EsplorazioniIn Africa

Etiopia i primi europei

Il dominio della leggenda del Prete Gianni sui territori africani orientali cominciò ad avere una più reale descrizione alla fine del XV secolo, dopo la scoperta delle rotte atlantiche e quando il Portogallo cercava le vie marittime per le Indie attorno all’Africa della quale aveva esplorato le coste occidentali, nel 1487 il sovrano lusitano Giovanni II inviò Pèro da Covilha a tentare di seguire l’antica Via della Spezie e conoscere direttamente i mercati indiani.

Si recò in Yemen travestito da arabo e prese la rotta dei monsoni sconosciuta agli europei raggiungendo l’indiana Calicut e tornò da Goa lungo le coste della Persia fino al porto di Hormuz e riprese la rotta del monsone invernale per giungere a Sofala sulla costa del Mozambico. Nel 1490 tornò al Cairo e inviò una relazione sul viaggio e la scoperta delle rotte arabe che favorì l’ingresso dei navigatori portoghesi nell’ Oceano Indiano, poi il sovrano lo incaricò di visitare il leggendario regno di Prete Gianni e si recò in Etiopia dove rimase alla corte del re per anni, inaugurando i rapporti commerciali e scambi di ambascerie.

 

Credo Vostra Magnificenza arà inteso delle nuove che hanno tratto l’armata che dua anni fa mandò il Re di Portogallo a discoprir per la parte di Ghinea: tal viaggio come quello, non lo chiamo io discoprir, ma andar per el discoperto, perché, come vedrete per la figura, la lor navigazione è di continuo a vista di terra, e volgono tutta la terra d’Africa per la parte d’austro, che è provinzia della qual parlono tutti gli auttori della cosmografia. Vero è che la navigazione è stata con molto profitto, che è quello che oggi in dì si tiene in molto, e maxime in questo regno, dove disordinatamente regna la codizia disordinata. Intendo come egli han passato del Mar Rosso e sono alegati al Sino Persico, a una città che si dice Calicut, che istà infra el Sino Persico e ‘l fiume Indo; e ora nuovamente il Re di Portogallo tornò d’armare 12 navi con grandissima ricchezza e l’ha mandate in quelle parte, e certo ch’e’ faranno gran cosa, se vanno a salvamento” Così scriveva Pierfrancesco de’ Medici al più noto parente Lorenzo nel 1500

 

Il navigatore fiorentino Andrea Corsali visitò l’ Etiopia prima di recarsi in India e descrisse ai Medici in una lettera del 1517 una corte che non aveva nulla dello splendore immaginato,ma un regno effettivamente enorme forse confinanate con quello del Congo da poco scoperto e cristianizzato dai portoghesi, tornato in Etiopia come stampatore di libri nel 1520, divulgò tale informazione che ispirò a lungo le errate carte geografiche dell’interno del continente.

 

Descrizioni più precise furono del diplomatico Duarte Galvào e il religioso cronista Francisco Alvares che redasse nel 1540 la Verdadeira Informação das Terras do Preste João das Indias, nel 1590 lostorico italiano Giovanni Botero nel suo Relationi Universali descrisse il regno d’Etiopia come un piccolo e povero stato che sopravviveva alle minacce dei vicini musulmani solo per la presenza portoghese.

 

Nel frattempo era stato raggiunto il Capo di Buona Speranza da Bartolomeu Dias e Pedro Alvares Cabral, poi Vasco da Gama aveva compiuto l’ impresa della circumnavigazione africana e aperto la rotta per la Via della Spezie, realizzando il grande progetto di Enrico il Navigatore perseguito per un secolo dai sovrani lusitani, i cui vascelli risalivano le coste orientali del continente sfatando il mito del sovrano che regnava sui i territori africani e indiani che si credevano uniti, l’antica geografia tolemaica e la cartografia medievale.

 

Durante il conflitto con il nascente Egitto ottomano e i sultanati dello Yemen, nel 1508 l’ammiraglio Alfonso de Albuquerque chiese l’alleanza del sovrano etiopico e i suoi inviati trovarono un giovanissimo re

Na’od dominato dal capo abuna dei copti Marcos che accolse la richiesta e vi fu uno scambio di ambascerie per dodici anni, poi i portoghesi si resero conto che il regno etiopico di Lebna Denghèl non era così potente come si credeva, era minacciato da somali e turchi che riuscirono ad invaderlo con Ahmad Aḥmad Grāñ b. Ibrāhīme condottiero del somalo sultanato di Adal.

 

Furono inviati i capitani Estevao e il fratello Cristoval figli di Vasco da Gama, sbarcando a Massaua nel 1541 e Cristoval con cinquecento archibugieri rimise sul trono il Negus Claudio Galawdewos che nessuno più credeva essere il leggendario Prete Gianni e la fortezza Fasil Ghebbi del successore Fàsiladas nella capitale Gondar divenne il simbolo del nuovo regno.Le basi portoghesi sulla costa orientale del continente contesa agli arabi che nel medioevale periodo shirazi avevano fondato centri e fiorenti città, sorse poi l’ Eyalet ottomano di Habesh che dominava la costa da Suakin alla somala Zeila. La presenza dei portoghesi dal XVI secolo in Etiopia , aprì un traffico europeo sempre più intenso in quelle regioni, mercanti e viaggiatori e missionari gesuiti iniziarono a diffondere notizie più precise, pur rimanendo i territori interni incognite regioni di hic sunt leones, che fecero uscire definitivamente la geografia africana dalle Mirabilia medioevali e la cartografia ne seguì i progressi.

 

Dalle cronache di viaggiatori europei ed arabi, tra tutti Marco Polo e Ibn Battuta si era delineata la cartografia medioevale asiatica, perfezionata nel XIV secolo con il mappamundi realizzato da Fra Mauro

anche grazie alle note di Giovanni Conti , ma con scarse informazioni sui territori africani. Nel 1506 fu stampata a Firenze la mappa di Francesco Rosselli e Giovanni Matteo Contarini, a lungo considerata enigmatica questa carta fu in gran parte tracciata sulle descrizioni della scoperta delle rotte atlantiche e sulla relazione della circumnavigazione di Vasco da Gama, poi notizie più certe inaugurarono la geografia umanista con una maggiore precisione cartografica nell’ ambiente fiorentino con Heinrich Hammer noto come Enrico Martello e l’elaborato planisfero creato dal cartografo tedesco Martin Waldseemuller e perfezionato con Matthias Ringmann .

 

Riguardo i territori africani seguiva i disegni del continente sulle nuove scoperte, ma l’interno rimaneva abbozzato sulla geografia tolemaica dell’ Ecumene con il corso del Nilo che sorgeva da due laghi tra le Montagne della Luna, rappresentato da incisioni del veneziano Andrea Vavassore, le carte dell’altro italiano Bernardo Silvano e del tedesco Petrus Apianus noto come Pietro Apiano nel primo ventennio del XVI secolo, oltre tre secoli dopo le esplorazioni confermarono l’intuizione di Tolomeo nell’ubicazione delle sorgenti del Nilo.

 

Dopo la pubblicazione del Décadas da Ásia di João de Barros nel 1552 che, raccontando le imprese di Vasco da Gama, Pedro Alvares Cabral e Fernando Magellano, descrive le coste orietali africane ,a Venezia il grande Giovanni Battista Ramusio preparò la sua monumentale Delle Navigazioni et Viaggi in sei tomi divisi in vari volumi, tra i quali in particolare la Navigazione dal Mar Rosso fino alle Indie orientali descrive accuratamente quelle rotte e il Viaggio in Etiopia di Francesco Alvarez i territori africani orientali.

 

Alla De Navigazioni et Viaggi collaborò il cartografo piemontese Giacomo Gastaldi che disegnò la più aggiornata carta africana nel 1564 in otto grandi tavole, perfezionata da quella dell’ olandese Gerardo Mercatore cinque anni dopo che, oltre al resto del continente, delineò le coste orientali e precisò la posizione geografica dell’ Etiopia in vicinanza del Nilo che qui gli arabi chiamavano un-Nil al-Azraq, il fiume Azzurro del quale si scoprirono poi le sorgenti negli altipianinei pressi del lago Tana.

 

Il geografo e cartografo fiamingo Abraham Ortelius completò l’opera cartografica del XVI secolo con la pubblicazione ad Anversa nel 1570 del Theatrum orbis Terrarum, dove le proporzioni dell’Europa e dell’Africa furono definite con la precisione consentita all’epoca, poi ne trasse la Presbiteri Johannis, sive Abissinorum Imperii descriptio col la tavola che perfezionò la cartografia etiopica e le limitrofe regioni africane.

 

I traffici e le notizie da quei territori ispirarono cronisti e cartografi per tutto il secolo successivo, la presenza portoghese ed europea si intensificò con l’ arrivo dei gesuiti e nel 1613 il missionario Pedro Pàez raggiunse le sorgenti del Nilo Azzurro, ma le sue notizie non vennero divulgate, riprese solo nel 1640 da Manoel de Almeida nella Historia da Etiopia a Alta, anch’ essa poco nota per i successivi centocinquanta anni, quando James Bruce raggiunse il lago Tana e le sue cascate Tis Issat ove sorge il fiume Abbay che fu chiamato Nilo Azzurro e ne fu acclamato come lo scopritore.

 

©Paolo del Papa: Viaggiatori ed esploratori. Vol. Africa: Misteri d’Etiopia. Portoghesi.

Atti convegno Altri Risorgimenti, Ravenna 1999

 

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