EsplorazioniIn Africa

I Misteri d’ Etiopia

“Preteianni…il suo ricchissimo castello ha serramenti d’oro,colonne di cristallo e fregi di pietre preziose…qui si trovano il balsamo,il muschio e l’ambra grigia che vengono poi rivenduti a caro prezzo..” (L.Ariosto “Orlando Furioso”)

Tra storia e mito

Nel XIII secolo le orde mongole dilagarono in Asia occidentale e attaccarono l’impero islamico degli Abbasidi in un’avanzata incontenibile fino alle porte dell’Europa, i nomadi delle steppe le cui tribù isolate e in perenne conflitto tra loro fecero il loro ingresso nella storia unificate da Gengis Khan per la conquista del mondo, ma prima della loro incontenibile ascesa missionari cristiani nestoriani avevano raggiunto quelle terre ed alcuni si erano convertiti e le prime notizie giunte nell’Europa terrorizzata, raccontavano di cavalieri invincibili all’attacco dei Mori che recavano i simboli della cristianità.

 

Si diffuse la leggenda che essi dovevano aver avuto la scintilla della fede da un potente sovrano cristiano che regnava nelle terre lontane d’oriente e che poteva aiutare i cristiani d’occidente a sconfiggere l’ Islam e cominciò la ricerca del leggendario Prete Gianni. Viaggiatori, mercanti e missionari medioevali furono a lungo ossessionati dalla ricerca del misterioso regno e ogni cronaca ne fa menzione, Giovanni da Pian del Carpine, Guglielmo da Rubroek ed altri fino a Marco Polo che cominciò a dubitarne, dopo aver visitato l’oriente fino ai confini del mondo.

 

Più tardi cominciò a diffondersi la convinzione che il leggendario regno cristiano del Presbyter Johannes non si trovava in oriente, ma forse nello sconosciuto territorio africano che l’antica geografia tolemaica riteneva collegato all’ Asia e noto come India Tertia.Le coste africane orientali, dove poi fu fondato il regno etiopico di Axum, furono frequentate dagli antichi egizi , iscrizioni e rilievi raccontano che i faraoni inviarono spedizioni verso la ricca Terra di Punt e più tardi i Fenici raggiunsero il biblico e lontano Paese di Ofir da dove tornarono cariche d’oro, avorio, scimmie e pavoni. Il mito racconta che la biblica Regina di Saba Bilquis, che regnava nell’ antica Arabia meridionale sulla carovaniera Via dell’incenso e per ciò che fu detta Felix , donò a Salomone oro, pietre preziose e spezie provenienti dai ricchissimi paesi della costa africana che fu trafficata dal primo millennio avanti Cristo sulle rotte che si collegavano alla leggendaria Via delle Spezie per l’ Asia orientale , menzionata da cronache indiane e cinesi.

 

Poi i greci scoprirono quelle rotte e nel V secolo avanti cristo nel Periplus si racconta che Scilace Scylax di Carianda riuscì a navigare fino all delta dell’Indo , due secoli dopo l’ ammiraglio, fido di Alessandro il Grande, Nearco raccontò lo stesso itinerario e nel primo secolo della nostra era un anonimo navigatore greco scrisse il celebre Periplus Maris Erythaei che fu a lungo guida a tutti i navigatori che incrociarono quelle rotte, vi descrisse la costa orientale del continente con i suoi porti e ricchi mercati dall’eritrea Adulis .

 

Più tardi gli arabi nel medioevale periodo shirazi cominciarono a commerciare con quelle coste e vi fondarono i loro centri e città , nel IX secolo il cronista arabo Al-Ya’qubi descrisse l’ Abascia dell’India Mezzana e nel decimo il geografo Ibn Hawqal continuò a chiamare così il paese ove era l’ Etiopia, raccontando che quell’impero cristiano dominava la costa del Mar Rosso fino alla somala Zeila e il Golfo di

Aden con il litorale dello Yemen.

 

Nel 1330 il francescano Jourdan de Sèverac descrisse i suoi lunghi viaggi tra l’ antica Persia islamizzata e l’

India nel suo Les Mirabilia descripta parlando dell’oceano Indiano fu certo che il regno leggendario del Prete Gianni doveva essere il potente sovrano che regnava sui territori dell‘India Terza, oltre i quali vi era il Paradiso Terrestre, ubicata sulle coste dell’Africa orientale.

Fin dalla prima crociata si sapeva che in Etiopia regnava un cristiano, noto agli arabi che commerciavano su quelle coste e ne informarono Marco Polo come Re d’Abascia, si diceva che era il signore di tre re cristiani,tre musulmani e novantanove vassalli, vincitore dei mori di Aden e gran difensore della fede.

La notizia si diffuse nella rapidità del mito e la ricerca del Prete Gianni fu spostata dall’ Asia occidentale all’ Africa per trovare un formidabile alleato contro l’ Islam nella sua espansione e che aveva il suo dominio sacrilego sulla Terrasanta dei pellegrinaggi.

 

La geografia e la cartografia medioevale aveva nozione che il Nilo nasceva dalle montagne etiopiche e che l’alleato cristiano ne avrebbe potuto chiudere il corso per inaridire l’ Egitto musulmano per la sua resa alla cristianità da lì si sarebbe liberata la Terrasanta e le armate alleate avrebbero scacciato i mori dal mondo per il trionfo di Cristo e la Chiesa. L’ Impero etiopico della dinastia Zaguè non si adoperò a sfatare la nuova leggenda e prese ad intensificare i commerci con l’Europa, accolse mercanti e artigiani da Venezia e dal Regno di Sicilia esperti a fabbricare armi per combattere i musulmani che dalla Nubia erano calati in Sudan

fino ai confini del regno, nel Concilio di Ferrara e Firenze del 1441 il pontefice Eugenio IV invitò i prelati della Chiesa ortodossa e di rito cattolico etiope assieme a tutti gli altri di rito orientale e l’anno dopo fu sancita l’ unificazione di intenti.

 

Cominciò un intenso scambio di religiosi tra il Vaticano e l’Etiopia sull’itinerario lungo il Nilo attraverso l’

Egitto e la Nubia o per mare con scalo nella sudanese Suakin , continuando fino all’ eritrea Massaua e vice versa. Anche se le idee di belliche alleanze per scacciare i musulmani dalla Terrasanta e far trionfare la cristianità nel mondo da loro soggiogato risultarono fantastiche al pari di quella di uno sbarramento nilotico per assetare l’ Egitto islamico.

 

L’ Europa dell’ epoca trovò però nell’ Etiopia un altro favoloso paese da scoprire, come lo erano stati la

e continuavano ad essere quelli sulla Via della seta e il cinese Cathay , così viaggiatori e mercanti cominciarono a relazionare sul regno. Nel 1447 si deve al quarto libro del De Varietate fortunae dello storico ed umanista Poggio Bracciolini una descrizione che inseriva quel paese in fatti e cose dell’ India, ne confondeva l’idea negli europei che continuarono a considerarlo come il regno favoloso del Prete Gianni e nei geografi mistici che nellacartografia asiatica vi collocavano le sorgenti del Nilo sotto l’Albero del Bene e del Male del Paradiso Terrestre, sui confini incogniti tra il regno cristiano e l’india.

 

Il grande fiume dei faraoni doveva sgorgare da una montagna imponente e si gonfiava delle piogge africane per scorrere verso l’ Egitto il quale pagava un tributo a quel potente Presbyter Johannes affinchè non deviasse il fiume a meridione del Sudan dove vivevano i neri con mostri e fantastici esseri nelle regioni indicate con l’ hic sunt leones.

 

Le leggende furono alimentate da altri autori tornati alle vecchie mirabilia, come il Supplementum chronicarum divulgato da Jacopo Filippo Foresti noto come Filippo da Bergamo nel 1485 ed altri fantastici e dotti testi tratti dalle informazioni di Poggio Bracciolini , dai racconti dei religiosi copti inviati dal capo della Chiesa etiope ortodossa Abuna presso il soglio di Pietro ed ospitati in Santo Stefano a Roma e dalle cronache del veneziano Nicolò da Conti, vissuto venticinque anni in India che era creduta unita all’Etiopia sotto il regno favoloso del Prete Gianni.

 

Oltre alle dotte esposizioni e alle fantastiche geografie, anche la letteratura profana e popolare si dedicava all’Etiopia e il suo mitico sovrano, come il celebre poema cavalleresco Guerrin Meschino di Andrea da Barberino del 1409, dove l’eroe errante si reca in Etiopia alla splendida corte del Prete Gianni vecchio di mille anni. Il secolo dopo anche l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto fa visitare il leggendario sovrano dal cavaliere Astolfo che lo libera dalle arpie e si reca nel vicino Paradiso Terrestre. Completa l’opera il religioso e cronista fiorentino Giuliano Dati che nel 1492 divulgò un Tractato del maximo Prete Janni, Pontefice et Imperadore dell’India et dell’Ethiopia e il successivo Secondo cantare dell’India, autentica mirabilia medioevale nella descrizione di un regno favoloso e di terre incognite popolate da mostri ed esseri spaventosi.

 

A lungo i viaggi sono stati ispirati da quelle Mirabilia ancora medievali, poi le cronache di viaggiatori arabi ed europei hanno svelato luoghi e percorsi e anche in questa parte d’Africa, come nel resto dl mondo sulle vie delle storia e gli itinerari delle esplorazioni, il desiderio di seguirne i percorsi nei miei viaggi lungo il Nilo dal millenario Egitto per l’ arida Nubia e il profondo Sudan fino ai territori etiopici dei nilocamiti.

 

©Paolo del Papa: Viaggiatori ed esploratori. Vol. Africa: Misteri d’Etiopia.

Atti convegno Altri Risorgimenti, Ravenna 1999

 

Photo gallery: Ethiopia

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