Narcotraffico in Messico: un impero di violenza

Narcotraffico in Messico: un impero di violenza


La situazione messicana, le ingerenze statunitensi e l’aumento della domanda di quel vicino lucroso mercato favorì la nascita e la rapida crescita dei criminali Cartelli messicani con i loro traffici che hanno infestato il mondo e sprofondato nella violenza questo paese

Nella geografia del narcotraffico latino americano fino agli anni novanta il devastante commercio internazionale della cocaina era monopolio assoluto delle potenti e feroci organizzazioni criminali  che operavano in Colombia, adoperando per il trasporto bande messicane verso il più lucroso mercato statunitense.

Con la decadenza  dei cartelli colombiani della droga e la fine del più potente di Medellìn, quelli che erano solo i trasportatori divennero protagonisti del commercio verso il mercato più florido iniziando il nuovo narcotraffico messicano divenuto un grande affare  illegale dalle enormi dimensioni con  il controllo e l’ apertura di nuove vie per gli Usa  coinvolgendo anche le organizzazioni statunitensi e non solo quelle palesemente criminali.

Legata ai narcos e ai cartelli della droga è anche la vecchia pratica del Coyotaje per il traffico di disperati migranti messicani oltre il confine statunitense affidato ai loschi e spietati coyotes che spesso dopo essere stati pagati li lasciano nel deserto dove in gran parte muoiono, oltre a lucrare sui migranti rapiscono anche coloro che vengono presi dalla polizia statunitense  ed espulsi lasciandoli indifesi al confine chiedendone il riscatto alle famiglie rimaste negli Usa, uccidendo chi non se lo può permettere.

I Cartelli Messicani

Dal suo inizio alla fine degli anni novanta nel decennio successivo si è estesa la mappa del  narcotraffico in Messico e negli Stati Uniti con il violento e crescente potere di quei sanguinari Cartelli messicani scatenando feroci conflitti tra di loro per il controllo dei territori e il predominio nelle regioni settentrionali ove passano le vie di quello che è divenuto il più lucroso e devastante per la popolazione  narcotraffico  americano.

Scontri tra bande, stragi, massacri, torture ed omicidi efferati anche su inermi cittadini gli spietati capi di quei Narcos messicani hanno rapidamente accumulato enormi ricchezze investite anche oltre confine e nelle banche statunitensi, stravolgendo l’ economia e le istituzioni tra corruzione e complicità fino ad una situazione ormai incontrollata nell’ infuriare di una vera e devastante guerra della droga dalla  violenta storia con i suoi percorsi.

Alla fine degli anni novanta da Matamoros il Cartello del Golfo iniziò il suo dominio alleandosi con i dominatori territorio del Michoacàn noti come Familia Michoacana, consolidato nel decennio successivo assoldando le bande paramilitari dei feroci sicari  Los Zetas che dal 2010 hanno fondato la loro violenta organizzazione nel territorio del Tamaulipas  seminando il terrore accordandosi poi con il cartello dei  fratelli Beltrán-Leyva contro lo stesso cartello del Golfo e le altre organizzazioni che finirono sterminate l’ anno dopo.

Sul confine statunitense operava l’ organizzazione criminale di Tijuana  servendosi anch’ essa dei sanguinari mercenari criminali che avevano preso il nome di  Los Zetas , destinati a diventare in breve l’ espressione più violenta con le loro stragi, assassini ed efferate esecuzioni del  potere narcos.

Intanto cresceva la potenza del Cartello di Sinaloa  alleato con i trafficanti di Juàrez che presero il controllo della principale via con Stati Uniti fondando il Cartello di Juàrez,  dal 2007 separato dagli alleati di Sinaloa scatenando un sanguinoso conflitto per il dominio sul territorio di Ciudad Juárez assieme alla feroce  organizzazione  chiamata  La Línea.

Il Sinaloa  era guidato da Joaquin Guzmàn noto come  El Chapo che divenne il narcotrafficante più ricco e ricercato al mondo, con le sue  alleanze di corrotti funzionari nel governo ed esercito  si scontrò con il cartello Beltrán Leyva e  con gli emergenti Los Zetas. Si servì delle bande dei Los Negros contro  gli avversari e  dopo la cattura di El Chapo il suo  impero criminale venne conteso tra altre organizzazioni.

La regione di Gudalajara era dominata dal cartello di Colima, tra Jalisco e il Michoacan spadroneggiva il Cártelo de los Valencia detto anche Milenio, sulla frontiera occidentale statunitense il loro  cartello di Tijuana, che nel 2002 estese il suo dominio  alleandosi con il più meridionale  cartello di Oaxaca, poi decaduto e diviso tra varie organizzazioni criminali.

Nel territorio di Tijuana  giungono anche le rotte della droga della Baja California facendone una delle regioni più lucrose  e oltre agli eredi del cartello di Sinaloa è  stato conteso da quello di Jalisco detto Nueva Generación Matazetas,  in violento conflitto con Los Zetas, una guerra con migliaia di morti, che insanguina la frontiera settentrionale. Divenuto il nemico più temuto il feroce e spietato cartello Los Zetas  ha portato il conflitto tra tutti quelli rimasti e la guerra alla droga a livelli terrificanti con migliaia di morti tra le bande, torture, decapitazioni, cadaveri appesi per le strade, attentati e assassini di funzionari non corrotti tra polizia ed esercito, politici, funzionari governativi, giornalisti ed innocenti cittadini, una strage con oltre cinquantamila vittime dal suo inizio nel 2006, continuata anche dopo l’ uccisione del loro capo Heriberto Lazcano detto  El Lazca nel 2012, fino alla  recente cattura del successore e altrettanto sanguinario  Carlos Guizar.

Dalla sua elezione nel 2006 il presidente messicano  Felipe Calderòn si è impegnato militarmente contro la  criminalità organizzata ed il narcotraffico, opera continuata dal 2012  con il successore Pena Nieto, ma la repressione è stata in parte vanificata dagli eccessivi libelli di violenza dei narcos, corruzione e impunità con solo un’esigua quantità di processi a sentenza, il terrore della popolazione soffocata dall’ omertà, con la sola resistenza di eroici giornalisti, attivisti, difensori dei diritti umani ed organizzazioni accolgono il lamento dei familiari delle vittime e dei desaparecidos.

Trump e Messico

Mentre la politica sull’ immigrazione di Donald Trump,  che si rivela  il più stupido e pericoloso presidente Usa, delira su progetti e muri scatenando una diplomatica  crisi con il Messico, quelle organizzazioni cercano di portare il conflitto messicano all’ attenzione internazionale e solo attraverso una loro  pressione il Messico potrebbe  uscire dal capitolo più tragico della sua storia moderna.

Da quando sono stato per la prima volta in questo paese cercando di seguirne itinerari nella sua storia e cultura dalle antiche memorie delle civiltà precolombiane alle tradizioni indigene e le città coloniali, l’ ho poi ritrovato a ricercare la sua identità negli eventi che lo hanno travolto per altri drammatici itinerari sulle vie dei migranti e dei narcotraffici, ne rimane il rimpianto dei vecchi percorsi che sembrano persi e che molti in questo Messico cercano orgogliosamente di riaprire ridando linfa vitale alla sua  storia.

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