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Popolo Ainu

Tra gli ultimi indigeni Ainu in Giappone a lungo emarginati e privati in parte dell’ antica cultura tradizionale che cercano tenacemente di mantenere come il popolo del nord nell’ Hokkaido.

Popolo del Nord

L’ origine degli Ainu risale probabilmente alla fine del XII millennio a.C. quando dalle popolazioni siberiane orientali comunità di cacciatori nomadi venuti dalla regione della Siberia  orientale attraversarono il mare ghiacciato ove si allunga la penisola della Kamchatka passando per le isole Sachalin e le Curli giungendo nell’ Hokkaido furono poi parte della cultura Jòmon settentrionale assieme alle antiche popolazioni degli Emishi. Nel successivo periodo Nibutani dal XIII secolo a.C. stabilirono una propria cultura dalla società di cacciatori, pescatori e raccoglitori, dalla religione animista Intrattenendo rapporti con l’ Honshu e l’Asia nord orientale, e relazioni con le altre popolazioni giapponesi nel lungo periodo Kufu Yamato. Nel XIII secolo, quando l’ espansione del potente impero mongolo travolse conquistando quello cinese imponendo la propia dinastia Yuan, gli Ainu Karafuto subirono incursioni delle popolazioni siberiane e Udege e Nivkh, in riposta i Karafuto nel 1264 invasero il territorio Nivkh spingendosi fino alla regione dell’Amur, all’ epoca nei domini cinesi, provocando poi l’ invasione mongola di Sachalin. Dall’ inizio del XV secolo Sachalin fu nel sistema dei popoli soggiogati ximin tizhi della dinastia cinese Ming e come Kuyedao, poi nei domini cinesi fino all’ ultima dinastia imperiale Qing, mentre rimasero indipendenti gli Ainu dell’ Hokkaido. Nella loro lunga storia gli Ainu, fieramente indipendenti nelle antiche tradizioni, erano considerati dai giapponesi primitivi e barbari ezochi e dalla metà del XVII secolo il territorio divenne dominio Matsumae del potente clan daimyō feudale giapponese, mentre iniziavano le aperture agli europei nel periodo Edo lo shogunato di Tokugawa concesse al Matsumae i diritti per il commercio con gli Ainu.. Subirono la graduale colonizzazione nipponica fino al completo dominio nel XIX secolo in epoca Meiji e l’ intero Hokkaido fu definitivamente annesso all’ impero giapponese, obbligati ad abbandonare la cacia e la pesca tradizionali per convertirli in agricoltori nelle terre più povere riservando le più fertili ai coloni giapponesi, vietandone tradizioni, lingua e pratiche religiose.

Villaggi Kotan

Il fiero popolo Ainu del Nord ha cercato tenacemente di conservare cultura e tradizioni come la più antica stirpe di indigeni del Giappone d, le comunità sulla costa o lungo i fiumi inizialmente itineranti vivevano in piccoli villaggi Kotan con terreni comunitari iwolo per la caccia, pesca e la raccolta, condivisi anche con altri Kotan per i riti cerimoniali dello iomante,Più villaggi spesso riuniti nell’ ekasi itokpa diretti da un unico capo, ma con la colonizzazione dei territori tradizionali gli antichi Kotan furono trasferiti per lavorare nelle zone di pesca giapponesi. Nella vita quotidiana tradizionale degli Ainu  le abitazioni più antiche erano semplici capanne prive di tramezzi e con un camino al centro, due porte ed una finestra, mentre quella più grande del capo era anche utilizzata per le riunioni, Più tardi le più ampie abitazioni chise con l’ingresso ad ovest vicino al camino, un ripostiglio e tre finestre con la sacra rorun-puyar ad est, per permettere l’ ingresso degli spiriti venerasti con gli strumenti cerimoniali. Il lato sinistro del camino shiso era riservato ai genitori, ai figli il lato destro harkiso, dietro la piattaforma iyoykir con gli oggetti di valore sintoko e le faretre ikayop. A dominare il villaggio su un colle la fortificazione Chashi con una palizzata come rifugio difensivo, mentre sacro luogo cerimoniale e funerario la piattaforma okuriba per le offerte ai defunti nel passaggio al mondo degli spiriti.

Caccia e pesca

Nell’ economia tradizionale Ainu, oltre la raccolta delle piante affidata alle donne, la caccia era l’ attività fondamentale, ogni villaggio aveva il suo teritorio iwor esclusivo per le prede più diffuse orsi, cervi, volpi rosse, lepri, procioni, volatili, altra fauna endemica nordica e lontre per il commercio delle pelli. Tra le varie tecniche di caccia gli Ainu usavano lance e frecce dalle punte avvelenate con il surku ottenuto da radici o altre sostanze, ingegnose trappole ad arco erano spesso adoperate per le prede più grandi senza uso di armi come la tipica amappo. Cacciavano in gruppi con i cani dopo le ritualità rivolte alla dea guardiana Kamuy-huci, oltre Il dio delle montagne e dei sacri orsi Kamuy Kim per auspicare la caccia primaverile agli orsi indeboliti dal lungo letargo invernale, mentre le mandrie di cervi venivano spinte nelle acque dei fiumi o nel mare usando frecce e bastoni.L’ altra fondamentale attività della pesca Ainu era praticata nei vari sitemi tesh, uray e rawomap Individuali alle trote in estate e salmoni in autunno nei fiumi, in mare con l’ imbarcazione Itaomacip utilizzando le lance marek, alla pesca erano anche abilmente addestrati i cani Ken .

Società

Al centro della tradizionale società Ainu Il villaggio kotan sorgeva sempre sulle sponde di un fiume o sulla costa del mare in comunità sedentarie nell’ Hokkaido e a Sachalin spostate nelle stagioni invernale ed estiva, nei vari Kotan Il governo tradizionale Ainu dell’ Hokkaido era affidato ad un capo assieme al consiglio di anziani delle famiglie per decisioni comunitarie ed eventuali conflitti, sebbene non bellicosi gli Ainu dell’ Hokkaido avevano armi, tattiche e tradizioni di guerra. Le controversie erano regolate da un ampio consiglio che giudicava anche i reati comminando reclusione, punizioni corporali e nei casi di omicidio la mutilazione di orecchie e naso. Anche la religiosità aveva un carattere comunitario e familiare, con le funzioni rituali svolte dal capofamiglia e le cerimonie dai parenti in linea maschile, mentre all’ anziano del villaggio le cerimonie comunitarie, nelle famiglie l’ educazione dei figli nel tramandare le tradizioni era affidata ai genitori fino al matrimonio considerato tra gli eventi più importanti nelle vita. Da neonati ayayI i bambini diventano shipoda con nomi provvisori per allontanare gli spiriti maligni, alcuni prendono nome dal comportamento, altri da eventi o dai desideri dei genitori per il futuro, Rimangono privi di vesti fino ai quattro anni, poi indossano semplici tuniche, mentre le ragazze le vesti Mourc con le cinture raunkut e le decorate ponkut, i capelli acconciati e nella pubertà iniziavano ad essere tradizionalmente tatuate progressivamente fino al completamento per indicare pronte al matrimonio. Nei vari tipi di unioni tradizionali tra i genitori ci si accora per un matrimonio combinato fin dall’infanzia o con il reciproco consenso tra adulti, in alcune comunità le fanciulle nella stanza tunpu i genitori sceglievano i pretendenti in visita. A diciassette per gli uomini e a qundici anni le ragazze già recanti i tradizionali tatuaggi, erano considerati adulti per il fidanzamento Ainu con varie pratiche iniziando dalla proposta del pretendente con una ciotola di riso da condividere. se accetta si continua nelle scambio di doni e celebrare infine l’unione seguendo tradizioni matrimoniali Ainu

Cultura

Diversa da quella giapponese l’ antica cultura Ainu rimane in parte legato alle antiche tradizioni, mentre l’originaria lingua  Itak in via di estinzione è sostituita dal giapponese e ormai dell’antico idioma Ainu sono depositari i più anziani e alcune comunità bilingue. Dalle tradizioni tramandate per generazioni derivano le arti Ainu , storia e mitologia era trasmessa nella tradizione orale dalle lunghe e ritmiche Yukar come poemi epici spesso accompagnate dai vari generi della musica popolare Ainu e le danze rimse per esorcizzare gli spiriti maligni oltre le danze upopo al suono delle arpe mukkuri eseguite in cerchio assieme al ritmo di tamburi e la cetra tradizionale Tonkori. Abili nell’arte dell’ intaglio su vari oggetti di legno e dai sacri dai rami di salice i bastoncini decorati inau, oltre sculture di animali che trasmettevano l’ energia vitale degli spiriti raffigurati, la tessitura era affidata alle donne usando la malleabile corteccia di olmo lavorata in tessuti attush e successivamente utilizzando il cotone per semplici abiti quotidiani e più elaborate vesti ricamate e decorate. L’abito tradizionale è la tunica attusi o attush corta con maniche e legata con una fascia alla vita, In inverno pellicce con gambali e stivali di pelli, le donne anche una sottoveste di stoffa, dal colto decorato con orecchini e nelle occasioni le collane di perline tamasay. Tradizionalmente gli uomini nelle cerimonie portano la corona sapanpe in fibra di legno decorata con immagini di animali e divinità assieme alla spada emush legata alle spalle dalla cintura emush-at, le donne, oltre i grembiuli decorati maidari sulla testa le fasce ricamate matanpushi, gli orecchini di metallo ce ninkari e le collane matanpushi un tempo portate anche dagli uomini. Nell’ aspetto gli uomini lasciano crescere la barba e i capelli lunghi su un lato come le donne che recano i tatuaggi anchi.piri  sulla bocca e a volte a gli avambracci fin da bambine che crescono negli anni, la pratica sinuye nella tradizione del tatuaggio femminile sulla bocca nuye è simbolo spirituale donato dalla madre ancestrale e trasmesso per generazioni come amuleto contro gli spiriti nefasti, dopo la morte simbolo ancestrale per raggiungere gli antenati e ai tatuaggi sono associati i mistici canti delle donne Ainu.

Religione

in parte simile all’ animismo sciamanico delle popolazioni siberiane la religione si fondava sui culti rivolti agli spiriti della natura e le divinità ancestrali della mitologia kamuy che regolava l’ intera vita individuale e comunitaria, presenti in tutte le cose dagli elementi naturali, ambienti con gli animali che li popolano, piante e vari oggetti, ognuno con il suo kamui protettore. La cosmogonia degli Ainu e la visione del mondo è strettamente legata alla mitologia, nel grande rispetto per gli spiriti della natura, gli animali e le varie divinità Kamuy, tra essi l’ orso incarnazione di uno dei più potenti spiriti, dai rituali nelle cerimonie dell’ Iyomante propiziatrici alla caccia e pesca oltre a favorire l’ ascesa degli spiriti animali nel mondo delle divinità, comune ai popoli Orok di Sachalin e nella regione siberiana dell’ Amur i cacciatori orientali o Nanai. Storia, mitologia e tradizioni sono tramandate oralmente per generazioni dal poemi epici Yukar, spesso accompagnati da canti e la popolare musica Ainu dai vari generi e strumenti. Il Kamui Yukar narra il mito della creazione degli Ainu ove tra le mitologiche divinità kamuy fondamentali Kotan-kar era il creatore del mondo, mitologicamente assistito dal kamuy padrone del cielo Koro. A vegliare sul comportamento umano e sugli animali il dio della terra Cikap raffigurato come Grande Gufo che assicura ala corretta esecuzione dei rituali, custode del passaggio con il mondo umano Huci come divinità femminile del focolare. Il dio delle montagne e dei sacri orsi Kim, tradizionalmente celebrato nelle comunità con i riti nella cerimonia dell’ orso Iomante, spesso raffigurato come un’orca la venerata divinità del mare e tutte le creature che lo popolano Rep-un, oltre gli spiriti e divinità kamuy l ‘ universo mitico è popolato dalle esseri e creature leggendarie Ainu

Rituali

Le concezioni religiose Ainu si fondano sulle interazioni tra gli spiriti e divinità kamuy con gli esseri viventi, forze naturali e oggetti, emanatori delle sacra energia vitale ramat come estensione di un kamuy superiore, legati ai miti della creazione Ainu, scendono nel mondo nelle varie forme come ramat per poi tornare come alla sua essenza di spirito kamuy. Nell’ interazione con il mondo degli spiriti ogni manifestazione della natura era profondamente rispettata venerando tutto ciò che li racchiude con offerte varie ritualità adoperando il bastoncino rituale Inau nelle preghiere ed invocazioni, assieme ai bastoni cerimoniali in legno intagliato Ikupasuy, a volte celebrati nelle recinzioni ove sorgevano i sacri altari nusa.Per la caccia praticavano anche il sacrificio di animali per restituirne l’ anima al mondo degli spiriti, l’ orso era il più legato alla cultura tradizionale per la carne, pellicce e ossa per utensili, i cuccioli venivano presi come animali domestici che emanavano lo spirito dell’ orso per esorcismi. Considerato sacro era al centro della più importante cerimonia con il sacrificio dell’ orso iyomante per berne il sangue e nutrirsi ritualmente della carne, il cranio avvolto dalla pelliccia issato su una picca per il culto del villaggio protetto dal suo spirito. Come nell’ animismo siberiano  lo sciamano attraverso le sue pratiche ed entrando in trance comunicava con il mondo dei defunti e gli spiriti per la comunità ove godevano di un alto rango, esorcizzava eventi e curava le infermità evocando gli spiriti, dal grande potere erano le sciamane cieche Itako che con un lungo percorso giungevano ad acquisire le capacità esoteriche per entrare in contatto con gli spiriti dei defunti e le divinità kamuy. Alla morte l’anima attraversa il mitico focolare della dea Fuchi per il mondo degli spiriti dopo aver celebrato i riti funebri Ainu, vestito con gli abiti cerimoniali tra alcuni suoi beni poi distrutti per liberarne gli spiriti, seguono preghiere e offerte al kamuy del fuoco, accompagnate da lamenti in versi per auspicare il viaggio. Dopo le cerimonie i defunti erano deposti in semplici sepolcri isolati indicati da pali intagliati kuwa, a volte ne veniva bruciata la residenza e per le morti nelle violente si teneva un sermone contro l’ avversità divina, la prosperità degli spiriti defunti nel loro mondo dipendeva dalle offerte e preghiere dei discendenti ed influenzavano la comunità, coloro che erano trascurati dalle ritualità potevano tornare provocando sventure.

Ultimi Ainu

“Gli Ainu, ahimé, erano in un pietoso stato di prostazione …. I loro ultimi cimeli erano stati venduti.. Le loro case si erano trasformate. Molti tiravano a campare mettendo in scena spettacoli di cosiddetta “cultura locale” ad uso e consumo dei turisti, per lo più giapponesi. Imitazioni di pali totemici, mai visti prima nei villaggi Ainu, accoglievano le persone all’ingresso di questi nuovi commerciali buraku. Era tutto assai triste e sconsolante”. Scriveva degli Ainu Fosco Maraini come un popolo che scompare. Costretti all’agricoltura dalla colonizzazione giapponese non potevano più cacciare e pescare nelle loro terre e l’ antica stirpe degli Ainu perdeva l’identità culturale, privati delle loro tradizioni e rituali compresa la fondamentale cerimonia dell’orso iyomante. per decenni i sepolcri furono saccheggiati da ricercatori e mercanti giapponesi. Obbligari ad adottare nomi e a parlare la lingua giapponese ed emarginati motli nascondevano le loro origini e gran parte di quel popolo rimane povero ed emarginato con gran parte del sapere e tradizioni ancestrali perduti. Dopo decenni di discriminazioni è stato infine proibito per legge il razzismo contro gli Ainu e solo recentemente sono stati riconosciuti ufficialmente come popolazione indigena del Giappone dal governo con sovvenzioni per il turismo nell’ Hokkaido considerandoli un’ attrazione. Minoranza minacciata nella loro antica identità, del popolo Ainu che vuole rinascere rimangono meno di quindicimia e pochi depositari di un’ antica cultura che va perdendosi nei meandri di un mondo che non gli appartiene.

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