Thailandia del nord

Thailandia del nord


Le antiche capitali Thai

Passando per il suggestivo Rose garden di Suan Sam Phran ad una cinquantina di chilometri dalla capitale si trova Nakhon Pathom dove sorge tra i più antichi e grandi templi buddisti con il suggestivo  stupa Thai che domina la città con i suo centoventi metri e noto come il venerato  Phra Pathom Chedi fondato nel VI secolo e mirabilmente cresciuto in quelli successivi, decaduto a metà del XIX secolo fu restaurato da Rama IV come lo si ammira con i suoi interni decorati che racchiudono l’ alta statua del Buddah e attorno le sale per la preghiera e  meditazione. Lungo il fiume Mae Klong attraverso la pianura  si trova l’ antica cittadina di Ratchaburi e deviando sull’ omonimo canale l’animato mercato galleggiante di Damnoensaduak, lasciato il canale per riprendere  a seguire il corso del Chao Phraya, vi si trova affacciato sulla riva il centro regale di Bang Pa-In dove sorge la grande e sontuosa residenza estiva seicentesca del Palazzo reale . Continuando lungo l’ affluente Pa Sak, fin dove confluisce con l’altro  il fiume Lopburi, si trovaPhra Nakhon Si Ayutthaya, l’antica città meglio nota come Ayutthaya  che dalla metà del XIV secolo al XVIII fu la splendida capitale dell’ omonimo regno Ayutthay, lasciandone i maestosi resti di palazzi e templi nel suo Parco storico dominato dal grande e venerato tempio dello Splendido Onniscente o Wat Phra Si Sanphet.  Poco distante si trova la città di Lopburi che fu  antico centro del regno di Lavo vassallo del potente impero cambogiano di Khmer tra la metà dell’ XI secolo al XIV fu,  ricordato  dallo stile dei vari edifici e templi come il Palazzo reale del sovrano  Narai, il suggestivo Tempio delle Scimmie Prang sam yod e i successivi resti della prima ambasciata francese nel Siam Ban wichayen sorta nel 1658. Proseguendo lungo l’ affluente Nan del Chao Phraya,   Song Kwae o la città dei due fiumi, nota come Phitsanulok fu fondata nel XIV secolo sotto il regno del sovrano  Borommatrailokanat,  quando  venne edificato il grande tempio  con il santuario di Ratchaburana e poco distante ha lasciato i suoi resti  il minore  Nang Phaya , tra quel che rimane  dei vari edifici e templi vicino la fiume si impone il Phra Mahathat o tempio del Grande reliquiario noto anche come Wat  Yai . Procedendo verso il territorio settentrionale,  Sukhothai fu splendida capitale siamese dell’ omonimo e potente  regno Sukhothai che  conserva i grandiosi  resti di quartieri, palazzi e e templi nel suo sito storico dove si trovano più suggestivi edifici, statue e decorazioni dello  stile Sukhothai  magnificamente evoluto durante la sua  storia dalla metà del XIII secolo ai primi decenni del XV. Seguendone i percorsi  tra le imponenti e preziose statue che raffigurano le varie posizioni del Buddha, tra i vari edifici sacri e templi si trova il sontuoso Wat Mahathat, resti di palazzi e il venerato tempio detto  Albero Bodhi  sorto nel suo apogeo durante XIII secolo e noto come Wat Si Chum, il più antico è  l’ imponente tempio Mahathat sorto nel 1237 con influenze dello stile Khmer. In tutta la regione si trovano grandiosi siti sorti nel medesimo stile, ad una settantina di chilometri  a sud l’ altro centro di Kamphaeng del XIV secolo e continuando  sul  fiume Yom il sito  con l’altro suggestivo parco storico che si stende a Si Satchanalai. Nel bacino del fiume Wangsi trova Lampang nella regione dove è sorta la vicina Lamphun dall’ antico centro fiorito nel  VII  secolo chiamato  Hariphunchai, che ha lasciato memoria nel grande tempio edificato a metà del XII secolo Wat Phrathat e l’altro del secolo successivo sorto in epoca e stile Mon di Chamathewie il più tardo Chedi birmano ingrandito agli inizi del novecento di Phra Yuen. Oltre i centri di di Bo Sang e San Kam Phaeng nella foresta si trovano i villaggi di rifugiati Karen birmani con le comunità tribali Kayan chiamate anche Padaung o lungo collo per l’ uso di collari femminili delle così dette donne giraffa. Passando per Chinawathra e Tassanaporn si arriva a Chiang_Mai, fondata su un antico villaggio del popolo Lawa nella regione dominata dal  regno settentrionale di Ngoenyang, dopo sua decadenza nel XIII secolo la città divenne capitale del nuovo regno di Lanna fiorito nei successivi cinque secoli, quando fu vassallo birmano nel XVI secolo, la capitale fu trasferita a Chiang Saen. Oltre agli edifici più antichi e le residenze regali come il palazzo invernale Bhubing e quelli del  sontuoso parco reale di Rajapruek, la storia della città è raccontata dai vari e suggestivi templi  che ne fanno uno dei centri culturali e religiosi thailandesi più affascinati,  tra i più antichi il sontuoso Wat Chiang Man, sorto alla fine del XIII secolo in stile Lanna  locale e cingalese con l’ imponente Chedi degli Elefanti, il  Wat Phan Tao del secolo successivo  dal sontuoso viharn in legno di teak. Proseguendo tra gli altri il Il tempio del Grande Chedi Wat Luang  con il suo monastero e l’ affascinate Tempio d’ argento Wat Sri Suphan dal ricco edificio centrale per le ordinazioni monastiche costruita in argento. Poco fuori dal centro il Wat Suan Dok  sorto nel XIV secolo per contenere la reliquia di un osso della spalla del Buddah,  con numerosi stupa e chedi dominati dal più alto ed imponente in stile cingalese, il grande viharn e le sale di meditazione. Nel XV secolo fu fondato dal sovrano di Lanna Tilokarat il Tempio delle Sette Guglie Wat Jed Yod con il viharn centrale magnificamente  decorato da settanta bassorilievi raffiguranti le divinità Deva, così come i tre chedi dalle nicchie che contengono le statue dell’ Illuminato, più oltre Il suggestivo Tempio delle Gallerie Wat Umong dagli edifici scavati e le statue del Buddah in meditazione ascetica divenuto gran centro di meditazione. Fuori la città dall’ alto di un colle su tutto domina la Montagna Sacra del magnifico ed imponente Wat Phra That Doi Suthep,  tra i più suggestivi complessi sacri thailandesi universalmente noto come Doi Suthep sorto nel XIV secolo, meta di pellegrinaggi e dallo spettacolare panorama. Attraverso la  gola Menam di Ping, sotto l’ omonima montagna si trova la Città delle stelle di Chiang Dao, lungo suggestivi ambienti tra montagne, foreste e parchi l’ altra cittadina settentrionale di Fang nota per l’ uso di elefanti al lavoro e vicino il confine birmano adagiata  lungo il fiume Kok il centro di  Thaton  ,  seguendone il corso l’ antica città che fu capitale del nord  Chiang Rai popolata fin dal VII secolo e divenuta uno dei centri del medioevale regno Lanna. Del suo passato Chiang Rai conserva antichi quartieri, edifici e templi tra i più antichi il Wat Phra Kaew sorto nel XIV secolo dove fu rinvenuto il celebre Budda di Smeraldo poi trasferito Bangkok e ne rimane una copia, al XV secolo risale la fondazione del Wat klang Wiang dall’ edificio centrale finemente decorato, tra gli altri il Chedi dorato del Wat Phra Singh e  il suggestivo candido complesso del Tempio Bianco Wat Rong Khun . Nei dintorni i villaggi tra i colli cesellai dalle piantagioni di tè Doi Mae Salong e proseguendo tra i rilievi del nord est l’ accesso al Triangolo d’ Oro thailandese a Chiang Saen.

Il Triangolo d’ oro thailandese

Attraverso lo Yunnan cinese migrarono diverse popolazioni tra i rilievi coperti da foreste nel territorio noto come Triangolo d’oro  esteso nella regione settentrionale thailandese con comunità e villaggi rimasti  isolati per secoli, di essi i discendenti più numerosi sono i Karen  birmani che trasciano una lunga guerra contro il governo che rischia di minarne l’ identità, divisi nelle grandi comunità tribali dei Karenni o Kayah chimati Karen Neri come  quelle dei Taungthu o Pa-O  che  popolano  anche la regione thailandese nord occidentale di  Mae Hong Son, di medesima stirpe i Kayan Lahwi noti come Padaung per il crudele  uso di collari femminili che allungano il collo,  mentre i  Pwo karen o Plong di lingua e trdizioni simili ai vicini  Sgaw karen vengono identificati come Karen Rossi. La distinzione tra Rossi e Bianchi deriva dall’aspetto e i colori dell’abbigliamento di grande valore simbolico, come la magia e miti che si perdono nella storia indocinese, per secoli hanno resistito alle potenti popolazioni birmane dei Mon diffusi anche nel territorio thailandese come gli Shan che li hanno spinti nelle zone meno accessibili  con villaggi in posizione difensive. Così come i  Miao arrivati anch’ essi dallo Yunnan che nei territori indocinesi dove sono migrati prendono il nome vietnamita di Hmong, discendenti dell’antico  popolo Nanman del sud ovest cinese come gli Zhuang che ebbero come eroe mitologico il condottiero Chi you liberatore della stirpe affrontando il leggendario Imperatore giallo Huangdi nel III millennio a.C. durante la lunga era mitica dei Tre sovrani e Cinque imperatori  prima della dinastia Xia . Con varie migrazioni si stabilirono tra le regioni montuose vietnamite, birmane e thailandesi in isolati villaggi profondamente legati alla loro cultura Hmong. Il territorio è popolato da altre varie comunità e tribù thailandesi del nord, tra più numerose e a lungo isolate quelle degli Akha  che sono chiamati nei territori cinesi originari Hani , il popolo diffuso in altri territori indocinesi come  Isan Lao in questa regione  thailandese è noto come Lahu, si trovano poi i villaggi di  diverse comunità tribali dei laotiani Khmu, mentre di antica stirpe Mon-Khmer sono i  Palaung  o  Ta’ang, dalle origini e  tradizioni simili ai Lawa. I contatti e gli scambi con i popoli  Thai che occupavano il resto del paese , i Mon birmani e gli stati creati dalla popolazione degli Shan,  portarono la dottrina Theravāda thailandese del buddismo che le tribù di montagna hanno integrato all’antico animismo e il mondo degli spiriti  aleggiante nelle comunità con le cerimonie celebrate dagli sciamani pagho. La pacifica tradizione della vita tribale  si trasformò in ricchezza per altri e maledizione per quella gente quando i cinesi e poi mercanti di droghe scoprirono che nel  territorio di questo Triangolo tra i monti laotiani, birmani e thailandesi il vero oro è una semplice pianta nota come papavero del genere  somniferum dalla quale di ricava l’ oppio. Secolare coltivazione delle tribù isolate che popolano la zona in villaggi isolati dedicandosi alla coltivazione del papavero da oppio affidata alle donne fino al raccolto, poi sono gli uomini ad estrarne la resina per gli oppiacei. La sostanza che i mercanti trasportano nei centri di trasformazione in morfina , fino ad ottenerne l’ essenza di degradazione, devastazione e morte dell’ eroina che alimenta il vasto e devastante narcotraffico, secondo solo all’ enorme produzione afghana che prende le  vie dalla droga   per l’ occidente attraverso vari territori e paesi dell’Asia centrale.

 

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