GiapponeReligioni Orientali

Shintoismo

Lo Shintoismo è tra le antiche religioni del Giappone, profondamente radicata nelle tradizioni  e società come  identità culturale dai valori fondati  sull’armonia con la natura dagli spiriti e divinità Kami anche  associati a elementi e lughi naturali, eventi o antenati, venerati  per protezione, prosperità o guarigione. Seguendo I rituali  quotidiani  per la purificazione,  offerte  e preghiere nei santuari  jinja dallo stile  che riflette la filosofia estetica giapponese  in armonia con la natura, manifestata anche nelle varie forme artistiche. Dal tradizionale animismo politeista giapponese, sorse  lo  Shintoismo come via degli spiriti divini Kami,  quando vi giunse il  Buddismo  cinese  dal VI secolo si diffuse il sincretismo  religioso  del Shinbutsu-shūgō integrato poi  in parte anche alla dottrina di Confucio nel culto degli antenati e divinizzati  personaggi storici,  si affermò  poi  con la propria filosofia e religione dall’epoca strettamente legata alla storia del Giappone. Come fondamento dello Shinto le più antiche tradizioni furono raccolte nell’ VIII secolo nelle cronache storiche del Kojiki divise nei libri  Kamitsumaki come l’ epIca divina e la discesa della divinità solare e dea dei cieli Amaterasu, il  Nakatsumaki con la storia dal VI secolo a.C. iniziando dal regno del mitico imperatore  Jinmu fondatore della dinastia nipponica fino all’inizio del V secolo d.C. con il quindicesimo imperatore Ōjin e il libro  Shimotsumaki con la successiva storia  conclusa all’ epoca della redazione nell’ VIII secolo. Tra mito e storia dai testi del Kojiki deriva l’ origine divina della dinastia imperiale così come i successivi annali del Giappone Nihongi redatti poco dopo e seguiti dalle altre cronache come le  Sei storie nazional  del Rikkokushi con la storia dalle origini al IX secolo, oltre che storici tutti considerati sacri testi fondamenti dello Shintoismo dalla religiosità strettamente legata all’ autorità imperiale.

La via dei Kami

“Tutto ciò che c’è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell’eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami”  (Motoori Norinaga)

Lo  Shinto si fonda  sulla concezione  del tutto come espressione delle forze divine  Kami che animano ogni cosa ed essere assieme alle manifestazioni degli spiriti Mitama, per tornare alla comunione con essi fondamentale è la purezza rituale dalla condizione del  Tsumi  e le azioni proibite che violano le regole religiose e sociali  assieme alle  le impurità Kegare fisiche e morali. Da superare  iniziando dalle pratiche di astensione Imi che permettono la condizione per le varie ritualità di purificazione  Harae praticate dai sacerdoti  recitando i testi liturgici ed esorcistici  Norito che seguono le tradizionali abluzioni rituali purificatrici Misogi prima dell’ alba e solo completato  il percorso ci si può ricongiungere  agli spiriti e le divinità Kami. Per la tradizione risiedono nella mitologica residenza  della forza divina tra gli altari e le rocce Iwakura ove poi furono poste immagini degli spiriti e  divinità nei santuari miya  di legno e poi dal raffinato stile i  santuari Jinja ove sono depositari della tradizione  e celebrano i riti i sacerdoti Kannushi come divini maestri di cerimonia.  Nella lunga storia dello  Shintoismo vi furono varie trasformazioni delle divinità  e le forme devozionali nell’ aggregazione religiosa con i primi centri sacri legati ai  più antichi i sepolcri  Kofun monumentali  ove  era officiato il culto dai sovrani sacerdoti con gli  oggetti i liturgici come la venerata gemma ricurva Magatama assieme allo specchio e spada, rimasti come sacri emblemi regali degli imperatori.  Sul sacro monte Miwa nella regione di Nara, nel I secolo a.C  l’ imperatore Sujin consacrato ai Kami della natura. fece edificare il più antico santuario di  Ōmiwa nel primo stile sacro dei santuari nipponici Nagare del  Zukuri e nello stesso periodo  legato al clan  imperiale sorse poi il non distante  santuario  di Isonokami, ad Osaka all’ inizio del III secolo d.C. consacrato ai Kami del mare, navigazione e la guerra il grande santuario di  Sumiyoshi dall’ epoca meta dei pellegrinaggi- Dal VII secolo le forme religiose si adeguarono  all’ organizzazione amministrativa sul tipo cinese, come si deduce dalle cronache  Nihongi  ove il tradizionale  culto degli spiriti e le divinità Kami viene  contrapposto alle dottrine  del buddismo,  con il regno dell’ imperatore Tenmu la ritualità assunse una forma istituzionale  consolidata con il successore  Jitō  a limitare la grande diffusione di quelle buddiste. La  dea solare Amaterasu divenne protettrice  patrona della dinastia imperiale e  all’ epoca risale la raccolta delle antiche tradizioni poi contenute nella grande cronaca storica del Kojiki  redatto successivamente anche con la codificazione dei riti. Con il codice legale  Yòrò che all’ inizio  dell’ VIII secolo sostituì i precedenti.  gli affari religiosi erano affidati al dipartimento per le divinità del Cielo e della Terra divenuto poi il  Jingikan, ove la funzione liturgica del governo è  delineata ben nelle prescrizioni dei riti stagionali di  corte e altri per vari  eventi oltre le proibizioni da osservare per  la purificazione degli  officianti dei riti  da celebrare  con la distribuzione delle sacre offerte  imperiali hakuhei ai sacerdoti dei santuari.  Un complesso sistema centralizzato che dal  IX secolo  fu lasciato per la difficoltà dei sacerdoti dei santuari più lontani nel recarsi fino alla capitale, in nuove forme devozionali  e dall’ incontro con la tradizione buddista gli spiriti Kami divennero essenze visibili dell’ originaria Honj  emanata dal  Buddha e i bodhisattva,  mentre  quelli più potenti dall’ originario attraverso il Kanjò sono invitati in un altro lugo  riconsacrato  dal loro arrivo.  Dall’ epoca risalgono i diversi santuari ingū  come quelli  di Ise consacrati al culto della dea solare Amaterasu, riservato al solo sovrano,  ma poi diffuso dai predicatori erranti  oshi che giravano  per indurre le visite al santuario guidando i pellegrini,  altri al culto di Inari divinità della fertilità, agricoltura e successo  con il primo grande santuario Fushimi Inari taisha di Kyoto . Sugawara no Michizane poeta e filosofo imperiale  del IX secolo, dopo la morte fu  considerato uno dei tre grandi spiriti Onryō e Michizane divenne patrono degli studiosi come  divinità dell’ apprendimento e l’ intelligenza Tenjin  che a Kyoto ha il suo più venerato santuario di Kitano, da dove si estese il culto come  protezione della comunità, ispirazione delle arti e la letteratura delle lettere. Nel sincretismo con  elementi di origine buddhista il culto per la divinità della guerra  Hachiman dalle origini incerte, sorto  nell’isola meridionale di Kyushu e  poi diffuso a Nara e Kyoto divenuto anche Kami tutelare del clan Minamoto.

Sincretismo Shinto

Dal VII secolo si diffuse il sincretismo  religioso con la Via della Pratica del Shugendō  ispirato dal buddismo esoterico assieme all’  Onmyōdō come via  dello Yin e Yang in parte ispirato dalle scuole cinesi del  Tao , il buddismo fu adottato da parte dell’aristocrazia  durante il periodo  Nara mentre la tradizione shinto rimase  tra la popolazione rurale. All’ epoca si diffusero le pratiche ascetiche sulle montagne sacre  e i pellegrinaggi kumano kodo  nei santuari assieme ai luoghi sacri nei sacri percorsi per i monti Kii tra i venerati siti  dichiarati patrimonio storico e culturale Unesco. Nella centrale a prefettura di Yamagata si trovano le tre sacre montagne  Dewa  dai venerati santuari e centri di pellegrinaggi come nel  monte  Togakushi  per la limitrofa prefettura di Nagano,  altri ispirati alla dottrina  Shugendò nel sincretismo  con il buddismo  del  Mahāyāna con la scuola esoterica Tendai che ha uno dei suoi centri  nel sacro monte Hiko. Assieme all’ascetico Shugendō nel sincretismo con il buddismo dello  Shinbutsu le nuove forme di religiosità si espressero anche nella ritualità propiziatoria legata alla prosperità imperiale  non solo con i culti consacrati del regno ai kami ma anche al Buddha e I bodhisattva presenti  nei santuari. Dal X all’XI secolo durante il dominio incontrastato del clan  Fujiwara ventidue santuari con annesso un  tempio buddhista dovevano  osservare l’ annuale  il ciclo rituale, un tempo esclusiva  dei sacerdoti di corte, con  una nuova gerarchia di siti sacri assieme ai più antichi santuari di antica e sul finire del medioevo lo shintō  divenne autonoma tradizione religiosa  dal buddismo. Inizialmente come Watarai shintō per l opera  dei  sacerdoti di stirpe reale Watarai del  grande santuario Jingū di Ise dai vari templi con i due principali  Naikū e Gekū e consacrato al culto della dea solare Amaterasu. Divenuto il centro della nuova tradizione codificata nei cinque testi dello  Shintō gobusho ancora  in parte influenzati dal Buddismo cinese sulla condizione di purezza personale di coloro che officiano o partecipano  alle ritualità celebrate per le divinità Kami.  Dalla fine del XII secolo si impose il sistema di governo militare feudale dello Shògunato nel potere di potenti dittatori e capi militari dal  titolo ereditario di Shògun che, fin dal primo  fondato dall’ imperiale  clan  Minamoto come il potente  shògunato  di Kamakura, fu promotore del culto nella  rinnovata autorità in Giappone come regno Shinkoku  dei Kami e al loro  intervento fu attribuita la vittoria sul  tentativo di espansione dell’ impero cinese Yuan nel XIII secolo, scatenando il vento divino nelle la mitica tempesta  Kamikaze che ne distrusse la flotta.  Alla fine del XV secolo dal santuario di Kyoto  il sacerdote e filosofo Kanetomo rinnovò la dottrina con la nuova scuola  dello scintoismo Yoshida fondata anche sulla trasmissione esclusiva e segreta della  dottrina con i suoi  rituali e dagli insegnamenti di Yoshida Kanetomo deriva lo Shinto seguente come la divinizzazione e il culto dei sovrani defunti edificando mausolei come santuari in contrasto con l’ antica  tradizione che considerava la morte come contaminante.

Era shògunato

Dal XVI secolo con il  dominio dello Shogunato di  Tokugawa si impose nuovo assetto istituzionale dalla ricostruzione della società dopo i vari conflitti precedenti, nell’ amministrazione religiosa il governo  Bakufu stabilì le regole sulle proprietà dei santuari e i doveri dei sacerdoti shintō  affidate all’ istituzione dei magistrati del tempio Jisha-bugyò nel controllo delle  attività religiose, cerimonie e manifestazioni popolari. Fu abolito il sistema del Danka nell’ obbligo del  rapporto esclusivo con le istituzioni buddiste  e la registrazione delle famiglie in un tempio Tera per il  controllo sulla popolazione, dall’ epoca sorsero  scuole di pensiero  per riaffermare le antiche tradizioni fonti di conflitti nei secoli successivi con la diffusione  dell’ ostilità al buddismo in contrasto con la politica religiosa dei Tokugawa. Dallo shògunato fondato da Mitokòmon nella regione nord-orientale a metà del XVII secolo  al  dominio dell’ Aizu  suo contemporaneo  fu permesso  un unico santuario per villaggio separando rigidamente i tradizionali culti dei kami dai  buddisti  poi completato con lo  Shinbutsu bunri , mentre nella prefettura orientale della regione di Honshu il  potente dominio  di  Okayama  costrinse la popolazione all’ esclusivo culto  dei kami e i rituali shintō.  Iniziata  nell’ era Tokugawa jidai o periodo di Edo, la separazione tra la tradizione buddista giapponese e lo Shinto, fu completata nel XIX secolo con l’affermazione del Meiji e la restaurazione imperiale che tra l’ altro stabilì le cariche ereditarie delle  due grandi famiglie sacerdotali delle scuole  Yoshida e Shirakawa. La Yoshida prese il controllo dei vari santuari  nel territorio con il sostegno del governo e i funzionari in tutte le provincie che ne dipendevano, comprese le nomine sacerdotali, la corte era rappresentata dalla Shirakawa depositaria della precedente tradizione rituale opposta al potere  Yoshida  tentando di estendere i fondamenti dottrinali.  Nello Shinto al  sincretismo buddhista  si aggiunsero interpretazioni confuciane in un periodo  dominato dalla terminologia filosofica Neoconfuciana adoperata nelle diverse ideologie religiose ove si opponeva alla buddista la  tradizione confuciana per la lealtà al sovrano e seguire  il culto tradizionale religioso legato alla sua ‘autorità. Tra i neoconfuciani il filosofo Fujiwara_Seika tra il XVI secolo e l’ inizio del XVII con il contemporaneo  studioso e accademico Hayashi Razan, furono i più autorevoli rappresentanti della nuova concezione dottrinale, seguiti a metà del XVII secolo da Yamazaki Ansai che integrò concetti del neoconfucianesimo e tra i fondatori della scuola Suika Shinto, ma l’interpretazione  dello shintō più diffusa fu quella legata alla scuola degli studi nazionali  Kokugaku. Si estese come un movimento intellettuale nella società giapponese nel tardo periodo di Edo fondato sullo studio della storia, filosofia e letteratura tradizionale in contrasto al buddismo e le influenze  occidentali per  promuovere l’ identità nazionale e culturale dagli  antichi testi e tradizioni, sempre più significativi nell’ affrontare le influenze  straniere e conflitti interni, portando al declino dello shogunato.

Shinto  Kokugaku

Mentre lo shogunato decadeva per le pressioni straniere, nel suo ritorno ai valori tradizionali  Il Kokugaku  alimentò un rinnovato interesse per le credenze e le pratiche shintoiste, collegandole all’identità nazionale  e sui testi della più antica letteratura del  Giappone  nel recupero delle tradizioni originarie  come il poema Man’yōshū  o Raccolta di diecimila foglie,  i racconti monogatari di Ise e  le Cronache del Giappone nel monumentale  testo storico  Nihon Shoki. Tra i quattro rappresentanti più autorevoli del Kokugaku nel XVII secolo, come pensatore nella  rinata tradizione della restaurazione Fukko Shinto il poeta e filologo Kada no Azumamaro studiò la poesia tradizionale giapponese waka e il pensiero shintoista divenendo uno dei più eminenti  studiosi dei classici, nelle sue opere il maestro Kada seguì  metodo di studio e riflessione del monaco buddista Keichū, anch’ egli considerato tra gli ispiratori  del movimento di pensiero Kokugaku nel periodo Edo. Di Kada no Azumamaro fu allievo  Kamo no Mabuchi studioso poeta, filologo e sacerdote, con i suoi studi della letteratura classica Mabuchi si convinse dell’importanza della prima raccolta poetica Man’yōshū, i rituali  e i testi liturgici Norito come  libere da influenze straniere e rappresentative del puro spirito  tradizionale per la sua rinascita, rifiutando il pensiero della letteratura cinese e la glorificazione dell’ antica tradizionale nella concezione  del Magokoro che riteneva fondamentale per la storia giapponese. Ripresa dallo  lo studioso  Motoori Norinaga  che pose  i fondamenti per la rinascita dello Shinto, il pensiero di  Norinaga rifiutava l’influenza buddista e confuciana con lo studio del primo Kojiki e gli antichi classici  con i suoi scritti e il monumentale commentario del  Kojiki-den, riconducendo l’ originario  spirito dello Shintō agli antichi miti e alle sacre tradizioni, riaffermando l’ antica concezione del  Musubi come misteriosa energia della creazione, divenuta uno di fondamentali principi  del moderno Shintō. Dalla filosofia teologica  Magatsubi  di Motoori Norinaga fu ispirato il suo  allievo Hirata Atsutane anche noto come  Ibukinoya , ma mentre il suo maestro cercava il vero spirito tradizionale attraverso lo studio filologico, Hirata tentò di un sistema teologico dai principi per l’azione nella società contro il  regime feudale  dello  shogunato Tokugawa che relegava l’imperatore a semplice  simbolo dell’autorità e pertanto fu confinato,  ne rimase l’ idea nella superiorità del Giappone come terra degli dei  che trasmettevano la giusta via  attraverso la dinastia imperiale.

Kokka Shintò

Dal 1868 con la restaurazione del potere imperiale  Meiji fu riorganizzata la vita religiosa nel rinnovamento  che escluse gran parte delle tradizioni passate nelle istituzioni e nel culto con la netta separazione  Shinbutsu bunri  dello  Shinto  dal Buddismo ancora  mantenuto nei luoghi sacri, la restaurazione e il rinnovamento  Meiji con la ripresa dell’antica istituzione per le Divinità Jingikan  ristabilì il ritorno formale alle tradizioni assieme alla diffusione di riti funebri shintō per il recupero delle istituzioni esclusivamente  giapponesi predicato  fin dal XVIII secolo. Con la proclamazione Taikyo della Grande Dottrina come via delle divinità,  nel 1870  lo Shinto fu dichiarato principio guida dello stato che tornava protagonista nell’ organizzazione religiosa e rituale, ma la diversa situazione culturale con le prime influenze occidentali e missionarie cristiane indusse ad una ripresa nella diffusione della dottrina  con la classe sacerdotale  alle dipendenze dirette dello Stato.  Dal 1872  fu riorganizzata l’ attività rituale  periodica  di corte e nei  vari santuari con la religione di stato Kokka Shintò , in parte fondata sulla politica  Jinja hishūkyōron del santuario secolare  Jinja dalla natura non più strettamente religiosa, ma solo depositaria delle antiche tradizioni.  Privata in parte della sua qualifica religiosa,  la stessa ritualità  divenne una funzione dell’ amministrazione statale fino al 1945, mentre venne modificata l’ organizzazione sacerdotale abolendo la  gestione ereditaria dei santuari da parte delle famiglie sacerdotali e la prassi rituale. Considerata  in contrasto con le nuove esigenze della religione di stato  dalla quale dipendevano i santuari,  ne furono confiscate  c le terre  nel 1872, lasciando lo spazio all’interno del perimetro sacro, i tentativi di razionalizzazione culminarono nella grande campagna contro i sacerdoti che si opponevano dal  1906per sei anni.  L’ era  Shòwa, Iniziata nel 1926 con il lungo regno autoritario dell’  imperatore  Hirohito, si tradusse nel  nazionalismo e fascismo imperiale  giapponese  Nihon  alleato con quello italiano e la Germania nazista nella seconda guerra mondiale,  nel controllo totale di ogni istituzione e la religione di stato  per consolidare l’ amministrazione dei santuari fu istituito un nuovo Jingikan come dipartimento  delle Divinità. Se nei santuari venne  imposta la ritualità  dello stato, la diffusione della dottrina rimase  ai movimenti  dello Shinto settario  delle  Kyòha ispirate dagli insegnamenti  di predicatori  del tardo periodo  Tokugawa, dal popolare culto panteista Konkokyo delle divinità nella natura e le  montagne sacre o dalle associazioni  religiose qualificate come shintō avevano un riconoscimento ufficiale in un labile rapporto con l’antica tradizione rituale dei kami. Le numerose  e variegate sette  Kyòha orappresentano i  primi esempi dei popolari dalle eterogenee manifestazioni nella recente  storia giapponese dopo il 1945  quando cessò di essere  religione di Stato con  la direttiva Shinto  delle autorità Usa di occupazione, la fine del finanziamento statale e la partecipazione dell’imperatore alla ritualità pubblica. Furono abolite le manifestazioni del  Kokka Shintò e vietata la diffusione  in tutte le istIutuzioni, togliendo da scuole ed uffici gli altari  Kamidana che ne erano simbolo. Successivamente  per un’ amministrazione centralizzata dei luoghi sacri venne istituita l’ associazione Jinja honchō dei santuari Shinto dalla pratica religiosa individuale,  familiare e  cerimoniale officiata dai sacerdoti, un tempo assente nella tradizione è stata più recentemente  introdotta la cerimonia del Shinzen kekkon come matrimonio  Shinto e nel loro rinnovamento le istituzioni religiose hanno ritrovato la precedente  prosperità

Divinità e culto

Dell’ antica  Mitologia giapponese. tra i testi che raccolgono antichi miti e tradizioni religiose, il Kojiki  degli avvenimenti antichi e le monumentale cronache  Nihon Shoki negli annali Nihongi in trenta volumi  redatti nell’VIII secolo con la storia del Giappone  dalla sua creazione, per la mitologia  ispirati dalla per coppia divina Izanami e Izanagi. Vi sono delineate le concezione della  cosmologia, divinità,  umanità antica sovranità,  alle vicende mitologiche si fanno risalire  le origini di culti e rituali, oltre le  origini divine dei primi sovrani per affermare la discendenza dalla  suprema dea  Amaterasu della dinastia imperiale. La filosofia shintoista si fonda sull’  un’armonia profonda tra gli esseri umani, la natura  e i numerosi spiriti  divini  Kami che popolano l’universo, anche identificati con montagne, fiumi, foreste ed animali considerati sacri, oltre che con figure mitiche, storiche e gli antenati.  Il più antico mito Tenchi Kaibaku  sulla creazione dell’ Universo tra il  cielo e della terra narra che nel  mondo celeste del Takamagahara i primi spiriti divini a sorgere  nel momento della creazione furono i tre Kotoamatsukami rimasti a lungo come una triade  prima di essere  seguiti dalle altre sette generazioni  di divinità Kamiyonanayo. Dalla dimora celeste scese poi il dio della vita e della creazione Izanagi come  Colui che invita  primo essere  assieme Colei che invita sua consorte  Izanami, che generarono i signori degli elementi naturali,  il dio del vento celeste Fùjin raffigurato con il sacco di venti Kazebukoe dall’ aspetto terrificante come il fratello Raijin dio dei fulmini e le tempeste.  Al centro nell’ antica mitologia  Shinwa giapponese e fonte dello Shinto, su tutte emerge la  più venerata divinità  Amaterasu che splende nei cieli come  la grande dea solare Omikami, sorgente della  luce e la vita, simbolo di purezza, luminosità, fertilità,  rigenerazione dell’equilibrio cosmico che si manifesta  nelle cerimonie, rituali e la tradizione culturale. Da  Amaterasu emana la stirpe imperiale, spesso rappresentata dal disco solare o un corvo come  messaggero, a volte impugnando la sacra spada Kusanagi-no-Tsurugi come uno dei tre tesori imperiali nipponici.  Considerato sacro spirito kami  del Giappone  Inari dalle  varie manifestazioni e aspetti  sia maschile che femminile, venerato  come la divinità  Inari Okami della fertilità, agricoltura, campi e risaie,  poi anche della metallurgia e dei guerrieri, dal diffuso culto nei santuari  Inari.  Dal sincretismo con il buddismo il dio della guerra  Hachiman, protettore del popolo giapponese e la stirpe imperiale, poi considerato come manifestazione  del mitico imperatore  Ojin dal divinizzato spirito, della suprema  fedeltà nella morte è  venerato Junshi, protettore della pratica medioevale dei vassalli che si suicidavano per la morte del loro signore. Tra le sette divinità della fortuna Fukujin,  protettore dei pescatori  dio dell’abbondanza, prosperità e  ricchezza  Ebisu, derivato dalla reincarnazione del dio Hsuan-wu della tradizione taoista cinese, il  dio della saggezza, fortuna e felicità Fukurokuju e sempre dal taoismo deriva il dio della conoscenza, longevità e la saggezza  degli anziani Juròjin. Guardiano dei bambini e  il patrono degli indovini  il dio della fortuna e della felicità Hoteiì, raffigurato come pingue e sorridente derivato dal divinizzato monaco buddista cinese Budai. Protettore dei raccolti, commerci e prosperità, oltre che cacciatore di demoni  Daikokuten e anche  come  il dio dell’ oscurità  derivato protettore del Karma buddista Mahakala. Dio della guerra e protettore  dei guerrieri oltre un punitore dei malfattori  Bishamonten, anch’ esso derivato  dalle tradizioni induista e buddista  della divinità Vaiśravaṇa, tra le divinità  kami come venerato spirito guardiano Chinjugami protettore di regioni, città o edifici sacri. Il rapporto tra mondo degli spiriti e divinità  kami  e quello umano si manifesta anche nelle  cerimonie della festa  Matsuri ove si celebrano  e ringraziano per la loro protezione con varie ritualità  nella condizione di purezza  raggiunta  durante la preparazione all’evento nel santuario  con la discesa del kami  nel suo spazio sacro Yorishiro che può essere un elemento naturale,  oggetto liturgico o persona che lo rappresenta. La celebrazione inizia con le offerte  Shinsen di cibarie e  e saké  accompagnate da canti e danze, mentre a volte si consulta un oracolo che esprime il volere del Kami e dopo i vari riti  termina con un banchetto che segna la fine delle proibizioni seguite nella purificazione.  Ai più alti livelli sociali e di stato i riti che consacravano l’autorità dei sovrani e le sontuose cerimonie per l’ ascesa al trono e il ringraziamento imperiale Daijosai confermando  all’inizio del regno il sacro legame del sovrano con la suprema dea solare  Amaterasu. Gran parte dei culti popolari  stagionali si celebrano con i riti  nei cicli agricoli del riso, di auspicio all’ inizio e ringraziamento alla fine, altri tradizionalmente nelle periodiche cerimonie per liberare dalle impurità kegare. L’ obbligo nella  partecipazione al culto deriva dall’appartenenza alla comunità  Ujiko di famiglie che hanno legami con la divinità tutelare del luogo nell’  Ujigami dal proprio santuario, tradizionalmente il culto era organizzato dalle associazioni religiose Miyaza delle famiglie di prestigio e poi esteso all’intera comunità. Dall’ istituzione dello Shinto di stato è mutato il rapporto individuale con le istituzioni religiose  e i lughi sacri ove la partecipazione è  spesso occasionale e nelle grandi feste come il  Capodanno dalle visite in massa  nei più venerati  santuari  Jinja, ma prive del  legame devozionale degli Ujiko con l’ Ujigami, come periodici pellegrinaggi istituzionali  derivanti dalle secolarizzazione della comunità tradizionale.  Al culto  dei kami delle sacre montagne e i vulcani sono consacrati i numerosi santuari  Asama in gran parte rivolti verso  il grande e  venerato  monte  Fuji, per l’ antica tradizione mitologica quando tra  i kami discese sulla terra Ninigi, la consorte principessa divina  Konohanasakuya  divenne la  dea del monte  Fuji  ove  al suo culto fu consacrato il venerato santuario  Taisha di Fujisan Hongū Sengen. Nel medioevo divenne centro del sincretismo religioso  Shugendō tra il culto shinto delle montagne sacre con il buddismo e all’inizio del XII secolo vi sorse un tempio consacrato al culto  del  Fujikō  e  meta dei  pellegrinaggi sulla montagna che ancora continuano in un ambiente suggestivo

Santuari Jinja

Negli antichi siti rituali furono edificati i primi santuari distinti i dai templi e monasteri buddisti, poi estesi  nei santuari  Jinja  o Taisha,  spesso  con all’ interno o circondati dai sacri boschi Mori, anche nei primi templi l’ ingresso era annunciato dal portale in legno Torii che accedeva al sacro recinto  con i padiglioni minori per le offerte mikeden e la vasca  per le abluzioni di purificazione. il centrale e più sacro padiglione  Honden che ospita la divinità per i rituali aperto solo ai sacerdoti, davanti il padiglione con la sala di culto Haiden per i devoti. Nell’ antica  tradizione le immagini  dovevano evocare la presenza  divina e oltre alle legate al buddismo, i Kami erano raffigurati come nobiltà di corte, nel tardo medioevo si sono diffuse le rappresentazioni delle divinità e dei centri di culto  nei dipinti Mandara  anche adoperati dai predicatori itinerantI. Dal  1868 con la  con la religione stato  in genere non sono raffigurate divinità eliminando ogni influenza buddista. Ai più alti livelli le antiche  funzioni sacerdotali erano legate al governo della comunità, oltre il sovrano aveva un rapporto privilegiato con le divinità dell’universo o un kami che mitologicamente corrispondeva alla sua sovranitò nella gerarchia divina, anche i governatori al loro incarico dovevano officiare i riti nei santuari locali, mentre nei grandi centri religiosi si costituirono  famiglie sacerdotali trasmettendo le prescrizioni per l’ufficio dei riti,  poi abolita la carica ereditaria rimase il ruolo di sacerdote Kannushi o Shinshoku  nella gerarchia  shokkai del santuario come  officiante del Kami e l’assistenza delle giovani sacerdotesse Miko.Consacrati alle divinità dalle ritualità tradizionali, i santuari  Shinto,  hanno mantenuto in parte l’aspetto e le funzioni dei più antichi come templi Jinja  dei Kami, sorti nei secoli durante i vari periodi storici  anche noti come Jingu e Taisha dalle comuni caratteristiche culturali  e architettoniche,  i sacri Jinja   si trovano in tutte le regioni con i più grandi  nei monumentale e decorato  stile tradizionale del tempio Shinto.  Il sacro terreno solitamente è circondato dal recinto Tamagaki di legno o pietra, l’ ingresso dal mondo esterno al sacro spazio è segnato dal portale  Torii da dove la via che si avvicina al santuario continua con il  percorso del Sandò segnato da altri cancelli fino al alla fonte per le abluzioni rituali chōzu ospitata nel padiglione  Chòzuya. Di origine cinese  I sentieri del giardino sono decorati dalle lanterne di pietra  ishi-dōrō come cesti di luce  Tòrò , simili alle interne sospese  kaitomosh di metallo e le kondō-dōrō In bronzo dorato. il padiglione Maidona  o Kagura-den  ospita  la sala  della tradizionale danza cerimoniale  Kagura, ove viene anche eseguita l’ altra danza cerimoniale di origine cinese Bugaku diffusa dal VII secolo nella rappresentazione di eventi mitologici, accompagnata dalla musica religiosa  Gagaku  Chiuso al pubblico e riservato solo ai sacerdoti l’ Honden come l’ edificio più sacro che ospita i Kami temporaneamente per il culto nel  Shintai,  ove  gli spiriti divini vengono attratti dagli spazi ed oggetti sacri Yorishiro derivati dalla più antica tradizione dei santuari,  a volte assieme allo spirito onorevole di un Kami locale o antenato venerati come  Mitama. Da un passaggio coperto nello stile tradizionale ishi-no-ma o Zukuri all’ Honden è collegato Il padiglione con la sala delle offerte  per il culto dei  devoti  Heiden aperta al pubblico,  a volte non è presente nei santuari delle montagne sacre ove  i Kami si manifestano  negli altari del sacro recinto divino Himorogi o  nei pressi ove si trovano i temporanei ricettacoli degli spiriti come spazi e oggetti Yorishiro, mentre in altri luoghi sacri  si trova il santuario tutelare Chinjusha che custodisce  uno spirito protettore di un villaggio, quartiere  o edificio compreso il palazzo imperiale venerato come  Ujigami . Diffusi in tutte le regioni,  Tra le migliaia dei santuari  Shinto giapponesi sorti nei secoli, diversi sono considerati tesoro culturale nazionale Kokuhò come i più venerati dal monumentale  e decorato stile,  nel sacro recinto con i cancelli Torii che diramano dal più sacro edificio  Honden  spesso con  il padiglione ai-no-ma che collega l’ oratorio e la sala delle offerte Haiden e tra altri cancelli, corridoi i padiglioni  dalle varie sale  di purificazione e culto, da scoprite in affascinanti itinerari come i più suggestivi santuari shintoisti del Giappone.

“La sincerità porta alla verità. La sincerità è saggezza, che unisce l’uomo e il divino in un tutt’uno ::: Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire la divina presenza…l’amore è la prima caratteristica del divino… Non vi è posto per l’egoismo nello Shinto.”

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Dizionario Shinto

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