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Vie del Nord

Antico nord

Sorsero all’ alba delle civiltà d’ Europa diramando nei secoli tra le più antiche rotte marittime, fluviali e terrestri combinate tra loro per commerci e traffici, all’ inizio del secondo millennio anche la lavorazione dei metalli si diffuse dall’ Europa orientale e il Danubio ad occidente fino alle coste iberiche sull’ Atlantico. Prima del bronzo e poi del rame che Celti portarono nelle isole di Britannia ed è questo metallo che, legato allo stagno si scoprì essere di molto superiore a ogni altra materia nota. Fu il raro stagno, che si trovava solo in sparsi luoghi della penisola iberica, Bretagna e Cornovaglia, a divenire la principale tra le merci dei traffici e così andarono a migliorare e diramare quelle rotte che divennero Vie dello Stagno. Si sa che le prime di queste rotte erano praticate nel terzo millennio dalle popolazioni della Gallia, Britannia, la Caledonia Scozia e le remote terre d’Irlanda che molte le menziona molto più tardi Tolomeo nella Geografia e nei tempi moderni “... le acque grigie del Mar d’irlanda furono trasparenti per gli argonauti del Neolitico quanto lo sono oggi quelle del Pacifico occidentale..” ebbe a scrivere il grande archeologo V. Gordon ChiI­de.Avevano usi e costumi simili dalle coste settentrionali di Gallia e la Britannia fino all’ Irlanda per quelle vie le pratiche agricole e di allevamento giunsero nelle isole britanniche nel terzo millennio, cos’ come si diffusero l’ uso di sepolcri e costruzioni megalitiche e lo ricordano i grandi cerchi di pietre come Stonehenge, diffusi dalla Bretagna alla Scozia. Altre usanze erano comuni con le popolazioni scandinave e del Baltico, iniziarono su imbarcazioni fatte di pelli cucite su telai o scavate in grandi tronchi, poi nei secoli evolute in navigli ad affrontare i flutti atlantici e i rigidi mai del nord.La via principale tra le isole britanniche e l’Europa attraversava la Manica e il mare del Nord portando manufatti metallici di Britannia e Irlanda nel continente ove ben presto s’iniziò a fabbricarli, dal Baltico veniva la preziosa ambra su quella che divenne la Via dell’Ambra.

Intanto già alla fine del terzo millennio i popoli del Mediterraneo orientale andarono cercando metalli ad occidente e tra primi furono naviganti di Creta a giungere nella penisola Iberica doppiando Gibilterra per i territori del Guadalquivir che di quei metalli era tra i più ricchi. Con la distruzione di Creta e della sua civiltà quella rotta fu a lungo abbandonata, mentre le tribù dei Celti giungevano in Germania e Gallia fino alla penisola Iberica dominando i traffici europei occidentali e con essi ebbero a che fare i Fenici che nel primo millennio riaprirono le rotte del Mediterraneo fondando poi la colonia di Gadir a Gibilterra, mentre i Greci creavano il porto di Massalia. Lo racconta Erodoto: “I focei intrapresero, primi fra i greci, i lun­ghi viaggi marittimi. Furono essi che fecero conoscere..”, la penisola iberica e Tar­tessos “ ch’era la regione ricca di metalli del Guadalquivir. I Fenici nel sesto secolo da Gadir chiusero lo stretto e distrussero la rivale Tartessos per la supremazia nel commercio dei metalli, poi si dice che inviarono la spedizione di Imilcone Himilco lungo la costa iberica atlantica per lo stagno di Bretagna e Cornovaglia, raccontando di spaventosi mostri marini fonte di quei miti che spaventavano i rivali greci a navigare per l’ Atlantico che da allora fu l’ Oceano Tenebroso a terrorizzare i marinai fin quando Colombo non lo traversò.Nel quarto secolo racconta Rufo Festo Avieno nel suo poema Ora Maritima che prima Imilcone quella rotta era seguita dagli iberici tartessi, mentre nel primo secolo Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia cita il viaggio del fenicio ben descrivendo la Britannia ove Imilcone avrebbe fondato centri di commercio. Oltre a bloccare lo stretto di Gibilterra, per tenere nascosta la rotta i Fenici diffondevano storie terrificanti su quei mari, tempeste, mostri e quanto poteva spaventare i navigatori dell’ antichità, a volte fornendo notizie errate che provocavano naufragi. Però è certo che i Celti navigavano lungo le coste atlantiche della penisola iberica e della Gallia, dalla Bretagna le loro rotte procedevano in Cornovaglia e di qui alla remota Irlanda. Nel primo secolo Diodoro Siculo nella Bibliotheca Historica racconta la Via dello Stagno e ove era uno dei principali centri in Cornovaglia “..La gen­te di Belerion è molto entusiasta degli stranieri e, grazie ai rapporti stabiliti con mercanti stranieri, si è civilizzata nei suoi modi di vita….lo stagno in lingotti a forma di pugno, lo tra­sportavano ad una certa isola chiamata Ictis..” è la penisola di Mont San Michel che diventa isola con le maree.La rotta celtica aveva come centro commerciale l’ile d’Ouessant in Bretagna, nota a Greci e Romani come Uxisame, di qui procedeva a Corbilo sulla Loira ne’ pressi di Nantes per continuare traversando la Gallia lungo il fiume verso il Rodano-Saòne e quindi scendere sul Mediterraneo alla colonia greca di Massalia. Altra rotta da Corbilo procedeva per mare nel golfo di Biscaglia giungendo a Burdigala ove sorse Bor­deaux sull’estuario della Gironda, quindi risaliva il fiume per Tolosa, continuando per terra oltre il passo di Carcassone e infine la città greca di Narbo divenuta Narbonne, di qui lungo la costiera la Via Eraclea a Massalia.Sempre Diodoro nella sua Historica dice “…i mercanti acquistano lo stagno dai nativi e lo tra­sportano in Gallia, e, dopo aver viaggiato per trenta giorni circa, caricano infine la loro merce su cavalli alla foce del Rodano….” Profittando delle guerre puniche con Roma, i greci nel terzo secolo riuscirono ad evitare il blocco cartaginese a Gibilterra, la colonia di Messaglia finaziò la spedizione di Pytheas per aprire una nuova rotta verso le Isole dello stagno Cassiteridi, le Scilly al largo di Cornovaglia.

Da abile e curioso navigatore giunto a destinazione proseguì lungo le coste di Britannia per i mari del Nord e d’Irlanda giungendo a Kantion in Cornovaglia ricca di stagno, poi entrò nell’ ignoto Atlantico settentrionale oltre le isole Orca Orkney per quella che fu la leggendaria Thule. Ciò che scrisse Py­theas del suo viaggio è andato perso, se ne conosce da altre cronache che fanno pensare alle Sherland, la costa norvegese, le Faroer e all’Islanda come Thule, poi di li le poche note parlano di freddo mare ove galleggiavano enormi ghiacci che lo si trova solo oltre il Circolo Artico. Dal gelato mare del nord passò a quello del Baltico sulla costa di Polonia tra Gdansk Danzica e Kònigsberg Kaliningrad alla foce del Vistola donde partiva l’antica Via dell’ Ambra. A lungo nessuno ha creduto nell’ impresa, primo tra tutti Strabone che affermava esser ghiacciati i mari del nord ed impossibili a navigare, ma gli era ignota quella Corrente del Golfo che li scalda. Nei secoli diramarono quelle rotte dallo stretto di Gi­bilterra che entravano in Atlantico lungo la penisola iberica fino a alla Bretagna e la Manica dove partiva la rotta per la Cornovaglia risalendo tra Scozia e Irlanda, quindi a nord oltre le isole Ebridi passando per le Shetland fino alle Fa­roer, ove incrociava rotta dell’Atlantico del nord, seguita poi dai Vikinghi per la Groenlandia e il Nuovo Mondo Vinland.L’altra rotta, dopo la Manica risaliva nel mare del Nord costeggiando la penisola dello Jutland in Danimarca per lo stretto di Skagerrak, costeggiando poi la Svezia meridionale entrando nel mar Baltico. Di qui passava le foci dei fiumi Oder, Vistola, Nie­men e Dvina occidentale per proseguire nel golfo di Finlandia. Altre rotte minori diramavano tra Norvegia, Isole Britanniche, Svezia e Polonia.Navigare per quei mari era molto difficoltoso così a lungo le rotte si combinarono con vie fluviali e percorsi di terra per coste e penisole in Cornovaglia, Galles, Scozia e Irlanda ad ovest, Jutland, Scandinavia meridionale e coste del Baltico a est. Dal golfo di Biscaglia una via entrava nell’estuario della Gironda, seguendo la Garonna dal porto di Bordeaux alla regione di Tolosa, poi attraverso il valico di Carcassone giungendo sul Mediterraneo a Narbona. L’altra seguiva la Loira settentrionale proseguendo per terra fino a Lione, seguendo poi il Rodano fino al porto di Marsiglia sul Mediterraneo. La grande impresa di Pytheas non riuscì tuttavia a stabilire una rotta greca per il blocco cartaginese a Gibilterra che terminò definitivamente solo all’inizio del terzo secolo dalla sconfitta di Cartagine nella lunga guerra con Roma, inoltre si verificò che la via terrestre da Narbo e Burdigala sulla Girondaper la Bretagna era di oltre tre volte più breve di quella marittima lungo la costa atlantica della penisola iberica. Così che le vie dello stagno continuarono per terra, fino a tramontare con la conquista romana dell’Iberia e delle colonie greche di Gallia, essi trovarono vasti giacimenti di stagno nella provincia iberica prima ignoti evitando i lunghi e costosi traffici con la Britannia che poi a metà di quel primo secolo avanti Cristo venne conquistata da Giulio Cesare che distrusse i vascelli con cui quei celti avevano trasportato per molti secoli il prezioso stagno attraverso la Manica e il Golfo di Biscaglia.

Migrazioni e monaci

Per secoli quelle rotte furono dimenticate, solo nel tardo impero romano furono in parte riprese per le migrazioni, la prima dei Celti britanni che rifugiarono in Gallia dall’ invasione romana a metà del primo secolo avanti Cristo passando per Cornovaglia. Più tardi altri diressero a nord nelle isole scozzesi di Skye e Tiree, ove ne rimangono le torri di pietra broch, da questi insediamenti andarono nelle isole Ebridi, le Orkney, Shetland e le highlands scozzesi, unendosi alle popolazioni locali. Al disgregarsi dell’ impero nel quinto secolo, seguendo le antiche rotte la Britannia venne invasa dal mare del nord dagli Iuti danesi e da sud dagli Angli e Sassoni germanici, intanto su anche quelle vie il cristianesimo s’estendeva in Europa con i missionari, poi le grandi invasioni dei popoli dell’est dilagarono nel continente e i Celti migrarono sulle antiche vie dello stagno in Britannia portando il loro cristianesimo celtico. I monaci irlandesi missionari furono protagonisti della riapertura di quelle rotte e vie terrestri, alcuni quasi leggendari come il beato Patrizio , i Dodici Apostoli dell’ Officium Sancti Vinnian di Finnian di Clonard, il grande viaggiatore Brendano di Clonfert di cui nella Navigatio Sancti Brandani si narra delle sue navigazioni sulle remote rotte del nord, mentre altri presero le vie d’Europa come Colombano che traversò il continente fino alle terre italiche ove dalla sua Abbazia partiva la Via degli Abati per Roma. I popoli di Scandinavia e del Baltico rimanevano in tribale isolamento da quella storia che avanzava nel resto d’Europa nell’ età del bronzo che poi aprì le vie dello stagno,solo molto più tardi se ne ebbe conoscenza per il traffico della preziosa ambra che arricchiva le coste baltiche e sembra che il greco Pytheas abbia lì trovato quei gutones che la raccoglievano facendone commerci. Roma rimase nei suoi confini settentrionali del limes Britannicus che Adriano definì sotto la scozzese Caledonia con il Vallum Aelium e il limes renano nella Germania magna e da essi veniva stagno ed altre merci nordiche, mentre dal danubiano ad est l’ ambra baltica e quanto poteva interessare i commerci da quelle terre.Sgretolato l’ impero nel secolo sesto i Frisoni dalla germanica costa settentrionale erano in coomercio con quei popoli isolati della Scandinavia e Baltico percorrendo antiche vie e aprendone di nuove dal porto di Liubice,che poi fu la potente Lubecca Hansestadt Lübeck, per la svedese Birka e a est lungo la costa baltica fino alle foci dell’ Oder e Vistola, tali furono i traffici per tre secoli in quei mari che li si chiamò mar Frisone.Su quelle rotte dal secolo ottavo imperversarono gli uomini del nord di stirpe Normanna che, dalle baie e fiordi vik dello Skagerrak scandinavo viken, partivano con i loro vascelli drakkar nelle devastanti incursioni poi dilaganti per tutte le coste settentrionali d’ Europa terrorizzata da questi temibili Vichinghi.

Vikinghi

Abili navigatori guerrieri e mercanti, dalle incursioni fecero proprie le coste d’Irlanda, Britannia, Bretagna e Normandia spingendosi nel Mediterraneo, ad est sulle sponde del nord germanico, il golfo di Finlandia e il Baltico, scendendo poi sui fiumi di Russia e Ucraina ove fondarono Novgorod e Kyev, dominando fino al mar Nero ove trafficavano con Bisanzio, la Persia islamica e l’Asia Centrale. Nei loro domini incrociavano le antiche Vie della Seta dall’ oriente, la Via Baltica dai remoti giacimenti d’ambra che s’ univa nei territori germanici alle antichissime rotte dello stagno dalla Britannia e ad est alla Via Slavica dal regno Ru’s da loro fondato in Ucraina attraverso Ungheria, Romania e Slovenia.”.. il mare vomitava maree di stranieri sopra Erin, così che non si poté più scorgere alcun porto, alcuna terra, fortezza, palazzo, castello, tutto essendo sommerso dalle ondate dei pirati vichinghi..” raccontano gli Annali dell’Ulster Annála Uladh in quell’ inizio del nono secolo quando dalle isole Shetland e Orkney attaccarono l’ Irlanda dopo la Britannia settentrionale e la Caledonia scozzese. Da predoni divennero Coloni in Irlanda ove dal cristianesimo dei monaci irlandesi ebbero conversione, vi fondarono le città di Dublino, Waterford, Limerick e Cork, di qui all’ isola di Man ove sorse il reame di Man e Sudrey esteso alle isole scozzesi, procedendo poi a colonizzare la remota Islanda aprendo quelle che furono le rotte dei vikinghi. Dallo Jutland attaccarono la Britannia nello Yorkshire dell’ Anglia orientale sul mare del Nord e nell’ estuario del Tamigi verso il Kent scontrandosi con gli iuti, angli e sassoni, poi riuscirono a convivervi confinanti nei loro territori occupati. Di li mossero seguendo il corso del Reno in territorio germanico e dalle coste di Normandi e Bretagna scesero lungo la Senna, Loira e la Gironda Garonna, come racconta in quel nono secolo Ermentario di Noirmoutier ”Cresce il numero delle navi; il flusso sterminato di vichinghi non cessa mai d’aumentare. Ovunque i cristiani sono vittime di massacri, incendi, saccheggi: sul loro cammino i vichinghi conquistano tutto, e nessuno resiste loro: s’impadronì­scono di Bordeaux, Périguex, Limoges, Angoulème e Tolosa. Angers, Tours ed Orleans sono annichilite ed innumerevoli navi risalgono la Senna, mentre il male invade l’intera regione. Rouen giace saccheggiata e bruciata: Parigi, Beauvais e Meaux sono prese, la possente fortezza di Melun rasa al suolo, Chartres è occu­pata, Evreux e Bayeux saccheggiate… Sì e no un villaggio, forse un monastero sono stati risparmiati: tutti fuggono e sono pochi coloro i quali osano dire: “re­stiamo e combattiamo, per la nostra terra, i nostri bambini, le nostre case!”. Nel loro obnubilamento, turbati dalle rivalità, riscattano col tributo ciò che dovreb­bero difendere con la spada, e permettono che perisca il regno dei cristiani”.

Mercati e conquiste

Da quelle tremende incursioni sulle coste di Francia vi si stabilirono nella regione che da loro prende nome e fu poi dalla Normandia che nel 1066 partì la conquista dell’ Inghilterra invadendo il regno anglosassone condotta da Guglielmo il Conquistatore , mirabilmente narrata dall’ Arazzo di Bayeux. Sempre dalla Normandia mossero sull’antica Via dello Stagno meridionale lungo il Golfo di Biscaglia verso la penisola Iberica, lungo la costa atlantica di Lusitania per il Guadalquivir che risalirono nella Spagna moresca devastandone i centri arabi andalusi e attaccando Siviglia, poi continuarono le incursioni in Africa settentrionale entrando nel Mediterraneo, parte si fermò sulla costa meridionale francese mentre altri scorrevano il Tirreno a contendervi le incursioni saracene. Quando vi tornarono interamente cristianizzati e dediti al culto dei santi si dedicarono anche ai più pacifici pellegrinaggi tracciati dai monaci dall’ Irlanda e Britannia nell’ Europa continentale, nella loro Normandia v’ era il santuario Mons Sancti Michaeli in periculo mari a Mont St Michel, ad ovest il Camino de Santiago attraverso i Pirenei o per mare lungo il Golfo di Biscaglia. In Italia per Roma la Via degli Abati poi collegata alla Francigena Toscana, la Tuscia e lungo l’Adriatico la Via Romea, dal centro della Cristianità altre vie portavano ai santuari di Puglia e Salento ove ci si poteva imbarcare per la Terrasanta.Mentre s’ aprivano le rotte dei vikinghi tra Scandinavia, Baltico, Britannia, Irlanda, Islanda e la remota Groenlandia donde raggiunsero le coste di un Nuovo Mondo Vinland, la Via del Nord sull’antichissima Via dello Stagno ebbe i suo porto più importante nelle Fiandre Flandre Vlaanderen a Bruges. Vi fioriva gran commercio di lana e tessuti, anche armatori e mercanti alla ricerca di nuovi traffici che si spinsero nel Baltico ove giungevano la Via Slavica di Ru’s e quelle sulle antiche dell’ Asia occidentale così che nel secolo dodicesimo avevano il loro centri e porti nell’ Europa settentrionale. Da a Bruges e le germaniche Hansestadt Lübeck Lubecca, Freie und Hansestadt Hamburg Amburgo, Köln Colonia e altri centri fino a a Rīga sulla foce del Daugava in Lettonia che poi formarono l’ Hansa Lega Anseatica, dominando i commerci sulle rotte del nord e del Baltico tra un centinaio di città. I mercanti dalle città della Lega s’avventurarono anche sulle vie per l’ immensa Russia e più ad est per quelle della le Seta, così come andavano facendo altri europei. Dopo l’apogeo anseatico alle rotte e fiorenti commerci sulla via del nord s’interessarono mercanti inglesi ed olandesi nel quattrocento che iniziarono traffici su quei mari, mentre i danesi esigevano pedaggi per navigare lungo lo Jutland verso il Baltico, intanto s’erano riaperte le rotte dal Mediterraneo al nord a lungo chiuse dagli Arabi a Gibilterra .Così a competere con la Lega Anseatica vennero le italiche Repubbliche Marinare che nel trecento avevano potenti flotte per commerciare direttamente sulle rotte del nord, poi quel secolo fu dilaniato da guerre e conflitti religiosi e giunse il flagello dalla peste nera che decimò gran parte dei popoli europei, così che anche i commerci andarono decadendo con il continente. La Reconquista alla cristianità della Spagna attirò Vascelli e commerci di Genova e la Serenissima Venezia nei porti iberici di Lisbona, Cadice e Siviglia che di lì potevano affrontare l’ Atlantico per le rotte del nord fino al Baltico forti dei lucrosi traffici dall’ oriente che però andarono presto decadendo con l’ impero ISelgiuchide dei Turchi Selçuklular che dall’Asia centrale erano dilagati nel medio oriente e in ciò che rimaneva del dominio Bizantino. Però le decadute Repubbliche Marinare fornirono abili navigatori italiani per le rotte atlantiche dei vascelli portoghesi lungo le coste africane e quelli spagnoli alla scoperta del Nuovo Mondo America. Sulle rotte del nord fiorirono nuovi porti protesi all’ Atlantico, oltre la portoghese Lisbona, le spagnole Cadice e la fiorente Siviglia nella penisola iberica,in Francia Le_Havre, nelle Fiandre Anversa e la ricca Amsterdam, in Inghilterra Plymouth, Southampton e sul Tamigi il porto che fece la storia di Londra. La grande Via del Nord che al fine s’aprì all’Atlantico e il resto del mondo

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