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Popoli dello Yunnan

La più meridionale provincia  dello Yunnan racchiude i territori di varie popolazioni tradizionali in parte diffuse nel limitrofo Guangxi, con storia, cultura, società e antiche tradizioni in gran parte legate all’animismo e le pratiche sciamaniche che, dopo la diffusione del buddismo in Cina, alcune integrate culti e cerimonie della dottrina Theravāda. Altre di lingua e origini tibeto birmane legati al culto  Bòn si sono integrate al buddismo lamaista diffuso dal Tibet , mentre altre ancora si sono in parte legate al  sincretismo tra Confucianesimo, Taoismo e Buddismo delle religioni popolari della Cina , ma tra tutte l’ antico  animismo con  il culto di spiriti ed antenati scanditi dallo sciamanesimo continua nelle ritualità e cerimonie tra i villaggi per un itinerario alla scoperta della cultura  costumi  tradizionali.

Sui, Nu e Derung

Nella prefettura di Zhaotong  nord orientale,  si stende una parte del  territorio tradizionale dei Sui diffusi dallo Yunnan nella limitrofa provincia del  Guizhou,  discendenti dalle antiche popolazioni Baiyue che dal I millennio a.C. per tutto il successivo hanno dominato a lungo  parte della regione meridionale cinese fino al Vietnam.  Legati dal comune idioma Shuìyù, la società tradizionale è fondata sui clan che riuniscono le famiglie in piccoli villaggi ove mantengono le antiche tradizioni religiose politeiste con il culto di spiriti ed antenati, dominate da una gran quantità di superstizioni da esorcizzare e tabù da rispettare, assieme a ritualità  sciamaniche esorcistiche e curative, mentre i sacerdoti celebrano le altre cerimonie collettive che riuniscono le comunità scandite dal loro calendario lunare, tra le varie le più importanti e lunghe cerimonie funebri  con sacrifici di animali  ed elaborate ritualità. Il popolo dei Nu assieme ad altri di simile stirpe abita la regione montuosa nella prefettura autonoma del Nujiang nello Yunnan nord occidentale e in gran parte del limitrofo lo stato birmano più settentrionale  del Kachin, legati dai dialetti delle lingue sino tibetane e da sempre agricoltori,  la società divisa in clan che riuniscono le famiglie nei villaggi dalle case a due piani di bambù con attorno i campi coltivati. Tra i Nu settentrionali si è diffuso il buddismo tibetano Chos, mentre tra quelli meridionali rimane la tradizione con i culti di spiriti e antenati dalle pratiche sciamaniche ed alcune comunità convertite al cristianesimo introdotto da missionari francesi alla dine del XIX secolo. Oltre alle cerimonie periodiche nei villaggi le comunità  si riuniscono nella grande festa annuale  dei Fiori e le Fate tenuta a metà di marzo che celebra antichi miti e sempre a primavera si tengono le lunghe cerimonie del Jijilamu, mentre alla fine dell’ anno lunare altre cerimonie sono integrate nella festa del Losar che celebra il capodanno buddismo tibetano con varie ritualità per auspicare l’ anno nuovo. Proseguendo  nel Nùjiāng Lisu, si entra nel territorio dell’ isolato popolo dei Derung che prendono nome dalla valle e l’ omonima contea autonoma  Derung e Nu del Gongshan nord occidentale, con le  varie e sperdute comunità unite tra loro dai  dialetti della lingua Dulong sino tibetana. Di simile stirpe,  cultura  e tradizioni oltre il confino birmano vive il popolo dei Taron  nello stato del Kachin settentrionale e, anch’ esso isolato tra montagne e vallate, quello  Anung Nung dei Rawang. La società tradizionale era fondata sui quindici clan Nilo divisi nelle comunità dei villaggi ke’eng separati tra loro e guidati da un capo Kashan, con le famiglie in case comuni che potevano sposarsi solo all’ interno dello stesso clan per crearne una nuova, mentre alle giovani adolescenti veniva praticato un tatuaggio rituale sul viso. Nell’  antica tradizione animista  ogni cosa ha la sua emanazione spirituale, gli spiriti protettori sono evocati dalle pratiche sciamaniche con vari rituali che esorcizzano anche quelli maligni, oltre matrimoni e cerimonie funebri, le comunità claniche si riuniscono in cerimonie con sacrifici di animali offerti alle divinità celesti, tra esse quella che celebra il nuovo anno del  calendario lunare a dicembre.

Bai del Dali

Il territorio nord occidentale della prefettura autonoma del Dali ad ovest dell’altopiano  centrale, per secoli fu sugli antichi itinerari Cha Ma Dao attraverso il Tibet e il Sichuan dallo Yunnan per l’ India delle carovane a cavallo e il commercio del pregiato tè Pu-erh, in epoche remote dai primi insediamenti nella regione attorno al lago Erhai, il  popolo Bai  si estese fino al Guizhou  e l’ Hunan  con i clan che dalla metà del VII secolo parteciparono alla creazione del regno Nanzhao. Dopo il suo declino all’ inizio del X secolo  il governatore della provincia Duan Siping  del clan Duan fu tra i celebrati fondatori del successivo stato Grande Li nello Yunnan con il potente regno di Dali ove dall’ epoca venne introdotto il buddismo tibetano con la locale scuola fondata da un maestro indiano della casta religiosa  Acharya. I discenti del clan Duan governarono il regno nei secoli successivi fino al 1253 quando fu conquistato dalla dinastia mongola Yuan, il territorio che prese nome dal regno come prefettura di Dali rimase popolato dai Bai conservando i tre dialetti della lingua Bàiyù e l’antica cultura sino tibetana. Dalle antiche tradizioni religiose dell’Azhàlìjiào, assieme a quella della religione popolare cinese  Shèndào nel suo sincretismo  con il confucianesimo, taoismo e buddismo,  hanno tratto la propria con il culto delle divinità Ngel zex  e gli antenati Benzhu  nota come Bènzhùjiào che proteggono quelle terre e i popoli che le abitano. In ogni villaggio nel territorio del lago Erhai si trova un santuario dedicato alla propria divinità e antenati, comuni sono le divinità dell’ agricoltura, la montagna, la caccia, la dea Madre e il dio Drago   della tradizione cinese. Assieme a cultura e religione hanno conservato una società egualitaria tra clan e ruoli di genere in ogni villaggio ove sono numerose le cerimonie tradizionali oltre alle rappresentazioni teatrali del Chuichuiqiang che raccontano storie e miti locali, mentre le comunità si riuniscono nelle grandi celebrazioni dei Raosanlin con cerimonie accompagnate da canti, danze e musica negli sgargianti costumi ed ornamenti  tradizionali.

La società matriarcale Mosuo

Tra montagne, vallate e foreste  nel territorio  nord occidentale del lago Lugu  e la regione di Yongning fino al Sichuan, si stende il territorio dei Mosuo, riuniti in villaggi agricoli con caratteristiche simili alle altre popolazioni tribali ma dalla società fondata sulla discendenza matrilineare e il matriarcato ove è fondamentale il ruolo  delle donne  Mosuo a capo delle grandi  famiglie che comprendono le varie generazioni nella stessa casa  comune, dopo la pubertà una cerimonia assegna alla donna la sua posizione sociale nella conduzione famigliare. Simile a quello Dongba nella tradizione del vicino  popolo  Naxi, conservano  l’ antico spiritualismo animista del Daba con le pratiche sciamaniche  che,  come altre popolazioni tribali dello Yunnan, a partire dal XII secolo durante la dinastia Song  e le successive si è integrato alla diffusione nella regione del buddismo con la  scuola nota come dei Berretti Gialli  tibetana del Gelug ove il sacerdote sciamanico Daba continua a celebrare le cerimonie per esorcizzare gli spiriti nefasti, quelle curative e i sacrifici di animali oltre a quelle funebri che assieme ai monaci buddisti presiedono nella cremazione per liberare l’ anima verso il paradiso degli antenati  Seba’anawa, ad essa è assegnato uno dei pochi ruoli maschili, mentre alle donne  rimane la pratica delle offerte e la cura degli altari consacrati alle divinità ed antenati. Nella società matriarcale dei  Mosuo non è ammesso il matrimonio come contratto di interessi che può generare conflitti e, nella grande libertà femminile anche sessuale, con la pratica della Tisese le donne scelgono  liberamente i diversi compagni  per  poi farli tornare nella residenza materna,  al ruolo maschile è assegnata l’ agricoltura e l’ allevamento, possono occuparsi della prole anche nell’ educazione, in un ‘armonia che rifiuta ogni conflitto ed esclude qualsiasi forma di violenza.

Nakhi e tradizione Dongba

Anche essi discendenti  dalle antiche popolazioni dei Qiang  come i Mosou e altre limitrofe, dalla regione cinese nord occidentale il popolo dei  Nakhi  giunse nello Yunnan  spingendosi nei  territori dell’ altopiano tibetano ove aprirono vie commerciali con i regni del  Tibet e più oltre con quelle che furono dette le carovane di cavalli tra le valli e gli alti pasi su alcune vie dell’ Himalaya verso l’ India. Per i loro commerci e scambi con le limitrofe regioni cinesi,  la cultura del popolo Nakhi nell’ aspetto di centri e villaggi  con le case e templi è  stata in parte influenzata da quella Han,  nella società tradizionale  vige la discendenza matrilineare come in quella dei vicini Mosuo , ma non il matriarcato e  con un ruolo meno fondamentale delle donne. Come altre popolazioni  della regione, dall’  antica tradizione religiosa del Bon tibetana poi integrata al buddismo deriva in parte quella dei Nakhi nota come  Dongba, fondamento della loro cultura e società,  depositari ne sono i sacerdoti che la trasmettono attraverso  il sistema glifico e simbologia pittografica Mo-so della scrittura Dongba  assieme alle varie ritualità rivolte agli spiriti della natura nata come l’ umanità dallo stesso essere creatore e due diverse madri. Dal XIV secolo si diffuse il buddismo tibetano nel lignaggio della scuola Kagyu e nel territorio di Lijiang sorsero vari templi Gompa come centri delle comunità buddiste di questo popolo, mentre tra i villaggi  rimangono le cerimonie e ritualità della  tradizionale cultura.

Hani

Nella centrale prefettura autonoma dell’ Honghe, nota come  Hani e Yi per le sue popolazioni dalle comune, si stende la contea di Yuanyang tra  suggestivi rilievi, vallate, fiumi e  risaie, si apre il territorio tradizionale degli Hani, diffusi oltre confine a sud est in Vietnam settentrionale ove sono chiamati Người Hà Nhì e con alcune comunità in Laos, legati da cultura, tradizioni e lingue Ngwi meridionali. Lungo le sponde meridionali del  fiume rosso Hong che da qui scorre verso il Vietnam, da oltre un millennio  i rilievi sono magnificamente modellati con le terrazze delle risaie Hani tra i loro villaggi  in un ambiente naturale e storico  unico dichiarate patrimonio culturale Unesco. Hanno mantenuto le antiche tradizioni religiose con culti rivolti alle varie divinità, spiriti ed antenati celebrati dai sacerdoti Zuima, le pratiche magiche rivolte  agli spiriti ed esorciste sono affidate agli sciamani  Beima, mentre quelle medicinali ai Nima e si riuniscono in cerimonie collettive periodiche negli antichi costumi accompagnati da musiche e danze.

Il popolo Yi

Nella meridionale prefettura di Liangshan si stende il territorio tradizionale del  popolo Yi noto anche come Lolo dalla simile stirpe e cultura degli Hani, la mitologia narra che  fu generato dalla divinità creatrice Ni con il primo antenato Apu Dumu dai sei figli che popolarono la regione con i loro clan Bu,  Mo, Zha, Nuo, Heng e Wu ove il più giovani erano schiavi dei fratelli maggiori e pertanto migrarono per fondare i loro villaggi. Storicamente mentre i clan si insediarono altrove, quello  Heng si divise in due altri clan con il  Wumeng che dominò il territorio ad ovest  fino a dove poi sorse la città di Zhaotong, mentre l’ altro clan Chele lungo le montagne a nord  del fiume Chishui. Dal III secolo d.C. anche il Wu si divise in due potenti clan, con il Luodian che durante la dinastia Song estese il suo  il suo dominio a nord e ad est dall’ XI secolo  con la fondazione del regno di Ziqi , conquistato nel 1253 dall’ impero della dinastia mongola Yuan, mentre l’ altro clan estese il suo dominio fino al Guizhou fondando il regno di Mu’ege dalla lunga storia come vassallo delle varie dinastie fino al 1698 quando fu definitivamente annesso all’ impero dell’ ultima dinastia Qing . La società tradizionale era rigidamente divisa in quattro caste nuohuo a discendenza patrilineare con la Nera Yi aristocratica e minoritaria che amministravano il governo, rigorosamente separata dalla Bianca Yi di propietari e mercanti, quella dell l’ Ajia considerata inferiori in parte adibita al lavoro servile, mentre la Xiaxi era la casta di schiavi priva di ogni diritto,  legate dalla lingua Lolo che, diversamente dalle altre simili,  ha una propria scrittura in ideogrammi nei due alfabeti Yi. Uno dei fondamenti della società e cultura tradizionali è l’ antica religione animista  Bimòjiào dalla ritualità praticata dai sacerdoti sciamani ereditari Bimo con  discendenza patrilineare e coloro  che vengono ordinati  Suni oltre le sciamane Moni, depositari della cultura tradizionale, dei rituali e le pratiche  sciamaniche per le guarigioni, esorcismi e divinazione entrando in contatto con le divinità e spiriti, ma solo i Bimo lo sono anche della  lingua come maestri della scrittura e la simbologia Yi. La cultura tradizionale e la ritualità religiosa si esprime nelle varie cerimonie periodiche accompagnate da danze e musica suonata dagli strumenti a fiato tradizionali Bawu simili a sottili  flauti,  fino alla  più importante Huǒbǎ Jié nota come la grande festa della Torcia che raduna ogni anno a fine estate  tutte le comunità, tra riti, danze e canti  nei costumi tradizionali accompagnati dal suono dei liuto di luna Yueqin oltre ai flauti Bawu e l’ altro tipico liuto spiga a tre corde Sanxian .

Pumi e Achang

Continuando per la prefettura di Liangshan  di simili stirpe degli Yi, si trovano le comunità del  popolo Pumi, gli antenati nel IV secolo a.C. dall’altopiano tibetano del  Qinghai migrarono nel territorio dominato dalla catena dei monti Hengduan da dove poi raggiunsero il  Sichuan settentrionale e molto dopo il nord ovest dello Yunnan che popolano dal medioevo con vari dialetti della lingua Prinmi sino tibetana. Come per altre in questa regione diverse pratiche sciamaniche derivano dall’ antica tradizione del Bon diffuso dal’ altipiano himalayano fino allo Yunnan e poi integrato al buddismo tibetano  del Chos qui giunto nelle scuole Kagyu e Gelug, in una sintesi religiosa e culturale  molto simile alla tradizione religiosa e sciamanica nella cultura Dongba del popolo Naxi. Anche la vita tradizionale e la cultura è simile alle vicine popolazioni tibetane, con un agricoltura adattata all’ ambiente e i clima delle montagne, dalla discendenza   patrilineare e, anche se non dominante come tra i Mosuo, vige un sistema matriarcale che nella formazione delle famiglie  esclude il matrimonio fuori dal clan  a favore delle unioni consanguinee. Scendendo dal Liangshan attraverso il Baoshan ad ovest lungo il confine birmano si stende la prefettura centro occidentale di  Dehong. territorio  della più antica popolazione  nello Yunnan  degli  Achang, diffusi oltre confine ad ovest nello stato settentrionale birmano  del Kachin  ove sono chiamati Ngochang, mentre sono noti come e Maingtha  nel limitrofo  stato Shan. Legati tra loro da comune cultura e i dialetti della lingua tibeto birmana Ngachang, come le altre popolazioni hanno mantenuto alcune delle antiche tradizioni religiose animiste integrate al buddismo, fondamento della storia e cultura trasmessa nelle con canti e musica che accompagnano cerimonie e feste ove si riuniscono le comunità con i costumi tradizionali.

Zhuang

Tra i popoli definiti Rau come i Buyei , Kra, Kam-Sui, Biao, Mulao, Lizu e altre popolazioni tradizionali  di lingua  e stirpe Tày diffusi nelle regioni  cinesi  meridionali, la più numerosa tra le minoranze etniche è quella degli Zhuang che in gran parte popola  lo Yunnan e il limitrofo  Guangxi oltre le province del Guizhou e Hunan fino al Guangdong, legati da dialetti locali delle  varie lingue Zhuang spesso dalla complicata comunicazione tra loro che nelle altre regioni si è cercato si unificarle nello standard del Zhuàngyù. Originari del Sichuan hanno popolato la vasta regione dal V secolo a.C. ove in seguito hanno iniziato gli scambi culurali con le due antiche dinastie cinesi che si sono succedute Qin e Han , mantenendo la loro cultura diversa dalle popolazioni Han  nei loro villaggi su palafitte nelle vallate acanto ai corsi d’ acqua coltivando le risaie. La cultura tradizionale Zhuang con i suoi usi, costumi e cerimonie, era fondata sull’antica  tradizione animista con il culto degli elementi naturali e gli spirti nella propria  religione del Mo Jiào, creati dalla suprema divinità creatrice Bu Luotuo che governa la terra assieme alla consorte Meh Nangz, le acque  dal divino dragone Ngweg e il cielo dal signore del tuono Gyaj. Tradizionalmente i sacerdoti Bumo  ne sono depositari ed interpreti delle più antiche scritture raccolte nel sacro rotolo Sanqing, praticano le ritualità divinatorie ed esorcismi e officiano le cerimonie, accompagnate dai canti rituali  delle anziane prescelte   Wupo,   poi anch’ essa in parte integrata con le religioni tradizionali della Cina nel loro sincretismo popolare tra culto degli antenati, Confucianesimo, Taoismo e Buddismo. Il sapere e la storia del popolo Zhuang è trasmesso dall’antico sistema di scrittura Sawndip con alcuni caratteri  derivati dal cinese, un tempo depositari ne erano i sacerdoti sciamani nella redazione della storia, miti, testi di medicina, narrazioni popolari, poemi e canti che hanno poi fondato la   grande varietà della letteratura Sawndip degli Zhuang con poemi epici come il  Baeu Rodo. La società è divisa nei clan e famiglie dei villaggi tradizionalmente governati da capi anziani e sacerdoti sciamani, nelle unioni le spose rimangono nella loro famiglia fino alla nascita del primogenito quando viene celebrato il vero matrimonio  che, come il funerali, le cerimonie agricole, le festività sono accompagnati dalle  esibizioni nel Gexu di canti e musica con i costumi tradizionali, così come nella festa del primaverile  Bue che ne celebra l’ anima e la grande festa del Diavolo estiva. Tra popoli Tai dello Yunnan i Bouyei  sono di stirpe tradizione, cultura  degli Zhuang e dalla simile lingua Buyi  a lungo uniti per secoli, si divisero dagli Zhuang nel X secolo durante l’ impero Tang conservando la società tradizionale diviso in caste governata dai capi locali, poi aboliti durante  l’ ultima dinastia Qing sotto l’ autorità di signori e potenti agrari che nel 1797 provocarono la rivolta contadina di Nanlong duramente repressa costringendo diverse comunità a migrare in Vietnam ove sono noti come Người Bố y.

Dai

Lungo i confini nord occidentali del Laos e quelli dello stato  Kachin che si allunga all’ estremità settentrionale della Birmania , nello Yunnan si stende la più meridionale prefettura autonoma di Xishuangbanna un tempo nota come Sibsongbanna,  tradizionale territorio del popolo Dǎizú dei Dai, con centri e villaggi su entrambe le sponde lungo  il corso più settentrionale del fiume Mekong. Di simile stirpe, lingua  e tradizioni di quelli diffusi tra Birmania, Laos, Thilandia e Vientnam noti come Tai Lue che alla fine del XIII secolo nell’antico Sibsongbanna  fondarono il regno di  Chiang Hung , dopo la sua conquista entrato poi anch’ esso nei domini  dell’ impero cinese  della dinastia mongola  Yuan che vi lasciò il governo locale dei tradizionali otto capi ereditari Dai tusi in un sistema feudale tra le varie comunità continuato durante la successiva dinastia Ming. Anche se con più controllo dell’ autorità imperiale, il sistema  rimase anche durante con l’ ultima dinastia Qing e dopo la sua caduta  dal 1912 come amministrazione autonoma  con la prima repubblica Cina, abolito definitivamente  solo dopo la  vittoria della rivoluzione comunista nel 1953 nel periodo maoista con l’ ultimo signore locale Chao Hmoam Gham nominato amministratore della nuova prefettura di Xishuangbanna. In quel lungo periodo della loro storia conservarono le antiche tradizioni religiose  animiste  e sciamaniche anche dopo la diffusione del Buddismo in Cina che giunse nello Yunnan dal VII secolo, mentre solo dal XV iniziò  la loro conversione alla dottrina del  buddismo Theravada esteso in Asia orientale, integrando  le originali tradizioni e ritualità animiste celebrate  nei templi in ogni villaggio,  introdotto dai mercanti cinesi musulmani Hui all’ inizio del XIX alcune comunità si sono islamizzate con i fedeli chiamati Parshi Dai  che hanno conservato lingua, costumi ed alcuni rituali  tradizionali e buddisti. I villaggi tradizionali sorgono in pianura presso i corsi d’acqua con abitazioni su palafitte  coltivando le risaie assieme a piantagioni  di tè, caucciù, canne da zucchero e frutteti, abili artigiani nella lavorazione del bambù e la produzione di tessuti  decorati, la società tradizionale è fondata sul patriarcato con ruoli più emarginati delle donne e una divisione in classi sociali con matrimoni che dovevano essere celebrati solo al loro interno, ma negli ultimi decenni  con il governo della repubblica popolare in Cina, anche i Dai come le altre popolazioni tradizionali hanno emancipato i ruoli delle classi e di genere in una società più egualitaria. Mantenendo i dialetti delle lingue Tai sud occidentali hanno elaborato un loro sistema di scrittura che ha lasciato numerosi testi mitologici, storici, letterari e scientifici con opere di astronomia, mentre dell’ antica cultura rimangono le varie cerimonie religiose  buddiste nel loro sincretismo  con le antiche tradizioni animiste legate al mondo degli spiriti, riunendo le comunità in quelle più significative con costumi, danze, canti e musica durante l’ anno  come la festa del Qingming e la più celebre per  il capodanno di giugno con l’animata festa dell’ acqua Pòshuì jiè.

Blang e Jino

il popolo Bùlǎng zu dei Blang, assieme ad altri nella regione ha il suo territorio tradizionale tra  l’autonoma prefettura  Dai di Xishuangbanna all’ estremità meridionale dello Yunnan e poco a nord quella Hani e YI di Honghe, esteso oltre il confine birmano e laotiano, con le varie comunità  unite tra loro nei diletti  lingue Palaung . In un suggestivo ambiente naturale sono tra i più antichi coltivatori del pregiato  tè Pu’er nelle foreste dello Yunnan, la società è divisa in ridotti clan di famiglie riunite in villaggi  con abitazioni di bambù, ognuno con propri campi  di vari prodotti tra le piantagioni di tè Pu’er che fu al centro di intensi commerci cinesi con le regioni limitrofe e l’India con le carovane di cavalli sull’ antica Via del Tè. Mantengono le antiche tradizioni religiose animiste e il culto degli antenati in un sincretismo con il  buddismo Theravada nelle ritualità rivolte agli spiriti della natura presenti in ogni elemento ed animali, tra esse le onoranze funebri per la sepoltura e liberarne lo spirito, mentre coloro  che sono morti per cause considerate innaturale è prevista la cremazione che lo esorcizza. Continuando per il Xishuangbanna si trova il territorio del popolo Jīnuò zú degli Jino di stirpe tibeto birmana con i loro villaggi dalle abitazioni in bambù su palafitte sui rilievi tra le montagne Jinoluoke  verso il confine con il Laos che si ergono dalle foreste pluviali popolate da scimmie, bufali ed elefanti  e una ricca fauna endemica, anch’ essi coltivatori del pregiato Tè Pu-erh nei campi terrazzati che modellano i colli oltre mais, banane, papaie e cotone per i tessuti nei telai tradizionali delle donne, mentre assieme all’ agricoltura gli uomini si dedicano alla caccia con la balestra. Uniti da una propria lingua tibeto birmana, l’antica storia e cultura dei Jino  si fonda sulla tradizionale società egualitaria con le risorse dell’ agricoltura e la caccia equamente distribuite, così come paritari sono i ruoli di genere con una grande libertà  prematrimoniale che prevede apposite abitazioni per le libere unioni tra i giovani e nelle varie pratiche rituali si distingue la laccatura dei denti tinti di nero diffusa tra alcune popolazioni vicine e nel sud est asiatico.  Alla più antica società matriarcale si sostituì un’ ordinamento più patriarcale dal XVIII secolo, continuando a mantenere una parità di genere ove ogni  comunità ha come capi un  padre del villaggio Zhuoba e una madre  Zhuose scelti tra gli anziani,  anche la tradizione religiosa animista era governate da essi senza distinzione di genere, con varie cerimonie che celebravano i raccolti, festività, matrimoni e onoranze funebri  al suono di tamburi e gong tra canti e danze  negli antichi costumi.

Jingpo

La prefettura autonoma di Dehong nello Yunnan centro occidentale, assieme ai Dai e Miao è territorio anche  del popolo dei Jingpo  discendenti dell’  antica popolazione  Xunchuanman giunta  dall’ altopiano tibetano , in gran parte diffusi nell’estremo territorio montuoso nord orientale dello stato birmano di Kachin, con diverse comunità oltre il confine indiano tra l’ Assam e l’Arunachal Pradesh. Uniti dai dialetti della comune lingua Chingp’o da sempre fieramente indipendenti e abili combattenti, la società e fondata sul sistema  Mayu-Dama regolato da vincoli di parentela nelle famiglie dello steso clan  Kahpu-Kanau e i rapporti con gli altri nei villaggi dalle abitazioni in legno e bambù tra risaie e campi coltivati, conservando i costumi tradizionali neri e bianchi con turbante bianco per i giovani e nero per gli uomini, mentre le donne indossano abiti multicolori e ornate con gioielli in argento. Il Buddismo Theravāda si è diffuso tra le tribù che popolano i territori indiani, con alcune comunità convertite più tardi al cristianesimo dai missionari, ma mantenendo alcune cerimonie, mentre il resto dei Jingpo tra lo Yunnan e il Kachin birmano mantiene la tradizione religiosa  animista è fondata sul culto di spiriti ed antenati emanazioni della divinità creatrice Madai. Ogni cosa ha il suo spirito da onorare con ritualità  nei villaggi e cerimonie tra le comunità per proteggerle, auspicare i raccolti e dare forza nella guerra, celebrate con danze negli antichi costumi accompagnate dalla musica Jingpo. Tra esse quella che celebra l’ unità culturale della stirpe Kachin è fondata sulle danze cerimoniali Manau nei costumi tradizionali e con la spada n’htu che ricorda l’ antico spirito guerriero, dirette da un sacerdote Naushawng  attorno ai pali sacri decorati con simbologie ancestrali al suono di tamburi

Lahu

La contea di Lancang  sud occidentale e le limitrofe dalla metà del XIV secolo all’inizio del XVIII fu nei domini del vasto regno di Lan Xang esteso dal Laos alla Cina meridionale che ha lasciato le sue memorie storiche e culturali  nello Yunnan  ove tra i rilievi e vallate in parte si stende il territorio del popolo Lahu dalle comunità unite dai vari  diletti della  comune ed omonima lingua Lahu tibeto birmana simile a quella Yi.  Per i colori dei locali costumi tradizionali  si dividono nelle comunità con diversi dialetti dei gialli Lahu Shi, i rossi  Lahu Nyi e i bianchi Lahu Hpu, una parte del popolo Lahu è diffuso nella regione nord orientale thailandese dell’ Isan e, assieme a quelli di simile stirpe, cultura e dialetti delle lingue Tai , si trovano tra i vari popoli tradizionali che sono definiti le tribù delle colline settentrionali  in Thailandia e tra quelli  del limitrofo  territorio montuoso tra la Birmania settentrionale e il Laos del cosìdetto Triangolo d’oro , ove continuano a coltivare oppio che alimenta il devastante traffico da tempo proibito nello Yunnan, mentre alcune comunità popolano la provincia nord occidentale vietnamita di Lai_Chàu. La società tradizionale è priva di indentificazione tribale o clanica. ma fondata esclusivamente sulle famiglie dalla discendenza bilaterale maschile e femminile, riunite nei villaggi dalle case tradizionali che affacciano sullo spiazzo centrale ove pietre scolpite rappresentano il culto degli  antenati celebrato assieme ad altre cerimonie. L’ antica tradizione religiosa, oltre al culto degli antenati  è legata a varie divinità emanate dal dio creatore Exia  che ha il suo tempio in ogni villaggio, celebrato nel Lancang Lahu dal poema epico  sul mito della creazione Mupa Mipa,  durante l’ ultima dinastia Qing dalla fine del XVII secolo venne introdotto il buddismo che si diffuse in quelli successivi integrato alle antiche tradizioni. Tra tra i Lahu della Thailandia il buddismo Theravada fu diffuso molto dopo da monacI  Tudong legati alla tradizione Kammaṭṭhāna della foresta thailandese negli anni trenta del secolo scorso, nello steso periodo missionari protestanti  statunitensi riuscirono a convertire alcune comunità che sostituirono il dio creatore Exia con quello cristiano, continuando anch’ essi a conservare alcune antiche tradizioni che, , oltre alle cerimonie nei villaggi,  si celebrano in quelle collettive tra danze, canti e musica con gli antichi costumi si stoffa nera decorati e raffinati gioielli femminili in argento.

Yao

Nella regione cinese sud occidentale tra montagne e vallate il vasto territorio del popolo Yáozú  degli  Yao , noti anche come  Mien e Dao  che dal I secolo d.C. popolarono la storica regione meridionale  dell’ Hunan espandendosi nei successivi tra le varie province limitrofe, assieme ad altre popolazioni furono tra i protagonisti delle grandi e lunghe rivolte Miao contro i Ming dal 1370 trascinate per quasi un secolo  fino alla loro definitiva sconfitta nel 1460 ritirandosi verso nord dall’ Hunan al  Guizhou e a sud tra il Guangdong, Guangxi  e lo  Yunnan orientale da dove raggiunsero poi la Thailandia settentrionale e il  Vietnam nel XIX secolo. Legati tra loro nei vari dialetti dei Iu Mien e dalla società tradizionale a discendenza patrilineare nei clan e famiglie dei villaggi agricoli tra campi e risaie, fondata sulla cultura e la tradizione religiosa popolare Yao dagli antichi culti che dal XIII secolo si sono integrati nel suo sincretismo con il taoismo come Yáozú Dàojiào. Celebrato dai grandi sacerdoti Tsow che si rivolgono alle divinità superiori, mentre agli Sip mien sono delegate i culti e le ritualità sciamaniche rivolte agli spiriti e le divinità minori, tutti sempre consacrati  nelle varie iniziazioni dai  Kwa-tang  che seguono i maestri per essere  ordinati monaci  Tou-sai  abili a celebrare diverse ritualità per raggiungere il livello superiore di Chia-tse ed infine i depositari della liturgia  Pwang-ko che con i testo delle cerimonie Sai nzung sou invocano gli spiriti protettori zoux ziouv ed esorcizzano quelli maligni Morh. In ogni abitazione si trova l’ altare famigliare mienv baaih per accogliere gli spiriti attraverso la tavoletta rituale mienv kuv  che nomina gli antenati della famiglia  per invocarli, nella tradizione Yao è fondamentale il culto degli antenati che inizia  nelle cerimonie funebri  zoux caeqv celebrate dai sacerdoti  per liberare  il defunto dai peccati zoux purificando la salma  e l’anima dagli spiriti nefasti e con il rituale  doh dangh caeqv jaiv,  concludendo con l’ ultimo rito del zoux sin-seixper indicare la via al’ aldilà. Ogni comunità celebra mensilmente una festa cerimoniale, mentre quelle collettive come la grande Panwangche onora il primo antenato e la prima madre Danu vengono celebrate ogni tre e cinque anni riunendo le comunità con gli abiti tradizionali  tra  libagioni, danze  accompagnate dal suono di musica di cimbali  e tamburi, mentre sono narrate  le antiche storie  popolari.

Miao

Tra storia e leggenda antiche cronache raccontano che nell’  antica Cina il popolo Da Mong guidato da Huan Tuo e Tao Tie fondarono il regno del San Miao nel Sichuan poi conquistato dal leggendario sovrano Yu della dinastia Xia, quel popolo non venne poi più menzionato fino al VII secolo d.C. durante l’ impero Tang, quando i suoi discendenti migrarono nelle regioni meridionali come il popolo dei Miao  che abita un vasto territorio dallo Yunnan e le altre province cinesi meridionali dalla  simile lingua Miao yao,  stirpe,  cultura  e tradizioni  delle popolazioni  diffuse in Birmania, Thailandia, Laos e  Vietnam ove sono noti come Hmong. Mantenendo la loro cultura indipendente nei villaggi tra le montagne, durante la dinastia Ming dal 1370 in gran parte delle regioni meridionali per oltre un secolo la popolazione insorse più volte con le lunghe rivolte Miao duramente represse con massacri e deportazioni fino ad evirazioni in massa dei giovani per impedirne la riproduzione. Con l’ ascesa dell’ ultima dinastia Qing ripresero le insurrezioni contro l’ autorità imperiale e a reprimerle nel 1726 venne inviato  l’ esercito guidato come governatore della regione dal generale  Ortai tentandone invano  la sottomissione e poco dopo nel Guizhou dal 1735 per tre anni si diffuse la seconda grande rivolta dei Miao anch’ essa duramente repressa. L’indomito spirito indipendente portò a nuove ribellioni  culminate dal 1795 con gli scontri e battaglie nella terza rivolta Miao fino alla definitiva sconfitta nel  1806 e l’ assimilazione forzata con una dura segregazione vietandone tradizioni e costumi per i decenni successivi. Mentre nel resto del paese infuriava la guerra civile del Taiping  contro la dinastia Qing, nel  Guizhou assieme ad altre popolazioni locali i Miao insorsero ancora dal 1854 per quasi un ventennio nell’ altra lunga rivolta di Qian  combattuta e repressa dall’ esercito imperiale con quasi cinque milioni di vittime fino al 1873, costringendo parte delle popolazioni ribelli a migrare in Laos e Vietnam. Dopo la caduta dei Qing e la proclamazione della nuova repubblica in Cina, nella la successiva guerra civile tra i nazionalisti del Kuomintang e le formazioni comuniste i Miao sostennero Mao Zedong nell’ epica Lunga Marcia tornando poi alla loro riconosciuta identità culturale dopo la vittoria della  rivoluzione nel lungo periodo maoista. In Vietnam gli Hmong guidati da Vuong Chinh Duc sostennero le formazioni indipendentiste rivoluzionarie di Ho-chi-minh contro il colonialismo francese nella battaglia di  Điện Biên Phủ nel 1954 e i successivi otto anni fino alla vittoria rivoluzionaria socialista nella Guerra d’ Indocina. Successivamente all’ aggressione statunitense che nel 1965  scatenò la lunga e devastante guerra del Vietnam, gli Hmong del Laos si schierarono con gli invasori, mentre i Miao cinesi con la coalizione comunista nord vietnamita. Come gli Hmong di medesima stirpe e cultura che popolano le altre regioni cinesi meridionali, Laos e Vietnam, i Miao del Guizhou e Yunnan si considerano discendenti dalla nobile stirpe del leggendario re Chi-you e nei loro villaggi mantengono l’ antica cultura  e costumi, la società tradizionale era fondata su clan e famiglie dei vari villaggi indipendenti governati da un capo e privi di un’ autorità comune, vigeva una libertà maschile e femminile nelle unioni dei giovani prima dei matrimoni ove era consentita la poliginia di più mogli o mariti,  nella stessa famiglia  convivono le diverse generazioni e solo i  figli maggiori possono formarne di  nuove. Conservano l’ antica tradizione animista con il culto degli spiriti ed antenati, oltre alle ritualità sciamaniche, ogni elemento della natura possiede uno spirito dalla propria energia che si combina alle altre  per scandire la vita e per qualsiasi evento negativo la comunità si riunisce nelle cerimonie che esorcizzano gli spiriti maligni, mentre quelle più importanti sono dedicate al culto degli antenati con sacrifici  e libagioni rituali accompagnate da musiche e danze con i costumi tradizionali ove in quelli ancor più sgargianti femminili  splendono i preziosi ed elaborato gioielli d’ argento considerato simbolo di prosperità e ricchezza. Conservando le loro tradizioni e costumi anche i Miao dello Yunnan dopo la rivoluzione con la repubblica popolare in Cina hanno lasciato le tradizionali coltivazioni di oppio convertite in varie altre produzioni agricole dal governo nella lotta al traffico di droga.

Wa

il popolo Wa ha il suo territorio in Yunnan nella prefettura sud occidentale di Pu’er  e in gran parte oltre il confine birmano popola quello  settentrionale dello stato Shan  nella regione tra le montagne e vallate ove nel XIX secolo durante la colonia britannica si riunirono nella confederazione degli stati Wa che ne presero nome da sempre rivendicato come terra ancestrale e temuti guerrieri cacciatori di teste dagli inglesi. Divisi in vari villaggi tra le montagne circondati da risaie e campi con coltivazioni di ortaggi e come altre popolazioni tribali nella regione papaveri dell’ oppio, allevatori di bufali d’ acqua adoperati anche per sacrifici, dalle tradizioni e cultura simile al popolo dei Naga, anch’ essi bellicosi guerrieri dalle pratiche animiste e sciamaniche diffusi più a nord ovest tra il vicino  Sagaing nella Birmania nord occidentale e la limitrofa regione indiana settentrionale che ne prende nome come Nagaland. Nel XIII secolo anche i Wa furono sottomessi durante la dinastia mongola Yuan in Cina, assieme alle locali popolazioni Lahu e Akha il loro territorio si estendeva nel regno nord orientale birmano di  Kengtung fondato all’ inizio del XV secolo che ha dominato la regione settentrionale fino alla fine del XIX quando divenne parte della colonia britannica  di  Burma. Tutte le comunità rimangono unificate dai dialetti del proprio idioma Wa delle lingua austroasiatica Mon-Khmer assieme a cultura e società fondata su clan e famiglie dei vari villaggi dai consigli tribali guidati da un capo e una parità di genere con ampia libertà maschile e femminile per le unioni prima del matrimonio monogamo che fondava le nuove famiglie, con divisione del lavoro nei campi, la caccia  e altre attività con una casta di guerrieri nei conflitti. Le tradizioni religiose animiste  si fondano su culti sacrificali, ogni villaggio possedeva uno spirito protettore Tax Cao Chai ed esso erano rivolte le ritualità sciamaniche per esorcismi e guarigioni, il santuario Nyiex Moeg per le cerimonie con sacrifici di bufali  in occasione di matrimoni, onoranze funebri e altre ritualità collettive, rimaste con introduzione del buddismo e successivamente del cristianesimo presso alcune comunità, tradizionalmente nell’ altare Khaox Si Gang  per le grandi cerimonie  di fertilità agricola erano praticate le decapitazioni dei  sacrifici umani. Le comunità si riuniscono nelle cerimonie con libagioni, canti e danze negli antichi costumi accompagnate dal suono di un grande tamburo. Dopo la rivoluzione e la repubblica popolare in Cina le ritualità più violente sono state abolite conservando come patrimonio culturale tutte le altre tradizioni e cerimonie, è stata definitivamente sradicata la coltivazione dell’ oppio vietandone ogni commercio, mentre oltre il confino birmano con la fondazione  dell’ esercito unito dello stato Wa la coltivazione tra le popolazioni tribali è continuata con il controllo delle potenti organizzazioni criminali  per la  produzione e il devastante traffico creando in quella regione un vero narcostato che oltre alla lavorazione dell’ oppio in eroina nei suoi laboratori produce la micidiale miscela della Ya ba.

Lisu

Nel territorio più sud occidentale verso le montagne e foreste verso il Triangolo d’ Oro della Birmania  settentrionale che si stende oltre il confine,  dal  Tibet orientale  in epoche remote migrò  in una vasta regione tra Yunnan, Birmania e Thailandia fino all’ Arunachal Pradesh indiano il popolo  dei Lisu dalla  società tribale divisa in una sessantina di diversi clan  con idioma sino-tibetano Lizu derivato dalle lingue Yi  e anche per la comune lingua qui  integrarono in parte  la loro cultura con quella Nuosu  del vicino popolo degli  Yi. I villaggi  tradizionali sorgono nei pressi di fiumi e laghi con abitazioni in legno e bambù tra risaie e campi tra le montagne e ogni casa ha sul retro un altare per onorare gli antenati. Dall’ inizio del XX secolo missionari  protestanti britannici diffusero il cristianesimo con la fondazione della chiesa Lisu convertendo parte della popolazione, mentre il resto è legato alle antiche tradizioni animiste con culti sciamanici rivolti agli spiriti della natura, attraverso sacrifici e cerimonie che ancora si celebrano accanto ai villaggi nella foresta considerata sacra dimora del supremo spirito del cielo Wu Sa che domina gli altri proteggendo la comunità da eventi nefasti e malattie, oltre a cerimonie collettive e matrimoni  ove  si indossano gli sgargianti costumi  tradizionali e gioielli tra banchetti e danze accompagnate da musica e canti. La tradizionale agricoltura venne in parte convertita nella coltivazione di papaveri dall’ inizio del XIX secolo per trarne la resina destinata al devastante commercio dell’ Oppio in Cina imposto dalle potenze occidentali e poi esportato nel mondo base per la morfina e l’ ancor più micidiale  eroina. Le piantagioni vennero proibite così come il nefando commercio fin dall’ inizio del periodo maoista dopo la vittoria della rivoluzione comunista nel 1949 ed ogni traffico internazionale severamente represso nella  repubblica popolare in Cina, mentre oltre i confini e sostenuta dalle potenti organizzazioni criminali internazionali  ove continua la coltivazione e la prodizione illegale di alcune popolazioni tribali in Birmania nel così detto Triangolo d’ Oro esteso tra quelle ad est che popolano le montagne nel Laos del nord e le tribù di simile stirpe  nel limitrofo territorio settentrionale della  Thailandia, dominati dal narcotraffico internazionale che da qui ha aperto  le vie della droga dall’ Indocina.

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