Laos

Laos


Laos del Mekong

Sfiorando la Birmania e il Triangolo d’Oro, il Mekong attraversa il Laos per milleottocento chilometri, gonfiandosi per le piogge d’estate e scendendo a valle si allarga nella pianura fino all’antica capitale Luang Prabang dove le due sponde si fronteggiano da quattrocento metri di larghezza. Poi torna a stringersi tra le montagne scorrendo impetuosamente tra violenti vortici e rapide,iniziando una grande ansa che costeggia la Piana delle Giare e tornando navigabile, a Vientiane diventa maestoso e scorre a sud allargandosi fino a due chilometri verso Savannakhet. Da qui penetra in strette gole tornando turbinoso e precipita per cento chilometri nelle violentissime e impressionanti rapide di Khemarat passando per l’antico centro di Pakse, prima di entrare in Cambogia on altre turbinose rapide a Khone dove si dirama precipitando in varie cascate verso la pianura.In questo lungo tratto il Mekong attraversa un territorio incredibilmente vario entrando da nord tra montagne aspre e selvagge dominate dagli oltre duemilaottocento metri del massiccio Pou Bia,  le foreste tropicali coprono i rilievi che si uniscono verso sud alla propaggine dell’altipiano birmano Shan nel massiccio del Doi Luang Prabang, poi scendono nell’altipiano Tranninh dove si stende la Piana delle Giare tra Luang Prabang e Vientiane e scorre lungo il confine con la Thailandia. La regione più meridionale  comprende i contrafforti della catena dell’Annam e l’altipiano di Boloven  fino alla Cambogia. Il mistero continua ad avvolgere le origini dei primi abitanti del Laos e sembra che tribù nomadi di razza melanesiana vi giunsero in epoche remote seguite da quelle paleomalesi e mongoliche, una di queste fondò una civiltà che ha lasciato enigmatiche grandi giare seminterrate nella pianura di Xieng Khouang che si stende nell’ ansa del Mekong e ribattezzata Piana delle Giare. Essa scomparve misteriosamente nel IV secolo dopo Cristo, quando il Laos entrò sotto il dominio dei regni cambogiani Khmer che vi estesero la loro cultura hindu portata dagli indiani sulla rotta settentrionale della Via delle Spezie tra l’India e la Cina. In quel periodo sopravviveva l’antica e misteriosa popolazione laotiana che si convertì alla lingua Mon Khmer e alla civiltà del regno Mon di Daravati ed aveva il suo centro nel sud del Laos a Vat Phou nel Champassak, ma solo nel X secolo i territori attraversati dal Mekong in Laos escono dal mistero e la leggenda per entrare nella storia, quando tribù Thai scesero lungo la via del Mekong dallo Yunnan e popolarono la regione.

Vientiane

Il monastero Vvat Sisaket fu edificato dal re Anu nel 1818 attorno al santuario centrale Vihan Sin che contiene le statue del Budda,le cappelle ho song phra, la biblioteca ho tray, vari reliquiari votivi e funerari that e l’Albero dell’Illuminazione Bodhi. Una “sala delle riunioni” long tham accoglie i fedeli  e pellegrini, mentre i bonzi alloggiano nel koutdi, vicino all’altare dei  Geni del Monastero ho phi khoun vat,  un padiglione su pilastri  ho kong che contiene i tamburi che scandiscono i periodi della giornata e un piccolo ossario dei monaci that kaduk. Il Vat Sisaket  è anche residenza del Venerabile Ministro del buddismo laotiano Phra Sangka Nagnok e il monastero è circondato da un primo recinto lungo il viale Llane Xang che contiene una biblioteca. Gli altri edifici si trovano a destra di un tempio in una corte pavimentata, il vihan è circondato da una galleria di colonne e mura affrescate con scene della vita dell’ illuminato, all’interno la statua del Budda seduto tra altri due distesi in bronzo datano la costruzione del monastero. Davanti al Vat Sisaket si trova il Vat Phra Keo nel recinto dell’antico Palazzo Reale, destinato a ricevere la statua del Budda di Smeraldo, non è mai stato un monastero e sempre diretto dal sovrano. Venne distrutto nel saccheggio dei siamesi e restaurato nella sua forma originaria in un giardino sopra un basamento con una galleria che lo circonda dalle colonne con capitelli a forma di loto, tre scalinate dalle rampe a forma di serpente mitico Naga portano all’entrata principale decorata con raffigurazioni delle Ninfe Celesti Danzanti Apsara, al centro della facciata il Budda in pietra di stile Dvaravati è oggetto di culto popolare. L’interno del vihan contiene varie statue del Budda e divinità hindu in stile lao, khmer e birmano, mentre al fondo della sala un portale in legno del XVI secolo proveniente dalla regione di Savannakhet raffigura scene erotiche nella tradizione indiana. Ai lati della galleria sono allineate statue in bronzo che raffigurano il Budda seduto in  stile laotiano e una del Budda che chiama la pioggia, dietro tre bassorilievi rappresentano altrettanti Budda seduti e diverse steli tra le quali quella di Say Fong. Il monastero Vat Ong Teu si affaccia sulla via Setthathirat dedicata al re che lo fece edificare nel 1500, contene il più grande Budda in bronzo di Vientiane, possiede splendide porte e finestre di legno scolpito e decorate con motivi del Ramayana. Sulla vicina via Simuong davanti il vecchio mercato affaccia il monastero Vat Simuong dove risiede il Genio Lack Muong tutelare della città, edificato su un sito Khmer che segnava il limite dell’antica città di Say Fong, davanti l’altare un Budda seduto è oggetto di culto per il suo potere magico e i fedeli lo consultano gitando bastoncini di bambù numerati da un contenitore fino a quando non ne cade uno e a seconda del numero ottengono una risposta. Continuando sulla riva del Mekong sorge il monastero Vat Chan con le celle dei monaci decorate da pannelli di legno scolpiti e il Vat Phia Vat che contiene la statua di un Budda colossale, sulla via di Luang Prabang si trova il Vat Oup Mong dalle  mura  coperte  da i affreschi  che raffigurano il Ramayana. Il viale Lane Xang è il più frequentato della tranquilla capitale laotiana, al mattino si tiene il mercato Thalat Sao e durante il giorno il grande mercato Thalat Niay con le vecchie botteghe artigiane che espongono tessuti e monili  delle tribù di montagna e le bancarelle di cibarie, spezie, stoffe, chincaglierie varie, merci indiane, bigiotterie cinesi, tabacchi e più moderni prodotti elettronici venutii dalla vicina Thailandia. Dietro si stende il piccolo mercato di fiori,vegetali, carne e pesce Thalat Khua-Din. Tra i vecchi quartieri coloniali e i più antichi del regno Lane Xang i mercati piccoli e grandi sono dappertutto, ognuno con il suo fascino e i suoi prodotti,frequentati in continuazione da uomini, donne, bambini, bonzi un’ umanità così lontana dal caos delle altre città orientali cresciute troppo in fretta, che incantano di gentilezza e sorrisi, dalla discreta curiosità per i pochi stranieri che vi capitano. Quando il tardo pomeriggio allunga le ombre verso la sera il Mekong sembra accogliere i colori del mondo per trasformarli nel rosso del tramonto che scivola sulle sue acque e ingoia dolcemente il globo del sole, mentre le ombre spariscono dalle strade e la notte abbraccia la città tranquilla  come il giorno che se ne è andato. La frontiera con la Thailandia corre sul Mekong e il posto di confine di Thadeua è a venticinque chilometri dalla capitale, poco distante un eccentrico e fedele ingegnere laotiano ha investito i suoi averi per edificare lo straordinario Giardino dei Budda. Il  Vat Siengmay, con fantastiche rappresentazioni in cemento del pantheon buddista  dominate dalla colossale statua dell’Illuminato disteso nella posizione Paranirvana mentre accede al Nirvana, decine di santi bodhisattva, ninfe celesti Apsara, divinità, demoni, esseri mitologici, storie e miracoli del Budda nelle sue personificazioni. A una trentina di chilometri da Vientiane sulla via di Luang Prabang, una vecchia pista porta allo sperduto sito di Dane Sung dove vi è un’impronta del piede di Budda vicino alle caverne che contengono rappresentazioni dell’Illuminato scolpite nella roccia, riprendendo l’antica via per la prima capitale laotiana sopo altri trenta chilometri  si giunge alla Corte degli Elefanti dove fu edificato un santuario Mon nel X secolo vicino al villaggio di Huey Thone, di cui rimangono cinque grandi sculture di Budda che secondo la leggenda vegliano un antico cimitero di elefanti. Ancora più a nord si ergono i contrafforti montuosi che limitano la pianura di Vientiane, e l’antica via si arrampica nella zona di Van Vvieng tra grotte e cascate, dove sono disseminati i villaggi delle tribù Yao e Hmong.

Luang Prabang

La prima capitale Luang Prabang fu edificata dal sovrano sulla confluenza del Nam Seng nel Mekong e divenne la Città dalle Cento Pagode, le cronache raccontano che il re Fa Ngum fu deposto per i suoi eccessi e sostituito con il figlio Sam Sèn Thai “Capo dei Trecentomila Thai” che fece prosperare il regno, ma alla sua morte congiure di palazzo e lotte per il potere resero il Paese del milione di Elefanti facile preda per i potenti vicini Mon e Khmer per circa un secolo. I sovrani del regno Lan Xang che estesero il dominio dei Lao nel XV secolo, ne fecero una splendida città dominata dalla Collina Sacra Phu Si, nel XVI secolo vi costruirono il raffinato Palazzo Reale e grandi monasteri del Vat That e Vat Chieng Thong, il secolo successivo sorsero il Vat Mai e il Vat Visun. Nel 1563 il re Phothisarath trasferì la capitale nell’antica Vieng Chan che si stende nella pianura ai piedi delle montagne lungo la riva sinistra del Mekong e venne arricchita con il monastero Vat Phra Keo e il tempio That Luang dallo stupa che contiene reliquie del Budda e che fin dalla sua fondazione nel XVI secolo divenne grande centro culturale per oltre trecento anni, fino alla creazione della biblioteca  del  monastero  Vat Sisaket. Phothisarath  conquistò il reame di Chiang Mai nella Thailandia settentrionale e il figlio Sethathirat cinse la capitale Vientiane di fortificazioni ed edificò il palazzo il cui tempio conteneva lo splendido Budda di Smeraldo offerto a Fa Ngum dal re di Angkor e ritrovato a Chiang Mai dove era stato portato durante il periodo in cui il Lan Xang era preda dei vicini. Dopo il regno di Sethathirat il Laos divenne vassallo della potente Birmania fino al 1591 poi entrò in un lungo periodo di anarchia in cui si succedettero cinque sovrani tra  lotte per il potere, nel 1654 il re Souligna Vongsa salì al trono e ristabilì la pace. Duro’ cinquantasette anni, ma alla  sua  morte le  dispute per la successione divisero il paese in tre regni sottomessi ai vicini, Luang Prabang alla Cina e al Siam, Vientiane all’Annam e Champassak alla Cambogia. Nel 1778 Vientiane fu conquistata dall’esercito thailandese di Rama  I e le due statue del Budda  consacrate al Laos Phra Bang e Phra Keo furono trasferite a Bangkok. Trenta  anni  dopo il re di Vientiane Chao Anou si ribellò al dominio siamese e marciò su Bangkok, ma fu sconfitto e fuggì nell’Annam vietnamita,  poi tentò di riprendere Vientiane e venne imprigionato fino alla morte a Bangkok, mentre  la  città fu saccheggiata dai thailandesi, la popolazione deportata nella città Thai  di  Ubon  e i monasteri bruiciati risparmiando solo il Vat Sisaket. Come negli altri paesi indocinesi, la Francia iniziò la sua penetrazione coloniale anche in Laos e alla fine del secolo scorso ne dominava tutte le province sulla riva destra del Mekong cedute dal regno del Siam che nel 1904 lasciò  anche  il reame di Luang Prabang.  La prima capitale Luang Prabang fu edificata su un antico sito preistorico alla confluenza del fiume Nam Khane con il Mekong,la leggenda vuole che due saggi eremiti trovarono il monte Phousi somigliante a una tazza di riso rovesciata e seguirono un ruscello che li portò al Mekong dove riceveva le acque del Nnam Khane e rimasero ammirati da un magnifico  flamboyant dai fiori e frutti rossi come la più bella delle lacche e ai piedi del grande albero scelsero di edificare il palazzo reale attorno al quale doveva sorgere la spledida capitale. La cittadina originaria fu fondata nel XI secolo e per duecento anni si chiamò Java, poi venne chiamata Xieng Dong e Muong Soua, fino al 1491 quando divenne la Capitale del Budda d’Oro Luang Prabang, la statua sacra Phra Bang dell’ Illuminato di bronzo dorato nella posa mudra della calma Abahaya, fusa a Ceylon e portata in Cambogia nel XI secolo e poi donata del sovrano Khmer al principe Fa Ngum nella sua conquista del regno Lan Xan. Nel XVI secolo fu trasportata del re Setthatirat nella nuova capitale Vientiane e nel 1799 presa dai siamesi,poi restituita quattro anni dopo e di nuovo sottratta durante il saccheggio di Vientiane nel 1829. Restituita definitivamente dalla Thailandia nel 1839,l a sacra immagine venne conservata per centoventisei anni nella cappella del Vat Ho Phra Bang del Palazzo Reale e dopo la fine della monarchia trasferita nel caveau della Banca Nazionale,mentre nella reggia rimane una copia. Il Vat Xieng Thong è il monastero più importante dell’antica capitale,costruito dal sovrano Setthathirat nel 1560 all’estremità della penisola formata dal Nam Khane e il Mekong alle porte della città, dotato di un imbarcadero per le barche reali e dei diplomatci. L’edificio vihan principale ha splendidi tetti sovrapposti sormontati dalle rappresentazioni dei dai Fiori del Cielo dok so fa, i pilastri in legno decorati e la facciata contiene una rappresentazione dell’ albero flamboyant Thong, immettendo nell’interno decorato da splendidi affreschi che illustrano la leggenda de re Thao Chanthaphanith  predecessore di Fa Ngum a cui fu dedicato il monastero. Davanti al vihan  si trova la Cappella Funeraria decorata nel ricco stile Xieng Khouang e contiene il carro funebre del re Sisavang Vong padre dell’ultimo sorano, le mura  esterne  sono decorate da rappresentazioni degli episodi del Ramayana scolpite in enormi quadri di legno e dorati, a sinistra de ll’edificio si trova una cappella di Budda  riccamene  decorata e dietro la Cappella  Rossa  con una delle rare statue laotiane in bronzo che rappresentano il Budda Disteso Paranirvana, decorata con rappresentazioni del miracolo di Savatti con il quale Budda moltiplicò all’infinito la sua immagine nel cielo. All’esterno un magnifico mosaico realizzato nel 1957 onora i duemilacinquecento anni della nascita dell’Illuminato e dietro il Budda dorato seduto sul suo trono nel giardino,a seconda dell’angolo di vista,mostra le tre differenti espressioni della sicurezza, tristezza e gioia. Il Nuovo Monastero Vat Souvanna Phommaram è noto ai fedeli come Vat May, residenza dei più alti dignitari del buddismo laotiano Phra Sangharath, splendido edificio con gallerie laterali a cinque piani e il portico decorato  da  motivi dorati su fondo rosso sostenuto da sei coppie di pilastri neri decorati d’oro. Un grande basorilievo dorato racconta la leggenda  di Phravet sormontato da rappresentazioni  del Ramakien, versione  siamese del Ramayana. All’estremità  del monastero un  ruscello scende verso il Mekong sormontato dal Pilastro degli Elefanti dipinto di rosso dove gli elefanti reali nelle cerimonie del Nuovo Anno ascoltavano i sermoni. Il monastero  della  Meravigliosa Impronta del Budda Vat Siphoutthabat ne contiene altri tre  più recenti e di stili differenti, il Vat Pa Khè in stile siamese del 1860 con la Pagoda degli Olandesi dalle sculture sulla facciata  orientale che raffigurano olandesi e su quella occidentale veneziani, il Vat Xieng Ngam con la scuola di lingua  sacra pali e il Phra Bat Neua Santa Impronta nord del Budda contenuta in una cappella votiva. A Luang Prabang i sovrani continuarono a far costruire monasteri anche dopo il trasferimento della capitale a Vientiane fino a tempi recenti seguendo gli splendidi stili tradizionali, il più antico è il Vat That del  XVI secolo con decorazioni che raffigurano la leggenda del re Thao Sisouthone e Nang Manola, la più bella delle divinità Kinnari metà donna  e metà uccello, il Vat That Luang era consacrato ai roghi funebri della  famiglia reale e il Vat Phra Bath, luogo di meditazione sulla sponda del Mekong. Il grande Vat Visoun  fu ricostruito alla fine del secolo scorso dopo l’incendio del monastero originale in legno e contiene una splendida collezione di arte religiosa buddista, davanti al vihan si trova lo Stupa del Grande Loto That Pathoun dagli splendidi portali, dietro il Vat Aham  e poi gli alloggi dei bonzi vicino ai quali vi è l’altare dei Geni della Città Ho Seua Muong che contiene le maschere rituali degli antenati mitici dei, Lao Pou Nheu, Nha Nheu e Sing Kéo Sing Kham. La pagoda Vat Manorom contiene la gigantesca  statua  bronzea  del  Budda senza braccia del 1372, la più antica del Laos al cospetto della quale venivano scelti i conduttori degli elefanti reali, più oltre la piccola pagoda Vat Par Kahne sul Nam Khane per la meditazione nella pace del luogo. Tra i Lao sopravvissero gli antichi culti degli spiriti  anche  con l’introduzione del buddismo e ai Geni Serpenti Ngou protettori della città e della dinastia reale furono consacrati gli altari di Vat Aham, Ho Xieng Thong, Ho Ngu Vang Na e Ho Phi Lak Man. La Montagna Meravigliosa Phousi domina l’antica capitale stesa sulla confluenza del Nam Khane e il Mekong e la prospettiva del Palazzo Reale sul fiume, il piccolo vihan Vat Pa  Houak finemente decorato contiene gli antichi manoscritti buddisti  e sta sulla destra della grande scalinata che porta sulla sommità del Phousi dove si erge lo stupa rettangolare That Vat Chom Si circondato da piccoli  Alberi  dell’Illuminazione  Bodhi di metallo  che immette al piccolo santuario da dove scende la processione della divinità tutelare del Nuovo Anno Nang Sang Lham con i serpenti Naga protettori della città. Dietro un sentiero porta al tempio Vat Tham Phousi a forma di grotta, poi continua per il Vat Siphoutthabat e una scalinata a forma di serpente sacro Naga scende verso il fiume Nam Khane. Sulla riva destra del Mekong che fronteggia la città furono costruiti molti altri monasteri a  cominciare dal Monastero delle Grotte Vat Tham splendidamente scavato in una grotta, seguono il Vat Long Khoun del XVIII secolo  e il Vat Chom Phet sulla sommità di una collina che domina il fiume. Nel Villaggio lungo l’antica pista tra la Thailandia e la Birmania sorge il Vat Xieng Mène e  più oltre il Cimitero Reale Pa Sa Luang fu costruito in una foresta di tek nella quale si ergono i sepolcri dei familiari dei sovrani. Continuando sulla riva destra del Mekong a Ban Xieng Mène si trovano le due colline di Phou Thao e Phou Nang che ricordano la leggenda  dei  due  amanti Thao Phouthaséne  e Nang Kang Hi vittime del destino i cui corpi furono trasformati in monti dalle forme di un uomo e una donna stesi accanto. Dall’altra parte risalendo il Mekong fino alla confluenza del Nam Ou a Pak Ou, si trovano le le due grotte Vat Tham Ting e Vat Tham Poum i cui santuari contengono le più belle statue bronzee del Budda i tutto il Laos, alcune delle quali raffigurano il Budda che chiama la pioggia.

 

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