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Sikkim Lepcha

Una strada tortuosa che si arrampica tra le montagne coperte di vegetazione rappresenta l’unico collegamento tra il Bengala settentrionale e la regione di Darjeeling da cui si può accedere all’antico regno himalayano del Sikkim, entrato a far parte dell’Unione Indiana nel 1975, dopo secoli di indipendenza ed isolamento. E’ la stagione dei monsoni e le piogge rendono difficile il transito provocando continue frane ed interruzioni, a tratti la nebbia si dirada e scopre scorci di risaie, vallate, fiumi e villaggi sparsi tra la fittissima vegetazione, un paesaggio magnifico e completamente diverso da quello del Bengala che ho la­sciato solo con un paio d’ore di auto. Una fila di automezzi rivela una ennesima frana con enormi massi che ostruisco no completamente la strada, qualcuno torna indietro a Bagdoyra rassegnato, altri si adoperano invano per rimuovere i macigni, ma solo i militari di un vicino presidio risolvono drasticamente la situazione e un violento boato provocato da una carica di plastico si propaga tra le valli facendo fuggire spaventati migliaia di uccelli, si é aperto un piccolo varco dove possono passare faticosamente solo le jeep e riesco a raggiungere Darjeeling a sera inoltrata.Durante il periodo coloniale gli ufficiali britannici avevano eletto la cittadina a centro di riposo durante le licenze per sfuggire al caldo opprimente di Calcutta e del Bengala e all’epoca l’amministrazione pensò bene di costruire una curiosa ferrovia a scartamento ridotto che per alcuni tratti corre parallelamente alla più recente camionabile. Nel frattempo la regione di Darjeeling era diventata produttrice del migliore the dell’impero ed occorreva una via per assicurare il trasporto del prodotto necessario all’irrinunciabile bevanda dei pomeriggi britannici, fu più o meno così che nacque la celebre ferrovia e il centro urbani di Darjeeling.Nella stagione migliore i vecchi tourist lodges coloniali accolgono il tu­rismo interno indiano attratto dal clima mite e dagli stupendi paesaggi della regione dominati dagli “ottomilacinquecento” del Kanchenjunga o, più suggestivamente, la Dimora dei Cinque Tesori per le popolazioni locali, la cui inconfondibile sagoma é visibile da ogni angolo dei 7298 Kmq del vicino Sikkim.L’ ex regno himalayano é attualmente considerato “restrict area”, dalle autorità indiane per la sua funzione di “cuscinetto” tra il Bengala e la Cina un’ importanza strategica che sottopone il visitatore straniero a tutta una serie di permessi, visti, speciali, pratiche burocratiche e controlli lungo la strada disseminata da presidi militari,contrastando con la secolare pace dell’ambiente naturale, dei villaggi e dei monasteri buddisti della regione.Secondo le antiche leggende dei Lepcha, il Nye Mae El o “Paradiso”, come chiamano il loro territorio, in tempi remoti era abitato dalle tre gran di tribù dei Naong, Mon e Chang quando vi giunsero i loro antenati da un non precisato paese dell’est, probabilmente la Birmania o l’Assam settentrio nale. Una volta assimilata le tre mitiche tribù, gli altrettanto misteriosi antenati dei Lepcha rimasero per molti secoli gli unici abitanti della regione e vissero completamente isolati, fino alla grande migrazione delle tribù tibetane all’inizio del XVII0 secolo, tra le quali la più numerosa era quel la dei Bhota che si stabilì nella valle di Chimbi. La tradizione orale vuole che il capo di tutte le tribù Lepcha Thekongtek si accordò con il sovrano Khye Bumida della dinastia tibetana dei Namgyal con un patto che sancì l’eterna amicizia e convivenza pacifica tra i due popoli, segnando la nascita di quello che fu poi il più florido dei regni himalayani. Il grande lama Tibetano Lhatsun Chendo e i suoi discepoli introdussero tra i Lepcha il buddismo nella forma delle setta Nyingmapa, alla quale appartiene la maggiorparte degli attuali monostari della regione, la popolazione convertita tuttavia non abbandonò le antiche pratiche magico-religiose intengrandole nella nuova dot­trina, favorita anche dal fatto che il lamaismo ammette alcune forme di magia e astrologia che si adattarono perfettamente alle tradizioni Lepcha. Il regno era governato da un Chogyal, sovrano e capo spirituale allo stesso tempo, la cui dinastia si é perpetuata ininterrottamente fino al 1975, quando l’ultimo Chogyal, Palden Thondut, completò l’assimilazione del regno all’Unione Indiana dopo alcuni anni di tensioni e contrasti interni seguiti all’invasione cinese del Tibet e alla massiccia migrazione dei nepalesi hindu, ormai l’antica armonia era irreversibilmente compromessa e con essa l’equili ìbrio dello stato indipendente.In pochi anni i nepalesi si sono insediati in gran parte del territorio del Sikkim e costituiscono attualmente la stragrande maggioranza della popolazione con circa 200mila individui, sopratutto Gurka, di fede hindu, seguono circa 6Omila Bhotia e poco più di 3Omila Lepcha che, da unici abitanti della regione, ne costituiscono una minoranza.Mentre Bhotia e Lepcha possiedono una secolare tradizione di convivenza, saldata dalla religione comune, i nuovi arrivati nepalesi sono completamente estranei a tutto ciò per cultura, tradizione e religione, in modo particolare i Gurkha, la cui nota bellicosità ed aggressività é stata adoperata per anni dall ‘esercito britannico. Recentemente é iniziato anche un certo movimento migratorio dal Bengala in vista di uno sfruttamento delle risorse naturali della regione aumentando i rischi per gli equilibri etnici e politici del Sikkim dei quali risentirebbe soprattutto l’identità culturale dei miti e pacifici Lepcha. La straordinaria disponibilità e il carattere di questo popoìo ha permesso una pacifica convivenza con i tibetani Bhotia per secoli, cementata dal buddismo lamaista fondato in Tibet dal leggendario Padma Sambhawa la cui dot­trina li accomuna come Rnyin Ma Pa, termine generico che significa “gli antichi”. Le complesse pratiche religiose dei seguaci del Sambhawa sono basate essenzialmente sul culto di una grande varietà di divinità protettrici invocate attraverso formule esoteriche la cui origine é nota solo ai Lama che ne trasmet tono il significato gradualmente ai novizi nei monasteri. La base di tutta la liturgia é costituita dagli antichi testi attribuiti a Padma Sambhawa e ai suoi discepoli, la cui lettura cantilenata avviene nel corso di lunghe cerimonie nei monasteri al suono di strumenti a fiato e tamburi, che conferiscono una atmosfe ra suggestiva al buddismo himalayana. I monasteri più accessibili del Sikkim sono quelli prossimi alla capitale Gangtok, frequentati sia dai Bhotla che dai Lepcha che nella sona costituiscono una minoranza, ad Enchey, Tsuklakhan e Rumtak, quest’ultimo considerato il più importante e noto come Pal Karmapa Denza Schedrup Cho Ling. La costruzione é abbastanza recente e fu voluta dall’ultimo sovrano del Sikkim per acco­gliere il grande lama della setta karma Kafyu, esule dal Tibet dopo l’invasione cinese, riproducendolo l’architettura del suo monastero a Thurpu. Da allora il monastero di Rumtek rappresenta il più importante centro dei Karma Kagyu, la cui dottrina é perpetuata da oltre cento monaci e una grande quantità di giovanissimi novizi, alcuni dei quali provenienti dai villaggi Lepcha e Bhotia della regione che attendono la reincarnazione dell’ultimo Karmapa il quale “ha lasciato il corpo”, pochi anni da, come mi dice l’anziano lama che si occupa della grande biblioteca del monastero.Il vero e proprio territorio dei Lepcha si stende nella stupenda valle di Dzongu, difficilmente accessibile in questa stagione delle piogge, i cui problemi vanno ad aggiungersi a quelli della pesante burocrazia che regola questa “resctrict area”. Ottengo un ulteriore visto speciale limitato a pochi giorni, sufficienti per visitare la zona e le varie comunità Lepcha, ma non per evitare di sottrarsi alla loro tradizionale ospitalità per la quale si é tentati di fermarsi a lungo in ogni villaggio.Un’estrema gentilezza accompagnata da una comprensibile curiosità mi accoglie nei piccoli centri distribuiti sulle cime dei rilievi montuosi, in ogni villaggio vengo ospitato nelle Li, le semplici abitazioni di bambù dei Lepcha, per consumare assieme riso, the e quanto di meglio possono mettere a disposizione dell’ospite. In questo periodo i villaggi sono più popolati perché le piogge impediscono il lavoro nei campi di riso, mais e frumento disseminati tra le montagne e i Lepcha si dedicano ad altre attività, l’arrivo di uno straniero sembra catalizzare l’attenzione dell’intera comunità in ogni villaggio e ciò compensa in parte le difficoltà per raggiungere la zona. Tutti gli insediamenti, anche i più piccoli, possiedono un tempio buddista che costituisce il centro della vita spirituale e sociale dei Lepcha, basata su una originale forma di collettivismo le cui uniche regole sono ispirate ad una grande libertà e un profondo rispetto per il prossimo. Ogni comunità é suddivisa in vari ptso, specie di dan a discendenza patrilineare, che possono riunire più famiglie, la cui gestione é collettiva a causa di una vera e propria ripugnanza dei Lepcha nei confronti di ogni forma di autorità istituzionalizzata che non sia quella spirituale dei lama. Questo estremo senso di libertà é presente anche nell’ambito famigliare dove uomini e donne possiedono gli stessi dirittti e doveri, senza nessuna differenziazione di ruoli e compiti tra i sessi, forse uno dei pochi esempi in cui gli uomini possono dedicarsi anche alle attività domestiche che, generalmente sono femminili.Libertà individuale nella totale armonia collettiva rappresentano una caratte­ristica tradizionale che si é ulteriormente accentuata con l’introduzione del buddismo ad opera dei Bhotia tibetani e la grande tolleranza rende i Lepcha estremamente disponibili nei confronti di tutti e tutto, salvo qualsiasi imposizione autoritaria o atteggiamento violento e solo in tali casi, peraltro rarissimi, essi si sentono in diritto di condannare un proprio simile allontanandolo dalla comunità.Qualche “cittadino” di Darjeeling e Gangtok mi ha parlato delle donne lepcha strizzando l’occhio o ridacchiando dicendomi che sono “facili”, naturalmente interpretando a modo loro quella che é invece una ulteriore manifestazione della grande libertà individuale di questo popoìo della qua le anche il sesso é una componente per l’euguaglianza tra i sessi con rapporti liberi anche prima del matrimonio, che possiede anch’esso caratteristiche del tutto originali.Generalmente una moglie può avere rapporti con i fratelli o i parenti più stretti del marito e, spesso, può contrarre una sorta di matrimonio poliandrico con essi attraverso cerimonie distanziare di un anno l’una dalla altra e vivendo assieme, ma i figli che vengono generati dalle varie unioni sono considerato del fratello maggiore e nipoti degli altri. Allo stesso tempo un uomo può avere più mogli, ma la donna possiede in ogni caso la sua completa libertà decisionale senza per questo compromettere il reciproco rispetto, se insorgono problemi, mentre di più facile tra i Lepcha che divorziare di comune accordo o unilateralmente . Conflitti matrimoniali e adulterini sono completamente assenti, così come quelli di proprietà, mentre attività quali furto, violenza o omicidio sono considerate inconcepibili sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo. Ma la società Lepcha non é così semplice come potrebbe superficialmente apparire, al contrario si presenta complessa e articolata, fondata dalla più antica tradizione arricchita ed integrata dal buddismo lamaista, una sintesi che si manifesta in modo particolare nelle cerimonie di nascita o di morte, considerate le più importanti nell‘esistenza individuale.Ogni nascita viene sempre preceduta da alcune pratiche propiziatorie e subito dopo l’evento il neonato viene benedetto dal lama e posto al centro del le attenzioni dell’intera comunità attarverso doni e festeggiamenti mentre il lama consulta gli astri ed elabora l’oroscopo del bambino, infine si celebra la cerimonia dell’imposizione del nome”, generalmente ricavato dalla combinazione di un termine augurale con quello che indica il giorno della nascita.Da quel momento il bambino entra a far parte del ptso a cui appartiene la sua famiglia e riceve un educazione tesa soprattutto alla conoscenza del mondo spirituale e sociale facendogli acquisire le nozioni fondamentali della tolleranza, rispetto e solidarietà nei confronti dei parenti, gli appartenenti al villaggio e alla tribù, ma anche al prossimo nel suo insieme. Le pratiche religiose accompagnano l’esistenza dei Lepcha fino alla morte che la dottrina buddista considera come semplice distacco dello spirito dal corpo per poi reincarnarsi seguendo il suo Dharma, destino che può interrompersi solo quando lo spirito riesce a raggiungere la completa purificazione nel corso delle vite successive, fino alla suprema “Illuminazione” e il completo abbandono di ogni legame con il mondo materiale per entrare nel Nirvana. Quando un individuo é prossimo alla fine della v ta, il lama esegue il rito del phowa staccando un capello al moribondo dal cui foro deve uscire l’anima nel momento del trapasso, la quale vaga poi per almeno quarantanove giorni prima di reincarnarsi in una nuova vita materiale. Subito dopo il decesso vengono eseguite alcune pratiche magiche e consulti astrologici per favorire lo spirito verso la nuova vita predestinata, mentre vengono fatte offerte al corpo fino al momento della sua distruzione che, secondo l’uso tibetani, può avvenire in differenti modi, tra i quali lo smembramento del cadavere da dare in pasto ad avvoltoi e cani o quello più diffusi della cremazione. Dopo questo rito si continuano a fare offerte ad una immagine del defunto che viene bruciata e sostituita da una nuova tutti i giorni, fino a quando si é sicuri che lo spirito vagante abbia trovato una nuova reincarnazione.La vita quotidiana nei villaggi, la straordinaria disponiblità degli abitanti, cerimonie e leggende, tutto indurebbe ad una più lunga permanenza da quella permessa dal visto, ma non si può lasciare il Sikkim senza visitare l’altro grande monastero del paese in pieno territorio Lepcha dei quali ne costituisce il santuario più importante Pemayangtse o il “Loto Sublime.La strada sferzata dalle piogge stagionali attraversa i magnifici paesaggi del vero Nye Mae El dei Lepcha per poi penetrare per un lungo tratto nelle suggestive gole del fiume Tiste e riuscirne nella zona del monastero, la cui costruzione é attribuita dalla tradizione al grande lama Latsun Champo, fonda tore della setta Nyingmapa.In un’immagine quasi irreale, avvolto dalla nebbia, Pemayangtse appare da lontano nella sua imponenza, entro inzuppato di piogga assieme ad un gruppo di Lepcha mentre monaci e novizi sono riuniti per ripetere le antiche formule tantriche e cantilenare i sacri testi tramandati dal lama sotto la guida del venerabile Samte Dorje, attuale reincarnazione del fondatore.La musica delle trombe e dei tamburi accompagnano la cantilena che si diffonde tra le sale del monastero scarsamente illuminate dalle quali appaiono gli affreschi delle pareti come visioni improvvise, un vecchio monaco mi indica una fantastica costruzione in legno dipinti vicino cui i Lepcha depositano delle offerte. E’ lo Zangdok Pal Ri, che riproduce la dimora celeste di padma Sambhawa come fu descritta dalle visioni mistiche di Lhatsun Chempo, costruito pazientemente dal lama Dungzin Rimpoche e per il quale i Lepcha hanno una profonda venerazione. La musica e la cantilena continua incessante sandita dai tamburi e dai gong mentre la preghiera entra nella sua fase più intensa, ma alcuni piccoli novizi continuano ad osservarmi incuriositi sorridendo come farebbe qualsiasi bambino del mondo.

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