Storia della CinaStoria moderna

L’ ultima dinastia Qing

Mentre la dinastia Ming ormai era alla fine del suo secolare impero,   dal teritorio  settentrionale della Manciuria iniziarono ad avanzare le armate del popolo che ne ha dato il nome dei  Manchu’, riunito nella dinastia  fondata nell’ Heilongjiang dal potente clan Aisin Gioro  che  dall’ epoca  estese il suo dominio come la nuova dinastia mancese dei Qing nella regione  nord orientale. Dal 1644 l’ impero  Ming venne travolto dalle rivolte contadine guidate da Li Zicheng che vi impose il regno di breve durata  fondando la sua nuova locale dinastia Shun . Poco dopo la sua fondazione a quel che restava della dinastia  Ming meridionale ben presto rimasero i territori a sud  del fiume Huai,  mentre la regione del  Sichuan  fu presa nel regno di  Xianzhong,  poi in tutti i territori  cinesi vi fu il passaggio dei domini dei  Ming ai Qing e  dall’ epoca nel Celeste Impero  iniziò la lunga storia della dinastia mancese dei  Qing che ha dominato per quasi quattro secoli fino alla sua caduta nel 1912.

L’ascesa dell’ impero Qing

Con la potente organizzazione militare dei Qing  vennero estesi  i loro domini  conquistando tutte le regioni della  Cina divenute  le storiche diciotto province  della dinastia Manciù dei  Qing che chiamarono il loro impero il Regno di Mezzo del  Zhōngguó.  Alla morte del fondatore Nurhaci nel 1626 come secondo imperatore  salì al trono il suo ottavo figlio HongTaiji che regnò per sette anni consolidando il regno del padre, favorendo l’ integrazione trai popoli Manciù ed Han anche con matrimoni misti e ammise diversi funzionari Han nel nuovo  consiglio deliberativo Yzhèng  dei principi e dei ministri  che aveva istituito. Nel 1628 tentò di invadere il territorio nord orientale rimasto ai Ming, ma venne fermato dall’esercito guidato dal generale Yuan Chonghuan  dalla potente artiglieria che aveva già sconfitto  l’ armata  Manciù invita dal padre con la battaglia di Ningyuan .Negli anni successivi riorganizzò l’ esercito dotandolo di una più efficace artiglieria con i  nuovi e potenti cannoni Hongyipao di origine europea e con il potenziamento e consolidamento delle armate nel 1636 invase regno coreano di Joseon che era protettorato dei Ming  riducendolo a vassallo  tributario. Nello steso periodo completò la conquista della  Mongolia  in otto anni con tre guerre  e nel 1644 inviò  quattro spedizioni nel territorio siberiano  dell’Amur ove sottomise popolazione degli Evenki e in breve conquistò gran parte di quella regione. HongTaiji morì nel 1643 senza erede e il Consiglio dei Principi e Ministri nominò come  reggente  il principe Dorgon  che si era distinto nelle guerre contro gli ultimi Ming, mentre ciò che rimaneva del loro impero fu travolto dalla grande rivolta popolare e contadina guidata da  Li_Zicheng che, dopo aver con conquistato le province dell’ di Henan e Shanxi,  prese la stessa Pechino fondando la sua dinastia Shun di breve durata. Respinto dalla capitale venne poi sconfitto dall’ esercito  Ming guidato dal generale Wu Sangui sulle  poderose fortificazioni della Grande Muraglia  nell’ Hebei con battaglia del passo Shanhai, dopo la vittoria per mantenere la sua autorità si schierò con l’ armata dei Qing guidata dal principe Dorgon ,  mentre l’ esercito conquistava Pechino segnando la fine della secolare dinastia e il passaggio dell’ impero dai Ming ai Qing. Il principe Dorgon entrò in conflitto per la successione con il principe Hooge figlio maggiore  di HongTaij , ma poi entrambe rinunciarono al trono a favore dell’ altro giovane figlio del sovrano defunto Fulin che nel 1644  divenne l’ imperatore Shunzhi ancora bambino e nel primo periodo del suo regno rimase la reggenza di Dorgon  assieme  a quella all’ altro nobile di simile stirpe fondatrice della dinastia mancese Jirgalang. Ben presto per conflitti di potere tra i due  alla reggenza di Dorgon si opposero vari principi e nobili Manciù legati alla fazione guidata da Jirgalang divenuto aperto  scontro alla morte di Dorgon nel 1650, temendone l’ ascesa fratello Ajige  che venne arrestato, Jirgalang rimase al potere fino alla sua morte nel 1655. Quando raggiunse l’ età per prendere il potere, durante il suo breve regno l’ imperatore Shunzhi coinvolse i cinesi Han nel governo ristabilendo le istituzioni tradizionali abolite durante la reggenza, assumendo a corte vari studiosi e letterati come  Chen Mingxia oltre a storici ed artisti ed emanò decreti legislativi legati all’ etica e morale dell’ antica dottrina Confuciana. Per l’ amministrazione conservò il Grande Segretariato del  Nèigè , mentre  per i nuovi segretari, studiosi e letterari di corte ristabilì le funzioni dell’ antica accademia di Hanlin, istituì i Tredici Uffici affidati a funzionari eunuchi per contrastare il potere del Dipartimento della Casa Imperiale Nèiwùfù e quello ancora esercitato dal reggente  Jirgalang e dalla madre imperatrice vedova  Xiaozhuang. Tra le altre istituzioni imperiali  rinnovò il il consiglio Yìzhèng  deliberativo dei Principi e Ministri, mantenne e perfezionò il Consiglio Magnifico del Shòufù, oltre alle divisioni amministrative e militari note come  Otto Stendardi del Jakùn gùsa. Il principe Duanzhong, noto alle cronache come il grande il condottiero Bolo, nel 1646 venne  inviato nello Zhejiang per conquistare la regione e il vicino Fujian  da dove avanzò a sud conquistandone i territori a ciò che restava alla dinastia dei Ming meridionali e a Fuzhou giunsero inviati dal regno giapponese di Ryuku, dal centro coloniale spagnolo nelle Filippine di Manila e dal regno vietnamita dell’Annam governato dalla dinastia Nguyèn , mandati poi a Pechino per chiederne la sottomissione all’ impero con pagamento di tributi. Nello stesso periodo dalla regione del Xinjiang settentrionale il sultano Abdullah Khan di stirpe Moghul che governava il khanato di Turpan giunse un’ ambasciata per riprendere i commerci, poi nuovamente interrotti nel 1646 per una rivolta della popolazione islamica nella regione nord occidentale cinese, mentre il vicino  il khanato di Kumul entrò nei domini Qing. La regione himalayana del Tibet con le sue valli  dalla fine del XVI secolo venne conquistato dalla popolazione mongola dei Khoshut  poi convertiti al buddismo  che vi fondarono l’omonimo  il khanato di Khoshut riunificando i territori dilaniate da guerre civili, nel 1642 con il regno del khan  Gushi l’autorità spirituale e il governo tibetano fu del grande quinto Dalai Lama Gyatso esercitando il potere dalla sua residenza fondata come e capitale e centro spirituale del Ganden Phodrang. Fin dalla sua fondazione la dinastia Qing fu sempre legata al Buddismo da secoli ormai diffuso in Cina nella dottrina e le scuole riunite dal canone tibetano del Chos, per diffonderne la dottrina e per assicurarsi un’ alleanza nella regione  l’ imperatore Shunzhi invitò a corte Gyatso  nel 1653 ove fu riconosciuto come l’autorità spirituale dell’Impero. Quando poi nel 1717  il khanato di Dzungar invase la regione tibetana,  i Qing  inviarono  una poderosa armata con la spedizione in Tibet riconquistando il territorio che divenne definitivamente un protettorato imperiale consolidando il dominio sul Tibet fino alla caduta della dinastia. Nel frattempo una spedizione  di cosacchi russi guidata da Vassili Poyarkov  nel 1644 raggiunse il fiume Amur fino alla foce risalendo la  costa di Okhotsk,  seguita cinque anni dopo da una più poderosa con la guida di Yerofey Khabarov noto come Svyàtisky che fondò avamposti militari  sottomettendo la popolazione e attaccando i centri cinesi lungo i confini della Manciuria  minacciata dall’avanzata russa e  dal 1652 per oltre un trentennio si trascinarono i conflitti di frontiera Sino-Russi, mentre continuava l’ espansione zarista nella regione con le spedizioni militari comandate da Onufriy Stepanov verso le regioni nord orientali cinesi con vari scontri fino al regno coreano di Joseon  divenuto dominio Qing minacciato dai russi che furono sconfitti nella battaglia di Hutong del 1658, dopo il lungo assedio e la conquista cinese dell’ avamposto russo di Albazin nel 1686, il governo zarista lasciò le pretese nella regione dell’ Amur e la Manciuria in cambio di concessioni commerciali.

Il lungo regno Kangxi

Dal 1683 per oltre un secolo la dinastia fiorì con la sua era dell’ Alto Qing  inaugurata da Xuanye figlio di Shunzhi, salito al trono nel 1661 come il terzo imperatore dinastico Kangxi che ha regnato per sei decenni come il più  longevo della storia cinese, incoronato ancora bambino a sette anni nel suo primo periodo il potere fu esercitato dalla nonna imperatrice vedova Xiaozhuang e i potenti funzionari divenuti i Quattro Reggenti dell’ imperatore Kangxi. Parte dei territori sud occidentali furono concessi come feudi ai generali dei Ming che si schierarono con i Qing per completare la conquista del decaduto impero poi, ispirata dal generale Wu_Sangui , dal 1673 per otto anni dilagò nelle regioni meridionali  l’insurrezione dei Tre Feudatari  che ne prese nome come la rivolta di Wu Sangui, assieme al potente principe di Jingnan anch’ egli nominato feudatario  Geng Jingzhong e nel Guangdong,  dopo che l’ imperatore ne abolì il feudo, si unì il principe Shang Zhixin. Alla rivolta si allearono i mongoli  ribellati del potente clan Chahar e altri contingenti insorti con la guida  del comandante militare  dello Shaanxi Wang Fuchen, mentre a sostenere la ribellione inviò un un’armata il principe Zheng Jing legato alla decaduta dinastia Ming  divenuto sovrano dello stato marittimo di Tungning nell’ isola di Taiwan,   figlio del fondatore  del regno  Koxinga  che lo aveva esteso  nei territori della colonia olandese di Formosa. Con varie battaglie nel 1681 l’ esercito imperiale di Kangxi represse definitivamente la rivolta di  Wu Sangui e due anni dopo la sua flotta  sbarcò nell’ isola di Taiwan invadendo il regno di Tungning  del  sovrano ribelle che venne conquistato dopo la definitiva vittoriosa battaglia di Penghu e dall’ epoca per oltre due secoli fino al 1895 anche l’ isola fu nei domini dei Qing. Dalla fine del XVII secolo con l’ ascesa della potente famiglia Romanov  al trono della Russia, continuò l’ espansione zarista verso est in Siberia invadendo nuovamente  i territori sulla frontiera nord occidentale cinese nel 1680 con vari scontri trascinati per nove anni fino al trattato di Nerchinsk che stabilì i confini tra le colonie russe siberiane e la regione settentrionale cinese nel 1689. In Mongolia era riuscita a rimanere indipendente la popolazione mongola dei  Khalkha inizialmente in pacifici rapporti commerciali con il vicino grande khanato mongolo di Dzungar poi entrati in conflitto fino all’ invasione nel 1688 guidata dal khan Galdan Boshugtu contro il volere dell’ imperatore Kangxi che dispose le sue armate sul  confine settentrionale  mentre i Khalkha vennero sconfitti  scatenando la guerra contro il Dzungar che dopo vari scontri si concluse nel 1690  con la vittoria dei Qing nella battaglia di Ulan Butung. Il conflitto poi si spostò a sud e nel  1718 i cinesi   vennero sconfitti in Tibet nella battaglia su fiume  Salween, ma due anni dopo l’ imperatore riconquistò l’ intero territorio  al Dzungar  inviando la grande spedizione cinese in Tibet che divenne definitivamente protettorato Qing. Durante l’ ultimo periodo del conflitto Kangxi accusò la popolazione musulmana di stirpe turco orientale dei Salar di cospirazione contro l’ impero e il presunto appoggio a Dzungar, alimentando il sentimento antislamico  della popolazione mongola e buddista nella regione himalayana del Qinghai, accusando poi di trame  e congiure anche le popolazioni musulmane del Xinjiang. L’ imperatore Kangxi conservò la tradizionale casta degli studiosi burocrati e  letterati Shìdàfù  che forniva i funzionari governativi e , legato alla cultura delle dinastie precedenti , nel 1705 fece redigere la grande raccolta di poesie e poemi Tang nel Quan-Tangshi, mentre raccolse i vari sistemi di  scrittura con i caratteri cinesi Hanzi facendo redigere il monumentale compedio pubblicato nel 1716 noto come il grande dizionario di  Kangxi. Come fu  nel periodo della  precedente dinastia Ming, per apprendere e divulgare cultura, scienza e tecnologia occidentale accolse i missionari Gesuiti  che da tempo avevano fondato i loro centri e collegi in Cina, tra i vari il fiammingo matematico e astronomo Verbiest, poliglotta, anche cartografo e geniale inventore , il boemo scienziato e tra i primi grandi sinologi   Slavicek che tra le altre opere a corte  redasse la prima mappa di Pechino, il missionario italiano pittore ed incisore Matteo Ripa e il gesuita  scienziato e matematico portoghese Tomè Pereira. L’ imperatore apprezzava l’ opera scientifica, la cultura e discrezione dei gesuiti e su richiesta di Pereira nel 1692 emanò  un editto di piena tolleranza per il cristianesimo nell’ impero oltre a proteggerne le missioni e chiese  per i cinesi convertiti, ma  con l’ arrivo di missionari domenicani  l’armonia entrò in crisi per la loro pretesa di considerare empia ed idolatra la tradizione Rùjiào del Confucianesimo  con la sua ritualità e quella della  più antica religione patriarcale con il culto degli Antenati. L’ intolleranza religiosa e culturale delle missioni domenicane in Cina fu sostenuta  dal papa   Clemente XI inviando come rappresentante della chiesa cattolica  a corte nel 1705 il legato pontificio per l’ oriente e cardinale delle Indie  Maillard de Tournon   a prendere il controllo dei Gesuiti  e recare il bando papale dei  tradizionali riti cinesi, rifiutato dall’ imperatore e il decennio successivo venne emanata la bolla papale Ex illa die del 1715 condannando la ritualità cinese, costringendo  Kangxi che le aveva sostenute   a vietare tutte le missioni cristiane in Cina.

L’ era di Yongzheng

L’ imperatore nominò suo successore e il secondo figlio Yunreng che si mostrò indegno per i suoi comportamenti equivoci  fino ad essere confinato a corte, incaricando il fratello Yunzhi di sorvegliarlo, poi accusato di congiura  con i suoi sostenitori guidati dal prozio  Songgotu venne di nuovo meso agli arresti dall’ imperatore che lo rinnegò definitivamente come erede e poco prima della sua morte nel 1722  Kangxi nominò suo successore  l’ altro figlio  Yinzhen, sostenuto da Nian Gengyao comandante dell’ esercito nord occidentale, che divenne  il terzo imperatore dinastico  Yongzheng regnando  fino al 1735. Appena salito al trono fece abolire i testi influenzati dallo studioso Lu Liuliang  di epoca Ming che riteneva contrari alla dinastia mancese, emarginando anche potenti capi militari come  il generale Longkodo, si  impose con le sue regole autocratiche combattendo la corruzione tra i funzionari, proibendo con editti i costumi che riteneva lascivi come l’ uso di fumare le miscele d’ oppio del Madak e, oltre alle riforme e l’ estensione dell’ impero,  inaugurò il pacifico periodo dell’ armonia  Kangqian. Tra le sue grandi riforme amministrative istituì il nuovo Gran Consiglio del Junji chu e l’ ufficio per gli affari militari, rinnovando quello per affari feudali e le relazioni di frontiera del Lifan Yuan , nominò  abili e fedeli amministratori locali come il funzionario mandarino Li Wei per la realizzazione delle riforme assieme all’ altro accademico e funzionario Tian Wenjing  e il governatore della regione sud occidentale Ortai. Con l’ imposta agricola e fondiaria favorì l’ estensione delle terre coltivate e la loro distribuzione tra tutte le varie etnie dell’ impero, mentre anche con le tasse per la fusione dell’ argento  incrementò le risorse statali, iniziò la nuova attività commerciale del Shàngyè noto come il sistema cantonale per le importazioni ed esportazioni attraverso l’ istituzione delle corporazioni mercantili Cohong che per tutto il suo regno e il successivo fece fiorire il commercio internazionale cinese,  successivamente compromessa dall’ attività  del commerciante e diplomatico inglese James Flint per conto della Compagnia delle Indie Orientali britannica. Oltre ad essere un grande riformatore che fece fiorire la dinastia Qing, l’imperatore Yongzheng era molto legato alle tradizioni culturali e religiose tradizionali, contrario alle conversioni dei Manciù al cristianesimo diffuse il secolo precedente dalle missioni dei Gesuiti in Cina , consolidate tra gli altri  dall’ opera dell’eclettico religioso e studioso  italiano  Matteo Ricci che come centro del cattolicesimo cinese nel 1605 fece edificare la cattedrale di  Natang a Pechino e l’ altro missionario o ed astronomo tedesco Von_Bell  divenuto consigliere alla corte Qing. Accentuando le controversie dottrinali del cristianesimo con  i tradizionali Riti cinesi la chiesa cattolica ritenne quelle pratiche incompatibili con la fede cristiana e nel 1724 l’imperatore Yongzheng vi pose fine emanando un decreto che proibì il cattolicesimo, seguito dalle persecuzioni dei cristiani cinesi continuate con il regno del figlio.

L’ impero di Qianlong

Alla morte di Yongzheng nel 1735 il suo quarto figlio Hongli ne fu successore come il quarto imperatore Qianlong dei Qing regnando per sei decenni fino al 1796, dopo aver inviato una spedizione militare per reprimere l’ insurrezione nella capitale tibetana esplosa con rivolta di Lhasa nel 1750, sconfitta poco dopo riportando la città e l’ intera regione del Tibet sotto il dominio Qing, estese l’ impero con le dieci grandi lunghe campagne militari del Wùgòng. Riconquistò interamente la vasta regione occidentale dello Xinjiang, seguì la riconquista dei territori nord  occidentali del Sichuan  con la campagna del Jinchuan  trascinata in due guerre anche per reprimere le rivolte delle locali popolazioni Gyalrong  guidate dai tradizionali capi tribali ereditari e governatori Tusi e concluse con la vittoria imperiale nel 1776. Nel frattempo l’ imperatore tentò di estendere i suoi domini  in Birmania e dal 1765 per quattro anni in successivi attacchi si trascinarono le disastrose campagne nella guerra Birmana, conclusa dopo vari scontri con la sconfitta delle armate Qing nella battaglia di Maymyo e la loro ritirate lasciando la regione indipendente che per due anni condusse la vittoriosa  guerra contro il Siam che venne diviso in cinque stati e poi riunificati nel 1771 come regno del Taksin siamese. L’ antico e limitrofo  regno vietnamita dell’  An Nam , che fu a lungo vassallo del Celeste Impero,  all’ inizio del XVII secolo venne diviso nel  regno del Nam Mien nella regione meridionale vietnamita della Concincina indipendente con la dinastia Nguyễn  e in quella settentrionale  il regno del Tonkin che continuò ad essere  protettorato cinese governato dai feudatari della  famiglia Trjnh, ove nel 1771 una rivolta contadina portò al potere la  dinastia Tây Sơn, come vassallo dell’ impero il deposto imperatore Lê Chiêu Thống chiese aiuto ai Qing per riconquistare il regno, ma venne sconfitto nella battaglia di Ngọc Hồi-Đống Đa combattuta nel  territorio settentrionale vietnamita  nota alle cronache cinesi come lo scontro del Yuènan dopo l’ invasione dei  Qing per riportare Lê Chiêu Thống al trono, ma sconfitti dall’ esercito dei Tây Sơn  trattarono la pace  riconoscendo la la dinastia Nguyèn come sovrana in Vietnam. Dal 1683 dopo la conquista del regno di Tungning, l’ isola di Taiwan era nei domini Qing e all’ epoca di Qianlong fu ostacolata della setta religiosa nota  Società del Cielo e della Terra dei Tiandihui, dichiarata fuorilegge dal governatore Sun Jingsui provocando l’ insurrezione guidata da Lin Shuangwen che  dal 1787 per un anno  ne prese nome come la rivolta di Shuangwen , duramente repressa dal’ esercito Qing inviato da  Qianlong. Dal territorio himalayano del Nepal , che era stato unificato da Prithvi Narayan Shah  con il regno di Gorkha , nel 1788 un potente esercito inviato dal sovrano suo successore Bahadur invase il Tibet e Qianlong vi inviò le sue armate che per quattro anni combatterono la guerra con il  Nepal respingendo l’invasione che si concluse con un trattato nel 1792 riportando il Tibet ai Qing e al riconoscimento del  Nepal che rimase indipendente.

Il regno di Jiaqing

Dopo il suo lungo regno di Qianlong lasciò il trono anziano nel 1796  e successore ne fu il quindicesimo figlio Yongyan  divenuto il sesto imperatore dinastico Jiaqing, mentre il padre fino alla morte tre anni dopo fu onorato con il tradizionale titolo di imperatore emerito abdicato di Taishang Huang . Poco dopo essere salito al trono il nuovo imperatore depose il potente funzionario Heshen accusato di corruzione assieme ad altri notabili, tentando di ristabilire l’ ordine nell’ impero minacciato da conflitti locali e rivolte, oltre il  devastante uso e commercio dell’ oppio in Cina che cercò di proibire ostacolato dai lucrosi traffici dei mercanti inglesi  dalla colonia dell’India britannica.  Legata alla religione del Loto Bianco, che predicava l’avvento del nuovo Budda Re della Luce per cambiare il mondo, la potente setta del  Bàiliànjiào dal 1794 insorse contro l’autorità imperiale  tra l’ Hubei, Shaanxi e Sichuan nella rivolta del Loto Bianco e alla fine repressa duramente dopo otto anni di cruenti combattimenti. Nello stesso periodo tra le regioni meridionali del Guizhou e Hunan  la popolazione locale e tribale emarginata da quella Han icinese nsorse nella rivolta dei Miao  trascinata per oltre un decennio fino alla completa sconfitta e la sottomisione delle omonime popolazioni tribali dei  Miao nel 1808, dall’ epoca confinati tra monti e valli nei territori  meridionali nella provincia dello Yunnan. Dopo la controversia religiosa  con le missioni cristiane  sui riti cinesi, l’ imperatore Yongzheng  nel 1724  decretò il divieto di praticare il cristianesimo ai sudditi, ratificato dai successori e ispirandosi ad una delle leggi del codice Qing che proibiva pratiche di magia ed esoterismo non conformi alle tradizioni, mise definitivamente fuori legge il  Cattolicesimo in Cina deportando parte dei fedeli per il lavoro servile nei centri e città musulmane del Xinjiang. Con varie riforme per migliorare l’ agricoltura e i commerci il regno  di Jiaqing risollevò in parte le risorse dell’ impero, ma iniziava anche il suo declino per l’ascesa  del British Raj divenuto poco dopo il potente impero dell’ India Britannica con il suo dominio nei commerci in Asia orientale e l’ inarrestabile vasto traffico dell’oppio in Cina.

Prima guerra dell’oppio

Alla morte di Jiaqing  nel 1820 salì al trono il il suo secondo figlio  Mianning come l’ imperatore Daoguang , nello stesso anno  iniziò la lunga rivolta di varie popolazioni musulmane del Xinjiang contro il’ impero nota  come la guerra santa di Khoja per il dominio islamico nella regione. Continuata poi per tutto il secolo con altre rivolte, quella prima fu guidata da Jahangir a capo del potente clan  islamizzato dei Khoja  che aveva estesa la sua autorità nella regione del Turkestan orientale e dopo sette anni di scontri fu repressa da Daoguang nel 1827 riconquistandone  i territori. Il traffico dell’ oppio in Cina che stava devastando la popolazione e l’ economia del Celeste Impero era monopolizzato dalla potente  compagnia britannica dell’ East India assieme agli altri commerci e, con l’ apertura tra l’ impero Qing e il nord America del cosìdetto  China Trade , anche gli Stati uniti entrarono nel lucroso traffico. L’ imperatore incaricò il funzionario e commissario imperiale Lin Zexu di reprimere il traffico e nel 1839 un migliaio  di tonnellate d’ oppio sequestrate ai mercanti britannici  fu distrutta ad Humen, lo stesso anno vascelli britannici a Hong Kong attaccarono giunche cinesi  giungendo allo scontro nella battaglia di Kowloon, assieme ai sequestri e la persecuzione del traffico fu tra i pretesti che scatenarono prima guerra dell’Oppio . Le giunche cinesi furono di nuovo attaccate dalla marina britannica nella prima battaglia di Chuenpi  sulla costa meridionale ove si apre il delta del Fiume delle Perle  nello stretto di Humen, dopo altri vari scontri la marina britannica nel 1841 sconfisse i vascelli cinesi nella seconda battaglia di Chuenpi, seguita poco dopo da un’ altra vittoria inglese sempre sul delta del fiume  nella battaglia di Bogue. Nei pressi della vicina omonima isola nella battaglia di First Bar, la flotta inglese continuò  l’ avanzata contro quella cinese  sull’ affluente Si-Kiang   del fiume delle perle  con la spedizione del Broadway fino all’ altro vittorioso  scontro navale nella prima battaglia di Canton. Sulla costa nord orientale della provincia della provincia  Zhejiang nell’ antica città di Ningbo occupata dagli inglesi, la roccaforte britannica respinse l’ attacco cinese con l’ omonima battaglia di Ningpo, mentre tra le isole al largo della costa orientale  venne conquistata la città fortificata di Dinghai con la presa del Chusan. Dalle prime le sconfitte sul Fiume delle Perle nel frattempo l’ impero Qing con la convenzione di Chuàn bì fu costretto a cedere al dominio britannico l’ isola di  Hong Kong che ne divenne  la nuova colonia cinese fondata dal mercante e trafficante d’ oppio scozzese William Jardine e alla  prima guerra dell’ oppio fu posta fine l’ anno dopo nel 1842 con il trattato di  Nanchino, la prima delle costrizioni ed umilianti convenzioni  occidentali imposte alla Cina note come i trattati ineguali, inaugurando quello che fu poi chiamato alla fine dell’ impero il secolo dell’umiliazione .

Rivolta di Taiping

Di Daoguang fu successore il quarto figlio Yizhu  che nel 1850 divenne l’ottavo imperatore Xianfeng, con la pesante influenza delle potenze occidentali nell’ impero dopo la prima guerra dell’ oppio e le conseguenze sulle condizioni della popolazione cinese,  l’ autorità dei  Qing  fu seriamente minacciata dalle predicazioni del profeta Hong Xiuquan, fondatore dell’ eclettica dottrina sincretica ispirata dal cristianesimo e la sua congregazione religiosa   che annunciava l’ avvento del Regno Celeste di Taiping  contro il decadente potere imperiale. Dal 1851  i suoi seguaci scatenarono la ribellione che  poi ne prese nome come la grande rivolta del Taiping dilagata come la più sanguinosa guerra civile della storia. Iniziata  nella regione del Guangxi con l’ insurrezione di Jintian, dopo aver sconfitto l’esercito Qing nel Guangxi, con l’ assedio di Changsha avanzarono per la regione centrale dell’Hunan nel 1852 conquistando poi con la battaglia di Wuchang la città di Whuan nell’ Hubei. Alla guida del suo poderoso esercito Hong Xiuquan  continuò ad avanzare vittorioso sulle armate Qing assieme all’altro condottiero della rivolta  Feng Yunshan che finì ucciso nel 1852. L’ anno dopo  conquistò  l’ antica  città imperiale con la battaglia di Nanjing distruggendo gran parte degli edifici sorti in epoca Ming e che  gli insorti ribattezzarono Tianjing come capitale e centro  del nuovo  Regno Divino di Taiping. Da qui per invadere le altre regioni lungo il fiume Yangtze venne inviata la spedizione dell’ Ovest  nel 1853 che avanzò per tre anni fino a quando fu richiamata alla difesa di Nanchino assediata, mentre era fallita l’ altra spedizione nel nord dei Taiping per conquistare il Sichuan e Pechino  nel  1855. Nanchino  fu difesa dall’ assedio con la vittoria contro i Qing nella prima battaglia di Jiangnan del 1856,  ma nel frattempo iniziò un conflitto tra i comandanti degli insorti nella capitale. Il generale Yang Xiuqing tramò per prenderne il potere, mentre  Hong Xiuquan aveva inviato in varie province gli altri generali, Yang richiamò Qin Rigang a Nanchino riprendendo la città,  Yang Xiuqing  fu ucciso con la famiglia e i suoi fedeli in quello che fu detto il conflitto di Tianjing, massacrando il resto  dei seguaci. Dopo varie vittorie l’ esercito dei Taiping con la seconda  battaglia di Jiangnan respinse  l’armata imperiale che assediava Nanchino nel 1860  e l’ anno dopo tentarono di prendere Shanghai dal porto fluviale  e le possenti fortificazioni successivo con la battaglia di Shanghai respinti dai Quing assieme a contingenti di mercenari europei alleati guidati dal comandante statunitense Townsend_Ward dall’ epoca entrati al servizio imperiale . Con l’aggiunta di altri reparti ben addestrati dagli occidentali divenne la compatta armata del Chàng shèng jùn, noto come  l’ esercito sempre vittorioso nei successivi scontri  contro i Taiping, guidato poi dal generale britannico Charles George Gordon che al servizio della dinastia  venne chiamato Gordon il cinese. Con il fallimento delle due spedizioni, il conflitto nella capitale tra le fazioni, iniziò il periodo di  sconfitte delle armate Taiping  che portarono alla fine della guerra civile quando i territori occupati, con la guida  dal generale Zeng Guofan, furono riconquistati dalle armate del poderoso nuovo  esercito Xiang dei Quing, con violenti scontri e il massacro degli insorti a Nanchino che nel 1864 pose fine alla lunga e devastante la rivolta di Taiping. Mentre infuriava quella  guerra civile, nella regione settentrionale dal 1851 iniziò l’altra grande  la rivolta di Nian con il movimento di contadini fondato poco prima dal potente agrario e contrabbandiere  Zhang_Lexing che si unì ai Taiping come condottiero nella Spedizione del Nord,  nel 1856 fu contrastato dall’ esercito imperiale guidato dal generale Rinchen contro i Nian fino a sconfiggere ed uccidere lo stesso Zhang_Lexing nel  1863. Il fratello Zhang Zongyu  prese il comando dell’ esercito contadino sconfiggendo Rinchen,  sostituito dal generale Zeng Guofan che aveva  posto fine alla rivolta di Taiping. Dopo varie sconfitte l’ esercito della rivolta Nian venne diviso nelle due armate orientale ed occidentale entrambe ancora sconfitte e quel che ne rimase venne definitivamente sbaragliato all‘ inizio del  1868 dall’ imperiale esercito di  Xiang  organizzato e guidato da  Zeng Guofan assieme ai reparti addestrati dagli occidentali del piccolo esercito Vittorioso , entrambe protagonisti della finale vittoria sulla guerra civile di Taiping.

Seconda guerra dell’ oppio

Mentre l’ imperatore Xianfeng  affrontava la lunga e devastante guerra civile esplosa nella  rivolta di Taiping con milioni di morti e la contemporanea e sanguinosa insurrezione di  Nian, dal 1856 per quattro anni  le potenze britannica e francese per assicurarsi il monopolio di ogni commercio scatenarono la  seconda guerra dell’ Oppio .Per affermare il potere britannico  sulle coste cinesi  l ‘ alto commissario James Bruce ordinò la presa della città di Canton e la deposizione del governatore imperiale Ye Mingchen che si opponeva all’ influenza inglese, nel frattempo nella colonia britannica di Hong Kong centinaia di cittadini rimasero intossicati da pane contaminato con arsenico del negozio cinese di  Ah Lum  che venne accusato di attentato ispirato dai Qing  e poi assolto, ma l’ incidente alimentò le tensioni tra inglesi e cinesi nella colonia. Alleandosi con la Francia che intendeva espandere commerci ed influenza nella regione  venne decisa la spedizione anglo francese in Cina, passata alla storia come la seconda guerra dell’ oppio, con la supervisione governatore inglese  Bowring di Hong Kong  che fornì il porto e la base dell’attacco, la flotta francese guidata dall’ammiraglio Genouilly si unì a quella inglese con il comando congiunto  dell’ ammiraglio della Royal Navy britannica Seymour, mentre il contingente inglese delle truppe di terra fu affidato al comando del maggiore  Straubenzee , per quello dell’ esercito francese  fu nominato ministro  il diplomatico in Asia orientale barone Louis Gros. Le flotte e gli eserciti anglo britannici attaccarono la città cinese conquistandola nel  1857 con la battaglia di Canton  seguita da devastazioni ed incendi, l’ anno dopo le navi dell’ ammiraglio Seymour attaccarono le fortezze Qing del Taku e sulla costa settentrionale  a difesa di Tianjin  lungo l’ estuario del  fiume Hai che riuscirono a neutralizzare temporaneamente con la prima battaglia dei forti Taku e nel tentativo di conquistarli definitivamente nel 1859 furono respinti dai Qing  nella seconda battaglia dei Taku. Nel frattempo  dopo le varie sconfitte in questa seconda guerra dell’ Oppio  nel 1858 l’ impero Qing fu costretto all’ umiliante  trattato di Tientsin con le potenze anglo francesi che avevano condotto la guerra  e l’ intervento dell’  impero russo  nel regno dello zar Alessandro II,  forzando ad aprire agli occidentali le città costiere commerciali con i porti Shàngbù cinesi  anche per il traffico di oppio e successivamente nel 1861 ad aprire a Pechino  il quartiere  Jiàomin  riservato alle  delegazioni straniere,  tra le altre imposizioni il trattato portò quella di estendere le missioni protestanti in Cina. Per  costringere i Qing a rispettare interamente  i  trattati di Tianjin e continuare il traffico di oppio nel 1860 venne inviata un’ altra spedizione anglo francese  con un grande contingente dell’ esercito britannico comandato dal generale Hope Grant e quello altrettanto poderoso  francese dall’ altro generale  Charles Cousin-Montauban divenuto conte di Palikao  dopo l’ impresa. Sconfiggendo i cinesi nella  la terza battaglia dei forti Taku, avanzarono poi  fino alla presa della capitale imperiale  Pechino dopo la vittoria nella battaglia di Palikao, l’ imperatore  Xianfeng fuggì dalla capitale  nominando come reggente il fratello Yxin principe Gong lasciato a trattare con le potenze alleate che minacciavano la distruzione della città costringendolo  ad accettare un’ altro umiliante trattato nella  prima convenzione di  Pechino che, oltre alla cessione di territori imperiali  al  dominio franco britannico imponeva quella della  Manciuria  alla Russia assieme alla vicina regione costiera nord orientale del Primorsky  con il porto di Vladivostok sul Pacifico.

Le rivolte islamiche

Dopo la reggenza del fratello Yixin , alla morte di Xianfeng nel 1861 il figlio Zaichun salì al trono come l’ ottavo imperatore Tongzhi dei Qing, ispirato dalla reggenza della madre imperatrice vedova Cixi, tentò di tornare all’ ormai decaduto ordine tradizionale con quella che fu detta la restaurazione di  Tongzhi per arrestare il declino della dinastia. Fin dalla sua ascesa al trono si estesero le tensioni con le popolazioni islamiche durante la dinastia  Qing  e dal 1862 per quindici anni si trascinò l’ insurrezione dei musulmani cinesi  Hui  e Dugan contro il dominio dinastico nelle regioni occidentali che ne prese nome come la rivolta di Dungan  dilagata dallo Shaanxi alle province occidentali di Ningxia e Gansu. Poco dopo vi si unì l’esercito di Yaqub Beg di stirpe turco mongola  che nella regione della Kashgaria  aveva fondato i regno islamico di Yettishar e dal 1866 avanzò conquistando gran parte dei territori  nella  regione cinese occidentale del Xinjiang. Dopo vari scontri e battaglie le armate islamiche furono fermate da quella Qing guidata da Zuo Zongtang noto come il generale Tso , assieme alle milizie locali fedeli alla dinastia  Yong Ying, avanzando nei territori  occupati fino al 1877 quando fu infine sconfitta la rivolta e completata la riconquista del Xinjiang che tornò nei domini imperiali, provocando una grande migrazione delle popolazioni Dungan  islamiche dalla  regione occidentale cinese occidentale ai limitrofi territori  sotto il dominio russo in Asia centrale. Nello stesso periodo sempre la popolazione musulmana Hui sud occidentale dello Yunnan insorse contro il dominio Qing nell’ altra grande rivolta del  Panthay, guidata dal generale ribelle musulmano  i Ma Rulong che proclamò il sultanato islamico dello Yunnan dal 1860 distruggendo città e villaggi cinesi, sopravvissuto fino al 1868 quando fu riconquistato dall’ esercito Qing e parte della popolazione Panthay musulmana si rifugiò nel vicino territorio nord orientale della Birmania ove si riunirono in comunità fondandovi la loro città islamica di Panlong. Anche con la spesa di grandi risorse dopo le lunghe rivolte islamiche Tongzhi  pensò di ricostruire edifici imperiali contro il parere degli zii Gong e Yixuan principe di Chun che depose e successivamente riabilitati, nel frattempo come capo del gran consiglio Junji Chu nel 1861 il reggente Yixin aveva istituito l’ Ufficio per le relazioni con altri  vari paesi come  il dipartimento dello Zongli_Yamèn  che con si incaricava dei rapporti con l’estero. Dal  1870 con la grande influenza occidentale in questa ed altre istituzioni imperiali, si estese la modernizzazione industriale e militare con la scienza e  tecnologia  occidentale  nel movimento che fu detto di rafforzamento favorendo  una rinascita della decaduta dinastia con il rifiorire dell’ economia fino al 1895 quando l’ impero venne sconfitto nella prima guerra contro il Giappone.

La guerra sino giapponese

Nel frattempo con la morte di Tongzhi nel 1875 fu nominato successore Zaitian  secondo figlio di Yixuan che divenne il decimo imperatore Guangxu dei Qing per oltre un trentennio,  ma per gran parte del suo regno il potere fu dell’ imperatrice vedova Cixi, continuato anche dopo che Guangxu riuscì  ad esercitarlo. All’epoca  in Giappone iniziava l’ epoca Meiji che trasformò l’ impero del Sol Levante in una potenza industriale e militare,  molto più estesa ed avanzata del rafforzamento cinese, la modernizzazione nipponica  si affermava con la grande riforma che ne prese nome come il rinnovamento Meiji iniziando la sua espansione nella regione. Dopo l’ invasione Manciù della Corea,  da oltre un secolo  fu prima nei domini cinesi e poi tributario dell’ impero l’ antico regno dinastico di Joseon,  nel 1876 i Qing stipularono accordi commerciali e di amicizia  con il regno coreano nel trattato  di Ganghwa e lo steso anno iniziò la contesa sui confini con l’ impero giapponese trascinato in vari scontri sulle frontiere, dopo a rivolta contadina di Donghak la Corea chiese aiuto ai Qing che invià il suo esercito , altrettanto fece il Giappone per contrastarlo e nel 1894 si aprì il vero  conflitto del Jiǎwǔ  noto come la  prima  guerra  cinese con il Giappone  dell’ era moderna. Dopo vari scontri terrestri e navali l’ esercito nipponico molto più moderno, con la campagna delle isole Pescadores  che vennero prese nel 1895, la flotta  avanzò con la conquista e l’ invasione  della grande  isola di Taiwan  e altri territori che segnarono  la sconfitta cinese e alla guerra fu posta fine con  il trattato di Shimonoseki che rese la Corea formalmente  indipendente ma di fatto protettorato giapponese come Taiwan,  le isole Pescadores e la penisola di Liaodong poi restituita , imponendo ai porti cinesi il commercio con il Giappone oltre ad un esorbitante tributo. La sconfitta nella guerra contro il Giappone aprì il paese al suo movimento di modernizzazione e l’ inizio di quelli rivoluzionari che posero fine al millenario Celeste Impero, dopo la disfatta nel 1898 l’ imperatore Guangxu, assieme ai seguaci e funzionari  riuniti  dal ministro Kang Youwei , tentò di riformare e  modernizzare l’amministrazione e la cultura dell’ impero con il movimento Wùxù detto dei cento giorni  per la sua durata. Vanificato da un colpo di stato  ispirato dall’ imperatrice vedova Cixi con l’ alleanza dei funzionari conservatori, mentre la guida armata fu il generale Yuan Shikai con le forze riunite  nuovo  esercito imperiale del Pei-yang che prese Pechino confinando l’ imperatore nella Città Proibita arrestando e poi condannando a morte i sei funzionari del Wuxu, mentre Kang Youwei riuscì  a rifugiarsi in Giapone ove fondò l’associazione a protezione dell’ imperatore, base del  futuro Partito democratico cinese del Minzhudang .

La rivolta dei boxer

Dopo le due disastrose guerre dell’ oppio, contro le potenze britannica e francese  e l’ altrettanto devastante sconfitta nella prima guerra contro il Giappone, l’ impero dei Qing era ormai in piena decadenza  con i porti e le rotte commerciali dominate dagli occidentali, nelle regioni dell’  Hebei e Shandong iniziarono ad organizzarsi sette segrete contro industralizzazione forzata dalla presenza e il potere occidentale. Tra esse la società della Giustizia e Concordia nota come  Yihequan  nata nella  provincia dello Shandong iniziò a diffondere sentimenti anticristiani e contrari a quella crescente  influenza occidentale, riunendosi poi nel movimento  Yihetuan  con milizie di autodifesa di vari villaggi settentrionali, in parte praticanti arti marziali che insorsero dal 1899 per due anni in   quella che fu chiamata  la grande rivolta dei  Boxer contro gli stranieri. Le potenze occidentali reagirono con l’alleanza delle Otto Nazioni tra Gran Bretagna, Francia , Stati Uniti, Russia, Giappone, Germania, Austria e  la partecipazione dell’ Italia, inviando i loro contingenti militari. Nel 1900 flotte della coalizione attaccarono e sconfissero s l’ esercito cinese nella battaglia dei forti Taku spingendo i Qing a schierarsi con le milizie insorte nella rivolta dei Boxer disponendo l’ esercito imperiale alla resistenza contro gli invasori stranieri. Poco dopo il quartiere delle Legazioni  straniere della capitale fu minacciato dai ribelli con quello che venne ricordato come  l’ assedio  delle legazioni internazionali a Pechino. Al comando generale della difesa fu nominato il diplomatico e militare generale britannico MacDonald di stanza a Pechino, a dirigere lo stato maggiore l’ altro diplomatico statunitense Herbert Squiers per coordinare i militari delle varie legazioni, mentre a capo del comitato delle fortificazioni fu nominato il missionario protestante americano Francis Gamewell esperto di ingegneria. Nel distretto occidentale di Xicheng gli occidentali si rifugiarono fortificando la cattedrale consacrata al Salvatore di Beitang  difesa da oltre tremila cristiani cinesi assieme ad una quarantina di soldati francesi e italiani con la guida del vicario apostolico francese Alphonse Favier resistendo fino all’arrivo degli alleati che furono inizialmente sconfitti nella spedizione di Seymour  dall’ esercito Qing e i miliziani Boxer. Dopo cinquantacinque giorni di assedio la città venne conquistata dall’ armata congiunta della coalizione Nella la battaglia di Pechino. Con la sconfitta dei miliziani e l’ esercito Qing,  l’imperatrice vedova Cixi, mentre Guangxu era esautorato confinato nel suo palazzo, emise il Decreto imperiale sugli eventi della rivolta per le potenze occidentali che portarono alla trattativa per il Protocollo di resa e di pace, che si aggiunse alla lista delle altre convenzioni imposte come  trattati ineuguali per la Cina,  ponendo fine all’ ultimo capitolo della decadenza dinastica  dopo  la grande e devastante rivolta dei  Boxer.

La fine dell’ impero

Alla  morte dell’ ‘imperatore Guangxu nel 1908, che finì avvelenato non lasciando eredi diretti,  divenne reggente l’ imperatrice vedova Longyu fino al 1912 quando salì  al trono ancora bambino Yaozhi , figlio di principe di Chun dinastico Kaifeng che divenne l’  undicesimo ed ultimo imperatore Xuantong noto anche come  PuYi dei Qing. Nel frattempo il movimento riunito nella lega unita cinese del Tongmenghui,  fondato in Giappone nel 1905 per rovesciare la dinastia Qing  guidato da Sun Yat-sen, ispirò la prima insurrezione repubblicana  sostenuta da parte del modernizzato nuovo esercito Xinjun creato  dopo la guerra con il Giappone. Dalla provincia dell’ Hubei  accese la  rivolta di Wuchang del 1911  dilagando  lo stesso anno in gran parte delle regioni cinesi nella vasta rivoluzione del Xinhai con l’avanzata delle forze rivoluzionarie contro l’ esercito imperiale che fu sconfitto nella battaglia di Yangxia. Seguita da altre sconfitte dei Qing negli scontri di Hankou e Hanyang, l’armata imperiale comandata dal generale Yuan_Shikai  fu costretta alla tregua per negoziare la pace,  con  l’abdicazione il giovane ed ultimo imperatore PuYi ,  venne formata un’ istituzione di unità nazionale divenuta il  governo del  Beiyang  destituendo la monarchia e nello stesso 1912 fondò la nuova repubblica della Cina ponendo fine al millenario Celeste Impero e la sua ultima dinastia regnante dei Qing, aprendo un nuovo moderno capitolo nella lunga storia cinese


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