Arti marziali Giappone

Con la sua antica cultura la storia del Giappone ha percorso i secoli modellando le varie espressioni nell’ arte Bijutsu e tra le variegate tradizioni popolari le arti marziali Budò, in parte ispirate inizialmente al Wushu cinese, rimangono anch’ esse manifestazioni dello spirito nipponico. Dai più antichi sistemi Bujutsu di combattimento derivano in parte le arti giapponesi del Budò, dalle varie tecniche divise negli stili con le armi tradizionali e i più diffusi senza armi, con la sua diffusione anche i fondamenti del buddismo Zen dai criteri etici, rituali e regole influenzarono le prime scuole di arti marziali in Giappone evolute nei successivi.
“L’Arte Marziale è lo spirito di chi con una semplice lancia può far fronte, in nome della dignità, all’arma più potente. Questo è lo spirito dell’Arte Marziale e, in definitiva, dell’uomo.”( Taisen Deshimaru)
Stili armati Bujutsu
Nel Giappone feudale dei periodi Kamakura e Muromaci, tra i vari sistemi di combattimento Bujutsu,con alcuni in parte derivati dalla tradizione del Wushu cinese, tra i fondamentali stili armati l’arte della spada Kenjutsu nelle diverse scuole e stili come con l’ abile uso della tradizionale Katana impugnata a due mani e la più lunga anche in dotazione ai combattenti a cavallo Tachi. Oltre i diversi stili nei vari tipi tradizionali di spade utilizzati in Giappone , la più diffusa ‘arte tantōjutsu nell’ uso dei pugnali Tantò per il combattimento individuale simile altra arte marziale del Jittejutsu che prende nome dall’ utilizzo delle corte daghe Jitte, capace di perforare le corazze il coltello a stiletto ricurvo Hachiwari. All’ epoca feudale di Okinawa risale il Kobudo noto anche come Ryūkyū Kobujutsu, dalle tecniche che nella storia del Kobudo che hanno influenzato alcune altre arti marziali nell’ uso di numerose armi tradizionali come il lugo bastone Bō, il più corto daLla forma di remo in legno Eku, i due corti con manico usati a coppia Tunkwa o Tonfa. Di origine cinese adoperato in altri stili marziali il Nunchaku dai due bastoni legati da una corda simile ai tre più lunghi del Sansetsukon, con due pietre legate simile a fionda l’arma da lancio Suruchin,, come sorta di tirapugni in metallo il Tekko, tra le armi da taglio le due piccole falci corti usate a coppie Kama così come in coppia sono maneggiati i pugnali Sai. Mentre iniziarono a giungere gli europei con lo shogunato Togugawa della seconda metà del XVI secolo,
furono codificati i diciotto tipi di arti marziali armate Bugei adoperate dai Samurai, in parte derivate dalle tradizionali armi cinesi del Wushu. Il kyujutsu dalle varie di pratiche e di tecniche Kyūdò nel tiro a piedi e a cavallo con i due tipi tradizionali di arco Yumi, tra gli stili armati individuali Il combattimento nella tecnica del bastone lungo Bōjutsu, l’ uso di funi per combattere ed avvinghiare l’ avversario nell’ Hojōjutsu. Nell’ abile uso di varie atti marziali ed armi le strategie e stili di combattimento Ninjutsu praticate dall’ elite militare di mercenari al servizio dei feudatari Ninja, mentre introdotto dagli europei dal XVI secolo all’ inizio del periodo Edo si diffuse l’ uso delle armi da fuocoteppō con l’archibugio Hinawajù nello shogunato Tokugawa dell’addestramento dell’ arte bellica Hōjutsu.
Akido
Nell’XI secolo fu fondata come grande scuola d’ oriente il Daito ryu dell’Aikijujutsu dai vari stili di combattimento che hanno ispirato i successivi, tra i più completi stili con armi e le mani il Budò di Yoseikan si è perfezionato dal XIX secolo dalle più antiche tecniche, come il più diffuso stile dell’ Aikidō, fondato sull’ uso del lungo bastone tradizionale jō, abilmente utilizzato anche nella simile arte marziale del Jōdō come la via del bastone corto, tecniche analoghe ma con la lancia nell’ antico stile del Naginata. Simile il combattimento con la tradizionale spada nipponica ken che viene spesso accompagnata dall’ affilato pugnale tantō, adoperato nell’ altra arte marziale che ne prende nome come Tantōjutsu, dall’arte del Ken come disciplina Zen dell’armonia, deriva il Iaidō un tempo diffuso nei duelli tra Samurai, come nella disciplina legata all’ arte della tradizionale spada katana nel plasmare la mente ed il corpo e da gran parte dei suoi movimenti deriva l’ Aikido nei suoi vari stili. Tra i primi moderni più completi e diffusi il maestro Ueshiba di tradizione shintoista dal variegato stile ha fondato la scuola i Iwama fondata sulla guardia Hanami, spostamenti del corpo con quelli in ginocchio sabaki e shikko, l’abilità nei colpi atemi e le cadute ukemi. Simili agli altri stili dell’ Aikido nel combattimento con il bastone jo, la spada ken e le mani jutsu, fondamenti delle efficaci tecniche di Aikido nei vari livelli di apprendimento e gradi di abilità dai praticanti Akidoka. Limitato la Giappone fino agli anni cinquanta Morihei Ueshiba e i suoi discepoli favorirono la diffusione dell’ Aikido nel mondo, divenuto disciplina sportiva attraverso le
varie organizzazioni internazionali Aikikai poi riunite nelle rispettive federazioni, nel corso della diffusione della fondazione Aikikai in Europa da maestri giapponesi, dopo aver raggiunto i più alti livelli in Giappone al maestro Corallini dal 1985 si deve l’ introduzione e la diffusione in Italia dell’ Akido nello stile Iwama.
Kendo
Dall’ arte della spada Kenjutsu nell’ antica tradizione dei Samurai e i diversi stili per i duelli Iaidō nell’ uso della Katana deriva la disciplina marziale del il Kendō più noto e diffuso che utilizza la tradizionale spada di bambù Shinai con quattro stecche unite dal manico rivestite in pelle tsuka e la spada in legno Bokken, anch’ essa derivata dalla tradizionale Dō dei samurai. Nei combattimenti sempre indossando l’ armatura bōgu che protegge le parti del corpo con gli spessi guanti rigidi Kote per impugnare la spada,, a protezione dei fianchi la cintura Tare, della testa spalle e viso il casco imbottito con la maschera Men. L’ essenza dei principi nella storia del Kendo sono tramandati per l’ apprendimento tra Il maestro uchitachi e l’ allievo shidachi le codificate le dieci sequenze di tecniche Kata oltre i vari movimenti di difesa ed attacco nei vari gradi raggiunti in lunghi addestramenti. Si esprime nel combattimento Jigeiko, come in altre arti marziali nello spazio del Dojo, iniziando dal saluto, prima e durante il combattimento sono osservati i vari comandi del kendo, praticatI in vari gradi di abilità le cinque posizioni kamae dalle diverse guardie di attracco e difesa. La posizione di sfida Waki prima di sfoderare la spada fronteggiando l’ avversario, la media di base Chūdan per coordinare le tecniche offensive e difensive, la superiore Jōdan più aggressiva dalla guardia alta, la bassa dell’ inferiore Gedan, la risposta agli attacchi detta delle otto direzioni Hassō. Oltre le posizioni delle guardie Kamae, le tecniche tradizionali di scherma nei dieci movimenti kata accompagnati dalle tipiche grida di attacco Kiai per colpire in successione con le tecniche del kirikaeshi ii bersagli destro e sinistro. Nella diffusione del Kendo nel mondo è divenuto anch’ esso una disciplina sportiva, dalla federazione Ken ren giapponese ne derivano le varie internazionali riunite nell’ International Kendo Federation Fik e in Italia con la confederazione nazionale del Kendo CIk .
Jujutsu
Il Jujutsu nella lunga e variegata tradizione delle arti marziali deriva dalla prima e grande scuola dell’ Aikijūjutsu, come una delle più antiche
e nobili considerato patrimonio culturale nazionale, fondata dal samurai Yoshiie dei Minamoto alla fine dell’ XI secolo e poi diffusa nei successivi con le scuole nei vari stili Daitō dell’ Aiki-jūjutsu. Dal XVI secolo con la scuola ryū del Takenouchi nella combinazione di varie arti marziali utilizzate dai Samurai e l’ uso di armi, da altri stili ne derivano alcuni più diffusi come il Kudo nell’ uso di pugni e calci, in parte simile al combattimento di origine cinese del Kenpō. Alla fine del XIX secolo il Daitō ryū fu insegnato e diffuso pubblicamente da uno degli ultimi samurai Takeda Sōkaku che ha perfezionato lo stile delle varie tecniche fondamentali Waza fondamentali di combattimento tra le altre nel ravvicinato l’ Atemi con la combinazione di pugni e calci, di strangolamento e soffocamento Shime comuni al Judo come quelle del bloccaggio articolare kansetsu essieme alle varie tecniche di proiezione Nage per sbilanciare l’ avversario ed atterrarlo. Nella storia del ju-jitsu fu codificato il primo stile sulla micidiale abilità nel colpire i punti vitali dell’avversario anche armato, dall’ epoca derivarono gli altri i vari stili Jujutsu ancora praticati, dai simili fondamenti le scuole Jūtaijutsu dalle tecniche di neutralizzazione e proiezione sull’avversario e le Dakentai nel prevalente uso delle mani. Alla fine del XIX secolo fu introdotto in Inghilterra come Bartitsu combinato ad altre arti marziali e poco dopo alcune delle principali sCuole gendai del Shinbudō moderno, mentre nel XX secolo si diffondevano le varie scuole e stili moderni del Jujutsu anche fuori dal Giappone, come di difesa personale escludendo i colpi più pericolosi nel Jujutsu agonistico e competizioni sportive, In Italia l’antico Jujitsu nel classico stile dell’ Aikijūjutsu è mantenuto e diffuso dalla scuola Daitoryuaiki.
” Qualsiasi arte marziale senza un’adeguata formazione della mente si trasforma in un comportamento brutale“( Nagamine )
Judo
Derivato in parte dal Jujutsu nel XIX secolo fu perfezionato lo stile di combattimento iniziando la storia del Judo come via della cedevolezza e flessibilità, con le su storiche origini dal Judo sono derivati i vari stili divenendo una delle più diffuse arti marziali. Fondato dal maestro Jigorō Kanō alla fine del XIX secolo come disciplina nell’ arte marziale della difesa personale, Il Judo si basa sull’ uso dell’ energia, fisica e morale nell’ addestramento sull’ Seiryoku per l’ apprendimento degli stili e le sette regole fondamentali Kata con dedizione che educano ai vari esercizi no kata di attacco
e difesa. Le tecniche come forme di forza del Go no e quelle concentrate sulla risposta agli assalti e le proiezioni dell’ avversario con il Sen del Go no, alcuni non riconosciuti come il Kodokan Goshin del jutsu. Ne derivano le varie tecniche d combattimento Judoka sfruttando le azioni dell’avversario, con il Nage per sbilanciare e far cadere l’ avversario, fondamento delle altre tecniche difensive e d offensive di proiezione Waza , lo scontro può utilizzare le mosse del sistema go-kyo divise in cinque gruppi e un sesto proibito nelle competizioni. Oltre il kansetsu nel bloccaggio dell’avversario, nel combattimento in piedi le numerose kata di-proiezione per sbilanciarlo e stenderlo, seguite dal controllo per immobilizzarlo Katame e le tecniche di strangolamento per soffocamenro Shime, serivati dal Jujutsu i diversi tipi di difese e reazioni goshin contro gli attacchi di vario genere ed armati anche con le tecniche Atemi dei colpi inferti. Nei vari stili internazionali del Judo moderno la disciplina è divenuta pratica sportiva con le sette forme di allenamento combattimento Kata, diretti dal maestro eseguiti da un allievo Tori assieme ad un altro di pari livello nell’ apprendimento Uke per perfezionarne le sempre più complesse tecniche. Dal centro Kōdōkan della comunità mondiale di Tokyo sono riconosciuti come ufficiali i sistemi kata,nell’ addestramento dei judoka la pratica nel Kata del Seiryoku Zen’yo Kokumin, tra essi il fondamentale Nage per il combattimento nella forma delle cinque serie di kata dalle quindici proiezioni e l’ altra forma della pratica libera Randori legata alle tecniche per le immobilizzazioni dell’ avversario Katame. Derivata da stili del jujutsu come forma della decisione le tecniche del Kime, nel principio della cedevolezza la combinazione di difesa e attacco Ju kata, espressione dei principi tradizionali come forma dei cinque movimenti l’ Itsusu, così come è chiamato il kata delle cose antiche lo stile Koshiki, oltre la più moderna forma di autodifesa goshin del Jutsu. Dalle prime tradizioni dello storico Judo, mantenendone la filosofia, etica e gli stili derivano le competizioni a vari livelli del Judo sportivo moderno con i diversi gradi di abilità nel Kodokan, divise in otto maschili e otto femminili categorie di peso dai piuma ai massimi. Il livello dell’ allievo e praticante kyū è indicato dal colore sua cintura sul tradizionale abbigliamento jūdōgi, dalla principiante bianca salendo per gradi con le gialla, arancione, verde, blu, marrone e nera, i livelli di abilità sono designati
dai gradi Dan dal decimo al primo più elevato. Nel tatami come spazio tradizionale, dopo il saluto rituale Rei tra gli avversari si svolge il combattimento sportivo Shiai seguendo le norme stabilite dal regolamento arbitrale del Judo ove tramite le tecniche lo scopo è proiettare l’avversario con la schiena a terra per ottenere il massimo del punteggio o immobilizzarlo completamente con l’ ippon ottenendo la vittoria immediata. Dal 1951 la federazione internazionale del Judo riunisce e regola le varie mondiali e la cinquantina in Europa, rappresentato in ItaIia dalla federazione del Judo, lotta e Karate Fijlkam, oltre le vari competizioni internazionali fu introdotto la prima volta alle olimpiadi di Tokyo nel 1964 tra gli sport di combattimento e dall’ epoca il Judo è rimasto in tutte le edizioni dei giochi olimpici.
” Se vinci, non gloriarti della tua vittoria; se perdi, non lasciarti scoraggiare. Quando sei al sicuro non essere imprudente; quando sei in pericolo non avere paura” ( Jigoro-kano )
Karate
In parte Ispirato al Kung fu cinese ad Okinawa all’inizio del XVII secolo fu introdotto il combattimento Tōde riservato ai nobili, successivamente come l’arte marziale del Karate reso più accessibile e popolare con la prima scuola nello stile Shuri-te fondata nel XIX secolo a Okinawa dal maestro Bushi, seguito alla fine del secolo dallo stile del Chitō-ryū nella scuola fondata dall’altro maestro di Okinawa Arakaki Seishō dalla tradizione continuata dal suo discepolo Higashionna e nei primi decenni secolo successivo da Chōtoku Kyan. Seguito dai diversi stili ryū come l’ Uechi che prende nome dal fondatore Uechi Kanbun e lo Shotokan fondato e codificato all’ inizio del XX secolo dal maestro Funakoshi, mentre fu diffuso dai discepoli del fondatore Matsumura lo stile Shōrin. Nella combinazione Shōrin-ryū e Shōrei ryū ne ha adottato posizioni e potenza oltre i movimenti circolari, il Chitò più veloce ed efficace nei colpi oltre le cinque regole di difesa codificate dal maestro Mabuni. Sempre da Okinawa ed ispirato alle tecniche cinesi Hequan dall’ inizio del XX secolo si diffuse il Gōjū-ryū dallo stile aggressivo nell’ uso delle mani fondato dal maestro Kanryō, dalle simili caratteristiche il contemporaneo stile Naha-te, negli anni trenta il grande maestro Ōtsuka, come via della somma, unione, fu il fondatore del Wadoryu, stili poi riuniti dal 1945 dal maestro di Kyoto Seigo_Tada nella più grande associazione karateka diffusa anche all’ estero del Seigokan. Tra gli altri i
primi stili ryu del novecento il Motobu fondato negli anni venti, poi quello della scuola Wadoryu nel decennio successivo simile e contemporaneo dello Shitō-ryū. Comuni ad ogni stile l’ insieme delle tecniche fondamentali Kihon sono eseguite attraverso i vari insegnamenti dei Kata con le posizioni, ritmo, movimento armonico, equilibrio e potenza dei colpi negli scontri Kumite tra i karateka per il reciproco miglioramento, comuni anche le pratiche di respirazione Kokyù che precede e accompagna sempre la pratica nel Karate. Fondamentale l’ addestramento e l’ allenamento nel Kumite per perfezionare la lotta con le prese e i movimenti Kata come il coordinamenti delle diverse le tecniche Kihon comuni ad altre arti marziali.Dalle prime scuole di Okinawa derivano le varie tecniche e i diversi stili ryū del karate fondati dagli altri insegnamenti dei grandi maestri del Karate moderno, come sintesi del Shorin-ryū e il Gojū-ryū, il maestro Tatsuo con la sua scuola ha fondato il più moderno stile dell’ Isshin nell’ utilizzo di otto kata con le mani e altri sei armati. Negli anni cinquanta lo scrittore maestro karateka coreano Oyama ispirato dal buddismo Zen fondò l’altro nuovo stile Kyokushinkai con una severa disciplina e rigoroso allenamento per il competo contatto nel combattimento, poi l’ allievo Tadashi fondò l’ organizzazione internazionale Karateka del suo stile Seido_juku. Nel 1970 con la sua scuola il maestro di Kobe Nanbu fu il fondatore e diffusore all’ estero del nuovo stile Sankukai e sempre al maestro Yoshinao Nanbu poco più tardi si deve il simile stile del Nanbudo fbasato su sei Kata assieme ad una trentina di tecniche di difesa e contrattacco Randori.. Derivato dal Kyokushinkai nella combinazione di vari stili il Shidokan fondato e diffuso dal maestro Yoshiji Soeno, oltre i kata tradizionali utilizza pugni, ginocchia, gomiti e la lotta a terra, mentre come sintesi degli antichi stili del Tòde di origini cinesi nella moderna interpretazione è stato creato il Koryu dell’ Uchinadi nei vari tipi di attacchi simili al jutsu oltre l’ uso di calci e pugni, proiezioni e atterramenti come il judo. Nel 1981 Il maestro Takashi, combinando stili del karate, jujitsu, judo, muai tai thailandese e la lotta, ha fondato l’ eclettico stile Daidojuku come grande via del Kudo nel contatto pieno con l’ uso di pugni, calci, proiezioni e tecniche di sottomissione a terra. Oltre le tecniche aggressive si fonda sulle tradizioni del Budo dai rigidi codici etici e comportamenti assieme alle regole dell’
apprendimento e dedizione Dōjō kun del karate shotokan, anche sul rispetto e la tradizione del Rei come saluto e cerimoniale nelle competizioni. Divenuto molto popolare e pratica sportiva ove i kudoka indossano kudogi simile al judogi corredato da protezioni, divisi in categorie, nel regolamento del Kumite sportivo il punteggio si ottiene dalla forza ed efficacia dei colpi, con otto punti o l’eliminazione completa dell’avversario ippon viene assegnata la vittoria. Il Karate sportivo è regolato dalla Federazione mondiale Wkf dagli stili limitatati alla sola competizione agonistica con propie regole ed ammessa recentemente alle Olimpiafi del 2020, mentre dal Karate con diverse tecniche deriva la più recente arte marziale dello Zendokai.
Sumo
Dalle antiche origini la tradizionale e più popolare lotta giapponese del Sumo iniziò la sua diffusione dal VI secolo legata alla ritualità del culto Shinto, con la pratica dei lottatori sumōtori anche noti come Rikishi dall’aspetto imponente enfatizzato dal succinto costume tradizionale, come sorta di perizoma il Mawashi diverso tra i ranghi in vari colori. Nei cerimoniali i sumōtori di rango superiore ne portano anche un secondo mdall’alta cintura con un pannello anteriore Kesho, i capelli raccolti in crocchia nella tradizionale acconciatura Chonmage. Sempre accompagnati dai tradizionali rituali del Sumo, gli incontri si svolgono nella pedana circolare come sacro luogo dohyō in argilla ricoperta di sabbia, introdotti dai due annunciatori yobidashi che chiamano i sumōtori allo scontro al cospetto dell’ arbitro gyōji, inizia poi la lotta per far perdere l’ equilibrio all’ avversario e spingerlo fuori dal dohyō con la vittoria finale sancita dai cinque giudici Shinpan. Dal XVI secolo nello shogunaro Togukawa in epoca Edo furono divisi gerarchicamente nella classifica giudicante del Banzuke con al vertice le categorie superiori dai diversi gradi Makuuchi dei lottatori san’yaku fino all’ ultimo maegashira, come seconda divisione seguono le altre categorie del Jūryō e nella terza sono compresi i professionisti della divisione Makushita. Alla quarta i semi professionali nella categoria Sandanme, gli apprendisti di livello introduttivo appartengono alla Jonidan compresi nella quinta divisione dilettanti come quelli della sesta categoria Jonokuchi, con alcune varianti le divisioni sono mantenute nel professionismo del Sekitori, regolato dall’ associazione Nihon Sumō Kyōkai giapponese Nsk .
“Vincere cento volte nel corso di cento combattimenti non è prova di una grande abilità; l’abilità risiede piuttosto nel fatto di sottomettere l’avversario senza averlo combattuto.” (Funakoshi)





