Shintoismo

Lo Shintoismo è tra le antiche religioni del Giappone, profondamente radicata nelle tradizioni e società come identità culturale dai valori fondati sull’armonia con la natura dagli spiriti e divinità Kami anche associati a elementi e lughi naturali, eventi o antenati, venerati per protezione, prosperità o guarigione. Seguendo I rituali quotidiani per la purificazione, offerte e preghiere nei santuari jinja dallo stile che riflette la filosofia estetica giapponese in armonia con la natura, manifestata anche nelle varie forme artistiche. Dal tradizionale animismo politeista giapponese, sorse lo Shintoismo come via degli spiriti divini Kami, quando vi giunse il Buddismo cinese dal VI secolo si diffuse il sincretismo religioso del Shinbutsu-shūgō integrato poi in parte anche alla dottrina di Confucio nel culto degli antenati e divinizzati personaggi storici, si affermò poi con la propria filosofia e religione dall’epoca strettamente legata alla storia del Giappone. Come fondamento dello Shinto le più antiche tradizioni furono raccolte nell’ VIII secolo nelle cronache storiche del Kojiki divise nei libri Kamitsumaki come l’ epIca divina e la discesa della divinità solare e dea dei cieli Amaterasu, il Nakatsumaki con la storia dal VI secolo a.C. iniziando dal regno del mitico imperatore Jinmu fondatore della dinastia nipponica fino all’inizio del V secolo d.C. con il quindicesimo imperatore Ōjin e il libro Shimotsumaki con la successiva storia conclusa all’ epoca della redazione nell’ VIII secolo. Tra mito e storia dai testi del Kojiki deriva l’ origine divina della dinastia imperiale così come i successivi annali del Giappone Nihongi redatti poco dopo e seguiti dalle altre cronache come le Sei storie nazional del Rikkokushi con la storia dalle origini al IX secolo, oltre che storici tutti considerati sacri testi fondamenti dello Shintoismo dalla religiosità strettamente legata all’ autorità imperiale.
La via dei Kami
“Tutto ciò che c’è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell’eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami” (Motoori Norinaga)
Lo Shinto si fonda sulla concezione del tutto come espressione delle forze divine Kami che animano ogni cosa ed essere assieme alle manifestazioni degli spiriti Mitama, per tornare alla comunione con essi fondamentale è la purezza rituale dalla condizione del Tsumi e le azioni proibite che violano le regole religiose e sociali assieme alle le impurità Kegare fisiche e morali. Da superare iniziando dalle pratiche di astensione Imi che permettono la condizione per le varie ritualità di purificazione Harae praticate dai sacerdoti recitando i testi liturgici ed esorcistici Norito che seguono le tradizionali abluzioni rituali purificatrici Misogi prima dell’ alba e solo completato il percorso ci si può ricongiungere agli spiriti e le divinità Kami. Per la tradizione risiedono nella mitologica residenza della forza divina tra gli altari e le rocce Iwakura ove poi furono poste immagini degli spiriti e divinità nei santuari miya di legno e poi dal raffinato stile i santuari Jinja ove sono depositari della tradizione e celebrano i riti i sacerdoti Kannushi come divini maestri di cerimonia. Nella lunga storia dello Shintoismo vi furono varie trasformazioni delle divinità e le forme devozionali nell’ aggregazione religiosa con i primi
centri sacri legati ai più antichi i sepolcri Kofun monumentali ove era officiato il culto dai sovrani sacerdoti con gli oggetti i liturgici come la venerata gemma ricurva Magatama assieme allo specchio e spada, rimasti come sacri emblemi regali degli imperatori. Sul sacro monte Miwa nella regione di Nara, nel I secolo a.C l’ imperatore Sujin consacrato ai Kami della natura. fece edificare il più antico santuario di Ōmiwa nel primo stile sacro dei santuari nipponici Nagare del Zukuri e nello stesso periodo legato al clan imperiale sorse poi il non distante santuario di Isonokami, ad Osaka all’ inizio del III secolo d.C. consacrato ai Kami del mare, navigazione e la guerra il grande santuario di Sumiyoshi dall’ epoca meta dei pellegrinaggi- Dal VII secolo le forme religiose si adeguarono all’ organizzazione amministrativa sul tipo cinese, come si deduce dalle cronache Nihongi ove il tradizionale culto degli spiriti e le divinità Kami viene contrapposto alle dottrine del buddismo, con il regno dell’ imperatore Tenmu la ritualità assunse una forma istituzionale consolidata con il successore Jitō a limitare la grande diffusione di quelle buddiste. La dea solare Amaterasu divenne protettrice patrona della dinastia imperiale e all’ epoca risale la raccolta delle antiche tradizioni poi contenute nella grande cronaca storica del Kojiki redatto successivamente anche con la codificazione dei riti. Con il codice legale Yòrò che all’ inizio dell’ VIII secolo sostituì i precedenti. gli affari religiosi erano affidati al dipartimento per le divinità del Cielo e della Terra divenuto poi il Jingikan, ove la funzione liturgica del governo è delineata ben nelle prescrizioni dei riti stagionali di corte e altri per vari eventi oltre le proibizioni da osservare per la purificazione degli officianti dei riti da celebrare con la distribuzione delle sacre offerte imperiali hakuhei ai sacerdoti dei santuari. Un complesso sistema centralizzato che dal IX secolo fu lasciato per la difficoltà dei sacerdoti dei santuari più lontani nel recarsi fino alla capitale, in nuove forme devozionali e dall’ incontro con la tradizione buddista gli spiriti Kami divennero essenze visibili dell’ originaria Honj emanata dal Buddha e i bodhisattva, mentre quelli più potenti dall’ originario attraverso il Kanjò sono invitati in un altro lugo riconsacrato dal loro arrivo. Dall’ epoca risalgono i diversi santuari ingū come quelli di Ise consacrati al culto della dea solare Amaterasu, riservato al solo sovrano, ma poi diffuso dai predicatori erranti oshi che giravano per indurre le visite al santuario guidando i pellegrini, altri al culto di Inari divinità della fertilità, agricoltura e successo con il primo grande santuario Fushimi Inari taisha di Kyoto . Sugawara no Michizane poeta e filosofo imperiale del IX secolo, dopo la morte fu considerato uno dei tre grandi spiriti Onryō e Michizane divenne patrono degli studiosi come divinità dell’ apprendimento e l’ intelligenza Tenjin che a Kyoto ha il suo più venerato santuario di Kitano, da dove si estese il culto come protezione della comunità, ispirazione delle arti e la letteratura delle lettere. Nel sincretismo con elementi di origine buddhista il culto per la divinità della guerra Hachiman dalle origini incerte, sorto nell’isola meridionale di Kyushu e poi
diffuso a Nara e Kyoto divenuto anche Kami tutelare del clan Minamoto.
Sincretismo Shinto
Dal VII secolo si diffuse il sincretismo religioso con la Via della Pratica del Shugendō ispirato dal buddismo esoterico assieme all’ Onmyōdō come via dello Yin e Yang in parte ispirato dalle scuole cinesi del Tao , il buddismo fu adottato da parte dell’aristocrazia durante il periodo Nara mentre la tradizione shinto rimase tra la popolazione rurale. All’ epoca si diffusero le pratiche ascetiche sulle montagne sacre e i pellegrinaggi kumano kodo nei santuari assieme ai luoghi sacri nei sacri percorsi per i monti Kii tra i venerati siti dichiarati patrimonio storico e culturale Unesco. Nella centrale a prefettura di Yamagata si trovano le tre sacre montagne Dewa dai venerati santuari e centri di pellegrinaggi come nel monte Togakushi per la limitrofa prefettura di Nagano, altri ispirati alla dottrina Shugendò nel sincretismo con il buddismo del Mahāyāna con la scuola esoterica Tendai che ha uno dei suoi centri nel sacro monte Hiko. Assieme all’ascetico Shugendō nel sincretismo con il buddismo dello Shinbutsu le nuove forme di religiosità si espressero anche nella ritualità propiziatoria legata alla prosperità imperiale non solo con i culti consacrati del regno ai kami ma anche al Buddha e I bodhisattva presenti nei santuari. Dal X all’XI secolo durante il dominio incontrastato del clan Fujiwara ventidue santuari con annesso un tempio buddhista dovevano osservare l’ annuale il ciclo rituale, un tempo esclusiva dei sacerdoti di corte, con una nuova gerarchia di siti sacri assieme ai più antichi santuari di antica e sul finire del medioevo lo shintō divenne autonoma tradizione religiosa dal buddismo. Inizialmente come Watarai shintō per l opera dei sacerdoti di stirpe reale Watarai del grande santuario Jingū di Ise dai vari templi con i due principali Naikū e Gekū e consacrato al culto della dea solare Amaterasu. Divenuto il centro della nuova tradizione codificata nei cinque testi dello Shintō gobusho ancora in parte influenzati dal Buddismo cinese sulla condizione di purezza personale di coloro che officiano o partecipano alle ritualità celebrate per le divinità Kami. Dalla fine del XII secolo si impose il sistema di governo militare feudale dello Shògunato nel potere di potenti dittatori e capi militari dal titolo ereditario di Shògun che, fin dal primo fondato dall’ imperiale clan Minamoto come il potente shògunato di Kamakura, fu promotore del culto nella rinnovata autorità in Giappone come regno Shinkoku dei Kami e al loro intervento fu attribuita la vittoria sul tentativo di espansione dell’ impero cinese Yuan nel XIII secolo, scatenando il vento divino nelle la mitica tempesta Kamikaze che ne distrusse la flotta. Alla fine del XV secolo dal santuario di Kyoto il sacerdote e filosofo Kanetomo rinnovò la dottrina con la nuova scuola dello scintoismo Yoshida fondata anche sulla trasmissione esclusiva e segreta della dottrina con i suoi rituali e dagli insegnamenti di Yoshida Kanetomo deriva lo Shinto seguente come la divinizzazione e il culto dei sovrani defunti edificando mausolei come santuari in contrasto con l’ antica tradizione che considerava la morte come contaminante.
Era shògunato
Dal XVI secolo con
il dominio dello Shogunato di Tokugawa si impose nuovo assetto istituzionale dalla ricostruzione della società dopo i vari conflitti precedenti, nell’ amministrazione religiosa il governo Bakufu stabilì le regole sulle proprietà dei santuari e i doveri dei sacerdoti shintō affidate all’ istituzione dei magistrati del tempio Jisha-bugyò nel controllo delle attività religiose, cerimonie e manifestazioni popolari. Fu abolito il sistema del Danka nell’ obbligo del rapporto esclusivo con le istituzioni buddiste e la registrazione delle famiglie in un tempio Tera per il controllo sulla popolazione, dall’ epoca sorsero scuole di pensiero per riaffermare le antiche tradizioni fonti di conflitti nei secoli successivi con la diffusione dell’ ostilità al buddismo in contrasto con la politica religiosa dei Tokugawa. Dallo shògunato fondato da Mitokòmon nella regione nord-orientale a metà del XVII secolo al dominio dell’ Aizu suo contemporaneo fu permesso un unico santuario per villaggio separando rigidamente i tradizionali culti dei kami dai buddisti poi completato con lo Shinbutsu bunri , mentre nella prefettura orientale della regione di Honshu il potente dominio di Okayama costrinse la popolazione all’ esclusivo culto dei kami e i rituali shintō. Iniziata nell’ era Tokugawa jidai o periodo di Edo, la separazione tra la tradizione buddista giapponese e lo Shinto, fu completata nel XIX secolo con l’affermazione del Meiji e la restaurazione imperiale che tra l’ altro stabilì le cariche ereditarie delle due grandi famiglie sacerdotali delle scuole Yoshida e Shirakawa. La Yoshida prese il controllo dei vari santuari nel territorio con il sostegno del governo e i funzionari in tutte le provincie che ne dipendevano, comprese le nomine sacerdotali, la corte era rappresentata dalla Shirakawa depositaria della precedente tradizione rituale opposta al potere Yoshida tentando di estendere i fondamenti dottrinali. Nello Shinto al sincretismo buddhista si aggiunsero interpretazioni confuciane in un periodo dominato dalla terminologia filosofica Neoconfuciana adoperata nelle diverse ideologie religiose ove si opponeva alla buddista la tradizione confuciana per la lealtà al sovrano e seguire il culto tradizionale religioso legato alla sua ‘autorità. Tra i neoconfuciani il filosofo Fujiwara_Seika tra il XVI secolo e l’ inizio del XVII con il contemporaneo studioso e accademico Hayashi Razan, furono i più autorevoli rappresentanti della nuova concezione dottrinale, seguiti a metà del XVII secolo da Yamazaki Ansai che integrò concetti del neoconfucianesimo e tra i fondatori della scuola Suika Shinto, ma l’interpretazione dello shintō più diffusa fu quella legata alla scuola degli studi nazionali Kokugaku. Si estese come un movimento intellettuale nella società giapponese nel tardo periodo di Edo fondato sullo studio della storia, filosofia e letteratura tradizionale in contrasto al buddismo e le influenze occidentali per promuovere l’ identità nazionale e culturale dagli antichi testi e tradizioni, sempre più significativi nell’ affrontare le influenze straniere e conflitti interni, portando al declino dello shogunato.
Shinto Kokugaku
Mentre lo shogunato decadeva per le pressioni straniere, nel suo ritorno ai valori tradizionali Il Kokugaku alimentò un rinnovato interesse per le credenze e le pratiche shintoiste, collegandole all’identità nazionale e sui testi della più antica letteratura del Giappone nel recupero delle tradizioni originarie come il poema Man’yōshū o Raccolta di diecimila foglie, i racconti monogatari di Ise e
le Cronache del Giappone nel monumentale testo storico Nihon Shoki. Tra i quattro rappresentanti più autorevoli del Kokugaku nel XVII secolo, come pensatore nella rinata tradizione della restaurazione Fukko Shinto il poeta e filologo Kada no Azumamaro studiò la poesia tradizionale giapponese waka e il pensiero shintoista divenendo uno dei più eminenti studiosi dei classici, nelle sue opere il maestro Kada seguì metodo di studio e riflessione del monaco buddista Keichū, anch’ egli considerato tra gli ispiratori del movimento di pensiero Kokugaku nel periodo Edo. Di Kada no Azumamaro fu allievo Kamo no Mabuchi studioso poeta, filologo e sacerdote, con i suoi studi della letteratura classica Mabuchi si convinse dell’importanza della prima raccolta poetica Man’yōshū, i rituali e i testi liturgici Norito come libere da influenze straniere e rappresentative del puro spirito tradizionale per la sua rinascita, rifiutando il pensiero della letteratura cinese e la glorificazione dell’ antica tradizionale nella concezione del Magokoro che riteneva fondamentale per la storia giapponese. Ripresa dallo lo studioso Motoori Norinaga che pose i fondamenti per la rinascita dello Shinto, il pensiero di Norinaga rifiutava l’influenza buddista e confuciana con lo studio del primo Kojiki e gli antichi classici con i suoi scritti e il monumentale commentario del Kojiki-den, riconducendo l’ originario spirito dello Shintō agli antichi miti e alle sacre tradizioni, riaffermando l’ antica concezione del Musubi come misteriosa energia della creazione, divenuta uno di fondamentali principi del moderno Shintō. Dalla filosofia teologica Magatsubi di Motoori Norinaga fu ispirato il suo allievo Hirata Atsutane anche noto come Ibukinoya , ma mentre il suo maestro cercava il vero spirito tradizionale attraverso lo studio filologico, Hirata tentò di un sistema teologico dai principi per l’azione nella società contro il regime feudale dello shogunato Tokugawa che relegava l’imperatore a semplice simbolo dell’autorità e pertanto fu confinato, ne rimase l’ idea nella superiorità del Giappone come terra degli dei che trasmettevano la giusta via attraverso la dinastia imperiale.
Kokka Shintò
Dal 1868 con la restaurazione del potere imperiale Meiji fu riorganizzata la vita religiosa nel rinnovamento che escluse gran parte delle tradizioni passate nelle istituzioni e nel culto con la netta separazione Shinbutsu bunri dello Shinto dal Buddismo ancora mantenuto nei luoghi sacri, la restaurazione e il rinnovamento Meiji con la ripresa dell’antica istituzione per le Divinità Jingikan ristabilì il ritorno formale alle tradizioni assieme alla diffusione di riti funebri shintō per il recupero delle istituzioni esclusivamente giapponesi predicato fin dal XVIII secolo. Con la proclamazione Taikyo della Grande Dottrina come via delle divinità, nel 1870 lo Shinto fu dichiarato principio guida dello stato che tornava protagonista nell’ organizzazione religiosa e rituale, ma la diversa situazione culturale con le prime influenze occidentali e missionarie cristiane indusse ad una ripresa nella diffusione della dottrina con la classe sacerdotale alle dipendenze dirette dello Stato. Dal 1872 fu riorganizzata l’ attività rituale periodica di corte e nei vari santuari con la religione di stato Kokka Shintò , in parte fondata sulla politica Jinja hishūkyōron del santuario secolare Jinja dalla natura non più strettamente religiosa, ma solo depositaria delle antiche tradizioni. Privata in parte della sua qualifica religiosa,
la stessa ritualità divenne una funzione dell’ amministrazione statale fino al 1945, mentre venne modificata l’ organizzazione sacerdotale abolendo la gestione ereditaria dei santuari da parte delle famiglie sacerdotali e la prassi rituale. Considerata in contrasto con le nuove esigenze della religione di stato dalla quale dipendevano i santuari, ne furono confiscate c le terre nel 1872, lasciando lo spazio all’interno del perimetro sacro, i tentativi di razionalizzazione culminarono nella grande campagna contro i sacerdoti che si opponevano dal 1906per sei anni. L’ era Shòwa, Iniziata nel 1926 con il lungo regno autoritario dell’ imperatore Hirohito, si tradusse nel nazionalismo e fascismo imperiale giapponese Nihon alleato con quello italiano e la Germania nazista nella seconda guerra mondiale, nel controllo totale di ogni istituzione e la religione di stato per consolidare l’ amministrazione dei santuari fu istituito un nuovo Jingikan come dipartimento delle Divinità. Se nei santuari venne imposta la ritualità dello stato, la diffusione della dottrina rimase ai movimenti dello Shinto settario delle Kyòha ispirate dagli insegnamenti di predicatori del tardo periodo Tokugawa, dal popolare culto panteista Konkokyo delle divinità nella natura e le montagne sacre o dalle associazioni religiose qualificate come shintō avevano un riconoscimento ufficiale in un labile rapporto con l’antica tradizione rituale dei kami. Le numerose e variegate sette Kyòha orappresentano i primi esempi dei popolari dalle eterogenee manifestazioni nella recente storia giapponese dopo il 1945 quando cessò di essere religione di Stato con la direttiva Shinto delle autorità Usa di occupazione, la fine del finanziamento statale e la partecipazione dell’imperatore alla ritualità pubblica. Furono abolite le manifestazioni del Kokka Shintò e vietata la diffusione in tutte le istIutuzioni, togliendo da scuole ed uffici gli altari Kamidana che ne erano simbolo. Successivamente per un’ amministrazione centralizzata dei luoghi sacri venne istituita l’ associazione Jinja honchō dei santuari Shinto dalla pratica religiosa individuale, familiare e cerimoniale officiata dai sacerdoti, un tempo assente nella tradizione è stata più recentemente introdotta la cerimonia del Shinzen kekkon come matrimonio Shinto e nel loro rinnovamento le istituzioni religiose hanno ritrovato la precedente prosperità
Divinità e culto
Dell’ antica Mitologia giapponese. tra i testi che raccolgono antichi miti e tradizioni religiose, il Kojiki degli avvenimenti antichi e le monumentale cronache Nihon Shoki negli annali Nihongi in trenta volumi redatti nell’VIII secolo con la storia del Giappone dalla sua creazione, per la mitologia ispirati dalla per coppia divina Izanami e Izanagi. Vi sono delineate le concezione della cosmologia, divinità, umanità antica sovranità, alle vicende mitologiche si fanno risalire le origini di culti e rituali, oltre le origini divine dei primi sovrani per affermare la discendenza dalla suprema dea Amaterasu della dinastia imperiale. La filosofia shintoista si fonda sull’ un’armonia profonda tra gli esseri umani, la natura e i numerosi spiriti divini Kami che popolano l’universo, anche identificati con montagne, fiumi, foreste ed animali considerati sacri, oltre che con figure mitiche, storiche e gli antenati. Il più antico mito Tenchi Kaibaku sulla creazione dell’ Universo tra il cielo e della terra narra che nel mondo celeste del Takamagahara i primi spiriti divini a sorgere nel momento della creazione furono i tre Kotoamatsukami rimasti a lungo come
una triade prima di essere seguiti dalle altre sette generazioni di divinità Kamiyonanayo. Dalla dimora celeste scese poi il dio della vita e della creazione Izanagi come Colui che invita primo essere assieme Colei che invita sua consorte Izanami, che generarono i signori degli elementi naturali, il dio del vento celeste Fùjin raffigurato con il sacco di venti Kazebukoe dall’ aspetto terrificante come il fratello Raijin dio dei fulmini e le tempeste. Al centro nell’ antica mitologia Shinwa giapponese e fonte dello Shinto, su tutte emerge la più venerata divinità Amaterasu che splende nei cieli come la grande dea solare Omikami, sorgente della luce e la vita, simbolo di purezza, luminosità, fertilità, rigenerazione dell’equilibrio cosmico che si manifesta nelle cerimonie, rituali e la tradizione culturale. Da Amaterasu emana la stirpe imperiale, spesso rappresentata dal disco solare o un corvo come messaggero, a volte impugnando la sacra spada Kusanagi-no-Tsurugi come uno dei tre tesori imperiali nipponici. Considerato sacro spirito kami del Giappone Inari dalle varie manifestazioni e aspetti sia maschile che femminile, venerato come la divinità Inari Okami della fertilità, agricoltura, campi e risaie, poi anche della metallurgia e dei guerrieri, dal diffuso culto nei santuari Inari. Dal sincretismo con il buddismo il dio della guerra Hachiman, protettore del popolo giapponese e la stirpe imperiale, poi considerato come manifestazione del mitico imperatore Ojin dal divinizzato spirito, della suprema fedeltà nella morte è venerato Junshi, protettore della pratica medioevale dei vassalli che si suicidavano per la morte del loro signore. Tra le sette divinità della fortuna Fukujin, protettore dei pescatori dio dell’abbondanza, prosperità e ricchezza Ebisu, derivato dalla reincarnazione del dio Hsuan-wu della tradizione taoista cinese, il dio della saggezza, fortuna e felicità Fukurokuju e sempre dal taoismo deriva il dio della conoscenza, longevità e la saggezza degli anziani Juròjin. Guardiano dei bambini e il patrono degli indovini il dio della fortuna e della felicità Hoteiì, raffigurato come pingue e sorridente derivato dal divinizzato monaco buddista cinese Budai. Protettore dei raccolti, commerci e prosperità, oltre che cacciatore di demoni Daikokuten e anche come il dio dell’ oscurità derivato protettore del Karma buddista Mahakala. Dio della guerra e protettore dei guerrieri oltre un punitore dei malfattori Bishamonten, anch’ esso derivato dalle tradizioni induista e buddista della divinità Vaiśravaṇa, tra le divinità kami come venerato spirito guardiano Chinjugami protettore di regioni, città o edifici sacri. Il rapporto tra mondo degli spiriti e divinità kami e quello umano si manifesta anche nelle cerimonie della festa Matsuri ove si celebrano e ringraziano per la loro protezione con varie ritualità nella condizione di purezza raggiunta durante la preparazione all’evento nel santuario con la discesa del kami nel suo spazio sacro Yorishiro che può essere un elemento naturale, oggetto liturgico o persona che lo rappresenta. La celebrazione inizia con le offerte Shinsen di cibarie e e saké accompagnate da canti e danze, mentre a volte si consulta un oracolo che esprime il volere del Kami e dopo i vari riti termina con un banchetto che segna la fine delle proibizioni seguite nella purificazione. Ai più alti livelli sociali e di stato i
riti che consacravano l’autorità dei sovrani e le sontuose cerimonie per l’ ascesa al trono e il ringraziamento imperiale Daijosai confermando all’inizio del regno il sacro legame del sovrano con la suprema dea solare Amaterasu. Gran parte dei culti popolari stagionali si celebrano con i riti nei cicli agricoli del riso, di auspicio all’ inizio e ringraziamento alla fine, altri tradizionalmente nelle periodiche cerimonie per liberare dalle impurità kegare. L’ obbligo nella partecipazione al culto deriva dall’appartenenza alla comunità Ujiko di famiglie che hanno legami con la divinità tutelare del luogo nell’ Ujigami dal proprio santuario, tradizionalmente il culto era organizzato dalle associazioni religiose Miyaza delle famiglie di prestigio e poi esteso all’intera comunità. Dall’ istituzione dello Shinto di stato è mutato il rapporto individuale con le istituzioni religiose e i lughi sacri ove la partecipazione è spesso occasionale e nelle grandi feste come il Capodanno dalle visite in massa nei più venerati santuari Jinja, ma prive del legame devozionale degli Ujiko con l’ Ujigami, come periodici pellegrinaggi istituzionali derivanti dalle secolarizzazione della comunità tradizionale. Al culto dei kami delle sacre montagne e i vulcani sono consacrati i numerosi santuari Asama in gran parte rivolti verso il grande e venerato monte Fuji, per l’ antica tradizione mitologica quando tra i kami discese sulla terra Ninigi, la consorte principessa divina Konohanasakuya divenne la dea del monte Fuji ove al suo culto fu consacrato il venerato santuario Taisha di Fujisan Hongū Sengen. Nel medioevo divenne centro del sincretismo religioso Shugendō tra il culto shinto delle montagne sacre con il buddismo e all’inizio del XII secolo vi sorse un tempio consacrato al culto del Fujikō e meta dei pellegrinaggi sulla montagna che ancora continuano in un ambiente suggestivo
Santuari Jinja
Negli antichi siti rituali furono edificati i primi santuari distinti i dai templi e monasteri buddisti, poi estesi nei santuari Jinja o Taisha, spesso con all’ interno o circondati dai sacri boschi Mori, anche nei primi templi l’ ingresso era annunciato dal portale in legno Torii che accedeva al sacro recinto con i padiglioni minori per le offerte mikeden e la vasca per le abluzioni di purificazione. il centrale e più sacro padiglione Honden che ospita la divinità per i rituali aperto solo ai sacerdoti, davanti il padiglione con la sala di culto Haiden per i devoti. Nell’ antica tradizione le immagini dovevano evocare la presenza divina e oltre alle legate al buddismo, i Kami erano raffigurati come nobiltà di corte, nel tardo medioevo si sono diffuse le rappresentazioni delle divinità e dei centri di culto nei dipinti Mandara anche adoperati dai predicatori itinerantI. Dal 1868 con la con la religione stato in genere non sono raffigurate divinità eliminando ogni influenza buddista. Ai più alti livelli le antiche funzioni sacerdotali erano legate al governo della comunità, oltre il sovrano aveva un rapporto privilegiato con le divinità dell’universo o un kami che mitologicamente corrispondeva alla sua sovranitò nella gerarchia divina, anche i governatori al loro incarico dovevano officiare i riti nei santuari locali, mentre nei grandi centri religiosi si costituirono famiglie sacerdotali trasmettendo le prescrizioni per l’ufficio dei riti, poi abolita la carica ereditaria rimase il
ruolo di sacerdote Kannushi o Shinshoku nella gerarchia shokkai del santuario come officiante del Kami e l’assistenza delle giovani sacerdotesse Miko.Consacrati alle divinità dalle ritualità tradizionali, i santuari Shinto, hanno mantenuto in parte l’aspetto e le funzioni dei più antichi come templi Jinja dei Kami, sorti nei secoli durante i vari periodi storici anche noti come Jingu e Taisha dalle comuni caratteristiche culturali e architettoniche, i sacri Jinja si trovano in tutte le regioni con i più grandi nei monumentale e decorato stile tradizionale del tempio Shinto. Il sacro terreno solitamente è circondato dal recinto Tamagaki di legno o pietra, l’ ingresso dal mondo esterno al sacro spazio è segnato dal portale Torii da dove la via che si avvicina al santuario continua con il percorso del Sandò segnato da altri cancelli fino al alla fonte per le abluzioni rituali chōzu ospitata nel padiglione Chòzuya. Di origine cinese I sentieri del giardino sono decorati dalle lanterne di pietra ishi-dōrō come cesti di luce Tòrò , simili alle interne sospese kaitomosh di metallo e le kondō-dōrō In bronzo dorato. il padiglione Maidona o Kagura-den ospita la sala della tradizionale danza cerimoniale Kagura, ove viene anche eseguita l’ altra danza cerimoniale di origine cinese Bugaku diffusa dal VII secolo nella rappresentazione di eventi mitologici, accompagnata dalla musica religiosa Gagaku Chiuso al pubblico e riservato solo ai sacerdoti l’ Honden come l’ edificio più sacro che ospita i Kami temporaneamente per il culto nel Shintai, ove gli spiriti divini vengono attratti dagli spazi ed oggetti sacri Yorishiro derivati dalla più antica tradizione dei santuari, a volte assieme allo spirito onorevole di un Kami locale o antenato venerati come Mitama. Da un passaggio coperto nello stile tradizionale ishi-no-ma o Zukuri all’ Honden è collegato Il padiglione con la sala delle offerte per il culto dei devoti Heiden aperta al pubblico, a volte non è presente nei santuari delle montagne sacre ove i Kami si manifestano negli altari del sacro recinto divino Himorogi o nei pressi ove si trovano i temporanei ricettacoli degli spiriti come spazi e oggetti Yorishiro, mentre in altri luoghi sacri si trova il santuario tutelare Chinjusha che custodisce uno spirito protettore di un villaggio, quartiere o edificio compreso il palazzo imperiale venerato come Ujigami . Diffusi in tutte le regioni, Tra le migliaia dei santuari Shinto giapponesi sorti nei secoli, diversi sono considerati tesoro culturale nazionale Kokuhò come i più venerati dal monumentale e decorato stile, nel sacro recinto con i cancelli Torii che diramano dal più sacro edificio Honden spesso con il padiglione ai-no-ma che collega l’ oratorio e la sala delle offerte Haiden e tra altri cancelli, corridoi i padiglioni dalle varie sale di purificazione e culto, da scoprite in affascinanti itinerari come i più suggestivi santuari shintoisti del Giappone.
“La sincerità porta alla verità. La sincerità è saggezza, che unisce l’uomo e il divino in un tutt’uno ::: Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire la divina presenza…l’amore è la prima caratteristica del divino… Non vi è posto per l’egoismo nello Shinto.”





