persa, leghe metalliche, rame e argento nella realizzazione di vasi, recipienti, lame, coltelli rituali tumi , figure varie. La fusione di lingotti per la fine lavorazione di oro e argento di gioielli in corone, bracciali, pendenti e spille, infine splendidi costumi cerimoniali con pettorali e bracciali d’oro, collane e orecchini decorati da pietre preziose copricapi di piume

Architettura monumentale

Oltre che parte della cultura, religione ed arte dei predecessori Mochica, i Chimù ereditarono la tradizione architettonica monumentale della costa peruviana e l’ edificazione di santuari nei templi piramidali in mattoni adobe wak’a o Huaca, contenenti un simbolo religioso macyaec con proprio mito e culto associati, che si innalzavano nei centri cerimoniali. Gran parte delle città, centri di potere e cerimoniali nel dominio del regno Chimor sono sorti su precedenti mochica o fondati dalle culture dominanti le regioni costiere prima di loro, tra le altre nella valle di Chicama nei pressi del centro di El Brujo o l’ altro sorto su un antico sito neolitico con il centro cerimoniale di Huaca Prieta che venne occupato dai Chimù, anche se non ne rimangono resti. Probabilmente occuparono anche quello di Ventarrón nel Lambayeque dominato dai mochica, che fu un più antico centro costiero della cultura di Chavìn andina. Sempre procedendo nella regione di Lambayeque, il grande centro di Túcume si estende sui maestosi resti dei ventisei templi in mattoni adobe erosi nei secoli da venti e piogge che emergono come piramidi Huacas, attorno ai centri cerimoniali diramava la grande città fondata dalla cultura Sicán all’inizio del X secolo fiorita per quattrocento anni fino alla conquista Chimu e poi parte dell’ impero incaico. Chiamata anche El Purgatorio dai locali, la suggestiva Valle delle Piramidi di Túcume dalla grande architettura monumentale per secoli fu centro religioso e di potere delle tre culture che dominarono la costa peruviana settentrionale fino all’ arrivo degli spagnoli nel XVI secolo. Vicino Pativilca a nord di Lima, di origine mochica e poi dominio Chimù i resti della città sul fiume Fortaleza dal centro cerimoniale, che appare su un colle come una poderosa fortezza, di Paramonga dal grande tempio piramidale a gradoni in mattoni adobe su quattro piani con recinti nella parte superiore. Si accede dall’ angolo meridionale con passaggi e rampe per le piattaforme pentagonali dalle pareti diritte che le sostengono agli angoli simili a bastioni, la pianta somiglia ad una fiamma stilizzata in sembianze animali con il bastione settentrionale simile alla testa e i due occidentali agli arti inferiori. Le sovrapposte file di adobe seguono le irregolarità del terreno livellandolo fino al termine della piattaforma, ne rimangono le tracce dell’ originale intonacatura in ocra sulle pareti un tempo affrescate da rappresentazioni iconografiche di felini ed uccelli, sulla piattaforma superiore nel lato settentrionale due edifici dalle camere doppie, separate da uno stretto passaggio e decorate da due nicchie. Nella parte meridionale dei recinti un lungo edificio dalle pareti che conservano una minima parte dell’ affresco originale in bianco e rosso, un pannello ocra chiaro e linee rosse ondulate rosse, probabili rappresentazioni stilizzate di animali e serpenti. Nei pressi di Trujillo, anch’ esso su una più antica fondazione di Sìcan, divenne centro cerimoniale l’ Huaca Dragon nota anche come Huaca Arco Iris dal consueto tempio piramidale in adobe, poco distante l’ altro tempio simile di Huaca Esmeralda che ripropone la sacra architettura monumentale dalle decorazioni simboliche Chimù.

Chan Chan

Continuando sempre poco distante da Trujillo, nei pressi della costiera Huanchaco dalle omonime paludi rimangono i suggestivi resti della grande capitale e centro della cultura Chimu a ChanChan, fondata a metà del IX secolo, con il suo vasto centro cerimoniale Chan Chan divenne la più grande città precolombiana, fiorendo per quasi cinquecento anni come capitale del regno Chimor fino alla conquista incaica nella seconda metà del XV secolo. Con un canale lungo ottanta chilometri la città prendeva le acque dei fiumi Chicama e Moche e convogliarle in un avanzato sistema di irrigazione per i campi coltivati. Protetta da dieci cittadelle fortificate Chan chan divenne la più grande città esistente in mattoni di fango adobe con vasti quartieri dagli edifici residenziali, magazzini, palazzi, mausolei, templi e necropoli dalle mura decorate con geometrie, rappresentazioni di uccelli, pesci e altre figure stilizzate che affacciavano su vie, piazze e canali. Nel vasto quartiere monumentale il centro cerimoniale Nik An, anche noto come il grande palazzo di Tschudi, dalle poderose mura che potevano resistere ai terremoti frequenti in quella regione, dal centro di potere diramano nove cittadelle cinte da mura con palazzi, vari edifici amministrativi, residenze, magazzini e templi dalle pareti decorate con fregi stilizzati o raffigurazioni di esseri mitologici, personaggi ed animali. Si trovano i resti di dieci palazzi reali con i loro padiglioni dalla pianta rettangolare e spesse pareti esterne, da un unico ingresso si accede ad interni labirintici che portano alle sale pubbliche sopra i magazzini, gli appartamenti riservati avevano parti per limitare l’ accesso decorate all’ interno con rilievi geometrici, raffigurazioni marine, pesci ed animali simili a quelle dei grandi arazzi tessili che completavano i sontuosi arredi. Nelle cittadelle diramavano vie ove affacciavano altri grandi edifici amministrativi e magazzini, su ampie piattaforme accessibili da rampe stavano le necropoli nobili con il sepolcri di reali e funzionari mummificati, i nuovi palazzi furono edificati sempre più grandi e ai margini quartieri residenziali di funzionari. Attorno alle cittadelle si estendevano altri trentadue quartieri con abitazioni, magazzini e centri artigianali per la lavorazione di metalli, legno, tessuti e ceramiche, altri più modesti con semplici abitazioni popolari quincha di fango e canne, poco fuori i resti dell’ avanzato sistema di irrigazione per le vaste zone agricole che alimentavano la città.

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