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Tibet

Il Tibet fino ál VI’ secolo era rimasto isolato e diviso tra piccoli stati e confederazioni tribali di origine mongolica spesso in lotta fra loro, la cui storia si perde nella leggenda e nella ffiitologia del “culto Ggug” che concepiva alcune montagne come “Mu-Sman”, divinità femminili con le quali gli uomini potevano comunicare attraverso le pràtiche medianiche dei Bon-Po.La creazione era atttibúita alèe divinìtà Phya che, dopo diecimila anni di “beatitudine” durante cui vissero in armonia con l’umanità, salirono in cielo abbandonando ìl mondo al dominio di un potente demone che provocò un susseguirsi di epoche catastrofiche durante cui solo coloro che rimase ro fedeli al culto Ggug si salvarono. Una delle divinità Phya originò la stirpe della caaa reale che si stabili in Tibet, il territorio più elevato e “puro” del mondo, favorendovi la rimascíata del culto Ggug attraverso cui dovevano governare i sovrani.Il re di origine divina era circondato da una corte imparentata conla sua stirpe e protetta dalle divinità Sku-bla il cui culto prevedeva cerimonie stagionali con libagioni, offerte e sacrifici di animali diretti al sovrano che vi esercitava le sue càpacità sovrannaturali tra le quali il “Byin” o l’Splendord’che gli assicurava onniscenza e poteri magici.Si era sviluppata una società assolutistíca e teocratìca che nel VI secolo si consolidò definitivamente con la riunificazione di tutte le tribù tibetane da parte di quella Yarlung proveniente dallo Shannan, sotto l’autorità del “Btsan-Poll Nyatn Tsampo, il cui discendente Srong-Btaan Sgam Po fondò la dinástia Tufan sposando la principessa nepalese Bhrikuti Devi e stabili la capitale a Lhèsa.Le cronache cinesi Tang cominciarono ad occuparsi del regno Tibetano quando il sovrano in seconde nozze sposò la principessa Wen Cheng nel 641, stabilendo stretti contàtti con l’Imfro Cinese e in breve la sua corte divenne un importate centro culturale, punto di incontro tra latradizione Indo-nepalese e quella cinese.Con la sua posizione geografica tra Cina e Nepal e i rapporti stabilita con entrambe da parte del sovrano sposandone le principesse delle rispettive case regnanti, il Tìbet diventò in breve il “mediatore” del traffico commerciale dell’Impero Tang con il regno del Nepal, ingresso ai mercanti indiani della valle del Gange.Il successore Khri-ide-Gtsung-Btsan a sua volta sposò la principessa Tang Jin Cheng nel 710 favorendo una maggiore influenza della raffinata cultura cinese a corte e fu probabilmente in tale periodo che fu organizzata la rotta carovaniera che dal Gánsu e il tratto iniziale della via della seta attraversava le montagne del Qinghai e il Tibet settentrionale per centinaia di chilometri fino a Lhasa.L’esatto itinerario di questa rotta carovaniera è incerto, ma molto probabilmente le merci a dorso di cammello raggiungevano Xining da Lanzhou e da qui procedevano a sud attraverso il Qinghai lungo il lago omonimo per poi attraversare estremità orientale della catena Kun’LLun a dorso di Yak, animale più resistente all’altitudine e al rigido clima della regione.Dopo la lunghissima traversata delle montagne del Qinghai lacarovane detéravano i 5180 mt. del passo Tapg-La ed entravano in Tibet per poi procedere a sud facendo tappa in piccoli centri probabilmente corrispondenti agli attuali Amdo e Nagbhu prima di superare il passo Shangshun-La (4624 mt.) che dava accesso all’interno i tratto molto più popolato con centri quali Tangshong, Reting, Talung e Drepung, quest’ultimo sede di un’importantissímo monastero dopo la penetrazione del Buddismo.Giunte a Lhasa le carovane commerciavano e smistavano parte delle loro merci nei mercati della capitale e dopo una lunga sorta proseguivano a sud oltre il passo Kamba-La (4794 Mt.) e lungo la sponda occidentale del lago Yamdrok Yamtso, superavano l’alto passo obbl*gato del Karo-La (5045 mt.) per accedere alla valle di Nyanghchy e alla cittadella fortificata di Gyantse che divenne uno dei più importanti centri buddisti tibetani.Nel XV secolo, con la costruzione del monastero di Palkhor e il céèebre stupa l’ortogonale” Kumbum, Gyantse ebbe il suo massimo sviluppo culturale e commerciale favorito anche dalla costituzione dei regni del Buthan e del Sikkim verso i quali fu aperta una diramazione della pista principale che invece proseguiva per Tsang, l’ attuale Xigatze.Alla confluenza tra i fiumi Yarlong Tsangpo e Nyangchu, la zona di Xigatze è una delle poche fertili del Tibet ed oltre un importante centro carovanèero, la città è sempre stata una delle maggiori per la produzione agricola e l’allevamento, sede di molti monasteri ora scomparsi, della varie testimonianze del suo passato di grande centro culturale buddista è rimasto il monastero Tashilhunpo, uno dei quattro più grandi del Tibet.Da Xigatze la pista procedeva ad ovest fino a Lhatse dove incrociava l’antica ‘via dei pellegrini” per il monte Kailas, quindi continuava a sud verso la tappa di Tinggri, la cui zona era protetta dall’imponente fortezza Shegar Drong, l’ultimo tratto controllato dai Tibetani Attraversava i l’atipiano denominato dai “colossi” Xixabangma ed Everest fino a Zhangmue i confini del rggno del Nepal. In questa zona le carovane entravano sotto il controllo nepalese per scendere verso la valle di Khatmandu, dove ancora una volta cambiava il mezzo di trasporto, dallo Yak all’elefante e il cavallo, per accedere ai mercatí indiani.

Il regno tibetano

Nella sua posizione di médiatore” dei traffici tra Cina, Nepal ed India il Tibet si aprì ulteriormente a nuovi impulsi culturali e religiosi, sopratutto ad opera dei guru indiani della scuola “Siddah” interpreti del buddismo “Vajrayánall o “veicolo di Diamante” e deì rappresenanti della scuola “Chllan Il sviluppatasi in Asia centrale e Cina.Il sovrano Khti-Sron Ide Btsan, secondo la tradizione, chiamò a corte il celebre “Pandit” indiano Sántiraksita e il leggendario guru Padmasambhava sostenitori della scuola “Tantrica” che all’epoca era in contrasto con quella Chan cinese sopratutto il merito ai mezzi per raggiungere l’Illúminazione che il tamtrismo identificava nell’attività fisica e mentale, considerata invece un ostacolo dalla scuola cinese.Con il patronato del sovrano tibetano venne pertanto convocato ùn grande concilío nel 792 a Bsani-Yas, il primo tempio buddista del regno nei pressi di Lhasa, dove i grandi maestri delle due scuole dispdtarono per ben due annì, gli indiani ebbero infine il sopravvento e la dottrina tantrica ftbaffieialmente accolta dalla casa regnante tibetana, ma per qualche tempo il buddismo rimase nell’ambito della corte prima di dfffondersi nel resto del paese.Secondo il costume tibetano, il buddismo si diffuse conymitol il sovrano SRON-BTSAN Sgan Po era un I l’emanazione” del mitico bodhisattva A4alokiteslogra e le sue due mogli nepalese e tibetana Il emanazioni del suo cavallo Tgra, assieme diffusero il buddismo in Tibet che, secondo la tradizione popolare, era un immenso demone disteso su cui il re fece costruire i primo templi per contenere i testi Sacri fatti venire dall’India.Dopo aver fatto tradurre in Tibetano i testi sacri, SI(OM – BTS&bh SDA*IPO morl e si ricongiunse ad Avalokites*ára nella statua che è conservata nel grande tempio Jokhan a Lhasa e che dopo cinque generazioni ispirò il successore Khri-Sxfon IdeBtsan alla diffusione del buddismo in tutto il Tibet con l’aiuto del guru Padmasambbava. Il grande guru indiano riusci a sottomettere tutte le divinità e i demoni attraverso i suoi poteri magici convertendoli in Il Chos – Skyon” che da quel momento diventarono protettori del Tíbet, fece poi costruire il primo tempio di Bsam-Yas dove sorse una grande scuola di traduttori e dove avvenne la celebre disputa tra il Tantrismo smo e il Chan.Lhasa divenne il grande centro del buddismo Tibetano e per secoli il Gran Potala ne fu il simbolo imperituro con la sua imponente struttura di dodici piani che sieleva su un colle a 3700 metri di altitudine dominando la città e l’intera vallata, visibile da una distanza di dieci chilometri.Secondo la tradizione fu concepito per ospitare \Vlen Ckeng, la consorte cinese del sovrano Sron-Btsan, Sgan Po, ma ben presto divenne luogo sacro meta di pellegrino& gio e oggetto di devozione del buddismo popolare Tibetano. La prima costruzione risalente alla seconda metà del.VII secolo contava mille stanze riccamente decorate secondo il raffinatissimo gusto cinese Tang, mentre la struttura esterna fu concepita secondo l’originale stile Tibetano antico, in gran parte distrutto da un incendio nella seconda metà dell’VIII secolo, fu ricostruito e nel secolo seguente venne nuovamente distrutto durante i conflitti che caratterizzavano l’oscuro periodo di decadenza del regno Tibetano.L’ultima ricostruzione avvenne nel XVII secolo ad opera del V Dalai Lama, nel 1653 fu terminato il Il Palazzo Bianco” dove il Dalai Lama trasferi la sua residenza dal tempio Zhebang, mentre il Il Palazzo Rosso” fu edificato successivamente e terminato dal suo successore, completando lo splendido complesso architettonico che ancora domina la càpitale Tibetana.ll Gran Potala fu anche il simbolo della potenza aquisita dal Tibet sotto la dinastia Tufan che ebbe il suo apogeo nell’VIII secolo, durante ebui il regno si era ingrandito enormente, incorporando gran parte dei Qinghai fino al Gansu a nord, lo Yunnan e il Nepal settetrionale a Sud, d’mentre i confini occidentali arrivavano al Karakorum comprendendo il Ladkh, e il Baltistan, il bacino del Tarim fino alle oasi sulla via della seta e per uncerto periodo anche l’importantissimo centro carovaniero di Dunhuang fu sotto il controllo Tibetano. Durante questo periodo il Tibet e bbe il controllo assoluto dell’intero sistema carovaniero Himalayano e di tutte le diramazioni della via della seta verso l’India, imponendosi come grande potenza economica e militare che arrivò al minacciare quella della Cina Tang con la quale il conflitto fu inevitabile. Dallo scontro con l’impero Cinese il Tibet uscì duramente sconfitto e la dinastia Tufan annientata, segui un periodo durante cui parte del regno fu incorporato dall’impero cinese e il Tibiet si frazionò nei deboli regni di Lhasa,Ngari e Yaze, con una conseguente decadenza politica che ne provcò l’isolamento con notevoli ripercussioni sul traffico carovanie ro e per tutto il IX secolo il Tibet non fu mai menzionato dalle cronache Tang. Anche il buddismo decadde nell’intera regione e i sovrani locali tornarono all’antìco culto Ggug e alla tradizione Bon Po, scatenando varie persecuzioni che annientarono quasi completamente le strutture del primo biddismo Tibetano, la vecchia “Via dei pellegrini” verso il Kailas divenne quasi impraticabile contribuendo al distacco del buddismo Tibetano dalèe sue basi filosofiche indiane a favore di interpretazioni superficiali e materialistiche del Tantifismo che si mescolarono con gli antichi culti, la magia e lo sciamanesimo.Nel X secolo iniziò la seconda diffusione del buddismo ad opctt di Ye-@esl Od che tentò di ristabilire contatti con i maestri indiani e con l’aiuto del grande traduttore Rin-ghen Bzan-Po che promosse anche la costruzione di alcuni templi dove potevano dí nuovo affluire maestri e artisti buddisti, ai quali si devono le opere risalenti a quel periodo.Di questa “rinascita religiosa” Tibetana parlano anche alcuni manoscritti rinvenuti a Dunhuang, Plimportantissimo monastero sulla via della seta, che testiminano anche la costituzione del regno Mnà-Ris che incorporò il Ladakh e prese il controllo dei collegamenti attraverso il Kashmir verso la valle dell’Indo. La regione occidentale di questo regno Tibetano era attraversata da una carovaniera che collegava i vari centri del ladakh ad alcuni mercati indiani subhimalayani e che permise una flusso di monaci buddisti nel Tibet occidentale da dove, sull’antica “via dei pellegrini” del Kailas lungo l’alto Indo e il Bhramaputra, molti si spinsero viso C verso Lhasa. Il regno Mnà-Ris in questo periodo fu l’unico a mantenere contatti commerciali tra i regni tibetafai e l’India che gli garantirono un notevole sviluppo economico fino alla sua conquista da parte del potente regno nepalese dei Malla.La carovariera del Mnà-Ris probabilmente fu anche l’unica via di collegamento tra l’India e la Cina che all’epoca era sconvolta da gravi conflitti interni seguiti alla caduta della dinastia Tang che resero le tradizionali rotte verso l’Asia centrale difficili ed insícure e che terminarono solo con la completa affermazione della dinastia Song alla fine del sec. XI.I Song ripresero i contatti con i vari regni Tibetati e favorirono la riapertura della rotta carovaniera tra il Qinghai e Lhasa, balla debolezza e l’instabilità politica del Tibet non permise una vera ripresa dell controllo su questa via e un ritorno alla precedente floridezza, il flusso di merci ricominciò a passare per i mercati Tibetanì, ma in gran parteera gestito dalla nuova potenza cinese.Dal punto di vista culturale e religioso una vera ripresa vi fu a partire dal 1024 quando il grande maestro indianoAAtista si incontrò con l’anziano traduttore Rin Chhn Bzan Po diffondendo il testo “Lampada del Cammino del Risveglio” che riaffermava la centralità del maestro spirituale “guru” nell’insegnamento rispetto allo studio dei testi secondo i canoni del Tantitismo Mahayana. Su tali basi il discepolo ‘Brom-Ston creò la scuola Bkà-Golam-Pa, o “Quelli dell’Insegnamento Orale” il cui centro fu il monastero di Reting che dal 1057 costitul un importantissimo centro di irradiazione buddista in tutto il Tibetl Kashmir, Nepal ed India.La scuola Bkal-Golam Pa predicava il raggiungimento dell’I’Illuminazionell attraverso le pratiche yoga dei Siddha che riuscivano a “visualizzare” le divinità “Siddhi” e “Dno+Grub” per acquistare poteri magici e attraverso le “passioni sublimate” le quali spesso portavano a comportamenti IllibertiniM. Su tali basi che, anzichè reprimere, “sublimemano” le passioni umane, la scuola riuscì a diffondersi facilmente, i vari Siddha si moltiplicarono in una area vastissima e uno di essi, Pha-Dam-Pa, fondò il monastero di Din-Rí sul confine nepalese da cui si svilupparono le scuole Zi-Byed-Pa e Gedd.Per tutto l’XI secolo vi fu un fiorire di scuole spesso contrapposte tra loro, ma che comunque determinarono il definitivo distacco del Buddismo tibetano da ogni elemento indiano e cnese, assumendo quelle carattestiche proprie e originali che influenzarono notevolmente tutto lo sviluppo culturale e politico del Tibet.Alle scuole ispi*rate dìi Siddha si contrappose quella Rfiin-Ma-Pa che si richiamava alla antica tradizione di Padmasambhava il cui centro era il monastero di Myu-Gu- Lun fondato da ‘Brog-Mi nel 1043, il cui allievo ‘Khondikon-MChog-Rgyal-Po fondò quello Sa-Skya nel 1073 dove nacque la potentissima scuola omonima.

Buddismo e feudalesimo

Il frazionamento politico del Tibet, la mancanza di autorità culturali e la profonda religiosità popolare, furono le condizioni principali che permisero la nascita di una particolare forma di llfeudalesimo monastico” in cui ogni monastero era proprietario dei campi e del bestiame nella propria zona e con il quale la popolazione rurale era in un rapporto servile.I monasteri più ricchi e potenti si costituirono in grossi feudi, spesso con una milizia armata, che in breve cominciarono ad esercitare un crescente potere politico con tendenze espansionistiche che favorirono scelte come quella dei Sa-Bkya del dominio su ampie regioni del paese.Ai Sa-Skya apparteneva anche Mar-Pa “Il traduttore che si recò in India dal maestro Taptrico Náropa dal quale apprese le “Náro-Chos+Drug, le “Sei leggi Antiche” della meditazione che ispirarono il celebre Mi-La-Ras-Pa, meglio noto come “Milerepa l’Asceta” e maestro di Sgam-Po-Pa, il riorganizzátore del&e scuole Bkà-Br- ud-Pa, “Quelli della tradizione Orale”,con caratteristiche “politiche” più adatte ai tempi.Dalla rinata scuola di BkA-Brgyud-Pa sorsero varie sette il cui reciproco confronto dottrinale era ormai solo un supporto ideologico ad una vera e propria lotta politica per il potere della quale emersero le potentissime sette Phag-Mo-Gru e Karma-Pa, quest’ultima fondata nel 1189 da Mahur-Phu. Non è arbitrario affermare che furono proprio le particolari carattes:tt§tiche assunte dalla “rinascita buddista” in Tibet che determinarono l’irreversibile decadenza dell’antico regno, ormai completamente frazionato, in quel llfeudalesimo monastico” che ne fece facile preda dell’Impero Cinese del quale l’intero Tibet divenne una provincia sotto la dinastia Yuan.I cinesi presero il diretto controllo delle vie carovaniere himalayane con l’India, incrementando i traffici di merci pregiate sia con l’occidente attraverso la Ilmediùzionellislamica, sia con il subcontinente indiano nel periodo in cui Marco Polo visitò il “Cathay”.L’imperatore Qublai Qán, per controllare meglio il Tibet ormai lacerato dalle lotte feudali tra le varie sette, nel 1253 nominò “Principe del Dharma e Tutore Imperiale” il potente capo dei Sa-Skya che da setta religiosa si trasformò in dinastia regnante unificando ufficialmente il potere religioso e quello politico e fondando quella teocrazia assolutistica che è sopravvissuta fino all’invasione cinese del 1949.Sotto il controllo cinese i Sa-Skya regnarono sessanta anni fìno al loro abbattimento da parte della setta Phag-Mo-Gru-Pa che mantenne il potere fino al XIV secolo, mentre in Cina la dinastia Ming si sostitul a quella Y09Anel 1368.L’impero Ming in Cina e quello Moghul in India acquisirono definitivamente il ruolo di “poli”economici e culturali dell’Asia, entrambe incrementarono i rapporti commerciali con l’occidente la cui richiesta di merci pregiate era crescente, grazie anche allo intensificarsi del traffico marittimo che era divenuto più importante ed economico di quello tradizionale carovaniero controllato dagli stati islamici dell’Asía centrale.Il sistema carovaniero himalayano decadde, ma la “via del Tibet” mantenne in parte il suo ruolo perchè permetteva alle mercí cinesi di raggiungere i portì indiani che erano ormai dívenuti importantissími mercati internazionali 1 controllo dei Ming sul Tibet assicurava la sicurezza delle piste.Nel frattempo la dinastia Karma aveva sostituito quella Phang-Mo-Gru-Pa e per disicurarsi il pieno controllo del Tibet, allontanandosi sensibilmente dall’influenza cinese allo stesso tempo, iniziò un’opera di trasformazione del feudalesimo monastico cercando l’affermazione di un’autorità centralizzata reintroducendo lo schiavismo opposto al servilismo rurale, ma i potenti feudi delle varie sette si opposero scatenando un altro periodo di conflitti interni.All’ inizio o del XV secolo Tsong-Khgpa fondò la setta Ge-Lugs-Pa con intenti riformatori e delle regole monastiche che per tatto il periodo feudale si erano corrotte, la nuova setta si affermò sopratutto nella regione di Lhasa dove furono edifìcati i suoi centri maggíori: i monasteri Dga’Ldan del 1409, Drepung nel 1416 e Sera nel 1419. L’ opera riformatrice dei Ge-Lugs-Pa era basata essenzialmente su dueimportanti testi del suo fondatore: il “Lam-Rim-Chen-Mo” e “Grande Esposizione della Via Graduale” e lo “Snags-Rima-Chem-Mo” o Grande Esposizione della Gradazione dei Tantra” che si ricollegavano alle antiche tradizioni spirituali e di studio ormai pressochè abbandonate dal buddismo tibetano.Nel frattempo anche la vecchia scuola “degli Anziani” Rft I in-Ma-Po, depositaria della dottrina di Padmasambhava, iniziò la sua opera riformatrice stabilendo i dogmi del “Rjogs-hen”, la dottrina esoterica elaborata da Vairocana discepolo del mitito guru indiano, accompagnata ad una nuova normativa disciplinare che venne definitivamente adottata nel XVII4 secolo.Nonostante la forte opposizione della altre sette e dei governatori imperiali di origine mongola, i Ge-Lugs-Pa si affermarono in tutto il Tibet acquistando un’importanza religiosa e politica daleodaíconvincere lef§Attan Qánll mongolo T4-Med ad abbattere la dinastia Karma e nominare il capo della setta Delai Lama.Dal punto di vista del commercio internazionale il ruolo del Tibet divenne irrilevante, nel XVIIO secolo ormai tutti i traffici tra Oriente e Occìdente seguivano le vie marittime ed erano gestiti dalle grandi potenze europee che cominciavano ad affacciarsi prepotentemente a quell’epoca coloniale che avrebbe spazzato definitivamente ogni residuo degli antichi Equilibri.Lo stato teocratico tibetano perse ogni interesse commerciale e continuò ad essere controllato dalla dinastia cinese Qing fino alla sua indipendenza, poi entrò in un isolamento quali impenetrabile che fu rotto quando i cinesi ne rivalutarono llimportanza strategica nel 1949 e lo invasero ponendo fine ad una delle-ultime teocrazie della Storia.

Da: Paolo del Papa Il sistema carovaniero Himalayano Ed.Igm, Firenze

 


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