La via della Spezie

La via della Spezie

Sulle antiche rotte e gli itinerari lungo l’antica via delle spezie


“…e su quelle navi  Hiram fece imbarcare i suoi marinai,esperti navigatori del mare,che insieme ai servi di Salomone andarono ad Ofir….La flotta giungeva ogni tre anni e portava oro,argento,avorio,scimmie e pavoni.”(1 Re,9-10). Circa mille anni prima dell’Era Cristiana la Bibbia descriveva l’ intenso traffico commerciale tra le civilta’del Mediterraneo e le lontane terre affacciate sull’Oceano Indiano su una delle rotte della leggendaria Via delle Spezie,ma già molti secoli prima di Salomone i Sumeri avevano sviluppato il commercio marittimo con i popoli di Dilmun e Magan sulle coste di Baharein e Oman, spingendosi fino a Melukkha nella Valle dell’Indo  dove si rifornivano del legname di tek indiano, usato negli edifici di Ur.

Nello stesso periodo gli egiziani aprirono le rotte nel Mar Rosso e lungo le coste africane verso la mitica Terra di Punt,della quale parla la cronaca della leggendaria spedizione inviata dalla regina Hatscepsut nel XV sec.a.C.,per procurarsi merci,cannella e spezie per usi cerimoniali e funebri,portate per mare da mercanti indiani fino alle coste africane. Questo insieme di rotte marittime per millenni permise il collegamento tra le grandi civilta’mediterrane con quelle dell’Asia orientale,in seguito divenne molto più rapido con la scoperta del regime dei venti monsonici dell’oceano indiano che d’inverno soffiano verso  nord est e in estate a sud ovest permettendo di navigare agevolmente sulle enormi distanze tra i due estremi del mondo.

In inverno da occidente le rotte originavano dal mar Rosso attraverso lo stretto Bab-al-Mandab e dal Golfo Persico,passavano lo stretto di Ormuz e proseguivano nell’oceano Indiano fino alle coste occidentali dell’India, lungo le quali si raggiungeva Ceylon. Da qui una rotta procedeva direttamente verso Sumatra e lo stretto di Malacca dividendosi a nord lungo le coste indocinesi fino ai porti della Cina, a est lungo le coste di Sumatra e Giava fino alle isole della Sonda e le Molucche che producevano la piu’ grande varieta’di spezie delle quali vi è sempre stata grande richiesta in occidente per millenni.

Sulla Via delle Spezie, come sulle altre grandi rotte commerciale della storia, oltre alla preziosa cannella e altri aromi, viaggiavano le merci piu’ varie:oro, preziosi, avorio ,manufatti, seta, tessuti, schiavi, legname pregiato, ma anche modelli artistici, religiosi e culturali che permisero l’incontro di popoli e civiltà lontanissimi tra loro, la nascita e lo sviluppo di regni che hanno lasciato testimonianze artistiche ed architettoniche dalle coste dell’Africa orientale a quelle arabe e persiane,dall’India allo Sri Lanka, dall’ Indocina all’ Indonesia, dal Borneo alle Filippine.

La scoperta di queste rotte si perde nella notte dei tempi,ma quasi sicuramente i navigatori indiani furono i primi a traversare l’oceano sia verso occidente che oriente,data la posizione centrale del subcontinente tra i due estremi della Via delle Spezie, la conoscenza del regime monsonico e la tecnica navale molto evoluta gia’nella meta’del secondo millenio a.C.,descritta anche nei Libri Veda hindu.

 

La scoperta dei monsoni

Vari testi hindu e buddisti del primo millennio a.C.descrivono le rotte commerciali:ad est attraverso il Golfo del Bengala e lungo le coste della”Terra d’Oro”Suvarnabhumi , tra Birmania e Malesia e verso il regno di Ceylon, poi conquistato dai Kalinga indiani che vi importarono il buddismo,ad ovest attraverso l’Oceano Indiano fino alle coste dell’Africa orientale, infatti il nome dell’isola Socotra deriva dal sanscrito e significa isola felice.

Il primo documento certo di una grande spedizione da occidente sulla rotta dell’est e’relativo a quella persiana voluta da Dario il Grande nel V sec.a.C. e affidata al comandante greco Scylak che raggiunse la regione dell’Indo,ma il monopolio della navigazione commerciale tra India e occidente rimase agli indiani per lungo tempo,essi ne furono sempre gli intermediari con l’estremo oriente,lo furono a lungo anche con l’impero cinese per la rotta nord est  lungo la Malesia orientale e l’indocina, sulla quale poi furono creati i porti di Haipong in Vietnam e di Canton in Cina, che dal II sec. a.C. furono fondamentali per il commercio marittimo  cinese con il resto del mondo.

 Lungo le coste dell’ Africa orientale e dell’Arabia meridionale,molto florida fin dall’ VIII sec.a.C.per il commercio dell’incenso,sorsero colonie costiere arabe,la piu’meridionale delle quali era Rhapta in Tanzania,esse furono a lungo importantissimi centri commerciali sulle rotte tra l’India e il Mar Rosso e completavano quell’enorme rete di rotte con porti e centri commerciali che comprendevano l’intero mondo conosciuto,dal Mediterraneo e l’Africa al sud est asiatico,che fu la Via delle Spezie.

Nell’antichità solo il genio militare e politico di Alessandro Magno,tra il 336 e il 323 a.C. riusci’ a unificare una vastissima area di questo mondo collegando le rotte carovaniere e quelle marittime e creando il primo enorme sistema di comunicazione della storia che contribuì enormemente ai traffici commerciali e culturali del mondo antico. Dopo la prematura scomparsa di Alessandro i suoi generali si spartirono l’impero fondando le fiorenti dinastie seleucide in Persia e tolemaica in Egitto e sul Mediterraneo che mantennero e svilupparono le vecchie rotte commerciali, ma furono soprattutto i Tolomei a dare nuovo impulso alla Via delle Spezie creando gli importanti porti sul mar Rosso di Coptos, Berenice,L eucos Limen e Audilis, i nuovi”terminali”della rotta con l’India e l’oriente.

 Tra storia e leggenda il greco Eudoxus ebbe indicazione da marinai indiani sulla rotta dei monsoni e dal II sec.a.C. le navi commerciali greche iniziarono i collegamenti direttamente con l’India intensificando il traffico sulla Via delle Spezie,della quale la prima grande descrizione occidentale fu l’anonimo Periplo del mar Eritreo, vero e proprio “manuale”scritto il secolo successivo,secondo cui la rotta piu’ accessibile partiva dai porti tolemaici del Mar Rosso verso sud con scalo ad Adulis e lungo le coste africane, Zanzibar e Rhapta.

A est faceva scalo a Mokha sulla costa yemenita prima di superare lo stretto Bab-el-Mandab, procedendo per Aden,la costa dell’Oman e lo stretto di Ormuz dove si collegava alla rotta del Golfo Persico con i porti di Charax e Apologos sullo Shatt-el-Arab e l’Eufrate. Da Ormuz la rotta seguiva la costa persiana fino a quella dell’attuale Pakistan per il porto di Barbaricon alla foce dell’Indo,quindi costeggiava il Gujarat per il grande porto di Barygaza dove convergevano le rotte dalle isole delle spezie e dalla Cina.

 Dopo la scoperta del regime monsonico le navi greche evitavano il lungo tragitto arabo e puntavano direttamente in India attraverso l’oceano indiano con l’Hippalus,il vento in poppa di inverno per l’andata e d’estate per il ritorno,successivamente si spinsero lungo le coste meridionali e il Malabar, proseguendo per quelle orientali fino al Bengala.

Sulle vie delle spezie

Indocina

Una delle rotte  sulla Via delle Spezie, procedeva lungo le coste birmane e thailandesi fino alla Malesia , continuando  in indocina e collegandosi  alla rotta indonesiana  le isole Molucche gran produttrici di spezie pregiate. I mercanti indiani fin dal III sec.d.C. posero le loro basi fino alla Birmania che chiamarono la “Terra dell’ Oro” Suvarnabhumi, dove diffusero il buddismo giunto dall’ India e lo Sri Lanka nel V sec. Dal regno indiano meridionale Pallava  invaso da quello  Gupta, vi fu una migrazione  tra la Birmania e la Malesia così che parte della regione fu nell’ influenza del regno Pala indiano che vi diffuse il buddismo Mahayana dominante in Indocina. La penetrazione iniziò dal delta del Mekong nel II secolo con il regno Funan esteso tra il Vietnam meridionale, la Cambogia, la Birmania e la Malesia sulle rotte  per  Giava.

Dal III sec. per i tre successivi il Funan dominò le rotte che collegavano l’ India e la Cina all’ Indonesia diffondendo la cultura indiana e  Il porto di Oc Eo della Cambogia fu tra i più importanti dell’ Asia orientale  mantenendo  la cultura indiana che i Chammalesi c diffusero lungo il  Mekong in Vietnam, fondando  il regno Champa nel II sec.d.C., ma limitato a nord dagli  Annamiti influenzati dalla Cina impedendo l’ “indianizzazione” del Vietnam come era accaduto in Laos e  Cambogia.  Il regno adottò la scrittura sanscrita, l’ induismo shivaista e il culto del lingam simile al cambogiano devaraja di Angkor, più tardi si diffuse il buddismo Mahayana che fu  dominante nel IX sec., ma mantenendo elementi hindu, le caste e l’ organizzazione clanica poi diffusa a Sumatra.

Nel 1312 fu invaso dall’ Annam e il Vietnam entrò nella sfera culturale cinese, visitato da Marco Polo e le sue ricchezze incantarono Odorico da Pordenone nel 1340,  trent’ anni più tardi era sotto l’influenza cinese  Ming e la cultura indiana fu cancellata dalla cinese,  la popolazione si disperse e i discendenti sopravvivono tra le montagne del Vietnam e l’ interno della Cambogia.  La cultura indiana  influenzò le popolazioni migrate in Birmania dal Tibet e lo Yunnan, quella Pyu fondò un  regno che nel VI secolo si estese nell’antica Terra d’Oro, fu introdotto il buddismo Hinayana e Mahayana, la capitale Srikshetra e la vicina Prome divennero importanti centri religiosi descritti dai pellegrini cinesi del VII secolo Usuan-tsang e I-tsing che chiamano Regno di P’iao il regno buddista che poi ebbe rapporti con la Cina dei T’ang. Nell’ VIII secolo fiorì anche il regno Thai di Nan Chao che invase  il Pyu, mentre quello  Mon prese la Birmania  e parte dell Thailandia creando i centri culturali di Pagan, Mandalay e Pegu in Birmania, Lopburi, Ayutthaya, Lamphun, Ratburi e Prachinburi nello stato di Dvaravati.

Malesia

La Malesia s’ allunga per oltre settecento chilometri nel mar Cinese Meridionale ed  é stata da sempre territorio di incontro tra  i commerci e le culture indiane e cinesi che fecero fiorire la regione costiera, mentre  l’ interno é rimasto per secoli isolato con la densa foresta tropicale e aspri rilievi montuosi ove sopravvivevano cacciatori e raccoglitori nomadi pigmoidi che i primi europei chiamarono “Negritos” per il loro aspetto negroide. Tra il III e il II millennio a.C. la penisola fu invasa dai paleomalesi che si insediarono sulle fertili zone costiere e le pianure; a partire dal III sec. a.C. giunsero le tribù protomalesi che invasero anche l’intera Indonesia e dai quali discendono le popolazioni dei due Paesi.

Malacca un piccolo villaggio di pescatori sulla costa occidentale, ma all’ inizio del XVI secolo uno dei sultani dediti alla pirateria vi fondò la sua base e da allora l’ ascesa del centro  fu incontenibile, fino a divenire il più importante porto dell’Asia sud orientale sulla via delle spezie ove convergevano tutti i traffici di quelle rotte.Il sultanato sot­tomise gran parte degli altri stati  della penisola e della vicina Sumatra divenendo il più importante centro di irradiazione islamica dell’estremo oriente. Una rilevante posizione strategica e commerciale che divenne oggetto dell’ espansione portoghese in quei territori così nel 1511 i lusitani condotti  da Alburquerque, invasero il sultanato  di Malacca aprendo un nuovo capitolo nella sua storia, per un secolo la colonia fiorì poi ebbe repentino  declino per contrasti commerciali con i cinesi e anche qui giunsero  gli Olandesi che con­quistarono la città nel 1641.

Riprese il suo ruolo sulle rotte che furono le antiche vie delle spezie fiorendo nuovamente e gli edifici olandesi andarono ad arricchire l’ ambiente urbano di Malacca con quelli portoghesi, come ne rimangono i resti così come li si trovano cercandone la vecchia atmosfera. Del successivo dominio britannico nel XIX secolo non rimangono invece tracce rilevanti nella città che  conserva invece quartieri e monumenti cinesi, mussulmani, portoghesi e olandesi. Ogni angolo di Malacca ricorda il suo glorioso passato da porto di di pirati, fiorente sultanato, i vecchi fortini portoghesi e olandesi che dominano la città dalle alture circostanti e dai quali si gode la magnifica vista della costa, le chiese cattoliche e protestanti, il porto dove ancora attraccano i sampan, dei pescatori e dei commercianti cinesi.

Indonesia

L’altra direzione della cultura indiana sulla Via delle Spezie orientale era la rotta che collegava l’India alla Malesia e il vasto arcipelago indonesiano percorsa fin dall’antichità, ma le prime testimonianze di insediamenti stabili, che hanno profondamente influenzato le popolazioni locali, risalgono al IV secolo, come le iscrizioni hindu in sanscrito rinvenute nella zona occidentale di Giava e quelle di Mulavarman in Borneo, lasciate da Punrnavaram, il sovrano del regno di Taruma che si sviluppò nella regione giavanese di Bandung, di cui parlano le cronache cinesi della Storia di Liang e più tardi quelle della Nuova storia dei T’ang,avendo inviato ambascerie nel Celeste Impero tra il VI e VII secolo.

Altre iscrizioni del IV secolo in sanscrito e pallava e statue hindu di stile Gupta, sono state rinvenute nella regione del fiume Mahakan nel Borneo Kalimantan, mentre nella zona occidentale del Sarawak altre iscrizioni e statue testimoniano la penetrazione del buddismo in Borneo nel VI secolo e la presenza di uno stato che si è sviluppato con l’influenza dei mercanti indiani sulla rotta delle spezie lungo le coste del Borneo Sarawak e  Kalimantan.

La Malesia meridionale, Sumatra e Giava erano frequentate dai mercanti indiani molto prima della nascita dei primi stati hindu, che le cronache cinesi chiamavano Kan-t’o-li, Ho-lo-tan, Cho-p’o e Ye-p’o-t’i e dei quali restano poche testimonianze, tra le quali una raffigurazione del Budda Amaravati trovata a Palembang, notizie più complete vengono dalla Storia dei Liang del VI secolo dove i cinesi descrivono il regno di Lang-ya-hisu, trascrizione dal sanscrito Langasuka, fondato ben quattro secoli prima in Malesia sulla rotta del nord verso l’Indocina e la Cina e dell’est verso le isole delle spezie indonesiane.

 Più a nord , probabilmente sulle coste della Thailandia meridionale, si era sviluppato il regno hindu di P’an-P’an che, sempre stando alle cronache cinesi, aveva rapporti commerciali e diplomatici con il Celeste Impero fin dall’inizio del V secolo così come i piccoli stati malesi di Tan-mei-liu e  Takkola, di cui parla il grande geografo greco Tolomeo ,tutti regni costieri sorti sulla rotta marittima che collegava l’India alla Cina e della quale ebbero il controllo durante la grande crisi politica e commerciale seguita alla caduta della dinastia Han e l’ascesa di quella T’ang tra il III e il VI secolo.

La caduta degli Han e l’interruzione dei grandi traffici marittimi sulla Via delle Spezie della Cina e l’India con l’impero romano decaduto, provocò una grande crisi commerciale tra oriente ed occidente, durante la quale gli indiani provenienti dal Gujarat, Orissa e Kalinga iniziarono la colonizzazione di Giava, seguendo la rotta più orientale dell’antica via marittima praticata fin dal I secolo, come raccontano le cronache della spedizione del principe Aji Saka e seguite dal principe del Gujarat che migrò a Giava con oltre cinquemila sudditi nel 603.I suoi artisti ed artigiani crearono l’ arte hindu giavanese che più tardi produsse i templi  dell’ VIII secolo sull’altipiano di Dieng consacrati a Shiva.

Precedentemente, sotto l’influenza indiana, a Sumatra era sorto il piccolo regno di Kling da cui nacque la civiltà Srivijaya che dal V secolo si estese a Giava divenendo la maggiore potenza marittima del sud est con il controllo delle rotte tra Malesia, Indocina, Cina e le isole più orientali della Via delle Spezie. Contemporaneamente nella regione occidentale di Giava si impose la dinastia Sailendra nel piccolo regno di Mataram, probabilmente discendenti dalla famiglia reale del Funan indocinese, stabilì rapporti commerciali e culturali con gli altri stati indianizzati del sud est asiatico, con l’ India e lo Sri Lanka, dal quale fu introdotto il buddismo che ispirò grandi crazioni artistiche ed architettoniche religiose, soprattutto il vasto complesso del Borobodur, la più alta espressione dell’architettura buddista in Asia e sicuramente uno dei più suggestivi capolavori di tutti i tempi.

I Sailendra estesero il loro dominio sulla regione centrale di Giava ai confini con il potente regno Sri Vijaya e ad est sull’isola di Bali dove fu introdotto l’induismo che, mescolandosi ad antiche tradizioni animistiche locali, produsse quella particolare forma magico-religiosa che ancora oggi caratterizza la religione balinese e la vita quotidiana degli abitanti, gli unici a resistere alla travolgente penetrazione islamica che secoli più tardi si estese in gran parte del sud est asiatico.

Durante l’ultimo periodo dei Sailendra nel IX secolo, vi fu una grande rinascita dell’induismo che si sostituì nuovamente la buddismo,ispirando altri grandi capolavori architettonici come i 190 templi di Lara Djonggrang che costituivano un vasto complesso di cui rimangono gli splendidi edifici a Prambanang vicino Yogyakarta. La vicina isola di Bali divenne un fondamentale centro commerciale sulla rotta della Sonda e di Timor verso le vere isole delle spezie nelle Molucche, acquisì il ruolo di “depositario”dell’antica tradizione hindu giavanese e nell’isola dominata dalla montagna sacra Gunung Agung, sorsero i suggestivi complessi sacri di Besakih, Tampaksiring, Bedhulu, Bangli, Karangasem, klungkung e molti altri che, assieme alle tradizioni e cerimonie ormai celebri nel mondo, testimoniano la sopravvivenza dell’antico induismo nel vasto arcipelago islamizzato.

Mercanti arabi e penetrazione islamica

La decadenza della cultura indiana in Indonesia fu definitiva quando l’islam penetrò nel sud est asiatico sulla Via delle Spezie seguendo le stesse rotte adoperate dai mercanti arabi e persiani fin dal IV secolo per raggiungere i porti cinesi, fondando una colonia commerciale a Canton e nel VII secolo anche a Sumatra, frequentavano i mercati malesi ed indonesiani,seguendo le rotte più orientali per creare centri nelle Molucche,in Borneo e nelle Filippine. I testi del letterato cinese I-tsing raccontano delle rotte seguite dai mercanti arabi e persiani per Canton e Sumatra, il suo concittadino Kan-hi descrive la colonia persiana dell’Hainan fondata nell’ XI secolo, durante il suo viaggio a Sumatra nel 1292 Marco Polo notò quanto l’islamismo fosse penetrato rapidamente nella regione dove il sultano Malik al Saleh regnava sul vecchio stato hindu di Pasai, visitato nel 1340 anche dal grande viaggiatore arabo Ibn Battuta che ci racconta come l’antica colonia persiana a Psai aveva introdotto l’Islam nel regno e che il discendente di Malik si dilettava di teologia islamica e aveva aderito alla dottrina shafi’ta.

 Nel XIV secolo tutti gli antichi regni indianizzati costieri tra la Malesia e Sumatra erano islamizzati, cronache del 1380 raccontano del raja malese Mandulika che regnava nel Tregganu ,alla fine del secolo si sviluppò un sultanato in Brunei, descritto da Pigafetta nel secolo successivo durante la spedizione di Magellano. L’islam penetrò in tutti i vecchi stati indianizzati costieri del Borneo dal Sarawak al Sabah e il Kalimantan, proseguendo la sua rapida diffusione a Sulawesi,le isole Sulu,Mindanao e le Filippine meridionali. A Sumatra e Giava si era ormai sostituito all’antica cultura hindu percorrendo le setesse rotte sulla Via delle Spezie che raggiunsero poi le isole della Sonda dilagando da Lombok a Flores fino a Timor e poi le Molucche,solo il radicato induismo balinese impedì la penetrazione musulmana nell’isola che si trovò circondata e minacciata per secoli dal resto dell’Indonesia musulmana.

© Paolo del Papa estratto da : Le vie della Storia. Vol. Asia: La via delle Spezie.

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