Bali

Bali


L’ Isola degli Dei

Tutto a Bali ha un senso recondito che affonda in tradizioni millenarie che nè la storia, nè la travolgente avanzata di un mondo lontano e tanto diverso sono riusciti a scalfire come altrove, ogni cosa o azione ha un suo posto preciso e una sua ragion d’ essere in quell’ equilibrio che fonda l’ Universo, dove il sovrannaturale si confonde con la realtà nell’ Isola degli Dèi.

Bali è uno dei tanti luoghi al mondo che ho vissuto intensamente scoprendone gli ambienti, la popolazione, la cultura e le tradizioni meno note, un’ articolata realtà tanto lontana dalle sue spiagge frequentate dal turismo, quanto difficilmente comprensibile senza quella preziosa capacità della conoscenza propria del viaggio, ormai troppo lontana e dimenticata. Difficile comunicare interamente le sensazioni di scoperte ed incontri provati a lungo, ma si può sempre annotare un mondo e cercare di farne sintesi affinché chi vuole se le vada a trovare. Massicci vulcani ancora attivi si elevano tra le nuvole e scivolano nel turchese dei laghi vulcanici; i mosaici di smeraldo delle risaie splendono arrampicandosi con mirabili terrazze sui rilievi tra villaggi e templi nascosti dalla vegetazione, i monti stringono valli solcate da fiumi e torrenti che precipitano in cascate nella foresta, declinando verso le piantagioni e i palmeti che affacciano sulle spiagge bianche, lambite dal blu dell’ Oceano.bali risaie

La più antica cultura balinese rimane avvolta nelle nebbie della storia e leggenda, ne rimane un universo di spiriti e tradizioni intrise di miti e magia che da secoli si è mescolato con l’ induismo di cui Bali e’ stato e rimane l’ ultimo imprendibile baluardo in Indonesia. La prima penetrazione hindu, portata da mercanti e viaggiatori indiani che incrociavano le rotte della Via delle Spezie, risale al secondo secolo d.C. e per un migliaio di anni condivise lo spirito e le tradizioni dei balinesi con quell’ universo animista per compenetrarsi in una delle più originali sintesi culturali dell’ Asia orientale. Nell’ XI secolo la civiltà hindu giavanese era al culmine e influenzò notevolmente Bali, fino ad una sovrapposizione dell’ induismo alla più antica cultura che fu definitivo nel 1334 con la conquista di Bali da parte del potente regno Majapahit di Giava orientale. Per i successivi quattro secoli si sviluppò la civiltà balinese che ancora sopravvive, influenzata dai religiosi, artisti e artigiani giavanesi, alla quale si sottrassero solo gli isolati villaggi dell’ interno degli indigeni Bali Aga  che conservarono parte gli antichi costumi. Ma, mentre la civiltà hindu giavanese veniva travolta dalla conquista islamica prima e dalla colonizzazione olandese nel 1908 poi, a Bali sopravvisse intatta e continua ad essere magnifica testimonianza di quel raffinato mondo travolto altrove dalla storia.

Essa ha resistito ad ogni tentativo di mutamento anche drammatico e violento, a partire dalla dominazione olandese, poi la dura  invasione giapponese, quindi il tentativo dell’ imposizione islamica della nuova repubblica indipendente ed infine lo spaventoso sterminio dei sospetti “comunisti” durante il colpo di stato del 1965. Quest’ ultimo è forse l’ esempio più eclatante della particolare cultura balinese, tradizionalmente infatti i villaggi possiedono un’ organizzazione di tipo comunitario, così capi e sacerdoti accolsero con favore le proposte dei movimenti di sinistra indonesiani, quali adattamenti moderni di ciò che era sempre stato tra la gente dell’ isola. La reazione del governo golpista fu tremenda con il massacro di capi di villaggi e clan, sacerdoti e bramini, intere famiglie che non avevano fatto altro che mantenere la loro antica organizzazione sociale di villaggio. Si racconta che alcuni sacerdoti e stregoni più potenti dettero non pochi problemi ai militari inviati a giustiziarli sommariamente, sembra che fucilazioni e tentativi all’ arma bianca non risultarono efficaci contro la potente magia di quei personaggi che sopravvivevano con i loro misteriosi amuleti e formule magiche, tanto da costringere gli aguzzini esterefatti e terrorizzati a risolvere il problema con pesanti pietre legate al collo nell’ oceano. Anche questo è Bali con il suo fantastico e misterioso universo che, a cercarlo, avvolge e incanta anche il più razionale dei visitatori.

I villaggi sono adagiati nelle valli o arrampicati alla base dei monti, ordinati e regolari come l’ antica società che li ha prodotti, attraversati da una via principale sulla quale affacciano le case e sulla parte più elevata sorge il tempio consacrato agli antenati fondatori, più in basso si trovano i templi funebri e all’ incrocio principale quello della comunità, per i riti propiziatori e le assemblee dei capi famiglia. In una torre decorata sono custoditi i gong per richiamare la popolazione e uno spazio  è riservato al tradizionale combattimento dei galli  durante le feste.

I villaggi e l’ Universo

Ogni villaggio è indipendente e governato dall’ assemblea degli uomini sposati, presieduta da un consiglio di cinque anziani in carica per cinque anni ed  è molto raro che anche un balinese che viva in città quando viene chiamato all’ assemblea del suo villaggio originario si sottragga all’ obbligo di parteciparvi; severamente sanzionato. L’ economia tradizionale balinese è agricola da sempre e continua ad esserlo con i suoi ritmi secolari, nonostante l’ enorme afflusso di stranieri, turisti e emigrati dalla vicina Giava che si concentra su una limitata parte della costa meridionale, mentre il resto rimane perfettamente intatto. E’ l’ antica tradizione agricola che ha prodotto uno dei più suggestivi paesaggi asiatici con il complesso sistema di risaie a terrazze irrigate che tappezza di incredibili simmetrie dal verde sgargiante le valli e i colli fino ai contrafforti dei monti e i vulcani, contrastando con le splendide foreste tropicali alle quali da millenni i contadini contendono il territorio. Una fertilità sorprendente produce due o tre raccolti di riso all’ anno, mentre nei terreni non irrigati si coltivano ortaggi e mais, piantagioni di palme da cocco e caffè e ogni villaggio alleva buoi, maiali, polli, anatre e oche. Ogni zona irrigata dallo stesso sistema è riunita in cooperative, che qui esistono da sempre per la tradizionale organizzazione in comunità , governate da un comitato eletto periodicamente che stabilisce i lavori, le cerimonie, le offerte alla dea del riso Dewi Sri e le feste del raccolto con le processioni fino ai granai consacrate alla Madre del Riso.

Bali: religione

Nella religione balinese l’ induismo introdotto dalla civiltà javanese si è sovrapposto all’ arcaico animismo con i suoi culti del sole e dell’ acqua come fonti di vita e le montagne, da cui sgorgano i fìumi, come fonti di fertilità. Le divinità, gli spiriti e gli antenati dimorano tra le montagne, vulcani, laghi, vallate, fiumi e risaie proteggendo la comunità, mentre il mondo sotterraneo e il mare sono sede dei demoni e spiriti maligni che la minacciano. Le entità del Bene e del Male dominano l’ universo e l’ esistenza è condizionata dall’ equilibrare quotidianamente le due forze, onorando le benigne e placando o esorcizzando quelle maligne con offerte e sacrifici, la cui efficacia dipende dalla purezza di chi le esegue, evitando azioni contaminatrici, contatti con il sangue, malattie e la morte e la pratica di rituali purificatori, ognuno possiede un posto simbolico nell’ opposizione del bene al male, che determina la posizione nelle cerimonie, gli edifici con la parte sacra rivolta alle montagne, un ordine possibile solo con grande spirito comunitario. Il sacro centro di quest’ universo è la montagna piú alta di Bali Gunung Agung, dimora della divinità suprema Siwa, ai cui piedi si erge il Tempio Madre di Pura Besakih, ricettacolo di tutti gli spiriti e divinità più potenti che proteggono l’ universo ed oggetto delle cerimonie più importanti, da cui si irradiano idealmente altri ventimila templi di varie dimensioni ed importanza e migliaia di tempietti domestici e altari famigliari oggetti di cerimonie quotidiane e grandi celebrazioni periodiche.

Società a Bali

L’ ordine sociale in armonia con il mondo sovrannaturale è mantenuto dalle quattro caste principali wangsa, la più bassa Jaba del popolo comune e dei contadini che comprende circa il novanta per cento della popolazione, il resto appartiene alle caste superiori triwangsa, che corrispondono a quelle hindu dei brahmani, kshatriya e vaishya, molto attenti ai rischi di contaminazione e i soli a poter essi soltanto diventare i potenti alti sacerdoti pedanda, che praticano i riti piú sacri.L’ appartenenza alle caste più alte e i titoli sono ormai in parte solo prestigio; ben pochi discendenti delle famiglie reali e nobili oggetto di grande rispetto hanno il potere e la ricchezza di un tempo, il linguaggio è una delle principali forme di distinzione, quello basso è quotidiano della maggior parte della popolazione; quello alto per rivolgersi alle persone di rango; il medio è un linguaggio di cortesia per le persone ritenute importanti. Ogni gruppo di caste è composto da clan patrilineari dadia, governati da forti vincoli di solidarietà e con propri templi comuni per gli antenati oltre quelli domestici, per le offerte quotidiane composte di fiori, riso, sale e peperoncino rosso avvolte in foglie di banano.

Il ciclo della vita

Ogni bambino che nasce è reincarnazione di antenati e considerato sacro fino alla perdita dei denti da latte; al quarantaduesimo giorno di vita, il neonato viene purificato assieme alla madre da un sacerdote e messi braccialetti, collanine e catenelle alle caviglie come amuleti contro spiriti maligni per una buona crescita. Tre mesi piú tardi con una cerimonia viene imposto il nome al bambino e nel suo primo compleanno, che nel calendario rituale balinese cade 210 giorni dopo la nascita, si celebra una grande cerimonia per celebrare il piccolo abitante del cielo, fino al momento sempre portato in braccio,  che mette i piedi per la prima volta in terra. Dopo le offerte rituali nel tempio di famiglia il bambino vestito di broccato e adorno di gioielli, viene portato da un sacerdote che gli  rade il capo lasciandogli solo un ciuffetto di capelli sulla fronte e vengono appoggiati i piedini  in terra.  bali cosa vedereRaggiunta l’età di tre anni, i bambini vengono svezzati, quindi comincia ad essere educato alle tradizioni e costumi partecipando alle attività e cerimonie degli adulti. Dato che solo gli animali e gli spiriti maligni hanno denti aguzzi o come zanne, tradizionalmente i denti del bambino devono essere limati, ma l’ operazione e le immancabili cerimonie hanno costi elevati e spesso la maggioranza delle famiglie cerca di evitare o rimandare il il rituale., mentre la cerimonia della pubertà femminile viene sempre praticata alla prima mestruazione che rende la fanciulla impura e da isolare.Normalmente il matrimonio avviene nell’ ambito dello stesso clan dadia e gli sposi vivono con le rispettive famiglie fino a quando l’ uomo procura una casa propria, nelle caste piú alte i matrimoni sono tradizionalmente combinati, altra tradizione è il rapimento della sposa, un diritto ed obbligo allo stesso tempo, perchè l’ uomo che non è sposato non può entrare nella comunità del villaggio e avere un ruolo responsabile.Nel nucleo famigliare l’ uomo si dedica alla costruzione della casa e ogni attività manuale pesante, al lavoro nei campi fino al raccolto nel quale è aiutato da moglie e dai figli; mentre la  donna si occupa del lavoro domestico, l’educazione dei figli, l‘amministrazione del denaro e il piccolo commercio nei mercati.Le cerimonie più importanti nella tradizione balinese sono quelle funebri, perchè alla morte l’ anima che ha lasciato il corpo rimane legata alle cose alle cose terrene, il corpo viene sepolto finché i parenti non sono in grado di procedere ai rituali necessari al trapasso dell’anima dalla terra al paradiso e quindi viene cremato, solo allora il defunto potrà reincarnarsi, tuttavia la morte  contamina la comunità indebolendola e sono perciò necessari riti purificatori. Il sacerdote sceglie un giorno propizio per riesumare il defunto sepolto e far entrare l’anima nella sua immagine ricostruita con foglie di palma poi trasportata in processione e deposta davanti al sacerdote per la benedizione la sera prima la cremazione, quindi viene tenuta una festa dai parenti con musica, danze, rappresentazioni del teatro tradizionale delle ombre e libagioni per gli invitati. Il mattino seguente in un clima di festa il feretro e l’effige vengono deposte su un catafalco di bambú che viene portata in processione sul luogo della cremazione, cercando di disorientare gli spiriti maligni con giravolte e repentini movimenti, poi il defunto è posto in un feretro a forma di toro, vacca o leone, a seconda del sesso, posizione e  casta del trapassato; bruciando il tutto tutto per disperdere e le ceneri in mare con una cerimonia. L’ intero cerimoniale deve essere poi ripetuto quarantadue giorni dopo  con la salma sostituita da una sua raffigurazione e solo allora la famiglia potrà essere certa che l’anima è definitivamente trapassata e che si reincarnerà nel futuro in un essere vivente più o meno superiore a seconda del suo comportamento in vita nella tradizione del Karma hindu.

Le cerimonie

In questo fantastico mondo di divinità, spiriti, antenati e celebrazioni le cerimonie costituiscono l’ essenza stessa dell’ esistenza dei balinesi, tra le più importanti e suggestive l’odalan, preparata accuratamente con molto anticipo decorando il tempio da composizioni floreali, ombrelli e vessilli rituali. Il giomo della celebrazione, arrivano gli abitanti dei villaggi della zona con i loro costumi tradizionali e le donne recano sul capo composizioni di frutta e fiori per le offerte da disporre ordinatamente nel tempio, mentre gli uomini preparano le cibarie per i festeggiamenti.  Il pomeriggio è viaggio a balidedicato alle preghiere collettive per la comunità e il sacerdote più venerabile del tempio consacra le offerte alle divinità per farle entrare nelle immagini sacre, poi portate in processione verso il mare o il fiume piú vicino, dove sono immerse ritualmente prima di ricondurle al villaggio.Mentre la cerimonia continua per tutta la notte; i sacerdoti stregoni entrano in trance per comunicare con le divinità e capire se le offerte sono state gradite, interpretando il loro influsso benevolo sulla comunità e solo all’alba la cerimonia culmina con l’ antichissima adorazione del sole nascente.All’ equinozio di primavera si celebra l’ altra grande cerimonia del Nyepi per scacciare i demoni e gli spiriti malvagi dalla comunità ed iniziare un nuovo anno prospero e pacifico.  Nell’ ultimo giorno dell’anno che finisce si fanno combattere i galli al mattino, nel pomeriggio vengono deposte le offerte propiziatorie alle divinità e gli antenati e per esorcizzare gli spiriti maligni sugli altarini dei crocevia, mentre i sacerdoti praticano riti e incantesimi. Quindi vengono consegnati un nuovo fuoco, acqua santa e amuleti ai capi famiglia per il nuovo anno che sta per cominciare e l’ intero villaggio passa la notte a rumoreggiare per scacciare i demonie gli spiriti malvagi. Il giorno dopo si celebra la festa di Nyepi nella pace assoluta,.tutti devono rimanere in casa, nessuno può lavorare né accendere fuochi o luci.I balinesi di riposano per una settimana prima e una dopo i dieci giorni di Galungan e Kuningan, durante i quali gli spiriti degli antenati ritornano alle case dei parenti accolti dalle offerte nei templi domestici, dei clan e in quelli  dei defunti, con cerimonie accompagnate da feste, musica, spettacoli, danze e vivaci processioni in grande allegria.Se le cerimonie sono l’ essenza della vita dei balinesi, l’ arte, la musica, il teatro e la danza ne sono l’ insostituibile complemento, tradizionalmente ogni casa, i tempio, palazzo ed edificio pubblico era decorato con raffinate sculture in legno o in pietra, dipinti che raffiguravano leggende e le grandi epiche hindu del Ramayana e del Mahabharata.Negli anni venti alcuni artisti europei scoprirono la màgia dell’ Isola degli Dèi, come il pittore belga Adrien Le Majeur che vi si stabili sposando una ragazza del luogo, così gli artisti prima e i visitatori occidentali che li seguirono poi, influenzarono gli abili ed anonimi artisti balinesi che cominciarono a modificare gli stili più tradizionali per vendere le loro opere richieste dai nuovi venuti, soprattutto la pittura cominciò a ritrarre scene di vita quotidiana e divenne naif agli occhi occidentali. Poi le esigenze commerciali nate dal turismo di massa hanno portato ad un artigianato povero e ripetitivo, pur rimanendo artisti con opere di notevole rilievo estetico, ma sempre più rare. Mentre l’ artigianato in legno è stato quello più influenzato dal mercato turistico, rimane pregevole la produzione in metallo di monili tradizionali, i i sacri pugnali dalla lama ondulata resellati kris, gli strumenti delle orchestre gamelan, mentre ormai sono pochi i villaggi dove le donne tessono le elaboratissime stoffe come i gringsing di Tenganan, a trama e ordito annodati, e i broccati di KIungkung, intessuti d’oro e d’argento.bali indonesiaLa musica, la danza, e le rappresentazioni mitologiche fanno parte di ogni cerimonia e  celebrazione, a comiciare dal popolare teatro delle ombre wayang kulit, le cui storie sono le versioni balinesi della grande epica hindu, rappresentate con marionette di cuoio sottile dipinte e decorate, i cui profili vengono proiettati su uno schermo con una lampada.ll burattinaio  dalang fa offerte prima di ogni rappresentazione, che a volte dura un’ intera notte, recitando formulei magiche quando toglie le marionette dalle loro scatole. Anche le rappresentazioni tetrali del wayang wong si basano sugli stessi temi del wayang kulit, con racconti epici accompagnate dalla musica wayang in cui, al posto delle marionette, attori mascherati interpretano nobili principi, demoni e sovrani delle tenebre che si combattonoi nella perpetua lotta tra il bene e il male, a volte alcune tragedie mitologiche sono recitati nell’ antica lingua nobile kawi.Ogni rappresentazione è accompaganta dall’ orchestra tradizionale gamelan con musica dalla scala a cinque di toni, molto più vivace di quella giavanese, formata da tamburi, gong, campanelle, cembali,  xìlofoni, vibrafoni, flauti e violini, strumenti decorati con pregevoli intagli e foglie d’oro.Il celebre Barong è un rituale esorcistico, sintesi di musica, danza e teatro epico che narra le gesta di ChaIonarang.rappresentante delle forze del bene assistite dal Barong , grande maschera cinese raffigurante un leone manovrata da due uomini, mentre Rangda rappresenta le forze del male , raffigurata da un’orribile maschera di vecchia strega che cerca sconfiggere le forze del bene. Un continuo alternarsi di vittorie del Bene sul Male e viceversa, poi i danzatori della strega Rangda entrano in trance rivolgendo contro se stessi i propri pugnali kris in una drammatica dimostrazione di religioso disprezzo per la vita e per il dolore fisico, il Male sembra sconfitto, ma essi ne escono miracolosamente illesi e l’ eterno combattimento senza fine continua. Il Kecak,  rappresenta le scene del Ramayana quando l’eroe assalito dai demoni viene salvato dalle scimmie,  la coreografia è di grande suggestione con gli attori al centro di un grande coro maschile che accompagna spettacolo cantilenando continuamente le parole kecak, kecak.,trasformandosi infine negli eserciti delle scimmie e dei demoni che si affrontano ondeggiando come qull’ eterno conflitto dall’ epilogo ignoto tra Bene e Male.La tradizione balinese possiede un’ incredibile varietà di danze legate alle cerimonie e i diversi culti dei templi, tra le più suggestive la danze dei guerrieri bari, quella in processione in onore delle fanciulle nubili del villaggio reiang, le danze femminili delle offerte gabor e il mendet.Tra tutte la raffinata danza legong , eseguita da due fanciulle in costumi preziosi che narra la storia di una principessa rapita da un principe e salvata dal suo fidanzato, forse è una delle migliori sintesi di quell’ equilibrio dello spirito con il corpo alla base della tradizione spirituale balinese, mirabile grazia nei movimenti perfetti delle dita, mani, braccia, spalle e occhi in una armonia espressiva con i piedi, il corpo e la testa.

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