La droga sulle vie della seta

La droga sulle vie della seta


L’ impero dell’ oppio afghano

L’ Afghanistan è un paese che ben conosco, la prima volta  ci sono stato  percorrendo una delle Vie della seta  in un lungo viaggio  da quella che era  antica Anatolia  turca attraverso i territori del persiano  Iran  continuando poi sulla via per l’ India  settentrionale fino all’ himalayano Nepal. Era una lunga ed affascinante  via seguita da migrazioni, commerci, incontri tra culture e conflitti mai sopiti, mi ritrovai nei fermenti della rivoluzione iraniana Enqelàb e, passato il confine, quella afghana di  Saur che fondava la nuova Repubblica Democratica dell’ Afghanistan Rda, pareva impregnata di troppo laicismo democratico alle oscurantiste forze islamiche che si scatenarono con i loro feroci mujaheddin a rovesciarlo. Così come da accordi internazionali a proteggere il impero dell’ oppio afghanolegittimo governo intervenne l’ invasione sovietica seguita dalla decennale guerra civile e fu in quel periodo che ci tornai in solitario percorso dal Pakistan con trafficanti attraverso il leggendario passo di Khyber che già conoscevo, rientrando poi con una carovana attraverso il  Beluchistan. Altri corrispondevanodagli hotel pakistani e ridicoli politici anche nostrani si facevano fotografare con presunti  protagonisti di quella  guerra afghana  contro l’ invasione,  ma  altro non erano che bande di fanatici islamisti armati e sostenuti dall’ occidente e l’ onnipresente Cia statunitense che finanziava ed organizzava  loschi e sanguinari figuri come bin Laden. Mentre andavo scoprendo le nefandezze di quegli eroici  mujaheddin  che tutti glorificavano, annotando all’ epoca villaggi sottomessi alla violenza della shari’a e barbarie d’ ogni genere, li trovavo molto presi  in quello che sarebbe divenuto il più grande mercato mondiale dell’ oppio dove, oltre a finanziarli ed armarli erano sostenuti dalla Cia nel traffico della droga. Terrorizzavano la popolazione più dei sovietici invasori e non mi fu difficile intuirne le successive ulteriori degenerazioni nei talebani, fu una testimonianza controcorrente che nessuno volle pubblicare e  solo dopo quell’11settembre ebbi la soddisfazione anche se amara d’ aver capito molto prima ciò che stava divenendo questo paese. Al  ritiro sovietico seguì il dominio di spietati signori della guerra e trafficanti di droga fino all’ orrendo  emirato afghano  Afghanistan Islami Amarat e il mostro di Al Qaida  fondato da uno degli agenti statunitensi contro i sovietici, il famigerato  bin Laden che era stato così ben assistito dalla Cia . Per curare i suoi interessi la folle strategia Usa aveva armato e finanziato gli islamisti  contro i sovietici anche nella sconsiderata operazione della Cyclone, dopo gli attacchi terroristici in casa sua, l’ esportatore di democrazia statunitense assieme agli alleati pensò di debellarli con l’ operazione Enduring Freedom del 2001 scatenando un’ altra lunga  guerra afghana che continua a strascinarsi e sembra non aver fine. In ogni guerra  in quel territorio per quasi due secoli gli afghani hanno inseguito feroci conflitti tribali e faide claniche, convertiti negli ultimi conflitti  alla lotta per il predominio sulla gigantesca produzione dell’ oppio  che assicura  affari miliardari con i suoi colossali e nefandi  traffici  in questo ormai a lungo devastato paese senza legge né onore, ha perso ogni suo spiraglio di cultura che lo identificava, sempre avvolto nel suo oscuro  islamismo  divenuto sempre più tetro e ben interpretato dai talebani  con il loro mostruoso regime che, anche con la sua caduta , continua  la spaventosa condizione  delle  donne  come  vaganti fantasmi negli odiosi  burka , mentre la popolazione rantola nei conflitti per il predominio tra  talebani e isis. Un mondo regolato da una Legge di stato tra le più oscurantiste, dalla dilagante corruzione e completamente dominato dalla criminalità e terrorismo islamico che converge nel grande traffico di quella che è ormai una vera mafia afghana. Da tempo ormai qui tutto ruota intorno alla droga, dopo l’ ultimo intervento bellico è aumentata enormemente la produzione di oppio che ne ha fatto un impero narcotico in mano a quella mafia e alle bande di  talebani d all’indisturbato controllo dove continuano i loschi affari della Cia in un territorio che pare un’ incontenibile oceano di droga e denaro che ammorba il mondo. Questo  impero dell’ oppio in mano ai terroristi islamici  e i vari signori della guerra  è sostenuto dalla Cia e le  forze occidentali di occupazione che ne favoriscono  il  narcotraffico  assicurando   enormi capitali dal suo riciclaggio, anche a questo oscuro lato della guerra afghana si deve l’ enorme aumento della produzione di oppio dall’ inizio  della guerra ancora in corso e, mentre prima la trasformazione in eroina avveniva nei laboratori pakistani o esteri, da qualche anno se ne occupano anche localmente aumentando i profitti per i traffici  dai profitti miliardari riciclati  per criminalità e terroristi  in una delle più lucrose narcovie che realizza la devastante alleanza tra droga e jihad.

La via pakistana della droga

L’ immensa produzione di oppio  non è più dedicata al solo traffico del prodotto, ma alla sua conversione in eroina  che in parte avviene nei centri afghani per prendere le sue devastanti vie del narcotraffico, una passa sul lunghissimo confine il territorio afghano detto Durand line, entrando dalla frontiera settentrionale pakistana.  In un paese che ha una lunga storia di corruzione di ogni tipo fino a quella che viene chiamata mafia Raj di funzionari coinvolti in  loschi affari, favorendo una criminalità  diffusa ed organizzata  come  la banda di Chotu impegnata in rapimenti, omicidi ed estorsioni nella regione di Rajanpur, oltre all’ organizzazione di Uzair Baloch a Karachi operano le temibili  bande  della D company  dal nome associato al terrorista islamico che la giuda Dawood Ibrahim,  qui come altrove tutte le formazioni islamiche che predicano la jihad si finanziano con il traffico di droga. Tra le più potenti il partito integralista Sipah-e-Sahaba  che impone la più tetra shari’a, l’ organizzazione terrorista dei Jamaat-ul-Ahrar che si definisce assemblea dei liberi, i talibani pakistani Tehrik-i-Taliban   e gli altri terroristi islamici del  Lashkar-e Taiba. Dal territorio pakistano, ove è cresciuto un devastante consumo locale di eroina,  la droga prende varie vie, una passa per la capitale baluchistana dominata dai talebani della Quetta Shura, diramandosi  a sud verso il porto della  capitale Karachi dove i carichi di droga vengono imbarcati per proseguire sulle rotte marittime internazionali, una parte raggiungono le coste orientali e meridionali dell’ Africa per congiungersi da est alle vie africane , altre anche per corrieri aerei o vie terrestri verso la vicina India e ad est in Cina.  Ad ovest prosegue sulla tradizionale via iraniana dove, nonostante la lunga guerra alla droga, la persistente criminalità locale riesce a controllare il grande consumo locale di oppiacei  e farne transitare i carichi verso occidente, ricordo solo che lungo le frontiere afghana e pakistana vi erano diversi avamposti militari che avevano combattuto vere e proprie battaglie contro le bande ben armate dei trafficanti.

Narcotraffico caucasico

Dal territorio iraniano parte  la via del Caucaso oltre la frontiera con l’ Azerbaigian controllata dalla  criminalità azera dei Lenkarani  e più oltre dalla potente ed agguerrita Obščina come viene chiamata la  mafia cecena che si è estesa in tutta la regione caucasica dopo la seconda  guerra cecena che ha visto scatenarsi le sanguinarie formazioni jihadiste come quella guidata dal boia Shamil Basayev, impegnato poi nel più feroce terrorismo o il  reggimento islamico spir  comandato dal signore della guerra Arbi Barayev . Con buona pace del sempre ipocrita occidente impegnato a difendere le libertà del popolo ceceno, l’ intero territorio è divenuto cuore della jihad caucasica e  crocevia di ogni traffico tra armi e droga, riciclaggio nelle libere banche locali e finanziamento mafioso del terrorismo assieme al Daghestan. Situazione simile è nata dalle insurrezioni nella vicina Georgia  per fantomatiche indipendenze scatenate nella  guerra civile che ha generato staterelli come l’ Abkhazia con violenze, massacri e pulizia etnica dei georgiani ove transita ogni traffico si droga ed armi, così come nella  meridionale  Ossezia e il più tetro centro del terrorismo islamico. Dalla via caucasica il narcotraffico passa nel territorio russo controllato dalla potente mafia Organizacija  per il consumo interno e il transito verso i mercati internazionali soprattutto  europei ove è presente con le sue basi.

L’Asia centrale tra islamismo e droga

Le regioni vicine a quella afghana  fanno parte della così detta Mezzaluna d’ oro dell’ oppio ed eroina  dove si intersecano gli interessi del terrorismo islamico e il traffico  di droga,  con la rinascita islamica in quelli che erano i paesi sovietici centro asiatici dilaga il morbo del jihadismo che ne controlla diversi territori con  reclutamento di terroristi e in essi la criminalità organizzata può dedicarsi al traffico di droga e il sedicente stato islamico con i suoi orrori  ha la sua nuova frontiera estendendo la reale minaccia dell’isis che ha stravolto antichi equilibri. Seguendo quegli itinerari centroasiatici l’ Uzbekistan ha visto crescere la criminalità con la dilagante corruzione , impegnata in vari traffici e favorita dal sedicente islomiy harakati, il movimento islamico uzbeko noto anche come Miu che, assieme ai correligionari dell’ organizzazione Hizb-an-Nusra legata al movimento internazionale integralista Hizb ut-Tahrir, ha stravolto varie regioni del paese e la sicurezza dell’ Uzbekistan  fino a divenire un altro devastante e temibile terrorismo centro asiatico controllando anche le vie del traffico di droga che transitano nel paese.  Situazione analoga in Tagikistan anch’ esso ormai ammorbato dal dilagare della corruzione che ha favorito la criminalità organizzata dedita al narcotraffico e l’ ascesa dell’ Hizbi Nahzati Islomii Tojikisto assurto come  partito  islamico  ispiratore del crescente movimento impegnato nel  terrorismo in vari territori che sono divenuti una nuova via della droga centro asiatica. Essa continua indisturbata in kyrgyzstan dal  territorio  ove si è diffuso il locale jihadismo che esporta tra i più pericolosi fedeli  terroristi, anch’ esso transito del traffico di droga ed   esseri umani , così come nella regione dell’indipendente  Turkmenistan ove per quindici anni dal 1991 il presidente Nyýazow è stato il padre padrone come Türkmenbaşy, una dittatura che sembra aver favorito il regime talibano afghano e  i terroristi, certamente continua ad essere  territorio  per il traffico di droga dall’Afghanistan, con Ashgabat  divenuto crocevia di criminalità. Anche il Kazakistan è attraversato da quel traffico favorito dal crescente terrorismo, a lungo combattuto dal presidente Nazarbaev mentre consolidava la sua dittatura, con attacchi ed attentati come ad  Aktobe, anche qui assieme al traffico di droga è aumentato quello di esseri umani nelle regioni controllate dagli islamisti ove sempre più penetra il morbo dell’ isis, infine dai paesi centro asiatici verso est le vie del narcotraffico arrivano in Cina approfittando dei territori ove cerca di imporsi il movimento islamico del  Turkestan  orientale fondato dagli integralisti uiguri nel Xinjiang cinese. Verso occidente le vie terrestri tra i paesi dell’ Asia centrale nei  percorsi tradizionali  del narcotraffico  il crocevia è sempre stata la  Turchia dove il grande traffico  è  ancora saldamente controllato dalla criminalità turca  ben organizzata anche nella potente mafia internazionale  nota come  Tùrk mafyasi  da dove  si sono aperte le nuove rotte terrestri  ad ovest sulle  vie balcaniche  della droga.

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