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Indiani Shoshoni

Il grande popolo degli Shoshoni che ha dominato le pianure nordamericane contese con gli antichi nemici Sioux e Cheyenne e come loro ha resistito fieramente dall’ arrogante espansione dei bianchi fino ad esserne travolto

Il Popolo del Serpente

Forse perché al centro del loro vasto territorio tra le pianure si snodava il sinuoso fiume che pare un gigantesco serpente d’ acqua venne chiamato Popolo Serpente lo Shoshone del nord che abitava la grande pianura del fiume Snake tra i territori dell’ Idaho, Wyoming e Utah di cultura analoga al popolo Bannock e simile alle altre comunità e tribù tra le varie popolazioni indiane del Grande Bacino, come i vicini Shoshoni dell’ est Pohogwe chiamati anche Pohoini che ne condividevano la regione orientale.

Divisi nelle tribù dei Lemhi che si definivano Agaideka Mangiatori di salmone e i cacciatori di bufali Kuccuntikkae, i Mangiatori di Pecore Tukudeka che popolavano le Blue Mountains tra l’ Oregon e il Washington sud orientale. Le tribù degli Shoshoni settentrionali si dividevano in comunità e bande di cacciatori e guerrieri spesso denominati nella loro lingua dagli usi alimentari come i Kammitikka che erano Mangiatori di conigli, i Penkwitikka o Mangiatori di pesci, gli Yahandeka o Yahantikka venivano definiti Mangiatori di Marmotte.

Le altre comunità più numerose erano gli Utes che popolavano i territori del fiume Weber Boise chiamati come il loro territorio di caccia lungo il fiume Boise, I Bruneau che popolavano l’Idaho sud occidentale nella regione del fiume che ha preso il loro nome Bruneau, gli Shewoki da Shewoki o Paese del Salice nell’ Idaho occidentale attraversato dal fiume Weiser.

Le tribù orientali degli Shoshoni popolavano il Wyoming e furono i primi a servirsi di cavalli nella caccia e la guerra espandendosi nel Montana e a nord nell’ Alberta canadese scontrandosi con la confederazione Niitsitap dei Blackfoot Piedi Neri, mentre il popolo di medesima stirpe Nermernuh migrò a sud divenendo i Signori delle Praterie Comanche.

Anch’essi divisi in varie tribù e comunità come i cacciatori di bufali Kuccuntikka o del Wyoming occidentale, gli Haiwodekanee o Mangiatori di colombe che popolavano il territorio attraversato dal fiume Henrys Fork affluente dello Snake, i Banaiti Doyanee un tempo uniti ai Tukudeka e ai Bannok del nord come i Boho’inee.

La lingua degli Shoshoni derivava dall’ Uto-azteca centrale simile alla lingua Comanche avendo i due popoli origini in comune, come loro originariamente erano nomadi cacciatori e raccoglitori riuniti in bande di famiglie che si univano periodicamente per stagioni di caccia collettive e riti cerimoniali simili alle altre popolazioni indiane del Grande Bacino , le tribù settentrionali alla fine del XVII secolo acquisirono i cavalli divenendo abili cacciatori di bufali e guerrieri a cavallo adottando la cultura delle altre popolazioni indiane delle pianure .

Gli Shoshoni avevano modi di vita e alcune tradizioni simili ai popoli che furono a lungo loro alleati come i Crow delle tribù Absaroka, i Pawnee del Nebraska, I Numa settentrionali noti come Paiute della California, Nevada e Oregon, mentre di medesima stirpe erano i Bannock. Tutti tradizionalmente nemici degli Arapaho che dominavano le pianure tra Wyoming e Colorado con i loro alleati Cheyenne e le sette grandi tribù Očhéthi Šakówiŋ della nazione chiamata Sioux .

La fiera resistenza ai bianchi

Inizialmente non furono ostili ai primi bianchi giunti con le esplorazioni a nord ovest che entrarono nei loro territori, del popolo Shoshone era la principessa Sacajawea che seguì come guida interprete la spedizione di Lewis e Clark nel 1805, ma poi con l’arrogante espansione dei coloni furono costretti alla difesa e iniziò anche per loro il devastante scontro con un mondo che voleva travolgerli.

Dopo i conflitti con le tribù vicine giunsero gli scontri con i coloni bianchi e l’ intervento dell’ esercito fino al confinio nella riserva Wind River in Wyoming, quando capo Pinaquanah poi chiamato Washakie accettò dal governo statunitense il trattato stipulato nel 1868 a Fort Bridger. Tra il Nevada e lo Utah settentrionale era il territorio delle tribù occidentali del popolo Shoshone, i Kusiutte noti anche come Goshute erano divisi nelle comunità dei Pagayuats , Pierruiats e Tuwurints nello Utah sud occidentale i Torountogoats nel canyon di Egan in Nevada, condividevano pacificamente il loro territorio con i Timpanog di medesima stirpe fino al 1847 quando i fanatici pionieri Mormoni decisero che quella era la loro Terra Promessa abitata da selvaggi pagani e iniziarono ad invaderlo.

Il capo Timpanog Colorow o Walkara cercò di reagire scontrandosi con quei fanatici difensori della fede bene armati che li aggredirono all’inizio di marzo del 1849 a Battle Creek e pochi giorni dopo il massacro fu completato nel vicino Fort Utah. I sopravvissuti si unirono ai Goshute comincindo a confiscare il bestiame nelle loro terre invase dai Mormoni e il loro capo Daniel H. Wells nella sua criminale spiritualità nel 1851 inviò la loro soldataglia che continuò a braccare e scacciare gli indiani fino a quando nel 1860 Goshute e Timpanog persero completamente il loro antico territorio, vennero poi rinchiusi nella riserva di Skull Valley ove sono sopravvissuti una trentina in condizioni miserabili.

Il capo Tondzaosha chiamato Pocatello dal 1850 guidò le incursioni contro i coloni invasori nel territorio indiano dell’ Utah e sul precorso della loro avanzata ad ovest che era chiamato Oregon Trail, nel 1858 si oppose all’ invasone dei pionieri mormoni guidata Brigham Young protetti poi dall’ esercito statunitense che qualche anno dopo inviò un’ armata al comando del colonnello Patrick E.Connor con un reggimento che raggiunse il campo degli Shoshoni sul fiume Bear il 2 gennaio 1863 scatenando un violento attacco ricordato come il massacro del Bear River di quattrocento indiani compresi donne e bambini nella sanguinaria consuetudine militare statunitense contro i pellerosse.

Dopo la strage del fiume Bear braccato con i suoi guerrieri Pocatello fu costretto al trattato stipulato a Fort Bridger nel 1868 accettando che la sua tribù fosse confinata in Idaho in quella che poi si rivelò la miserabile riserva di Fort Hall.

Il capo degli Shoshoni settentrionali Washakie fu l’ unico a non opporsi agli invasori bianchi, permise ai coloni di attraversare il suo territorio aiutandoli nei loro percorsi, ma nel 1862 non riuscì ad impedire a molti dei suoi guerieri di unirsi ai Bannock per le incursioni contro i pioneri bianchi invasori ritirandosi con la tribù a Fort Bridger nel Wyoming quando i ribelli vennero sconfitti a Bear River l’ anno dopo, rappresentando il suo popolo nel trattato stipulato a Fort Bridger nel 1868 cedendo il territori dell’ Utah orientale e del Wyoming meridionale per la costruzione della ferrovia Union Pacific transcontinentale.

Quando nel 1876 infuriò la guerra contro i Sioux inviò guerrieri per combattere assieme ale truppe statunitensi contro i tradizionali nemici, poi si ritirò nella riserva di Wind River con i ringraziamenti dei bianchi mentre la sua gente sprofondava nella miseria. Nel frattempo era infuriata quella che il governo chiamò la Campagna contro gli Indiani, l’Oregon, l’Idaho e la California, nota come la Guerra dei Serpenti durata quattro anni dal 1864 con la guerriglia contro le guarnigioni statunitensi guidata da diversi capi come il Paiute Pahninee aka noto come Paulina e, impegnati nella loro guerra civile di Secessione, a combatterli vennero inviati contingenti dell’ esercito come quello comandato da George Crook divenuto poi famoso come Nantan Lupan quando fu mandato a combattere gli indomabili Apache del sud ovest.

Combattendo valorosamente furono inevitabilmente sconfitti inizò a sgretolarsi la fiera resistenza degli Shoshoni, nel 1878 cinquecento guerrieri Bannock e Paiute tra il Nevada settentrionale e l’Idaho meridionale impegnarono l’ esercito statunitense nella guerra Bannock, dopo la morte in battaglia del capo Corno di Bufalo, i guerrieri furono guidati dal capo Egan che rimase anche lui ucciso in un agguato in un campo della tribù Umatilla , dopo una valorosa resistenza braccati da un reggimento comandato dal generale Oliver O. Howard i superstiti Bannok furono costretti alla resta e riportati nella miserabile riserva di Fort Hall nell’Idaho, mentre i Paiute vennero confinati in quella di Yakama nel Washington.

Per una legge in Wyoming che proibiva l’ uccisione di alci vennero imprigionati diversi indiani che di quella tradizionale caccia vivevano e nel 1895 l’ esercito fu inviato a sedare una pretestuosa rivolta Bannock che in realtà era una pacifica protesta, ma servì ad ammazzare qualche indiano e deportarne molti.

Nel 1911 dopo che i coloni scacciarono dalla sua terra nella riserva Ondongarte detto Mike Daggett con la famiglia e un pugno di uomini sembra che razziarono del bestiame, inseguiti e braccati vennero tutti uccisi in quello che è ricordato come il massacro di Kelley Creek in Nevada, l’ ultimo della lunga serie che aveva sterminato questo ed altri popoli delle Grandi Pianure

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