Birmania storia

Birmania storia


La Terra d’ Oro

Una leggenda narrata dai mercanti indiani che incrociavano una delle rotte orientali della Via delle Spezie, racconta che una tremenda maledizione incombeva sul regno della Terra d’Oro, ogni volta che nasceva un figlio al sovrano un mostruoso demone femminile usciva dal mare e divorava il neonato. Il  sovrano indiano Ashoka  inviò due monaci buddisti per convertire alla dottrina dell’ Illuminato quel popolo così duramente colpito dagli dei ed essi giunsero proprio mentre il demone usciva dalle acque del Golfo del Bengala per compiere il rito crudele protetto da un esercito di esseri mostruosi con due copi di leone riuniti ad un’unica testa. I monaci li misero in fuga materializzando demoni simili a loro ma doppi di numero e pronunciarono il primo sermone del Budda  Brahamayala per porre fine alla maledizione, il sovrano e i suoi sudditi compresero la potenza dell’ Illuminato e si convertirono. Quell’ antico reame era il paese  Ramannadesa,  poi divenuto lo Suvannabhumi, che al’epoca della leggenda nei suoi porti meridionali  accoglieva i mercanti indiani sulla rotta del Bengala  seguendo una delle Vie delle Spezie nel III secolo a.C. durante l’impero Maurya indiano sotto il regno del grande sovrano Ashoka. La regione centrale di quel paese  dal I secolo a.C. fu dominata dal popolo dei Pyu con le loro  città stato e il nord dal VI secolo d.C  fu  del regno cinese meridionale di Nan Chao, poi nel IX secolo ove era l’ antico Ramannadesa sorse il regno birmano meridionale Thuwunnabumi di Thaton fondato dal potente popolo Mon, mentre  dai territori cinesi meridionali, attraverso le regioni indocinesi  seguendo il corso settentrionale del Mekong, giunsero le tribù  Mramna dei birmani. Non erano ancora convertiti al buddismo e praticavano il misterioso culto degli spiriti della natura e degli antenati Net, che conservarono anche dopo la conversione avvenuta attraverso i vicini Pyu, portatori del buddismo nella  dottrina di scuola  Theravada appresa dagli indiani. Il sovrano Aniruddha noto anche come  Anawrahta estese il piccolo reame e nel XI secolo  conquistò l’antica città di Thaton dei Mon trasferendone i monaci e gli artisti nella sua nuova  capitale Arimaddanapura meglio nota come Pagan per renderla splendida di templi e palazzi e per oltre due secoli i suoi successori l’arricchirono con altri templi, pagode e monasteri che ne fecero uno dei più grandi centri culturali dell’Asia buddista e la città divenne la splendida Città dei Templi Pagan. Capitale del potente e  fiorente regno omonimo di Pagan , fondamento  della cultura birmana e la diffusione del budismo nella dottrina Theravada. Estese il dominio nel limitrofo regno cinese di Chiang Hung e nella regione  birmana più meridionale fiorì  Mergui dall’ XI secolo come porto del regno e poi presa da quello thailandese di Ayutthaya, fino a tornare birmana nel 1765, al largo si stende l’omonimo e  magnifico arcipelago di Mergui da secoli popolato dai nomadi del mare Moken. Dopo l’apogeo fino al XIII secolo, la decadenza fu repentina, la cultura e le tradizioni che fecero grande il regno persero d’importanza e le lotte per il potere lo indebolirono facendone preda dei cinesi dello Yunnan e poi i mongoli, scesi anch’essi sulla via del Mekong, che devastarono il regno del quale rimasero le antiche leggende e le tradizioni sopravvissute tra i villaggi e nei monasteri buddisti sempre più isolati.

Le dinastie birmane

Dalla sua decadenza nel XIII secolo una dinastia birmana nella seconda metà del XIV secolo  si impose  con il regno di  Hanthawaddy  fondato da un principe del thailandese Sukhothai,  ponendo poi come capitale la città di Pegu e fiorente centro costiero con il suo porto la vicina Mottama. Provenienti dai territori cinesi meridionali popoli di stirpe Thai migrarono nei territori  birmani e dal X secolo gli Shan occuparono la regione nord orientale del Kengtung e sorse un reame  lungo il fiume Irrawaddy  attorno la città di Ratanapura nota anche come Ava  che fiorì  con il  dominio del popolo Saopha di stirpe  Shan. Dall’ omonima città di  Toungù  che ne ha dato nome, nella seconda metà del XV secolo la dinastia Toungù khi iniziò la riunificazione dei territori birmani completata dal terzo sovrano Bayinnaung, celebrato condottiero che occupò gli stati  settentrionali degli Shan. Invase il territorio indiano nord orientale, quello  thailandese di  Ayutthaya e il più settentrionale  dominato dal regno di Lanna, estendendo l’ impero nell’ antico regno laotiano di Lan Xang. Divenne il più potente nella regione limitato a sud dal potente sultanato islamico di Malacca e il successivo che dominò parte del territorio  malese di Johor, sui confini orientali dal decaduto impero   Khmer cambogiano divenuto vassallo siamese e l’ indipendente regno vietnamita del Dai Viet . Nel frattempo gli europei cominciarono a dominare le rotte sulla Via delle Spezie e all’ inizio del XVI secolo era sorta colonia dell’ India portoghese da dove le flotte lusitane  proseguirono verso est dominando le coste del  Bengala  passando ad oriente oltre e l’ omonimo Golfo  per poi aprire  la via che portava ai territori della  Malesia fino a conquistare l’ intera penisola l’ islamizzata Malacca,  minacciando il territorio meridionale birmano. Nel secolo successivo le armate dei Toungù riuscirono a respingere i portoghesi, ma non riuscirono a domare le varie rivolte delle popolazioni sottomesse,  il risollevato popolo Mon nel 1740 fondò il nuovo regno di Hanthawaddy ponendo fine alla dinastia. Dalla metà del XVIII secolo fino alla fine del successivo la nuova dinastia di Konbaung  regnò sul paese  nuovamente riunificato  dal suo primo sovrano sovrano Alaungpaya che prese il centro Mon di Dagon attorno al lago ove fin dal VI secolo splende la Pagoda d’ Oro Shwedagon, rimasto per secoli un veneratissimo santuario con un piccolo villaggio fino al  1755, quando venne ingrandita e divenne la capitale Yangon che dopo la conquista britannica fu chiamata Rangoon.

Dalla Burma britannica all’ indipendenza

Nel 1824 l’ espansione birmana si estese  nella regione indiana nord orientale dell’Assam invadendo il territorio dell’ antico regno Ahom ,  che nel frattempo  era divenuto sorta protettorato dell’ India britannica pur mantenendo l’indipendenza, scatenando la prima guerra birmana  durata due anni e terminata nel 1826 con il trattato stipulato a Yandaboo che impose la cessione dei territori nord occidentali conquistati dalla dinastia. L’ espansione britannica continuò nel 1852 in una breve  seconda guerra conclusa con l’ invasione del paese fino alla capitale confinando i domini Konbaung ai territori settentrionali che vennero poi conquistati nel 1885 dalla terza ed ultima guerra anglo birmana, iniziando la lunga dominazione britannica  del  paese  e il suo birmana periodo coloniale. Durante la seconda guerra mondiale, nel teatro del Pacifico, che coinvolse l’ intero sud est asiatico, anche questo paese subì l’incontenibile invasione giapponese nel 1942 combattuta fieramente dalla resistenza guidata dal generale Aung San con  movimento comunista organizzato nel Pc birmano. Alla fine della guerra e la capitolazione giapponese le prime elezioni libere nel 1947 sancirono la vittoria dei partiti di sinistra che avevano duramente combattuto contro i giapponesi guidati da Aung San che venne assassinato assieme a gran parte dei dirigenti e militanti del suo schieramento. Le potenze occidentali non potevano tollerare un nuovo libero stato di ispirazione socialista nella regione e, dopo l’indipendenza ottenuta nel 1948, iniziava i lungo conflitto  conflitto birmano  con rivendicazioni autonomiste di vario genere, rivolte etniche, religiose e per il controllo del lucroso traffico dal Triangolo della droga,  nella regione settentrionale dove si erano rifugiati contingenti armati dell’ esercito reazionario cinese Kuomintang sconfitto da quello rivoluzionario e comandati dal generale Li Mi  dedicandosi al controllo della produzione di oppio e al narcotraffico che dall’ epoca ha assunto tragiche dimensioni mondiali. Intanto sono continuati quei conflitti dalle varie rivolte comuniste terminate solo nel 1988, alle insurrezioni delle popolazioni  Karen del nord  non ancora sopite e quelle  dei vicini Kachin durato diciassette anni dal 1994, dalla violenta repressione dei movimenti popolari e studenteschi  del  1988 ai violenti moti  indipendentisti della minoranza musulmana Rohingya del nord ovest che ancora continuano nella regione del Rakhine.

Tra dittature e conflitti etnici

Subito dopo l’ indipendenza fu Primo ministro  U Nu  eletto altre due volte fino al 1962 e il paese si aprì  alle relazioni internazionali  anche con l’ elezione di U Thant come segretario  generale dell’ Onu nel 1961 per dieci anni, intanto nel 1962 prese il potere con un colpo di Stato il generale Ne Win, protagonista della feroce repressione dei comunisti birmani dopo l’ indipendenza, con il Myanma Hsoshalit Lanzin Pati, millantato partito socialista Bspp e il Consiglio della rivoluzione governò fino al 1981 nominando successore il generale San Yu , continuando a mantenere il controllo. Nel 1974 fu emanata la nuova costituzione che prevedeva un’ Assemblea del popolo o  Pyithu Hluttaw  e sedicenti  consigli locali per dare una parvenza socialista alla dittatura, in realtà utili al l’indottrinamento e l’addestramento marziale, mentre veniva epurata ogni  presenza di sinistra nelle istituzioni. Iniziò l’ autarchia economica e il paese si chiuse espellendo tutti gli stranieri ponendo rigide restrizioni agli ingressi, ne ricordo le procedure per ottenere un visto limitato ad una settimana, entrando sempre con wisky sigarette per i funzionari che dovevano controllarlo e ai doganieri per evitare estenuanti perquisizioni. All’ epoca si viaggiava su vecchi bus stracarichi come i vagoni della ferrovia coloniale, alloggi spesso fatiscenti e nella sensazione d’ esser controllati dai servizi segreti del Mis, in stridente contrasto con la gentilezza di quella gente povera ed oppressa dalla dittatura, ma dall’ animo nutrito di tradizioni mantenute in suggestivi ambienti tra villaggi, antiche città e templi. In quella pesante dittatura con la  disastrosa situazione economica nel 1988 iniziarono le proteste popolari culminate in manifestazioni pacifiche e duramente represse dal regime con migliaia di arresti e centinaia di vittime  nella rivolta che fu chiamata Quattro otto . Nello stesso periodo fu fondata National League for Democracy nota come  Nld poi guidata da quella che ne divenne l’ icona Aung San Suu kyi figlia del leggendario capo della resistenza durante l’ occupazione giapponese Aung San e dirigente del movimento comunista confluito nel Pc birmano prima di essere assassinato nel 1947. I militari ripresero il potere con nuovo un colpo di stato guidato dal  generale Saw Maung che ne fu nuovo dittatore abolendo la costituzione per stabilire la legge marziale e il rafforzamento dello State Peace and Development Council o Cspc, che assicurava un ulteriore controllo di regime durato  fino al 2011. Continuando a tenere agli arresti San Suu Kyi, dopo che le fu conferito il Nobel  aumentarono le pressioni internazionali sul paese anche con sanzioni economiche, nel 1992 al dittatore Saw Maung successe il generale Than Shwe che mantenne il regime militare. Nel frattempo nel 1989 il paese prese il nuovo nome di Myanmar,  +vennero formalmente riammessi i partiti politici che parteciparono all’ elezione dell’ anno successivo che, con la vittoria della lega Nld di San Suu kyi, vennero annullate e la dittatura militare continuò a governare a dispetto delle pressioni internazionali. Nella regione centrale di Pyinmana la giunta militare fece edificare Naypyidaw, sorta nella in mezzo al nulla ad oltre trecento chilometri a nord di Yangon, che del 2006 l’ ha sostituita come nuova e pomposa  capitale birmana chiamata Città reale e descritta dal regime splendido centro, ma ad arrivarci sembra più una sorta di città fantasma. L’anno dopo l’ insostenibile situazione economica alimentò altre manifestazioni popolari sostenute anche dai monasteri buddisti e così chiamate Rivoluzione zafferano dal colore delle vesti indossate dai monaci, dopo la repressione il regime emanò una  nuova Costituzione, sottoposta ad un fasullo referendum popolare, che ne riaffermava l’ autorità. Quando tornai in quel periodo il paese vantava l’ apertura agli stranieri e il turismo, ma anche se non era più necessario wisky e sigarette per i controlli all’ accesso, si dovevano consegnare telefoni cellulari e dispositivi di comunicazione alla frontiera onde evitare il rischio d’ esser considerati spia o reporter che poteva raccontare qualcosa di indesiderato, arrivando con un visto individuale e non aggregato ad un gruppo turistico. Se non l’ oppressiva sensazione d’ esser in qualche modo controllati, almeno trasporti ed alloggi erano molto più adeguati, ma la gente e i luoghi erano gli stessi confermando l’ idea di uno dei paesi più affascinanti nell’ Asia del’ est, che spero non venga travolto anch’ esso da un deleterio turismo globalizzato. Sebbene parte del potere sia rimasta ai militari, le elezioni del 2015 hanno portato al trionfo del Nld guidato da Aung San Suu Kyi e l’ anno dopo con  governo di Htin Kyaw ne divenuta Consigliere di Stato, mail fragile equilibrio s’è presto incrinato per il popolo dei Rohingya islamici che da secoli vivono nello stato ocidentale di Rakhine, così che la celebrata Aung San Suu Kyie , insignita del Nobel e angelo di libertà, s’ è repentinamente trasformata in demone oppressore di minoranze nella consueta ipocrisia occidentale. Nel blaterare mediatico della questione di chi poco conosce questo paese,  vorrei aggiungere che le insurrezioni dei Rohingya in epoca moderna hanno origine da quando la colonia britannica birmana promise la nascita di un loro stato in cambio dell’ appoggio contro l’ invasione giapponese, riprese negli ultimi anni  rivendicando l’indipendenza del Rakhine che chiamano Arakan da governare con la cupa sharīʿa. Braccio armato ne è il Harakah al-Yaqin o movimento di fede divenuto l’ Arakan Rohingya salvation army  Arsa , guidato dall’ integralista islamico Ataullah abu Ammar Jununi noto come Ata Ullah cresciuto nel tetro wahabismo saudita, seminando il terrore attaccando villaggi inermi per convertire gli abitanti e a volte con stragi  come il massacro di donne e bambini hindu a  Kah Maung Seik. Anche le organizzazioni estremiste islamiche Harkat-ul-Jihad del vicino Bangladesh e il pakistano Harkat-ul-Ansar hanno gruppi terroristi in Myanmar per la loro jihad alimentando il conflitto religioso nel paese, mentre nel nord ovest si consumavano i crimini dell’ Arsa  rinvendicando  uno stato islamico integralista dalla  difesa contesa tra al-Qaeda e isis. Il conflitto è esploso ancor più  dal 2016 con violenti scontri nello stato del Rakhine, seguiti l’ anno dopo dalla persecuzione indiscriminata di tutti i Rohingya estranei alle violenze e la lunga tradizione dell’ esercito birmano, ancora intrisa di dittatura, si è accanita anche su quegli inermi   Rohingya che nulla avevano a che fare con i truci islamisti, in gran parte povera gente  costretta  a centinaia di migliaia di rifugiati nei paesi limitrofi, gran parte nel vicino ed islamico Bangladesh, dove i confratelli mussulmani sembrano non gradirli confinandoli in disastrati campi per profughi. Qui come altrove l’ estremismo radicale islamico con le sue violenze è stato preso a giustificazione per la persecuzione di povera gente che poco o nulla aveva a che fare, così come i vari conflitto etnici nel nord est birmano sono pretesto per violazioni di diritti su intere popolazioni ormai stanche di scontri e violenze che si trascinano da decenni. Il popolo Shan chiamato anche Tai Yai, è  migrato nel territorio birmano centro orientale nel X secolo dallo Yunnan cinese fondando poi l’ omonimo stato Shan  popolato da altre etnie simili che a lungo hanno praticato una logorante guerriglia terminata con gli accordi concessi dal Consiglio per la pace e lo sviluppo Spdc, come si definiva il governo della dittatura militare, mentre i territori ad est  del fiume Salween, in parte popolate da comunità di cinesi birmani che qui chiamano Tayoke , sono rimaste fuori dal controllo governativo e dominate dai ribelli armati dell’ esercito Shan. Comunità  Shan si trovano anche  nel più settentrionale stato di  Kachin  o Jingphaw Mungdan, dove continua il conflitto armato della lunga guerra kachin iniziata fin dal’ indipendenza birmana nel 1948 dalla Kachin Indipendence Organization  Kio con il suo braccio armato del Kachin Independence Army Kia, situazione analoga nell’ altro stato  meridionale noto come  Kayin chiamato anche con il nome del popolo che ne reclama l’indipendenza dei Karen, organizzato nel Karen National Union Knu con il suo esercito Karen National Liberation Army Knla .

Il Triangolo d’ oro birmano

Attraverso lo Yunnan cinese migrarono diverse popolazioni tra i rilievi coperti da foreste nel territorio noto come Triangolo d’oro,  esteso nella regione settentrionale con comunità e villaggi rimasti  isolati per secoli, tra i più numerosi i, Karen coinvolti nel lungo conflitto con i governi birmani che ne sta sconvolgendo  l’ identità, divisi nelle grandi comunità tribali dei Karenni o Kayah  e i vicini di medesima stirpe  Kayan  con le tribù dei  Kayan Lahwi noti come colli lunghi o  Padaung per la crudele  tradizione di collari femminili che allungano il collo. Hanno resistito  per secoli ai Mon  birmani, così come il grande popolo degli Shan,  spinti tra i monti e le foreste meno accessibili  con villaggi in posizione difensive nella regione ove si trovano alcune tribù  Miao,  migrati nei territori indocinesi dove sono noti come Hmong, da quello laotiano sono giunti più recentemente i Lao diffusi anche nel vicino territorio thailandese nord est dell’Isan, tra le altre popolazioni tribali gli  Akha rimaste a lungo isolate, le comunità delle tribù Lu e quelle dei  Ta’ang come si definiscono i De’ang  noti anche come Palaung, mentre a nord est del territorio Shan si trova la popolazione cinese dei Guǒgǎn Zú qui chiamati Kokang. Contatti, scambi  e conflitti con i popoli i Mon birmani che occupavano il resto del paese, i vicini siamesi  Thai, e gli stati creati poi dalla popolazione degli Shan,  portarono anche in questa isolata regione la dottrina di scuola Theravada tra le popolazioni tribali, fondamento del  buddismo birmano assimilato al loro antico animismo e il mondo degli spiriti che ancora si trova tra quei villaggi con le cerimonie celebrate dagli sciamani pagho. Il papavero da oppio coltivato da secoli si trasformò in oro in quel remoto  Triangolo per i mercanti di droghe che lo scoprirono e maledizione per le popolazioni che vi abitano. Se il devastato Afghanistan è il primo paese al mondo nella produzione di oppio e le sostanze che se ne ricavano per il traffico internazionale sulle vie della droga attraverso i paesi centro asiatici, il Triangolo d’oro con al centro il territorio birmano tra la Thailandia settentrionale e le montagne del vicino Laos, lo segue nella criminale graduatoria  come produzione e  narcotraffico. Qui dalle estese piantagioni di papavero detto somniferum, da secoli coltivato dalle popolazioni locali,  si estrae localmente l’ oppio poi lavorato per trarne la sostanza che compone la morfina come base della  più devastante droga tanto delicatamente chiamata eroina. Dalle montagne settentrionali parte dei carichi passano nel vicino Yunnan e da qui le organizzazioni criminali cinesi dominate dalla potente Triade spediscono l’ eroina dai porti di Shanghai, Hong Kong e Macao verso i mercati europei, australiano  e nordamericano. Altri sono imbarcati sul fiume Saluen scendendo a sud per poi passare oltre il confine thailandese e laotiano o più ad est attraverso la Cambogia per la regione indocinese fino al  Vietnam, mentre una parte  a sud passa nella Thailandia meridionale scendendo nella penisola della Malesia per poi prendere  la via  più orientale per l’ Indonesia, seguendo quella che era antica Via delle spezie dove la merce più pregiata è divenuta la droga.

 

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