Pakistan

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Fin dall’antichità tra le le vie dall’ Asia occidentale e i lontani  paesi dell’est erano le le vie della Seta dall’ Iran attraverso l’ Afghanistan per la regione che culla fu dell’ antica civiltà dell’Indo, ove a nord diramava nel  desertico Xinkiang per la Cina percorsa dai primi viaggiatori europei e ad est continuava per  l’India. Dopo la decadenza dell’antica civiltà dell’Indo, da est giunsero popoli dravidi e da ovest gli  iranici antenati dei Pashtun, sorsero città nel territorio divenuto crogiuolo di razze e culture diverse legate in parte solo con l’arrivo dell’Islam portato nel medioevo  da Mahmud di Ghazna e da allora imprescindibile identità religiosa di tutta la sua storia fino al moderno Pakistan. Dalla drammatica indipendenza alla lunga dittatura di Zia-ul-Haq, il dramma dei profughi afghani e poi i Talebani che ci basavano di Al Qaida, dilagandovi con i criminali Tehrik-i-Taliban, il perverso fondamentalismo, l’ imposizione della Shari’a e l’ oppressione delle donne,leggi Zina sui rapporti illeciti che prevedono la lapidazione, la Ridda sull’apostasia e altre contro la blasfemia, punite con la morte. Per le antiche vie dell’Asia si giungeva dal Baluchistan, da nord per il Laghman e montagne del Kafiristan popolato dai Nuristani o per il passo  Khyber dominio delle tribù Pashtun provenendo da Jalalabad, che ho percorso venendo dall’ Afghanistan all’inizio del suo lungo martirio di guerre verso  Peshawar. Di lì qualche anno dopo sono poi tornato in quel martoriato Afghanistan seguendo trafficanti per il Khyber e rientrarando con una carovana per il Beluchistan. All’epoca  Peshawar s’apriva come caotico di baazar, colori, odori e suoni confusi tra  richiami dei muezzin nelle ore canoniche clakson, motori più impensabili e vociare d’oriente. Trafficanti di affari loschi e devastanti, personaggi pittoreschi dai vecchi fucili e pugnali scivolati fuori dalle pagine di Kipling. A tornarci durante la prima guerra in Afghanistan vagavano  profughi che sono ancora lì dimenticati dalle condizioni  drammatiche, preda di sinistri figuri e mujaheddin d’ogni fazione a preparare la loro guerra civile trasformandosi in Talebani che all’ora l’occidente ammirava tanto e finanziava e che qui si sono poi scatenati nei sanguinari Tehrik-i-Pakistan . Più a nord da Gilgit si va per il Baltistan dominato dalla grandiosità dell’Hindu Kush passando per Skardu verso l’incanto del Chitral tra magnifiche vallate, foreste, torrenti e laghi, dove da secoli vive isolata e mai islamizzata l’ infedele popolazione tribale dei Kalash. Ultimi pagani dalle origini leggendarie come discendenti dei militi greci di  Alessandro Magno che nel viaggio si fermarono in queste valli unendosi alle popolazioni locali generando la stirpe Kalash, ma più probabile da tribù giunte dalle steppe russe che ne spiega aspetti e molte tradizioni ,in entrambe i casi vengono da molto lontano. Dal Kafiristan l’antica via procedeva nella valle dello Swat culla dell’ antico Regno ove fiorì la cultura Gandhara, la straordinaria via via dello Swat in un suggestivo ambiente naturale che ho seguito sulle orme del grande Giuseppe Tucci, tra  i fieri popoli indipendenti del Dardistan dalle antiche tradizioni nei loro territori tehsil governati dai tehsildar. A Taxila o sorse il leggendario santuario occidentale del buddismo, centro del Gandhara ove  l’ Ermes greco, portato dagli artisti di Mègas Alèxandros, si incontrò con il  Buddha e il suo mondo producendo sorprendenti modelli e rappresentazioni di alti livelli artistici e culturali per una civilità unica nella storia. Ne rimangono le rovine dell’antico monastero dove le statue del  Gautama e i suoi  Bodhisattva attorno allo Stupa volgono i visi screpolati dal tempo ad ogni lato del mondo come meditando su di esso. Taxila era crocevia per l’India ad ovest e per la Cina a nord su uno degli inerari sulle vie della Seta attraverso il passo Khunjeerab, che ricordo per la prima volta in una tremenda bufera invernale, oltre il Karakoram nelle suggestioni dei monti Muztagha per l’antica oasi di Kashgar e il cinese Xinjiang. Dalla via dello Swat si continua nella natura grandiosa di selvaggia bellezza e popoli antichi del Gilgit Baltistan, ricordo di suggestioni ambienti e gente ormai sprofondati nell’ incubo dell’oscuro fondamentalismo e la violenza  Tehrik-i-Taliban. Tornando alla vecchia  Peshawar s’andava a sud per Rawalpindi e la moderna capitale Islamabad, dopo di che inizia subcontinente indiano a Lahore d’umida calura soffocante del monsone che annebbia le vie caotiche di un’umanità miserabile e animali tra le strade sporche e maleodoranti dei quartieri popolari dove i bambini giocano nelle fogne aperte, la cappa inesorabile e tragica della miseria sovrappopolata. Porta di quella via dell’India percorsa tante volte nelle sue grandezze e miserie che lì appariva nel museo d’arte Gandhara con l’ esibizione del Buddah digiunante dalle ossa a fior di pelle  che somiglia alla tragica realtà del subcontinente dove un’umanità diseredata sopravvive in un Karma disgraziato aspettando la morte per una reincarnazione più umana. Cronache raccontano fantastici palazzi, templi e giardini d’ un grande centro hindu dalle origini leggendarie cantate dal Ramayana come fondata da Lava figlio dell’eroe mitico Rama, fu fiorente  centro di antico Regno Indo, ma ne rimangono pochi resti incomprensibili, cancellata dall’Islam. La sua esistenza è ricominciata solo con la storia dell’ impero Moghul quando sorse la moschea Wazir Khan che fu gran Madrasah a diffondere l’ Islam in India dal Paese dei Puri Pakistan ove la Shari’a regola tutto, ma con l’ ascesa dell’ odioso fondamentalismo si rincorrono le notizie quotidiane di persecuzioni, i crimini dei Lashkar-e Taiba e anche qui il terrorismo degli Harkat ul Mujaeedin. All’ epoca si lasciava visitare da quei quartieri miserabili ai viali dominati dall’ alto Minar-e-Pakistan, nella vecchia Lahore e le antiche moschee che dirama  dalla gigantesca Badshahi percorrendo la sua storia nei magnifici giardini Shalimar del Gran Moghul Shah Jahan, i fasti dei sultani  Maharaja Ranjit Singh e la cittadella Shahi Qila dominata dal Forte Lahore capolavoro d’architettura Moghul del leggendario imperatore Jahangir il cui mausoleo ne veglia la tomba nella quiete della campagna fuori Lahore. Di li a proseguire nel Punjab per traversare il deserto Thar verso il Rajasthan e poi  lungo il Gange per gli antichi regni Magadha e Maurya, il fiorente Gupta e gli altri succeduti fino al Moghul. Si schiude l’ India millenaria, confusa nei suoi miti, che attende splendida e tragica di storia  ove nell’antico porto di  Barygaza giungevano le rotte marittime delle Spezie incrociandosi a quella via dell’India.

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