Antica Persia

La storia della Persia antica

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Teheran nell’Antica Persia

Antica Persia

Nell’Antica Persia, in epoca medievale, l’attuale capitale dell’Iran Teheran era un villaggio poco fuori di Rey, grande città della dinastia turca Selgiughide che dominò la Persia fino al XIII secolo, Gengiz Qan ridusse Rey ad un cumulo di macerie il villaggio sopravvisse e continuò la sua esistenza, poi il sovrano safavide Tahmasb I nel XVI secolo la scelse come residenza  e a quel  tempo  Tehran  cominciò  a  crescere  con  mura,  palazzi, moschee, bazar e   caravanserragli.

A metà del  XVIII  secolo il sovrano Karim Khan-e Zand vi giunse con la sua armata da Shiraz per fronteggiare l’invasione dei turchi Qajar sconfiggendo l’esercito di Mohammad Hasan Khan e imprigionando il figlio Agha Mohammad che riuscì poi a liberarsi e riunì le tribù Qajar sottomettendo i territori dal Fars a Tehran, facendone capitale del suo regno che invase l’intera Persia.

I Qajar trasformarono il vecchio borgo ed edificarono il palazzo fortificato Ark, attorno costruirono nuovi quartieri, moschee e bazar che ancora costituiscono il vecchio centro della capitale, il successore Fath ‘Ali prese l’antico titolo di Shah ed estese la città con nuovi quartieri e fortificazioni. I discendenti Fath Alì, Mohammad e Nasr-od-Dina l’ampliarono ulteriormente, ma nel 1820 salì al trono Riza Shah,che fondò la dinastia Pahlavi, abbatté gran parte dei vecchi quartieri  per edificarne di nuovi ed iniziare una vasta modernizzazione creando le prime fabbriche.

La capitale dell’Iran Teheran vide una crescita vertiginosa e i trecentomila abitanti negli anni trenta si moltiplicarono a oltre cinque milioni in quaranta anni. Tehran si stende ai piedi dei monti Elburz, è divisa in quattro immensi settori collegati dai lunghissimi viali Khiaban,nella più moderna parte settentrionale di Darben ,verso i contrafforti montani. D’estate la temperatura in Iran è meno calda e vi sono i quartieri residenziali, le ambasciate. Non mancano a Teheran i grandi hotel Hyatt e Hilton, ora Azadi e Esteglahal.

La città bassa contiene tutto il resto, gli uffici amministrativi e commerciali, il vecchio centro con le moschee, il grande bazar e il palazzo Iranbasta del Museo Archeologico con il suo percorso di arte dalla preistoria al periodo achmendide,passando alle epoche dei Medi e dei Parti fino ai Sasanidi al piano inferiore,il secondo piano si apre all’Islam  persiano e le sue creazioni artistiche dalle origini alla dinastia Safavide.

Poco distante si stende il grande bazar coperto e diviso in settori,ognuno con le sue merci:dai tappeti ai tessuti,dall’oro e l’orificeria all’artigianato,dai mobili ai prodotti domestici,un dedalo di vie che si incrociano attorno alla Moschea del Venerdì. Poco a sud della capitale dell’Iran i novanta metri del grande minareto, ricoperto da un quintale d’oro offerto dai fedeli, annunciano il mausoleo dell’Ayatollah Khomeini attorno il quale si sta costruendo una vasta cittadella religiosa destinata a splendere come quelle dalle antiche dinastie islamiche.

La tomba dell’Imam Supremo è al centro di un enorme salone dal pavimento di marmo che tutti i giorni  viene  lavato con  acqua di rose, gran parte ricoperto degli immancabili tappeti dove riposano fedeli e pellegrini che,in certe ricorrenze, riempiono l’edificio e si abbandonano alla preghiera collettiva ed esaltazione mistica tipica dell’Islam Sciita, l’unica Religione che è riuscita ad amalgamarsi con lo Stato e la società civile.

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Azerbaijan-E-Gharbi

La provincia dell’Azerbaijan-e-Gharbi si stende nel nord-ovest del Paese lungo i confini con l’Iraq, la Turchia e la Russia,al centro della quale lo splendido lago Orumiyeh  è protetto da un parco nazionale di eccezionale interesse naturalistico e riserva di numerose specie di uccelli migratori.Secondo la tradizione,nella città che prende nome dal lago nacque  Zoroastro e le sue origini risalgono al II millennio a.C..

Non rimane molto del più antico passato di Orumiyeh,se non nel suo museo,ma anche qui l’Islam ha lasciato le sue testimonianze artistiche e architettoniche nella Moschea di Jamè, il Bazaar e la città vecchia dove è sempre piacevole passeggiare.

Tuttavia la città e al centro di una magnifica zona dalla natura grandiosa e prorompente con il vicino lago Orumiyeh e i suoi paesaggi,i centri di Band, Nazlu, Sir, Skiing, Segonbad e altri..Nell’Azarbayejan orientale la città di Maragheh,ai piedi del massiccio di Sahand,er nota in epoca sasanide e possiede numerose testimonianze della sua storia dopo l’avvento dell’Islam tra le quali gli edifici religiosi  Gonbad-e-Sorkh La Rossa, Gonbad-e-Kabud, Gonbad-e-Ghaffariyeh ,le moschea  Jamè, e di Sheykh Baba dalle splendide colonne, l’antico osservatorio da dove i celebri astronomi persiani sondavano il firmamento, il Mausoleo di Owhadi-e-Marahehei e i vecchi edifici attorno l’animatissimo baazar.

Nella magnifica valle di Aji Chay al centro dell’Azarbayejan-e-Sharqi,si stende Tabriz,che la tradizione vuole fondata su un’antica città sasanide dalla regina Zobeydeh,consorte del grande sovrano Harun el-Rashid che governava l’apogeo dell’impero arabo da Baghdad nel IX secolo.

Il sultano Atabak Qezel Arsalan ne fece uno splendido centro nel XII secolo e divenne capitale della provincia fino all’epoca della dinastia Safavide. Ad una cinquantina di chilometri da Tabriz tra le suggestive rocce del massiccio di Sahandm da secoli sopravvive il villaggio di Kandovan,dove la popolazione ha ricavato le proprie abitazioni nelle grotte per sfuggire agli invasori e al freddo che d’inverno avvolge la regione,forse i discendenti delle antiche tribù che popolarono l’Azarbayejan-e-Sharqi provenendo dall’Anatolia.

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La grande moschea di Jamè è uno dei tesori architettonici islamici di Tabriz che divide il fascino della città vecchia con i baazar, i palazzi di Bagh-e-Golestan e Bagh-e-Shomal, il ponte di Chehel Dokhtar e il quartiere del  Maqbarat-ol-Shoara,ma più di ogni altra testimonianza del suo passato,il vecchio baazar dalla suggestiva architettura è il luogo più affascinate della città visitata dai Polo e tutti i grandi viaggiatori che hanno visitato la  Persia dal medioevo in poi lasciandone ammirate descrizioni.

Nella secolare animazione del commercio si stende al riparo del sole estivo e il freddo invernale con le vecchie botteghe,i portici,le moschee e antiche scuole mederse,il fascino degli splendidi tappeti che da secoli attirano mercanti e visitatori.  Ardabil è una delle più antiche città dell’Azarbayejan,fu fondata dai Parti,dominata dai sasanidi e  conquistata dall’armata Islamica nel VII secolo, fiorì con la dinastia araba  Omayyde e fu un importante centro sulla leggendaria Via della Seta per cinque secoli,fino alla devastazione delle orde mongole di Gengiz Qan.

Del suo splendido passato rimane la moschea di Saljuq e gli edifici islamici di Emamzadeh Saleh del XIII secolo,il vecchio baazar e diversi edifici medioevali sfuggiti alla furia dei mongoli,a una quindicina di chilometri si erge l’antico Tempio del Fuoco  sasanide consacrato a Zarathustra e tra le suggestive montagne dei dintorni il lago Neor costituisce un piccolo  paradiso naturalistico.

Alcuni storici fanno risalire la fondazione di Hamadan al III millennio a.C.,è certo che fu un centro assiro come rivelano le iscrizioni rinvenute dell’XI secolo a.C.,sulla collina di Masalla Tappeh rimane una solitaria muraglia del più antico periodo achmenide Ganjnameh e da tempi immemorabili i maestri vasai della vicina Lalejin si tramandano l’arte della ceramica e per secoli le antiche cave di Ghar-e-Sadr hanno fornito il materiale per le costruzioni dei villaggi e città della regione.

Kermanshahan e Mashad

La tradizione fa risalire il Kermanshahan al sovrano Pishdadian Tahmures-e-Divband, la storia ne attribuisce la fondazione al re sasanide Bahram IV nel IV sec. a.C.e il sovrano Cosroe Parviz ne fece residenza reale. La regione montuosa  è popolata da Kurdi e Lors,le che hanno conservato tradizioni antichissime,forse risalenti a quel periodo.

La città di Kermanshah possiede diversi parchi e monumenti, la zona del Taq-e-Bostan,il  tempio di Anahita e il palazzo Qasr-e-Shirin sasanidi , gli edifici e giardini di Sarab-e-Nilufar, Khezr-e-Zendeh e  Bisotun, le suggestive grotte di Parro, i monumenti islamici di Sar-e-Pol-e-Zahab, le moschee Jamè e Jalili. Anticamente il Khorasan comprendeva un vasto territorio tra l’Iran nord orientale,il Turkmenistan e l’Afghanistan ,l’Amu Darya,ll’Hindu Kush,le regioni del Mavaraonnahr, e Sejestane Qohestan, nel periodo Sasanide fu diviso nelle quattro grandi province del Marv Shahjan, Balkh eTokharestan,  Sejestan e Mavaraonnah che sopravvissero fino alla conquista di Gengiz Qan.Furono riunificate da Tamerlano, poi di nuovo divise tra i vari sultanati.

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Ebbe importante ruolo culturale, con i grandi poeti Rudaki, Fadarsi, Onsori, Sanaei e Omar Khayyam,i filosofi e scienziati  Abu Ali Sina noto come Avicenna, Abu Reyhan-e-Biruni, Molavi, Kharazmi e Balkhi.La città di Mashhad non antica quanto le vicine Nughan e Sanabad,deve il suo nome Luogo di Martirio Mashad a quello del religioso Hazrat-e-Emam Reza nel IX sec.,prima era parte dell’antica città di Tus  devastata dai Mongoli nel 1220,  ricostruita nel 1388 e nuovamente distrutta da Miranshah, figlio di Teymur-e-Lang, così la popolazione si spostò verso il centro di Sanabad e Mashhad iniziò la sua storia.

Divenne capitale e nel periodo  della dinasta Qajar grande centro culturale e religioso,dove il mausoleo dell’Imam Reza continua ad attirare oltre dodici milioni di pellegrini all’anno. Lo splendida mausoleo Astan-e-Qods-e-Razavi contiene le spoglie di Hazrat-e-Emam Reza ,uno dei più importanti santuari dell’Islam Sciita. La suggestione del mausoleo sovrasta anche la bellezza degli altri edifici, ,come l’altro mausoleo del sultano Nadir ,i palazzi Band-e-Golestan e Shandiz,i giardini di Mellat,i parchi di Vakil Abad e Torqabeh,le grotte di Moghan e le sorgenti Cheshmeh,oltre gli interesanti musei Astan-e-Qods e Qoran, impossibile resistere al fascino dei bazaar dal raffinato artigianato del  Khorasan,  tappeti, tessuti,  gioielli,  turchesi e  profumi.

Kuhzestan

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Il Khuzestan è una piccola provincia dell’Iran sud occidentale, ma fu parte dell’antichissimo regno di Elam, una delle prime culle della civiltà  fin dall’VIII millennio a.C.,agli elamiti  seguirono gli achmenidi, i Parti e i sasanidi che hanno lasciato grandi testimonianze della loro storia Ahvaz è ritenuta  una delle più antiche città persiane, nota come Oksin nelle iscrizioni achmenidi  e Hormoz Shahr nell’era sasanide, edificata su sedimenti del fiume Karun che attraversa la città e sul cui affluente Dez si erge su un colle l’antico tempio elamita di Choghazanbil del XII sec. a.C.

Dominando la suggestiva valle del fiume Karkheh rimangono i resti della cittadella reale dei sasanidi che avevano il loro centro vicino ad Ahvaz dove rimangono le rovine della città di Ardashir-e-Babakan,  più oltre Shusthtar e le rovine dell’antica Susa, i siti di Jondi Shapur e Dezful.

Nel Khuzestan si trova una delle più antiche moschee persiane,risalente a l VII secolo, allo stesso periodo appartiene la moschea Jamè di Shushtar, il mausoleo Daniyal del Profeta Daniele e nei dintorni un pozzo di gas che illumina il cielo di notte, forse lo stesso che ricorda nel suo Il Milione Marco Polo.

Kerman

Kerman sorge sull’altipiano ai margini del deserto di Lut,la tradizione vuole che sia stata fondata dal sovrano sasanide Ardashir I e fu a lungo un centro carovaniero noto come Beh-yi-Ardashir,nel VII secolo fu presa dagli arabi che invasero il resto del paese portandovi l’Islam e il vecchio centro carovaniero divenne sempre  più importante sulla rotta per l’oriente,fino a divenire capitale della provincia sotto la dinastia Safaride tre secoli più tardi.

Dopo il dominio dei turchi segiudichi anche Kerman fu travolta dalle orde di Gengiz Qan e sottomessa ai mongoli,poi invasa da Tamerlano e dominata dalla dinastia Timuride fino all’inizio del XVI secolo,quando fu conquistata dal  condottiero Isma’il e divenne la fiorente città  carovaniera, tre secoli di prosperità e poi fu devastata dai turchi Qajar.

L’antica cittadella di Qala-yi Duktar da un colle domina il centro dove si erge la cupola del palazzo Gunbad-i Gabaliya del XIII sec., un centinaio di anni più tardi i selgichidi arricchirono Kerman con la Moschea del Venerdì Masjid-i-Malik, che splende con le sue porte a nicchia “iwan” decorate da maioliche turchesi.

La Majid-i-Pa Minar e l’animatissimo baazar coperto descritto dai visitatori che  sostavano con le loro carovane nel vicino caravanserraglio.

Da Kerman una strada segue l’antica pista nel deserto per la poderosa e suggestiva cittadella fortificata sasanide di Bam che fu ampliata e arricchita di palazzi e padiglioni durante l’era islamica fino alla dinastia Safavide,i palazzi fortificati delle Quattro Stagioni Chahar Fasl conservano l’ antico fascino e dall’alto offrono un’indimenticabile panorama sulla  cittadella Arg-è Bam e sul deserto.

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Yadz

Nel suo Milione Messer Polo decanta la bellezza di Yadz che visitò nel 1272 durante il viaggio verso il Catahy,ma l’antica città  carovaniera  era già nota  da un migliaio di anni,  nell’epoca sasanide era uno dei più importanti centri religiosi del culto zoroastriano, testimoniato dalle antiche Torri del Silenzio che si ergono nel deserto fuori Yadz e dove per secoli gli zoroastriani hanno adagiato i loro defunti per isolarli dalla terra corrotta e farli  divorare dagli  avvoltoi.

La città ancora riveste il  suo ruolo per tutti i fedeli di Zarathustra che arrivano da ogni  parte in pellegrinaggio al Fuoco Sacro che arde ininterrottamente da  milletrecento  anni  nel  suo sacro  braciere trasportato in un nuovo tempio.

Zarathustra portò la nuova  religione nell’epoca achmenide, in un’era di infinite divinità introdusse il culto del dio supremo Ahura-Mazdah,il cui fuoco sacro arde in eterno, dal quale discendeva il potere dei re. Yadz sorge come un miraggio sull’altipiano tra i deserti orientali di Dasht-e-Kavir e Dasht-e-Lut in un’oasi che deve la sua vita millenaria all’ingegnoso sistema dei canali sotterranei “ qanat” che portano le acque dal monte Shir Kuh a decine di chilometri di distanza.

Nel VII secolo gli arabi portarono l’Islam e le dinastie musulmane che si sono succedute edificarono quartieri, moschee e baazar ammirati da Marco Polo e gli altri viaggiatori, nonostante la devastazione dei mongoli che si abbatterono incontenibili su tutta la Persia.Nei secoli successivi la città fu arricchita di nuovi palazzi,mercati e le moschee dell’Ora e del Tempo,che ancora si ergono magnificamente dal 1326 con i loro minareti, la vecchia biblioteca e l’università teologica medersa,le carovane continuarono a sostare nei  caravanserragli di Yadz e fiorì  sotto i Safavidi.

Isfahan

Sulla  via di Isfahan si erge l’antico Tempio del Fuoco zoro astriano Atashgah su un colle arido da dove lo sguardo spazia sulla città adagiata in una grande oasi attraversata dal fiume Zayandeh a millequattocento metri di altitudine, dove ora  vivono quasi due milioni di abitanti.

Una leggenda narra che il Vizir Azaf condusse il re Salomone su un tappeto volante per mostrargli il suo paese desertico, ma apparve un lago azzurro circondato da boschi dove si gettava un fiume e in quell’oasi divina sorse Isfahan. Fioriva già nell’era achmenide come ome Aspadana fin dal V secolo a.C., fu descritta da Strabone e fu centro commerciale culturale durante gli imperi dei Medi,i Parti e i Sasanidi,fino all’arrivo degli arabi nel VII secolo e all’avvento dell’Islam.

La dinastia turca selgiudiche ne fece una splendida città, sopravvisse alla furia di Gengiz Qan, ma fu devastata da Tamerlano .I viaggiatori medioevali ne furono ammirati e il grande Ibn Battuta la paragonò a Damasco per bellezza, ma fu con la dinastia Safavide e lo Shah Abbas nel XVI sec. che  divenne ” La metà dell’Universo”. Tra il 1587 e il 1629 furono edificate le grandi opere architettoniche e i successori  arricchirono la città per un secolo, fino all’invasione degli afghani e il successivo dominio dei Qajar che ne segnò la decadenza, ma  i suoi  tesori continuano ad incantare i visitatori.

Il fiume è la vita di Isfahan con quattro superbi ponti, il più antico Shahresan risale all’epoca sasanide e ricostruito dai Selgiudichi, lo splendido Ponte delle Trentatrè Arcate fu costruito dai Safavidi nel 1602, dove il fiume si restringe sorge quello di Jubi dalle ventuno arcate,infine il Pol-e-Khajou che lo Sha Abbas II volle edificare nel 1650 per competere con gli altri e farne un centro di ritrovo per i cittadini.

Isfahan fu celebre per la sua tolleranza culturale e religiosa, come da secoli testimonia il quartiere cristiano armeno di Jolfa dalle chiese fatte edificare dallo Shah Abbas e che tutti coloro che sono succeduti hanno sempre rispettato e abbellito.

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La cattedrale è un’armonia di stili cristiano e islamico e la cappella un gioiello cristiano nell’Islam con i suoi affreschi seicenteschi di anonimi Caravaggi armeni che raccontano i Vangeli,le storie degli Apostoli e la Resurrezione.

Il magnifico palazzo quadrangolare  Delle Quaranta Colonne Chehel Sutu, in realtà ne possiede venti che raddoppiano riflettendosi nella lunga vasca del parco creato nel 1647, le pareti affrescate da scene di ricevimenti safavidi e personaggi europei, ricordo di ambasciatori e mercanti.

Il lunghissimo viale Chahar Bagh attraversa Isfahan e supera il fiume per il parco reale Hazar Garib sfiorando il palazzo di Sulayman Shah,la moschea Masjid-i-Shah e l’ università teologica madrasa edificata nel XVII sec. in onore della Madre dello Shah.

Il cuore di Isfahan è la sua immensa e splendida piazza lunga mezzo chilometro e larga centocinquanta metri voluta dallo Sha Abbas per farne una delle meraviglie dell’Islam e del mondo intero,chiusa dalla Moschea dell’Imam dominata da una cupola di cinquantadue metri finemente decorata alla quale si accede da una maestosa “porta a nicchia” iwan, dove la decorazione persiana islamica ha raggiunto la perfezione.

All’interno del vasto cortile affacciano quattro grandi iwan in maiolica blu e le pareti della Moschea e della  Medersa, risplendono di superbe decorazioni in maioliche multicolori, arabeschi e raffinata  calligrafia che ricorda  i  versi del Corano. Anche le grandi porte del baazar ai lati della piazza, sono capolavori di decorazione a maioliche che cambiano di colore con lo spostarsi del sole, portano in un dedalo ordinato di vie che affacciano nella piazza con visioni sempre splendide e diverse,come la facciata della moschea Masjid-i-Sheik-Loftollah dalla  tonalità rosea e gialla dei suoi mosaici, impreziositi dall’opera del grande maestro calligrafo Ali Reza Abbasi.

Dall’altro lato si erge il palazzo Ali Qapu,il Magnifico Portale dai sette piani fu edificato all’inizio del XVII sec. per ricevere sovrani, ambasciatori e ospiti di riguardo e dalla cui terrazza gli Sha assistevano alle partite di polo.  All’estremità settentrionale della piazza il grande iwan Qaysarya è l’ingresso principale del baazar che si estende per tre chilometri fino alla Moschea del Venerdì Majid Jometh Isfahan, dove abbandonarsi tra le botteghe di tappeti, miniature, orificeria,antichità e manoscritti miniati.

Dove sorgeva un antico tempio zoroastriano sasanide, i selgiudichi nel XIII sec. edificarono la Majid  dal vasto cortile con splendidi “iwan” ai quatro lati, ognuno con una fontana e decorazioni in maiolica turchese e oro, dalle cui volte pendono come stalattiti le sculture “maqarnas”.

Persepolis

Tra Isfahan e Shiraz l’altopiano contiene i più antichi tesori delll’apogeo dell’impero Achmenide, tra i pochi resti della prima capitale Pasagarde del VI sec. a.C., si staglia solitario  il mausoleo di Ciro, primo grande imperatore degli achmenidi che estese l’impero dall’Egitto e la Turchia al Pakistan, trionfatore e acclamato come liberatore dai popoli dell’Asia Centrale. Cadde nel 529 nella sua ultima battaglia e le spoglie furono portate a Pasagarde per essere onorate in quel mausoleo di marmo isolato e magnifico nel silenzio dell’altipiano.

Più oltre, a Naqsh-e-Rostam gli achmenidi scavarono nella roccia le grandi tombe dei loro leggendari sovrani Dario I, Serse, Ataserse e  Dario II a quindici metri dalla base del costone roccioso  con le vaste facciate a croce altre dieci metri dominate dal simbolo dell’ Unità della Nazione Ahura Madza, al centro delle quali vi è l’accesso ai sepolcri e Dario I fece edificare una costruzione quadrangolare davanti il sepolcro di Ataterse consacrata a Zarathustra e che doveva conservare per l’eternità il Fuoco Sacro zoroastriano, poi attorno i sasanidi scolpirono grandi rilievi che ricordano le vittorie e le glorie dell’ impero.

Dario I il Grande riconquistò i territori dell’impero di Ciro e fondò la nuova capitale a Persepoli nel 518, volse le attenzioni ai confini occidentali e le colonie greche del Mar nero,iniziando l’epica era delle guerre con le Polis elleniche culminata nella sconfitta di Maratona nel 490 e  morì mentre progettava un nuovo attacco alla Gracia.

Persepolis è una delle meraviglie archeologiche del mondo, Dario la volle grandiosa come il suo impero, delle due scalinate d’accesso al grande palazzo Apadana si crede che quella di destra fosse riservata a sovrani e principi,l’altra a notabili, cortigiani,scorte e visitatori di più basso rango.

Le decorazioni raffigurano i popoli sottomessi che recano i loro tributi a Dario e tutti dovevano varcare l’imponente Porta delle Nazioni che conduceva all’Apadana con il Palazzo di Serse e la Sala delle Cento Colonne dai capitelli zoomorfi, oltre cui si trovano il palazzo quadrato del tripylon, i palazzi di  Dario e Serse e dietro i vari edifici che costituivano la splendida cittadella.

Sul colle di Rahmat che la domina  si stagliano le tombe imperiali di Ataterse II e Ataterse III mirabilmente scavate nella roccia  simili a quelle di Naqsh-e-Rustam e la vista spazia sui resti dell’antica capitale dei Re dei Re shahashan che la luce radente del sole calante tinge di ocra e si avvia ad uno dei più suggestivi tramonti d’Asia che accompagna la marcia all’orizzonte di nomadi Qashqais con le greggi nel loro millenario spostarsi sugli altipiani.

Shiraz

Sull’altopiano del Fars,che vide l’apogeo dell’antica Persia con Pasagarde e Persepolis,sorge Shiraz che fu un piccolo centro nelle epoche achmenide e sasanide e che divenne città con l’arrivo degli arabi e dell’Islam nel VII secolo,splendida e famosa sotto la dinastia Buwayhide trecento anni dopo.

Tra i palazzi, giardini, baazar e moschee, fiorì la cultura della Persia islamica che richiamò astronomi, scienziati, artisti, architetti, musici, letterati e poeti e da secoli sta adagiata su un’oasi tra i monti Zagros nel deserto meridionale divisa tra la città più antica e quella nuova che risale al medioevo.

La moschea più antica è dell’epoca dei Buwaydhi che la edificarono nel IX secolo e tutti la chiamano  semplicemente La vecchia, per distinguerla dalla Nuova di trecento anni più tardi, entrambe dalla raffinata architettura e splendide  decorazioni che non smettono mai di incantare i visitatori, come il mausoleo di Cheragh Shah del XIII secolo e altri edifici,sotto i Safavidi sorse la Medersa e il suggestivo baazar.

I persiani amano il loro passato, l’arte e la letteratura, ma sopra ogni cosa i poeti, il sultano Mahmud di Ghazni attirò a corte artisti e poeti nel XI secolo e fu mecenate di Farrokhi,’ Onsori, Manuchehri e il grande Firdusi che resero la poesia persiana  celebre nel mondo islamico e oltre i suoi confini.Abu Sa’id ben Abi ‘l-Kheyr,al-Hujviri e Sana’i di Ghazni incantarono le corti e i popolo con le loro liriche mistiche. Con le celebri roba’iyat il grande Omar  Khayyam raggiunse la grande poesia universale, scoperta dall’occidente con la  traduzione di Fitzgerald.

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A Shiraz sorgono i mausolei dei grandi poeti Sa’di, che compose nel XIII secolo e Hafez che ne fu il degno erede  cento anni dopo, protagonisti della cultura islamica persiana e quotidianamente oggetto di pellegrinaggi degli iraniani.

Il mausoleo di Sa’di si  erge in uno splendido giardino con i suoi mosaici rosa e turchesi, i visitatori  passano ad onorare la sua tomba e qualcuno ne recita i versi, poi se ne vanno nella frescura del parco a conversare e bere tè in attesa del pranzo  da consumare all’ombra degli alberi  secolari.

La tomba di Hafez attende i visitatori alla sommità di una grande scalinata, piccolo tempio della poesia con i suoi fedeli che tutti i giorni vengono a rendergli omaggio prima di sciamare educatamente nello splendido giardino e riposarsi nella vecchia casa da Tè a conversare tra un sorso di chay e una boccata dal narghilè.

Hafez ha lasciato il suo patrimonio culturale e  spirituale ai mistici  Sufi che nel Giardino delle Sette Tombe meditano sul mondo e sull’anima  ispirandosi ai poemi del loro grande confratello. Shams ad-din Mohammad, detto Colui-che-conserva Hafez, per la sua perfetta conoscenza del Corano, nacque verso il 1319 e non lasciò mai la sua Shiraz, la tradizione vuole che incontrò il temuto Tamerlano e riuscì ad incantare anche colui che terrorizzava la Persia con la grande  abilità nel comporre e declamare i suoi versi.

Con il suo unico poema lungo diwan, le brevi masnavi e soprattutto gli splendidi poemetti gazal, cantò mirabilmente Shiraz e l’amor cortese, grande interprete della mistica coranica e ironico fustigatore del formalismo, maestro della poesia simbolica che definì “mistura alchemica di ragione e di vita, rivestita dalle forme del canto e del ritmo.

I persiani lo amano,come amano tutto il loro passato,dagli intellettuali ai più umili si recano in pellegrinaggio alla sua tomba,molti credono che aprendo un libro dei suoi versi a caso si può  leggere un auspicio su fatti futuri,forse il destino.

Da: Paolo Del Papa. Treasure of Iran, Terhan AITO, 1996

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