EsplorazioniIn Africa

Il mistero del Niger

“Un paese aldilà del deserto dove gli abitanti sono piccoli e neri e dove un gran fiume popolato da coccodrilli scorre da est ad ovest”(Erodoto)

Dall’antica geografia del Niger con i misteri che ne fecero leggenda e quella moderna, c’è un secolo di storia che ha visto esploratori e viaggiatori sfidare l’ignoto cercando la verità, inseguendo conoscenza, commerci, conquiste o solo avventura, ma tutti decisi a svelare i segreti di quel fiume che scorre millenario. Come per altre avventure d’umana conoscenza in giro per il mondo ne sono stato affascinato e anche per quelle regioni d’ Africa ho cercato di ripercorrere le vie di quegli esploratori e viaggiatori attraversando, il deserto tra Algeria e la martoriata Libia , gli itinerari sahariani dell’ ovest , gli ambienti dell’antico Sahara popolato dai Garamanti seguendone a sud la via dei carri e seguendo il corso del Niger, i territori occidentali sulla via dal Sahel all’ Oceano e proseguendo a meridione per quei Paesi Vudù che affacciano sul Golfo di Guinea.

 

La geografia antica stabilì che il misterioso fiume che scorre a sud dell’immenso deserto del Sahara e oltre l’ arido Sahel usciva dal Nilo in un imprecisato punto dell’ Africa e l’ attraversava verso occidente, per secoli i testi degli antichi furono sacri, anche quando i viaggiatori arabi medioevali giunsero nel “Paese dei Neri” Bilad Es Sudan oltre il deserto e ne seguirono il corso, ma le loro cronache si confusero con i fantastici racconti di viaggio mirabilia e il Niger rimase legato al Nilo conservando i suoi misteri.

 

Nel XV secolo i navigatori portoghesi si spinsero fino alle coste della Guinea e pensarono che i fiumi Senegal e il vicino Gambia erano i tratti finali del Niger che si gettava nell’Atlantico, così gli errori dei moderni si mescolarono a quelli degli antichi e il Fiume dei Neri sprofondò ancora di più nell’ignoto. Le notizie portoghesi convinsero l’ Europa uscita dal medioevo che il mitico regno del misterioso e potente sovrano cristiano presbyter Johannes non era in Asia come si pensava, bensì nelle regioni sconosciute africane dove il leggendario prete Gianni doveva essere cercato come potente alleato contro i mori musulmani e forse regnava laddove scorreva il Niger.

 

Altre cronache e poi la cinquecentesca “Cosmographia de l’Affrica” di Leone Africano che c’ era stato parlavano d’un potente impero di negri oltre il Sahara, la cui capitale era una splendida città chiamata Timbuctù dove giungevano le carovane dal Marocco con il sale di Taoudenni e le merci da Mogador che si incontravano con quelle dall’ Egitto attraverso la Libia recanti spezie e altre merci scambiate con avorio, schiavi ed oro e il mistero divenne leggenda.

 

Le esplorazioni hanno svelato i millenari misteri del fiume che scorre ad ovest del continente per oltre quattromila chilometri e sorge tra i monti Loma nel massiccio del Futa Jalon nel territorio della Guinea, dove le popolazioni locali lo chiamano Fiume dei Giunchi” Tembiko, ma nel suo lungo scorrere altre popolazioni dalle lingue diverse lo chiamano Debbo, Issa Beri e Kawarra, per i Tuareg è “Colui-che-Canta Ghir N Ingherien e i primi arabi che vi giunsero dal nord lo trovarono “Vasto-come-il Mare” Djaliba el-Bhar, noi lo conosciamo come il Fiume dei Neri Niger.

 

Scorre a nord est in Mali fino all’antica città di Mopti, dove prende da destra le acque del Bani e si apre nel vasto Delta interno. Da qui volge ad ovest con una grande ansa e poi scorre a sud attraverso la Nigeria e vi riceve le acque del Sokoto entrando nel lago Kainji e ne esce per poi crescere con l’immissario Benue terminando nella regione del grande delta sul Golfo di Guinea tra le insenature del Biafra.

 

Alla fine del XVIII secolo a Londra nacque l’ African Association più tardi trasformata nella Royal Geographical Society protagonista delle grandi esplorazioni britanniche del continente, le cui mappe ostentavano vaste macchie bianche con inquietanti ed affascinanti scritte “unknow”, che sostituirono le più antiche “hic sunt leones”. L’associazione si proponeva l’arduo compito di riempire quelle carte con informazioni più precise e gli autorevoli membri erano convinti che l’unica via per penetrare nelle regioni ignote era il fiume Niger, del cui corso ancora si sapeva ben poco e costituiva un “mistero geografico” da svelare, furono tentate quattro spedizioni che fallirono e tre degli inviati non tornarono mai indietro, confermando i rischi dell’impresa considerata quasi impossibile.

 

Mungo Park

Il giovane scozzese Mungo Park si propose per esplorare la regione che gli arabi chiamavano Bilad Es Sudan mai visitata da un bianco e a dicembre 1795 sbarcò nel Gambia partendo verso l’interno del paese, si addentrò nelle foreste lungo il fiume Gambai per poi entrare nel bacino del Senegal e procedere a nord verso il Niger. Tra disagi,ostacoli di ogni sorta e l’ostilità delle popolazioni, penetrò nell’ emirato islamico nrto di Ludamar dove fu catturato e rimase prigioniero per alcuni mesi, riuscì a fuggire continuando per un mese in Mali fino al villaggio di Segou affacciato sul Niger che navigò per un tratto,ma sconvolto dagli stenti ritenne di aver fallito la ben più impegnativa missione di svelarne i misteri e tornò in patria.

 

Nel 1799 raccontò le sue avventure pubblicando Travels in the interior of Africa ottenendo un grande successo nel pubblico britannico che cominciava ad appassionarsi alle prime esplorazioni africane. Nel 1805 fu convocato dal Ministero Coloniale Britannico che gli affidò una grande spedizione per esplorare il bacino di quel fiume ove era giunto nella spedizione precedente e all’inizio dell’estate era di nuovo in Gambia ben equipaggiato, raggiunse il Niger e lo navigò fino al porto di Kabarra vicino Timbuctù, ma gli fu impedito di visitare la leggendaria città e costretto a ripartire con gran parte dei suoi uomini falciati dalla malaria, la spedizione proseguì sul fiume ancora per mesi con una rozza imbarcazione battezzata Joliba.

 

Le malattie e gli attacchi delle tribù lungo il fiume fecero altre vittime, in autunno Park e i superstiti stremati arrivarono al villaggio di Bussa prima della confluenza del Sokoto in territorio nigeriano nel Niger , provando che il fiume scorre da occidente ad oriente e non al contrario come si credeva e quindi non era un prolungamento del Nilo, esso doveva avere il suo delta nel vasto Golfo di Guinea o forse era un prolungamento del miserioso Congo, sulla cui foce nell’ Atlantico, raggiunta per la prima volta dal portoghese Diogo Cão, era sorto il Regno Kongo dya Ntotil. Lo scozzese non riuscì a provare le sue intuizioni proseguendo la spedizione perchè vi fu un ultimo violento scontro con i nativi, fu visto allontanarsi ferito sul fiume e da quel momento non si seppe più nulla di Mungo Park.

 

Clapperton e Lander

Se non fosse drammaticamente scomparso, la relazione dello scozzese avrebbe forse confermato l’ idea del geografo tedesco Reichard che nel 1808 argomentò sul corso del Niger fino ad un suo delta nel Golfo di Guinea, ridicolizzata negli ambienti accademici come una fantasia senza prove, mantenendo l’ antica e più fantasiosa versione del collegamento con il Niger. In seguito si diffuse anche l’ipotesi che il fiume poteva nascere in Ciad dall’ omonimo lago , che forse era anche la sorgente del Congo, ma il bacino del Fiume dei Neri rimase inviolato per molti anni prima che altri europei tentassero l’impresa di esplorarlo e svelarne i misteri.

 

Solo nel 1822 l’avventura fu affrontata da Hugh Clapperton assieme al maggiore Dixon Denham e l’ amico Walter Oudney, le uniche due vie per accedere alla regione erano quella seguita da Mungo Park dalla costa, affrontare il Sahara centrale o per la via dell’ ovest con lunghe taversate. Clapperton e compagni partirono da Tripoli in Libia seguendo le antiche piste carovaniere per giungere in alcuni mesi il Ciad sull’ omonimo lago nel febbraio del 1823 e scoprirono che il lago non aveva nulla a che fare con il Niger e tantomeno con il Congo.

 

La regione era popolata da tribù isolate che si mostrarono ostili, le difficoltà ambientali erano notevoli e Oudney vi morì, mentre Clapperton e il maggiore Denham continuarono il viaggio attraverso il sahel per un mese fino al sultanato islamico di Bornu, dove lo stesso sultano confermò loro che il Niger non era collegato con il lago Ciad. I due si divisero e Denham proseguì a sud trovando popolazioni ostili che lo ostacolarono, mentre Clapperton seguì la carovaniera per la nigeriana Kano e continuò fino al califfato Fulani Sokoto fondato da Usman dan Fodio giungendo nella capitale Sokoto, dove il sultano Mohammad Bello gli rivelò che il Niger scorreva a circa duecentocinquanta chilometri ad ovest, ma gli impedì di proseguire.

 

Così i due tornarono attraverso il deserto in Libia fino a Tripoli, imbarcandosi per la Gran Bretagna e arrivando nel giugno 1825 a tre anni dalla partenza accolti come eroi. Il Ministero Coloniale incaricò Clapperton di un’altra spedizione seguendo la vecchia via di Mungo Park accompagnato dal giovanissimo attendente Richard Lemon Lander, attraversato il Senegal raggiunsero i territori visitati nella precedente spedizione. Nel califfato di Sokoto era incaricato di proporre un trattato al sultano per il commercio britannico, ma durante la permanenza fu stroncato dalle febbri e il giovane Lander proseguì da solo per ritornare due anni più tardi.

 

L’abilità e l’esperienza acquisita indusse il Ministero ad affidargli una nuova spedizione nel 1830 e con il fratello John partì dalla nigeriana Badagry vicino Lagos raggiungendo il Niger in estate, lo discesero quasi fino alla foce dove subirono un attacco di una tribù ostile, ma gli inglesi convinsero gli indigeni alle loro intenzioni pacifiche e fraternizzarono. Più tardi furono catturati da predoni e venduti ad un’altra tribù che li portò sulla costa nigeriana per chiederne il riscatto al capitano di un vascello britannico che riuscì a liberarli e rimpatriarli.

 

L’esplorazione dei fratelli Lander discese il Niger nel suo lungo tratto per il delta, confermando che si getta nel Golfo di Guinea e il successo indusse il governo britannico a prendere possesso del bacino per farne una colonia e il primo gruppo di commercianti partì nel 1832 guidato da Richard Lander. La spedizione seguì il corso del Niger fino al territorio del Mali, ma i mercanti musulmani non gradirono l’intrusione e organizzarono un’aggressione agli inglesi durante la quale Lander rimase gravemente ferito e poco dopo morì nell’isola Fernando Poo.

 

René Caillè e Laing

Il francese René Cailliè giovanissimo si imbarcò per il Senegal dove cercò di organizzare un viaggio nell’interno, ma non vi riuscì per mancanza di mezzi e riprese il mare per le Antille. Tornò in Senegal nella piccola capitale coloniale di Saint Louis nel 1818, partecipò ad una spedizione organizzata dal maggiore Gray nell’interno, fallita per l’ostilità dell’ambiente e delle popolazioni locali, tornò in Francia e nel 1824 era di nuovo in Senegal.

 

Rimase un anno in un centro carovaniero in Mauritania per apprendere l’ arabo, le tradizioni Mauri del Brakna e i costumi dei mercanti che potevano penetrare nei territori islamizzati, ma tornato a St. Louis gli fu rifiutato l’ aiuto per la spedizione e decise di provvedere da solo. Nel frattempo l’ African Association e il ministero coloniale britannico aveva affidato al maggiore Alexander Laing una spedizione per raggiungere Timbuctù, partitì da Tripoli in Libia nel 1825 sulll’ antica pista dei carri garamantica ma la spedizione venne attaccata dai Tuareg e solo Alexander Laing sfuggì al massacro gravemente ferito.

 

Riuscì a continuare in cammello per oltre seicento chilometri nel Sahel maliano in un villaggio dove ristabilito proseguì fino al Niger e nell’ agosto del 1826 giunse a Timbuctù, non fu ben accolto dalla popolazione e del maggiore inglese non si seppe più nulla per anni, ma fu ucciso e depredato dal rais della carovana che lo aveva accolto.

 

La Societé de Gèographie di Parigi aveva stanziato un premio per il primo francese che avesse raggiunto la leggendaria Timboctu, Renè Caillè nell’aprile del 1827 si travestì da arabo e partì dalla costa sulle piste interne del nord fino al Mali dove giunse in alcuni mesi, ma si ammalò e rimase per altri quattro mesi nel villaggio di Timé, riprese il viaggio e in sessanta giorni raggiunse l’antica città di Djennè e intraprese la discesa del Niger nascondendosi di giorno per non essere scovato dai Tuareg che taglieggiavano gli stranieri lungo il fiume.

 

In un mese raggiunse Timbuctù il 20 aprile 1828, il primo bianco a vistare la leggendaria città africana, ma seppe che Laing vi era arrivato pochi mesi prima e annotò la sua delusione nel trovare poco più di un villaggio, ben lontano dalle meraviglie delle quali per si era fantasticato, poi si unì ad una carovana e per tre mesi attraversò il Sahara.

Ho seguito l’ itinerario di quella grande traversata, l’allucinante pianura del Tanezrouft, dove all’ epoca di Cailliè si era persa una grande carovana Tuareg della quale solo molto tempo più tardi si ritrovarono i cadaveri essiccati dal sole, quando vi giunsi era appena stata riaperta molti anni dopo che il governo coloniale vi aveva fatto esplodere la prima bomba atomica francese.

 

Poi prese la carovaniera tra le dune del Grande Erg occidentale, ove assicuro è facile perdersi, proseguì da solo verso i contrafforti dell’ Atlante tra le oasi del Marocco viaggiando di notte per timore di essere scoperto dalle popolazioni ostili ai bianchi “infedeli”. Finalmente raggiunse Fez in condizioni tali che neanche il console francese riuscì a riconoscerlo come europeo, continuò solo per Tangeri e qui fu accolto dai compatrioti che lo aiutarono a tornare in Francia. Se non avveva scoperto le “meraviglie”di Timboctu, Cailliè aveva compiuto un’impresa straordinaria con l’eplorazione del Niger e la grande traversata del Sahara occidentale, fu giustamente onorato, ma la fama non durò a lungo e passò gli ultimi anni povero e dimenticato tra i ricordi delle sue avventure che sfumavano come fantasmi nella memoria fino a spegnersi nel 1838.

 

Barth

Nel frattempo, dal 1830 l’ African Association si era trasformata nella celebre protagonista delle grandi esplorazioni africane del secolo Royal Geographical Society, le cui prime missioni avevano indotto il governo britannico a progettare relazioni commerciali con i vari sultanati dell’ Africa occidentale e convincerli ad abbandonare la Tratta degli schiavi.

 

Nel 1850 venne incaricato James Richardson a guidare una spedizione con tali propositi nel bacino del Niger seguendo l’itinerario sahariano di Clapperton da Tripoli, che ho ripercorso quando la Libia era ancora accessibile e non funestata dai tagliagole di sedicenti stati islamici. S’ accompagnò al geografo e antropologo tedesco Heinrich Barth e il suo compatriota Adolf Overweg, arrivati al lago in Ciad nel 1851 furono colpiti dalle terribili febbri che infestavano la regione e Richardson ne morì poco dopo.

 

Heinrich Barth prese la guida della spedizione che raggiunse il sultanato di Kano, da dove i due tedeschi esplorarono accuratamente il lago Ciad e la regione orientale del Kukawa, ma nell’ottobre del 1852 anche Overweg fu stroncato dalle febbri e Barth proseguì da solo ad est di Sokoto esplorando il corso del fiume Benue e rilevando definitivamente che non era collegato al lago Ciad.

 

Alla fine del 1853 raggiunse la leggendaria Timbuctù trovandola nelle miserabili condizioni descritte da Cailliè venti anni prima e vi trascorse un lungo periodo minacciato dai musulmani locali, ma divenne amico del capo imacheck Tuareg El Bakey che lo salvò e lo scortò lungo il medio corso del Niger. Continuò da solo e riprese le piste sahariane travestendosi da mercante arabo per viaggiare tranquillamente.

 

In Europa si erano perse le notizie della spedizione partita cinque anni prima e fu inviata una missione di soccorso guidata da Eduard Vogel che nel 1855 lo trovò sul lago Ciad sfinito e malato, durante la traversata sahariana vennero attaccati dai predoni e Vogel fu ucciso, lui si salvò e arrivò in Libia a Tripoli nell’agosto del 1855 per rimpatriare. Due anni dopo pubblicò in cinque volumi le relazioni e i racconti della sua lunga spedizione Reisen und Entdeckungen in nord und central Afrika. Fece un ultimo viaggio in Medio Oriente prima di stabilirsi a Berlino dove insegnò all’università per divulgare la geografia e la cultura africana fino alla morte nel 1865.

Nachtigal

I misteri del Niger e dei suoi territori erano in gran parte svelati e l’ Europa si dedicò a quelli che rimanevano dall’altra parte del continente tra i bacini del Nilo e del Congo, poi esploratori, studiosi ed avventurieri lasciarono l’ Africa alle potenze che se la spartirono nella Conferenza di Berlino del 1884 e ognuna trovò il suo “posto al sole”. La Germania l’aveva cercato qualche anno prima in Africa occidentale che voleva contendere alla Francia e nel 1869 inviò Gustav Nachtigal attraversò il Sahara per stabilire un trattato con il sultano del Bornu nella regione lacustre del Ciad.

 

 

Egli partì da Tripoli in Libia con otto dromedari carichi di doni per il sultano, ma Nachtigal possedeva quel solido spirito di esploratore che quasi gli fece dimenticare l’importante missione diplomatica e si abbandonò al fascino del deserto per esplorarne le zone sconosciute, lasciò la pista carovaniera e si inoltrò tra i monti del Tibesti dove trovò il misterioso popolo dei Tebu discendente dei primi abitanti neolitici dell’ antico Sahara, annotandone i costumi assieme e l’ ambiente naturale dove vivevano.

 

Arrivò poi nel Bornu, sbrigò la sua missione velocemente per ripartire verso gli ignoti territori orientali fino al deserto di Nubia raggiungendo Khartum nel 1874. A cinque anni dalla partenza si credeva perso mentre l’appassionato esploratore scriveva un altro capitolo sulla conoscenza dell’Africa nella sua lunga spedizione e i trattati con il sultano del Bornu non assicurarono alla Germania il dominio su quella regione e forse ne impedirono la penetrazione in Africa occidentale. Nachtigal fu un vero esploratore e non si curò molto del suo fallimento diplomatico, continuò a girovagare per il mondo con attenzione e disinteressata curiosità ancora per una quindicina d’anni, fino a quando non morì durante una navigazione.

Binger

Quando le potenze europee si spartirono l’ Africa nella Conferenza di Berlino , la Francia ebbe il suo “posto al sole” nell’ Africa occidentale , molti territori erano ancora sconosciuti, così riprese l’esplorazione della quale fu protagonista lo studioso Louis Gustave Binger. Ripercorrendo le vie aperte dai predecessori, che ho cercato di ritrovare da quelle parti, raggiunse Bamako nel 1887 e si avventurò nelle regioni meridionali dell’ Africa occidentale attraversandone le sconosciute savane sconvolte da conflitti tribali tra il Burkina Faso e i territori dell”antico Dahomey razziati per secoli dai negrieri e percorsi dalle vie degli schiavi , per scendere tra le popolazioni di quelli che ho chiamato Paesi Vudù.

 

Viaggiò a lungo in terre desolate e villaggi spopolati dallo schiavismo martoriati dalle guerre tribali e la carestia, epidemie, stremati dalla fame, scene destinate ad una tragica costante in quell’Africa la cui storia sarebbe stata lacerata per tutto il secolo successivo e sembra non aver fine. La spedizione di Binger avanzò in quei territori e si ripromise di compiere la missione non facendosi travolgere dalla logica della violenza con estenuanti trattative.

 

Apprese i costumi locali e riuscì a stipulare accordi con molte tribù, poi seguì il corso del fiume Volta e ne scoprì le sorgenti, alternando i rilevamenti geografici allo studio delle popolazioni delle quali ha lasciato la prima descrizione. Si spinse nei selvaggi territori settentrionali dei Paesi Vudù continuando ad annotare i costumi delle tribù locali, per proseguire nella regione tropicale della Costa d’ Avorio lungo il fiume Komoè fino al suo estuario sul Grand Bassam dove poi sorse la capitale Abidjan.

 

Quando vi sono stato alcune popolazioni più isolate mantenevano ancora costumi e tradizioni descritte da Binger a riprova dei suoi studi che aprirono un nuovo capitolo nella conoscenza dell’Africa occidentale. Nel 1892 venne nominato governatore della Costa d’Avorio e proseguì la sua opera di studio fino a quando non rientrò in Francia. Quando morì nel 1936 l’Africa aveva svelato tutti i suoi segreti e i bianchi se ne erano impossessati dividendola come un’immensa terra da sfruttare e poi abbandonare a sé stessa, dopo averne devastato le radici che affondavano nelle profondità di una storia tanto diversa quanto lontana.

 

Con la seconda metà del secolo il millenario mistero del Niger era stato svelato ,l’esplorazione del Bilad Es Sudan si stava completando, militari e funzionari coloniali avevano sostituito i ben più nobili esploratori, ma dall’altra parte dell’ Africa rimanevano ancora le ignote ,vaste macchie bianche sulle carte geografiche, le scritte unknow e altri grandi misteri da scoprire tra le immense foreste del Congo e alle sorgenti del Nilo nelle mitiche Montagne della Luna.

©Paolo del Papa Viaggiatori ed esploratori. Vol. Africa : Il mistero del Niger

 

Photo gallery: Africa North West

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