Tuareg: popolo del deserto

Tuareg: popolo del deserto


Tuareg:  le origini dei signori del deserto

Il popolo che domina i territori più inospitali del Sahara tra l’Algeria meridionale, il Niger e il Mali, ha una storia che si confonde con la leggenda , le origini incerte sono avvolte nel mistero di antichi miti sfumati dal tempo, ma la memoria delle tradizioni, che sempre si legano alla storia, risale alle sponde del Mediterraneo o forse dal vicino Oriente, quando grandi tribù africane di guerrieri nomadi bianchi arrivarono in epoche remote e migrarono verso il Sahara settentrionale: la nascita del popolo Tuareg. Erano della grande stirpe berbera dei Sanhagia che popolò il nord Africa e ne divise il dominio con i Garamanti libici, assieme a loro e ai “Popoli del Mare”, che invasero le colonie egizie nel Fezzan, forse parteciparono alle spedizioni nel Sahara verso il Niger sull’antica “Pista dei Carri” fin dal primo millennio a.C., raccontate dai graffiti e dipinti rupestri del deserto.

Mentre le altre tribù berbere Sanhagia erano diventate sedentarie popolando il nord dalla Tunisia al Marocco, essi continuarono il loro nomadismo guerriero e nel primo secolo della nostra era si spostarono più a sud occupando diverse regioni abitate da altre popolazioni che travolsero e sottomisero. Nel settimo raggiunsero il sahel e spinsero le popolazioni nere verso il bacino del Niger, imponendo il loro bellicoso dominio nel vastissimo territorio tra il Sahara e il Nilo, il grande fiume africano, scontrandosi per secoli con le altre popolazioni nomadi, una  storia di guerre, razzie e leggendarie incursioni nel “Paese dei Neri”.

Gli invasori arabi del nord Africa li conobbero come “Sanhagia velati” Mulethleimin che dominarono l’ antico regno di Ghana tra il Niger e il Senegal con il potente re Tankamamin e le leggende delle popolazioni nere sul Niger lo confermano con miti di guerrieri bianchi venuti dal nord che fondarono le prime dinastie dei loro regni.

Lo spirito guerriero della tribù africana

Tra storia e leggenda gli antenati dei Tuareg dominarono l’immensa regione tra il Sahara e El-Sudan e ne divennero i temibili predoni attaccando le carovane o organizzandone di proprie per il commercio di sale dal Maghreb meridionale al Niger, trattando oro e schiavi neri con le tribù berbere e gli arabi del nord.

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Touareg: popolo guerriero

Lo spirito guerriero non era esercitato solo per conquiste e saccheggi, ma è parte di una cultura profondamente radicata in questo popolo che doveva dimostrare a tutti gli altri la temibile bellicosità che sfidava ogni ostacolo o minaccia, come avvenne con i tradizionali nemici Tebu con i quali si contesero il dominio di vaste zone del Sahara, una storia di epici scontri, razzie e violenza, ma anche un nobile spirito di onore guerriero che, come cavalieri erranti nelle immensità del deserto, rese leggendarie le gesta dei Tuareg nelle tradizioni sahariane e del Niger. Quando l’arroganza dei bianchi pretese di sottometterli come le altre popolazioni, le confederazioni si riunirono e contrastarono i francesi in decenni di furiosi scontri che insanguinarono il Sahara fino alla loro inevitabile capitolazione, ma mai avversario fu più tenace nell’ostacolare l’avanzata coloniale in Africa.

Ne sono rimasti circa quattrocentomila tra varie zone dell’antico territorio dalle quale prendono il nome come confederazioni tribali, Hoggar, Ajjer, Air, Iforhas e altre minori, divise in tribù nobili “Imacheck”che si distinguono tradizionalmente per il turbante tinto di indaco nero e quelle vassalle “Imgad” dal turbante bianco o celeste, entrambe dirette dal'”Amenokal” eletto dai capi clan.

Società e tradizione dei Tuareg

La società è regolata da antiche leggi tradizionali che la divide in cinque caste al cui vertice c’è quella dei guerrieri nobili che disprezzano ogni forma di lavoro, poi quella di coloro che curano il bestiame sempre usi alle armi, quindi i mercanti e gli abili carovanieri, gli artigiani e infine i discendenti degli schiavi neri razziati nel sud che continuano ad essere i servi e a volte appaiono come scudieri degli antichi “meharisti” nobili che vagano nel deserto con la tradizionale spada “katuba” in cerca di avventure ed onore dimenticati dalla storia.

Abili mercanti e carovanieri del deserto

Terminata l’epoca delle razzie e le incursioni nei centri carovanieri e i villaggi neri del sud, gli interminabili conflitti con i Tebu e le altre tribù, i Tuareg divennero i protagonisti del traffico carovaniero nel Sahara del quale da secoli conoscevano ogni segreto, gli unici a saper seguire tutte le antiche piste che lo attraversavano e a cercarne quelle secondarie, le deviazioni, le scorciatoie i passaggi tra le dune degli immensi “erg”che nessuno sapeva sfidare. I mercanti arabi del nord, che a lungo ne avevano subiti gli attacchi e le incursioni, affidarono agli esperti Tuareg la guida delle loro carovane che erano anche preservate dall’attacco dei loro confratelli predoni. Le carovane tuareg azalai divennero leggenda, alcune procedevano lentamente con migliaia di dromedari sulle piste del Teneré e del Tanezeruft, sulla rotta che partiva dai margini dell’Atlante e le saline di Sijilmassa con gli enormi carichi di sale per i mercati sul Niger di Gao, Timboctu e Djennè, prezioso come l’oro per i neri di El-Sudan e scambiato con le merci africane più richieste dai mercati arabi.

Le donne Tuareg

Secoli di contatti con berberi sedentari ed arabi non hanno mutato l’antica tradizione, sopravvissuta con le sue regole che l’islamizzazione non è riuscita a scalfire, rimane il misterioso mondo degli spiriti e la magia è più importante delle leggi coraniche che la rifiutano, così come la vita è scandita da codici ben più antichi di quelli islamici, le donne ostentano fieramente i volti scoperti che non hanno mai conosciuto veli né sottomissioni, una grazia superba e maliziosa nella grande libertà della donna Tuareg che si sceglie gli uomini che vuole e quanti ne vuole. Anche dopo il matrimonio continua ad essere libera e indipendente, amministra i beni della famiglia, alleva i figli e cura anche le attività più pesanti, ma se vuole accompagnarsi ad altri nessuno lo troverebbe strano.

Tradizioni per nulla scalfite da influenze religiose (Islam)

Tradizioni, miti, leggende e magia sono il vero fondamento della società Tuareg che né l’Islam né nessuna altra influenza religiosa o sociale ha potuto intaccare, antiche superstizioni impongono di portare amuleti nei piccoli astuccio di cuoio appesi al collo, particolari atteggiamenti quotidiani hanno il loro significato magico, tabù nei comportamenti e nel cibo, come quello di aborrire il pesce, preservano da influenze maligne, esorcismi solitari allontanano gli spiriti malvagi che attentano l’esistenza nel deserto. Gli uomini avvolgono il volto tutta la vita con il turbante per impedire ai flussi malefici di penetrare in loro dalla bocca o farsi rapire l’anima dalle pratiche magiche dei malvagi, lo scoprono solo ai compagni più intimi, mai in presenza di altri o della stessa moglie e guardano il resto del mondo con gli occhi scoperti dai veli d’indaco, come a filtrare ciò che non comprendono ed è lontano dagli immutabili cicli del deserto e la tradizione.

Il mito dei Tuareg

Dopo l’epoca delle guerre e le razzie finì anche quella delle carovane e i Tuareg che non si sono piegati alla disprezzabile sedentarietà si sono isolati nel silenzio degli antichi territori, odiati e perseguitati dalle popolazioni che per secoli ne subirono il dominio e che hanno preso il potere negli stati che si sono divisi il Sahara e il Sahel dopo il periodo coloniale. Vendette di antiche sopraffazioni con nuovi soprusi che hanno risvegliato lo spirito guerriero dei Tuareg più indomabili che hanno cominciato una guerra lontana e dimenticata contro tutti tra il Mali e il Niger, forse finirà per annientarli, ma con l’onore dei nobili Imachek. Onore, sortilegi ed esorcismi tramandati per generazioni di fieri nomadi del deserto, non hanno arginato una storia che ha travolto i discendenti dei mitici bianchi del nord che penetrarono l’immenso vuoto del Sahara e ne divennero i signori, attendono la loro fine e i volti coperti degli antichi Mulethleimin non impediranno il rapimento delle loro anime. Vagano come fantasmi senza tempo sulle antiche piste abbandonate dalle carovane e si spengono come i ricordi delle antiche leggende, nel silenzio rotto solo dai venti del deserto verso il Sahel dove languono di orgogliosa miseria nella tristezza di un mondo arcaico perso nella storia.

© Paolo Del Papa

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