La scoperta dell’ Atlantico

La scoperta dell’ Atlantico

Le rotte dei primi navigatori nell’ Oceano Tenebroso alla scoperta delle coste africane e la via per l’ India


Trovarono inoltre anche un’altra isola in cui non approdarono, perchè in essa qualcosa di strano apparve…E siccome credevano che questa meraviglia avvenisse per virtù d’incantesimo, non osarono scendere..”(G.Boccaccio “De Canaria”)

Le storie dei cartaginesi e dei greci si persero nella leggenda per quindici secoli prima che altri ritrovassero le coste dell’Africa occidentale oltre le Colonne d’ Ercole dominio di mostri e superstizioni anche nella tradizione latina con il Somnium  Scipionis di Marco Tullio  Cicerone e il Commentario di Macrobio che si diffuse per secoli arricchito di storie fantastiche fino al De Sphaera di Giovanni Sacrobosco del XIII secolo.

L’immagine terrificante dell’Atlantico dominò il medioevo e nel XII secolo si ebbero le prime vaghe notizie sul mare ignoto dal geografo arabo al-Idrisi della corte di Ruggero II che stese il Libro di Ruggero Kitab Rugiar, descrivendolo tempestoso e popolato di mostri, ma altri testi arabi ed ebraici avevano tramandato l’antica Geografia tolemaica del grande oceano che avvolgeva le terre e l’Africa stessa attorno la quale si poteva navigare. I mercanti genovesi dalle loro colonie iniziarono a commerciare con l’ Africa settentrionale islamica fin dall’inizio del XII secolo e in quello successivo essi avevano un loro centro a Safi  sulla costa atlantica del Marocco, dove giungevano notizie dei ricchissimi ”Paesi dei Neri” Bilad as Sudan oltre l’immenso Sahara ove erano le vie  per quell’ oceano tenebroso e terrificante popolato da mostri.

I fratelli Vivaldi

Nel 1291 l’armatore genovese Tedisio Doria organizzò una spedizione con le due galere Santo Antonio e Allegranza affidate a Ugolino e Vadino. I due fratelli Vivaldi per cercare la rotta nel Mare Tenebroso dell’ Atlantico lungo le coste africane fino alle estremità meridionali del continente ed entrare nell’ Oceano Indiano sulla Via delle Spezie e raggiungere l’ India. Superate le Colonne d’Ercole incrociarono le Canarie e fecero scalo a Mogador sulla costa del Marocco, poi della spedizione si persero notizie.

Si racconta che Sorleone figlio di Ugolino uno dei due  fratelli , si recò sulla costa somala dove fu informato che i congiunti vi erano arrivati tempo addietro dopo aver navigato attorno all’Africa e poi ripartiti, nelle cronache Libro de Conocimiento di anonimo spagnolo del XIV secolo,si parla di una galea genovese naufragata sulle coste etiopiche e dei due portati nella città di Graciona, più avanti cita un Ser Leonis figlio di uno dei naufraghi che vi si recò anni dopo a cercare il padre. Nell’Itinerarium  Antonii Ususmaris si parla dei fratelli Vivaldi che raggiunsero il Golfo di Guinea dove una galea si incagliò e proseguirono con l’altra attorno al continente fino all’Etiopia sbarcando alla foce del fiume Sion, poi condotti nella città di Mena e imprigionati dai sudditi del leggendario sovrano cristiano Prete Gianni.

 I testi che citano la straordinaria impresa dei Vivaldi mescolano i fantastici racconti di viaggio con notizie e cronache di naviganti avvolgendolo nella leggenda come gran parte dei viaggi medioevali sulle quali un indeciso confine tra storia e fantasia ha steso un velo di mistero relegandole alle mirabilia di una geografia ancora immaginaria. I genovesi e altri navigatori italiani furono i primi a commerciare con i Mori dell’Africa settentrionale e a riaprire le rotte atlantiche oltre le Colonne d’Ercole per i porti costieri del Marocco, all’inizio del trecento Lanzerotto  Maloncello raggiunse le isole  Canarie e altri seguirono il navigatore  genovese su quella rotta che apriva il Mare Oceano Tenebroso alla conoscenza.

Si diffuse il primo grande testo di viaggi ripreso da Boccaccio  nel suo De  Canaria et insulis reliquis ultra Hispaniam in Oceano noviter repertis, seguito alla spedizione di Angiolino de’ Corbizzi fiorentino e dal genovese Nicoloso da Recco del 1341 in quelle isole partita dal Portogallo.

Le prime rotte atlantiche

L’inizio della straordinaria epopea  portoghese sui mari e sulle coste africane risale all’epoca dell’apertura delle rotte costiere atlantiche dei genovesi che divennero i primi navigatori al servizio del regno  Lusitano che iniziava l’era delle scoperte geografiche nel dominio  marittimo cercando le rotte per circumnavigare l’Africa e collegarsi all’antica Via delle Spezie nell’ Oceano Indiano perseguita per oltre un secolo aggirando il dominio dalle coste orientali dei centri arabi della tanzaniana Kilwa  Kisiwani Isola di Pate e l’ altra keniota  Lamu, la fiorente Malindi, la vicina città di  Mombasa e la potente Zanzibar che lucravano anche sulla tratta degli schiavi araba.

Il sovrano portoghese  Dom Dinis nel 1293 aprì le rotte costiere nell’Atlantico per l’ Inghilterra e venti anni dopo si accordò con l’ ammiraglio genovese Manuele  Pessagno, noto alle cronache come Manuel Pessanhao, nominandolo Almirante mor per navigare sulla rotta delle Canarie verso le coste africane e dal 1317 i sabedor de mar genovesi furono i primi protagonisti dei navigatori lungo le coste d’Africa nel Mare Oceano che cominciò a diventare sempre meno Tenebroso.

Una ventina di anni dopo il pontefice nominò il francese Louis de La Cerda Principe di Fortuna per conquistare alla cristianità le mitiche Insulae Fortunatae identificate nelle Canarie e il successo della spedizione permise un breve ingresso dei francesi nell’Atlantico. Dal 1360 naviganti di Normandia partivano da Rouen e l’altro porto di  Dieppe a trafficare con le popolazioni costiere della Mauritania ove affacciava l’antico regno del Ghana Wagadou, scendendo per quelle del Senegal, dall’entroterra dominato dall’ impero del Mali e il potente regno Songhai. Jean de Rouen con il suo vascello Notre Dame de Bon Voyage sbarcò nella baia di Kru in Liberia e altri navigatori normanni lo seguirono per esplorare le coste del Senegal e fondare la prima colonia commerciale di Petite Dieppe, seguirono Petite Paris in Liberia e La Mine d’Or in quella che divenne la Costa d’ Oro britannica.

Poi sconvolta dalla  guerra dei cent’anni l’ Europa tornò a rinchiudersi in sé stessa, le storie dei navigatori francesi furono dimenticate e le coste abbandonate fino alle spedizioni portoghesi del secolo successivo. Nel frattempo il signore normanno Jean de Bèthencourt s’ era dato alla pirateria con Gadifer de La Salle  per finanziare una spedizione alle Canarie e fondarvi un base a Lanzarote, nel 1405 con tre vascelli partì alla conquista dell’isola passando lungo le coste atlantiche marocchine razziandone i villaggi.

L’epopea portoghese

Le imprese di Bèthencourt riaprirono quelle rotte agli europei e ispirarono il grande progetto del principe portoghese Enrico il Navigatore  di trovare nuove rotte lungo le coste atlantiche fino agli estremi del continente e poter entrare nell’ Oceano Indiano e collegarsi alla Via delle Spezie. A  Sagres ebrei esperti di cartografia iniziarono a tracciare le prime mappe nord occidentali dell’Africa con le poche informazioni a disposizione. Il veneziano Marin Sanudo nel 1321 tentò una carta più ampia del continente e nel 1339 Angelino Dulcert stese la carta delle Canarie scoperte ventisette anni prima dal navigatore genovese Lanzerotto Malocello, tracciando un’atlante del continente occidentale,ma solo con l’ Atlante Mediceo Laurenziano del 1351 l’Africa fu rappresentato definitivamente come un trapezio nell’oceano.

 Nel centro di Sagres era sorta quella scuola che andava perfezionando la cartografia antica, dalle tavole dell’ ottavo secolo nei Commentari dell’ Apocalisse del Beato Lièbana alle Orbis Terrae evolute nelle Mappae Mundi che aprirono una nuova era nell’elaborazione della precedente cartografia. Anche la cartografia  spagnola s’andava perfezionando con la Scuola di Maiorca ove nel nel 1375 Abraham  Cresques con il figlio Jehuda elaborò il compesso Atlante Catalano con splendide e dettagliate riproduzioni del mondo conosciuto, donato poi da Giovanni  d’ Aragona a Carlo  VI di Francia.

Per l’Africa vi readasse la Carta Catalana su fonti arabe nella quale tracciò la rotta carovaniera dal Maghreb al “Paese dei Neri” Bilad Es Sudan sul Niger che partiva da Sijilmassa nel sud desertico del Marocco sulle vie del Sahara per le saline di Taghaza proseguendo a Timbuctu e il misterioso fiume Niger  gber-n-igheren a Gao che il cartografo ebreo chiamò Tenbuch, Ciutat Melli e Geugeu, la via dal Sahel all’Oceano ove affacciavano favolosi territori e vi raffigurò il vascello dei Vivaldi per onorarne l’impresa.

L’ Infante Dom Henrique  O Navegador si ritirò a Sagres per studiare quelle carte e documenti sulle coste africane con geografi ed eruditi dell’epoca, aggiungendo le notizie sulle carovaniere e il traffico di oro, avorio e schiavi. Animato dal desiderio di scoperte e commerci, ma anche dalla reconquista dei territori della Spagna moresca dominio del  califfato Al-Andalus dopo la conquista  islamica e in Africa dove trovare la via per il meraviglioso regno cristiano del Prete Gianni, erroneamente cercato in Asia e che doveva trovarsi nel continente nero, per allearsi contro l’ espansione islamica.

Dopo che i francesi avevano abbandonato le basi africane senza lasciarne notizie, la navigazione nell’ Atlantico era limitata alle Canarie e al marocchino Capo Bojador, Capus finis Africae et terrae occidentalis oltre il quale avevano ripreso dominio le vecchie leggende e superstizioni di marinai che ne rendevano difficile l’ingaggio per navigare in quelle acque popolate da mostri e dalle correnti che non permettevano il ritorno.

All’inizio del quattrocento era stata completata la traduzione della Geografia di Claudio Tolomeo, nel 1415 i cartografi Domenico de’ Buoninsegni e Francesco di Lapacino avevano riprodotto le antiche mappe dei ventisette codici tolemaici Oikoumene che indicavano le Isole  Fortunate e raffiguravano l’ Africa meridionale unita all’Asia e l’ Oceano Indiano come un mare interno e l’ idea di cercare rotte attorno al continente per l’India appariva impossibile.

La cartografia nel Mappa Mundi di Giovanni Leardo e altri al contrario sosteneva la possibilità di circumnavigare l’Africa rappresentando l’Oceano indiano come tale ,ma entrambe le versioni potevano essere provate solo esplorando le coste fino agli estremi del continente, avventurandosi in quell’ Oceano Tenebroso che terrorizzava i marinai.

Lungo le coste africane

La prima spedizione portoghese di Gomes Eanes  oltre Bojador nel 1434, cominciò a sfatare i timori in quelle coste ignote e due anni dopo il navigatore e cartografo veneziano Andrea Bianco  tracciò una carta più precisa e nel 1448 un atlante rielaborando con le nuove scoperte le Mappa Mundi precedenti di Pietro  Vesconte  ed altri, tracciando con precisione le coste occidentali del continente fino al Senegal e le Insule dos Ermanos di Capo Verde, anche se ancora vi compaiono fantastici esseri come i Beni Kaleb dalla testa di cane.

Nella Tavola di Velletri di poco successiva, sulla costa della Mauritania sono raffigurati personaggi non più zoocefali che raccolgono oro sul Fluvius Aureus, ritenuto il corso emergente del Nilo a ovest dopo quello sotterraneo nel Sahara, dove si stendeva il favoloso Impero  del Mali descritto dall’arabo Ibn Khaldun regnava il potente Mansa Musa e indicato dai carovanieri come il Paese dei Neri  Bilad al Sudan sul  Niger e la convinzione che il fiume fosse un braccio del  Nilo  dominò la geografia fino alle esplorazioni del XIX secolo.

Oltre quel regno le popolazioni continuarono ad essere raffigurate come esseri dalle mostruose sembianze animali, più tardi sostituiti sulle carte con le scritte Hic sunt leones, che lasciavano l’interno dell’Africa ai miti e mostri di cui le coste si stavano liberando con le esplorazioni portoghesi.

Nel 1441 la spedizione di Antao  Gonçalves e Nuno Tristão raggiunse Cabo  Branco dove furono catturati alcuni abitanti riscattati con polvere d’oro e nessuna storia o leggenda, per terrificante che fosse, poteva ostacolare la ricerca di simili ricchezze, tornarono con l’oro e dieci robusti neri che Enrico donò al papa Martino V assicurandosi l’appoggio della Chiesa per la tratta  negriera e l’editto pontificio con il quale il Portogallo ebbe la sovranità dei territori scoperti oltre quel Capo Bianco, ratificato dalle bolle Romanus  Pontefix di papa Niccolò V del 1455 e Inter Cetera di Callisto III l’anno seguente.

Con la benedizione papale le spedizioni portoghesi si occuparono anche di razziare villaggi o acquistare schiavi dalle popolazioni locali aprendo nuove vie degli schiavi e inaugurando il tragico traffico umano  che sconvolse il continente per i successivi quattrocento anni, anche in nome della redenzione quei pagani dalle religioni infernali come il Vudù che con la successiva tratta  atlantica si portarono poi oltre oceano. Nel 1445 la spedizione di Dinis Dias raggiunse la foce del fiume Senegal scambiata con quella del misterioso  Niger sempre  ritenuto il corso occidentale del Nilo  e la via per penetrare nei territori interni del leggendario regno cristiano del Prete Gianni, ma rimandò la ricerca e proseguì lungo la costa del  Senegal fino alla penisola ove poi sorse Dakar, aprendo la rotta per il Golfo  di Guinea.

  Nove anni dopo il veneziano Alvise  Ca’ da Mosto incrociò al largo di Sagres e vi approdò per una tempesta incontrandovi il principe Enrico che lo convinse al suo servizio e salpò nel marzo dell’anno seguente da Cabo  São Vicente, incrociò Madera e le isole Canarie  giungendo a Cabo  Branco. Di lì lungo la costa della Mauritania fino alla baia di Arguin, dove i portoghesi avevano centro per il commercio di spezie,oro e schiavi. Oltre la foce del fiume Senegal incrociò le due caravelle del genovese Antoniotto Usodimare  anch’egli inviato dall’ Infante Enrico e continuarono assieme lungo la costa del Senegal, ma costretti a tornare dagli uomini stanchi e terrorizzati a proseguire nell’ignoto.

Sulla loro rotta dei due italiani nel 1456 Diogo  Gomes raggiunse il fiume Gambia che risalì esplorando la regione fino a un centro dove giungevano rotte carovaniere del Sahara, lo stesso anno Antoniotto Usodimare e Alvise Ca’ da Mosto ripartirono trovando le isole di Capo Verde esplorate anni dopo da Diogo Dias e Antonio da Noli ampiamente descritte. Le tre caravelle tornarono sulla foce del Gambia e lo risalirono per un centinaio di chilometri scambiando chincaglierie per oro, avorio e schiavi con le tribù locali delle quali il veneziano descrisse i costumi e l’ambiente,ma il clima e la malaria li costrinsero a tornare incrociando le isole  Bijagos.

Mappe e relazioni

Le relazioni delle spedizioni vennero pubblicate a Vicenza nel 1507 in Paesi novamente retrovati di Fracanzio da Montalboddo e fecero uscire definitivamente dalle confuse mirabilia le descrizioni delle coste africane. Luoghi,uomini e animali reali si sostituirono ai flutti popolati da mostri e alle terre abitate da esseri terrificanti,inaugurando quella letteratura di viaggio che divulgò le scoperte geografiche per oltre un secolo fino alla monumentale opera di Giovan Battista Ramusio pubblicata a Vicenza dall’ umanista veneziano in sei volumi intitolati Delle Navigationi et Viaggi “….nel quale si contengono l’historia delle cose de Tartari, & diversi fatti de’loro imperatori, … varie descrittioni di diversi auttori, dell’Indie Orientali … ; et il viaggio della Tana. Con la descrittione de’nomi de’ popoli, città … con l’indice diligentemente ordinato, delle cose piu notabili..”

 Enrico   il Navigatore morì nel 1460,ma le sue spedizioni avevano iniziato l’esplorazione delle coste africane occidentali,aperto nuove rotte che fecero del Portogallo la più grande potenza marittima europea arricchendo la cartografia e le mappe  nautiche  indispensabile all’ evoluzione  della navigazione così che le Mappae Mundi cominciarono ad essere meno indefinite. Con il planisfero di Giovanni Leardo del 1451 e la creazione del primo vero mappamondo commissionato a Fra Mauro de Venetiis ordinis Camaldulensis cosmographus incomparabilis che vi lavorò in gran segreto a Venezia nel 1459 e reso noto più tardi, seguirono l’ Erdapfel del tedesco Martin  Behaim nel 1492 e una serie di carte sempre più elaborate fino alla grande mappa in otto tavole edita nel 1564 del piemontese Giacomo  Gastaldi stabilitosi a Venezia ove operò anche con  Ramusio.

 Iniziava la cronaca dei viaggi per mare che sostituì le descrizioni arabe e le storie più o meno fantastiche delle mirabilia medioevali,inaugurata con le relazioni degli italiani Ca’da Mosto,Usodimare e Antonio da Noli , la Chronica do Descobrimento e Conquista da Guiné di Gomes Eanes, le Relações di Diogo  Gomes  nel Manuscrito Valentim  Fernandes, le relazioni di altri portoghesi quali Rui de Pina e Pacheco  Pereira.

I portoghesi ormai dominavano le rotte atlantiche africane,nel 1462 vennero esplorate le isole Bijagos poi una costa montuosa sconvolta da tempeste che ricordavano ruggiti e battezzata Sierra  Leone, poco dopo Pedro da Custra raggiunse la Liberia e nel 1471 Pedro de   Escovar con Joao de Santarem Sao Tome e Prince  quindi la la Costa d’Oro del  Ghana che fu poi colonia  britannica , spingendosi fino al delta  dell’ ancora ignoto  Niger.

Dal Congo al Capo

L’impresa fece riscoprire quel territorio ricchissimo d’oro dove il secolo precedente i francesi di Normandia avevano fondato il centro La Mine d’Or poi abbandonato e che Joao de Satarem chiamò Oro de la Mina, dall’entroterra intensamente popolato che divenne la grande riserva per vie degli schiavi e della tratta negriera atlantica.  Per dieci anni lo sfruttamento delle miniere d’oro e la razzia degli schiavi furono intense e re Giovanni III inviò la spedizione di Diogo  de Azamuja nel 1482 per edificare la poderosa fortezza di Sao Jorge da Mina visitata poi da Colombo durante un viaggio per incontrare e studiare quell’ Oceano Tenebroso che avrebbe affrontato e attraversato dieci anni dopo.

Nel frattempo Fernao do Po aveva esplorato l’isola Bioko che battezzò con il suo nome e il Golfo di Guinea fino al fiume Wouri ricco di gamberi che chiamò Rio Camarones e il cui territorio divenne poi il Camerun. Vi era l’ossesiva ricerca di un passaggio per l’oriente accennato nel de Situ Orbis di Pomponuis Mela e ripreso da descrizioni di anonimi naviganti arabi ed indiani perse nellla confusione delle Mirabilia .

 Nell’affannosa ricerca della rotta per l’Oceano Indiano le esplorazioni portoghesi si interessarono solo ai porti necessari ad un lunghissimo viaggio, nel 1485 Diogo Cão si spinse oltre i limiti precedenti e seguì quella costa scoprendo l’immenso delta di un fiume popolato dai Kongo  che lo chiamavano Zaire e vi eresse una colonna padrao, in un viaggio successivo risalì il Congo per centotrentacinque chilometri incidendo il suo nome dove fu costretto a tornare per le rapide e per tre secoli nessuno vi si avventurò, fino alle spedizioni di Stanley e l’ italiano  Brazzà.

Sull’immenso territorio del delta si stendeva il vasto Wene wa Kongo ove regnava Manikongo Nzinga Nkuwu che favorì le esplorazioni e gli insediamenti portoghesi, poi convertito al cristianesimo come JoãoI   Kongo inaugurando la dinastia cristiana che regnò per oltre due secoli con l’ evangelizzazione e le cronache dei missionari nel Regno del tra le quali gli italiani di Giacinto Brugiotti da Vetralla Giovanni  Cavazzi da Montecuccolo nel seicento e fra Raimondo da Dicomano nel settecento, ma intanto aveva inizio la schiavizzazione.

 La navigazione di Diogo Cão continuò lungo l”interminabile costa meridionale atlantica e raggiunse Cape  Cross in Namibia e vi eresse un altro padrao che segnò il punto più meridionale del dominio portoghese, due anni dopo la spedizione di Bartolomeu Dias lo superò navigando lungo la desertica costa  Namibia fino alla foce del Fish river, raggiungendo finalmente il Capo all’estremità meridionale del continente nell’agosto del 1487 sconvolto dai tifoni che chiamò Capo delle Tempeste, costretto a ritornare dall’equipaggio esausto,ma ormai la rotta per l’Oceano Indiano era stata trovata.

Il Portogallo si accingeva a dominare i mari e le rotte per l’Asia, ribattezzando Buona  Speranza il temuto Capo delle Tempeste poi superato da Vasco da Gama , O facundo capitão cantato da Camoes nel poema Os Lusiadasi, per l’ Oceano Indiano aprendo la via che superava il dominio  arabo sulle rotte  nel controllo della Via delle  Spezie.

La rotta per l’India

Nel 1492 Cristoforo Colombo, a cui il sovrano lusitano non aveva creduto, attraversò il Mare Oceano Tenebroso e sbarcò nel Nuovo Mondo America con le insegne di Spagna cambiando il corso della storia, iniziò una nuova era con i viaggi di Colombo  e la sua scoperta del paradiso che mutò i destini del mondo, s’aprirono quelle rotte seguite dagli altri primi navigatori a cercare il continente America trovato da Amerigo Vespucci dal quale prese nome.

 Con il Trattato di Tordesillas all’impero spagnolo andava il dominio delle rotte per il Nuovo Mondo e quello portoghese quelle dell’ antica Via delle Spezie . All’inizio di luglio del 1497 l’ammiraglio Vasco  da Gama da Lisbona con le tre caravelle São Gabriel, Santa Fé e São Rafael e il tre agosto incrociò le isole Capo  Verde , tre mesi dopo raggiunse il Capo di Buona  Speranza  scontrandosi con gli indigeni locali, il sedici dicembre superò la croce lasciata da Diaz nel punto dove tornò indietro e seguì la costa ignota del Natal.

Entrato nell’ Oceano Indiano trovò il delta dello Zambesi e risalì la costa del Mozambico incrociando vascelli arabi e ne seguì la rotta fino a Mombasa e la vicina  Malindi dove giunse nell’Aprile 1482 e vi incontrò naviganti indiani, alcuni dei quali erano cristiani e percorrevano la Via delle   Spezie tra l’ Africa e l’India.

Prese con se il grande navigatore arabo Ahmad ibn Mājid e fece rotta per Calicut  sulla costa del Malabar che raggiunse in ventitrè giorni il venti maggio del 1498. Erano passati duemila anni dalla leggendaria spedizione dei fenici inviata dal faraone Neco attorno all’ Africa, altrettanti dal Periplo del navigatore Annone e quindici secoli dall’impresa del greco Eudosso di Cizco e coste del continente e le rotte attorno ad esso erano uscite dalla leggenda e dai misteri,ma gran parte di ciò che racchiudevano era ancora da scoprire e dovevano passare altri tre secoli prima che qualcuno vi si avventurasse.

Estratto da: Paolo del Papa Viaggiatori ed esploratori. Vol. Oceani: Africa ©

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