Perduta Palmira

Perduta Palmira


L’antica città di Palmira, magnifico patrimonio dell’ umanità che ha resistito per secoli e devastata dall’isis nel suo criminale odio islamico per la storia e la cultura.

Tra i suggestivi siti archeologici al mondo ve ne sono molti in Asia occidentale che mi hanno incantato percorrendo le Vie della seta dall’ Anatolia in  Turchia e i territori della Persia fino al devastato Afghanistan e laddove sorgeva la Civiltà dell’Indo nelle valli tra le montagne del  Pakistan, nella penisola araba seguendo le carovaniere sulla Via dell’ incenso dalla  leggendaria Arabia Felix che si stendeva nello Yemen ormai martoriato, i siti millenari in Iraq, la magnifica Petra e i tesori della Giordania.  

Alcuni li ho ritrovati devastati da guerre e conflitti, molti dal barbaro furore iconoclasta islamico di al-Qaida e in gran parte dei degni confedeli del mostruoso isis che ha travolto storia e cultura, lasciandone l’ irritato rimpianto come per la meravigliosa e perduta Palmira. In una scomparsa oasi del deserto fin dal II millennio sorgeva la Città delle Palme Tadmor, citata come fiorente negli archivi assiri dell’epoca rinvenuti a  Mari, più tardi nel secondo  Hayomim dei bibilici Libri delle Cronache e nel primo  M’lachim dei Libri dei Re come città fortificata nel deserto  da  Salomone. Per secoli non se ne seppe più più nulla fino a quando non ricompare come Palmyra nelle cronache dei Seleucidi che avevano esteso il loro impero nei territori siriani nel IV secolo a.C. Divenne fiorente centro carovaniero con palazzi, edifici, templi ellenistici che arricchirono la città, resistendo poi alle legioni della Siria romana fino ad esserne presa nel 19 d.C. Descritta da  Plinio nella sua monumentale Naturalis Historia come ricca di commerci sulle carovaniere asiatiche che diramavano ad ovest dalle Via della seta e splendida di monumenti, l’ imperatore Caracalla all’ inizio del III secolo le concesse lo statuto di libera città e ne sorse il vassallo Regnum Palmyrae.

Nel 267 la regina Bath-zabbai conosciuta con il nome romanizzato di  Zenobia, alla morte del marito Adhinath noto come  Odenato, prese il potere da tutrice del figlio  Wahb Allāt o Vaballato in contrasto con  l’Impero romano in favore dei Sasanidi. Ne estese il dominio con il suo esercito guidato da Zabdas, ad ovest le regioni siriane e limitrofe fino alla  conquista dell’ Egitto romano, a nord prese l’ Anatolia fino al territorio di Bitinia. Si scatenarono le campagne militari dell’ imperatore Aureliano per riprendere i territori contro l’ esercito di Zenobia sconfitto a Tyana nel 272, subito dopo a Immae ed infine ad Emesa che portò all’assedio e la conquista di Palmira.

La regina tentò di fuggire in Persia, ma Zenobia venne catturata e portata a Roma come preda nel trionfo di Adriano, fu graziata e relegata in una residenza a  Tivoli. Nel frattempo l’ antica città carovaniera  con il fiorire della raffinata arte palmirense divenne poi  uno dei magnifici esempi della  romanità orientale, l’ imperatore Diocleziano nel pieno delle  guerre sasanidi fece fortificare la città e costruire vari edifici per le sue legioni, nel successivo dominio bizantino  vennero edificate alcune chiese cristiane e l’ imperatore  Giustiniano nel VI secolo la cinse di nuove mura inviandone guarnigioni a presidio, ma il secolo successivo anche questa città fu travolta dalle armate islamiche guidate dal condottiero  al-Walid, ormai devastata venne abbandonata e ne rimasero le rovine. Passarono secoli di oblio fino a quando la splendida Palmira fu riscoperta e da allora ha incantato generazioni di viaggiatori, come la ricorda chi vi è stato in quello che era divenuto un paese pacifico ed ospitale, poi la lunga storia della  Siria è stata sconvolta dal movimento delle sedicenti  primavere arabe tanto osannate dall’ ignavo occidente che anche qui è fallito disastrosamente innescando la guerra siriana.

Si sono scatenate le bande criminali fondamentaliste musulmane di al-Nusra e con gli orrori del sedicente stato islamico al-Dawla al-Islāmiyya, mentre martoriava Iraq e Siria e organizzavano gli attentati sell’ isis nel mondo, una coalizione internazionale si è finalmente decisa per la guerra all’ isis  che è stato in gran parte sconfitto nei territori che dominava con il terrore, lasciando memorie di massacri e rovine dappertutto come in questa devastata Palmira ormai quasi irriconoscibile tra prima e dopo l’isis. Voglio qui ricordare solo con poche note com’era quella splendida Palmira ripercorrendone con rimpianto la mappa della città tra le sue rovine nella distruzione di quei fanatici assassini islamici e, tra i tanti inermi che qui hanno ammazzato nella loro viltà, voglio onorare la figura esemplare dell’ eroico direttore del sito archeologico Khaled_al-Asaad che non si è piegato alla rozza ignoranza criminale, il martire di Palmyra che davanti a tanto orrore e devastazioni riprese la frase dell’ indomita regina Zenobia “Preferiamo morire piuttosto che arrenderci

 

Perduta Palmira

Il monumentale Grande colonnato è stato edificato tra la fine del II e l’ inizio del III secolo d.C. lungo la via principale larga  undici metri  ove affacciavano grandi portici, edifici, palazzi e botteghe,  ne rimaneva più conservata la sezione di sud est nota anche come Via colonnata che attraversa la città per oltre un chilometro dal Castra Diocletianus e il quartiere meridionale del  distrutto Tempio Bel, passando per quello che era il magnifico Teatro romano  e i resti delle sontuose  Terme , si trovava il grande Arco Trionfale , era incrociata da altre vie sempre colonnate fino alla porta sud-occidentale della città, una a nord est verso il tempio di Baal Shamin ove si trovavano i quartieri residenziali, una verso la porta nord orientale e altre ancora che diramavano da questa Via colonnata .

Il magnifico  Tempio Bel  situato nel quartiere sud orientale, era tra  i meglio conservati del Medio Oriente, sorto su un sito cerimoniale utilizzato  fin dal II millennio, l’ imponente  tempio venne edificato in stile  ellenistico nel I secolo d.C. durante l’ impero di Tiberio, venne poi aggiunto il santuario centrale e il grande colonnato doppio  corinzio, quindi  il portico con il propylaeum dell’ingresso nel II secolo. Nei periodi arabi successivi vi furono altre modifiche e aggiunte, la fortificazione delle mura esterne e la costruzione di un mihrab all’interno dell’adyton meridionale per trasformarlo in moschea.

Anche il Tempio Bel nell’  agosto del  2015 è stato distrutto dalla criminale  furia dell’sis una settimana dopo la distruzione  del tempio che si trovava nell’estremo nord dell’acropoli consacrato a Baal Shamin, Signore dei cieli, che nella tradizione semitica dominava la pioggia e la fertilità del suolo identificato dalla mitologia classica allo Zeus greco e il Giove romano, rinvenuto e restaurato da una missione archeologica svizzera a metà del secolo scorso. Baal Shamin venne edificato dopo la visita dell’imperatore  Adriano nel  130 d.C. organizzata dal ricco mercante Maschio Agrippa che, come recita un’ iscrizione nel tempio finanziò la costruzione, si apriva con un portico a sei colonne corinzie con quattro che sostenevano statue, da un altare si entrava nel santuario interno  colonnato con sale laterali, attorno due cortili anch’ essi con colonne corinzie,  quello occidentale venne ricostruito nel III secolo da  Odenato con capitelli stilizzati in stile egizio.

Nei pressi  del tempio i resti di diversi edifici, a  nord-ovest quelli di una basilica cristiana del VI secolo, vicino  un’altra basilica più piccola sello stesso periodo.

Nella zona nord occidentale  con lo sfondo del colle ove si erge la fortezza medievale di epoca ayyubide di  Qalaat Shirkuh si giunge alla fine della principale via colonnata ove si trovava il  Tempio funerario privo di iscrizioni che risale alla fine del II secolo o l’ inizio del successivo,  dallo stile di santuario e l’ unico tra i sepolcri al’ interno delle mura e poteva essere probabilmente della famiglia reale.

Da un portico con sei colonne dai capitelli corinzi si accedeva ad una sala con gradini che portavano  alle sottostanti camere  funerarie, le pareti occidentali furono restaurate dalla missione dell’ scavato dall’ archeologo polacco Gawlikowski catalogandolo come tomba numero 86 e che rinvenne anche la  statua raffigurante il Leone Al-lāt altro magnifico monumento distrutto dall’isis nella sua  fanatica idiozia islamica. Era davanti lo scomparso tempio consacrato alla dea  Allat, simile all’ Ishtar mesopotamica, l’ Atargatis  siriana e l’ Athena greca, all’interno del tempio è stata trovata una statua ellenistica che somigliava proprio ad Athena raffigurata armata  seduta tra due leoni anch’essa distrutta dalla feccia islamica.

Il Tempio di Allat fu costruito all’inizio del secondo secolo, da alcune  iscrizioni e rilievi si sa che  nel tempio erano venerate  anche diverse altre divinità arabe preislamiche, ne rimanevano alcune colonne, cornici di portali e i resti del pavimento. Si trova all’ interno del  Campo Diocleziano sorto sul limite occidentale dell’ Acropoli  con il governatore della provincia siriana  Sosianus Hierocles sotto l’ imperatore Diocleziano come avamposto militare romano dopo la rivolta di Zenobia e per le lunghe guerre contro i sasanidi, tra i vari resti sul colle ad ovest si trova il tempio della legione con la scalinata che conduce al portico con alcune colonne e l’abside del santuario.  

Nello stesso periodo del Campo Diocleziano furono ampliate le Terme di Palmira costruite  nel II secolo sul lato settentrionale del colonnato che nel III divennero i Bagni di Diocleziano con all’ ingresso quattro grandi colonne monumentali alte dodici metri che sostenevano un frontone, all’ interno i resti della piscina con colonne corinzie e vari ambienti. Poco distante era il sontuoso  Arco monumentale moto anche come Arco Trionfale edificato durante il regno dell’imperatore  Settimio Severo all’ inizio del III secolo,  splendeva maestoso e magnificamente decorato da rilievi, un’ altro suggestivo capolavoro architettonico che ha resistito per secoli e distrutto dall’isis  come molti altri.

Il monumentale Tetrapylon edificato alla fine del III secolo segna l’ incrocio principale della Via colonnata , si erge  con la piattaforma quadrata a gradoni, rimane una delle  quattro colonne di granito rosa proveniente dalle cave egizie di  Aswan che sorreggevano  cornicione, le altre tre crollate sono state sostituite in un restauro. L’ Agorà era il centro amministrativo della città,  la prima costruzione risale al II secolo come maestoso edificio con undici portali e molte finestre dai frontoni triangolari decorati, possedeva portici sui lati sostenuti da duecento colonne, in quelli settentrionale erano le statue dei funzionari e militari romani, a sud di influenti mercanti e condottieri di carovane.

Nel lato ovest i resti del salone per i banchetti triclinium dalle  pareti decorate ad est quelli della la dogana ove le carovane pagavano i tributi e a sud  un triplo portale monumentale, fu qui che nel1881 l’ archeologo russo Lazarev rinvenne  le iscrizioni della legge che regolava le tariffe fiscali per i mercanti e le carovane che commerciavano in città. Al centro dell’ Acropoli sorge il magnifico Teatro romano  che era uno dei più conservati in Siria, edificato  nella prima metà del II secolo su una piazza semicircolare colonnata che sulla porta meridionale della città.

Ne rimanevano i resti della parte inferiore dal diametro di novanta metri e del  palco dalla splendida facciata decorata con tre portali e colonne corinzie, questo Teatro romano è divenuto tristemente noto come luogo delle esecuzioni di massa dell’ osceno stato islamico che poi ne ha celebrato il finale  scempio del’ isis distruggendone la magnifica facciata.

Poco fuori la vasta  Necropoli di Palmira ospita centinaia di tombe di epoca romana, quelle riservate alle famiglie più influenti appaiono imponenti e decorate dalla più raffinata artR funeraria ellenistica, questi monumenti funebri e le varie splendide  tombe palmirene rappresentavano  diversi stili architettonici, quelle più antiche  a sud della città risalgono all’inizio del I secolo d.C.,  appaiono come torri con diversi piani di camere funerarie, ogni sepolcro aveva un rilievo scolpito che raffigurava il defunto, le più recenti ad ovest vanno dalla fine del I secolo a metà del III, dominate dalla maestosa Torre Elahbel la necropoli occidentale con la maggiorparte dei sepolcri si trova nella suggestiva Valle di Tombe desertica che si estende per un chilometro a sudovest dell’ Acropoli.

Nel 2015 le magnifiche torri funerarie nella sua barbarie islamica  sono state fatte  esplodere dall’ isis, mentre  gran parte delle splendide  tombe della valle  sono state devastate  e saccheggiate. Il Museo di Palmira era prezioso scrigno di quella raffinata  arte palmirena ricca di statue e magnifiche opere funerarie, oggetti gioielli, mosaici e quanto rappresentava un patrimonio dell’ umanità che non poteva resistere a chi di umano non ha nulla e così anche questo museo è stato violato,  saccheggiato e devastato dall’isis, difeso fino all’ ultimo dall’ eroico direttore  del sito archeologico  Khaled-al-Asaad  torturato e poi decapitato dai criminali islamici.

La storia è la memoria dei popoli e dell’ uomo, senza la memoria  un popolo è ridotto ad una mandria senza coscienza e l’ uomo ad animale senza umanità

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