Giappone

Cultura giapponese

L’ arte del Giappone si è espressa attraverso i secoli negli stili e decorazioni del santuari Jinja Shintoisti e poi dopo la sua introduzione nei templi e monasteri dai vari stili decorati da statue e dipinti che hanno ispirato la raffinata arte Buddista assieme alle varie scuole di pittura, oltre la tradizione della letteratura Bungaku. Fondate anch’ esse sulla visione del mondo nell’ estetica Bigaku, le varie manifestazioni parte della cultura tradizionale c che ha scandito la storia del Giappone , dalla mitologia e culti popolari, alle cerimonie, musiche e danze , dal teatro ai variegati usi e costumi fino alle arti marziali Budò.

“Scoprire il Giappone è come esplorare un filo di perle al di là dell’oceano.”

Mitologia

La variegata mitologia del Giappone dalle più antiche tradizioni e i miti kamiyo dell’ era divina Jindai , racconta la creazione dell’ universo della prima e suprema divinità Izanagi come Colui che invita che assieme alla sorella e compagna celeste Izanami ha generato tutti gli spiriti e le divinità shintoiste Kami che animano ogni cosa ed essere. Le prime tre furono la dea dei cieli e del Sole Amaterasu, discesa sulla terra assieme alla divinità lunare e della notte Tsukuyomi e quella dominatrice del mare e delle tempeste Susanoo , la suprema Amaterasu incarico al nipote Ninigi la creazione del regno per governare la terra. IL primo leggendario imperatore Jimmu nel VI secolo a.C. generò la stirpe imperiale depositaria dei Tre Sacri Tesori del potere, il monile di giada Yasakani, come simbolo di regalità , della la conoscenza il sacro specchio di bronzo Yata e a protezione del regno e simbolo della forza la leggendaria spada Murakumo, come le tre insegne imperiali Sanshu no Jing del Giappone. Le vicende furono raccolte nell’ VIII secolo nelle cronache del Kojiki con la storia dal VI secolo a.C. fino al regno il quindicesimo imperatore Ōjin all’inizio del V secolo d.C. , tra mito e storia dai testi del Kojiki deriva l’ origine divina della dinastia imperiale così come negli annali Nihongi redatti poco dopo e seguiti dalle altre cronache e le storie del Rikkokushi , tutti considerati sacri testi etici fondamenti dello Shintoismo dalla religiosità strettamente legata all’ autorità imperiale. Dalla mitologia derivano i riti che consacravano l’autorità dei sovrani, le sontuose cerimonie per l’ ascesa al trono e il ringraziamento imperiale Daijosai , mentre gran parte dei culti popolari stagionali si celebrano con i riti nei cicli agricoli, altri nelle periodiche cerimonie per liberare dalle impurità kegare. La partecipazione al culto deriva dall’appartenenza alla comunità Ujiko legata alla divinità tutelare locale nel sacro Ujigami, al culto delle sacre montagne sono consacrati i numerosi in gran parte rivolti verso i santuari del grande e venerato monte Fuji, dall’ epoca dello shogunato e poi con l’ istituzione dello Shinto di stato si e molto più diffuso il culto popolare collettivo e i pellegrinaggi nei più venerati santuari Jinja in tutte le regioni.

Culti popolari

Oltre i vari venerati Kami della religiosità shintoista dalla più antica mitologia derivano gli esseri e creature Ikimono nella tradizione popolare oltre i vari generi degli spiriti Yōkai che possono essere malvagi o benefici, tra essi dai diversi aspetti gli Yòkai animali che assumono anche forme umane henge , alcuni mutaforme per ingannare gli umani mujina , solitamente si presentano come le volpi ingannatrici kitsune a volte come combinazione di rettili e crostacei gli amikiri o in grandi ed impressionanti spettri scheletrici Bake-kujira. Molti sono trasformati da umani , tra gli altri i fantasmi dei fiumi Kawa Otoko e gli inquietanti spettri senza volto Noppera-bō, dalle ossa di defunti per inedia fsorgono i giganteschi scheletri affamati Gashadokuro , alcuni anche femminili come gli spiriti delle yamanba da maledizioni o eventi soprannaturali, altre si trasformano solo la notte nelle rokuro-kubi. Da un mitico personaggio dal volto bizzarro che soffiando generava oro deriva la rappresentazione dell’ Hyottoko dall’ aspetto comico adoperato in varie rappresentazioni tradizionali come la danza dengaku , anche alcuni oggetti dopo un secolo si trasformano in spiriti come tsukumogami dai vari generi e forme. Dalla tradizione Shinto nei piccoli santuari domestici kamidana delle case a protezione della famiglia sono posti i talismani Ofuda, mentre per la protezione personale in un sacchetto decorato di tessuto si custodiscono gli omamori , di origine cinese i variopinti amuleti in legno, metallo o carta dai simboli Fulu astratti. Introdotte nel Vi secolo dalle dottrine del Tao cinese, interpretata come esoterica via Yin e Yang, deriva la pratica giapponese per la divinazione dell’ Onmyōdō , mentre nel tardo periodo Edo dai conflitti del Bakumatsu dello shogunato Tokugawa, deriva la tradizione delle animate manifestazioni popolari Ee ja nai ka accompagnate da canti. Tra le altre varie tradizioni popolari alcune sono dedicate allo scorrere della vita iniziando con la visita al santuario Shinto per il rito di passaggio Miyamairi del neonato come ringraziamento e auspicio di salute e fortuna, quando raggiunge l’età adulta si celebra il secondo rito di passaggio Seijin no hi tenuto annualmente il secondo lunedì di gennaio. Nel calendario zodiacale di origine cinese dei dodici animali si completa un ciclo della vita ogni dodici anni, al raggiungimento dei sessanta anni con il Kanreki si celebra l’ inizio della longevità.

Cerimonie

Oltre il rito funebre Sògi di tradizione buddista, il culto dei defunti ed antenati viene celebrato nella prima festa che onora i defunti in estate Bon , seguita dalla cerimonia delle lanterne galleggianti nelle acque Tòro_nagashi che celebra il viaggio delle anime verso nell’aldilà e per commemorare eventi tragici come il bombardamento atomico di Hiroshima. A marzo per l’equinozio di primavera e a settembre d’ autunno si celebra l’altra festa dell’Higan.I riti per rimandare nell’aldilà gli spiriti degli antenati che non sono stati ancora accolti nel , di origine cinese e nella tradizione buddista le ritualità Zhongyuan degli spiriti affamati nella festa Yulanpen diffusa in altre regioni asiatiche e nota come in Giappone. Dall’ antica tradizione religiosa esorcistica Nuo popolare cinese per l’ inizio della primavera derivano le cerimonie della festa Setsubun, nel periodo medioevale Kamakura, tra le cinque cerimonie annuali della corte imperiale, come sesta degli stendardi è rimasta la celebrazione del no Sekku. Tra le più gradi feste shintoiste le celebrazioni del Sanja a maggio. tra le buddiste quella giorno del risveglio e l’ illuminazione del Buddha storico è noto come Rohatsu dalla scuola giapponese Zen del buddismo giapponese, dall’ atra scuola del Tendai e più antica e le successive è celebrato come il risveglio del, nella dottrina della Terra Pura la scuola Shin del Jōdo Shinshū a novembre celebra la festa dell’ Hōonkō e a gennaio con il Nishi Honganji, ogni anno si tengNo le cerimonie del Shuni-e con i rituali del pentimento.Tra le grandi feste Matsuri tradizionali, ove si trovano monasteri e templi buddisti in Giappone nelle varie città e centri, ogni anno l’ otto di aprile si tengono le cerimonie nella grande festa dell’ Hana-matsuri che celebrano la nascita del Buddha storico, dall’ inizio del XX secolo accompagnata dalla festa dei fiori Kanbutsu. Tra le tre grandi shintoiste di Tokyo a maggio si celebra il matsuri di Kanda a metà giugno le cerimonie con la processione Shinkosai nella festa del Sanno e ad agosto nel santuario di Tomioka le cerimonie del Fukagawa. La città di Kumamoto ospita la grande festa del santuario di Fujisaki consacrato, a Kawasaki l’ altra grande festa shintoista con le cerimonie del matsuri di A Kyoto in ottobre si celebra la festa delle Ere del Jidai con suggestive cerimonie nei costumi tradizionali e le processioni dei decorasti carri con santuari Mikoshi, tra le altre feste popolari annuali in città celebrato con le piante decorative e varie manifestazioni dell’ Aoi. Varie le manifestazioni religiose e popolari del capodanno giapponese Omisoka , l’ultimo giorno dell’anno dai buddisti con la festa Joya no Kane delle campane di mezzanotte alla vigilia seguita dalla grande festa del Shògatsu , in varie località a metà gennaio poi anche celebrato nella la festa del fuoco Sagichō, nella regione di Kyoto le ritualità dei cinque fuochi sulle montagne nell’ Okuribi di Gozan. Solitamente a febbraio si celebrano le feste cerimoniali dell’ Hadaka ove gli uomini seminudi si purificano con getti d’acqua, ogni anno in località diverse si tiene la grande manifestazione della cultura tradizionale con eventi artistici, musica, tetro e danze.

Teatro

Le varie forme di rappresentazioni nel teatro Engeki giapponese sono tra le espressioni artistiche dalle scenografie e costumi sgargianti, derivato in parte dal più antico Kyōgen dalle rappresentazioni grottesche e comiche, assieme alla tradizione del classico teatro Nò dagli elaborati costumi e le tradizionali maschere Nòh in suggestive scenografie diffuso dal XIV secolo. Così come il popolare Kabuki fondato a Kyoto all’ inizio del XVII secolo dalla shintoista danzatrice Okuni di Izumi , a differenza del classico teatro No dalle rappresentazioni più aristocratiche ed essenziali il Kabuki si esprime in tematiche popolari dalla gestualità ridondante mantenendo i dettagli. Gli attori dai variegati costumi che interpretano i personaggi Kabuki si presentano con il volto dipinto per impersonare figure femminili e mitologiche, oltre ai sontuosi costumi le maschere sono sostituite costumi dall’ arte del trucco Kumadori. Descritto e codificato dai testi illustrati da dipinti nel Kunijo del Kabuki ekotoba, che hanno in parte influenzato lo stile Ukiyo-e, ne rappresentano la successione delle scene disposte dai Kuroko nel palcoscenico con fondali e pannelli decorati anche in stile Ukiyo-e lungo il cammino dei fiori Hanamichi. Nella forma classica sono stabiliti i tradizionaii stili di recitazione Kabuki, legata alla danza accompagnata da musica , interpretato solo da uomini dagli elaborati costumi e vistosamente truccati anche in ruoli femminili dalle tematiche popolari Kabuki nei drammi sewamono e ambientazioni storiche jidaimon e con la sua spettacolare rappresentazione tradizionale il Kabuki rimane il più rappresentativo nel teatro classico giapponese.

Musica

La musica giapponese Hògaku dalla lunga storia, vari generi, stili classici , tradizionali e popolari , dal VI secolo il canto liturgico buddista Shōmyō fondato su sacri testi spesso accompagnato dal suono dei gong nyo tradizionali, i tamburi mokugyo e i cembali hachi. Ai periodi Heian e Nara come musica orchestrale risale lo stile classico del gagaku della corte imperiale assieme allo stile vocale del Saibara di solisti e cori , che spesso accompagnava anche le danze Bugaku eseguite nelle cerimonie di corte e le nove sacre rituali al suono di da flauti e tamburi , esteso poi ai vari generi del gagaku , come quello religioso di tradizione shintoista coreana Komagaku, dalla cultura della dinastia Tang cinesenell’ VIII secolo fu introdotto il genere Tògaku. Successivamente dal XV si diffuse lo stile vocale e strumentale Sankyoku , suonato dagli strumenti tradizionali con il principale liuto Shamisen a tre corde assieme al simile archetto a corda Kokyu, come la cetra di origine cinese Koto, con la sua introduzione dal XVI secolo anche dal flauto Shakuhachi in bambù e in seguito dall’altro flauto traverso Shinobue. Spesso nell’accompagnamento rituale i tamburi Taiko impiegati anche in varie Forme e stili musicali, mentre per le rappresentazioni teatrali i più ridotti tamburi a clessidra Tsuzumi. Dall’ epoca si sono diffusi diversi strumenti musicali tradizionali, tra quelli a fiato oltre i vari tipi Fue di flauti, di origine cinese dalle varie canne lo Sho , a doppia canna di bambù simile all’ oboe l’ Hichiriki , tra i più diFfusi strumenti a corda i liuti di manico corto Biwa a quattro corde , dall’inizio del XX secolo il più recente Taishōgoto. Oltre la musica religiosa devozionale, di corte e classica si diffuse la popolare

Min’yò dai numerosi e variegati generi, tra gli altri lo stile dei cantastorie itineranti, biwa hōshi noti come sacerdoti del liuto Biwa che accompagnavano narrazioni mitiche e il più celebre epico Monogatari dell’ Heike. Dal XVII secolo nelle rappresentazioni teatrali del Kabuki la recitazione con i canti venne accompagna dalla musica Nagauta suonata con il tradizionale liuto shamisen, mentre nelle rappresentazioni del classico teatro Nò la musica è eseguita dai tamburi kotsuzum e ōtsuzumi, assieme ai flauti fue. La musica tradizionale e popolare kayō di comprende le diverse tradizioni di Okinawa e l’arcipelago Ryukyu dai diversi generi e stili, pur rimanendo le varie tradizioni classiche , con l’ influenza occidentale dopo la seconda guerra mondiale, è nata la musica giapponese più moderna e contemporanea.

Danze

La tradizionale accompagna le danze popolari , dalla più antica di origine sciamanica Kagura dalle varie forme rituali legate alla mitologia, come invocazione e offerta alle divinità Kami nella tradizione shintoista, alla classica musica della corte imperiale Gagaku introdotta dal VII secolo è legata la forma di danza Bugaku dalle movenze lente e solenni con sfarzosi costumi, decorazioni e spesso maschere. Tra le numerose e variegate Dansu tradizionali giapponesi diffuse in tutte le regioni, sempre eseguite negli antichi costumi e accompagnate da musiche, nei diversi eventi le celebrazioni e manifestazioni sono accompagnati dalle danze dello stile Yosakoi nei variopinti costumi tradizionali così come le danze con la spada e poesia Kenshibu accompagnate da narrazioni epiche. Legate alle rappresentazioni teatrali del Nò e Kabuki le tradizionali danze negli stili Nihon del Buyō, dall’ antica tradizione delle intrattenitrici di corte feudali derivano le rappresentazioni danzanti Shirabyoshi, nella religiosità shintoista le celebrazioni danzanti Kagura come intrattenimento divino e la danza rituale Kagura deli ‘ Hayachine celebrata nell’ omonimo santuario Tra le danze tradizionali meridionali le odori di Angama originarie della regione di Okinawa come quella dell’ ottavo mese lunare dell’ Hachigatsu per il raccolto e per celebrare gli spiriti degli antenati la danza Eisa , nelle vicine isole delle Ryūkyū la forma di danza odori narrativa Kumi.

Tradizioni Dentō

Tra le diffuse tradizioni l’ inchino Ojigi come simbolo di saluto , rispetto , scusa e riverenza nelle varie situazioni personali, sociali o religiose con il ritsurei In piedi e il più rispettoso zarei in ginocchio, il modo di sedersi correttamente Seiza nei diversi luoghi, circostanze e abbigliamenti, sempre a terra sul tradizionale tatami , diffusa anche nella tradizionale cerimonia del tè cha no yu e la composizione artistica floreale dell’ ikebana.Negli arredamenti delle case lo stile dei dipinti Yamato-e si è in parte ispirata a tradizione popolare , collegate da porte scorrevoli le stanze Washitsu che ospitano calligrafie e illustrazioni appese alle pareti dei Kakemono esposti periodicamente negli spazi delle nicchie Tokonoma, stile diffuso anche nei raffinati paraventi di pannelli uniti tra loro byōbu decorati da calligrafie e dipinti. Dalla tradizione buddista le decorate bambole Daruma per esprimere i desideri nella forma stilizzata del monaco Bodhidharma fondatore del Buddismo Zen , assieme agli oggetti fortunati Omikuj come offerte vengono poi date alle fiamme a gennaio. vicino ai santuari Shinto nella cerimonia Dondoyaki dalle varie celebrazioni che culminano con la suggestiva danza del leone. A dicembre prima del capodanno per dimenticare l’ anno passato e come augurio per il nuovo si celebra il Bònenkai tra colleghi ed amici come raduno nōkai per esprimere gratitudine-

Abbigliamento

Nell’ abbigliamento tradizionale Wafuku , parte del maschile di rango e cerimoniale è derivato dalla moda dell’ Edo, mentre alcuni altri tradizionali di vari genere sono legati a quelli del successivo abbigliamento Meiji. Come uno dei simboli della cultura giapponese nella lunga storia del Kimono in parte il più antico deriva dal tradizionale cinese hanfu Introdotto dall’VIII secolo, nel medioevo divenuto la veste maschile e femminile kosode , poi evoluta con diversi strati e l’ aggiunta della lunga ed ampia gonna a pantalone con pieghe simboliche Hakama , più leggera e diversa nelle donne come indossata dalle ragazze Miko che servono i santuari shintoisti. Da quella tradizione deriva più diffuso Kimono nei vari tipi con il più comune lungo chiuso dalla cintura Obi , legata dietro la schiena solitamente con le calzature zōri a sandalo o gli zoccoli con suola in legno rialzata Geta dalla stringa di stoffa hanao nei vari tipi, i sandali sempre in legno Okobo dsu alti tacchi , tutte portate con i tipici calzini bianchi tabi. Dai diversi strati in seta colorati l ‘elaborato abito Jūnihitoe derivato dalle dame di corte , dai vari accessori come il più elegante e raffinato tipo di classico aristocratico.Dal tradizionale abbigliamento maschile di corte di epoca Heian per i dignitari deriva l’ elegante e sontuoso Sokutai ancora in uso nelle cerimonie. Molto più informale il Kimono popolare Yukata estivo in cotone dai vari colori, come urisode, più ampio e decorato per le donne nubili, più semplice n cotone e canapa l’ abito maschie estivo Jinbei simile a quello usato nelle varie arti marziali dogi e all’abito da lavoro in cotone o lino con la tunica Samue dei monaci indossato con i semplici sandali monastici Waraji, mentre normalmente portano l’ antica tunica tradizionale Kesa. ocra o arancione.

Geisha e Maiko

Tra i simboli culturali del Giappone come ideale estetico nell’ arte della seduzione rimangono le figure Geiko della Geisha e l’apprendista Maiko, l origine della Geisha risale al VII secolo con le cortigiane dedite all’intrattenimento dei nobili dall’ apprendimento nelle arti della conversazione, del tè cha no yu , musica e danza per gli ospiti nelle cene e feste NellA lunga epoca dello shogunato Tokugawa dall’inizio del XVII secolo inizialmente il termine si riferiva anche agli intrattenitori maschili Taikomochi, ma poi limitato solo alle donne a volte affiancate o sostitute di cortigiane Oiran e prostitute yujo che praticavano nei quartieri di piacere Yoshiwara. La professione divenne poi sempre più legata alle arti dell’ intrattenimento con la restaurazione Meiji dal XIX secolo , così come le giovani ragazze apprendiste Maiko educate alle arti Geisha. in genere indossano il kimono di stile Hikizuri e durante l’ educazione da apprendiste cinque diversi tipi di acconciature mantenute come il kimono divenute Geisha e vistosamente truccate con il tradizionale fondotinta bianco Oshiroi.inizialmente come domestiche shikomi, le Maiko sono poi gradualmente educate alle arti dell’ intrattenimento nel ryōtei. acquisendone le abilità anche nell ‘apprendimento del dialetto kyō-kotoba di Kyoto per la conversazione con il clienti di rango e facoltosi, imparare nozioni della letteratura Bungaku per la poesia da recitare ai più raffinati come le capacità nell’ arte della Calligrafia , molto apprezzata come l’abilità nelle composizioni florali kebana.La Geisha doveva inoltre acquisire capacità nel suonare il liuto shamisen per accompagnare i canti con la musica assieme al flauto in bambù shakuhachi , l’apprendimento delle danze e l’ abilità cerimoniale nel tradizionale rito rito del te Cha no yu , oltre alla grazia nel servire l’alcolico sakè. Mantenute dal più facoltoso cliente Danna nelle spese, i costosi costumi , accessori e mecenate per gli spettacoli , vivono nelle residenze Okiya tra le tradizionali case negli storici quartieri ove sorgono gli appositi distretti Hanamachi, vi sono anche ospitate ed educate le giovani allieve Maiko, mentre le geishe di rango inferiore servivano nelle locande di campagna come Geisha degli Onsen per intrattenere gli ospiti. Tra gli altri tradizionali Hanamachi a Kyoto le Geisha di Gion rimangono ancora legate alle antiche tradizioni e costumi, ma nel secondo dopoguerra anche con l’ introduzione di costumi occidentali la tradizione della Geisha come depositaria delle arti seduttive è tramontata.

Arti marziali Budò

Parte della tradizione culturale le varie arti marziali dai diversi stili di combattimento con i più antichi in parte derivati dai cinesi del Wushu , alcune sono in parte influenzate dalle tradizioni dello Shintoismo come la via dei Kami nell’ universo regolato da entità e spiriti che conferiscono energia vitale e con la sua dfffusione dal Buddismo Zen fondato sulla meditazione e l’armonia del corpo con la mente. Dai più antichi stili armati Bujutsu derivano quelli basati sulla scherma sostituendo la spada tradizionale con bastoni e spade in bambù, dai combattimenti privi di armi i moderni gendai budō diffusi dalla alla fine nel XX secolo dopo il periodo Meiji adattati ai mutamenti sociali e culturali mantenendo lo spirito re i valori tradizionali, divenendo poi competizioni sportive. Dai fondamenti spirituali l’ Akido venne fondato dal maestro Morihei Ueshiba, negli anni venti come disciplina con le mani ma anche con alcune tradizionali armi del Bujutsu , la spada ken, il pugnale tantō e il bastone jō. Tra gli aikidoka lo scopo è la padronanza di sé attraverso un percorso di conoscenza interiore, le tecniche si basano sulla risposta all’ attacco dell’avversario nel reciproco equilibrio e ‘armonia con i vari movimenti che non danneggiano o feriscono, a seconda delle scuole e gli stili i gradi di abilità nella pratica sportiva sono rappresentati dal colore delle cinture. Anch’ esso derivato dall’ l’arte della scherma dei samurai, il Kendo adopera la spada di bambù shinai dalla pratica fondata sull’ autocontrollo e il carattere individuale, oltre le tecniche di combattimento è fondamentale il rispetto reciproco nell’ etichetta e l’ apprendimento come percorso spirituale. Attraverso l’allenamento ì armonizzare il corpo con la mente praticato in ogni età con una rigorosa educazione, diffuso a tutti i livelli sociali, spesso fin dalla scuola come educazione fisica, ma anche nelle competizioni sportive con diversi gradi di abilità. Il Jujutsu a lungo tramandato dal XV secolo e codificato nel XVII epoca Edo nel combattimento ravvicinato che non permetteva l’ uso di armi, fondato sulla flessibilità con l’ utilizzo della forza dell’ avversario nella difesa ed attacco per neutralizzarlo dinamicamente, le proiezioni per sbilanciarlo e immobilizzarlo nella lotta a terra, dalle tecniche che richiedono un lungo ed impegnativo addestramento. Dal XIX secolo in epoca Meiji diffuso da mercanti e militari stranieri In vari paesi, codificato e poi rinnovata per preservare lo spirito tradizionale di questa e le altre delle arti marziali nipponiche, come sport regolata dalla federazione sportiva delle scuole giapponesi e all’ estero dalle farie federazioni nazionali. Dal Jujutsu mutandone le tecniche deriva Il Judo fondato da Jigoro Kano alla fine del XIX secolo come percorso di apprendimento dei valori tradizionali e il raggiungimento dell’armonia tra corpo e spirito attraverso il severo addestramento al combattimento fondato anch’ esso sulle proiezioni per sbilanciare e controllare l’avversario nelle fasi spesso spettacolari della lotta. Diffuso poi nel mondo tra le più praticate arti marziali è divenuto competizione sportiva nei vari livelli di abilità raggiunti indicati dal colore della cintura e dai gradi dei dieci dan. Divisi in sette categorie di peso sono diretti da un arbitro e due giudici che assegnano i punteggi la minore Koka attraverso i superiori yuko e waza-ari, fino al fuori combattimento ippon , oppure il pareggio hiki-wake , divenuto sport olimpico ufficiale dai giochi di Tokyo nel 1964.In parte Ispirato al Kung fu cinese fu introdotto ad Okinawa un sistema di combattimento divenuto poi l’ arte mano vuota del Karate con le diverse scuole che combina le tecniche di combattimento con pugno, calcio, gomito e ginocchio che possono essere letali nei vari stili ryu. Il karateka oltre ai movimenti viene giudicato dall’ equilibrio,, ritmo e velocità espressi dalla sua preparazione e il livello raggiunto indicato come Nel judo dal colore delle cinture kyu oltre le classificazioni dan, con il massimo kyu nella cintura nera e dal dan il più elevato irokokoro-Divenuto molto popolare e pratica sportiva ove i kudoka sono divisi in categorie, il punteggio si ottiene dalla forza ed efficacia dei colpi, con otto punti o l’eliminazione completa dell’avversario ippon.il Sumo come una delle più antiche marziali e legato alla ritualità Shinto , rimane tra i simboli della cultura popolare con i cerimoniali e la pratica dei lottatori sumōtori dall’aspetto imponente e i succinti costumi originariamente come addestramento al combattimento dalla sua diffusione in epoca medievale. Poi divenuto spettacolo popolare e sport nazionale, accompagnati da cerimonie gli incontri si svolgono nella pedana circolare nella lotta per far perdere l’ equilibrio all’ avversario e spingerlo fuori dal dohyō.

“La raffinatezza giapponese è la più persuasiva che esista al mondo, poiché i mezzi attraverso cui si esprime sono i più puri, umili, naturali. ” ( Fosco_Maraini)

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