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Nativi del Wyoming e le pianure

La regione montuosa del Wyoming e quella che si stende per le grandi pianure centrali nordamericane quando vi giunsero i primo europei erano da secoli territorio di diverse popolazioni indigene come  la grande nazione di Sioux di stirpe Lakota, Dakota e Oglala, le tribù dei Tsistsistas poi chiamati  Cheyenne, il Popolo Serpente come si definivano egli Shoshoni, la lega tribale dei Niitsap o Piedi Neri, i Crow e gli Araphao che vivevano nelle grandi pianure centrali , le grandi comunità degli  Arikara, Mandan e Hidatsa che formavano la nazione delle Tre Tribù,  a volte frequentato per la caccia anche dai i più meridionali e bellicosi Nermernuh noti come Comanche.

La cultura dei nativi

La tradizione religiosa e culturale, come per tutte le altre popolazioni indigene nordamericane, si fondava sull’ animismo che assegna energia vitale e spirituale ad ogni cosa e luogo emanata dal Grande Spirito Wakan Tanka, l’ essere supremo noto alle popolazioni indigene settentrionali come  Manitou e che i Cheyenne chiamavano Maheo. La spiritualità  era in parte simile alla Mitologia degli altri popoli nativi nordamericani che interpretava il mondo degli spiriti e le entità sovrannaturali con le pratiche dello Sciamanesimo come comunicazione esoterica tra quell’ universo e gli Spiriti che lo popolano e  il mondo terreno attraverso il viaggio spirituale che conduceva alla mistica visione Hanblecheya e i riti di purificazione per la grande  cerimonia  annuale della  Wiwanyag Wachipi o la Danza guardando il Sole che invocava le forze divine  per la prosperità delle comunità. I depositari delle tradizioni lo erano anche della Magia tra i nativi che esorcizzava le influenze degli spiriti malvagi e interpretava  quelli benevoli attraverso varie forme e  la simbologia dei Totem  animali, mentre lo sciamano  Manitonquat che conosceva i segreti della natura  praticava la Medicina per curare le infermità con gli antichi rimedi, ma anche per  guidare l’ energia vitale interpretando il Sacro Cerchio nella simbologia della Ruota Medicina. Oltre alle varie cerimonie religiose e sciamaniche erano praticate quelle ispirate alla cerimonie ritualità Lakota   diffusa in tutto il territori , come l’ uso cerimoniale della sacra pipa cerimoniale  del calumet che nella  tradizione mitologica  dei Sioux e tutti i nativi di stirpe Lakota era nota come čhaŋnúŋpa , portata tra le comunità e donata  agli antenati Ikce Wicasa dalla dea del Bufalo Bianco Ptesànwin. Come per le altre popolazioni l’ esistenza era intimamente legata alla spiritualità e la ritualità fondata sullo sciamanesimo che permetteva la comunicazione con il mondo sovrannaturale e gli spiriti attraverso le pratiche e ritualità dello sciamano capace di entrare il quel mondo per cercare le soluzioni alle avversità, comunicava con il sovrannaturale nel mistico percorso del viaggio spirituale dell’ Hanblecheya, così chiamato dai popoli di stirpe Lakota, spesso accompagnata da un mistico stato di trance per ottenere la guida o la conoscenza da forze o spiriti soprannaturali,  che avveniva in diversi riti cerimoniali nella ricerca della visione nota anche come  Vision Quest , da interpretare come guida nel mondo degli spiriti, ma anche come ricerca interiore per trovare la via nella vita nella guarigione dello spirito.  Uno sciamano era anche  il depositario delle tradizioni che i bianchi chiamarono  Medicin Man, capace di curare il corpo e lo spirito delle persone, esercitando i suoi poteri nella capanna delle cure e guarigioni o il lodge di  Medicine, portava gli amuleti e oggetti simbolici del potere soprannaturale che solo lui poteva utilizzare in una sacra sacca ove conservava anche le piante curative come depositario dei tramandati segreti della tradizionale erboristeria. La grande cerimonia chiamata dai Cheyenne Hoxehe-vohomo ‘ehestotse consacrata alla Casa della Nuova Vita  era celebrata con la Danza del Sole chiamata Wiwanyang Wachipi in lingua Lakota , diffusa tra gran parte del popoli indigeni delle pianure nelle Great Plains, così come altre cerimonie e danze rituali.

Quando si nasce Ma’heo’o conferisce il dono del respiro omotomo e la spiritualità mahta’sooma che durante la vita si accrescono anche con la protezione e guida del proprio spirito portatore del  Power Animals emanato dagli spiriti degli animali potenti che accompagna con tutta la vita con  le sue qualità di carattere e potere come  guide che compaiono nei sogni o nei Viaggi Spirituali per la Ricerca della Visione Hanblecheyapi. La grande cerimonia iniziava avvolti dai vapori nella tradizionale  loggia del sudore o la capanna che i bianchi chiamarono Sweat house ove avveniva il rituale della purificazione chiamato Inipi dai Sioux per le iniziazioni, eventi importanti o guarigioni e permea di mistica sacralità per le comunità. Oltre ad altri rituali nelle cerimonie, tra le tante e varie danze rituali  si tenevano le grandi riunioni tribali e cerimoniali  danzanti dei Pow wow invocativi e propiziatori per eventi della comunità, le stagioni di caccia e la guerra,  come quella celebrata dalla temibile società guerriera  Cheyenne dei Dog Soldiers, così chiamati dai bianchi i Cani Pazzi che ne facevano parte guidati dal capo dei Cheyenne meridionali Toll Bull . Prima di divenire sciamano ne  era un guerriero il saggio uomo medicina noto come capo  Porcupine  che nel poi 1890 introdusse tra i Cheyenne la nuova religione espressa nella Ghost dance fondata dal mistico predicatore dei Paiute Jack Wilson, noto come il profeta Wovoka  e tra i nativi ormai in gran parte sterminati e rinchiusi in anguste riserve si diffuse lo spirituale movimento di liberazione fondato su quella Dance duramente represso dal governo statunitense .

 “Siediti ai bordi dell’aurora, per te si leverà il sole. Siediti ai bordi della notte,per te scintilleranno le stelle. Siediti ai bordi del torrente, per te canterà l’usignolo. Siediti ai bordi del silenzio, Dio ti parlerà. Non si può imbrigliare il vento”

 

Le esplorazioni e l’arrivo dei bianchi

A lungo quel territorio rimase fuori dalle esplorazioni nel  nord ovest fino all’ inizio del XIX secolo quando nel 1803 il governo statunitense con al presidenza di Jefferson decise di iniziare le esplorazioni attraverso  i vasti territori del West per trovare una via dalla costa orientale per quella occidentale e fu inviata una spedizione del Discovery Corps, come venne chiamato lo speciale reparto militare guidato dal capitano Meriwether Lewis e l’altro esploratore  suo commilitone con il grado di tenente William_Clark. Spingendosi nelle zone più selvagge e meno conosciute dell’ ovest nordamericano quella  spedizione  fu la prima ad entrare in quei territori come una grande avventura partendo da St.Louis in Missouri, percorrendo un lungo itinerario di dodicimila chilometri Lewis e Clark  giunsero sulla costa nord occidentale nel territorio dell’ Oregon  da dove tornarono ad est e alla fine dell’ estate 1804 raggiunsero le grandi pianure con le praterie delle Great Plains entrando nel  territorio dei nativi Lakota, Dakota e Oglala  chiamati Sioux  incontrandone la tribù dei Ihanktonwan Dakota Oyate o Yankton  nel South Dakota, meno bellicosi dei più occidentali Teton noti come Lakota che trovarono ad ovest cercando di evitare lo scontro prima di continuare ad occidente tra i nativi Mandan. Nel loro territorio per passare l’ inverno venne eretto il forte Mandan trovando come guida il cacciatore di pellicce canadese di origine francese Charbonneau molto noto tra gli indigeni della regione  per aver sposato una nativa di rango di una tribù del popolo Shoshoni. Toussaint Charbonneau e la consorte indiana Sacajawea, preziosa interprete ed intermediaria con i nativi, condivisero le avventure della lunga  spedizione e le esplorazioni di quei vasti  territori indigen. Vi partecipò anche  l’ esploratore ed ufficiale John_Colter che se ne separò nel 1807 come cacciatore trapper per avventurarsi Wyoming  nell’ ignoto territorio dello Yellowstone descrivendolo  per primo, continuando a sud per la catena montuosa che gli Shoshoni chiamavano  Teewinot o molti pinnacoli ribattezzata Teton Range che si eleva con le altre  montagne nel cuore del magnifico Gran Teton, ma il territorio continuò a rimanere isolato per un ventennio fino al 1827 quando l’ altro esploratore Jim Bridger si avventurò tra le montagne del Wyoming  sud occidentale da sud attraverso la maestosa catena delle Rocky Mountains ove per un’ ampia valle tra il Wind River Range e le meno elevate Antelope Hills scoprì il passaggio del South Pass  che permise poi il transito del lungo percorso aperto nel 1841 che fu chiamato Oregon Trail  attirando pionieri, coloni e ed avventurieri attraverso gli antichi territorio tribali, così come il Bridger Pass  dal 1869 permise il transito della prima  lunga ferrovia  Transcontinental. Dall’ epoca anche il territorio tribale del Wyoming, così come ad quello dello Utah ad ovest e il più meridionale limitrofo  che si stende in  Colorado, divenne transito di pionieri ed immigrati verso l’ ovest ed anche qui quelle popolazioni come tutte le altre furono  coinvolte nella storia delle guerre indiane che devastarono i territori dell’ ovest nel XIX secolo, celebrate nel mito del Far West che anche qui  consumarono lo spaventoso  genocidio dei nativi.

“Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto.”

 

Il genocidio dei nativi

Shoshoni e Bannok

Quelle terre erano da secoli abitate dalle comunità del popolo Bannock  di stirpe Shoshoni che, dopo  dopo gli scontri con i coloni e l’ intervento dell’ esercito statunitense nel 1868 , furono costretti dal Fort Bridger ad essere confinati nella riserva di Wind River nel Wyoming ed altre comunità di nativi  assieme ai Bannok in quella di Fort Hall  dove una decina di anni dopo si ribellarono e molti evasero con valorosi guerrieri guidati dal capo Buffalo Horn che assieme a comunità di Paiute furono costretti a combattere contro il poderoso esercito statunitense in quella che fu chiamata la guerra dei  Bannock  , resistendo valorosamente i sopravvissuti finirono detenuti in forti militari ed altri  confinati in riserve molto lontane, come quella di  Yakama nel settentrionale  Washington Territory. Gli  Shoshoni popolavano un vasto territorio tra le grandi pianure, il Wyoming e l’ Utah settentrionale, delle tribù meridionali i Goshute nello Utah convivevano con quella di medesima stirpe dei Timpanogos o Timpanog fino al 1847, quando giunsero i fanatici ed integralisti  pionieri mormoni  che ne invasero il territorio, costringendoli  e gli a reagire con una rivolta guidata dal capo Tondzaosha chiamato Pocatello nel 1850, sedata con vari massacri fino alla resa per essere confinato con i sopravvissuti  nell’angusto  territorio  di  For Hall . Poco dopo le tribù espropriate e vessate iniziarono guerra guidata dal capo Colorow noto come Walkara, i coloni con le loro sanguinarie milizie aiutate dall’ esercito sconfissero i Goshute e Timpanog invadendone le terre rimaste confinandoli poi nella riserva di Skull Valley nello Utah in condizioni miserabili ove ne sono sopravvissuti una trentina. Nella regione infuriò poi la della Snake War contro i ribelli Shoshoni occidentali, i Bannok e i Paiute settentrionali  chiamati i guerrieri serpenti del Weiser durata quattro anni dal 1864 con la guerriglia contro le guarnigioni statunitensi guidata da diversi capi come quello dei Paiute  Pahninee aka o c Paulina, a combatterli vennero inviati contingenti dell’ esercito come quello comandato dal generale  Crook.

“Attendetevi che i fiumi scorrano all’ incontrario allo stesso modo che ogni uomo nato libero sia contento d’ essere rinchiuso entro limiti precisi senza la libertà di andare dove vuole.”

 

Cheyenne e Sioux

Nelle Grandi Pianure gli ultimi a resistere furono i fieri Tsistsistas o Nostro Popolo delle tribù Cheyenne assieme alla Grande Nazione degli indiani Sioux, quelli che vennero detti i Signori delle Praterie Comanche e nei territori più meridionali indomiti guerrieri Apache del sud ovest. Nel 1864 dopo che alcuni Cheyenne avevano attaccato un treno il governo statunitense ordinò la deportazione di tutte le comunità della regione per deportarle inviando un reggimento  comandato dal colonnello Chivington con l’ ordine di massacrare tutti gli indiani che trovava, attaccando la popolazione inerme come nel massacro consumato nel villaggio di Sand Creek  in Colorado. Poco dopo i Sioux, guidati da Maḣpíya Lùta noto come Nuvola Rossa e l’ altro grande capo Tȟašúŋke Witkó degli Oglala Lakota chiamato Cavallo Pazzo riunirono i loro guerrieri per vendicare i soprusi americani attaccando  un reggimento dell’esercito. Nei territori tra il Wyoming e il Montana per due anni dal 1866 infuriò la guerra del Powder River detta anche di Nuvola Rossa come era chiamato il celebre capo  Maḣpíya Lùta della grande tribù Sioux degli Oglala , intanto nel 1868 il capo Cheyenne Mokatȟavataȟ chiamato Black Kettle, accampato con la sua gente e venne attaccato di sorpresa dal sanguinario colonnello George Custer  alla guida della sua scatenata cavalleria massacrando sul fiume omonimo a Washita in gran parte anziani, donne e bambini difesi eroicamente da un pugno di guerrieri in un vile ed impari scontro ricordato come la strage di Washita . Nello stesso anno in Wyoming venne stipulato un trattato a Fort Laramie tra il governo e i Sioux che stabiliva il loro territorio tra il Powder river per il Wyoming fino alle sacre Pahá Sápa o i neri colli delle Black Hills, mentre tra il Wyoming orientale e il Dakota meridionale venne creata anche la riserva di Standing Rock chiamata dagli indiani Nyaŋ Woslál Háŋ. Pochi anni dopo nel sacro territorio Pahà Sàpa dei Sioux, chiamato dai Cheyenne Moʼȯhta-voʼhonáaeva, nel 1874 furono scoperti giacimenti auriferi e cominciarono a giungervi cercatori ed avventurieri, l’ esercito statunitense ne trattò l’ acquisto con il capo dei Sioux Oglala Nuvola Rossa e quello dei Lakota Siŋté Glešká chiamato Coda Chiazzata che venne rifiutato. Alla fine dell’ anno successivo i cercatori d’ oro avevano invaso il territorio e il governo ordinò a tutti gli indiani di rimanere nei confini della riserva ritenendo ostili coloro che non ubbidivano, considerata un’ altra insopportabile vessazione nella regione delle Black Hills  iniziò l’aspro e sanguinoso conflitto con i bianchi ricordato come la grande guerra Sioux del 1876. Celebrando l’ unione con una grande cerimonia e la Danza del sole o sul fiume Rosebud, le tribù Sioux guidate dai capi Tatanka Yotanka o  Toro Seduto degli Hunkpapae e Tȟašúŋke Witkó degli Oglala Lakota ormai noto ai bianchi come Cavallo Pazzo si allearono con i Cheyenne del capo Éše’he Ôhnéšesêstse chiamato Due Lune. Nel giugno 1876 il governo decise l’ invasione di quei territori per riprenderli agli indiani inviando agguerriti contingenti, il generale Crook avanzò a nord da Fort Fetterman nel Wayoming, il colonnello John Gibbon nella regione tra i fiumi Powder e Bighorn, da est il generale Alfred Terry assieme a Capelli Gialli come gli indiani chiamavano il sanguinario colonnello George Custer. A metà del mese trovarono i guerrieri Cheyenne e Sioux sul torrente Rosebud in Montana che li sconfissero per la prima volta il 17 Giugno 1876 in quella che è ricordata la battaglia combattuta a Rosebud, poco dopo gli  indiani vennero attaccati dalle truppe del generale Crook sconfiggendolo in un duro scontro, fu inviato in  avanscoperta il 7th Regiment  di cavalleria comandato dal famigerato protagonista dei massacri di nativi  Custer che decise di attaccare, questa volta non aveva difronte gente inerme, ma i guerrieri della nazione Sioux, assieme ai più valorosi  dei Cheyenne e quelli della fiera tribù degli Arapaho. L’ ormai celebre Tatanka Yotanko, il Toro Seduto  Sitting Bull capo supremo di tutte le tribù i Sioux,  guidava la sua gente  assieme al valoroso Tȟašúŋke Witkó o Crazy Horse, mentre valorosi  guerrieri delle altre tribù Húŋkpapȟa di stirpe Lakota seguivano Il capo Pizh o Piji ribattezzato Fiele  assieme  all’ altro capo  conosciuto come l’ abile condottiero  Gal  che tra i loro avevano Il giovanissimo Heȟáka Sápa o Alce Nero divenuto poi sciamano e capo degli Oglala, mentre con Ishaynishus o Due Lune guidava i guerrieri Hotamétaneo’, noti come Dog Soldiers dalla temuta fama, l’ altro valoroso  capo Cheyenne  Kâhamâxéveóhtáhe detto  Wooden Leg . Quel 25 giugno del 1876 lungo l’ omonimo torrente attesero Custer e i suoi cavalleggeri a Little Bighorn sconfiggendoli con la furia della vendetta, sopravvisse solo il trombettiere italiano John Martini che era stato inviato a chiedere rinforzi. In quel territorio oltre il Wyomig settentrionale nel Montana orientale si celebrò un’ epica vittoria per gli indiani, mentre per i bianchi fu la disastrosa sconfitta ove rimase ucciso l’arrogante Custer nella battaglia combattuta a Little Bighorn. Dopo quella vittoria sei mesi più tardi agli inizi del 1877 nella battaglia di Belly Butte a Wolf Mountain vi fu l’ultimo grande scontro  tra l’esercito statunitense comandato dal generale Miles contro i guerrieri Sioux e Cheyenne guidati da Cavallo Pazzo che vennero sconfitti ritirandosi nei loro territori ormai inesorabilmente minacciati. Dalla sconfitta passarono un anno a resistere senza più possibilità di fronteggiare il poderoso esercito statunitense, così assieme agli alleati Arapaho , con la promessa del governo di poter fare ritorno alle loro terre se non le fossero gradite, andarono nelle riserve che trovarono desolanti. Molti le lasciarono guidati da Dull Knife  e l’altro fiero guerriero Cheyenne  Ohkomhakit  noto come  Little Wolf  riuscendo a tornare nel loro territorio in una più decorosa riserva.

La lunga marcia dei Nèz Percè

Con la creazione del parco di Yellowstone nel  1872 dal territorio furono scacciate le tribù di nativi che lo popolavano e frequentavano da secoli, agli Shoshoni orientali con un trattato del 1868 fu assicurato di potervi cacciare ed a una loro tribù  di allevatori di pecore chiamati  Sheepeaters di mantenervi i pascoli, ma come sempre con tutte le altre popolazioni native il trattato non fu mai rispettato dal governo statunitense e anche a loro furono  interdette quelle terre. Mentre la grande nazione dei Sioux con i loro alleati del popolo Cheyenne combattevano per difendere l’ invasione dei loro territori, anche iI Signori delle Praterie meridionali Comanche e gli indomiti indiani del sud ovest Apache erano da tempo scesi sul sentiero di guerra contro le poderose amate statunitensi,  una tribù dei Nèz Percè con famiglie, donne e bambini cercava di sfuggire all’ inseguimento dell’ esercito statunitense. Con pochi guerrieri guidati da Hinmaton Yalaktit o Tuono che rotola noto come il grande capo Giuseppe assieme a suo fratello minore capo dei guerrieri Wallowa  Ollokot, il capo  Allalimya Takanin chiamato Looking Glass che finì anch’ egli ucciso combattendo valorosamente, Peo peo Hih Hih Pellicano Bianco o White Bird, Hemene Moxmox o Fulmine Bianco dei guerrieri Wallowa noto come  anche Yellow Wolf. Ognuno dei capi guidava solo poche decine di guerrieri e contro di loro furono mandate ingente truppe ben armate comandate dal generale Nelson Miles che divenne il famigerato nemico degli indiani assieme al generale Howard che ne iniziò il lungo inseguimento, subendo la prima sconfitta di un suo reparto  nel canyon di White_Bird in Idaho.  Due settimane dopo l’ altra battaglia combattuta a Big Hole nel 1877, sempre inesorabilmente inseguiti dall’esercito la lunga marcia dei Nèz Percè per un paio di settimane attraversò quello che cinque anni prima era stato dichiarato territorio protetto nello Yellowstone, continuando poi il l leggendario percorso di libertà  che continuò fino ad essere raggiunti con i pochi e valorosi guerrieri sconfitti nella battaglia tra i monti del Bear Paw in Montana poco distante dal confine canadese ponendo fine all’epica Lunga marcia per la libertà dei sopravvissuti con donne e bambini cercando rifugio nella drammatica  fuga in  Canada . Con la sua gente e i pochi guerrieri rimati a difenderla, assieme ai suoi fidi il capo Giuseppe  fu costretto alla resa all’inizio di ottobre del 1877

La fine di un mondo

Dopo anni di scontri e battaglie nelle lunghe Guerre Sioux, nell’ ultimo decennio del XIX secolo tutte le trbù indiane avevano smesso di resistere relegate per sempre nelle miserabili riserve e solo i Chippewa tentarono di uscirne con una rivolta soffocata nel sangue. Intanto il grande e leggendario capo Toro Seduto si era rifugiato in Canada con la sua gente nel 1877 per poi arrendersi definitivamente quattro anni dopo confinato anche lui in una riserva, ma il suo mito rimaneva sempre vivo e nel 1885 accettò di entrare nel circo Wild West che aveva organizzato il famoso avventuriero William Frederick Cody noto come Buffalo Bill per esibirlo come lo sconfitto capo dalla sconosciuta lingua, credevano raccontasse avventure orituali, mente invece li insultava in ogni modo. Tornato nella riserva di Standing Rock in North Dakota ne venne ordinato l’ arresto, difeso da pochi fedeli fu ucciso assieme al figlio Piede di Corvo e il 15 dicembre 1890 il grande capo venne sepolto nel vicino Fort Yates  e con il vile assassinio dell’ indomito Toro Seduto  terminava l’ epopea della valorosa resistenza nelle Grandi Pianure. Era la fine dell’ antico mondo dei nativi nordamericani,  definitivamente segnata dall’ ultimo atto dell’ arrogante violenza contro un popolo esausto dalla gente ormai inerme. Confinati nella riserva che chiamavano Wazí Aháŋhaŋ Oyáŋke a  Pine Ridge nel South Dakota poco ad est dal confine con il Wyoming ove si trovano i discendenti, alla fine del  1890 alcune centinaia di Sioux, seguaci di Wovoka, mistico predicatore della tribù dei Paiute, si allontanarono per onorare con le cerimonie della Ghost dance l’anziano e moribondo capo della tribù  Miniconjou dei Sioux  Si Thànka o Heȟáka Glešká noto come Big Foot. Raggiunsero il luogo sacro ove scorre il torrente Wounded Knee che chimavano  Čaŋkpé Op e per tutti divenne tristemente noto come luogo del vile massacro a Wounded Knee dove oltre duecento indiani inermi con donne e bambini furono sterminati dalla soldataglia del famigerato Seventh reggimento cavalleggeri che si macchiò di un altro ignobile capitolo nella sua storia tanto celebrata assieme ad un secolo di nefandezze nel mito del Far west. I sopravvissuti di quei nativi che popolavano il Wyoning e le grandi pianure furono tutti confinati nelle anguste riserve, i discendenti delle tribù settentrionali dei Cheyenne si trovano nel territorio del Tsėhéstáno come come chimano la  Northern Cheyenne Indian Reservation a Tongue River nel sud est del Montana verso il Wyoming,  in South Dakota  la riserva del Cheyenne River, un tempo parte di quella vasta ove furono confinate le tribù  sopravvissute della grande nazione Sioux nel territorio dell’ Íŋyaŋ Woslál Háŋ come chiamano la loro riserva di Standing_Rock in Dakota, mentre in Wyoming si trovano nella riserva indiana di Wind River  che ospita quel che rimane delle  tribù orientali del grande popolo Shoshoni e le ultime  comunità degli Arapaho  settentrionali delle grandi pianure centrali.

 “Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso.”


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