Dinastia Sasanide

Mentre l’impero Partico decadeva dopo le lunghe guerre contro Roma seguite dai conflitti dinastici, nella regione del Fars il principe Babak si ribellò nel 205 d.C. nella rivolta continuata dal figlio Ardashir I che pose fine al secolare dominio dei Parti sconfiggendo l’ultimo sovrano dei parti Artabano IV nel 224 d.C., iniziando la dinastia Sasanide.
“..adoratore di Mazda, re dei re dell’Iran e dei non Iran…, figlio della divinità adoratrice di Mazda Ardashir, re dei re dell’Iran… sono il sovrano dell’Iranshahr.” (iscrizione di Shapur I). Dal sacerdote Sasan per la tradizione prese nome la stirpe della dinastia Sasan fondando il regno Ērānshahr dall’ Iran esteso nel nuovo vasto impero persiano Sasanide, riportando alla grandezza del precedente Achemenide. Governato con il titolo di Shahanshah dal potere assoluto, il vasto dominio Sasanide si estese per un immenso territorio dominando per oltre quattro secoli con la lunga successione dei sovrani Sasanidi fino al 651. Come religione imperiale fu depositario della storia e dottrina Zoroastriana legata al potere con al vertice il sovrano Shahanshah di origine dalla gloria reale Khvarenah, governando dalla corte in una rigida gerarchia, il primo gran ministro Wuzurg come framadar deteneva il potere dell’amministrazione. L’aristocrazia militare con al vertice i comandanti Argbed seguiti dalla classe dei guerrieri Arteshtaran, nell’ impero diviso in quattro grandi distretti militari ognuno governato da un comandante Spahbed assieme agli amministratori Dabiran, ai capi Marzban era affidata la protezione dei confini e le fortificazioni, nelle regioni di frontiera erano mantenuti principati vassalli, mentre il potente esercito Sasanide fu organizzato fin dalla fondazione dell’ impero. La storia e dottrina Zoroastriana divenne fondamento di coesione e controllo sociale in un’ organizzazione gerarchica guidata dall’antica casta sacerdotale dei Magi di origine Achemenide con a capo il supremo sacerdote Mobadh dal grande potere, ai sacerdoti regionali erano affidati i distretti religiosi e i tribunali locali, al clero minore Herbad l’istruzione religiosa. Dalla seconda metà del III secolo con supremo sacerdote Kartir, i sacerdoti detenevano anche potere giuridico nella legge che considerava i reati religiosi e furono perseguitate le eresie come il Manicheismo e il successivo movimento fondato dal profeta Mazdak. Inizialmente tollerato il Cristianesimo, ma quando dall’ editto di Tessalonica nel 380 divenne religione dell’Impero Romano, le comunità persiane vennero considerate ostili iniziandone le persecuzioni Sasanidi dal 340 con un gran numero di martiri Persiani, oltre le dispute territoriali fu una tra le varie motivazioni nel lungo conflitto delle guerre Sasanidi con l’ impero Romano prima e Bizantino trascinate fino al VII secolo.
Ardashir I
“La religione è la fondazione del trono, e il trono è il protettore della religione. Ciò che manca di fondamenta crolla, e ciò che manca di un protettore va perduto” (Ardashir I)
Nella regione del Fars il piccolo regno vassallo dei Parti, guidato dal governatore locale Babak iniziò una rivolta, continuata dal figlio salito al trono come Ardashir I nel conflitto contro l’ ultimo sovrano Partico Artabano IV sconfitto ed ucciso nell’ultima e decisiva battaglia
di Hormozdgan, fondando il nuovo regno degli iranici Ērānshahr per unire i popoli persiani ispirato ai grandi precedenti. Ponendo fine al secolare e decaduto impero dei Parti riunificò le regioni iraniane dal governo centralizzato con capitale a Ctesifonte riducendo il potere della nobiltà feudale e i governatori locali con una amministrazione gerarchica controllata dal sovrano, nella sua investitura divina si proclamò depositario protettore della storia e dottrina dello Zoroastrismo come religione imperiale, legando il potere al clero. Ispirò il primo stile dell’arte e architettura sasanide nella sintesi della tradizione Achemenide persiana, dall’ arte e cultura dei Parti oltre caratteri greco romani ellenistici derivati dall’ impero Seleucide come monumentale arte del potere per legittimare la sua nuova dinastia. Fondando e ricostruendo diverse città, tra le altre Ardashir-Khwarrah nota come Gur a Firuzabad nel monumentale stile con palazzi fortificati e grandi cupole che diramavano dal sontuoso palazzo di Ardashir. Oltre gran parte dei centri e città che hanno lasciato i loro resti nei grandi siti Sasanidi del Fars, per celebrare investitura divina e le sue vittorie, Ardashir riprese l’ antica la tradizione Achemenide dei monumentali rilievi rupestri a Naqsh-e Rostam. Con il sovrano spesso raffigurato a cavallo mentre riceve l’anello del potere cydaris dalla suprema divinità zoroastriana Ahura Mazda per simboleggiare il diritto divino a governare, nei rilievi della vittoria i nemici Parti sconfitti sono raffigurati calpestati dai cavalli dei vincitori con dettagli realistici, ripresi nella celebrazione dei trionfi e i sepolcri dei successivi sovrani Sasanidi. Rivendicando i vasti territori che furono del vasto antico impero Achemenide anche fino alle regioni all’ epoca nei domini romani, fu inevitabile il conflitto nelle prime lunghe guerre Sasanidi contro Roma iniziate nel 224 con le campagne mesopotamiche di Ardashir I e continuate dai successori fino al 353. Approfittando della guerra civile Romana dei Sei imperatori nel 238, Ardashīr riprese il conflitto con la nuova invasione della Mesopotamia da dove avanzò oltre l’ estremità orientale conquistando l’ Impero Kusana esteso dall’ Afganistan all’ india nord occidentale, riconquistando le antiche Satrapie più orientali Achemenidi.
Sapore I
“Ci fu una grande battaglia..catturammo Valeriano, insieme agli altri capi di quell’armata…li tutti facemmo prigionieri e li deportammo in Pārs… la Siria, la Cilicia e la Cappadocia devastammo.” (iscrizione di Shapur I)
Ardashir I nominò suo successore il figlio Shapur I, governando per trenta anni e passato alla storia come il sovrano Sasanide che umiliò Roma con alcune delle sue più grandi vittorie nelle province romane orientali in Siria, Mesopotamia e Armenia contro tre imperatori. La campagna Sasanide di Gordiano III dal 242 per due anni si concluse con la sua sconfitta nella battaglia di Mesiche vicino Falluja in Iraq nel 244 d.C. ove rimase ucciso l’ imperatore Gordiano III, costringendo poi a una pace umiliante versando un enorme riscatto in oro per riavere parte dei territori il successore l’ imperatore Filippo detto l’Arabo. Al culmine del trionfo contro Roma nella battaglia di Edessa sconfisse duramente le legioni catturando l’imperatore Valeriano tenuto prigioniero ed umiliato. Per celebrare i
suoi trionfi, come il predecessore fece scolpire imponenti rilievi con la vittoria di Shapur I a Naqsh-e Rostam, su un più antico centro fondò arricchendola di palazzi e templi la città di Bishapur lasciando i resti di quartieri, edifici e templi nel sito archeologico di Bishapur, tra gli altri rimangono le mura e la fortezza Qalah che proteggeva la città e all’epoca risalgono i resti del palazzo reale di Bishapur. Sulle sponde del fiume Shāpur i grandi rilievi scavati nella roccia di Chogan, per la vicina valle di Choga tra i monti Zagros nel sito di Shapur si trovano gli altri rilievi nella grande e suggestiva grotta di Sapore ove è celebrato nella sua imponente raffigurazione con la grande statua di Sapore I. Oltre le imprese militari fu un sovrano illuminato e abile amministratore e riformatore, divise l’impero in province governate da fidi funzionari o dalla famiglia reale riducendo il potere dei clan nobiliari partici, promotore di opere pubbliche e centri culturali che trasformò l’ Impero nella più estesa potenza asiatica. Con il suo regno i Sasanidi presero il controllo delle principali vie carovaniere verso la Cina e delle rotte marittime nel Golfo Persico, accumulando ricchezze immense che permisero di finanziare la corte, l’esercito e lo sfarzo dei monumenti rupestri. Fu tollerante di altre fedi e culture proteggendo anche il profeta persiano Mani fondatore della nuova dottrina poi diffusa come Manicheismo in Asia e nell’ occidente cristiano considerata come eresia Manichea, la tolleranza si estinse dopo la sua morte nel 270 con il potere della casta sacerdotale zoroastriana guidata dallo sommo sacerdote Kartir, reprimendo ogni forma di sincretismo o culto religioso.
Sapore II
“..una benedizione che Sapore possa essere il migliore tra gli uomini, immortale e con un dominio eterno.”
Dal 309 salito al trono da neonato con la reggenza della madre il sovrano dinastico Shapur II governò poi il vasto impero per settanta anni, riformando l’ esercito fu alla guida della campagna contro i regni dell’ Arabia settentrionale, dalla costa del Golfo Persico a per conquistare i territori del Bahrain, stabilendo rapporti commerciali con la regione meridionale ove erano fioriti i regni Sabei sulla Via dell’Incenso. Rivendicando i territori conquistati dai romani iniziarono le campagne siriano mesopotamiche di Sapore II trascinate tra guerre e tregue per mezzo secolo dal 313, concluse con la campagna Sasanide di Giuliano dopo la sconfitta dell’ armata persiana in Iraq nella battaglia di Maranga ove l’ imperatore Giuliano rimase ucciso. Le conquiste romane furono vanificate con il successore Gioviano privo di esperienza militare costretto ad una pacificazione con la cessione dei vasti territori a est del Tigri e il controllo sull’Armenia. Sapore II riaffermò la dottrina dello Zoroastrismo come religione imperiale con grande potere dei sacerdoti e durante il suo regno venne completata la compilazione dei testi sacri dell’ Avesta, come reazione per la proclamazione come religione imperiale del Cristianesimo nell’Impero Romano iniziata con la conversione di Costantino, Shapur considerò i cristiani persiani traditori alleati di Roma e dilagarono le violente persecuzioni ricordate
tra i martiri Persiani, mentre lasciò libertà di culto alla comunità ebraica in Iran e ampie libertà commerciali. Ricostruì l’ antica storica città di Susa oltre ad altre dei precedenti e il grande centro commerciale nella città di Nishapur, impiegò le competenze di artigiani prigionieri romani per migliorare i sistemi di irrigazione qanat sulle le rotte commerciali occidentali lasciate dai Parti. Ad est pacificò i confini orientali assoggettando i Chioniti e le altre tribù nomadi dell’ Asia centrale avanzando nell’antica Sogdiana dal Tagjikistan per le limitrofe regioni fino all’ Uzbekistan da dove l’ antica Battriana si stendeva a sud est per la Battriana in Afghanistan, annettendo gran parte del regno indipendente di Kushano.
Sapore III
“l’immagine del Mazda-adoratore Sapore, la cui razza proviene dagli dèi, il re dei re.” (iscrizione di Sapore III)
Alla sua morte l’ impero aveva raggiunto vasta estensione dalla fondazione e nel 379 salì al trono il fratello Ardashir II regnando brevemente per quattro anni con l’ investitura celebrata nei grandi rilievi rupestri di Taq-e Bostan. Mantenendo il controllo sull’Armenia ne sostenne la nobiltà per deporre Varazdat vassallo di Roma e sostituito dal nobile Manuel della dinastia Mamikonian, represse il dissenso aristocratico giustiziando numerosi nobili e confiscandone i patrimoni, per il sostegno del clero zoroastriano riprese le persecuzioni di cristiani e i manichei. Limitati nel potere i nobili in una congiura nel 383 deposero Ardashir II poi ucciso, lasciando il trono a Šābuhr figlio di Sapore II, come imperatore Sapore III regnando pacificamente per cinque anni, ad ovest con la pace di Acilisene definì la spartizione dell’Armenia con l’Impero romano, la più vasta regione orientale della Persarmenia rimase nell’influenza sasanide affidata al sovrano vassallo Khosrov IV della dinastia Arsacide, con il trattato i Romani ne riconobbero il controllo sul vicino regno caucasico cristiano d’Iberia in Georgia. Mentre la frontiera orientale era minacciata dalle incursioni degli Alcioni di stirpe Unna assieme alle migrazioni nomadi che premevano su parte dell’ antica Battriana in Afghanistan, lasciando agli Unni Alcioni la regione e la città di Kabul nella lunga contesa per il controllo delle rotte commerciali ad oriente sulle vie dei Parti. L’epoca fu un periodo di transizione e per l’arte e la cultura sasanide nel breve regno di Shapur III e la relativa pace con l’Occidente favorì gli scambi, mantenendo l’ identità culturale ed artistica persiana legata alla celebrazione del potere regale dei Sapore nel sito rupestre di Taq-e Bostan. Il breve regno fu sempre minato da conflitti con la nobiltà terriera e i capi dei grandi clan persiani che pretendevano il controllo sull’ amministrazione imperiale e come Ardashir II fu deposto e assassinato da una congiura aristocratica confermando il controllo dei nobili sulla dinastia.
Bahram IV
Governatore della provincia del Kirman con il titolo di Kirmanshah, figlio e successore di Sapore III nel 388 salì al trono come Bahram IV e si accordò con l’Impero Romano per la divisione dell’Armenia nell’ orientale Persarmenia depose il vassallo Cosroe IV, sostituendolo con il fratello Vramshapuh. Anche
se il clero zoroastriano manteneva grande potere, con Bahram IV vi fu una relativa tolleranza religiosa per i cristiani in contrasto con le persecuzioni precedenti, mentre avanzava la minaccia degli Unni bianchi Eftaliti che nel 395 invasero le regioni romane della Mesopotamia e dall’ Armenia occidentale avanzarono ad ovest per le province di Galatia in Anatolia e poco ad ovest la centrale di Galatia, continuando per la Turchia orientale e a sud ovest la provincia di Asia. Mentre una delle armate degli Unni devastava le provincie romane l’ altra avanzò lungo l’Eufrate arrestata dall’ esercito di Bahram IV che la sconfisse liberando migliaia di prigionieri romani catturati in Mesopotamia e Siria e ospitati a Veh-Ardashir nei pressi di Ctesifonte e poi rimpatriati. L‘ evento portò a un temporaneo miglioramento delle relazioni tra l’ impero Sasanide e romano che concordarono nel rafforzare le precedenti e costruire nuove fortificazioni nel Caucaso contro le minacce dei nomadi dall’ Asia centrale. Tra le varie nel Daghestan tra i monti lungo la costa occidentale del Mar Caspio a Derbent la cittadella cinta da mura con l’ imponente fortezza di Naryn-Kala, nel territorio più a sud nel dominio persiano in Azerbaijan dell’ Albania Caucasica tra le altre le mura difensive di Gilgilcay e Besh-Barmak che arrestavano ulteriormente le incursioni che potevano superare le difese di Derbent. Nel Caucaso centrale in Georgia sorsero fortezze tra le montagne che potevano arrestare anche grandi eserciti dal passo di Darial affacciato su profonde gole, all’estremità sud orientale del Mar Caspio tra le fortificazioni del Golestan nella vicina provincia iraniana nord la grande muraglia di Gorgan con una trentina di fortezze che hanno lasciato il loro resti assieme al Qal’eh di Kharabeh. Se al regno di Bahram IV nell’accordo con i romani si deve il progetto delle grandi fortificazioni contro le incursioni dall’Asia centrale, oltre ad altre rifondò la città di Kermanshah nella regione occidentale come un grande centro culturale che tra gli altri ha lasciato i resti del sito rupestre di Taq-e Bostan ove sono raffigurati i trionfi imperiali, il santuario con il tempio del fuoco di Chahar-qapi e fu completato l’ antico tempio di Anahita, nel conflitto con l’alta nobiltà che cercava di limitarne l’autorità da una congiura fu assassinato nel 399.
Yazdgard I
“Il Grande Yazdegerd.. ha dato pace alle nostre chiese e ha dissipato la tenebra della persecuzione… offriremo preghiere… affinché Dio possa prolungare i suoi giorni in pace.” (Concilio di Seleucia-Ctesifonte)
Per la successione dinastica come figlio di Sapore III salì al trono Yazdgard I, mantenne relazioni pacifiche con l’Impero Romano d’Oriente di Arcadio che inviò come ambasciatore il vescovo metropolita siriaco Maruthas divenuto consigliere di corte riuscendo ad orientare la tolleranza di Yazdegerd per la minoranza cristiana trasformandola in legge imperiale. Arcadio nel legame con Yazdgard prima di morire lo nominò tutore del giovane erede poi salito al trono come suo Teodosio II per proteggerlo dagli usurpatori, dall’ epoca Yazdgard I si distinse per la tolleranza religiosa, oltre a proteggere la comunità
ebraica e ne fu celebrato nel Talmud babilonese Bavlì, pose fine alle persecuzioni dei cristiani riconoscendo la Chiesa d’Oriente con il supremo patriarca Catholicos e nel 410 ne accolse il primo Concilio di Seleucia-Ctesifonte con l’ arcivescovo Maruta di Martiropoli come delegato dell’Impero Romano e il metropolita Isacco di Seleucia-Ctesifonte dal titolo di Catholicos e i successori di Patriarca a supremo capo dei cristiani nell’Impero. Per favorire l’unità con la cristianità occidentale e romana, adottò le risoluzioni del primo concilio ecumenico di Nicea del 325 anche contro le eresie dell’epoca inserendo la Chiesa persiana nella tradizione teologica ortodossa. Dopo il concilio di Seleucia-Ctesifonte divise l’ impero in province ecclesiastiche metropolie ricalcando la struttura nell’ organizzazione amministrativa garantendo ordine e disciplina del clero. In cambio della lealtà la comunità cristiana ottenne autonomia legale e il diritto di edificare chiese e anche se la grande libertà fu interrotta dai successori, fu il fondamento per la futura espansione della Chiesa d’ Oriente in Asia. Furono modificati i fragili equilibri con l’ aristocrazia della nobiltà terriera e il clero zoroastriano privandoli del potere sulla religione e amministrazione limitandone l’ influenza sul sovrano che aveva legittimato il cristianesimo religione dei rivali Romani, considerato tradimento spirituale e culturale, lo definirono come peccatore Yazdegerd Sinful e nel 420 d.C. scomparve in una congiura nella remota regione della Ircania.
Bahram V
“L’adoratore di Mazda, il divino Bahram, Re dei Re degli Iraniani e, la cui stirpe discende dagli dei”
Alla sua morte, dopo una breve lotta per la successione, il figlio salì al trono come Bahram V inizialmente molto tollerante verso i cristiani, ma quando una fazione del vescovo Abdas incendiò un tempio del Fuoco zoroastriano nella capitale, riprese la persecuzione contro i cristiani con vari martiri e il più celebre del dignitario Giacomo. Le persecuzioni provocarono la reazione con il conflitto nelle campagne di Bahram V contro l’ impero Romano d’Oriente nel 421 per un anno in vari scontri, con un ruolo strategico del regno arabo dei Lakhmidi esteso dall’a Arabia nord orientale al sud della Mesopotamia con la capitale al-Ḥīra nell’Iraq meridionale, dall’ esercito alleato dei Sasanidi guidato da sovrano Al-Mundhir in Mesopotamia e con devastanti incursioni nella Siria Bizantina. Subendo poi la controffensiva romana guidata dal generale Ardaburio, in un’ incerta situazione che portò alla pace del 422, garantendo la libertà di culto per i cristiani in Persia e per i zoroastriani nei domini romani. Nel frattempo Bahram V pose fine alla dinastia partica reale degli Arsacidi d’ Armenia e la regione divenne una provincia sasanide affidata ad un governatore di confine marzban, parte del conteso territorio poi ripreso dal 476 per i successivi due secoli come provincia dell’ Armenia bizantina. Riconoscendo la comune minaccia degli Unni da nord e le incursioni dei nomadi ad est attraverso il Caucaso in Daghestan, i Sasanidi controllavano parte del territorio e i passi strategici con le fortificazioni di Derbent e i Romani accettarono di contribuire al mantenimento per la sicurezza comune. La pace fu mantenuta per decenni interrotta solo brevemente
nel 440 d.C. quando le invasioni barbariche iniziate con gli Unni in Europa che minacciavano l’ impero d’ Occidente, mentre sui confini nord orientali l’ esercito Sasanide doveva affrontare la nuova minaccia degli Unni Eftaliti e Kiraditi che nell’ ultimo periodo del regno invasero la Persia nord occidentale. Non preparato fece un’offerta di pace che fu accettata, ma poi riorganizzato l’ esercito sorprese gli invasori decimandoli, i Kidariti furono poi attaccati e inseguiti fino al loro territorio ponendo fine alla minaccia. Il suo regno è ricordato come un’epoca di prosperità, stabilità e mecenatismo culturale, ottenendo il favore dei sudditi, centralizzando il potere imperiale sulle ingerenze della nobiltà e dal clero zoroastriano, cancellò imposte e debiti pubblici per la popolazione, oltre ad assicurare riserve e distribuzione del grano per prevenire le carestie, favorì le arti, musica e poesia. Alla morte il trono fu rivendicato dal figlio di Yazdgard che prese brevemente il potere come Sapore IV dopo aver regnato in Armenia finendo assassinato da una congiura di nobili e clero che cercarono di impedire la successione di altri, favorendo la nomina di Cosroe che abbandonò subito la carica e se ne persero le tracce.
Yazdegerd II
Il successore Yazdgard II cercò di centralizzare il potere burocratico e impose lo Zoroastrismo a tutti scontrandosi con le comunità cristiane, provocando una rivolta guidata da Vardan di Mamikonian in Armenia, sconfitta nel 451 con battaglia di Avarayr, ma per la grande resistenza nel 484 fu nuovamente concessa libertà religiosa con il trattato di Nvarsak. Sul fronte occidentale Yazdegerd II affrontò l’Impero Romano d’Oriente, in un breve conflitto nel 440, mentre i territori meridionali romani furono invasi dai Vandali, costringendo l’ imperatore Teodosio II a chiedere la pace impegnandosi con i Sasanidi a finanziare altre fortificazioni nel Caucaso a protezione di nuove incursioni. Ad est fu impegnato a contrastare le incursioni dei Kidariti che minacciavano le province orientali a nord del Khorāsān iraniano e del fiume Oxus dall’ antica Sogdiana in Tagjikistan, per la regione ove sorsero i regni e khanati del Kazakistan fino alla storico e vasto territorio dell’ antica Battriana in Uzbekistan. Non riuscì a sconfiggere definitivamente il regno kidarita, ma dopo le lunghe guerre contro gli Unni iniziate dai predecessori, ottenne varie vittorie che respinsero gli invasori oltre i confini, continuando la minaccia in un costoso conflitto che costrinse Yazdegerd II ad imporre elevate imposte alimentando il malcontento sfociato in rivolte come in Armenia. Con il regno di Yazdegerd II, l’ organizzazione imperiale raggiunse una delle sue forme più rigide fondata sul potere assoluto de sovrano Shahanshah di origine divina farr e la sacra autorità introducendo il titolo di sovrano mitologico kay guardiano dell’ordine zoroastriano. La società rimase divisa in quattro classi ognuna diretta da un capo Salar, guidati dal sommo Mobedan Mobed i sacerdoti Asravan, la nobiltà Arteshtaran responsabile dell’ elite militare, diretta dal potente primo ministro Wuzurg la classe burocratica Dabiran per le finanze e imposte, le province governate da funzionari Marzban, sui confini gli Shahrap militari, le regioni periferiche mantenevano le dinastie, ma dovevano pagare tributi e
fornire contingenti militari.
Kavad I
Alla morte di Yazdgard nel 457 d.C. si scatenò la guerra civile dinastica tra i suoi due figli, il maggiore Ormisda III si proclamò nuovo sovrano per due anni conteso dal fratello minore Peroz I sostenuto degli Unni bianchi Eftaliti, regnando fino al 484 con contrasti militari e una devastante carestia. Seguirono i quattro anni di regno del fratello Balash che riuscì a pacificarsi con il sovrano Vahan Mamikonean dell’ Armenia e affrontò una rivolta del fratello ribelle Zarer con successo. Per non contrastare la minaccia degli Eftaliti, perse il sostegno della nobiltà e fu deposto sostituito dal nipote salito al trono nel 488 come Kavad I che nel tentativo di riorganizzare l’ impero limitando il potere dell’ aristocrazia e il clero zoroastriano, nel primo regno fino al 496 favorì il predicatore Mazdak che promuoveva riforme egualitarie, ma dopo l’ esecuzione del nobile Sukhra si scatenò la reazione dell’ aristocrazia che lo depose e lo imprigionò sostituendolo con il fratello Jāmāsp. Riuscì a evadere e a rifugiarsi dagli Eftaliti ottenendone il sostegno per tornare in Persia e spodestare il fratello usurpatore e restaurando dal 498 il secondo regno di Kavad I con riforme fiscali e amministrative per centralizzare il potere e il potente esercito impiegato dal 502 per quattro anni nella guerra contro i Bizantini dell’ imperatore Anastasio iniziando la lunga serie di conflitti. I Sasanidi avanzarono in Turchia orientale con la presa della città di Teodosiopoli e con un lungo assedio conquistò l’ altra fortificata città di Amida, l’ esercito bizantino cercò di riconquistare i territori perduti con pesanti sconfitte, ma poi fu arrestata l’avanzata persiana assediando Amida con la poderosa fortezza di Diyarbakir. L’invasione a nord degli Unni in Armenia costrinse Kavad a cercare la pace nel 506 con un trattato in cambio di un riscatto e per prevenire futuri attacchi persiani e Anastasio sul confine fece edificare la poderosa cittadella fortificata di Dara in Anatolia, Con il nuovo imperatore bizantino Giustiniano dal 526 si trascinò l’ altra guerra Iberica nel Caucaso con la prima vittoria bizantina nella battaglia di Dara del 530 e l’anno successivo la vittoria Sasanide nella battaglia di Callinicum in Siria, il conflitto si concluse nel 532 con il trattato della Pace eterna, negli ultimi anni, prese le distanze dai Mazdakiti divenuti radicali e ne ordinò la repressione.
Cosroe I
“Non considero re colui che indossa la corona e siede sul trono, ma colui che governa con giustizia e protegge i deboli dai forti” (Cosroe I)
Mentre continuava la guerra contro l’Impero Bizantino, Kavad I poco prima della morte nel 531 nominò erede Kosrau I, anch’ egli regnando a lungo come il predecessore, introdusse un sistema fiscale di basato sul censimento delle terre e dei beni, garantendo le entrate stabili riducendo la corruzione dei grandi proprietari. Con la riforma militare di Khosrow I l’esercito fu diviso in quattro distretti di frontiera, con a capo di ognuno ciascuno un fedele generale Spahbed, limitando il potere delle grandi famiglie nobili e istituendo
un corpo di cavalieri fornito dagli amministratori locali Dehqan mantenuti dallo stato, rafforzando il resto dell’ esercito impegnato per un ventennio nella guerra Sasanide contro l’ impero Bizantino. Dal 504 per cinque anni le campagne militari di Cosroe I in Arabia Siria e Mesopotamia, mentre il conflitto caucasico riprese nell’ antica Colchide in Georgia sul Mar Nero dal 542 per venti anni con la guerra Lazica, conclusa poi nel 562 in Turchia meridionale con il trattato di Dara, mentre in Armenia i Bizantini vennero affrontati nell’ ultima campagna di Cosroe I conclusa con la sconfitta Sasanide. Nel 575 tentò una nuova offensiva spingendosi fino alla Cappadocia ove venne sconfitto nella battaglia di Melitene dalle armate bizantine al comando dal futuro imperatore Maurizio, si riprese e nel 577 respinse le incursioni bizantine in Azerbaijan nell’ Albania caucasica ricomponendo la frontiera e ad est alleato con il Khaganato dei Turchi Göktürk sconfisse il declinante impero Unni Eftaliti ampliando confini fino al fiume Amu Darya. Oltre alle riforme e le vicende belliche, fu un grande mecenate delle arti e delle scienze, quando l’imperatore Giustiniano chiuse l’antica accademia di Atene nel 529 accolse ai filosofi neoplatonici greci fuggiti in Persia e ampliò la celebre accademia di Gundishapur che divenne grande centro culturale e medico, favorendo la traduzione in lingua pahlavi di testi filosofici, scientifici e medici greci e indiani. Nel suo lungo regno logorato dalle imprese militari iniziò a trattare la pace con il nuovo imperatore bizantino Tiberio II interrotte con la morte nel 579, nominando successore Ormisda, lasciando l’Impero nella più vasta estensione territoriale.
Ormisda IV
Anche noto come Hormizd il Turco Il ventunesimo sovrano Ormisda IV, continuando nel potere assoluto e centralizzato, cercò di limitare la grande aristocrazia e il clero zoroastriano, sostenendo i proprietari terrieri Dehqan, garantendo pace sociale, oltre a mantenere tolleranza religiosa e ponendo fine alle persecuzioni dei cristiani. Introdusse riforme economiche e fiscali per superare le precedenti oppressive dei grandi feudatari che trattenevano gran parte dei tributi per togliere il controllo ai grandi proprietari corrotti, affidò la riscossione dei tributi alla piccola nobiltà terriera fedele dei dehqan. Per i tentativi della grande nobiltà e dei sacerdoti di aggirare le riforme e tornare a opprimere le classi inferiori, Hormizd adottò repressione e confische di beni, proteggendo i piccoli proprietari terrieri e le minoranze religiose, provocando la reazione dell’élite nobile e Zoroastriana che iniziò a tramare assieme a quella militare dell’ esercito diviso nei quattro grandi distretti da Cosroe I, dominato dai grandi generali Spahbed per le guerre contro i Bizantini e Turchi, ma tentando di limitarne il potere ne provocò il contrasto. Ad ovest continuò il logorante conflitto contro l’ Impero Bizantino in alterne fasi per i confini mesopotamici, nella regione del Caucaso dal 580 pose fine al dominio della dinastia Cosroide annettendo pacificamente il regno dell’ Iberia nella cristiana Georgia. Oltre che con l’esercito sorse il contrasto con le grandi sette casate nobiliari di origine partica della Ispahbudhan guidata dei fratelli Vistahm e Vinduyih nel Tabaristan e la potente Mihran
nella regione di Ray con a capo Bahram Chobin, nel 588 i turchi Göktürk invasero la regione orientale iniziando la prima guerra Turca dei Sasanidi con l’ esercito al comando di Bahram Chobin che sconfisse l’armata Göktürk nel 589. poi subito dopo la vittoria si ribellò nella guerra civile Sasanide conclusa con la deposizione e l’ uccisione di Ormisda IV a Ctesifonte. Bahram Chobin prese il potere salendo al trono dal 590 per un anno come Bahram VI, affrontato dal pretendente Kosrau II e sconfitto nella battaglia di Blarathon ove riuscì a fuggire nel Khaganato turco poi finito assassinato.
Cosroe II
“Non hai voluto sottometterti al nostro servizio, ma continui a definirti signore e re… Forse non sapete che ho sottomesso l’intero mondo?” (lettera a Eraclio)
Dopo aver sconfitto l’usurpatore anche con l’aiuto dell’imperatore bizantino Maurizio, nel 590 salì al trono Kosrau come Cosroe II regnando fino al 628, Il nuovo imperatore Cosroe II si impose nel governo centralizzato per diritto divino al vertice politico, militare e religioso dalla capitale imperiale di Ctesifonte. Assistito da un potente primo ministro, il Wuzurg Framadar, che amministrava la burocrazia dell’ impero diviso in province, governate da nobili o da funzionari marzban esattori delle imposte per finanziare l’esercito impegnato nella lunga guerra Sasanide contro l’ impero Bizantino. Dopo la caduta e l’ uccisione dell’ imperatore Maurizio nel 602, i Sasanidi invasero territori bizantini in conflitto con il successore Foca nella guerra iniziata dopo la rivolta di Narsete con la conquista Sasanide della Mesopotamia continuata con l’ avanzata nel Caucaso dal 604 per quattro anni fino alla conquista dell’ Armenia. Foca fu assassinato nel 610 e al trono bizantino salì l’imperatore Eraclio che inviò ambasciatori per porre fine al conflitto, ma Cosroe II pensava di travolgere l’ Impero bizantino e riportare la Persia all’ antica grandezza imperiale Achemenide riconquistandone tutti i territori, al rifiuto della pacificazione il conflitto fu continuato da Eraclio I. Nel 614 i Sasanidi assediarono e conquistarono Gerusalemme e per cinque anni permisero un breve governo autonomo Ebraico prima di riprenderne il controllo diretto, dal 618 con la conquista dell’ Egitto i Sasanidi estesero i confini fino ai vari territori Bizantini. Celebrato come Parviz il vittorioso, Khosrow II ricompensò i due zii che avevano contribuito alle vittorie, Vistahm fu nominato governatore delle province orientali, Vinduyih primo ministro e tesoriere, poi nel timore di congiure decise di eliminarli Vinduyih fu giustiziato provocando la rivolta del fratello Vistahm, inviò l’esercito contro lo zio, ma non riuscì a sconfiggerlo. Ottenne poi l’aiuto del principe armeno Smbat IV che si scontrò con l’ esercito ribelle nel Khorasan occidentale a Qumis ove Vistahm fu assassinato ma riuscì respingere l’attacco, finendo poi definitivamente sconfitto da Smbat ponendo fine alla rivolta. Come governatore dell’ Armenia a Smbat IV Bagratuni fu chiesto di intervenire contro le incursioni degli Eftaliti e Göktürk nella regione iraniana che respinse, ricevendo il titolo di Khosrow Shun mentre al suo figlio maggiore Varaztirots II che aveva partecipato all’ impresa di Javitean Khosrow.
Nel 626 l’ esercito Sasanide assieme agli alleati Avari giunse fino alla capitale bizantina con l’assedio di Costantinopoli ma furono sconfitti e respinti dall’ armata a difesa dell’ imperatore Eraclio che iniziò subito la grande controffensiva con l’ esercito guidato dal fratello Teodoro sconfiggendo una delle tre armate Sasanidi al comando generale Shahin. Eraclio chiese al Khaganato turco appoggio militare in cambio grandi ricchezze iniziando la terza ed ultima guerra Sasanide nella regione del Caucaso dalle armate alleate con l’esercito degli Avari combattuta contro il potente khaganato dei turchi Göktürk occidentali che si erano a loro volta alleati con l’altro impero nomade dei Cazari. Mentre Eraclio avanzò in Mesopotamia fino alla sconfitta dei Sasanidi al comando dal generale Rhahzadh nella battaglia di Ninive del 627, i bizantini dopo la grande e decisiva vittoria di Ninive continuarono in Mesopotamia fino a minacciare la capitale Ctesifonte. Con la fine delle guerre tra Sasanidi e Bizantini nella sconfitta di Ninive, l’esercito e la nobiltà si opposero alla sua ostinazione a continuare il conflitto provocando una congiura e la deposizione nel 628.
Fine della dinastia
Cosroe per favorire la successione del figlio Mardanshah, ne fece imprigionare il fratello Siroe che fu liberato nella congiura del 628, il deposto sovrano tentò la fuga ma venne catturato e imprigionato, mentre Siroe fu proclamato nuovo imperatore come Kawad II ordinando l’esecuzione del padre Cosroe II, il successore designato Mardanshah e tutti gli altri numerosi fratelli per evitare lotte di successione. Kavad II chiese subito la pace ad Eraclio ristabilendo i confini bizantini e la restituzione delle province perdute oltre a riprendere la reliquia della Vera Croce trafugata da Cosroe II nella conquista di Gerusalemme del 614, ma morì di peste poco dopo e per la successione si scatenò la guerra civile per quattro anni nell’ ormai decadente impero Sasanide indebolito alla lunga guerra contro i Bizantini, il nipote di Cosroe II divenne l’ ultimo imperatore Yazdegerd III nel 632 cercando di governare come ultimo sovrano. Infine il labile regno di Yazdgard III fu travolto dalla conquista islamica Persia nel 633, l’ esercito Sasanide con gli alleati Arabi cristiani fu sconfitto nella al-Walaja in Iraq, seguita poco dopo dall’ altra sconfitta nella la battaglia di Ullays e la conquista musulmana fu completa con la vittoria nella battaglia di al-Qadisiyya tre anni dopo, l’ultimo sovrano della dinastia sasanide Yazdegerd III fuggì dalla capitale Ctesifonte finendo assassinato nel 651. Dopo la sua morte, il figlio Peroz III fuggì con la famiglia imperiale in Cina nel 661 e assieme al fratello Bahram VII chiese aiuto all’imperatore Gaozong della dinastia Tang che gli concesse asilo e accolse nella città di Zaranj tutti i futuri rifugiati dall’ impero ormai dissolto dalla conquista islamica ponendo fine alla secolare dinastia Sasanide. “La nostra stella si è oscurata e il trono del re è andato perduto. La terra dell’Iran è caduta nelle mani di coloro che non conoscono né corona né dignità… Il giorno del giudizio è giunto per noi, e la grandezza dell’impero svanisce come un sogno ad occhi aperti” (Rostam Farrokhzād)





