Vittorio Bottego

Vittorio Bottego

Il mistero del fiume Omo


Nel 1891 il capitano delle truppe coloniali in Eritrea Vittorio Bottego aveva condotto la prima delle spedizioni che ne fecero un grande protagonista dell’esplorazione africana, seguendo per la prima volta l’intera costa somala da Massaua alla vecchia base italiana nella baia di  Assab e nel settembre del 1892 ripartì con Matteo  Grixoni per l’esplorazione dell’ oltre Giuba fino ai limiti della Rift Valley nel teritorio delle tribù Sidama, ma  fu lasciato dal compagno con il quale aveva avuto evidentemente notevoli contrasti, dato che lo accusò pubblicamente di arroganza senza rispetto nei confronti delle popolazioni locali.

 

Il successo delle prime imprese di Bottego e della sua relazione pubblicata come Il Giuba Esplorato, indusse la Società Geografica Italiana ad affidargli una grande spedizione nelle regioni africane orientali limitrofe ai possedimenti italiani dalla baia di Assab che poi s’ estesero nella colonia eritrea e la fondazione di un centro commerciale nel territorio etiopico dell’ alto Giuba da dove penetrare nella sconosciuto Oromia ed  esplorare il misterioso corso del fiume  Omo popolato da isolate tribù nilocamite fino al lago Rodolfo che ha poi preso nome dai Turkana che ci vivono da secoli.

 

 Ferrandi, Citerni,Vannutelli e Sacchi

 

L’ esploratore novarese Ugo Ferrandi era stato  agente commerciale in quella che poi divenne la Somalia italiana, amico dell’ armatore ed esploratore  Vincenzo Filonardi e partecipò alla spedizione italiana in Eritrea con le regie truppe coloniali  per vendicare la sconfitta e il massacro di Dogali come corrispondente e consigliere. Tornato nella somala Brava si dedicò a quell’ Africa orientale che doveva divenire italiana con viaggi su incarico della Società di esplorazione  commerciale fondata da Gian Pietro Porro per cercare le vie di penetrazione nei territori interni e, incontrando più volte la prima spedizione di Vittorio Bottego , raggiunse  l’ avamposto di Luuq Ganane nel 1895.

 

Quando venne organizzata la seconda spedizione vi partecipò per fondare un centro commerciale in quell’ avamposto e, mentre Bottego e compagni dopo il successo dell’ impresa venivano trucidati e imprigionati, Ferrandi assolse il suo compito di  geografo commerciale a Lugh rientrando nel 1897 e pubblicando nel 1903  “Lugh emporio commerciale sul Giuba” per la  pubblicato dalla Società geografica Italiana. Nel 1910 fu nominato commissario dell’ Alto Giuba coloniale della Somalia italiana rimanendovi tredici anni prima di tornare in patria finendo i suoi giorni a Novara nel 1928.

 

Il maremmano Carlo Citerni era nipote della sorella di Vittorio Bottego che lo invitò a partecipare alla sua grande spedizione assieme a  Lamberto Vannutelli, Ugo Ferrandi e  Maurizio Sacchi che vi perì. Al ritorno dalle esplorazioni sull’ Omo, Bottego aveva diviso in due gruppi i partecipanti alla spedizione, uno più ridotto guidato da Sacchi che venne assalito con i suoi uomini e trucidato il 5 febbraio del 1897 vicino al lago Abaya che era stato ribattezzato Margherita e il mese successivo stessa sorte ebbe il secondo gruppo guidato da Bottego sul colle Daga Roba, nei pressi di Jimma Gidami.

 

Catturati e miracolosamente risparmiati, Vannutelli fu imprigionato assieme a Citerni, nel marzo 1897, subirono tre mesi di stenti e poi portati in catene ad Addis Abeba dal negus Menelik II che al fine li liberò.Tornati in Italia nel 1899 pubblicarono “L’ Omo, viaggio di esplorazione  esplorazione nell’Africa Orientale narrato da L. Vannutelli e C. Citerni” con la dettagliata cronaca della spedizione, i rilevamenti effettuati e numerose fotografie. Dopo l’ avventura africana Vannutelli non tornò nel continente mentre Citerni fu incaricato quale osservatore italiano in Somalia britannica nel 1903 nel corso della guerra contro il mullah pazzo Abdullah Hassan.

 

Sette anni dopo Carlo Citerni  guidò una spedizione in Etiopia per definire i confini con la Somalia, tornato nel 1911 due anni dopo pubblicò “Ai confini meridionali dell’Etiopia. Note di un viaggio attraverso l’Etiopia ed i Paesi Galla e Somali”, poi  per Ufficio di Studi del Ministero delle Colonie “Come si viaggia in Africa”, vera e propria guida per viaggiatori e coloni. Partecipò come colonnello  alla prima guerra mondiale sul Carso  e poi inviato in Macedonia, al ritorno venne nominato generale nel 1918, ma morì di polmonite dopo un intervento chirurgico e il feretro fu riportato con tutti gli onori in Maremma  nella natia Scarlino.

 

La spedizione sull’ Omo

Nell’ottobre del 1895 Vittorio Bottego era sulla costa somala a Brava per organizzare la sua carovana di duecenticinquanta ascari con quaranta muli, centoquaranta cammelli e vari capi di bestiame, partì attraverso lo Uebi Scebeli raggiungendo Luuq dove fondò il centro italiano. Continuò a est lungo il fiume Dawa fino alla regione dell’ Arsi scontrandosi con i predoni Arussi, raggiungendo il lago Chamo che battezzò Ruspoli in onore del connazionale che lo aveva scoperto nel Nechisar lasciandone un dettagliato diario. La spedizione proseguì nei territori dominati dalle bande degli Amhara Scioani al servizio del Negus Menelik II per ottenere tributi dalle tribù locali e che si abbandonavano a violente razzie nei villaggi e al traffico di schiavi, con i quali furono ingaggiati vari scontri, poi attraversò i territori popolati  dalle tribù dei Konso e gli Hamer, scoprendo un’ altro lago chiamato Abaya dai locali ribattezzandolo con il nome della regina italiana Margherita.

 

Esplorò il lago e proseguì nella regione di Chencha oltre i monti dominati dai quattromiladuecento metri del massiccio Gughe per scendere nella savana del Mago e raggiungere lo sconosciuto fiume Omo nel giugno del 1897, oltre i quale vi era un grande contingente del Negus. Evitò il confronto e in due mesi discese il corso del fiume negli inesplorati territori popolati da nilocamiti scontrandosi contro le ostili tribù Mursi, Nyangatom Bume e Oromo Borana. Riuscì ad ottenere l’ aiuto da altre tribù nemiche di quelle ostili che lo scortarono a sud attraverso gli affluenti di sinistra dell’ Omo in piena perdendo equipaggiamenti e diversi ascari divorati dai coccodrilli.

 

Quando mi sono avventurato in quei territori a ripercorrere gli itinerari di Vittorio Bottego, non molto sembrava cambiato in quegli ambienti naturali ove ancora sopravvivevano tra i più isolati popoli etiopici, suggestioni ancora vive e tra tutte l’incomparabile emozione d’affaciarsi sulla valle del lago Turkana dopo aver seguito a lungo il corso e la valle del fiume Omo. Non so se anche il buon Bottego sia rimasto quasi abbacinato del cobalto che sprigiona dall’arida savana, i pescatori El_Molo e i fieri Turkana che da secoli ci sciamano e ti osservano di curioso sospetto, ma sicuramente anche lui se ne è stato per un po’ a contemplare quella scaglia africana che m’appariva di tanto remoto fascino.

 

In agosto la spedizione raggiunse il lago che i locali  chiamavano Bass Narok e battezzato Rodolfo dall’ungherese Samuel Teleki che lo aveva scoperto.  Convinto che l’ Omo ne uscisse, per due mesi  cercò il misterioso emissario attorno al lago nei territori  tribali dei popoli etiopici nilocamiti, proseguendo in quelli kenyoti limitrofi dei  Turkana, ma verificò che il fiume terminava nel grande lago Rodolfo e non esisteva emissario. Nel frattempo l’ aiutante Maurizio Sacchi partì con due tonnellate d’ avorio e una gran quantità di reperti scientifici che lasciò in un villaggio Asceba per recuperare altro avorio e reperti lasciati in un villaggio sul lago Margherita durante la spedizione e proseguire con l’intero carico per la costa, ma finì in un agguato di una banda di Amhara che lo trucidarono con la sua scorta impossessandosi dell’avorio e disperdendo il materiale.

 

Dopo aver svelato il mistero dell’ Omo e del sistema idrografico della regione, Bottego raggiunse il vicino lago Bahir Chew  ribattezzato Stefania  e fece i suoi rilevamenti, continuando verso il più settentrionale bacino del Sobat che si immette nel Nilo Bianco fino al gennaio del 1897. Uscito dal bacino nilotico discese il  Giuba Acobo fino alle sue paludi meridionali che gli impedirono di proseguire, tornò a nord attraverso l’area del Birbir e chiese il permesso a un dignitario dello Scioa di attraversare il suo dominio, poi raggiunse il villaggio di Jallém a Daga Roba nel territorio dei Galla Oromo dove si accampò in attesa di incontrare il ras della regione.

 

Durante la notte del sedici marzo quasi tutti gli ascari fuggirono e il campo fu attaccato dagli armati del ras, si salvarono solo i suoi compagni Lamberto Vannutelli e Carlo Citerni, mentre Bottego finì con la sciabola in pugno la sua grande spedizione che aveva svelato gli ultimi misteri d’ Etiopia dalla  quattro secoli dopo i primi viaggiatori alla ricerca del leggendario regno del Prete Gianni.

 

Per alcuni la figura di Vittorio Bottego è controversa, si dice militare che apriva la via al colonialismo italiano, violatore di quell’ Africa amena sebbene dominata da un imperatore Negus Neghesti Menelik, celebrarne quindi le glorie non sarebbe corretto, ma se lo si considera anche uno di noi che abbiamo dedicato la vita a conoscere gli angoli del mondo è forse doveroso riconoscerne lo spirito e in tal senso ne ho scritto seguendo i suoi itinerari, così come di tutti gli altri dei quali ho percorso le esplorazioni e grandi viaggi in tutti i continenti.

 

©Paolo del Papa:

“Viaggiatori ed esploratori. Vol. Africa: Misteri d’Etiopia”.

“Esploratori italiani.Vittorio Bottego” Ed.Touring, Milano,1999

Atti convegno” Altri  Risorgimenti” Ravenna 1999

 

Photo gallery: Ethiopia

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