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Aborigeni Taiwan

Storia e società

Tra le popolazioni tradizionali dell’Asia gli aborigeni taiwanesi dalla distinta identità divenuti abili navigatori nel III millennio a.C. si spinsero per le rotte marittime nelle Filippine che colonizzarono da dove giunsero in Malesia ad ovest e verso est presero le vie dell’indonesia affrontando poi l’oceano su alcune rotte sud orientali del Pacifico raggiungendo parte delle isole che emergono nella vasta Polinesia. Nella classificazione linguistica delle varie famiglie austronesiane, nove sono esclusive degli aborigeni di Taiwan nei diversi e distinti idiomi Formosani, dalle più antiche popolazioni Yuánzhùmínzú, discendono le varie comunità i tribali di Taiwan, divise tra i popoli indigeni delle pianure e le coste occidentali Pingpu che hanno subìto un’assimilazione culturale, nelle regioni montuose le varie comunità Gaoshan riuscendo a mantenere le tradizioni culturali. Alcune società tradizionali patriarcali fondate sui clan, altre matriarcali con le donne eredi delle proprietà e la discendenza, dedite anche al culto degli spiriti e gli antenati. Si fondavano sull’agricoltura e la caccia nel rispetto di un codice cosmologico rigidi sistemi di parentela, divisioni di genere e classi d’età maschili Kaput gerarchiche con riti iniziatici definendone i doveri. Dalla prima iniziazione Ipatang si diveniva servitori della comunità nella casa comune, la classe successiva come lavoratori e guerrieri, poi impegnati nell’agricoltura costruzione di case, caccia e difesa del territorio oltre ad organizzare cerimonie rituali. Infine gli anziani e saggi Matto’as come capi clan e autorità spirituali nei consigli dei villaggi per decisioni comunitarie, agricoltura e caccia, oltre a tramandare miti e tradizioni. Le società si dividevano in tre sistemi patrilineari, matrilineari e aristocratici, nel timo l’autorità e l’eredità passavano da padre in figlio con la donna che si trasferiva nel villaggio del marito, nelle tribù prive di classi aristocratiche gli uomini ottenevano rispetto come esperti nella caccia o guerrieri, le donne in varie attività e l’abilità nella tessitura. Tutto fondato sul codice ancestrale Gaga regolando le varie attività e i rituali, ogni violazione attirava l’ira delle divinità contaminando il villaggio. Nel sistema matrilineare denominazione e proprietà tramandate da madre a figlia, nel matrimonio l’uomo si trasferiva nella casa della moglie Luma ospiti o lavoratori per la sua famiglia, impegnati in attività comuni, difesa e l’amministrazione del villaggio, riuniti nel consiglio degli Anziani per decisioni collettive. Nel sistema aristocratico al vertice i nobili, seguiti dagli sciamani, i guerrieri e le subalterne, nella regione meridionale caste separate con gli aristocratici Mazaingaz e capi tribù che possedevano la terra oltre utilizzare simboli totemici e tatuaggi, sciamani e artigiani godevano privilegi mentre il resto lavorava per i nobili e guerrieri in cambio di protezione, proibiti i matrimoni tra le diverse classi per mantenere la purezza aristocratica. Il villaggio tradizionale qunluo autosufficiente e dai stili, all’ingresso la Smalhu a presidio e difesa, lo spiazzo centrale per i raccolti e le danze rituali, separati i deposti del raccolto su palafitte, le case dei capi e notabili decorate da motivi totemici. Al centro la casa degli Uomini Kuba o Palaku come centro sociale., vietata alle donne e abitata dai giovani separati dalle famiglie fino al matrimonio ove e venivano addestrati alla caccia, guerra e tradizioni. Nelle regioni montuose in posizione difensiva con palizzate in legno o bambù presidiate dai guerrieri e case con lastre di pietra, per i territori centro settentrionali pareti in bambù o tronchi dai tetti spioventi su una piattaforma, al centro il focolare Lwqi. Sulle coste ed i sole le abitazioni Vahay scavate nel terreno con tetti di paglia protetti da muretti, l’interno diviso nella veranda per i lavori, la stanza centrale con la cucina e i giacigli, la posteriore per conservare i beni. La vita basata sull’agricoltura essenziale integrata dalla caccia e pesca regolamentate da codici ancestrali e tabù, seguivano calendari lunari per semine e raccolti, la caccia in gruppo dalle severe norme come la pesca per preservare l’ambiente, praticato lo scambio di prodotti tra le comunità e condivisione delle risorse.

Tradizione guerriera

Le guerre tribali tra i villaggi e clan non erano praticate per conquistare territori, ma una guerriglia rituale e difensiva regolata da rigidi codici, per violazione di territori, faide e catturare una testa per i riti di passaggio. Seguivano le rigide regole spirituali del Gaga, gli sciamani interpretavano il canto dell’uccello sacro Sili, e solo se favorevole procedevano, i guerrieri si isolavano e digiunavano praticando i rituali di purificazione. La spedizione terminava con il taglio e possesso delle teste ristabilendo l’onore e l’equilibrio spirituale, combattevano con lance, archi e spada Lalaw, poi con l’arrivo dei cinesi e occidentali anche archibugi. Ottenuta la vittoria per stipulare la pace, i capi rivali si incontravano in territorio neutro, bevevano vino insieme da una stessa coppa nel rito del legame e si scambiavano doni preziosi. Nella testa risiede ‘anima e l’energia vitale Chuan e tagliarla se ne prendeva lo spirito per condurne la forza s Mana a protezione del villaggio, dopo la purificazione la testa non era più ostile e Il suo spirito diveniva protettore. Per un giovane guerriero anche prova di coraggio e meritava il tatuaggio facciale ottenendo il diritto di sposarsi, i crani su altari di pietra nella le cerimonie le offerte i per placarne gli spiriti e assicurarsi la loro protezione. La fine della pratica nel XX secolo modificò e le tradizioni assieme alla fine tatuaggi facciali e alla trasformazione dei riti guerrieri in danze celebrative ancora tenute nelle feste cerimoniali. Durante il dominio dell’ultima dinastia Qing i governatori approfittarono delle faide tra le tribù offrendo protezione ad alcune per spingerli a combattere contro le ribelli, mentre altre si scontrarono con i dominatori Qing. Dalla fine del XIX secolo l’sola devenne colonia giapponese di Taiwan dal regime repressivo per le popolazioni cinesi della repubblica di Formosa e ne seguì una serie di conflitti con scontri aperti e infine duramente repressi a Taiwan. Nelle regioni orientali le comunità Truku iniziarono una serie di rivolte fino al 1914 nella guerra Truku, con la vittoria giapponese e comunità e deportate, la popolazione degli Atayal fu acerrima nemica dei giapponesi in conflitti duramente repressi, l’altra popolazione Seediq fu anch’essa ribelle fino al 1930 con il capo Mona_Rudao protagonista dell’ultima scontro contro il dominio nipponico nella rivolta di Wushe del 1930.

Religione sciamanica

Le varie popolazioni hanno miti della creazione e divinità diversi, ma nella concezione comune una forza suprema, come lo spirito Awi o Iwang per gli Atayal, la solare Macekezel dei Paiwan associato alla fertilità e alla stirpe tribale. La divinità creatrice regola l’universo e l’ordine spirituale generando altre divinità, gli spiriti della natura, degli antenati e demoniaci, da mantenere in armonia. Utux è la forza vitale degli spiriti che vigilano sul rispetto delle leggi tribali Gaga, ogni essere o luogo contiene l’energia Hanitu, può essere benefici o divenire maligno se viene violato l’ordine sociale. In parte delle popolazioni gi spiriti della Luna e della Pioggia protettori dell’agricoltura e delle maree per le tribù costiere, elementi della natura ed animali considerati intermediari divini, i canti o il volo dei sacri uccelli Sisin interpretati come presagi. I culti degli spiriti dell’Utux ed antenati Alifu con i rituali che scandiscono i cicli agricoli, caccia e le fasi della vita, protettì dagli antenati + rispettando il codice ancestrale Gaya e i tabù del Gaga. Le popolazioni più numerose come gli Amis hanno un vasto pantheon con al vertice Malataw, la coppia divina Abokurayan e Taribrayan discese sulla terra per crearne la stirpe, le entità maligne Alikakay combattute dagli antenati. Nelle società matriarcali la divinità femminile solare Tsidar o Cidal, suo consorte celeste Botal o Fulad associato all’agricoltura e le maree, la divinità del fuoco Maadidil protettore del focolare domestico e metallurgia. Nella mitologia Paiwan la divinità Naqemati ha generato il mondo, la solare e della luce Macekezel la stirpe aristocratica, il mitico serpente Vorati o Kamavananè protegge i villaggi, per i Saisiyat i mitici pigmei Ta’ai insegnarono l’agricoltura agli antenati e dal loro sterminio gli spiriti vengono placati nella cerimonia Pas-ta’ai, la tribù Tsou venera gli spiriti d Saluman per caciare nelle foreste. Diversamente dall’animismo diffuso in Asia, lo sciamanesimo si distingue per una complessa gerarchia, in gran parte femminile con il potere ereditario delle Sikawasay o Malada trasmesso da madre a figlia, mentre gli uomini si occupavano delle altre attività nel villaggio e la guerra. La giovane affidata a una sciamana anziana Buligau memorizzava i canti rituali, formule magiche e nomi degli antenati, la Buligau cedeva il contenitore Kaniputj con gli strumenti per la pratica, alla fine la cerimonia per ottenere il consenso, la Buligau fa cadere la mistica perla Zaqu., se la giovane riesce a prenderla la divinità ha validato i suoi poteri. Tra le varie funzioni la divinazione con le previsioni per la caccia, agricoltura e matrimoni, scortare le anime dei defunti per non lasciarle vagare come fantasmi tormentati. Le infermità provocate da uno spirito maligno guarite con il viaggio sciamanico per ritrovarla e riportarla nel corpo del malato, i rituali ristabiliscono l’equilibrio con gli spiriti, dalle diverse pratiche della fugura nota come Sikawasay dagli Amis, Malada dai Paiwan o Mtiu dai Kavalan. Prima di iniziare si purifica il terreno per disporre gli oggetti sacri a richiamare gli spiriti, le offerte e la borsa Laiutr con i coltelli rituali, sonagli di metallo sinsinan e semi di miglio, tubi di bambù vengono ruotati per la divinazione fino alla risposta dello spirito evocato. Attraverso canti e movimenti si visualizza il filo invisibile calay che si estende nel il regno degli spiriti, l’entità evocata entra nel corpo dello sciamano in stato di trance comunicando alla comunità, predice il raccolto o la caccia e individua le infermità da curare, poi i canti di congedo recidono il temporaneo legame. Tra le ritualità scollettive più diffuse Il Mirecuk degli Amis celebrato a settembre con i Sikawasay riuniti in canti e danze per rinnovare il potere spirituale e onorare i Kawas protettori, Il Pas-ta’ai dei Saisiyat dalle danze con i rituali campanelli da Taba’ang per è placare gli spiriti dei mitici pigmei Ta’ai.

Ultimi aborigeni

Dal XVII secolo con i missionari olandesi iniziò la prima diffusione forzata del cristianesimo completata nel XX secolo in forme più tolleranti con le chiese divenute centri di aggregazione in sincretismo con le antiche tradizioni, nell’iconografia santi e la Madonna dall’aspetto indigeno, viso tatuato e simbologie tribali. Molte decorate con siboli totemici, i messali tradotti nelle lingue locali e i sacerdoti dai paramenti ricamati con figure e i colori tribali. Le cerimonie uniscono la liturgia cristiana con i rituali legati agli spiriti nei canti, danze e i miti integrati alle celebrazioni cristiane.,la cerimonia del raccolto a quella del ringraziamento, la Ilisin degli Amis con la messa celebrata da sacerdoti indigeni, la tradizionale offerta è rivolta a Dio e agli spiriti antenati, seguita da canti e danze tribali in una sintesi liturgica unica. Riti di passaggio e matrimoni combinati a ritualità tradizionali, danze che invocano la protezione dello Spirito Santo e gli antenati, i funerali in chiesa con gli abiti tribali per permettere all’anima di raggiungere gli antenati. Le ritualità tradizionali e le danze come il malikoda continuano con il culto cristiano per mantenere l’identità indigena nella nuova società. Le pratiche sciamaniche a lungo considerate demoniache e le cure furono sostituite degli ospedali missionari, nonostante i divieti continuarono in segreto, poi integrate al cristianesimo nella coesistenza dei simboli tradizionali con immagini di Gesù e Crocifissi. Prima dei rituali recitano il Padre Nostro invocando lo Spirito Santo per il connettersi con gli spiriti Vuvu dal potere reinterpretato come dono dello Spirito Santom con i movimenti di rinascita culturale la sciamana ha parziale riabilitazione nei rituali, non più un peccato, ma mezzo per salvaguardare la cultura. Con colonizzazione europea e cinese è stata in parte travolta, dall’indipendenza di Taiwan degli aborigeni rimangono circa mezzo milione divisi nelle sedici popolazioni riconosciute di Taiwan, tra le regioni montuose a lungo isolate note come Gaoshan conservano il patrimonio culturale, nelle regioni di pianura e costiere le Pingpu influenzate dal colonialismo europeo e poi assimilati al cinese, ma tra le tribù di Taiwan, molte mantengono identità e cultura, da riscoprire in affascinati itinerari.

Amis

Lungo la costa orientale più numeroso popolo degli Amis divisi tra le comunità del nord e del Sud dalle tradizioni e costumi distinti, per i settentrionali Pangcah gli antenati creati delle divinità discese sulla terra, per meridionali generati da una roccia primordiale colpita dal fulmine. La società tradizionale matriarcale Amis è fondata su una rigida divisione dei ruoli, i beni e la casa si trasmettono da madre a figlia, lo sposo si trasferisce dalla moglie al servizio della sua famiglia, ove l’anziana del clan Ina decide sui beni e questioni domestiche. La vita segue le gerarchie nelle classi di età e sul genere, fondata sul sistema comunitario faliu, nell’agricoltura, la costruzione dei villaggi e l’organizzazione dei rituali. Gli uomini in classi d’età Kaput si occupano del villaggio, la difesa e religione, I riti iniziaziatici Pakarongay segnano e l’ingresso nel sistema Kaput durante le cerimonie per il raccolto Ilisin. I ragazzi separati dalle famiglie in una rigida disciplina per forgiare carattere, resistenza e spirito comunitario sostenendo diverse prove fisiche e lavori pesanti con l’iniziazione anche culturale e spirituale su mitologia, costumi, danze, canti rituali da eseguire nelle cerimonie fino al grado Pakarongay dei giovani adulti. L’abbigliamento varia in base alla classe d’età, genere e la regione nord o sud degli Amis, nei giovani Iniziati più semplice, gli uomini lunghe tuniche rosse e copricapi piumati più vistosi a seconda dell’anzianità ed autorità, la tasca a tracolla Lofo decorata ove durante le cerimonie le nubili possono infilare regali al guerriero che corteggiano. Mantenendo in parte le antiche tradizioni con la rinascita culturale gli Amis conservano costumi e cerimonie., le donne abiti dai colori vivaci rosso,rosa, bianco e nero, copricapo decorato da perline, nappe, piume e motivi floreali, agli abiti e caviglie campanelli che nelle danze attirano gli spiriti benevoli. La danza dei guerrieri esalta la forza e lo spirito nel legame tra i coetanei della classe d’età kapot e gli spiriti degli antenati, mimando i combattimenti nei costumi e con le armi tradizionali, uniti i cerchi o linee a simbolo dell’unità tribale, canti grida di battaglia e il suono dei campanelli sugli abiti in rosso simbolo di coraggio, nero e bianco della classe kapot. Copricapi decorati da lunghe piume e tracolle Lofo, i più anziani ornamenti che mostrano la classe più alta. Nelle danze della cerimonia Ilisin, vengono accolti gli spiriti Malikuda nel flusso energetico che non si può interrompere, la raccomandazione è per i visitatori che assistono alle cerimonie del raccolto Ilisin in estate, celebrando anche il nuovo ciclo delle classi d’età con gli uomini in cerchio che danzano tenendosi per mano intonando canti polifonici, più raro assistere ai riti sciamanici legati agli spiriti e alle pratiche di guarigione Sikawasay.

Bunum e Cou

Dalla storia e tradizioni in parte simili agli Amis, le comunità dei Bunun diffusi in diverse regioni, un tempo temuti guerrieri tra le montagne centrali e ostili agli stranieri divisi in cinque tribù, praticavano la caccia e agricoltura di sussistenza, hanno subito ingerenze nei secoli, ma i Bunun, cercano di preservare cultura, lingua e la società tradizionale patriarcale fondata sui clan. La parentela, ed eredità si trasmettono per linea paterna, più generazioni convivono nella stessa casa guidate dal più anziano, i matrimoni tra clan differenti per evitare l’endogamia. Non vi era una gerarchia di capi ereditari, l’autorità basata sul carisma e abilità individuali, Il capo spirituale e sciamano Ispalangan depositario dei rituali e la comunicazione con gli spiriti, gli uomini: dediti alla caccia, la difesa del territorio e le decisioni per la comunità, le donne all’agricoltura la tessitura e l’educazione dei figli. Celebrano numerose di cerimonie in gran parte consacrate all’agricoltura del miglio, della semina Inpinangan, del recupero Mapilau e del raccolto Minsalala, oltre la ritualità di taglio delle orecchie Manaqtaing, con danze e il canto rituale Pasibutbut. Tra le altre cerimonie il Mala-ta-ngia a primavera come rito di iniziazione per i giovani che devono centrare con frecce un orecchio di cervo per dimostrare abilità e il diritto di transitale all’età adulta., mentre vengono eseguite danze e i canti Pasibutbut. Nelle zone montuose centro-meridionali il popolo dei Cou noti anche come Tsou, tradizionalmente abili cacciatori dalla cultura legata alle montagne e foreste, la società fondata gerarchicamente su principi di coesione e patriarcale divisa in clan e famiglie che condividono abitazione, zone agricole e di pesca. Basata sull’autorità ereditaria e l’esperienza con un capo scelto tra gli anziani assistito da un consiglio custode di tradizioni e miti i tramandati nella propria lingua Tsou. Nei villaggi hosa vome centro sociale, religioso e di formazione la casa degli Uomini Kuba ove si tengono le riunioni, i rituali più sacri e l’addestramento dei giovani rigorosamente vietato alle donne. Gli uomini si occupano della caccia, pesca, artigianato, la lavorazione del cuoio e difesa del territorio, dai copricapi decorati con piume simbolo di coraggio, le donne dell’agricoltura, cura della casa e tessitura. Le cerimonie e i rituali recentemente aperte ai visitatori sono i sacri pilastri della tradizione con i due fondamentali dell’Homeyaya in estate legato alla raccolta del miglio per ringraziarne la divinità Ba’e Tongku e la benevolenza futura con il rituale negli altari di offerta emoo no miko dei diversi clan che si scambiano doni saldando i legami sociali in attesa delle cerimonie nello spettacolare Mayasv. Si celebra a febbraio tra i grandi villaggi di Dabang e Tefuye iniziando con il smouyu’ho decorando la kuba con la sacra orchidea dendrobium, all’interno le offerte alla divinita della guerra Iafafeoi per proteggere la tribù e infondere coraggio seguito dai rituali guerrieri e di ringraziamento negli antichi costumi con danze e canti fino alla cerimonia mepungu per congedare le divinità.

Paiwan

Nella regione sud orientale del Taitung si trovano diverse comunità tribali, tra le più numerose il popolo Paiwan mantiene in parte l’antica cultura e l’artigianato tradizionale tra i più raffinati dell’isola, nel mito della creazione gli antenati nacquero da un vaso di ceramica plasmato dal sole e la tradizione dei vasi di ceramica Reretan li rappresentano, le perle di vetro Qata furono donate dalle divinità, ognuna con il suo nome e significato spirituale, come la perla del Guerriero per il coraggio o la lacrima del Sole risevate all’aristocrazia, i coltelli di bronzo Tikuzan smbolo di, forza e protezione spirituale nei cerimoniali. Nell’arte e stile delle case in pietra celebrano gli spiriti con la raffigurazione del mitico serpente a cento passi in intagli e tessuti, le stilizzate figure per rappresentare gli antenati negli intagli in legno. I motivi geometrici a rombo del serpente decorano i pali delle case, i vestiti ricamati e gli scudi, imitando il richiamo del serpente il tradizionale flauto cerimoniale, Nella tradizionale cultura Paiwan la società era rigidamente gerarchica divisa tra capi tribù, aristocratici e popolo con la successione ereditaria al primogenito, tra i depositari dei tradizionali tatuaggi che simboleggiava potere e condizione sociale, nei guerrieri sul viso indicavano il valore, le donne elaborati sulle mani come simbolo aristocratico e abilità nella tessitura. La cultura tradizionale del popolo Paiwan è una delle più ricche e simboliche tra le comunità indigene, fondata sulla discendenza nobiliare, miti legati alla natura, tra le grandi pratiche i rimaste il Masaru celebrato nella spettacolare cerimonia del Malijveq evocando gli spiriti degli antenati, tra canti e danze. gli uomini con lunghe canne di bambù cercano di infilzare una lanciata in aria per la cattura della fortuna e la protezione delle divinità.

Puyuma e Rukai

Nella contea Taitung sud orientale vicino al territorio Paiwan, il popolo Pinuyumayan o Puyuma diviso nelle due grandi comunità Zhiben e Nanwang dalla mitologia ed idiomi distinti, ma legati da comune storia e tradizioni della società tradizionale Puyuma anch’essa fondata sul rigido sistema di classi d’età con case maschili dei giovani Dakuvan per la formazione alla vita comunitaria, la caccia e la difesa. Sottoposti a un rigoroso addestramento fisico e spirituale fino al matrimonio lontani dalla casa degli uomini Palakuan. Nella discendenza matrilineare la primogenita eredita il nome e i beni, con il matrimonio l’uomo entra famiglia della donna, ma con le influenze esterne il sistema di parentela si è recentemente spostato verso un modello patrilineare. Alla fine dell’anno, celebrano rituali come cerimonia della scimmia Basibas, per la caccia e di purificazione nella spettacolare Mangayaw simile alla Malijveq dei Paiwan con danze, canti, libagioni e offerte assieme ai rituali ancestrali e per allontanare gli spiriti maligni,. Durante il dominio cinese dell’ultima dinastia Qing contribuirono a reprimere la ribellione di Yi-kwei Zhu e furono insigniti del titolo di vassalli, con i missionari europei iniziarono le comunità cristiane Pinuyuma poi anch’essi integrati nel sincretismo religioso. A sud delle montagne centrali il territorio del popolo Rukai dalla società tradizionale divisa nelle classi dei capi, aristocratici, saggi depositari delle tradizioni e popolo,il sacro giglio selvatico decorava le vesti degli uomini esperti nella caccia e delle e donne caste. In parte nel territorio dei Paiwan e Puyuma, i Rukai avevano simile fondamento sociale aristocratico ereditario, alcune tradizioni e costumi, distinti dall’abbigliamento negli elaborati tessuti Rukai. Anche la caccia ha fondamenti sacri, legata agli spiriti e proibita al leopardo nebuloso, l’aquila di montagna, e il mitico serpente cento passi, celebrata nelle varie cerimonie assieme alle agricole che vanno scomparendo con la deforestazione e l’invasione delle terre ancestrali travolgendone le risorse, i territori di caccia, agricoli e siti sacri erodendo tradizioni e lingua a rischio di estinzione, l’accesso limitato all’istruzione e assistenza sanitaria intensificano la loro emarginazione.

Atayal e Saisiyat

Tra le regioni montuose centro settentrionali le numerose comunità del popolo degli Atayal dalla società tradizionale patrilineare su una rigida divisione dei ruoli di genere, ma priva di una gerarchia di classi o potere centralizzato, coesione sociale e ordine nella condivisione della legge spirituale, etica e morale regolata dal codice Gaga tramandato dagli antenati utux. La proprietà della terra è collettiva I territori di caccia dei cacciatori, le acque dei pescatori e i campi agricoli alla comunità legata al Gaga, se viene violato da un individuo la punizione degli spiriti ricade sull’intera comunità che deve provvedere con la purificazione rituale per ristabilire l’armonia sociale e naturale. Il villaggio Alang o Galang con un capo Mrhuw affiancato da un consiglio degli anziani per mediazione, arbitrato e depositario delle tradizioni, i matrimoni tra consanguinei sono tabù, nella discendenza patrilineare dopo il matrimonio la donna si trasferisce nel villaggio del marito con distinzione di ruoli ma complementari. Le donne si occupavano dell’agricoltura, la casa e la raffinata arte della tessitura che ne determinava la posizione sociale, gli uomini della caccia, pesca e difesa del territorio. Come altre popolazioni un tempo i guerrieri praticavano la caccia alle teste rituale, poi proibita all’epoca coloniale giapponese, come fondamentale rito di passaggio che dimostrava il coraggio per la difesa del villaggio e la protezione degli antenati. Si diveniva vero maga Atayan solo con il tatuaggio facciale Ptasan, simbolo di coraggio e prestigio dopo aver dimostrato il valore in battaglia o la caccia negli uomini, nelle donne quando raggiunta l’abilità nella tessitura..Tradizionalmente l’uomo tatuato sulla fronte e sul mento, la donna sulle guance, i tatuaggi anche riconoscimento spirituale dopo la morte per attraversare il Ponte dell’Arcobaleno e ricongiungersi con gli spiriti degli antenati. Le comunità Saisiyat popolano la regione montuosa nord occidentale divisi nei settentrionali e meridionali dai dialetti distinti, ma cultura e tradizioni simili in parte influenzate dai vicini Atayal, rigorosamente patriarcale la società tradizionale Saisiyat è organizzata in clan identificati in totem, con la condivisione di terre agricole, caccia e pesca. Le famiglie con autorità degli anziani, dalla rigorosa esogamia che vieta matrimoni nello stesso clan e alleati, ma per scambio delle figlie tra due famiglie, a capo dei villaggi Il Consiglio degli Anziani per decisioni collettive e difensive Nella divisione dei Saisiyat del nord Hsinchu e del Sud Miaoli, gli uomini dediti alla caccia regolata dai cicli naturali, difesa del territorio e rituali comunitari, le donne alla casa, agricoltura e tessitura che ne esprimono il prestigio. Le varie cerimonie sono sempre celebrate da solenni ritualità rivolte gli spiriti per la protezione della comunità ed espiazione di antichi eventi, alcune recentemente aperte ai visitatori nel rispetto dei tabù tribali. Il leggendario popolo di pigmei che insegnò l’agricoltura furono poi sterminati, per placarne gli spiriti si celebra la cerimonia Pas-ta’a ogni due anni in autunno, Il rito Raraol richiama gli spiriti poi simbolicamente nutriti e riveriti nel Kisirinaolan. Seguono danze e canti per intrattenerli, poi altri per disperdere le energie negative e separare la comunità dagli spiriti con il Papatnawasak ed infine il congedo con il rito Papaosa che li accompagna al loro mondo, meno nota ai visitatori la cerimonia delle divinità Oemowaz Ka Kawas celebrata per l’agricoltura nei rituali del sole, della pioggia, del vento e contro le epidemie.

Yami e Thao

L’isola ospita diverse tribù minori per popolazione, tra le varie le comunità Yami noti anche come Tao, popolano l’isola Orchidee Pongoso dei Tao al largo della costa sud-orientale di Taitung, diversamente da altre popolazioni indigene parlano l’idioma Yami delle lingue polinesiane occidentali, si distingue anche per la società tradizionale egualitaria priva di capi tribù e gerarchie sociali. Governata da un consiglio di anziani con autorità dall’esperienza e abilità nella pesca con decisioni in riunioni con consenso collettivo. Nella discendenza patrilineare i beni tramandati da padre a figlio, le famiglie legate nel sistema Zipus collettivo per la pesca, agricoltura, costruzione di abitazioni, matrimoni e funerali, divisa in sei villaggi agricoli e di pescatori dalle case con seminterrato tatala che ricordano la canoa. Ognuno autonomo, ma in collaborazione con gli altri, gli uomini uniti in squadre di pesca con le grandi canoe ti decorate da un simbolo sacro, viene divisa equamente, garantendo la sussistenza della comunità, le donne si occupano dell’agricoltura e tessitura. La società collettiva nella condivisione delle risorse legate alla pesca Tao. sacra nelle tre stagioni rayo, teyteyka e amyan fondamento dei rituali Tao, il calendario solare e lunare scandisce le stagioni e le cerimonie, nella Teyteyka primaverile la più celebrata del Pesce volante dell’antica cultura legata al mare.Nella regione centrale attorno al sacro lago Zintun si trova una delle comunità tribali più ridotte riamaste dei Thao dalle risorse fondate sulla pesca con le tradizionali canoe e reti a bilancia, la società patrilineare su un sistema di clan esogamici che regola ogni aspetto della vita comunitaria e religiosa, la denominazione dei sette clan originari è stata convertiti in nomi cinesi, ognuno con specifici compiti. I clan Clan Yuan e Shi esprimono i due capi ereditari tramandati per primogenitura maschile, si occupano della comunità, le controversie e guidano i rituali, il Mao responsabile della metallurgia, produzione di armi e del calendario che scandisce i sacri rituali, i clan Chen e Gao per le grandi feste cerimoniali. Mentre il potere ereditario è maschile, dell’autorità spirituale sono depositarie le sacerdotesse Shinshi riunite nel consiglio delle anziane, dalle ritualità intermediarie con gli spiriti degli antenati Pacalar, ogni famiglia custodisce il sacro cesto Ulalaluan con vesti, oggetti e gioielli degli antenati come guardiani protettori. L’identità e l’ordine sociale sono riaffermati ogni anno con le cerimonie del Lus’an, le donne pestano il miglio con il ritmo che richiama gli spiriti, poi la purificazione per entrare nelle ove si celebrano i rituali. La sacra isola di Lalu rappresenta il contatto tra mondo e l’universo spirituale, santuario del supremo capo Pacalar di tutti gli spiriti antenati che dimorano su un grande albero., qui le prescelte per divenire sacerdotesse Shinshi completano l’iniziazione con riti divinatori al Pacalar per il responso favorevole. Recentemente la tradizione del popolo Thao è stata minata da modelli di vita estranei, convertiti a lavori per il governo e il turismo, la sacralità dell’isola a lungo violata prima dal dominio giapponese, poi dal governo cinese come attrazione turistica chiamata Guanghua, con Il devastante terremoto del 1999 le costruzioni furono distrutte e i Thao lo attribuirono all’ira degli antenati richiedendo che tornasse sacra, aperta solo alle cerimonie Thao.

Kanakanavu e Saaroa

Nel distretto di Namasia centro meridionale del popolo Kanakanavu rimangono ridotte comunità concentrate nei due villaggi di Manga e Takanua dalla società patriarcale divisa in clan e separazione dei ruoli, hanno preservato una gerarchia ereditaria, legata alla vita comunitaria e i rituali sacri. Il potere tribale e spirituale nelle cariche ereditarie maschili, al capo Ra’Ani la stabilità del villaggio e le relazioni con gli altri, assistito dal Kara’Ani, la difesa e la guida dei guerrieri affidata al Vasʉ, le cerimonie e ritualità dirette dal sacerdote. Le attività comunitarie prese dal Consiglio degli Anziani Mamarurang che affiancava il capo Ra’Ani, centro ne era la casa delle riunioni Cakʉrʉ rigorosamente riservato agli uomini, per la socializzazione, educazione dei giovani e organizzazione delle cerimonie rituali. Nello stesso clan si condividono legami ì patrilineari e attività collettive, con le famiglie allargate nella stessa casa, ma con la riduzione demografica e le migrazioni nel XX secolo gran parte delle famiglie risultano da matrimoni misti con il popolo Bunun. L’agricoltura basata sulla coltivazione sacra del miglio, oltre riso, mais e ortaggi, integrata dagli uomini con la caccia e la pesca, fino al periodo coloniale giapponese e la conversione Cristiana, come pratica rituale era diffusa la caccia alle teste per assorbire l’energia del nemico, dimostrare coraggio e proteggere il villaggio. Le distinzioni di genere nella società patriarcale e clanica è manifestata dai costumi Kanakanavu e la ritualità che ancora si trova nelle celebrazioni Pasika’arai consacrata alla divinità fluviale in estate e in autunno la Mikongu per il raccolto. Della tribù degli Hla’alua o Saaroa rimangono circa quattrocento in comunità lungo il corso superiore del fiume Laonong,, la società tradizionale è divisa nei quattro clan storici Paiciana, Vilanganʉ, Talicia e Hlihlara,, dall’unità familiare patriarcale con discendenza, beni, posizione e ritualità ereditari, legata ai cicli agricoli dal lavoro collettivo. I capi delle famiglie Ucani Pihling detengono il potere riuniti in un consiglio per deliberare su dispute, matrimoni o alleanze, L’agricoltura del miglio e riso con la semina e il raccolto che scandiscono la vita e le cerimonie, gli uomini si occupano della caccia, utensili, lavorazione delle pelli e la difesa del territorio, le donne dell’agricoltura, casa, educazione dei bambini, artigianato in bambù e la tessitura. Conservando i costumi e l’abbigliamento tradizionale Saaroa che ne indica il genere e appartenenza ai clan. l’equilibrio comunitario viene preservata in divieti religiosi e sociali come tabù Palisi per le aree sacre come l’antico sito di Tapuorokna ove la caccia e il passaggio. Prima dei rituali si devono osservare astinenza e purificazione, chi non rispetta un tabù Palisi deve offrire sacrifici animali per il perdono dalla colpa spirituale del clan. Nel mito gli antenati convivevano con il leggendario popolo Takiaru che custodivano conchiglie sacre donat3 agli Hla’alua, il capo rituale Smanʉ è determinato dall’integrità morale e la conoscenza dei miti., custode delle dodici sacre conchiglie Takiarʉ che racchiudono gli spiriti ancestrali e fondamento del codice etico espresso nel rituale Miatungusu consacrato alla divinità delle Conchiglie per garantire prosperità e raccolti oltre a riaffermare e l’identità tribale. Nell’estensione della predominante influenza culturale cinese anche gli Hla’alua rischiano la contaminazione delle tradizioni oltre la lingua Saaroa in parte simile alla Tsou, sostenuta da attivisti ed educatori tribali per tramandarla alle nuove generazioni.

Taroko e Sediq

Le comunità tribali Truku o Taroko popolano il territorio protetto dal parco nazionale di Taroko, fondata sul codice di leggi ancestrali Gaya che regola la vita quotidiana, sociale e religiosa, la società tradizionale Taroko priva di gerarchie si fonda su legami di parentela lutut e le norme degli spiriti antenati Utux Rudan. Regola la comunità con la condivisione di caccia, agricoltura e ritualità, rispettando i tabù legati ai cicli della caccia e la semina del miglio Mgay Bari, da rispettare per non provocare l’ira degli spiriti. Nei villaggi Alang le famiglie dalla parentela bilaterale Lutut con la discendenza sia paterna e materna, condividono i l territorio agricolo e di caccia con il consiglio di anziani, capi di clan e guerrieri scelti per saggezza, generosità e rispetto del Gaya. Gli uomini si dedicano alla caccia, l’addestramento dei giovani e la protezione del villaggio, un tempo anche tra i Toroko era praticata la caccia alle teste rituale, donne dedite all’arte tessile del lino Tminun, espressa nei tradizionali costumi e abbigliamento Taroko. Come in altre popolazioni praticavano l’arte dei tatuaggi facciali Ptasan e solo con essi permesso il matrimonio, per gli uomini dimostrazione del valore nella caccia o la guerra, per le donne abilità nella tessitura, dopo la morte per attraversare il ponte per accedere all’eterno riposo. Il tradizionale Gaya è divenuto simbolo di resistenza culturale mantenendo rispetto per gli antenati, senso della collettività e l’armonia con la natura che guidano la vita spirituale e le rivendicazioni delle comunità. Si celebrano le cerimonie rituali collettive del Mgay Bari per ringraziare gli spiriti antenati Utux per l’agricoltura, la purificazione dalle violazioni del Gaya e l’iniziazione all’età adulta con gli anziani che ne tramandano i precetti etici, organizzando competizioni di abilità, mentre le donne continuano a onorare il Gaya con la tessitura Tminun. Dopo la creazione del parco Taroko aperto ai visitatori sono stati imposti vincoli, ma recentemente il Gaya è divenuto base per il rispetto e l’equilibrio con la natura, la caccia regolata nei periodi cerimoniali, vietando l’abbattimento di specie protette o di madri. I Truku educano i visitatori a rispettare la natura con le leggi degli antenati e i movimenti indigeni usano la filosofia Gaya per il riconoscimento del territorio, la protezione del parco basata sul ritorno alla tradizione secolare, le regole tribali per mantenere l’identità culturale nella moderna Taiwan. Nella regione montuosa centro e orientale tra la Nantou e Hualien si stende il territorio del popolo Sediq diviso nelle tre grandi comunità Tgdaya, Toda e Truku, fieramente indipendenti i Sediq furono tra i più tenaci oppositori al dominio giapponese e nel 1930 della rivolta di Wushe a Musha repressa brutalmente. La società in parte simile alla Taroko, si fondava sulle leggi ancestrali del Gaya per la vita quotidiana, i tabù, le cerimonie e ritualità, ove l’azione individuale influenzava il destino di tutti. Il culto Utux Tmninun definisce lo spirito creatore tessitore del destino umano e l’ordine naturale. Gli spiriti antenati Utux sono guardiani del Gaya sul rispetto del codice garantendo protezione dai mali, buona caccia e agricoltura, i tabù psaniq da rispettare per non provocare sventure, esorcizzate con riti di espiazione, purificazione e sacrifici di animali. Come per i Taroko la vita comunitaria si basava sulla cooperazione, uguaglianza e rispetto delle leggi, in ogni villaggio alang autonomo dagli altri la funzione del capo Bukung era conferita per la conoscenza del Gaya, doti di saggezza e coraggio, assistito dal consiglio degli anziani per le decisioni collettive e assieme ai capi delle famiglie. Uomini e donne godevano di pari dignità, ma dai compiti distinti e complementari, gli uomini dediti alla caccia e la protezione del territorio, le donne all’agricoltura, la casa e la tessitura, Il tatuaggio sul viso ptasan fondamentale per la posizione sociale e per il matrimonio. Gli uomini sulla fronte e mento dopo aver dimostrato il valore venatorio o il rituale della caccia alle teste, le donne sulle guance per dopo l’abilità nella tessitura. Alla morte gli antenati permettevano solo ai tatuati di attraversare il Ponte degli Spiriti Hakaw Utux e godere della pace eterna. La cerimonia degli Spiriti Ancestrali celebrata in coincidenza con i cicli agricoli, i rituali officiati da sacerdoti dal titolo era ereditario, mediatori tra la tribù e il mondo invisibile, poi offerte per nutrire simbolicamente gli antenati. Con la conversione al cristianesimo XX secolo, i missionari hanno utilizzato il termine Utux Baraw dello spirito Celeste e Utux Tmninun Tessitore per tradurre Dio e Dio Padre, la figura dell’Utux supremo sovrapposta al Dio cristiano, gli spiriti degli antenati ai Santi, il codice morale Gaya associato ai comandamenti biblici, l’espiazione e la purificazione al sacrificio di Gesù sulla croce, Il viaggio per il mitico Ponte si è fuso con Paradiso, dall’abolizione dei tatuaggi il criterio è la retta vita nella fede cristiana Il ruolo di sciamani e sacerdoti sostituito da cristiani, come nuovi capi spirituali delle comunità alang, con le chiese centri di identità etnica, gli inni cantati con le melodie tradizionali, ma il profondo rispetto del Gaya e per gli spiriti antenati Utux continuano a coesistere nella tradizione tribale.

Sakizaya e Kavalan

Nella pianura lungo la costa orientale il popolo Sakizaya ha subito un lungo periodo di sottomissione culturale forzata e una recente rinascita identitaria, nel 1878 si allearono con i Kavalan per resistere all’invasione cinese Qing nella rivolta duramente repressa con i superstiti rifugiati nel territorio Amis adottandone i costumi e lingua. La società tradizionale Sakizaya si fonda sull’equilibrio tra il potere familiare matriarcale e l’organizzazione tribale maschile, con la discendenza matrilineare della donna che governa la casa, famiglia e proprietà, nel matrimonio l’uomo si trasferisce nella casa della sposa. Il governo dal sistema delle classi di età maschile in rituali di iniziazione nella casa comune taloan isolati per l’addestramento, divenendo guerrieri. Celebrando il rito di passaggio masasela la tribù piantava un cerchio concentrico di bambù attorno al villaggio e il numero accumulati simboleggiava la forza della comunità. La religione animista fondata sul culto degli antenati e gli spiriti della natura, rimasto anche con la conversione al cristianesimo, nei i rituali per gli spiriti Dito, la divinità suprema Malataw Otoki, il protettore dei mali e purificatore. Olipong, il protettore Talaman e gli esseri che influenzano la vita fino alla morte quando l’anima va ad est per l’eterno riposo nell’oceano. Comunicano attraverso i sacerdoti e sciamani Mapalaway in gran parte donne, con rituali, canti e stato di trance per curare malattie, invocare la protezione degli antenati e scacciare gli spiriti malefici. Tra le cerimonie il Palamal ad ottobre per il culto degli antenati e la celebrazione della lotta contro i cinesi Qiung, guidata dalle Mapalaway e cinque sacerdoti con libagioni ed offerte, dei Sakizaya ne rimangono un migliaio concentratI nella contea Hualien ove l’isolamento ha permesso di mantenere le tradizioni. La tribù dei Kavalan è l’ultima di stirpe Pingpu ad aver adottato la cultura cinese Han, poco più di millecinquecento per gran parte in comunità lungo la costa orientale di Hualien, migrati nelle aree metropolitane del nord, in una fase critica tra la rinascita culturale e ridotta demografia ma conservando identità etnica. Per un periodo sottomessi agli Amis riacquistarono l’identità Kavalan che cercano di preservare, manifestata nelle cerimonie guidate dalle donne nei costumi in bianco e nero con danze e canti. La società tradizionale fondata sul matriarcato e discendenza matrilineare con ruolo e autorità delle donne nella comunità e famiglia, divisione dei compiti basata sul genere, nel matrimonio l’uomo si trasferisce nella casa della sposa integrandosi nella sua famiglia.Gli uomini si occupano della caccia, pesca, agricoltura e protezione del villaggi divisi in classi d’età Sabasabayan dai più giovani agli anziani ove ogni classe ha ruoli specifici, lavori comunitari e guerrieri, oltre che capi eletti dal consiglio di anziani per merito, esperienza e carisma. Sulla discendenza materna si fonda anche il culto degli antenati Palilin, la a donna è anche depositaria della tradizione spirituale come sciamana Mtiu officiando i rituali di guarigione, tramite con gli antenati fondatori Mutumazu e Siagnau e dirige il rito di iniziazione sciamanico nella cerimonia del Kisaiiz. per curare le grazi infermità e consacrare le nuove sciamane- Prima del rituale devono praticare il rito di purificazione manmet, nel mito i canti furono donati dalla dea Mutumazu per debellare le malattie, intonati dalle sciamane percuotendo bambù per invocare gli spiriti, identificare il male da curare e poi congedarli.

Siraya

Nello stesso territorio il popolo Siraya dalla cultura in parte legata alle nove tribù delle pianure Pingpu, tra le più devastate dal colonialismo olandese e poi dal dominio cinese Han poirecentemente lottano per il riconoscimento e tutela dell’identità culturale. La vita e la società tradizionale Siraya era fondata sul sistema e matriarcale nella divisione dei ruoli, le donne detenevano la proprietà dei beni e terreni, gli uomini dediti alla caccia, le decisioni comunitarie e la difesa. Nel matrimonio la moglie continuava a risiedere nella casa dei genitori, mentre il marito nei dormitori comuni maschili e poteva visitarla solo di notte in segreto. Credevano che la crescita dei figli ostacolava l’efficacia in combattimento, pertanto era vietato averne fino al ritiro dal ruolo di guerriero, se prima le sciamane Inibs praticavano l’aborto obbligatorio. Il potere era distribuito collettivamente tra i consigli degli anziani e le Inibs depositarie delle cerimonie religiose e dei rituali di guarigione, mediatrici con lo spirito supremo Taizu o Alid, nonostante la diffusione del cristianesimo e le tradizioni cinese Han, i rituali sono sopravvissuti con gli spiriti venerati in urne di ceramica o bottiglie dall’acqua sacra custodite nei santuari Kuva. Tra le altre cerimonie la notturna del sacrificio Taizu, la notte le donne in abiti bianchi danzano in cerchio con i canti rituali Qianqu per evocare ed intrattenere spiriti prima del sacrificio di un maiale per ringraziare Taizu del raccolto e chiedere protezione dalle sciamane. L’altra cerimonia Haw-hai si tiene il giorno successivo con offerte agli antenati della la mitica traversata che portò i Siraya nell’isola. I santuari Kuva dal tradizionale stile erano il fulcro dell’ordine cosmico, non solo di ritualità ma centri sociali e spirituali per il consiglio degli anziani e casa comune per i giovani guerrieri, al centro l’altare con le urne di ceramica decorate Xiangshui c dell’acqua sacra. Con le persecuzioni coloniali e l’assimilazione Han, molti Kuva furono demoliti e ne rimangono alcuni come il più celebre Guantian Fanzitian, oltre quelli ricostruiti dal movimento di rinascita culturale nel sincretismo estetico integrati ai piccoli templi taoisti, mantenendo l’altare consacrato a Taizu. Le sciamane Inibs curavano con rituali le malattie, vigilavano sul tabù per la gravidanza precoce praticando gli aborti rituali, si occupavano dei matrimoni e i riti per invocare la pioggia o scacciare i tifoni. Nel XVII secolo con la colonia olandese di Formosa, i missionari per convertire i Siraya e controllarli perseguitarono le Inibs arrestate ed espulse dai villaggi travolgendo la religione tradizionale, la Compagnia delle Indie Orientali Voc a Formosa aveva il suo centro a Tainan del territorio Siraya, modificandone la società tradizionale con la sottomissione, indottrinamento religioso forzato e sfruttamento. Organizzarono spedizioni punitive contro i ribelli anche con i guerrieri del sottomesso villaggio di Sinkan per reprimere le rivolte e le successive ribellioni dei coloni cinesi. Il governo della Voc impose ai Siraya giuramento di fedeltà nelle riunioni dei Landdag in cambio una effimera autorità feudale, per imporre la fede perseguitarono le sciamane Inibs, distruggendo i culti animisti legati ai Kuva e traducendo i testi cristiani imposti, oltre i documenti per sottrarre le terre nei manoscritti di Sinkang. Li ridussero a braccianti per le piantagioni importando e bufali d’acqua, decimarono le mandrie di cervi sika per le esportazioni di pelli, privando i Siraya della tradizionale caccia Per le piantagioni importarono di lavoratori cinesi dal Fujian alterando la demografia della regione e i cinesi Han divennero l maggioranza in un’altra assimilazione culturale. La dominazione olandese terminò 1662 con l’invasione del generale Coxinga dal breve dominio legato alla dinastia Ming, poi acquisito dall’ultima dinastia Qing completando la devastazione culturale. La lingua originale Siraya estinta nel XIX secolo, ma in atto progetti di rivitalizzazione linguistica come le tradizioni rimaste nei centri dell’area nazionale Siraya, nel 2025 il Pingpu Peoples Status Act dello Yuan legislativo taiwanese garantisce ai Siraya tutele e diritti di a prima negati.

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