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Yupik e Aleut dell’Artico

Storia e cultura dei nativi che popolarono il nord ovest artico ove rimangono le comunità più remote cercando di conservare le antiche tradizioni.

Nord ovest artico

Nell’immensa regione che si stende nel Grande Nord canadese, i vasti territori costieri orientali furono popolati dalle remote comunità native del più settentrionale popolo Inuit, discendenti dai primi paleo americani giunti dalla Siberia attraverso il tratto di mare all’epoca ghiacciato nello stretto di Bering che separa i territori settentrionali asiatico ed americano, ove le più lontane origini del popolamento risale alla preistoria dell’Alaska, con l’antica stirpe estinta delle comunità di cacciatori nomadi detti Beringian. A metà del XII millennio iniziarono a popolare la regione i discendenti dei primi paleo indiani artici nell’estremo nord ovest americano, antenati di molti popoli nativi dell’Alaska e del limitrofo territorio canadese. Dal III millennio le tribù nomadi definiti Paleoeskimo si unirono nelle popolazioni di quella che è nota come la cultura di Thule e per mutamenti climatici dall’Alaska occidentale si diffusero verso i territori orientali canadesi fondando la successiva cultura di Dorset. Discendenti dalla cultura di Thule nel I millennio a.C. il popolo Inupiaq o Inupiat migrò tra il territorio dell’Alaska e quello nord occidentale canadese, la loro più antica tribù di cacciatori nomadi Nunataaġmiut o Gente della Terra dei Nunamiut popolarono l’entroterra nord orientale ove se ne trovano le ultime comunità nel territorio di Anaktuvuk con l’omonimo centro. I Gdəlahɢəyu noti anche come Eyak popolavano il delta dell’Eeḵhéeni, come era chiamato dai nativi il fiume Copper che attraversa l’Alaska centro meridionale, dai culti e cerimonie sciamaniche simili alle altre popolazioni della regione, noti per l’uso di tamburi rituali decorati da figure umane e animali nei percorsi nel regno degli spiriti, riti esoterici e per predire il futuro, esorcizzare gli spiriti maligni, guarigioni e cerimonie della fertilità. Nella British Columbia nord occidentale il popolo dei Ts’msyan o Tsimshian è tra i più numerosi della regione, sulla costa nord occidentale del Pacifico il Popolo delle Mareee come si definiscono i Tlingit estendevano il loro territorio tradizionale tra l’Alaska e il British Columbia canadese sul conteso canale di Portland verso il delta del Copper River e gran parte dell’arcipelago di Alexander. Fu il popolo nativo fondatore dell’omonima cultura Tlingit dalla società divisa nelle diverse tribù o ḵwáanscon dalle comunità di clan e famiglie legate dalle tradizioni ispirate dalla complessa filosofia religiosa Tlinkit mitologicamente sorta dai primi clan del Corvo Yeil, il lupo Gooch e l’Aquila Chaak che hanno dato inizio alla lunga storia del popolo Tlingit fino alle comunità che sopravvivono in questo territorio.

Popolo Yupik

Dal Mare di Bering e l’Oceano Artico le coste occidentali e settentrionali canadesi vennero popolate dagli Inuit ribattezzati Eskimo, cacciatori e pescatori seminomadi diffusi anche in quelle della vicina Groenlandia, spostandosi periodicamente le tribù sopravvissero al clima rigido negli Igloo di neve ghiacciata e in tende temporanee durante le battute di caccia. Di antica origine comune agli Eskimo e di stirpe Yupik siberiana, si definiscono Yupighyt o vera gente e chiamati Yuits che popolano regione siberiana nord orientale e la penisola di Chukotka condividendo parte di quei vasti territori con gli Eskimo Sireniki noti come Sirenik di simili origini, tradizioni e lingua come i Naukansk o Naukan nell’estremità nord orientale della regione Chukotsky avtonomny nell’Okrug russo e il territorio dell’Alaska affacciato sul Mar di Bering nell’isola di St.Lawrence. Nella regione nord ovest canadese e l’ Alaska occidentale sono noti come Yupik di idiomi Qawiaraq e Inupiatun, oltre altri diletti derivati delle lingue Inuit, i loro antenati popolarono i territori costieri che dal nord si allungano nel Southwest dell’Alaska per la vasta regione attraversata dal lungo fiume Yukon, raggiungendo all’inizio del XV secolo il territorio del Kusquqvak come chiamavano il fiume Kuskokwim ove sono noti come Alaskan Yup’ik e sulla sponda ne rimane il villaggio di Crow con una piccola comunità, poco più a nord fondarono quella di Paimiut poi abbandonata. Altri villaggi sorsero sulla costa occidentale ove il Mar di Bering affaccia nel Pacifico, al largo delle foci del Kuskokwim e lo Yukon nell’isola di Nunivak, noti anche come West Alaska Eskimo le vicine comunità degli Yup’ik centrali. Parlano un diverso dialetto nella lingua Yugtun e popolavano il territorio occidentale attraversato dal fiume Yukon lungo la costa settentrionale affacciata nel mare di bering nella Iilgayaq come chiamavano la baia di Bristol e la penisola dell’Alaska settentrionale tra il Naknek river e la baia di Egegik o gyagiim painga, simili a quelli che sono chiamati a Cup’ik per l’idioma Chevak anche noto come Cup’ik nei territori costieri sul delta del fiume Kuskokwim. I Sugpiaq o Alutiiq avevano i loro territori tradizionali ove ancora se ne trovano le comunità nel Sound che si apre nell’ansa della baia di Prince William affacciata sul golfo dell’Alaska con le varie isole lungo il litorale del pacifico settentrionale disteso sulla fredda e frastagliata costa Southcentral da dove si allunga la terra ancestrale del Sugpiaq e il Yaghanen nella penisola di Kenai e sulla lunga striscia a sud ovest della costa nell’oceano con l’altra penisola di Alaska e la grande Qikertaq come chiamano l’isola di Kodiak tra i rilievi che affacciano sulle baie che non gelano ed altre vicine nell’omonimo arcipelago di Kodiak. Diversamente da quelle degli Eskimo Inuit orientali, le comunità dei Yupik in primavera ed estate con le famiglie si spostavano sui percorsi costieri per la pesca e nel lungo inverno si riunivano nei villaggi con la casa degli uomini qasgiq o qargi ove gli adulti insegnavano ai giovani la caccia e l’artigianato mentre nella vicina casa delle donne Ena le giovani apprendevano dalle madri e le altre donne la tessitura e le varie attività femminili, per poi scambiarsi i ruoli e far apprendere a tutti le diverse capacità come patrimonio culturale della comunità. Parte della vita tradizionale nei villaggi si svolgeva nelle due grandi case comunitarie e nelle abitazioni occupate da famiglie o clan arredate da pellicce ed utensili ed Illuminate dalle tradizionali lampade ad olio Kudlik, dagli abiti agli utensili, imbarcazioni e slitte o armi per la caccia e pesca, erano sempre realizzati accuratamente e spesso decorati per richiamare gli spiriti e convincere quelli degli animali a lasciarsi catturare, abili artigiani anche di utensili in metallo, pietra e osso, armi come coltelli, lance ed arpioni per la pesca e la caccia alle foche con le piccole imbarcazioni di pelli qayaqs come chiamano i kayak. L’intera esistenza era scandita dallo Yuuyaraq che regolava l’equilibrio spirituale, le tradizioni, la società, i rapporti tra individui, famiglie e clan, la conoscenza della natura per sopravvivere in armonia con essa, la caccia e la pesca e come placare gli spiriti degli animali onorandoli. Era influenzato da rapporto con gli spiriti anche l’abbigliamento tradizionale Aturaq dalla confezione e decorazioni spesso legate a valori simbolici, le tradizionali tuniche i dal cappuccio Kuspuk con pelli di caribù, nei lunghi e freddi inverni con il più pesante in pellicce Parka ed altri indumenti spesso decorati da perline, nappe alga o fiocchi kayurun. Cappucci uqurrsuk confezionati con la tunica o I separati yuraryaraq, i copricapo negiliq con strisce di pelliccia di volpe, di scoiattolo i circolari uivqurraq, per usi cerimoniali le teste di lupo e i nacarpiaq decorati come i vistosi nasqurrun a corona nelle cerimonie con le danze Yuraqing ove gli uomini indossavano bracciali di pelliccia kayurun decorati. Pantaloni maschili qerrulliik e femminili allirtet in pelle di foca o pelliccia, d’estate i più leggeri allirtet tenuti dalle cinture nungirun decorate, stivali Mukluk in pelle di renna o caribù oltre atre calzature di vario genere, guanti aasgaaq in pelle di foca decorati o di salmone impermeabili per la caccia e la pesca ove venivano usati occhiali da neve tradizionali niguak di legno. Tutto veniva confezionato dalle donne con coltelli dalla larga lama Ulu per vari usi, tagliare tessuti, pellicce e pelli poi lisciate con il raschietto d’osso Tellurun, le borse da cucito kakivik contenevano fili, tendini animali yualukaq, aghi di osso mingqun e mingqusvik, ditali metallici akngirnailitaq, reticoli per tagliare stoffe e pelli cuqcaun. Dalle tradizioni in parte simili a quelle della religione Inuit legata all’animismo e lo sciamanesimo con diverse cerimonie e rituali, ispirati anch’essi alla stessa mitologia Eskimo e le altre native diffuse tra le popolazioni del grande nord nelle varie religioni dell’Alaska. Credevano nell’esistenza di un mondo visibile ove vivevano ed uno invisibile popolato da spiriti dal confine spesso labile, tutto aveva un suo spirito e quello di molti animali si poteva trasformare, se un cacciatore percepiva un volto umano negli occhi di un animale ne scolpiva la maschera per indossarla danzando e raccontarne la storia nelle cerimonie. Gli spiriti più potenti e anche malvagi potevano essere visti solo nelle visioni rituali degli sciamani, entrando in contatto mistico con gli spiriti curavano le infermità, nelle avversità per la comunità varcando la soglia dei due mondi riuscivano a ripristinarne l’equilibrio. Un mondo di divinità e spiriti legati alla natura che entrano in contatto con la comunità attraverso le pratiche dello sciamanesimo diffuso tra i nativi del grande nord e in parte seguivano pratiche ispirate e alla tradizione sciamanica degli Inuit dai riti e cerimonie guidate dallo sciamano noto a tutte le popolazioni artiche come Angakkuq. Oltre alle ritualità di guarigione e i percorsi spirituali nello stato di trance per comunicare con gli spiriti, lo sciamano apriva le danze Yurak cerimoniali accompagnate dai tamburi cauyaq ove gli iniziati indossano le maschere kegginaquq o Cup’ig nei rituali cerimoniali della comunità, come per la festa annuale del Nakaciuq propiziatrice alla caccia delle foche nel sostilzio d’inverno e quelle della festa del messaggero Kivgiġñiq o Kevgiq per la caccia alla balena.

Aleut delle isole

Simili ai Yupik per cultura e vita tradizionale, sopravvivono nella regione costiera e all’estremo ovest nell’arcipelago delle Aleutine allungato nelle gelide acque del Pacifico settentrionale, gli Aleut che si definivano Unanga o Popolo nel loro quasi estinto idioma Unangam Tunuuc rimasto della lingua Aleut .In passato popolavano tutte le isole Aleutine e le Shumagin, oltre al territorio più occidentale che si allunga sulla penisola dell’ Alaska prima dell’arrivo degli europei che incrociavano le isole per la caccia alle balene. All’inizio del XIX secolo la compagnia Russo Americana zarista estese i suoi traffici nel commercio di pellicce sulle rotte costiere noto come Maritime, in gran parte per le coste occidentali del Pacifico settentrionale e i territori coloniali della Russkaya Amerika in Alaska. Nel 1820 la compagnia fece spostare diverse comunità nelle più remote isole Pribilof vulcaniche dell’Alaska e nel Mar di Bering e le desolate isole Komandorski che emergono al largo dell’Aleutsky nella vasta e lunga penisola nord orientale russa di Kamchatka ove ancora se ne trovano i discendenti. Tadizionalmente vivevano nelle capanne Barabara di zolle scavate nel terreno, cacciatori semi nomadi e abili pescatori in kayak che chiamano Baidarka per la pesca di salmone, merluzzi, granchi e crostacei, oltre mammiferi marini come trichechi e balene con arpioni, mentre sulle lande cacciano caribù, alci, cervi e buoi muschiati. Ne essiccano le carni per le provviste invernali che conservano assieme a quelle di balena e trichechi, oltre all’alutiqqutigaq di bacche e frutti mescolati a pesce e grasso. Nei lunghi inverni gli uomini si dedicavano alla costruzione dei kayak baidarkas, arpioni e lance, intaglio di maschere rituali, oggetti in legno e osso, i copricapo di caccia dalla visiera chagudax, mentre le donne si dedicavano alla tessitura e la confezione di abiti simili a quelli dei Yupik, oltre ad intagliare ed utensili. L’antica cultura  era fonte della società, religione e tradizioni, in parte simile a quella Inuit e dei vicini Yupik, come l’arte artica diffusa tra quelle popolazioni, abili nell’intaglio di legno, ossa e avorio di tricheco raffiguranti animali, figure umane ed esseri mitologici, monili e vari utensili, ogni clan aveva il suo stile che ne indicava le origini come le maschere rituali, figure antropomorfe e altre maschere policrome decorate rappresentanti un mitico popolo che abitava la loro terre prima dell’arrivo dei loro antenati, utilizzate nelle cerimonie e danze, mentre le donne si dedicavano ad intrecciare vimini per stuoie e cesti, oltre la tessitura e la confezioni di pelli e pellicce spesso finemente decorati. Anche l’arte del corpo esprimeva il loro rapporto con gli spiriti e allo stesso tempo necessaria ad espellere ogni male, gli orifizi potevano essere ingresso delle entità maligne khoughkh e forando orecchie, naso e bocca poi ornati di monili impediva loro di entrare nel corpo, così come i tatuaggi, diffusi in gran parte delle popolazioni native nordamericane, conferivano autorità spirituale oltre a manifestare la posizione sociale e l’estetica della persona.

Come i più numerosi Inuit dei territori nord orientali, anche i Yupik e gli Aleut dell’ovest cercano di sopravvivere nelle comunità artiche più remote del Grande Nord, cercando di conservare le antiche tradizioni di un mondo da millenni in armonia con la natura che lo circonda e che anche qui rischia di essere travolto.

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