La Via dell’ incenso

La Via dell’ incenso

L’ antica via dell’ Incenso dell’ Arabia Felix tra Yemen e Oman

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Arabia Felix

L’angolo più meridionale della penisola araba, tra l’ Oman e lo Yemen, è l’unica zona al mondo dove crescono la Balsamo dendron myrra e la Boswella, piante particolarmente resinose ed aromatiche dalle quali si ricavano rispettivamente la mirra e l’ incenso, tra i prodotti più preziosi del mondo antico, gli stessi portati in dono al Redentore dai leggendari Re Magi che pure venivano da queste parti.

Tutte le civiltà dell’antichità, dall’Asia al Mediterraneo, facevano un enorme consumo di aromi e soprattutto incenso per usi medicinali, funebri e cerimoniali con una grande richiesta crescente che aveva fatto raggiungere prezzi elevatissimi in tutti i mercati del mondo antico.

Dal II millennio a.C., quando le popolazioni arabiche adDomesticarono il cammello, si aprì la Via dell’ Incenso che partiva dai luoghi di produzione tra il Dhofar e l’Hadhramaut, da una parte attraversava lo Yemen e continuava da un’oasi all’ altra in Arabia fino alla Giordania e la Siria, dove le carovane venivano smistate per i mercati dell’Egitto, la Mesopotamia e le civiltà che si sono susseguite nel Mediterraneo fino a Roma imperiale.

Dall’altra risaliva l’Oman per l’antico porto di Dhofar dove la preziosa essenza veniva imbarcata e proseguiva sulle rotte marittime della Via delle Spezie per l’Asia Orientale,più a nord la carovaniera raggiungeva Mascate e le veloci imbarcazioni arabe dhow attraversavano le acque del Golfo per i mercati persiani.

Per secoli, dall’ antichità al medioevo,il territorio dello Yemen che comprendeva gran parte dell’ Oman, fu al centro del mondo e fu la leggendaria Arabia Felix.Su uno dei più importanti traffici commerciali dell’antichità si formarono regni ricchissimi che fiorirono per secoli ed erano già antichi e potenti ai tempi degli storici greci Strabone,Teofrasto ed Erodoto che descrissero i paesi di Mina, Qtaban, Hadhramaut e il potentissimo regno di Saba che comprendeva l’ Oman, dove la leggendaria regina aveva i suoi palazzi nel Dhofar all’ epoca della sua biblica relazione con re Salomone e dell’antichissima lingua sabea sopravvive il dialetto mahari tra le tribù dello Yemen meridional e il Dhofar omanita.

Il regno Sabeo per mille anni dominò la produzione e il commercio dell’incenso e i suoi porti videro il grande traffico sulle rotte della Via delle Spezie, le sue ricchezze divennero leggenda e Strabone lo chiamò Arabia Felix, descrizione ripresa nel I secolo a.C.da Artemidoro di Efeso che attirò le mire di Roma imperiale con la spedizione di Elio Gallo nel 25 a.C.che i sabei respinsero.L’interesse archeologico per l’ antica Arabia Felix cominciò nel 1763 con la spedizione del danese Niebhur che tentò di copiare le iscrizioni rimaste dei regni sud-arabici, senza però riuscirci; per tutto il XIX sec. seguirono altri tentativi, ma senza risultati apprezzabili.

I primi veri scavi furono effettuati solo nel 1927 da Von Vissman e Rathjens che portarono alla luce un tempio ad Haqqa vicino San’a; dieci anni più tardi la spedizione di Geltrude Canton Thompson scoprì le rovine di alcuni edifici, un tempio e opere di irrigazione nello wadi Hadhramaut. Dopo molti anni di inattività, nel 1950 fu ripresa la ricerca archeologico da Phillips e Albright nello wadi Beihan e, in seguito, da altri a Timna, dove fu scoperta una necropoli, e Hajar Bin Humed dove furono individuati ben venti livelli di insediamenti compresi tra il XII sec. a.C. e il 111 sec. d.C. La stessa missione archeologico statunitense fece poi il ritrovamento più importante nel deserto, dove sorgeva l’antica Marib, portando alla luce il tempio della leggendaria Maharam Bilquis, la Regina di Saba.

 

Il regno sabeo

La leggenda della regina di Saba risale al Libro dei Re, dell’ Antico Testamento, secondo cui Salomone fu visitato in Palestina da una regnante dell’ Arabia meridionale che gli portò doni e merci preziose; da questo incontro nacque un’unione tra i due sovrani che generò Menelik, capostipite dell’antica dinastia etiopica.Questo mito biblico fu talmente diffuso nell’ antichità, che lo ritroviamo in diverse versioni presso quasi tutte le popolazioni dell’ oriente mediterraneo e, in seguito, persino nella mitologia di alcune popolazioni nilo-camitiche dell’ Africa orientale, quali i Masai e i Samburu.

 Dal punto di vista storico il primo documento relativo al regno della regina di Saba è costituito dalla menzione che ne fanno i persiani negli Annali di Sagon dell’ Vlll sec. a.C. Da successivi documenti si sa che il regno Sabeo acquistò una crescente potenza rispetto agli altri stati sudarabici e già nel Vll sec. a.C. estese il suo dominio su una vasta regione nord orientale della penisola, nel VI secolo era arrivato ad egemonizzare l’ Etiopia e tra il III e II assorbì definitivamente tutti gli altri regni confinanti.

Per un lungo periodo i Sabei controllarono l’intera produzione dell’incenso e mirra, il commercio arabico e le rotte carovaniere nella penisola, divenendo una delle grandi potenze commerciali orientali. Sotto la successiva egemonia imperiale di Roma, il mondo mediterraneo e mediorientale cominciò a trasformare alcune antiche usanze e il tradizionale consumo di incenso e mirra cominciò a diminuire progressivamente fino a subire quasi un tracollo commerciale in seguito all’abbandono di alcune pratiche religiose e funerarie che tradizionalmente si servivano delle due resine aromatiche.

 Gli effetti di questa crisi commerciale dei tradizionali prodotti arabici furono catastrofici e l’antica Via dell’ Incenso fu abbandonata, terminò il traffico carovaniero e con esso le grandi ricchezze del commercio e del sistema doganale dell’Arabia meridionale. Ben presto vennero a mancare i finanziamenti necessari alle opere pubbliche e al mantenimento di centri urbani e sistemi di irrigazione, in un degrado generale che culminò nella rottura della grande diga di Marib nel 120 d.C., segnando la fine della potenza sabea.

Approfittando di questo declino, il regno vassallo Himaryita prese l’ egemonia nel 300 d.C. e il suo sovrano Shammar Yarish piegò tutti gli altri stati vassalli di Saba imponendosi come una nuova potenza militare.Gli Himaryiti, nel tentativo di riacquisire un ruolo commerciale rilevante e riaprire le vie carovaniere, effettuarono numerose spedizioni militari contro i loro vicini per imporre con le armi la riapertura dei loro commerci, giungendo, secondo la leggenda, fino a Samarcanda in Asia centrale.

Ma la rinascita militare dell’Arabia Felix fu una breve parentesi, interrotta nel IV sec. d.C. dalle truppe etiopiche di Axum che invasero il regno. Nel frattempo anche l’ antica religione sud-arabica, fondata sui culti astrali, ebbe un rapido declino con l’introduzione dell’ ebraismo fin dal Il sec. d.C. da parte di missionari e con l’ìnvio del predicatore cristiano Teofilo da parte di Bisanzio nel 356.

 I conflitti religiosi all’interno dello stato non fecero che accentuarne il declino, fino alla completa rottura degli equilibri con le grandi potenze contemporanee quando il sovrano Dhu Nuwas, convertito all’ebraismo, scatenò una violentissima persecuzione contro le comunità cristiane che culminò nei roghi di Nejran dove bruciarono migliaia di cristiani. Ciò provocò le reazioni di Bisanzio che, tuttavia, non potè intervenire direttamente a causa del conflitto con i persiani che volevano controllare i traffici con l’India, mentre invece il regno cristiano di Abissinia inviò le sue truppe che nel 525 invasero l’Arabia meridionale e la ridussero a stato vassallo.

 

Arabia e Islam

Gli abissini imposero una dinastia cristiana e il sovrano Abraha, aiutato dal grande predicatore di Alessandria, Gregorius, intraprese una grande opera di cristianizzazione in tutta l’Arabia meridionale. A San’a divenuta capitale, su un antico tempio pagano, fece edificare una chiesa che avrebbe dovuto diventare il centro dell’ Arabia cristiana vassalla dell’ Etiopia, competendo con il santuario della Mecca. In realtà la città sacra era diventata un importante centro carovanieri dai aveva riaperto i traffici dai quali l’Arabia Felix era tagliata fuori. e costituiva il principale ostacolo al progetto egemonico di Abraha e degli etiopici.

 Secondo la leggenda Abraha sferrò l’attacco alla Mecca servendosi di elefanti ma, nel preciso momento in cui nasceva il Profeta Mohammad , migliaia di uccelli fecero cadere delle pietre sulle truppe, ognuna delle quali recava il nome della vittima. Al di là della leggenda, l’ attacco fu effettivamente respinto e Abraha chiese l’aiuto del sovrano persiano sasanide Crosoe, il quale invece approfittò della crisi del vicerè cristiano invadendo il regno e mettendo fine al dominio etiopico in Arabia meridionale che così diventò una provincia persiana governata da un satrapo. All’invasione sasanide seguì un periodo caratterizzato da un frazionamento dell’antica unità sud-arabica con il ritorno alle differenziazioni tribali.

Nel 628 il satrapo persiano che governava lo Yemen si convertì all’ lslam; la nuova religione si diffuse tra le varie tribù portando grandi mutarnenti culturali tra cui la sostituzione dell’antica lingua ed alfabeto himaryita con l’arabo.L’ Islam sbaragliò il dominio persiano e la fierezza tribale si impose in varie unità indipendenti, controllate solo superficialmente dai califfati arabi; ma ormai l’ antico ruolo commerciale si era esaurito e la regione si isolò dal resto del mondo, ma la cultura yemenita ebbe vita propria e unica nel resto del mondo islamico, dall’ arte alla letteratura, ma soprattutto una straordinaria architettura che continua ad incantare i visitatori e l’ antica Arabia Felix divenne il Paese delle Mille e una Notte.

Qui la storia si confondeva con la leggenda, un Paese descritto dalla letteratura di viaggio medioevale con le più fantastiche mirabilia, sultani dalle splendide corti, palazzi e moschee, terra di saggi, mercanti e avventurieri che incrociavano le rotte dei mari più lontani, la patria del leggendario Sinbad il Marinaio. Una ripresa di una certa unità si verificò nel IX sec. quando il governatore del califfato abbàsside Mohamed lbn Ziyad fondò la città di Zabid dove costituì una propria dinastia che riunì le varie tribù nello stesso periodo in cui si diffondeva lo sciismo in Yemen dopo il grande scisma islamico dell’Vlll sec.

Nell’898 l’imam sciita Hadi Yahya lbn El Hussein, pronipote del cugino del Profeta, Alì, nella città di Sa’da fondò l’ imamato yemenita, il primo di sessantasei imam che rappresentano l’ultima e più lunga dinastia teocratica della storia. Tuttavia lo Yemen non ebbe una completa indipendenza e fu soggetto rispettivarnente alla dominazione del califfato Fatmida egiziano nel X secolo dagli Ayyoubidi nell’ Xl e dai Rassoulidi nel Xll; solo il sultanato di Zebid conservò sempre la propria indipendenza opponendosi anche militarmente contro i tentativi di invasione dell’impero ottomano.

Qui si realizzò una certa ripresa economica e produttiva e i porti yemeniti cominciarono ad acquistare un’importanza crescente nei traffici marittimi sul Mar Rosso e verso l’ Oceano Indiano, riprendendo le antiche rotte monsoniche stagionali.La nuova importanza commerciale assunta dallo Yemen attirò l’ attenzione anche dei portoghesi che nel 1513 tentarono invano di conquistare il porto di Mokkha guidati da Albuquerque, mentre parte dell’entroterra fu invaso nel 1528 dai turchi di Solimano il Magnifico che sottomisero l’ iman.

Il dominio ottomano durò circa un secolo, ma le fiere tribù yemenite conservarono tenacemente la loro indipendenza, fino a quando l’imam Qacim le riunì e liberò il paese dando luogo ad un lungo periodo di indipendenza che vide una grande rinascita economica e commerciale con la produzione di caffè che, dal XVII sec. in poi, ebbe una crescente domanda sui mercati europei.

©Paolo Del Papa.Estratto da: Vie della Soria. Vol.Asia.Via dell’ Incenso.

Arabia Felix, Ed.Altromondo, Firenze, 1986 / Deserto Arabia, GV,Rusconi, Milano 1986 / Arabia  Ed.Americas, Miami, 1987 / La Via dell’ Incenso , IGM, Firenze, 1992. /  Rutas de Arabia Ed. Televisa sa Mexico, 1998.

/Yemen Geomundo, Mexico, 1999

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