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Zoroastrismo

Nella lunga storia dell’ Iran dal V secolo lo Zoroastrismo fu culto imperiale Achemenide; sulle vie della Persia si diffuse divenendo una delle grandi religioni orientali e tra le prime monoteistiche della storia.

“C’è un solo modo di combattere il male, quello di aumentare la bontà, ed un solo modo di combattere contro l’oscurità, diffondendo la luce. Così solo facendo crescere l’amore e non combattendosi l’un l’altro si possono eliminare l’odio e l’inimicizia.”

Zarathuštra

Fondato dal profeta persiano Zartosht, poi meglio noto al mondo greco ellenistico come Zarathustra, originario di Balkh nell’antica regione della Battriana, grande riformatore degli antichi culti iranici redasse le prime cinque Gāthā della nuova dottrina, parte delle ampie raccolte di testi sacri raccolti nell’Avestā. Superando le tradizioni religiose dell’epoca diffuse nel vasto pantheon della Mesopotamia, il politeista indo-iranico e il culto dell’antica divinità Mithra, che poi nella tradizione zoroastriana rimase come la divinità solare Mitra, così come nel culto mazdeo zoroastriano fu assimilata la dea astrale Anahita associata a Venere.

Nella regione iraniana occidentale del Kermanshah, Dario I il Grande nel 520 a.C. fece scolpire i rilievi e le iscrizioni di Behistun come luogo degli dei sulla società, cultura e arte achemenide, oltre al legame tra il potere imperiale e i principi zoroastriani. Tra gli altri testi nelle iscrizioni di Behistun, Dario attribuisce le sue vittorie e la legittimità del potere alla protezione di Ahura Mazda, anche contro ribelli sostenitori della menzogna druj nell’etica religiosa di Zarathustra. Nell’incerta collocazione storica e controversa datazione, si deve al medievale poeta epico Firdusi nel X secolo la redazione dell’epopea dei sovrani persiani nel monumentale Shāh-Nāmeh, ove riprende la tradizione zoroastriana del mitico sovrano Vishtaspa, regnante in epoca incerta nell’antica Battriana, citato come uno dei primi seguaci di Zoroastro. Dall’alleanza con Vishtaspa sorse la prima comunità zoroastriana, iniziando la diffusione profetica inizialmente ispirata dall’antica fede del Mazdaismo e il suo ordine etico; ne derivò in parte la teologia nella dottrina seguita dai seguaci di Zoroastro nell’eterna lotta tra il Bene e il Male come conflitto cosmico tra la Verità della luce e la Menzogna delle tenebre. Vishtaspa, come membro di quella prima comunità, è citato nella raccolta dei testi sacri zoroastriani dell’Avesta; nella tradizione zoroastriana l’opera originale di ventuno libri Nask fu rivelata direttamente da Ahura Mazda, unica divinità creatrice e spirito supremo, Signore della vita, l’inizio e la fine di ogni cosa, espresso dal pensiero religioso nelle Gāthā dell’Avestā. Tra le prime religioni monoteistiche della storia, lo Zoroastrismo si diffuse fin dall’antichità in diverse regioni dell’Asia centrale; divenuto culto imperiale nel periodo Achemenide, iniziò la sua lunga storia in Iran, praticato dai fedeli mazdayasna devoti all’unica divinità Ahura Mazda e adottata nel successivo periodo Sasanide con la diffusione dei vari movimenti e sette zoroastriane.

Dottrina e storia

“A me che voglio adorarti, o Saggio Signore della Buona Mente, secondo giustizia dà successo in entrambi i mondi, …quello del corpo e quello della mente, per sostenermi e condurmi alla felicità”

Dal creatore dell’universo e unico dio Ahura Mazdā, per mantenere l’ordine nell’universo, emanazioni ne sono le divinità Asha della Verità, Rettitudine e Giustizia, le degne di venerazione Yazata, anche immanenti negli elementi naturali, i sette supremi immortali e benefici Spiriti che assistono Ahura Mazda nel governo del mondo come Amesha Spenta, dalle qualità che gli umani devono avere nell’eterna lotta con le forze delle tenebre dominate dallo spirito del male Ahriman o Angra Mainyu, che guida i malvagi demoni daēva. Come presenza visibile di Ahura Mazda assieme alle sue emanazioni, il Sacro Fuoco eterno Atar arde dalla notte dei tempi; nella cosmogonia zoroastriana dell’universo le acque Aban sono venerate come elemento primordiale nella seconda creazione dopo il cielo, associate a sette divinità. Descritta nell’Avesta, la concezione cosmologica Frashokereti sulla storia segue un percorso nell’eterno conflitto con lo spirito del male Angra Mainyu per la distruzione del mondo assieme alla sua schiera di demoni Angra-mainyu, fino alla vittoria del Bene e la restaurazione della creazione originaria dominata dalla Luce. Per la dottrina escatologica Frashokereti, ogni umano è responsabile della sua anima e condivide il destino del mondo; non pratica il proselitismo e, con libero arbitrio, i seguaci devono scegliere tra il male oscuro e il bene luminoso, contribuendo con le azioni alla salvezza del mondo, nella totale parità tra uomini e donne anche nel sacerdozio. Ispirato dal dualismo zoroastriano nell’eterna lotta tra bene e male, il profeta e predicatore Mani nel III secolo fu il fondatore e teologo della dottrina espressa nel Manicheismo come eresia dello Zoroastrismo, ove il mondo materiale è pervaso dal male e lo spirituale dal bene; all’umanità, con la sua storia, è assegnato il compito di separare i due mondi, rimuovendo gradualmente la luce materiale che influisce sulla condotta umana. Dalla Persia, il Manicheismo tra il III e il VII secolo si diffuse in Asia e a ovest nelle regioni occidentali dell’Impero romano, considerata poi eresia manichea dal Cristianesimo e dall’Islam, mentre nel VI secolo, dal profeta Mazdak, ispirata in parte ai principi zoroastriani, venne fondata la dottrina del Mazdakismo, impegnato anch’esso a sconfiggere le tenebre e il male nel mondo, oltre alla condivisione dei beni contro l’avidità. Lo Zoroastrismo rimase religione imperiale sasanide fino al VII secolo, con la conquista islamica della Persia, e per i secoli successivi, con i vari califfati e regni musulmani, si è consumata la lunga persecuzione dei seguaci zoroastriani, continuata dal 1796 al 1925 con la dinastia Qajar, seguita dalla Pahlavi e, dal 1979, con l’istituzione della Repubblica Islamica in Iran. Centro del culto è il tempio del Fuoco Sacro Atash o Dar-e Mehr, con l’altare che custodisce la Fiamma Eterna dell’Atar, accessibile solo ai sacerdoti; i più antichi sono nello stile del santuario čahārṭāq persiano e i più recenti seguono le tradizioni dell’epoca nei numerosi templi del Fuoco in Iran.

Tempio del Fuoco

“Sii buono, sii gentile, sii umano e caritatevole, ama i tuoi simili, consola gli afflitti; perdona coloro che ti hanno fatto dei torti.”

Il pensiero di Zarathustra fin dall’inizio si è espresso come prima religione monoteista della storia, totalmente consacrata al culto dell’unica divinità creatrice Ahura Mazda, dalla pratica religiosa ed etica contenute nei sacri libri dell’Avesta. Il tempio del fuoco zoroastriano persiano Ataskada, dall’età ellenistica noto in greco come pyratheia, è il centro del culto per i seguaci dello Zoroastrismo nelle cerimonie e tradizioni che custodisce il sacro fuoco ātar, venerato come simbolo Asha di ordine, verità ed energia emanata dal creatore Ahura Mazda, su tre livelli di sacralità. Il più elevato, che richiede lunghi e complessi rituali di consacrazione Atash Behram come Fuoco della Vittoria, celebrati con la recitazione dei sacri testi Yasna dell’Avesta come cerimonia nella fondamentale liturgia Yasna, che fin dalla consacrazione viene eseguita quotidianamente assieme ai testi Yasht della liturgia Videvdad. Nella gerarchia dei templi, come il Fuoco dei fuochi, seguono i santuari Atash Adaran, più recentemente diffusi fino all’India come Templi del Fuoco Agiary, consacrati da otto sacerdoti asronih nei medesimi rituali; al terzo livello può essere consacrato in breve con ridotti rituali da due sacerdoti l’Atash Dadgah, e in tutti i templi il sacro fuoco rimane sempre acceso, alimentato dai sacerdoti che sono i soli ad accedere all’altare. Oltre ai più antichi achemenidi, gran parte in stile Chahartaq di epoca sasanide ereditato dalla prima architettura islamica, il tempio del fuoco zoroastriano appare essenziale, dalla facciata sobria e le pareti esterne prive di decori ridondanti per non distrarre dal fuoco sacro; spazi di passaggio e sale per le riunioni della comunità, la sala delle cerimonie e la buia sala centrale più interna con l’altare Atashgah ove arde la sacra fiamma. Nei più antichi templi tradizionali si trovano elementi dello stile achemenide e il successivo sasanide, l’ingresso principale dominato dal bassorilievo con la figura umana alata del Faravahar, che simboleggia i tre pilastri etici della fede come buoni pensieri, parole e azioni nella condotta umana, con l’escatologia etica del Frashokereti nell’eterna lotta tra il bene e il male per far giungere l’anima all’unione cosmica con il supremo Ahura Mazda. All’esterno, una vasca o una sorgente unisce simbolicamente i quattro sacri elementi della natura: acqua, vento, terra e fuoco; solo i fedeli purificati possono accedere al tempio in abiti chiari e piedi scalzi, agli altri è concessa la visita dell’esterno e la vista del sacro fuoco attraverso grate e vetrate. Gli interni sono divisi in spazi a cerchi concentrici che indicano il progressivo isolamento e sacralità; vicino all’ingresso, la sala delle abluzioni ove i sacerdoti e i fedeli eseguono i rituali di purificazione prima di percorrere corridoi ove fedeli e visitatori vedono la sacra fiamma attraverso vetri o grate, ma non possono accedere alla buia stanza centrale quadrata del Gatoki con l’altare Afarganyu, dal grande braciere metallico a calice dove arde il sacro fuoco Atar, accessibile solo ai sacerdoti. Il soffitto con cupole ha piccole fessure per far defluire il fumo senza far entrare la luce del sole, che non deve mai giungere alla sacra fiamma. Tra le varie cerimonie officiate dai sacerdoti, la Visperad esprime il culto liturgico nei rituali di devozione dello Yasna con la recita di testi liturgici contenuti nel sacro libro dell’Avestā, ove tra i più antichi testi si trovano i cinque canti religiosi Gāthā eseguiti nelle cerimonie più rilevanti.

Santuari Iraniani

Tra i vari templi del Fuoco zoroastriani in Iran sorti nelle varie epoche, i più antichi si trovano nella regione del Fars; il sito di Pasargade conserva la torre in pietra che ospitava il santuario di Zendan, consacrato al culto e che custodiva il fuoco sacro. Nel sito della vicina Naqsh-e Rostam, diversi sepolcri achemenidi hanno le facciate decorate dal simbolo del dio Ahura zoroastriano. Dario I fece edificare la torre quadrangolare Ka’bah di Zardusht, consacrata al culto del Mazdeismo che, come Naghāreh khāne della Ka’ba, custodiva il sacro fuoco eterno ātar. Tra i siti sasanidi del Fars a Bishapur, nello stile religioso dell’epoca, vi è il tempio di Anahita, legato al culto mazdeo. Nell’arido altopiano centrale si trova la storica città di Yazd, fondata come Ysatis durante l’Impero dei Medi e in epoca sasanide, all’inizio del V secolo, ampliata dal sovrano Yazdgerd tra i due deserti dell’Iran, Dasht-e Kavir e Dasht-e Lut. Conserva i siti storici, religiosi e gli edifici in stile tradizionale di Yazd, patrimonio nazionale e in parte dichiarati siti storici e culturali UNESCO per la città vecchia di Yazd. Nonostante le secolari persecuzioni, rimangono gli adoratori del sacro fuoco zoroastriani di Yazd; dal più antico del V secolo, è stato ricostruito nel 1934 il tempio Atash Behram di Yazd, ispirato allo stile achemenide. A sud, tra i colli desertici, si ergono le torri del silenzio Dakhma, ove per secoli gli zoroastriani hanno adagiato i loro defunti per isolarli dalla terra corrotta e farli divorare dagli avvoltoi, fino alla chiusura negli anni settanta, rimaste nel sito Dakhmeh-ye di Yazd. Nella stessa provincia rimane luogo di culto zoroastriano il quartiere Sharifabad di Ardakan, ove poco lontano, nel deserto sotto un’imponente parete rocciosa, si trova il tempio zoroastriano di Piresabz, noto anche come il più sacro dei santuari montani Chak Chak di Yazd. Per una ripida scalinata scavata nel fianco della montagna si accede allo spettacolare Chak Chak, scavato nella roccia con grandi porte di bronzo dal pavimento in marmo; al centro, il santuario con il sacro fuoco che arde perennemente, rimane centro di pellegrinaggi ove a giugno migliaia di fedeli si radunano per celebrare le antiche cerimonie. Nella regione centrale, la storica città di Isfahan, centro della cultura e arte islamica persiana, oltre ai siti storici e religiosi della splendida Esfahan sorti dal medioevo attraverso l’epoca safavide, poco a ovest dal centro, su un colle che domina la piana di Marbin e il fiume Zayandeh, il sito archeologico di epoca sasanide conserva i resti della cittadella con il tempio Âtašgâh di Isfahan come venerato santuario del fuoco zoroastriano. Sull’altipiano ai margini del deserto di Lut, sorge la storica Kerman, fondata dal sovrano sasanide Ardashir I, a lungo un centro carovaniero come Beh-yi-Ardashir; dai siti storici di Kerman sorti nei secoli con le dinastie islamiche, nel Khorasan all’inizio del IV secolo a.C. risale il tempio Adur di Burzen-Mihr in stile achemenide a Kashmar, che in epoca sasanide custodiva uno dei tre più venerati mitologici grandi fuochi Dadgah. Per la provincia iraniana dell’Azerbaigian, il sito archeologico di Takht-e Soleymān, tra i vari resti di epoca sasanide, ospita il tempio del fuoco Adur di Gushnasp, fondato all’inizio del V secolo, anch’esso a lungo meta di pellegrinaggi come venerato Gušnasp tra i tre più sacri dell’eterna Fiamma. Tra i più recenti santuari, durante l’ultima dinastia Pahlavi nel 1924, fu edificato il Dolatkhaneh di Kerman, che custodisce la sacra fiamma riportata dall’India come uno dei tre più sacri Adur Farnbag di epoca sasanide, adiacente al museo storico e antropologico di Kerman; durante il tardo periodo Qajar, nel 1917, fu inaugurato l’Adrian di Teheran in stile tradizionale, ove è stato portato il sacro fuoco che arde incessantemente dal V secolo.

Asia centrale

Oltre il territorio iraniano, il più antico Zoroastrismo in Azerbaijan si è diffuso fin dal VI secolo a.C.; a metà del V fu nel dominio persiano con il potente impero Achemenide, che vi reintrodusse il Mazdayasna zoroastriano con il culto del fuoco, continuato in epoca sasanide con l’Ērānshahr come Albania caucasica. Dalla periferia della capitale Baku, poco a nord-est, si erge la suggestiva montagna fiammeggiante di Yanar Dag, dal perenne fuoco alimentato dai gas naturali e a lungo sacro dai fedeli zoroastriani azeri. Nel vecchio villaggio adagiato sulla costa di Suraxani, avevano come santuario l’antico tempio Ateshgah dalla sacra fiamma eterna, devastato dall’invasione islamica e ricostruito dai fedeli alla fine del XVII secolo come centro di pellegrinaggi, poi abbandonato come lo si trova. In Uzbekistan, ove splende la medioevale Khiva, ne prende nome la regione del Khvarizm, nota anche come Khorezm, ove si stendeva l’antica Corasmia, lasciando i resti delle numerose fortezze Kalas, oltre a vari siti sorti in varie epoche per il territorio del Karakalpakstan. Tra i siti legati alla tradizione zoroastriana in Khvarizm, a sud di Nukus, su un colle sulla sponda destra dell’Amu Darya, da un antico centro di pellegrinaggio nella seconda metà del I secolo a.C. vi sorse Chilpik-dakhma, che si erge come una fortezza erosa dal tempo, a lungo necropoli zoroastriana come Torre del Silenzio di Chilpyk, ove i defunti erano deposti lasciandoli decomporre per poi raccogliere i resti riposti in un ossario, lasciando i resti nel sito proclamato patrimonio storico e culturale UNESCO di Chilpyk-kala. Non distante, su tre colli con la cittadella fortificata di Gaur Qala, nel IV secolo a.C. sorse il centro di Mizdarkhan, poi fiorito in epoca islamica medioevale; ne rimangono i resti delle mura e la vasta necropoli di Mizdakhan, una parte a lungo utilizzata dai fedeli zoroastriani fino all’VIII secolo, quando furono espulsi dall’invasione islamica, lasciandone i resti tra i più vasti cimiteri musulmani nel sito di Mizdakhan. Nella regione uzbeka più orientale, ove sorge l’altra splendida città di Tashkent, fiorita in epoca islamica medioevale, tra i più antichi siti in città e attorno a Tashkent, per il centro storico vicino alla piazza Amir Timur, i resti zoroastriani nel sito di Ming-urik rimasti dall’antico insediamento ove sorgeva la città di Chach, fondata nel VII secolo a.C. In Tagikistan, l’antica Sogdiana fu secolare transito di carovaniere e migrazioni attraverso la valle di Fergana, ove verso i monti settentrionali del Turkestan, da un antico centro achemenide, si estese la città di Istaravshan, fiorita nel periodo medioevale islamico, lasciando sontuosi palazzi, moschee e madrase in stile persiano tra le vie del centro e bazar di Istaravshan.

Dello zoroastrismo in Tagikistan rimane solo l’eredità storica, l’identità culturale e le tradizioni tra le popolazioni del Pamir. Per la regione centro-occidentale della capitale Dushanbe, a sud-ovest si stende la provincia di Khatlon, ove per la pianura dell’Amu Darya e il monte Teshik Tosh si trova il sito Takhti-sangin del centro fiorito tra il IV e il III secolo a.C., lasciando i resti in stile persiano e il successivo ellenistico. Al centro, la cittadella che ospita il tempio di Oxus del III secolo a.C.; oltre i resti del centro religioso ellenistico, del culto zoroastriano tra i reperti rimangono solo figure di sacerdoti a completare il sito di Takhti-Sangin, dichiarato patrimonio storico e culturale UNESCO. Per la regione di Sugd, la città di Panjakent, tra i vari siti storici, ospita i resti di due templi del fuoco e affreschi che mostrano miti zoroastriani; verso il Pamir, la fortezza di Wakhan, nota come il centro degli adoratori del fuoco, lasciando i suoi resti nel sito archeologico del forte Yamchun.

India

Lo Zoroastrismo in India iniziò a diffondersi all’VIII secolo dopo la conquista islamica della Persia, con la comunità etnica e religiosa dei Parsi, mantenendo la fede zoroastriana come le più ridotte comunità di Irani, discendenti di rifugiati persiani, in gran parte diffusi nel Gujarat e poco a sud per il Maharashtra nella regione di Mumbai. Diversamente dallo zoroastrismo tradizionale, dal concetto di reincarnazione induista con l’interpretazione mistica ed esoterica dei testi religiosi, deriva la dottrina Ilm-e-Khshnoom dell’estasi e beatitudine attraverso il Saheb-e-Dilan; anche alcune pratiche religiose dei Parsi si differenziano dalle tradizionali zoroastriane: la cerimonia iniziatica Navjote è stata modificata e poco praticata, così come si sono adattate le regole e le cerimonie del matrimonio Parsi. Gli antichi rituali rimasti nelle cerimonie funerarie prevedono l’esposizione dei defunti per essere consumati dal tempo e avvolti per evitarne la contaminazione del suolo e degli elementi naturali, con i resti poi raccolti in una fossa centrale nelle dakhma o Torri del Silenzio, qui anche note come Chil Ghar. Fin dall’introduzione nei secoli, di vario livello con otto dei più importanti Behram, sono sorti centocinquanta venerati Templi del Fuoco Atash; tra i più antichi in India, nel Maharashtra si trova l’unico tempio rupestre nelle grotte di Bahrot. A Mumbai, all’inizio del XVIII secolo, risale il tempio del fuoco Agiary di Banaji Limji in stile persiano e neoclassico, come nella stessa epoca e stile l’altro santuario Agiary di Maneckji Seth. Sempre a Mumbai, sul colle Malabar, dal XVIII secolo si erge la più grande torre del silenzio Dakhma, ove si tengono i tradizionali rituali funebri zoroastriani dei Parsi, con i defunti esposti per il deterioramento naturale e lasciati agli avvoltoi nella più impressionante torre del Silenzio indiana nell’antica Bombay. Nel Gujarat, uno dei centri dello Zoroastrismo indiano è la città di Udvada, ove sorge il più sacro tempio del Fuoco Vittorioso Atash Behram di Iranshah, consacrato nel 1742 dai mercanti Parsi di Mumbai nel monumentale ed eclettico stile indo-persiano e occidentale del maestoso Iranshah, che ospita l’eterna fiamma dell’antico fuoco consacrato nel 721 a Sanjan e qui portato nel 1741; gli interni hanno elaborate decorazioni in marmo nello spazio ove si tengono le cerimonie. Il monumentale Atash Behram di Udvada è tra i più venerati centri di pellegrinaggi zoroastriani indiani. Dalla capitale Hyderabad del Telangana, oltre il lago Hussain Sagar, si stende la città gemella di Secunderabad, che tra i vari siti ospita il Tempio del Fuoco Parsi, consacrato nel 1847 nell’eclettico stile persiano e neorinascimentale occidentale dalla comunità zoroastriana come venerato Seth Viccaji di Hyderabad. Nel più meridionale Tamil Nadu, la città di Madras, tra i vari siti storici e religiosi che ne hanno percorso la storia, ospita il tempio del fuoco zoroastriano di Royapuram, consacrato nel 1910, anch’esso in eclettico stile indo-occidentale, dai quattro archi a sesto acuto e i gradini in pietra rossa che conducono al santuario che ospita il sacro fuoco.

“Chi aborrisce e evita la luce del sole, chi rifiuta di vedere con rispetto la creazione vivente di Dio, colui che conduce il bene alla malvagità, colui che rende i prati senza acqua e i pascoli desolati, chi lascia volare la sua arma contro l’innocente, un nemico della mia fede, un distruttore dei tuoi principi è lui, o Signore!”

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